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 (continua da DOC1)

 

Karl Hass confessa di essere un ufficiale delle SS

Al secondo interrogatorio, nella questura di Bolzano, il maggiore delle SS KARL HASS fornisce informazioni veritiere e si qualifica. Inizia il suo viaggio nell’Italia dei Servizi Segreti e nelle organizzazioni americane di spionaggio.

 

 

RAPPORTO N.2 sull’interrogatorio dell’agente nemico HASS Carlo, alias MASSARI  Carlo, che era in contatto col Servizio Informazioni germanico prima della resa delle truppe tedesche.

 

 

1.GENERALITA’

HASS Carlo di Carlo e di Erna BOHN, nato il 5/10/1912 a Elmschenkhagen presso KIEL (Germania), domiciliato a Kiel Garden – Germaniaring 99 – celibe, maggiore delle SS in servizio p.e., di nazionalità germanica.

Parla tedesco, italiano, inglese e olandese.

CONNOTATI: statura m.1,80, corporatura robusta, viso quadrato, colorito bruno pallido, capelli castani folti leggermente ondulati, occhi castanei, naso grosso rettilineo, baffi piccoli, barba rasa, bocca e mento medi, segni particolari N.N.

 

 

2.RECLUTAMENTO DAL S.I. TEDESCO E CRONISTORIA

Nel 1931 termina gli studi universitari a Kiel e assume impiego privato nella fabbrica di liquori FRITZ LEHMENT a Kiel. Ivi conosce certo CRISTENSEN che ha un fratello in servizio al SD in Berlino. Tramite lo stesso si fa arruolare nel SD a Berlino e viene adibito all’ufficio stampa I/3 diretto dal consigliere di governo RANG, passato poi alla Gestapo dopo essere stato sostituito nell’ufficio del Dott. SIX.

 

Il soggetto aveva il compito di seguire la stampa italiana e di estrarre e tradurre tutto ciò che si riferiva alla situazione politica e economica dell’Italia, sia interna che internazionale.

 

Nel maggio 1940 viene trasferito al comando SD in Amsterdam, dove era capo ufficio il consigliere di governo KREUZER. Successivamente passa all’ufficio SD in Rotterdam alle dipendenze del capitano della Gestapo LAUDOVITZ di Hamburgo e di lì all’ufficio SD di GRONINGEN, alle dipendenze del capitano HARDERS della polizia criminale.

 

Comandante in capo della SD in tutta l’Olanda era il generale Dott. HARSTER, che nel settembre 1943 venne trasferito in Italia a capo della SD e della Gestapo.

 

Pratico della lingua olandese il soggetto aveva il compito di seguire la stampa locale e di estrarre da essa tutte le notizie inerenti alla situazione politica, culturale e economica dell’Olanda.

 

Nel settembre 1941 SIX lo richiama a Berlino e gli affida il compito di impiantare insieme ad altri un ufficio per il servizio estero, in forma di una grande biblioteca, che suddivisa per stati, raccoglieva e conservava tutte le notizie politiche, economiche e culturali degli stati europei e di qualche singolo extraeuropeo.

 

Il soggetto tratta la parte italiana. La Francia la trattava certo MUEHLER, più tardi maggiore dell’SD a Bordeaux; dell’Inghilterra si interessava certo RIEK, più tardi dell’SD a Jalta poi in Russia. Fu sostituito nella biblioteca dalla signorina HESSLER, figlia di un generale.

 

Per gli stati Balcanici vi era il Dott. STEUDLE da Lipsia e per la Russia la signora ROSENBERG. Capo dell’ufficio raccolta era il maggiore MEHRINGER. In pari tempo il soggetto frequenta l’università di Berlino, conseguendo, nel marzo 1943 la laurea in scienze politiche.

 

Saltuariamente scriveva articoli sul giornale tedesco “VOLK IM WERDEN” (popolo che rinasce) di natura politica culturale. Frequentava anche la Società culturale Italo-Germanica.

 

Nell’aprile 1943 passa dalla sezione VII° alla VI° del SD. In Berlino, di cui era capo il generale SCHELLENBERG, noto per le trattative di armistizio con gli alleati tramite la Svezia.

 

La Sezione VI° era suddivisa in vari gruppi, ciascuno dei quali aveva giurisdizione su un gruppo di stati. Per esempio l’Italia, l’Ungheria e una parte dei Balcani erano assegnati al maggiore Dott. HAMMER della Gestapo, che a sua volta aveva alle dipendenze un collaboratore per ogni singolo stato.

 

Per l’Italia gli era stato assegnato il maggiore Dott. HOETTL Willi, amico di KALTENBRUNNER proveniente da Vienna, e il tenente ZIMMER, ultimamente in servizio a Milano, teneva i contatti con gli agenti della SD. In Italia e recava loro disposizioni di servizio. Il tenente MOELLER Ernesto, ultimamente all’SD in Bologna, aveva lo stesso incarico.

 

Il capitano REISMANN era incaricato dei problemi riflettenti il Vaticano. Agenti dell’SD operanti in Italia erano: per Roma il conte VON DER SCHULENBURG Werner, Dott. WOTKE Klaus, che conosceva diversi ufficiali dello S.M. italiano, trattava le informazioni riguardanti l’esercito italiano, il sig. KARNATZ, già direttore della banca sud americana a Amburgo, era incaricato dei rapporti sulla situazione finanziaria e economica dell’Italia settentrionale.

 

Il barone PITTNER, amico del barone EBNER-EBENTHAL, lavorava a Roma per KAPPLER.

 

Degli agenti italiani il soggetto ricorda la baronessa BORELLI, antimassonica, che forniva notizie sui massoni e sugli ebrei, la signora SALERNO che raccoglieva notizie da TAON DI REVEL e da SINISI e le forniva direttamente al KAPPLER. La contessa BAGNARA Marica, ungherese, di anni 45 circa, vista dopo l’occupazione di Roma a Milano, forniva anch’essa direttamente al KAPPLER notizie dal Vaticano.

 

Il capitano MALLINGROTT (amico intimo di certo GROEBEL ucciso dai partigiani dopo l’8 settembre) possedeva uno Jacht, con cui girava nell’Adriatico e raccoglieva notizie da Trieste, Fiume e Abazia.

 

Dopo il 25 luglio 1943 (attentato sul Fuehrer) il soggetto viene mandato a Roma col passaporto diplomatico, quale membro dell’ambasciata tedesca e con il compito di seguire la stampa italiana e di riferire su tutto ciò che poteva interessare la centrale dell’SD. A Berlino, tramite il KAPPLER, che era allora addetto di polizia presso l’ambasciata stessa.

 

L’8 settembre 1943 il KAPPLER, si autonominò comandante in capo della Gestapo e dell’SD in Roma, carica che in seguito venne confermata da Berlino e così il soggetto passa alle dirette dipendenze del KAPPLER.

 

Gli uffici dell’SD in Roma erano suddivisi in sei sezioni. La prima e la seconda, dirette rispettivamente dal capitano WUTH e dal capitano KOEHLER Gerardo, trattavano il personale e l’organizzazione tecnica. Più tardi WUTH fu trasferito al comando dell’SD. Di Udine o Gorizia.

 

La terza sezione era diretta dal maggiore Dott. DOMITZLAFF, più tardi trasferito a Venezia e di lì a Verona. Trattava la cultura, l’economia e la vita interna dell’Italia. La quarta sezione, formata dalla Gestapo era diretta praticamente da KAPPLER ma teoricamente ne era capo il capitano SCHUETZ che aveva per aiutante il capitano PRIEBKE. Quest’ultimo aveva la famiglia a Vitipeno. Dopo la liberazione di Roma comandò la Gestapo e l’SD di Brescia.

 

Anche il capitano CLEMENS e il tenente TUNNAT della sesta sezione, erano aggregati alla quarta, che aveva l’ufficio in Via Tasso. La quinta sezione trattava omicidi e dipendeva praticamente dalla G.F.P. (polizia da campo segreta).

 

Capo ufficio della VI° Sezione era il soggetto. Aveva il compito di organizzare una rete di stazioni radio trasmittenti in Roma e in altre città dell’Italia, che avrebbero dovuto funzionare specialmente dopo la ritirata delle truppe tedesche. Alle sue dipendenze aveva il S.Ten. dott. MAYER e il Ten. SCHUBERNIG. Quest’ultimo aveva il compito di organizzare una rete di sabotatori a sud di Roma, ma non riuscì a realizzare il piano causa la rapida avanzata delle truppe alleate.

 

Dopo l’occupazione di Roma fu interessato di tale compito il magg. Dott. BEGUS del Comando di Verona.

 

Durante il periodo che il soggetto si trovava in Roma e precisamente nel maggio 1944 vennero richiesti dalla Centrale di Berlino due elementi pratici dei problemi italiani, per interrogare il figlio Mario, del Maresciallo BADOGLIO, già console italiano a Tangeri, richiamato a Roma dal padre, quivi scoperto dai tedeschi e deportato nel campo di concentramento di Mauthausen in Germania.

 

Per incarico superiore il soggetto parte per Mauthausen verso il 18 maggio 1944 e ritorna a Roma ai primi di giugno, dopo aver effettuato l’interrogatorio.

 

Il 5 giugno 1944 il soggetto segue le truppe tedesche nella ritirata e si trasferisce all’ufficio SD in Firenze, alle dipendenze del capitano ALBERTI e successivamente a Parma.

 

Il personale dell’SD di Roma, dopo il primo scompiglio causato dalla ritirata, viene riorganizzato e aggregato agli uffici SD dislocati nei vari centri settentrionali. SCHNITZ viene mandato a Forlì, KAPPLER presso il governo repubblichino sul Garda, PRIEBKE a Brescia, CLEMENS a Como, KOEHLERT al comando della X^ MAS, quale ufficiale di collegamento del principe BORGHESE, TUNNAT alle dipendenze del magg. BEGUS a Verona e il soggetto impianta un nuovo ufficio a Villa Borghetto, a 12 km da Parma, col rimanente personale della VI° Sezione di Roma, rimanendovi fino al 23 aprile 1945.

 

In quel periodo di tempo, visto che i suoi agenti, lasciati nelle città occupate dagli alleati con apparecchi radio trasmittenti, non davano segni di vita invia altri agenti pratici dei luoghi a Roma, a Napoli e in altre località dell’Italia meridionale, per raccogliere notizie per lo più di natura politica, economica e sull’ordine pubblico di quelle popolazioni in genere.

 

Tali agenti non avevano compiti di sabotaggio ma bensì di raccogliere stampe, giornali e notiziari radio nonché voci circolanti, da cui il soggetto traeva le notizie, che poi trasmetteva superiormente, sulla situazione in Italia, in Francia e in Jugoslavia.

 

Per passare in territorio nemico gli agenti prescelti venivano aggregati ai reparti d’assalto, operanti nel settore di Massa Carrara e in occasione di puntate, passavano la linea del fuoco. Qualche singolo, fra cui il soggetto ricorda certo TRINGALI di Milano, veniva aviolanciato ma solo per dare al servizio maggior rilievo e importanza in occasione delle segnalazioni che all’uopo dovevano essere fatte alla centrale di Berlino.

 

Di circa 30 agenti mandati in territorio nemico solo una parte esigua ebbe la fortuna di tornare.

 

Il 23 aprile 1945 gli eventi precipitano. Il soggetto fa caricare il carteggio su un autocarro e fugge con i propri 4 dipendenti verso Nord. A pochi km fuori Parma, per un guasto al motore, abbandonano l’autocarro e bruciano il carteggio, quindi proseguono per Bolzano. Quivi il soggetto mette in libertà i suoi uomini non appena seppe che era stato firmato il patto di armistizio e, in compagnia del Ten. SCHUBERNIG si porta a St. Veith nella Carinzia.

 

Colà distrugge i propri documenti personali e assume lavoro in qualità di operaio agricolo italiano, col nome di MASSARI CARLO, presso l’agricoltore PLESCHBERGER LODOVICO DI Gnesau, a 50 km da St. Veith. La polizia di Gnesau il 13/6/1945 gli rilascia un primo documento ufficiale (di lavoro) al nome di MASSARI Carlo, declinato dal soggetto.

 

Il 15 luglio 1945 ritorna in Italia nelle circostanze già descritte nel rapporto n°1 e il 25 successivo ottiene dal comune di Genova, dietro esibizione del certificato di lavoro della Polizia di Gnesau, il certificato d’identità personale con fotografia, al nome di MASSARI Carlo. Il resto della sua storia risponde alle dichiarazioni rese in sede del suo primo interrogatorio, fatta eccezione alle circostanze riferentisi all’incontro col magg. Delle SS EISENKOLB Albino in Bolzano.

 

Tale particolare va modificato nel senso che il soggetto fece la conoscenza dell’EISENKOLB a Berlino nel 1936 e a Bolzano non gli si presentò col nome di CONTI Nino, ma si salutarono da vecchi conoscenti. Solo in Questura l’EISENKOLB disse di chiamarsi CONTI.

 

 

ALTRI PUNTI DI PARTICOLARE INTERESSE

 

 

Alle contestazioni fatte al soggetto, circa i fatti che, secondo confidenze apprese dall’EISENKOLB, vengono addebitate all’HASS egli risponde:

 

a) non ha mai ideato, né ordinato, né effettuato deportazioni di persone in Germania tanto meno quella di una dama dell’alta aristocrazia romana. Aggiunge che la faccenda riguarda molto probabilmente la deportazione della Principessa Mafalda d’ASSIA, in cui ebbe da svolgere una piccola parte: il Fuehrer aveva in segreto dato incarico a KAPPLER di arrestare la Principessa, che si trovava nella propria villa a Roma e di portarla, quale ostaggio, a Berlino.

 

Ai primi di marzo 1943 KAPPLER ordinò al soggetto di recarsi alla villa della Principessa per dirle che suo marito il Principe D’ASSIA si sarebbe trovato al mattino del giorno successivo al quartier generale del Fuehrer e che avrebbe potuto parlargli per telefono dalla sede dell’Ambasciata tedesca a Roma se l’avesse gradito.

 

Naturalmente la Principessa annuì e la mattina dopo essa comparve a bordo della propria automobile, guidata dal suo autista, davanti il portone dell’Ambasciata. KAPPLER in persona le andò incontro ma anziché farla entrare la arrestò sulla strada e la fece accompagnare al campo di aviazione, pare di Centocelle per essere scortata da un ufficiale d’aviazione e dell’esercito tedesco in aereo per la Germania.

 

Il soggetto, presentatosi poco dopo per altro motivo nell’ufficio di KAPPLER presso l’Ambasciata e appreso da questi quanto era accaduto, si offerse per scortare la principessa a Berlino per aver modo di poter nell’occasione trascorrere alcuni giorni con la propria moglie, ivi residente e che non vedeva da molto tempo.

 

Il soggetto ottenne il permesso ma quando HASS giunse all’aeroporto l’apparecchio con la principessa a bordo aveva già preso il volo. Allora KAPPLER,  volendo accontentare HASS gli disse che all’indomani sarebbe partito per Berlino un altro apparecchio di servizio, di cui avrebbe potuto approfittare.

 

Per giustificare tale viaggio gli diede l’incarico di recarsi alla villa della Principessa per dire al domestico tedesco HOLLENBERG che si presentasse all’Ambasciata con indumenti di vestiario e capi di biancheria occorrenti alla Principessa.

 

Il giorno seguente il soggetto e il domestico della Principessa anzidetto partono per Berlino a bordo di un grande apparecchio “Junker 90” che trasportava in Germania un carico d’oro sequestrato alla Banca d’Italia o d’Albania e su cui avevano preso posto complessivamente una decina di persone fra militari e borghesi.

 

L’apparecchio decollò dal campo di aviazione di Centocelle alle ore 16 e atterrò a quello di Tempelhof presso Berlino alle ore 20,30. Ivi era pronto un autocarro sul quale fu subito trasbordato l’oro. Il soggetto salutò HOLLENBERG dopo avergli detto che doveva presentarsi con gli oggetti della Principessa al N° 32 della Berkaerstrasse, (sede dell’ufficio SD) a Berlino.

 

 

b) Non ha mai eseguito o ordinato fucilazioni di patrioti o di ostaggi italiani. Esecuzioni del genere venivano operate di solito da appositi plotoni di esecuzione italiani, dietro ordini di KESSELRING. Ricorda tuttavia che in seguito al ripetersi di uccisioni di soldati della Wehrmacht KESSELRING fece pubblicare un’ordinanza secondo la quale venivano fucilati 10 italiani per ogni soldato tedesco ucciso a tradimento.

 

Un giorno, essendo stata lanciata una bomba in un locale di Roma che causò la morte di 32 soldati tedeschi, KAPPLER ricordò a KESSELRING le disposizioni contenute nell’ordinanza e insistette perché venissero rigorosamente applicate. Di conseguenza vennero fucilati per ritorsione 320 cittadini italiani.

 

 

c) A proposito dei gruppi di sabotaggio operanti in Italia il soggetto precisa che l’ordine di formarli era partito dal Fuehrer il quale era del parere che nei territori italiani occupati dalle truppe alleate si doveva, nell’interesse della causa nazista, portare lo scompiglio, la distruzione, il disordine e il malcontento per opera di appositi gruppi specializzati in materia.

 

Il maggiore HAMMER della VI° Sezione SD in Roma ricevette l’incarico di organizzare i gruppi. Questi, servendosi dell’opera del suo interprete di lingua italiana, WOTKE, dell’agente italo-brasiliano GROSSI e del segretario particolare del questore CARUSO di Roma, OCHETTO, formò con elementi reclutati sul posto, un primo gruppo di 25 uomini che venne mandato a Cheveningen (Olanda) per l’addestramento, in una apposita scuola, diretta dal maggiore KNOLLE.

 

Dopo un mese il gruppo tornò a Roma a disposizione del Ten. SCHUBANIK al quale era stato affidato l’impiego diretto degli uomini. Il migliore sabotatore del gruppo era OCHETTO, che fu poi condannato a 30 anni di reclusione.

 

Nei primi mesi del 1944 fu formato dagli stessi organizzatori un secondo gruppo di 25 uomini, che fu mandato in una scuola a Belgrado per l’addestramento. Quando un mese dopo il gruppo era pronto, Roma era stata occupata dagli alleati e il gruppo fu mandato a Firenze alle dipendenze del maggiore Barone PITTNER. Il soggetto ignora quale fine abbia fatto tale gruppo. Seppe che solo alcuni uomini erano stati posti alle dipendenze del Ten. MOELLER, dell’ufficio SD di Firenze, comandato dal capitano ALBERTI.

 

 

d) KAPPLER era un tipo molto diffidente e, per tema che la stazione radio trasmittente del suo ufficio potesse un giorno per una ragione qualsiasi non funzionare, egli teneva di segreto un apparecchio privato, servito da una signorina olandese che col suo pseudonimo si chiamava HOFFMANN Annike. L’aveva conosciuta in Olanda e siccome se ne era innamorato di lei se la portò seco in Italia. La HOFFMANN in Olanda era stata condannata a morte dai tedeschi per aver ospitato e aiutato un proprio fratello, fuggito in un primo tempo in Inghilterra e più tardi aviolanciato sull’Olanda per compiervi atti di sabotaggio.

 

Il KAPPLER, colpito dalla bellezza della signorina, la salvò dalla fucilazione a condizione che avesse lavorato per lui nel SD. La HOFFMANN accettò la proposta.

 

Dopo l’occupazione di Roma da parte alleata la HOFFMANN, rimasta nella capitale dietro consiglio del KAPPLER, si presentò al comando alleato con l’apparecchio, ove raccontò la propria storia e quella del fratello, aggiungendo che i tedeschi l’avevano contro la propria volontà forzata a servirli. Fu creduta e occupata quale R.T. presso il comando alleato, da dove saltuariamente diede segni di vita in forma di brevi messaggi radio diretti a KAPPLER, tramite la stazione di HASS, installata a Villa Borghetto di Parma.

 

KAPPLER stesso non disponeva allora nel suo ufficio di una stazione trasmittente e si serviva per le trasmissioni della stazione del soggetto.

 

Fu in tali circostanze che KAPPLER contrariamente alle sue abitudini, confidò al soggetto la storia della HOFFMANN senza peraltro palesare il suo vero nome.

 

 

e) I cifrari per la cifratura e decifratura dei messaggi erano legati in un blocco di 30 o di 31 fogli a seconda del numero dei giorni che aveva il mese a cui il cifrario si riferiva e giornalmente il R.T. che aveva in consegna il cifrario, staccava dal blocco il foglio da usarsi per quel dato giorno. Alla fine di ogni mese i fogli staccati giornalmente dovevano essere distrutti col fuoco in presenza del capo ufficio e di tale distruzione egli doveva darne assicurazione alla Centrale di Berlino.

Bolzano, 9 dicembre 1945

L’interrogatore:

Alessandro Covi

Timbro: IL MAGGIORE DEI CC.RR. CAPO CENTRO – VITTORIO TUCCI

 

 

 

KARL HASS “sarebbe” un agente dell’Intelligence Service…

“Notizie” suggerite dal Centro di Controspionaggio all’Ufficio “D”

 

 

CENTRO C.S. DI GENOVA

N° 3638 di prot.

 

Genova, li 21.4.1951

 

OGGETTO: ex maggiore delle SS. Tedesche Karl HASS.

 

ALL’UFFICIO  “D”   ROMA

Risposta al foglio n° D/95126/2 dell’8 corrente.

 

 

Nessuna traccia ufficiale del soggetto in questa giurisdizione. Il Capo dell’Ufficio Stranieri della Questura di Genova non si è mai recato a Roma nei giorni indicati ed, anzi, manca da lungo tempo dalla capitale.

 

 

Evidentemente deve trattarsi del noto dott. BELLAVIA Vincenzo, Capo del Servizio Vigilanza Stranieri Liguria, il quale mensilmente si reca a Roma per conferire col dott. BARLETTA nei primi ed ultimi giorni di ciascun mese.

 

 

Il 1° corrente il predetto funzionario si trovava effettivamente a Roma da dove ha fatto ritorno a Genova la sera del 3 corrente.

 

 

Da qualche tempo il dott. BELLAVIA, durante i suoi soggiorni romani, si incontra – in luogo imprecisato – con un ex ufficiale tedesco delle SS che il soggetto indica col nome di “Carlo”.

 

 

Anzi, il BELLAVIA ritiene che si tratti di un ex ten.Col. delle SS che operò in Italia durante l’occupazione tedesca.

 

 

Il Dott. BELLAVIA è venuto in contatto con “Carlo” – che certamente deve identificarsi nell’HASS KARL – tramite interposta persona che glielo ha presentato come possibile collaboratore (gli appuntamenti vengono stabiliti a mezzo telefono).

 

 

Il “Carlo” sarebbe un agente dell’I.S. (Intelligence Service, g.m.) e sarebbe anche in contatto, per ragioni imprecisate, con la moglie dell’On. SARAGAT.

 

 

Effettivamente è venuto a Genova nello scorso mese di marzo (nei giorni che vanno dal 10 al 15) incontrandosi col Dott. BELLAVIA e proseguendo, quindi, asseritamente per Milano.

 

 

Non sarebbe un vero e proprio fiduciario, ma semplicemente una fonte informativa di cui si avvale anche il BELLAVIA.

 

 

Non si ritiene che “Carlo” sia venuto a Genova il giorno 5 corrente per incontrarsi col Dott. BELLAVIA in quanto quest’ultimo era assente dalla sede per un lutto in famiglia. Non è, tuttavia, da escludersi che il soggetto sia effettivamente venuto in questa città.

 

 

Sono da attribuirsi al predetto le notizie fornite da questo Centro con foglio n° 1880 del 4 marzo u.s. relative al noto dott. LENTZ.

 

 

Molto probabilmente l’HASS si avvale di falsi documenti di identificazione.

 

 

Gli accertamenti sono stati condotti anche sotto il nome di MASSARI Carlo, pseudonimo a suo tempo usato dal soggetto.

 

 

Le notizie di cui sopra sono state raccolte in precedenti colloqui intercorsi fra lo scrivente ed il dott. BELLAVIA, indipendentemente – quindi – dalla richiesta di codesto ufficio.

 

IL CAPO CENTRO

Capitano Eraldo Bodo

 

 

CENTRO C.S. di Verona

N. 2644 di prot.

Li 28 aprile 1951

Risposta al foglio n. 96086/

OGGETTO: HASS Carlo, ex maggiore tedesco delle SS.

ALL’UFFICIO “D”   ROMA

 

E per conoscenza al CENTRO C.S. DI ROMA

 

Fiduciario di questo Centro, generalmente di buona attendibilità, ha riferito che il noto ex maggiore tedesco HASS Carlo – mensionato per ultimo nel foglio di questo ufficio n.4519 del 20 maggio 1950 all’oggetto:

 

 

“HAASE HASSO Alessandro” – trovasi attualmente a Linz A/Danau (Austria), quale insegnante presso una scuola di spionaggio, istituita dal servizio americano per la preparazione di agenti tedeschi.

 

 

Allo scopo di avere un criterio sulla valutazione delle notizie surriferite, prego il Centro di Roma di voler comunicare quanto è risultato a suo tempo sul conto del soggetto, in seguito alle note dichiarazioni rese dal sedicente HAAASE HASSO Alessandro.

 

IL CAPO CENTRO

Magg. Tullo Filiberto Recchia

 

 

 

KARL HASS fugge da Rimini ma viene rintracciato a Roma

La rete segreta che offre aiuto per l’espatrio e l’imbarco a Genova

 

 

UFFICIO INFORMAZIONI

IL CAPO DELLA SEGRETERIA

(su biglietto attaccato al documento si legge:

[Copia tradotta da una relazione del C.I.C. (Counter Intelligence Corp)]

Translation copy/lp

28 December 1946

Circolo Operazioni.

 

 

Investigazioni di movimenti illegali di emigrazione.

 

1. Il 23 luglio 1946 fu notificato per telefono a questo ufficio che all’ufficio del CI, AFHQ (Allied Force Head Quarter), era stata segnalata dal Campo di concentrazione di Rimini la fuga di 40 prigionieri dai confini del Campo il 22 luglio 1946.

 

A questo ufficio fu richiesto di far fare una ricerca dei fuggiaschi fra i quali vi erano 20 prigionieri tedeschi del CI. In seguito ad una richiesta dell’Agente Supervisore, da questo ufficio fu iniziata una investigazione con lo scopo di cercare e catturare qualcuno o tutti i fuggiaschi.

 

 

2. Il 27 luglio 1946 un informatore fidato e degno di fede appartenente a questo ufficio prese contatto con una persona allora sconosciuta che dichiarava di venire da parte di un certo FRANCO il cui nome era conosciuto da questo ufficio e dall’informatore come il nome sotto il quale si nasconde HASS Carlo, Capo Ninheit Ida, SD.

 

All’informatore vennero date istruzioni per incontrare il messaggero e determinare l’identità e l’indirizzo di HASS. Il 28 luglio 1946 l’informatore si incontrò con il messaggero e trovò che questi era un certo VORKOEPER, Hans, che era in compagnia di un’altra persona qualificata come GIANNI.

 

L’informatore seppe da VORKOEPER e GIANNI che Carlo HASS li aveva istruiti per farli procedere verso Roma subito dopo la loro fuga e di prendere contatto con l’informatore che li avrebbe aiutati nei loro progetti di emigrazione nel Sud America che HASS avrebbe a sua volta finanziato.

 

VORKOEPER e GIANNI asserirono anche all’informatore che HASS sarebbe venuto a Roma e che l’avrebbero potuto sorvegliare e prendere avendo contatti con HASS e altri fuggiaschi.

 

 

3. L’informatore, VORKOEPER e GIANNI furono messi sotto sorveglianza giornaliera che sviluppò le seguenti informazioni. GIANNI fu identificato per FUETING VELTER, che risiedeva nell’appartamento di una donna tedesca in Via Padova 92, Roma, formalmente impiegata dell’Ambasciata Tedesca in Vaticano.

 

Ulteriori  informazioni stabilirono che FUETING e VORKOEPER avevano contatti con altri due fuggiaschi…. La sorveglianza rivelò inoltre che VORKOEPER e FUETING incontravano altre persone nell’antica Ambasciata Tedesca in Via Pavia 21, Roma. Fu inoltre appreso che i suddetti nomi avevano contatti con un prete a Villa San Francesco e con un prete in Via dei Cappellari, Roma.

 

Fu stabilito che i suddetti stavano tentando di stabilire contatti con una persona o persone che avrebbero potuto ottenere un visto per il Sud America.

 

 

4. Durante il periodo di sorveglianza l’informatore di questo Agente riuscì a “prendere in prestito” la lettera scritta da FRANCO (Carlo HASS) che VORKOEPER stava usando come un permesso per entrare nella Villa San Francesco. La lettera, esibire #1, era indirizzata a Padre FILIBERTO e stabiliva in breve che un certo Col. KETTLER che stava per venire a visitare Padre FILIBERTO avrebbe avuto bisogno di un aiuto precedentemente convenuto da HASS e padre FILIBERTO.

 

L’informatore di questo Agente apprese che KETTLER aveva portato la lettera a Roma e l’aveva data a VORKOEPER per usarla mentre aspettava l’arrivo di HASS. Inoltre l’informatore di questo Agente apprese che Padre FILIBERTO aveva visto la lettera e stava dando aiuti ai fuggiaschi di cibo, alloggio e contatti con funzionari tedeschi e del Vaticano.

 

 

5. Durante la sorveglianza venne appreso che KETTLER e LUDWIG erano partiti per Genova dove essi stavano prendendo dei provvedimenti per arrangiare il trasporto nel Sud America, mentre aspettavano i loro visti. KETTLER e LUDWIG mandarono i loro passaporti a VORKOEPER, a Roma, per posta in modo che VORKOEPER avrebbe potuto fare i passi necessari per il visto.

 

L’indirizzo del mittente nella parte posteriore della lettera era Salita San Rocco, 18. L’informatore trovò il modo di farsi prestare i passaporti che si trovavano nella lettera per esaminarli e fu riscontrato che in ogni caso i passaporti erano stati rilasciati dalla Croce Rossa Internazionale.

 

Copie fotostatiche furono prese e sono accluse come esibizione #2. Conseguentemente, l’informatore ricevette istruzioni per trovare il tipo di passaporti posseduti dagli altri e venne così scoperto che in ogni caso i passaporti venivano dalla Croce Rossa Internazionale.

 

Una susseguente azione fu presa per provvedere l’informatore di questo Agente di un passaporto nello scopo di mostrare alle sopranominate persone che anche lui era interessato nell’emigrazione e per vincere la loro confidenza. Un secondo informatore fidato fu messo in contatto con il gruppo per mostrare i mezzi per ottenere i passaporti o i visti.

 

 

6.  L’informatore #1 trovò che egli poteva procurare un passaporto con falso nome pagando 20.000 lire ad una persona sconosciuta per avere contatti con la Croce Rossa Internazionale. Istruzioni furono date all’informatore #1 circa il procedere nel procurarsi i passaporti. All’informatore #1 fu ordinato di portare tre fotografie a questa persona che fu identificata come GIOVANNI ALTIERI di Via della Vite 74, Roma, che usava cambiare il suo nome con quello di ASTRA, un esperto di chiromanzia.

 

L’informatore #1 prese contatto con due uomini del gruppo Astra che gli dissero di ritornare entro due giorni. Dopo due giorni ordinarono all’informatore #1 di presentarsi agli uffici della Croce Rossa Internazionale dove avrebbe ottenuto un passaporto in triplicato che egli avrebbe dovuto riempire.

 

All’informatore #1 fu fato il nome falso di BAUCECH, MIRKO e la sua descrizione ed i suoi dati di parentela furono procurati dagli uomini di Astra. Questi uomini procurarono il nome falso ed i relativi dati dalle liste della Croce Rossa Internzionale dove essi trovarono il nome di una persona dispersa o morta che corrispondeva alla descrizione dell’informatore #1.

 

Questi riempì le modalità del passaporto e li portò all’ufficio del Segretario della Croce Rossa Internazionale che prese le sue impronte digitali (un dito con semplice inchiostro ordinario= e gli disse di ritornare dopo due giorni.

 

Oltre alle istruzioni di ritornare due giorni dopo gli fu ordinato di ottenere due lettere di identificazione da usarsi per il rilascio del passaporto. L’informatore #1 ottenne una lettera, esibizione #3, dal Monsignor Antonino ROMEO del Vaticano che identificava il portatore come BAUCECH Mirko, quando egli era in realtà un’altra persona.

 

Questa lettera fu preparata dal gruppo Astra. In più l’informatore #1 si procurò una lettera dalla Croce Rossa Italiana che stabiliva il portatore essere BAUCECH Mirko, quando in realtà non lo era. L’informatore #1 ritornò alla Croce Rossa Internazionale e ricevette un passaporto con il nome di BAUCECH Mirko che fu emesso in base alle lettere di identificazione.

 

 

7. Il Gruppo Astra allora mise in contatto le persone soprannominate con un funzionario della Ambasciata Spagnola in Via Botteghe Oscure che a sua volta li mandò al Consolato Spagnolo in Via Campo Marzio 34 per un visto. Nel Consolato Spagnolo fu dato a queste persone un modulo da riempire (esibizione #4) e le seguenti istruzioni. Ogni persona doveva mettere il nome che era nel suo passaporto ma dopo ciò scrivere con esatta verità la sua passata storia. I moduli furono presi e portati via per essere riempiti. Le suddette persone tornarono al Consolato dove appresero che ci sarebbero voluti 15 giorni per ottenere il visto.

 

 

8. La sorveglianza dell’intero gruppo continuò e si seppe che FUETING aveva avuto contatti con una Baronessa CARBONELLA che è la proprietaria della Compagnia CIMES che ha uffici dipendenti e agenti nel Sud America. Fu inoltre appreso che FUETING doveva diventare nel Sud America un rappresentante per la CIMES dopo che avesse ricevuto il passaporto e il visto. FUETING ricevette 60.000 dalla Baronessa CARBONELLI  per spese fino all’arrivo nel Sud America.

 

 

9. Il 14 agosto 1946, il suddetto Gruppo decise di non aspettare HASS ma di andare a Genova per ottenere i passaggi per il Sud America con o senza visto. Di conseguenza, la sorveglianza terminò e LUDWIG, FUETING, VORKOEPER e una persona di nome SCHWICHTENBERG furono arrestati nel momento che lasciavano Roma. In ogni caso, ogni persona fu scoperta essere un fuggiasco eccetto SCHWICHTENBERG che si scoperse essere in Italia illegalmente ed in possesso di falsi permessi di rilascio dal Campo di Concentramento che egli stava fornendo ai fuggiaschi tedeschi quando essi fecero la loro apparizione all’antica Ambasciata Tedesca al Vaticano in Via Pavia.

 

 

Gli interrogatori delle suddette persone rivelarono che KETTLER era a Genova in contatto con un altro fuggiasco di nome INVREA Aldemaro. Si organizzò una puntata a Genova per cercare KETTLER e INVREA con il permesso dei rispettivi comandanti di zona. KETTLER ed INVREA  vennero catturati (vedere il rapporto con SOGGETTO:  INVREA). Nello stesso viaggio si svilupparono ulteriori ricerche nella località di HASS Carlo, nell’area di Parma, e così egli fu catturato dagli Agenti di questo ufficio a Bologna il 14 settembre 1946. KETTLER, INVREA  ed HASS furono portati a Roma per gli interrogatori. […]

 

 

 

 

Prot.2215

17 Novembre 1950

MAGGIORE DELLE SS. TEDESCHE KARL HASS

 

 

In un incontro avuto ieri in casa di comune conoscente con un mio elemento, sulla cui discrezione sapeva di potersi assolutamente fidare, l’ex maggiore delle SS. Karl Hass HA RIFERITO QUANTO APPRESSO:

 

 

- egli è al servizio degli americani, ma non dell’Ambasciata degli S.U. a Roma, i cui funzionari fingono di ignorarlo, ma del gruppo degli ex ufficiali americani della V^ Armata che attualmente si trovano in Austria (generale LUCID, colonnello LUONGO ecc.).

 

 

Tra il gruppo militare americano che appoggia il maggiore HASS ed i funzionari dell’Ambasciata americana di Roma esistono forti divergenze di vedute specie per quanto riguarda la situazione italiana, gli aiuti che l’America dovrebbe dare all’Italia ed il ruolo che l’Italia dovrebbe sostenere nell’eventualità di un prossimo conflitto.

 

 

Mentre i militari sono del parere che l’Italia debba essere potenziata nel suo esercito e nella sua struttura politico economica, i diplomatici statunitensi – e tra essi lo stesso DAYTON – sostengono invece che la situazione politica dell’Italia è tale che difficilmente essa potrà essere d’aiuto agli alleati nell’eventualità di un conflitto mondiale e che pertanto non conviene eccedere in aiuti economici al nostro Paese.

 

 

- Per questi attriti la posizione dell’ex maggiore HASS viene da lui stesso considerata ancora quasi “clandestina”. Egli ha avuto, però, l’incarico dai suoi amici di sorvegliare i tedeschi che giungono a Roma per controllare sia la loro attività anticomunista sia gli eventuali emissari di gruppi comunisti tedeschi inviati in Italia per prendere contatti ed agire d’accordo con il P.C.I. – Per tale lavoro HASS ha rapporti con gruppi di ex fascisti italiani.

- Egli ha, naturalmente, rapporti continui con suoi connazionali appartenenti ad organizzazioni di destra della Germania (ex ufficiali dell’esercito, della SS. Ecc.) ed ha così potuto constatare che tutte le organizzazioni tedesche a sfondo nazionalistico, più o meno occulte, sorte in questi ultimi in Germania, vengono manovrate dall’I.S. inglese all’insaputa degli stessi aderenti, perché gli inglesi si preoccupano di celare il loro intervento e prendono contatti solo con i maggiori esponenti.

 

 

Così è avvenuto per l’organizzazione amburghese denominata “Brudenschaft” capeggiata dal maggiore LIOSCHOLTZ. L’organismo esecutivo di questa organizzazione, secondo voci raccolte anche dalla stampa italiana, dovrebbe essere un gruppo denominato “Die Spinne” (Il Ragno), ma da accertamenti fatti da HASS in Italia ed in Germania è risultato che il “Die Spinne” non esiste e che del suo nome si valgono volentieri mestatori ed imbroglioni politici ed ex criminali di guerra i quali da un po’ di tempo preferiscono recarsi in Italia per sfuggire ai rigori della legge germanica.

 

 

Essi sanno che una volta giunti a Roma trovano tra gli ex fascisti italiani larga ospitalità ed aiuti non solo morali; ma per rendere interessanti le loro persone, essi parlano volentieri di ipotetiche organizzazioni nazionalistiche germaniche ed hanno imbrogliate le acque a tal punto che gli stessi americani non ne capiscono più niente.

(fine del documento)

 

 

 

KARL HASS a capo di gruppi austriaci filo-tedeschi…

STRALCIO dell’atto 63 della pratica I.R. 403.948

Fonte: Stefano

Li 1° novembre (1950?)

Omissis…

 

 

Da informazioni attendibili risulta che certa Paula Kunt, della minoranza austriaca in Jugoslavia, è attualmente profuga in Austria.

 

Essa ha ottenuto dal comando americano il compito che d’ora in avanti essa sola dovrà occuparsi degli invii clandestini di gruppi in Jugoslavia.

 

Diversi austriaci, negli ultimi tempi, vengono a Roma come pellegrini, ma sono invece aderenti ad un movimento clandestino austriaco filo-tedesco (maggiore HASS) e sono nello stesso tempo collaboratori della Kunt.

 

Essi cercano di mobilitare in Italia diversi profughi scelti individualmente e non per gruppi. La scelta avviene nella più grande segretezza. I prescelti partono per la Germania e affermano che emigreranno negli USA o in Austria, ma a Monaco scendono dai treni e con guida speciale vengono fatti passare in Austria in attesa di essere spediti in Jugoslavia.

 

A Bagnoli i più fanatici nazionalisti jugoslavi hanno cercato di mettersi in contatto coi tedeschi incaricati del reclutamento, ma non sono riusciti allo scopo perché essi agiscono col tramite di italiani che mantengono il segreto.

 

Risulta che i tedeschi oltre ad avere come capo il maggiore HASS, sono in rapporti anche col gruppo tedesco che fa capo al generale GUDERIAN. Detto gruppo sarebbe di carattere antiamericano.

(fine appunto)

 

 

 

Z. 1549   li 20 maggio 1953

RAPPORTI HASS-DIREZIONE GENERALE AFFARI POLITICI DEL MINISTERO DELL’INTERNO

 

 

Nei giorni scorsi il Questore CAPUTO a nome del Comm. BARLETTA ha chiesto al noto Carlo HASS, alias RODOLFO GIUSTINI, un rapporto su Massimo UFFREDUZZI, sull’attività svolta in passato (ha operato alle dipendenze di HASS dal 1943 al 1945) ma particolarmente sui suoi attuali contatti con CS e col tenente colonnello PICCARDO e del suo impiego in azioni oltre cortina.

 

HASS ha avuto bisogno della collaborazione di un fiduciario che ha compilato il rapporto sulla base di mie indicazioni.

 

La figura di UFFREDUZZI è stata illustrata sotto una luce reale, di cui HASS ha cognizione diretta; sull’attività in corso, che UFFREDUZZI svolge per conto del CS, è stato detto quanto era necessario, cioè nei limiti delle confidenze che UFFREDUZZI ha fatto ad HASS nel corso di vecchi e recenti incontri.

 

La relazione fornita ad HASS sui paesi orientali è un lavoro giornalistico di UFFREDUZZI – di cui ho copia fotografica – i due volumetti sull’Albania sono i noti opuscoli compilati dal capitano RENZI e pubblicati dalla “MERCURY-PRESS”, di proprietà dell’UFFREDUZZI.

 

Trasmetto due esemplari della relazione che HASS ha consegnato al Questore CAPUTO.

 

 

Senza commenti.

 

RELAZIONE DI KARL HASS

 

Come da sua richiesta espongo quanto è noto dei precedenti e della attività del mio ex collaboratore UFFREDUZZI Massimo.

 

L’UFFREDUZZI è di famiglia benestante, figlio unico, e risiede in via S.Martino della Battaglia 28. E’ legato da vincoli di parentela con alcuni ambienti della aristocrazia ed anche con il legale dell’ambasciata inglese presso il Vaticano, sir John SERRAO, elemento segnalato, durante la guerra, dalla Direzione di Berlino del S.D. come elemento dirigente dell’Intelligence Service (l’UFFREDUZZI, nel periodo della sua collaborazione col mio Comando, adottò in varie circostanze il nome di copertura di “SERRAO”).

 

L’UFFREDUZZI, proveniente dalle organizzazioni universitarie fasciste (G.U.G.), venne a contatto col S.D. nei primi giorni dell’agosto 1943. Egli entrò a contatto con il Barone PITNER, elemento dipendente dall’Ufficio di Monaco di Baviera del S.D.

 

Il Barone PITNER, dopo la caduta del fascismo, fu incaricato dalla Direzione del Servizio, tra l’altro, di arruolare a Roma sabotatori militari e politici che, clandestinamente, con la collaborazione di una nostra base di appoggio dislocata in Alto Adige, venivano inviati clandestinamente nel Reich dove erano rapidamente addestrati e rispediti in Italia, loro zona di impiego.

 

L’UFFREDUZZI, venuto a contatto casuale con uno di questi giovani, fu da questi messo a contatto col Barone PITNER ed arruolò sabotatori per suo conto.

 

Quasi contemporaneamente (mi è difficile stabilire la reale successione cronologica trattandosi di fatti che ho appreso in un secondo tempo dalla scheda personale dell’UFFREDUZZI trasmessami dal Servizio), UFFREDUZZI venne a contatto con VON HEBNER, altro elemento del S.D. per il quale svolse incarichi di varia natura come quello di mantenere i contatti con un collaboratore del S.D. operante in seno al S.I.M. (Ufficio di Piazza dell’Esedra), rispondente al nome approssimativo di GOTTARDI.

 

Nello stesso periodo, l’UFFREDUZZI riuscì ad attrarre alla stessa attività un piccolo gruppo di giovani che poi furono nostri regolari collaboratori.

 

Dopo l’armistizio l’UFFREDUZZI prese a collaborare con la Direzione del partito fascista repubblicano costituendo un gruppo di “Giovani Repubblicani” e con l’Ufficio Politico della Federazione di Roma diretto da un certo PESCI.

 

In quel periodo (settembre-ottobre 1943), come capo del Reparto VI° S.D. organizzai il mio ufficio presso l’ex ambasciata del Reich, in Via Conte Rosso (Baracca II°) e mantenevo collegamenti politici con l’Ufficio Politico della Federazione fascista di Roma.

 

Così venni a contatto con l’UFFREDUZZI, tramite il mio aiutante Sonderfuhrer NORBERT MAYER. Considerando i rapporti avuti precedentemente dall’UFFREDUZZI col nostro servizio (PITNER – VON HERNER) e considerando anche l’opinione favorevole del Barone PITNER passato alle mie dipendenze, feci regolarmente assumere in servizio l’UFFREDUZZI come collaboratore.

 

Nel dicembre 1943 anche il dott. ANTONIO AGOSTINI fu assorbito dal mio reparto e gli venne affidata la direzione del V Gruppo del VI Reparto S.D. di Roma. L’UFFREDUZZI passò pertanto alle dipendenze dirette del dr. AGOSTINI pur mantenendo i contatti col MAYER che se ne serviva come controllo delle attività del V Gruppo.

 

Nell’aprile-maggio 1944 MAYER ebbe motivo di dubitare della fedeltà dell’UFFREDUZZI la cui attività era solo parzialmente controllabile ma non fu dato peso alla cosa.

 

In seguito alla occupazione alleata di Roma, il mio comando si trasferì nei pressi di Parma. Il V Gruppo di cui l’UFFREDUZZI faceva parte venne trasferito alle dipendenze del Comando S.D. di Verona (Reparto IV – Settore speciale identificazione radiotrasmittenti clandestine nemiche).

 

Anche l’UFFREDUZZI fu trasferito a Verona. Recatomi successivamente a Verona al principio dell’agosto 1944 per ragioni di servizio, proposi all’UFFREDUZZI ed all’AGOSTINI di trasferirsi alle mie dipendenze, a Parma, per svolgere attività informativa offensiva.

 

Il dottor AGOSTINI non accettò l’offerta avendo in corso una serie di operazioni. UFFREDUZZI accettò e partì con me per Parma.

 

Essendo imminente l’occupazione alleata di Firenze ritenni opportuno sfruttare questa circostanza per infiltrare alcuni miei agenti oltre le linee nemiche. Feci trasferire d’urgenza a Firenze alcuni miei agenti che facevano capo al radiotelegrafista DELLA ROVERE ed affidai la direzione della rete ad UFFREDUZZI.

 

Pochi giorni dopo l’occupazione alleata di Firenze l’UFFREDUZZI rientrò a Parma, solo, raccontando che tutti gli uomini della rete, compreso il radiotelegrafista, erano stati scoperti ed uccisi e che egli era riuscito a sfuggire riattraversando il fronte di combattimento (successivamente, a distanza di anni, risultò che l’UFFREDUZZI aveva abbandonato Firenze prima dell’ingresso delle truppe alleate e che gli uomini della rete, per delazione, erano stati catturati).

 

Dopo questo insuccesso, ritenendo, allora, troppo compromesso l’UFFREDUZZI per impiegarlo in nuove missioni offensive, lo inviai a Milano col compito di arruolare sabotatori ed informatori. Ed egli effettivamente arruolò alcuni elementi.

 

Dovetti ritirare poi l’UFFREDUZZI da Milano perché agiva troppo apertamente con grave danno del mio lavoro. Dopo una breve permanenza a Parma, lo inviai, alla fine del 1944 a Venezia per una nuova missione, con ottimi documenti di copertura.

 

Era suo compito organizzare nel Veneto una rete che sarebbe entrata in funzione in caso di occupazione alleata. A questo fine misi a sua disposizione larghissimi mezzi finanziari e tecnici. Era anche suo compito, onde preparare il terreno adatto per la sua azione futura, allacciare rapporti amichevoli con ambienti partigiani.

 

UFFREDUZZI rimase a Venezia sino al marzo 1945. Durante questo periodo di tempo, come mi risultò in seguito dai contatti avuti con parecchi elementi dei servizi informativi americani egli commise una serie di irregolarità molto gravi che, in seguito, egli tentò di presentare ai comandi di F.S.S. e del C.I.C. come doppio gioco a favore degli alleati, senza peraltro convincere nessuno.

 

Il maggiore del C.I.C. PAGNOTTA Leo, che mi interrogò in merito assai a lungo, espresse l’opinione che l’operato dello UFFREDUZZI a Venezia mirasse ad ottenere da me somme sempre maggiori di denaro che gli erano necessarie per sostenere un tenore di vita assai costoso.

 

Il maggiore PAGNOTTA mi comunicò anche che il servizio americano aveva respinto ogni offerta di collaborazione da parte dell’UFFREDUZZI che, nello schedario del servizio era classificato infido.

 

Durante la sua permanenza a Venezia, come potetti ricostruire da varie fonti, principalmente alleate, l’UFFREDUZZI si rese responsabile di quanto segue nei confronti del mio servizio:

 

a) – Costituzione di una vasta rete che, in realtà, esisteva in massima parte solo sulla carta ma per la quale ricevette ingenti somme di denaro.

b) – Commercio e fabbricazione abusiva di tessere di riconoscimento del servizio, di armi e, secondo il Comando Informativo di Marina di Venezia che lo trasse in arresto per tutti questi motivi, anche di stupefacenti. Avvisato telefonicamente del suo arresto, poiché godeva della mia fiducia, lo feci porre in libertà senza essere informato delle accuse e delle prove.

c) – Simulazione di preparativi di uno sbarco alleato a Chioggia. In seguito alle notizie da lui trasmesse furono fatti vasti preparativi militari. Si trattava in realtà di una ennesima manovra per carpire denaro.

d) – Trasmissione di falsi contrassegni di riconoscimento di agenti alleati: di tali contrassegni furono muniti parecchi miei agenti inviati in missione al sud. Tutti vennero catturati dal nemico e, in massima parte, passati per le armi.

 

 

Durante la permanenza dell’UFFREDUZZI a Venezia egli mantenne stretti contatti con l’eccellenza GALLI, già addetto alla propaganda nel Gabinetto BADOGLIO e secondo UFFREDUZZI, menbro del C.L.N. di Venezia.

 

Il successivo controllo alleato di questi fatti rivelò che in realtà, si trattava di una semplice relazione sentimentale tra l’UFFREDUZZI e la figlia del GALLI; che questo ultimo era elemento attivo al servizio inglese ma che mai aveva trasmesso informazioni all’UFFREDUZZI, limitandosi a sorvegliarlo e controllare le sue mosse.

 

L’UFFREDUZZI dichiarò sempre che tutto il materiale informativo che mi consegnava durante il periodo veneziano proveniva dal GALLI o era stato sottratto al GALLI; in realtà UFFREDUZZI stesso fabbricava il materiale.

 

Dopo la fine di marzo l’UFFREDUZZI sfuggì al mio controllo, recandosi a Milano dove sembra abbia collaborato con un ufficio informativo situato in via Mozart 12. Comunque la sua situazione non era troppo buona perché anche il controspionaggio militare tedesco (Reparto IV B e III F di Milano) aveva iniziato indagini per chiarire la sua posizione.

 

Ho successivamente incontrato di nuovo UFFREDUZZI a Roma, nel carcere alleato di S.Michele, nel 1946; potetti scambiare con lui solo poche parole. Egli comunque tenne a farmi sapere che, nella sua attività di Venezia non vi era stato alcun fondamento di verità e mi pregò di confermare, se interrogato in merito da F.S.S. che indagava per chiarire la sua singolare condotta.

 

Vidi di nuovo l’UFFREDUZZI nell’autunno 1946 a Forte Boccea dove era detenuto accusato dell’uccisione dello studente MASSIMO GIZIO, episodio verificatosi fuori della competenza e della responsabilità del mio comando.

 

Nel 1949 ebbi notizia che UFFREDUZZI collaborava in campo giornalistico con il noto STANIS RUINAS: me ne tenni lontano.

 

Nel 1950 incontrai di nuovo l’UFFREDUZZI, inaspettatamente, nell’ufficio editoriale del marchese PATRIZI. Si preparava il congresso del F.U.A.N. (Fronte Universitario di Azione Nazionale, g.m.) ed UFFREDUZZI aiutava i miei ex collaboratori DE BOCHARD e FINALDI a completare gli inviti.

 

Separatamente l’UFFREDUZZI  mi comunicava di essere passato al servizio del controspionaggio militare italiano, sottoposto al maggiore PICCARDO e che quest’ultimo lo aveva incaricato di controllare l’ambiente del congresso.

 

Ne avvertii i miei amici DE BOCHARD, FINALDI e TEDESCHI, i quali osservarono che la cosa era loro nota ma che, non avendo nulla da nascondere, l’interesse di UFFREDUZZI li divertiva.

 

Successivamente ebbi una riprova della dipendenza di UFFREDUZZI dal C.S. Il mio amico HARRY EMBKE era stato costretto a collaborare col C.S. pur tenendomi al corrente, sia pure in parte, del suo operato. Egli mi riferì che gli era stato richiesto di indagare in seno all’ambiente del congresso F.U.A.N. e di essersi rifiutato dichiarando di non voler collaborare in questo campo.

 

L’ufficiale del C.S. con cui egli era allora in contatto aveva riso di questo suo atteggiamento dichiarando che altre persone non avevano gli stessi suoi scrupoli. EMBKE lanciò il nome di UFFREDUZZI e l’ufficiale, colto di sorpresa, ammise l’appartenenza di UFFREDUZZI  al C.S.

 

A distanza di tempo appresi, tramite un conoscente del giornalista Jodice, che effettivamente UFFREDUZZI era stato introdotto nel C.S. e presentato al sopra nominato PICCARDO da un certo generale RE. D’altro canto UFFREDUZZI non ebbe difficoltà, in successivi incontri, a chiarirmi la natura della sua attività.

 

Egli ufficialmente svolgeva un’attività giornalistica in un ufficio di Piazza di Spagna. Curava due pubblicazioni, la Mercury Press e High Life.

 

In realtà egli aveva effettuato, per incarico del C.S. una infiltrazione nel servizio cecoslovacco e controllava una rete di questo servizio costituita da agenti italiani, tedeschi, austriaci e cecoslovacchi. A questo proposito egli mi consegnò un elenco di agenti cecoslovacchi che operavano a Bolzano, a Vienna ed altre località dell’Austria, elenco che rimisi al maggiore Joseph LUONGO del C.I.C.

 

Trasferitomi, com’è noto, in Austria, non mi incontrai con l’UFFREDUZZI per lungo tempo. Rientrato in Italia, un paio di mesi fa ci incontrammo. Egli mi comunicò di lavorare per la NATO sotto il controllo del C.S. e precisamente per un nuovo settore informativo denominato S.I.O.C. (Servizio Informazioni Oltre Cortina).

 

Il Maggiore PICCARDO era stato promosso colonnello e lavorava col nome di copertura di COSTA. Essendo, come è noto, io privo di documenti di riconoscimento intestati al mio vero nome, chiesi ad UFFREDUZZI una tessera della MERCURY PRESS e lo pregai di illustrare al sopranominato PICCARDO la natura della mia attuale attività assicurandolo che nulla avrei fatto contro gli interessi italiani.

 

L’indomani UFFREDUZZI mi consegnò la tessera dichiarando di essere stato autorizzato a farlo e che il PICCARDO nulla aveva a ridire sulla mia presenza in Italia.

 

In successivi incontri l’UFFREDUZZI mi ha consegnato materiale informativo sui paesi orientali e due volumetti sull’Albania da lui editi per incarico del servizio militare italiano nel quadro dell’attività NATO.

 

Ho visitato un suo lussuoso ufficio sito in via Ripetta nei pressi di Piazza del Popolo: l’ufficio è stato arredato a spese del servizio militare italiano.

 

Da tempo UFFREDUZZI ha rotto inaspettatamente ogni contatto con me.

 

 

Un commento di Giorgio Marenghi

Questo è un documento importante. Per la storia di un rapporto tra spie, sicuramente, ma anche perché racconta, al di là forse delle intenzioni di Karl Hass, lo squallore e il cinismo di certi Servizi. O meglio di certi uomini dei Servizi. Hass non ci fa una gran bella figura. Il suo “protetto”, l’UFFREDUZZI, si comporta come un’anguilla, doppio è dire poco, forse neanche l’UFFREDUZZI stesso riusciva a tenere il conto di quante persone era disposto a tradire. Eppure qualcosa doveva pur avere, qualche qualità che nel corso del tempo ha destato l’interesse dei servizi militari. Hass, che avrebbe avuto buoni motivi per tirargli il collo come a una gallina, da buon professionista lascia correre o almeno così sembra. Poi il dopoguerra accorcia le distanze, il maggiore delle SS è ora un cittadino tedesco illegalmente dimorante in territorio italiano. E ha bisogno lui adesso di una tessera qualsiasi. UFFREDUZZI  gliela consegna e poi stacca la spina. Doveva farlo, Hass gli ricordava il passato, adesso lui è un “riciclato”, ma è anche operativo. Il maggiore se la sbrighi.