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L'ISTRUTTORIA DEL GIUDICE LOMBARDI SI SPOSTA IN ISRAELE

 

Cosa nasconde il kibbutz?

 

Il terrorista presunto anarchico Gianfranco Bertoli aveva scelto di lavorare in un Kibbutz "socialista" in territorio israeliano. Ma le frequentazioni sono le più strane, un paio di fratelli francesi militano addirittura nel movimento di estrema destra "Ordre Nouveau"...

 

 

 

E' necessario per uno sguardo d'insieme alle caratteristiche dell'istruttoria immergerci nella documentazione del giudice istruttore dr. LOMBARDI:

 

TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO

Ufficio Istruzione Sez.10^    N.2322/73

Milano 12/6/1973

AL SIGNOR QUESTORE DI MILANO

 

Con la presente chiedo alla S.V. di autorizzare il funzionario Mangiameli Paolo a recarsi in Israele per svolgere, con la collaborazione della Polizia Israeliana, i seguenti accertamenti:

 

1) Sentire col massimo scrupolo tutte le persone che dentro e fuori del kibbutz hanno avuto contatto col Bertoli, per accertare se lo stesso ha mai parlato dei suoi programmi, delle sue amicizie francesi e delle sue idee, ed in generale su ogni particolare che possa apparire utile alle indagini;

 

 

2) Sentire lo Shusterman se è vero che il Bertoli gli disse che conosceva persone importanti che all'occorrenza non gli avrebbero fatto mancare mezzi e protezione; se è vero che ricevette numerose lettere dalla Francia e da chi. Se è vero che una lettera di metà aprile lo sconvolse ed in conseguenza programmò di partire.

 

Che ne pensa degli Jemmi e del Claude capitati dal Bertoli. Se è vero che il Bertoli ospitò clandestinamente gli stessi. In quali periodi vennero al kibbutz. Chiarisca i particolari della lite fra i fratelli Jemmi e il Claude, lite che sarebbe avvenuta nel kibbutz del Bertoli. 

 

Se è vero che il Bertoli cominciò a dire a febbraio che a metà aprile sarebbe dovuto andare in Europa, prima in Francia e poi in Italia, dove amici lo aspettavano e con i quali doveva incontrarsi per qualcosa di importante. Se disse di avere un appuntamento a Parigi il 15/5. Se era preoccupato perchè il passaporto non arrivava e manifestava impazienza di partire.

 

Se è vero che negli ultimi sei mesi imparò bene l'ebraico. Se aveva solo 45 dollari quando partì. Se è vero che nel Kibbutz non vi sono bombe a mano. Se è facile acquistarle. Se ricordano che il 17/5/1972 e nei giorni precedenti il Bertoli era nel Kibbutz. In quali periodi si è allontanato dal Kibbutz.

 

Se ha mai parlato di un secondo passaporto francese in suo possesso. Se ha detto che era nei guai fino al collo; se manifestò timore che lo uccidessero; se diede mai l'impressione di essere ricattato. Se disse che sarebbe tornato nel Kibbutz a chiarire i motivi che lo avevano indotto a recarsi lì. Se parlò mai di una donna, in Italia che lo avesse tradito. Se dimostrava interesse per le donne.

 

 

3) Accertare in quali periodi i fratelli Jemmi e il Claude sono stati nel Kibbutz, clandestinamente e non.

 

 

4) Accertare se nel Kibbtuz era possibile che vi fossero bombe a mano e del tipo trovato in possesso del Bertoli. In caso negativo dove poteva trovarsi facilmente tale tipo di arma, sempre che lo fosse un tipo diffuso in Israele (portare foto della bomba e numero di matricola).

 

 

5) Accertare da chi e da quale località francese il Bertoli ha ricevuto le numerose lettere indicate dallo Shusterman (se si trattava di raccomandate dovrebbero essere state registrate; chi distribuiva la posta nel Kibbutz potrebbe ricordare qualcosa).

 

 

6) Se è vero che il Bertoli presentò lettera di presentazione della HASHOMER HATZAIR, organizzazione Israeliana, e chi lo raccomandò presso di essa.

 

 

In quindici giorni i nostri poliziotti raccolgono queste informazioni...

 

 

QUESTURA DI MILANO

N.di Prot.0649/U.P.   Milano 3 luglio 1973

Oggetto: Procedimento penale a carico di Bertoli Gianfranco

ALL'UFFICIO ISTRUZIONE (Dr.Antonio Lombardi) MILANO

 

 

 

A seguito della richiesta della S.V. del 12 giugno u.sc. n° 2322/73, in collaborazione con la Polizia Israeliana, sono stati svolti dallo scrivente, unitamente al Maggiore Pietro ROSSI, Comandante del Nucleo Investigativo Carabinieri di Milano, accertamenti relativi ai contatti avuti dal Bertoli e al suo comportamento tenuto in territorio israeliano.

 

CONTATTI

Le persone, che hanno conosciuto il "Roberto" nel Kibbutz, hanno concordemente dichiarato che il Bertoli non ha mai fatto nome di persone conosciute in Israele. 

 

Allorquando si allontanava dal Kibbutz, il "Roberto" ha asserito sempre di essere andato a Gerusalemme, ad Ashkelon o a Tel Aviv. Non ha mai detto di essere andato a Gaza e di avere conosciuto qualche arabo.

 

Una volta, si è recato a Gerusalemme ed ha partecipato ad una manifestazione organizzata dalle "Black panthers".

 

Parlando delle sue amicizie, il Bertoli ha dichiarato di essere stato amico di Pinelli e di aver fatto parte del suo gruppo in Milano, anzi ha precisato di avergli pure inviato una lettera ( non si sa da dove e quando abbia spedito tale lettera).

 

Il "Roberto" ha pure dichiarato di conoscere persone, già di idee anarchiche, ben quotate finanziariamente. Allorquando Pinelli è morto, il Bertoli ha accusato il dr. Calabresi della sua morte, dichiarando che si sarebbe vendicato, o meglio avrebbe fatto vendetta.

 

Per quanto riguarda le sue idee politiche, i testimoni hanno riferito che il "Roberto" ha manifestato apertamente le sue idee anarchiche; ha precisato di aver militato appunto nel gruppo di Pinelli, dando anche delucidazioni circa la organizzazione dei gruppi anarchici in Italia.

 

Le conversazioni, che aveva con i suoi compagni di lavoro NOAH SHUSTERMAN ed ALEX WEINBERG, hanno avuto sempre per oggetto la situazione politica mondiale, in particolare quella italiana.

 

COMPORTAMENTO

Il "Roberto" nel Kibbutz ha sempre tenuto una condotta regolare. Di carattere chiuso, contrario al dialogo, durante le ore libere rimaneva solitamente nel Kibbutz a leggere o a fare qualche passeggiata. Una volta, in occasione di un permesso di cinque giorni è rimasto nel Kibbutz.

 

Alla richiesta dei suoi compagni di lavoro perchè non uscisse, il "Roberto" disse che preferiva rimanere all'interno del Kibbutz. Nell'ultimo periodo, cioè prima della sua partenza, il "Roberto" ha manifestato un certo nervosismo, dovuto al fatto che il passaporto non gli era stato riconsegnato.

 

Allorquando il dr. Calabresi venne assassinato, il "Roberto", il quale si trovava nel Kibbtuz, guardando in televisione il reportage, ha avuto parole di pietà per la vedova e per i figli.

 

CONTROLLI AL PORTO DI HAIFA

I controlli effettuati dalla Polizia di Frontiera su navi israeliane avvengono secondo le modalità di cui all'unito schema. Detti controlli, sia su persone che sul bagaglio a mano, vengono compiuti due volte, precisamente ai numeri 6 e 7. Si fa comunque presente che la Polizia Israeliana non dispone di apparecchiature elettroniche per i controlli.

 

LETTERE

E' stato riferito dai vari testimoni che il "Roberto" riceveva corrispondenza dall'estero, al massimo una lettera al mese. La persona che distribuiva la posta all'interno del Kibbutz ha detto che la maggior parte delle lettere proveniva dall'Italia.

 

Il "Roberto" riceveva altresì dei giornali anarchici. Lo SHUSTERMAN ha detto che il 3 maggio u.sc. (venerdì) il "Roberto" si presentò al lavoro con circa mezz'ora di ritardo, circostanza questa del tutto insolita poichè il "Roberto" era il tipo che lavorava più di quanto fosse prescritto, e che era sempre puntuale al posto di lavoro.

 

Nella circostanza di cui sopra, il "Roberto" disse che il motivo del ritardo era da attribuirsi al fatto che aveva scritto una lettera. Il WEINBERG ALEX ha dichiarato che il "Roberto" gli chiese, verso la metà di aprile, che doveva ricevere una lettera, che avrebbe determinato la sua partenza da Israele; lettera, che avrebbe determinato la sua partenza da Israele; lettera che pervenne a "Roberto", come da lui stesso dichiarato al Weinberg.

 

Quest'ultimo ha fatto presente che il "Roberto" aveva dato, o era solito dare, dei francobolli a suo figlio di anni cinque circa. Infatti, sono stati rinvenuti fra i tanti francobolli, (più di cento) due francobolli italiani da lire 40 e da lire 20.

 

Su quello da lire 40 è visibile il timbro postale Venezia-Mestre e la data 21-22 - 1972. Il Weinberg, comunque, ha precisato di non sapere se detti francobolli siano stati dati dal Bertoli al figlio.

 

Si fa comunque rilevare che è stato accertato che all'infuori del citato "Roberto" nessun altro italiano ha dimorato presso il Kibbutz Karmya.

 

BOMBA

E' stato accertato che nel Kibbutz non vi sono bombe a mano. Infatti, tale tipo di arma è in uso esclusivo ai militari. Nel kibbutz vi sono dei militari i quali coadiuvano i membri del Kibbutz nei lavori agricoli.

 

E' stato altresì accertato che il "Roberto" non è mai stato in possesso di una chiave dell'armeria per farvi le pulizie. Infatti i volontari (persone che chiedono di lavorare nei Kibbutz) non hanno possibilità alcuna di venire a contatto con gli addetti o l'addetto all'armeria del Kibbutz stesso.

 

Peraltro le armi di difesa del Kibbutz sono le seguenti: fucili - mitragliatrici ecc. e non bombe. E' stato anche riferito dalla Polizia locale che le bombe, quando vengono trasportate da un luogo ad un altro, sono disinnescate.

 

E' stato riferito dai testimoni che nell'abitazione del "Roberto" non vi erano ripostigli o mobili comunque chiusi a chiave. E' stato riferito inoltre che nei dintorni non vi sono state esercitazioni militari con lancio, quindi, di bombe, nè all'interno del Kibbutz; non si sono altresì accampati nelle vicinanze del Kibbutz militari. Si fa comunque presente che Gaza dista dal Kibbutz circa 13 chilometri.

 

PASSAPORTO

Nessuno ha fatto caso al fatto che il documento era falso. Il Bertoli ha portato solo due volte il passaporto all'ufficio competente per il rilascio del visto del soggiorno, in Ashkelon. Le altre volte, il Kibbutz trasmetteva per posta a detto ufficio il documento, che poi veniva ulteriormente trasmesso agli organi di Polizia per gli accertamenti del caso.

 

Il motivo, pertanto, che la data di rilascio di ogni rinnovo del visto è di qualche messe successiva alla scadenza del precedente rinnovo è da attribuirsi a tale circostanza, cioè il passaporto rimaneva in possesso delle Autorità, le quali dovevano vagliare l'opportunità di rinnovare o meno il visto.

 

Per quanto riguarda poi l'ultimo rinnovo, con validità solo di un mese, è stato accertato che in base alle norme del luogo, al Bertoli restava solo un mese di permanenza in Israele, essendo più di due anni; per cui le Autorità Israeliane hanno rilasciato il visto solo per quel determinato periodo di tempo; considerato anche, che la Direzione del Kibbutz aveva telefonato all'impiegato, annunciando che il Bertoli sarebbe partito da Israele.

 

Per quanto concerne gli annullamenti dei visti, è stato accertato ad Haifa, che il mancato annullamento sulle pagine 12 e 15 da parte della Polizia di Frontiera, è dovuto al fatto che i timbri di annullamento erano stati già apposti da altro organo di Polizia.

 

ESITO ULTERIORI ACCERTAMENTI

n°1 - Non è stato possibile identificare il Claude nè tale Yvonne Channet.

n°2 - Per quanto riguarda i rapporti tra il "Roberto" ed il Brakha, le persone interpellate non hanno fornito elementi utili al riguardo;

n°3 - Non è stato possibile accertare chi presentò il Bertoli alla Hashomer Hatzair di Tel Aviv, in quanto il Bertoli si presentò presso la succursale di Marsiglia.

 

Si allegano:

- incartamento dei processi verbali redatti in lingua ebraica, comprendente anche gli atti assunti dalla Polizia israeliana prima del nostro arrivo in Isralele;

- n° otto moduli redatti dal Bertoli, relativi alla concessione della proroga di soggiorno in Israele;

- prospetto relativo al percorso effettuato dai passeggeri per accedere alla nave;

- copia fotostatica dello schema della bomba;

- modello della bomba;

n° 2 francobolli italiani da Lire 20 e da Lire 40.

 

 

IL COMMISSARIO CAPO DI P.S.

(dr. Paolo MANGIAMELI)

 

 

Tutte le balle di Bertoli

Come raggirare gli abitanti del kibbutz, la polizia israeliana e chi gli capitava a tiro...

 

Esempio numero 1

 

Mittente: 20728 Maggiore BECBOR KACHLON

Stazione di ASHKALON - 18 maggio 1973.

Al Commissario locale

 

Oggetto: Promemoria.

Signore, a causa del seguito della comunicazione di Rachel Vered (vedi testimonianze allegate) ho appreso da lei che Massimo (Massimo Magri cioè Gianfranco Bertoli, nota g.m.) ha un fratello di cui non conosce il nome e che ha delle idee opposte a quelle di Massimo e che fra loro non esiste nessun contatto, così ha raccontato anche a lei Massimo che i genitori si sono separati e che anche con loro non ha alcun legame, ha inoltre aggiunto di aver conosciuto in Italia una ragazza con la quale ha convissuto per un certo periodo, fino al momento in cui si è accorto che essa lo tradiva e perciò si separò da lei e decise di recarsi in Israele, perchè la vita in Italia gli era diventata insopportabile.

 

Ha detto, altresì, di essere un uomo malaticcio e di aver lavorato come impiegato in uno stabilimento chimico e di essere rimasto intossicato dalle sostanze con le quali è venuto a contatto nello stabilimento.

 

Rachel VERED che Massimo, nel momento che ha appreso dell'assassino di Monaco e di LOD, è rimasto molto scosso e colpito, usava parlare soltanto bene di Israele e degli Ebrei in generale ed era molto educato e fine.

 

Per sua conoscenza...

(Firma illeggibile N°20728)

 

 

Carta intestata della Polizia Israeliana

Deposizione di Alex WEINBERG di Samuele - luogo di lavoro: kibbutz Karmya - Anno di nascita 1933 - Luogo di nascita: Argentina - Professione: lavora nel pollaio - coniugato con 4 figli - Religione ebraica.

 

Data: 21.6.1973; ore 14,50 - Luogo Kibbuz Harmia - Numero, grado e nome dell'investigatore: 5880 Maggiore A.HASSON.

 

Ho convocato il sopraindicato e ho ricevuto la sua seguente deposizione (segue firma illeggibile)

 

Lavoro nel pollaio del Kibbuz Harmia dal 1971. Nel mese di marzo, all'incirca è giunto un volontario di nome Roberto e dal giorno del suo arrivo è stato inviato per lavoro nel pollaio.

 

Roberto ha lavorato con me per tutto il periodo fino al suo abbandono del kibbuz. Roberto mi ha detto che è giunto in Israele da Marsiglia e non mi ha detto di essere stato in un altro paese. Parecchie volte usava raccontare sia nel pollaio, sia durante l'ora del caffè, sulle sue idee politiche e che egli apparteneva al movimento anarchico.

 

Roberto mi ha detto che è stato a Venezia, ma non parlava con me del suo passato. Roberto mi disse che egli ha un compagno che è stato arrestato dalla Polizia italiana e che secondo la sua opinione la polizia lo ha ucciso e che non è d'accordo con la versione della Polizia che è caduto dal terzo piano.

 

Egli Roberto voleva sapere cosa capitava dopo la morte del Commissario di Polizia Calabresi e perciò chiedeva dei giornali ed li portavo da Tel Aviv due volte il giornale "Corriere della Sera".

 

Ricordo che Roberto mi disse di prepararsi per un ritorno all'estero. Queste parole sono state pronunciate tra le date del 15.3.1973 e la metà di aprile all'incirca, senza indicare il movente di questo viaggio.

 

Un giorno o due prima della partenza di Roberto gli chiesi dove fosse diretto. Mi rispose di doversi recare a Marsiglia in Francia e quando gli dissi che la nave transitava per i porti italiani e perchè non scendesse in Italia, mi rispose che egli sempre andava a Marsiglia e non mi spiegò la causa di ciò.

 

Roberto non parlava mai di bombe o di incontri in Italia o di partecipare a riunioni in date stabilite. Roberto non parlava mai se era stato a Gaza all'infuori di aver accennato di essere stato a Tel Aviv od Ashkalon. 

 

Roberto non riceveva molte lettere ma quando ne riceveva una me lo raccontava e mi dava i francobolli. Roberto non mi raccontava il contenuto delle lettere e da dove arrivassero. Non so se il numero delle lettere è aumentato o diminuito nell'ultima epoca della permanenza di Roberto nel Kibbuz.

 

Ricordo benissimo che diceva che prima della partenza di aspettare una lettera. Nel mese di aprile 1973 durante un colloquio sulla partenza Roberto disse di aspettare una lettera importante che avrebbe indicato particolari sul suo viaggio.

 

Roberto mi disse ultimamente di aver ricevuto la lettera che aspettava e che voleva partire. [...] Si mostrava preoccupato e teso due o tre giorni prima della sua partenza.

Firmato: Alex WEINBERG

 

 

Carta intestata della Polizia di Israele

 

Deposizione di: Miriam COHEN - di Jona - luogo: Kibbuz Harmia - Luogo di lavoro: Kibbuz Harmia - data di nascita: 1930 - luogo di nascita: Ungheria - professione maestra - stato di famiglia: coniugata - religione: Ebraica.

 

Data: 21 giugno 1973 - ore 14,05 - luogo Kibbuz Karmia - numero rado e nome dell'investigatore: 5880 - Maggiore A.HASSON.

 

Ho visto e raccolto la deposizione seguente (firma illeggibile)

La voro nel Kibbuz Karmia come maestra di Ebraico e conosco Roberto da circa un anno da quando venne per imparare l'Ebraico.

 

Roberto non mi disse il movente che lo spingeva a studiare l'Ebraico. In principio non avevo possibilità di insegnargli perchè ero occupata con l'ULPAN (nota del traduttore: ULPAN è un corso speciale per adulti che imparano intensivamente l'Ebraico).

 

Roberto si è rivolto alla segreteria del Kibbuz e mise come condizione della sua permanenza nel Kibbuz la possibilità di studiare l'Ebraico. In caso contrario avrebbe lasciato il Kibbuz.

 

Roberto tornò da me e io lo inclusi in una classe di altri allievi ma dato che il livello della classe era superiore gli davo lezioni con un'altra alunna.

 

Durante gli studi Roberto si interessava specialmente della Bibbia e della grammatica Ebraica. Abbiamo avuto parecchi colloqui di solito di argomenti generali, fra altre cose mi disse che egli era di Milano e quando espressi l'opinione che non valeva la pena di continuare nei vagabondaggi e che avrebbe dovuto trovarsi una casa stabile egli espresse la possibilità di tornare una volta in Israele.

 

Nell'ultimo periodo aveva annunciato che avrebbe lasciato Israele. In connessione col suo viaggio aveva annullato una lezione dato che Schusterman era partito per occuparsi del suo viaggio e Roberto lo sostituiva.

 

Tutte le espressioni (parole che si trovano nel quaderno di Roberto cioè: bombe, ritirata etc. sono state studiate nella classe in connessione con le attività dei Fedajn.

 

Questa dichiarazione è stata tradotta dallEbraico in Italiano e dall'Italiano all'Ebraico davanti agli Ufficiali della Polizia Italiana Maggiore Pietro ROSSI e Commissario MANGIAMELI, Maggiore MINKOVSKI.

(Seguono le firme)

 

 

Carta intestata della Polizia di Israele

 

Dichiarazione di JEAN MICHEL YEMMI di Felix - Passaporto francese numero 75-1025724 - anno di nascita: 1950 - luogo di nascita: Parigi (Francia) - Indirizzo: Via Mong - professione: fotografo - luogo di lavoro: disoccupato - Religione: cristiano.

Data 24.5.1973 - ore 18 - luogo Bet Kechet - Numero grado e nome dell'inquirente: 12206 Ispettore Renato BARDA.

 

[...] ...Egli stesso (il Bertoli, g.m.) mi raccontò di appartenere ad una organizzazione anarchica in Italia. Il nome dell'organizzazione non me lo rivelò, ma ricordo che mi aveva detto che a questa organizazione apparteneva un compagno di nome Pinelli, che avevano ammazzato...Roberto mi disse una volta che egli avrebbe vendicato il sangue di Pinelli.

 

Voglio sottolineare che Roberto mi parlò parecchie volte di Pinelli e della vendetta del suo sangue. Io in principio non gli credevo. Ma Roberto mi disse di essere sfiduciato della vita, di non avere famiglia, nè amici, girovagava per il mondo ed una volta disse di volersi suicidare, dato che la vita gli era insopportabile.

 

Secondo la mia opinione Roberto era un anarchico e sosteneva l'idea che tutto il mondo dovrebbe diventare anarchico. Davanti a me non indicava e non appoggiava nessun ordinamento politico nel mondo. Non una volta parlava male dell'ordinamento politico in Israele, dato che secondo l'opinione di Roberto, Israele non è interessato affatto nella pace.

 

Roberto mi disse parecchie volte che egli ammirava i Palestinesi e per quanto io abbia potuto capire, Roberto appoggiava il movimento di Al-Fatah. Roberto non mi disse di collaborare con Al Fatah, ma usava parecchie volte recarsi a Gerusalemme, non so se andava verso il lato orientale od occidentale di Gerusalemme, dato che nemmeno una volta sono andato con lui.

 

Voglio sottolineare che la questione araba occupava poco Roberto, e si dedicava tutto all'ordinamento politico in Italia e gran parte dei suoi colloqui li dedicava alla politica italiana. Roberto mi raccontò di aver servito nella Legione Straniera, ma nemmeno una volta mi raccontò di aver visitato i paesi arabi.

 

[...] Io non vidi mai armi nella stanza di Roberto. Non vidi delle bombe in possesso di Roberto. Roberto mi disse una volta che cercava delle armi per la sua azione a Milano. La questione Pinelli occupava molto Roberto e sempre di essa ne parlava con me.

 

Commento - Questa deposizione proviene da un francese noto alla polizia del suo paese per le sue posizioni politiche di estrema destra (Ordre Nouveau - Jeune revolution). Quindi il suo punto di vista è già appesantito in partenza ma è anche l'unico a parlare di "Roberto" (Bertoli ovviamente) con cognizione di causa. Cioè è l'unico, con cui Bertoli poteva parlare liberamente di politica, quella che interessava a lui, una sequela di riferimenti al mondo anarchico e alla figura di Pinelli. 

 

 

Carta intestata della Polizia di Israele

 

Deposizione di NOAH SHUSTERMAN.

Data: 20.6.1973 - ore 12,35 - luogo: Kibbuz Karmia - Grado, numero e nome dell'inquirente: Maggiore A.HASSON.

 

Ho preso nota della seguente dichiarazione.

Alla domanda dell'Ufficiale della Polizia Italiana Mangiameli se avevo visto il tatuaggio sul braccio sinistro di Roberto nella forma di una A maiuscola in un cerchietto, confermo di averla vista......Dopo due o tre mesi di conoscenza, abbiamo cominciato a parlare di politica in generale e la discussione verteva sulla politica italiana. Ogni tanto parlava di bombe e simili cose.

 

Quanto a distruzioni era la sua opinione che bisognava cambiare il mondo e bisognava distruggere tutto. Anche se dovesse scoppiare una guerra atomica a condizione che tutto sarebbe di nuovo ricostruito.

 

[...] Durante le discussioni su bombe, ho avuto l'impressione che Roberto se ne intendeva in questo campo. Quando chiesi a Roberto da dove conoscesse l'uso delle bombe, mi rispose di aver studiato e di conoscere la questione. Egli mi aveva anche indicato i materiali chimici ed il modo con cui si potevano costruire le bombe. Dava l'impressione di essere pratico della materia. 

 

...[...] aveva detto di saper usare ogni tipo di armi, dopo averle osservate per breve tempo. Nei nostri colloqui sulla situazione in Italia, Roberto definì la situazione molto brutta e quando gli chiesi perchè non tornava lì mi rispose che per ora non poteva partire, senza però indicarmi la ragione di ciò.

 

[...] Roberto mi rivelò prima della sua partenza che doveva giungere in Francia fino alla data del 15.5.1973. Lì egli avrebbe dovuto incontrare un compagno che lo attendeva...[...] Roberto mi disse che andava in Francia e forse dopo sarebbe andato in Italia.

 

Ho capito che questo doveva essere una cosa importante per lui ma non conosco l'importanza di questo incontro. La preoccupazione di Roberto riguardo al suo passaporto che si trovava in quell'epoca al Ministero degli Interni, consisteva nella paura che egli dovesse giungere in Francia in ritardo per il suo incontro.

 

[...] Roberto non ha avuto alcun contatto con i fratelli Jacques e Jean Michel JEMMI, al contrario dopo che essi avevano lasciato il Kibbuz, quando alcune volte si presentavano, Roberto appena li scorgeva mi diceva di sbatterli fuori tutti e due.

Firma illeggibile.

 

Questa deposizione è stata fatta davanti a me ed è stata tradotta dall'Ebraico in Italiano e dall'Italiano in Ebraico in presenza di Ufficiali della Polizia Italiana Maggiore Pietro ROSSI e Commissario MANGIAMELI, Maggiore MINKOVSKI ed io che appongo la mia firma.

(Firme illeggibili)

 

Commento - Naturalmente ci sono altre deposizioni di appartenenti alla comunità del Kibbutz Karmya. Ma tutte queste non ci danno alcun ragguaglio sul camportamento del Bertoli. "Uomo chiuso, nessuna amicizia femminile, nessun discorso politico (mentre con altri si sfogava e addirittura eccedeva), nessun segno di nervosismo. Insomma Bertoli si era chiuso in un bozzolo, sentiva la radio, leggeva i giornali, negli ultimi tempi era solo in camera e ci si chiudeva dentro a leggere, forse l'ebraico, forse le lettere che riceveva dall'Italia.

 

Le deposizioni che abbiamo pubblicato mostrano invece il vero volto del Bertoli, anche se mascherato dalla cautela con cui aveva scelto di esprimersi. Nonostante ciò sono emerse le tendenze vere del terrorista, vere e proprie fissazioni e tante, troppe, esagerazioni e menzogne. g.m.

 

Su una cosa possiamo essere sicuri. Il periodo in Israele lo aveva tenuto lontano dalle attenzioni della Polizia Italiana e nel contempo si era preparato per il rendez-vous di Marsiglia, vera centrale per Bertoli prima di puntare su Milano il giorno 16 maggio 1973.