INTERROGATORIO DELL’IMPUTATO PRESSO LE CARCERI GIUDIZIARIE DI MONZA IL 10 GIUGNO 1972 ORE 10,35

 

La strategia di Ventura - 10/6/72  (1)

 

G.I. dott. Gerardo D’Ambrosio

 

 

Ventura Giovanni

Interrogato sui fatti di cui al mandato di cattura del G.I. di Treviso

 

 

 

Ventura – Non intendo avvalermi della facoltà di non rispondere. Faccio una sola riserva: gradirei che le contestazioni che mi vengono elevate mi siano fatte in contraddittorio con i testi e con gli imputati che contrastano la mia versione dei fatti.

 

 

 

Il Giudice istruttore chiede all’imputato come sia venuto in possesso dei documenti rinvenuti nella sua cassetta di sicurezza, documenti che, come si ricava dalle sigle, dall’oggetto e dal riferimento ad agenti, non possono che appartenere ad un servizio di informazione.

 

 

L’imputato risponde: Me li ha dati un personaggio che ha un ruolo di carattere diplomatico nell’ambasciata rumena. Un personaggio di cui non mi sento di rivelare il nome per quei rapporti di lealtà che sono sempre intercorsi fra me e lui, per cui ora sarebbe estremamente inopportuno tirarlo dentro in cose in cui è assolutamente estraneo.

 

 

 

G.I. – Conosce i nomi di “T” (VI) e “Z” che sono menzionati nel rapporto n° 282 del 16 maggio 1969?

 

 

Ventura – Al tempo in cui ho ricevuto i rapporti sarei stato in grado di dire chi fossero, adesso non li ricordo più.

 

 

ADR – Ero informatore della persona che ha redatto i rapporti sequestrati nella mia cassetta di sicurezza, o meglio davo a lui informazioni in cambio di altre informazioni da utilizzare per il mio lavoro editoriale. Vi era inoltre un mio interesse personale ad un aggiornamento immediato sull’evolversi della situazione politica ad ogni livello.

 

 

ADR – Non ero “T” (VI) né “Z” e non credo di avere avuto una sigla. D’altra parte, proprio per le ragioni sopraddette non mi venivano dati i rapporti delle notizie da me fornite proprio in quanto trattavasi di notizie […]

 

 

ADR – Fra gli altri credo di aver ricevuto anche l’incarico di fornire notizie sul gruppo di “AR” di Freda.

 

 

ADR – Non so esattamente i nomi di tutti i componenti del gruppo. So che le persone più vicine al Freda nella sua attività politico-libraria erano: Toniolo Ivano, Aldo Trinco, Marco Pozzan e Balzarini e per un certo tempo anche Romanin. Intendo precisare che io il Balzarini l’ho visto solo un paio di volte e so solo che aveva rapporti di stretta amicizia con il Freda di vecchia data e so che con il Pozzan lo aiutava nella sua attività editoriale.

 

 

ADR – So che Freda aveva contatti anche con altri gruppi neofascisti extraparlamentari. In particolare so che aveva stretti contatti con Paolo Orsi di Ferrara, intorno al quale gravitavano giovani universitari meridionali della Calabria e della Basilicata. Mi risulta che periodicamente (ogni 7 o 10 giorni) il Freda si recava a Ferrara. Andava anche a Roma /7 o 10 volte all’anno) ed aveva contatti con il Centro Studi Ordine Nuovo, almeno aveva, per quel che mi consta rapporti librari. Aveva anche rapporti diversi con un certo Sella di Monteluce che pubblicava un giornale anti-giudaico, mi pare “Riscossa del Popolo”.

 

 

ADR – Non sono in grado di dire se Freda abbia avuto contatti con Lotta di Popolo, prima che fosse tentata l’unificazione con il movimento Giovane Europa.

 

 

ADR – Non so se del gruppo di Freda facessero parte nuclei di Roma e di Milano, così come lei mi dice che ha affermato Lorenzon.

A questo punto l’Ufficio da lettura dei rapporti n° 0281 del 4/5/69 e n° 0282 del 16/5/69 e fa presente quindi all’imputato che non appare verosimile che egli, dato il contenuto dei rapporti, non abbia seguito attentamente l’attività del gruppo Freda.

L’imputato risponde: Dal febbraio 1970 non ho avuto più contatti con l’autore dei rapporti. A quella data infatti ero ormai compromesso e non avevo più possibilità di fornire materiale di informazione.

 

 

ADR – Non so a chi andasse l’originale dei rapporti. So che dei rapporti venivano redatte diverse copie, di cui una andava anche in Francia, ad un gruppo filo gollista, che tendeva a stabilire un determinato tipo di rapporti con l’Est Europa. Tengo a precisare che i rapporti informativi erano da me custoditi nel mio ufficio e che furono portati in una cassetta di sicurezza da mia madre, dopo il mio arresto.

 

 

ADR – Freda non era l’unica persona che io seguivo per scambiare informazioni.

 

 

ADR – Freda non mi ha mai rivelato le fonti del terrorismo in Italia dopo il luglio 1969. Dal Freda ho avuto solo delle conversazioni e delle valutazioni sugli attentati, attentati sempre commentati favorevolmente dal Freda, quali ne fossero gli apparenti autori ed indipendentemente dalle matrici politiche che li ispiravano. In particolare, una sola volta Freda mi fece capire di non essere straneo ad un attentato e precisamente a quello della Università di Padova, avvenuto ad aprile. In particolare mi disse, con tono che non lasciava adito ad equivoci che era a cena con una sua amica.

 

 

ADR – Non so dove fosse Freda l’8 agosto.

 

 

ADR – L’8 agosto io ero a Roma e ricordo che la sera cenai con amici fra cui il trapani e Giannola. In quella occasione ricordo pure che mi trattenni a Roma per alcuni giorni.

 

 

ADR – Quando non andavo in albergo dormivo in casa del Massari. La pensione era la “Locarno”.

 

 

ADR – Non so se il Freda sia andato a Roma nei giorni immediatamente successivi gli attentati del 12/12/69. Può darsi, ma non lo ricordo.

 

 

ADR – Non so dove alloggiasse o meglio dormisse Freda quando andava a Roma. Non me lo ha mai detto. Una sola volta mi disse di aver pernottato a Firenze dalla sorella.

 

 

ADR – Freda mi parlò qualche volta anche di Rauti. Prevalentemente me ne parlò quando era in ballo il rientro del Centro Studi di Ordine Nuovo nel MSI. Me ne parlò disapprovando l’iniziativa del Rauti. Ciò nonostante mi risulta, per avermelo detto lui stesso, che mantenne i contatti con il Centro Studi e che non aderì al gruppo dei dissidenti che prese il nome di Ordine Nuovo.

 

 

ADR – Per quanto mi risulta i contatti con Ordine Nuovo non avvenivano attraverso Rauti, ma attraverso altre persone. Con il Centro Studi di Ordine Nuovo il freda cercò e raggiunse un accordo per la distribuzione e diffusione, a mezzo della sua organizzazione, delle sue pubblicazioni.

 

 

ADR – In occasione degli attentati dell’8 agosto, Freda fece i soliti commenti di apprezzamento. Ricordo che fra l’altro usò l’espressione “Finalmente ci si muove!”. Non riuscii a sapere altro di più preciso. In altri termini al di là dell’entusiasmo non ne usciva niente.

 

 

 

A questo punto l’Ufficio fa presente all’imputato che la sua posizione processuale non è affatto tranquilla, dato che il Lorenzon non pare né pazzo né mitomane, specie dopo che alcune sue affermazioni sono state confortate da riscontri obbiettivi, quale quella dell’acquisto dei timers da parte del Freda e quello che, in relazione ai timers, il Lorenzon abbia fatto riferimento ai primi di ottobre, quando i timers furono acquistati alla fine di settembre. L’Ufficio invita quindi l’imputato a meditare adeguatamente sulla sua posizione processuale ed a cercare di superare le indecisioni finora mostrate nel rivelare la verità. Su richiesta dei difensori l’interrogatorio viene quindi sospeso alle ore 13,30.

 

 

 

L’Ufficio autorizza altresì i difensori ad un colloquio con l’imputato. Successivamente, alle ore 15, riaperto il verbale l’imputato spontaneamente dichiara: “Chiedo preliminarmente di essere posto a confronto con il Fabris e con il Freda”.

 

 

 

L’Ufficio fa presente che per procedere a confronto occorre che vi siano situazioni di contrasto che fino ad ora non si sono manifestate e pertanto lo invita a dare la sua versione dei fatti. L’imputato afferma che egli non ha assolutamente idea di chi possa essere il fabris ed escludendo comunque la persona nello studio del Freda, possa aver assistito alla consegna di un timer. Egli ricorda però che in quel periodo, o meglio nell’estate, nonsa se prima o dopo gli attentati dell’agosto, si recò fra le 13 e le 14 nello studio del Freda. Quivi trovò una persona non molto alta e con nessun particolare carattere somatico distintivo, ma con accento veneto, la quale stava terminando un colloquio con il Freda.

Quest’ultimo lo fece entrare ugualmente nel suo studio e continuò a parlare con la persona di cui sopra. Detta persona che aveva in mano un oggetto a forma, non ricordo se cilindrica od a spigoli, comunque con la parte alta più ampia, e delle dimensioni di circa 18-20 cm (altezza) parlava della possibilità di trasmettere impulsi radio a distanza, per azionare meccanismi. Ciò però alla fine del discorso ed in maniera piuttosto approssimativa. In precedenza invece avevano parlato in termini tecnici di potenza di radio trasmissioni e di lunghezza d’onde.

Tanto è vero che egli ricollegò il discorso al fatto che il Freda si stesse interessando in quel momento della radio-GAP (Gruppi di Azione Partigiana, nota del curatore) di trento da un punto di vista professionale.

 

 

 

Il Ventura fa presente che il colloquio, alla sua presenza, non si protrasse più di 5 minuti…[…] merito del Fabris, nei suoi confronti nel corso di un confronto se fosse la persona che lui vide, potrebbe assumere un significato particolare.

 

 

L’imputato quindi spontaneamente dichiara in relazione alle ragioni del richiesto confronto con Freda: “Il Freda, dopo gli attentati dell’8/8/69 mi disse chiaramente che egli sapeva chi li aveva organizzati ed eseguiti, senza peraltro farmi i nomi né dirmi se erano persone che egli conosceva. Mi disse però alcuni attentatori, in quanto sospettati e per la precisione tre, si erano allontanati dall?italia e rifugiata in Spagna. Mi spiegò anche che gli attentati erano i primi di un più ampio piano di azione. Mi spiegò, in altri termini, che questo piano era stato ideato e veniva posto in essere non da un singolo gruppo esistente ma da un gruppo enucleato che godeva l’appoggio o meglio l’avallo tacito di forze politiche moderate.

 

 

ADR – Nonostante io lo sollecitassi, non volle darmi ulteriori precisazioni sugli autori e sui finanziatori del piano. Comunque mi fece capire che vi era tutto un retroterra politico-parlamentare che avallava questa strategia o meglio che traeva profitto, avvantaggiandosenedi questa strategia che non gli era sconosciuta. Successivamente, prima da cartelle informative passatemi dalla persona di cui non ho voluto fare il nome e poi da un servizio pubblicato dal settimanale “Vie Nuove”, ebbi conferma che gli attentati dell’agosto non erano che il prodromo di ulteriori più gravi attentati, attentati che si erano poi concretizzati in quelli del 12/12/69 e che, così come aveva detto il Freda, si inquadravano in una strategia di progressione nel terrorismo. In altri termini Freda in occasione degli attentati dell’agosto mi aveva detto che la situazione politica avrebbe potuto trovare uno sbocco, nel quadro di una prospettiva di restaurazione, intensificando il programma di attività terroristica, accompagnata da attività diretta a riunire tutti i gruppi aventi come interesse l’abbattimento delle istituzioni e dell’apparato democratico.

 

 

 

L’Ufficio da atto che si è proceduto a tutto l’interrogatorio con l’uso del magnetofono e che hanno assistito i difensori dell’imputato avvocatti Ghidoni e Caprara ed i Pubblici Ministeri dr. Alessandrini e dr. Fiasconaro.

 

 

A questo punto l’Ufficio fa presente all’imputato che l’ultimo rapporto informativo è datato 18/8/70 e che ciò smentisce quanto da lui dichiarato, che cioè nel febbraio 1970 sarebbero cessati i suoi rapporti di scambio di informazioni.

 

 

 

L’imputato risponde: “Non ricordavo l’esistenza di questi ulteriori rapporti e non ricordavo di aver rivisto quella persona fino all’agosto 1970.

 

 

 

Riletto il verbale l’imputato precisa:

1) che egli al tempo sapeva che erano stati arrestati alcuni giovani sospettati di appartenenza a radio-GAP di Trento;

2) che il Freda fece il commento sulla fuga in Spagna di tre persone dopo che egli gli aveva mostrato il Corriere della Sera, che indicava i nomi di tre dei sospettati, senza dire se essi fossero effettivamente gli autori materiali.

 

Letto confermato e sottoscritto e chiuso alle ore 19,30.

 

Giovanni Ventura