Verbale di interrogatorio presso il Carcere di Treviso - 11/12/71

L'anno millenovecento71 il giorno 11 del mese di dicembre ad ore 11,20 in Treviso Carceri avanti di Noi dr.G.Stiz  GI.

 [...] Sono e mi chiamo VENTURA Giovanni n. 2/11/44 a Piombino Dese. Alfabeta. Celibe. Incensurato.

 

 

Invitato a scegliersi un difensore risponde: 

Avv. Guzzon C. oggi presente, Avv. Nuvolone e in sostituzione Avv. F. Antonelli oggi presente.

 

 

Intendo rispondere.

 

In merito alle imputazioni di cui al mandato di arresto respingo gli addebiti che considero calunniosi e provocatori, artificiosamente precostituiti dal Marchesin e dal Comacchio nelle ore immediatamente precedenti all'arresto del primo. Mi risulta che vi sia stato tra Marchesin e Comacchio durante le ore immediatamente precedenti l'arresto del Marchesin la ricerca di una affannosa intesa sulla versione da articolare davanti al magistrato quando il Marchesin si fosse costituito.

 

Tale intesa si è articolata ed espressa nei verbali che mi sono stati letti oggi e mi sembra evidente nel suo disegno provocatorio. Richiamo l'attenzione su un punto di detti verbali più precisamente di un verbale del Comacchio dove vengono riprese espressamente le fantasiose denunce già rivoltemi dal Lorenzon Guido e di cui ampiamente si è occupata la stampa da due anni a questa parte.

 

Richiamo ancora l'attenzione su altro punto delle deposizioni Comacchio in cui viene ampiamente parafrasato l'art. 270 C.P. vedi f.2 cioè l'imputazione che mi venne già contestata durante il periodo della mia recente detenzione e che venne successivamente derubriacata con fattispecie penali diverse.

 

Chiedo confronto immediato col Comacchio.

 

 

ADR - Conosco il Marchesin Giancarlo. Frequentavo la 4^ ginnaio quando il Marchesin frequentava il liceo di Castelfranco. Posso dire di conoscerlo soltanto di vista e di non aver mai intrattenuto col predetto rapporti di sorta.

 

 

ADR - Non sono stato invitato al matrimonio del Comacchio. Mi trovavo a Cittadella e cercando mio fratello seppi che era al matrimonio.

 

 

ADR - Conosco il Pan il quale è stato mio dipendente a mezza giornata per alcuni mesi (credo nel 1969) epoca in cui mi occupai di una attività a carattere bibliografico e di antiquariato librario.

 

Ho avuto col Pan rapporti molto saltuari fino al licenziamento del medesimo avvenuto per inefficienza che manifestava nell'espletamento delle proprie mansioni. A questo proposito è vero che non gli fu pagato l'ultimo mensile per i ritardi, il disordine e la disattenzione con cui operava. So che durante tali periodi il Pan ottenne da mio fratello Angelo un piccolo deposito di libri che il Pan credo teneva nella sua abitazione e comunque a Rossqano Veneto.

 

Tale deposito venne costituito credo su richiesta del Pan il quale diceva di voler vendere direttamente da questo deposito personale per ricavare guadagni. Si trattava di libri d'arte di antiquariato, di ristampe anastatiche.

 

Tra questi libri credo ve ne fossero due il cui titolo è il seguente: "De Pisis - litografie" e Bertrand Gravures o peintures. Credo che tali libri attualmente per quanto mi dice mio fratello si trovino nella abitazione del Comacchio.

 

Chiedo che venga verificata tale circostanza e che vengano sequestrati i libri. 

 

 

ADR - Quello che dice il Pan a mio carico nel verbale a f.83 è falso e calunnioso. D'altro canto il Pan che ho visto recentemente ad Ascoli Piceno mi ha confermato tale circostanza.

 

E' vero quindi che sono andato ad Ascoli Piceno e spiego perchè sono andato. A Castelfranco seppi il 6 novembre mattina da due persone miei conoscenti all'edicola di Piazza Giorgione che nella casa del Marchesin era stato rinvenuto un deposito di armi. Seppi pure che il Marchesin aveva detto di averle avute dal Comacchio e che questi a sua volta le aveva avute da un mio conoscente di Rossano Veneto.

 

Poichè io conosco a Rossano soltanto il Pan mi sono premurato prima di sentire da Comacchio se era vero quanto avevo sentito  e non avendolo trovato il giorno successivo andai dal Pan. Dal padre di questi seppi che era in servizio militare ad Ascoli Piceno e perciò mi recai nella predetta città.

 

Al Pan riferii le voci correnti in Castelfranco ed egli mi assicurò di non saperne niente, di non aver parlato con nessuno, di non avermi mai accusato e di non aver mai detenuto armi tantomeno per mio conto.

 

E' vero che son tornato ad Ascoli Piceno una seconda volta con una vettura coupè gialla sportiva.

 

Apprendo solo ora che Freda Franco è pure andato a trovare ad Ascoli Piceno il Pan. Non capisco i motivi per cui Freda sia andato a fare tale visita al Pan e non conosco i rapporti esistenti tra i due.

 

Durante il mio secondo incontro col Pan questi mi disse di essere stato interrogato e di aver confermato quanto mi aveva precedentemente detto e cioè che non aveva mai detenuto armi e che i rapporti esistenti tra il Pan e il sottoscritto erano stati esclusivamente quelli esposti da me.

 

Mi disse che nella sua abitazione o in quella della nonna era stata rinvenuta durante una perquisizione una pistola di marca americana e un silenziatore.

 

Disse di non poter spiegare tale rinvenimento e disse che qualcuno doveva averla collocata a sua insaputa.

 

Mi stupisco delle accuse del Pan. Ribadisco che le accuse rivolte dal Comacchio e dal Pan sono false e ripeto che voglio confronto riservandomi di agire contro di loro e di indicare testi.

 

 

ADR - Ove si trovasse il giorno 12 dicembre 1969:

Ho già risposto in merito al Giudice Istruttore di Roma e confermo quanto gli riferii. Un mese e mezzo fa ho incontrato un giornalista dello Espresso il quale mi fece la stessa domanda. Poco dopo ed esattamente sul numero del 21 novembre uscì un articolo del predetto giornalista ove si legge che io il 12 dicembre sarei stato in compagnia del Sig. Piero Gamacchio di Roma.

 

Io al giornalista non feci assolutamente il nome del Gamacchio in relazione alla mia presenza a Roma quel giorno. Presente al colloquio col giornalista Scialoia c'erano alcune persone che mi riservo di indicare. Ho letto sull'ultimo numero nell'inserto dell'Espresso la smentita del Gamacchio che prevedevo e che è legittima.

 

 

Letto confermato e sottoscritto

 

Giovanni Ventura