Bobina n.3 parte prima p.114 6071-95 Atti non acquisiti dalla Corte di Assise

INTERROGATORIO NEL CARCERE GIUDIZIARIO DI MONZA DI VENTURA GIOVANNI DEL 10 GIUGNO 1972

 

La strategia di Ventura - 10/6/72  (2)

 

G.I. – dott. D’Ambrosio

P.M. – dott. Alessandrini

 

 

 

G.I. – Ventura, nella sua cassetta di sicurezza furono sequestrati dei documenti fra cui quei documenti, che almeno apparentemente, sono di un servizio segreto. Lei come è venuto in possesso di questi documenti? Lei ha sempre la facoltà di non rispondere, ecc. Intende valersi di questa facoltà?

 

 

Ventura – Vorrei fare una riserva che è stata proposta l’altra volta, anzi l’unica volta in cui ci siamo incontrati. Cioè io gradirei, ed è una richiesta di una certa intensità, che in presenza di contestazioni che riguardano, e che facciano riferimento a posizioni di coimputati o testi, o presunti tali, o comunque dichiarazioni di altri soggetti del processo, che queste mi fossero elevate nella sede di un confronto diretto con queste persone.

 

 

G.I. – Con Lorenzon?

 

 

Ventura – Non dico solo Lorenzon, dico tutte quelle persone….

 

 

G.I. – Al confronto potrò procedere solo quando mi saranno pervenuti gli atti, per avere una visione completa prima di procedere. Nelle domande che le faccio, ora, non ha bisogno di confronto.

 

 

Ventura – Allora, non intendo valermi della possibilità di non rispondere. Non l’ho mai fatto e non lo farò mai.

 

 

G.I. – Mi avete detto che un confronto fra lei e Lorenzon c’è stato?

 

 

Ventura – Sì, c’è stato, ma limitato. Si riferiva a quei termini precisi.

 

 

G.I. – Adesso stiamo parlando di altre cose. Io vedo questi rapporti che evidentemente sono stati fatti da persone competenti, con delle sigle che indubbiamente corrispondono ad un servizio, altrimenti non avrebbero delle sigle.

 

 

Ventura – Ad una agenzia.

 

 

G.I. – Ad una agenzia?

 

 

Ventura – C’è un’agenzia che si chiama ADN. COROMUS. E’ una agenzia di stampa italiana. Ci sono agenzie inglesi.

 

 

G.I. – Dunque, queste sarebbero notizie di agenzia?

 

 

Ventura – Sì, notizie di agenzie riservate.

 

 

G.I. – Quali agenzie?

 

 

Ventura – Agenzie di informazioni. Più precisamente le posso dire che ho avuto questi rapporti, che possono essere chiamati più precisamente “schede”, da persone che erano vicine all’ambiente dell’Ambasciata Rumena, e che si servivano di fonte di informazione, evidentemente di ambienti francesi, collegate con una certa area del gollismo. Cioè all’area del gollismo aperta ai paesi dell’Est.

 

 

G.I. – E non ci può dire chi è questa persona?

 

 

Ventura – No. Questa persona ha una veste diplomatica e quindi non credo opportuno. Anzi credo assolutamente di non poter dire di chi si tratta.

 

 

G.I. – In che tempo ha avuto questi?

 

 

Ventura – Tutti in una data.

 

 

G.I. – Li ha avuti man mano?

 

 

Ventura – Sì, alcuni.

 

 

G.I. – Pochi giorni dopo la data che è segnata?

 

 

Ventura – Non saprei dire con esattezza. Dieci-quindici giorni dopo la data…

 

 

G.I. – Che lei dice potrebbe essere anche stampa inglese. Senonchè queste persone, che queste informazioni fanno riferimento a delle sigle, a delle….per esempio, su quel che più interessa noi… “Ecco gruppi italiani e stranieri a favore di una formula centrista, di eventuali attentati terroristici per favorire la manovra….

E’ il seguito di un altro rapporto che è del 4 maggio dello stesso anno:

“Elementi politici ed economici italiani appoggiati anche da ambienti stranieri, hanno deciso la sospensione del Centrosinistra in Italia con una formula sostanzialmente centrista. In precedenza alcuni elementi sopraindicati, o altri, avrebbero propostoal PCI una formula con DC-PCI, con l’intento di creare una situazione politica stabile, ottenendo il rifiuto da parte dei comunisti. L’operazione del “centrismo” verrebbe effettuata attraverso i seguenti fatti:

- Frattura del PSI con uscita della corrente Socialdemocratica-Tanassi dal Partito;

- successo della corrente di Piccoli al Congresso DC.

- Reazione di una parte dell’opinione pubblica favorevole al ritorno del “centrismo” unitamente al vertice della RAI TV da parte del gruppo economico Monti;

- eventuale mandato di attentati terroristici per convincere l’opinione pubblica della pericolosità di mantenere l’apertura a sinistra;

- gruppi industriali del norditalia finanzierebbero gruppi intitolati “neofascisti” per fare esplodere alcune bombe;

- lavoro psicologico sulle forze armate, che sarebbe condotto personalmente da Saragat e da Pertini;

- Non si esclude il ricorso di nuove elezioni politiche e generali per poter venire ad una nuova maggioranza di “centro” appoggiata dai socialdemocratici, dalla DC, dai repubblicani. Il PLI sarebbe d’accordo, ecc.”.

A questo rapporto qua fa seguito l’altro rapporto 0288:

“In base a nuovi elementi di giudizio raccolti nelle zone operative, “CDS” ritiene che gli ambienti industriali del Norditalia disposti a finanziare attentati, siano principalmente del gruppo Monti…”.

Capisce che come notizie di agenzia sono date in maniera un po’ strana, con riferimenti a sigle. Non capisco bene perché dovrebbe essere mantenuto segreto questo….

 

 

 

Ventura – Si riferisce probabilmente all’epoca in cui ho ricevuto gli elenchi. Allora, sarei stato in grado di stabilire chi era TS, o chi era d’accordo con TS. In questo momento non ricordo.

 

 

G.I. – Questo rapporto è del maggio 1969, l’altro è del maggio 1969. Sono davvero impressionanti questi rapporti, tanto più che dopo si hanno quelle lettere di finanziamenti Monti-Rauti che concordano con questi rapporti. L’acquisto dell’Eridania che possiede il pacchetto della poligrafici…del Resto del Carlino. Tanto più impressionanti che lei dice di averli avuti pochi giorni dopo. Quindi, questi rapporti fatti così bene contengono delle cose che per il 99% si sono avverate. Quando entrò in possesso di questi rapporti? Come, quando, perché?

 

 

Ventura – Non posso aggiungere di più, perché dovrei fare il nome? Dovrei dirle dove abita questa persona.

 

 

G.I. – A questo punto, lei ha una possibilità di scelta: o fare un atto di coraggio, e spiegare come e perché sono avvenuti i fatti del ’69, ma, ci vuole un atto di coraggio, oppure rischiare di rimanere coinvolto nei fatti del dicembre 1969. A lei la scelta. Ho detto al suo avvocato perché potrebbe essere estraneo ai fatti del dicembre 1969 perché lo dice Lorenzon. Ho letto anche la deposizione di Lorenzon in cui dice che lei si sarebbe tirato indietro. Ad un certo punto, si sarebbe tirato indietro per una ragione che rispecchia la sua personalità, cioè il rispetto della vita umana. Quindi, ad un certo punto io sono venuto da lei per darle un’ultima possibilità: dirci perché se ne è uscito? Quale era il piano di questa organizzazione? E, forse per un certo periodo perché ne ha fatto parte? E perché ha seguito le mosse passo per passo?

 

 

Ventura – Non è la stessa cosa.

 

 

G.I. – Non è la stessa cosa, comunque a questo punto qua lei deve fare una scelta precisa! O stanno in quei termini che le ho detto io, che lei ha seguito le mosse di questa organizzazione passo per passo, oppure lei ha fatto parte di questa organizzazione, come ha detto Lorenzon, per un certo periodo di tempo e poi se ne è tirato indietro, perché ha capito che stavano oltrepassando i limiti che non potevano essere condivisi da lei.

 

 

Ventura – Questo volutamente.

 

 

G.I. – Quindi, lei adesso prima di rispondere, mi stia a sentire: lei in questo momento deve fare una scelta difficile. Io la capisco chenon è facile…

 

 

Ventura – Durante l’interrogatorio io le chiesi, molto apertamente cosa Freda avesse detto, e come avesse giustificato il possesso dei timer.

 

 

G.I. – Lei sa perfettamente come Freda ha giustificato.

 

 

Ventura – Sì, lo so. Avevo chiesto anche un confronto tra me e Freda in cui tutti questi punti fossero posti nei termini precisi.

 

 

G.I. – Guardi Ventura, se lei dovesse fare delle ammissioni dopo determinate prove, così come è successo per Freda in relazione all’acquisto dei timer, la sua posizione diventerebbe diversa.

 

 

Ventura – Non ci sono prove, dottore!

 

 

G.I. – Questo lo dice lei!

 

 

Ventura – Non ci sono prove, perché non possono esistere.

 

 

G.I. – Non possono esistere?

 

 

Ventura – Non esistono perché non possono esserci.

 

 

G.I. – Questo lo lasceremo decidere alla Corte d’Assise. Allora?

 

 

Ventura – No, a meno che lei non possiede solo quello che è stato raccolto finora. Possiamo aggiungere i nomi di altri testi che posso dirle io.

 

 

G.I. – Lascia perdere i testi! Se lei lo vuole fare, lo faccia. Altrimenti chiudiamo il verbale e ce ne andiamo. Lo interrogherò dopo in maniera molto diversa!

 

 

Ventura – Su questo punto non posso aggiungere altro.

 

 

G.I. – Lei ha il preciso interesse alla situazione politica italiana, sul modo di operare di determinati gruppi…Dopo quel che è stato provato,lei era amico intimo di Freda, il quale Freda in questa vicenda c’è dentro fino al collo. Su questo, credo, non ci siano dubbi.

 

 

Ventura – Questo è fuori discussione.

 

 

G.I. – E’ venuto fuori l’acquisto dei timer per pura combinazione…Se Freda non avesse commesso l’imprudenza di telefonare alla Elettrocontrolli di Bologna. E c’è di più. Freda ha ammesso non solo l’acquisto dei timer da 60, ma anche da 120 minuti. E questo spiega le bombe all’Altare della Patria. Sono uscito pazzo per sapere come erano riusciti a mettere la bomba, come avessero fatto ad entrare in un monumento quando era chiuso. Tanto è vero che fecero un’ispezione, che ha dato adito…. Queste cose vanno considerate nel loro complesso. E come ho sempre detto che nel processo indiziario non vale l’indizio preso da solo perché qualsiasi indizio preso da solo non regge.

E’ chiaro che il solo acquisto dei timer da parte di Freda non ci direbbe assolutamente niente. Ci direbbe qualcosa, ma non sarebbe un elemento di prova. Fatto sta che questi timer acquistati da Freda, questi interruttori a tempo sono stati usati per l’unica volta in questi attentati. Controllati anche dal Ministero dell’Interno questi timer qua, e acquistati appena due mesi prima dal Freda.

Non solo, ma quella serie possedeva un difetto, cioè i morsetti erano parte in ottone e parte in ferro. E quelli acquistati dal Freda lo stesso difetto riscontrato sui timer di Piazza Fontana, perché riescono a recuperare tre morsetti: due sono in ferro, e uno in ottone. Quindi questo, già dà una consistenza maggiore. Lei dirà per quale ragione la Polizia non riuscì a mettersi sulle tracce di Freda immediatamente? Purtroppo, perché le indagini furono condotte su un timer della stessa RICA che però non poteva essere usato in quanto chiudeva il circuito immediatamente. Su questo timer la Polizia fece indagini. Ora tutto ciò vorrebbe dire anche poco, ma acquista sostanza. E non potevamo pensare ad un Lorenzon mitomane quando alcune cose che ha detto Lorenzon e che è stato possibile controllare risultano fondate. Quindi, alcune cose dette in epoca non sospetta…

 

 

 

 

Ventura – Ignoro assolutamente i termini.

 

 

G.I. – Juliano aveva in un suo rapporto fatto riferimento ad una organizzazione che faceva capo a Freda, un certo avvocato di Padova, e un certo Ventura, libraio di Treviso, e da un non meglio identificato custode…

 

 

Ventura – Non è che sia stato…

 

 

G.I. – Arriva Lorenzon, un po’ dopo gli attentati, ed incomincia ad accusarsi. Evidentemente, un uomo che aveva per lei una saldissima amicizia.

 

 

Ventura – Sì, ma anche una visione molto problematica.

 

 

G.I. – Di questi rapporti lei aveva mai parlato con Lorenzon? Li aveva mai mostrati a Lorenzon, o ad altre persone?

 

 

Ventura – Probabile che ne abbia mostrato qualcuno a Lorenzon. C’era un di….credo di averne mostrato qualcuno…

 

 

G.I. – E allora, perché dire la verità su questi particolari e mentire sugli altri?

 

 

Ventura – Non è detto che Lorenzon dica la verità su questi particolari e mente sugli altri. Lorenzon ha recepito tutta una serie di elementi di cui ha dato per alcuni una descrizione e una narrazione pressoché esatta. Per esempio, su uno di questi rapporti dice che si prevedeva con un notevole anticipo l’invasione della Cecoslovacchia. Il rapporto, data la fonte da cui uscivano queste notizie, evidentemente prevedeva che un certo tipo di influsso, di pressione sarebbe stata esercitata dai membri del Patto di Varsavia sulla Cecoslovacchia.

 

 

G.I. – Non divaghiamo, ritorniamo al problema centrale.

 

 

Ventura – No. lei dice: Lorenzon ha dato dati precisi. Perché non dobbiamo credere a quel che dice Lorenzon?

 

 

G.I. – Lei ha negato quella conversazione telefonica di quella famosa sera del 18 aprile 1969. Io ho ascoltato i nastri con molta attenzione, e alla sua voce mi sono abituato.

 

 

Ventura – Io non ho mai ascoltato la mia voce registrata. Io ho detto soltanto che…

 

 

G.I. – Mi pare che stia prendendo sotto gamba questo procedimento.

 

 

Ventura – La voce che si percepisce non è la mia. Conosco la voce di Freda.

 

 

G.I. – Lei ci andava molto malvolentieri a quella riunione. Si capisce dal tono della voce.

 

 

Ventura – La voce che mi viene attribuita non è la mia. Dottore, io quella sera non avevo un appuntamento per andare ad una riunione. Purtroppo non sono in grado di dimostrare che quella sera ero a Venezia, a cena da amici. Non sono in grado di dimostrarlo per la semplice ragione che sono passati tre anni. Per questo semplice motivo.

 

 

G.I. – E come si ricorda, allora, perfettamente che era al cinema?

 

 

Ventura – No, era scritto sulla mia agenda. Non è che me lo ricordo io. Si figuri se io me lo ricordo.

 

 

G.I. – Possibile che Freda non le abbia neanche, poi, parlato di questa riunione? Non abbia seguito il rientro di Ordine Nuovo nel MSI?

 


Ventura – E’ un elemento scontato. Io le ho detto quali erano i miei rapporti con Freda.

 

 

G.I. – nella famosa telefonata: “C’è mio fratello?”

 

 

Ventura – Mio fratello non aveva rapporti con Freda; non solo perché fra mio fratello e Freda c’è una antipatia di ordine politico perché l’elezione a sinistra di mio fratello è molto precedente alla mia…E’ al di fuori di qualsiasi operatività e di qualsiasi ottimismo. Ecco! Accanto a mio fratello c’era Freda! Dove sono state raccolte queste notizie? Le assicuro che non può essere possibile!

 

 

G.I. – Nella cassetta sono state rovate solo queste schede. Nelle schede, altre schede indubbiamente neofasciste. Una annotazione di pugno di Freda scritta malissimo….Perchè se l’è conservata?

 

 

Ventura – Erano delle schede che io avevo confezionato, allestito, da notizie avute attraverso questi rapporti, e in parte erano state reperite direttamente attraverso lo spoglio della stampa, ecc.

 

 

G.I. – Quelle schede sono state divise, comunque dal Freda?

 

 

Ventura – Sto arrivando a questo. Queste schede erano state allestite in un volume a puntate che si stava preparando. Poiché una di queste schede rivelava direttamente Freda, poiché mi interessava una verifica sugli aderenti ai singoli gruppi o movimenti, io feci vedere al Freda le schede, il quale corresse su alcuni punti, le rettificò, le allargò.

 

 

G.I. – Visto che lei li ha sentiti da vicino, diciamo, anche per l’interesse scientifico?

 

 

Ventura – Non diciamo scientifico.

 

 

G.I. – Quali erano gli aderenti al gruppo di freda? Lei non li può ignorare perché mi ha fatto i nomi per altri gruppi.

 

 

Ventura – Sì, i nomi adesso glieli dico. Bisogna precisare che quando si dice gruppo di Freda, si dice qualcosa di assolutamente anomalo perché c’è l’espressione di un gruppo che si qualifica a livello personalistico. Questo è il gruppo di Freda….

 

 

G.I. – Mi parli dei rapporti con gli altri gruppi, del 1969. Il rapporto di Freda con gli altri gruppi. Con quali altri gruppi neofascisti aveva contatti?

 

 

Ventura – Sto cercando di localizzare i discorsi. So che il rapporto con Orsi ha vecchia origine, per l’estrazione di Orsi. Orsi, per quel che so, ..gravitavano alcuni elementi dell’Università di Ferrara, prevalentemente meridionali. Poi, credo, siano gli stessi che si sono attivizzati durante il periodo di detenzione, che abbinavano il mio nome e quello di Freda, assolutamente indebito, in un comunicato che io ho dovuto fare.

 

 

G.I. – Con gruppi di Milano aveva contatti?

 

 

Ventura – No, con milanesi non ricordo. Qui naturalmente si parla quando si diceva della Giovane Europa. Si diceva un agglomerato di personaggi i quali hanno diramazioni più o meno a livello nazionale.

 

 

G.I. – Del 1969?

 

 

Ventura – No, erano rapporti precedenti al 1969, con Orsi. Perché c’era tra l’altro una situazione di carattere privato, personale, di Freda con la moglie di Orsi. Certamente prima del 1969. Credo che Orsi avesse rapporti con personaggi di Rimini e dell’Emilia Romagna in genere, fino alla fascia adriatica. Questi miei interessi tra l’altro vanno parallelamente a un certo tipo di attività. Non è che siano intensi. Non è che io facessi solo questo per tutta la mia giornata. Questo era marginale alle altre attività che si integravano con esso.

 

 

G.I. – Giovane Europa ha tentato, ad un certo punto, la fusione con un altro gruppo che si era costituito nel 1969, gruppo di “Lotta di Popolo”. Questo risulta chiaramente con il congresso tenuto a Napoli nella prima metà del 1969. Freda era anche in rapporti con “Lotta di Popolo” o no?

 

 

Ventura – Se Orsi ebbe rapporti con quegli ambienti?

 

 

G.I. – Io parlo di rapporti diretti.

 

 

Ventura – Non sono in grado di dirlo.

 

 

G.I. – Lei sa perché aveva costituito il concorso di popolo?

 

 

Ventura – Io ricordo di aver letto, di aver visto, probabilmente scritto da qualche parte, ma adesso non saprei dirlo. Non so neanche se ci sia un gruppo milanese.

 

 

G.I. – Sempre Lorenzon che questo gruppo a cui faceva parte anche Freda aveva un nucleo a Roma e un nucleo a Milano.

 

 

Ventura – Quale gruppo?

 

 

G.I. – Quello di Freda. Se lei non sa quali erano i componenti del gruppo milanese, almeno sa quali erano quelli del gruppo di Roma?

 

 

Ventura – Io lo sento adesso che c’è un nucleo a Milano e uno a Roma. Non solo non li conosco, e per quanto mi riguarda non esistono, ma non ricordo che Lorenzon abbia detto una cosa del genere.

 

 

G.I. – Lo avrebbe detto lei a Lorenzon, non Lorenzon.

 

 

Ventura – No, quel che io ho detto a Lorenzon è un discorso, quel che ha detto Lorenzon è un altro discorso.

 

 

G.I. – Le dico tre….

 

 

Ventura – Un parlato di una articolazione in gruppi che riproduce esattamente credo ls struttura che ha rapporti all’OAS.

 

 

G.I. – Un triangolo?

 

 

Ventura – Sì, triangoliamo.

 

 

G.I. - Certo, a cui hanno preso modello tutti quanti, di destra, o di sinistra. Tutti si sono ispirati a quella organizzazione già collaudata. Un modello molto ben collaudato.

 

 

Ventura – Sono certamente cose che Lorenzon ha preso da un libretto sulla guerra rivoluzionaria, ma non da me. Insomma, mentre io leggevo un libro, Lorenzon ne leggeva un altro. Si è interessato della guerra del Nordafrica.

 

 

G.I. – Lei veniva spesso a Milano nel 1969?

 

 

Ventura – Sono venuto complessivamente, credo, 3 – 4 volte.

 

 

G.I. – Le è venuto in mente, pensandoci su, chi era questo “TS6” e questo “Z”?

 

 

Ventura – Non lo so.

 

 

G.I. – Lei ha detto che lo sapeva. Non lo ricorda o non lo vuole dire?

 

 

Ventura – E’ da escludere che non lo voglio dire. Le ripeto che questo “TS6” e questo “Z” non lo so.

 

 

G.I. – Questo TS6 e Z erano persone che seguivano questi gruppuscoli di destra che avrebbero preparato ed eseguito questi attentati. Quindi se ci rivela TS6 e Z, ci rivela naturalmente, con ogni probabilità, chi sono gli autori di questi attentati.

 

 

Ventura – Anche questa, mi permette, è una ipotesi radicalizzata in questi termi per questi motivi.

 

 

G.I. – Assolutamente no. Perché l’agente che seguiva attentamente gli sviluppi della situazione e che seguiva molto da vicino anche il gruppo di Freda, fra gli altri.

 

 

Ventura – Il rapporto sul quale si basava un settimanale italiano prima della morte del Calabresi. Evidentemente doveva essere un rapporto positivo secondo lei. Tre anni di storia d’Italia, d’Europa…C’è l’Asia, c’è l’Africa, c’è l’America….Sono tre anni di storia d’Italia in un certo quadro e con certe conclusioni di carattere politico, che hanno portato a certi risultati, ecco!

 

 

G.I. – Ma siccome le conclusioni e le previsioni erano sempre, piuttosto esatte, si vede che questi agenti, questi informatori da cui attingeva notizie per redigere questi rapporti, erano molto attenti, molto accorti, e seguivano la situazione in ogni evolversi. Per cui se lei mi fa la cortesia di dirmi chi era TS6 e Z forse…

 

 

Ventura – Dottore, è la quarta volta che le dico che non lo so! Non ricordo! Non sono in grado di dirlo!

 

 

G.I. – Allora, chi ha scritto il rapporto? Questo naturalmente lo sa?

 

 

Ventura – Sì. Non posso dirlo per il semplice motivo che se lo dicessi metterei in condizioni disperate una persona che non…

 

 

G.I. – Questo “KSD”, che poi ha fatto i rapporti migliori…questi sono rapporti precisi, dettagliati…Veramente meravigliosi!

 

 

Ventura – Scusi dottore, questi rapporti venivano allestiti in questo modo: questo individuo li consegnava a me, e insieme a me un’altra persona, probabilmente ne venivano confezionati una ventina…

 

 

G.I. – Chi è?

 

 

Ventura – Le ho già detto chi è! Le ho già detto chi è un personaggio che ha ruoli di carattere diplomatico all’Ambasciata Rumena.

 

 

G.I. – E non mi vuol dire il nome?

 

 

Ventura – Non glielo posso dire.

 

 

G.I. – Ma guardi che io posso anche trarre delle deuzioni dal fatto che lei non voglia dire il nome.

 

 

Ventura – Dottore, lei può fare quel che vuole. Queste sono state notizie che mi sono state date in termini riservati. Io non posso dire chi è questa persona. E’ un diplomatico.

 

 

G.I. – Non so, se si rende conto o no, che rischia l’ergastolo. Quindi, questa sua riservatezza; questo suo non voler dire; questo suo non ricordo, sono a suo danno.

 

 

Ventura – Con questa persona ci sono stati dei rapporti di lealtà. Questa persona con gli attentati non c’entra. Non insistiamo, per cortesia, perché io non posso dire di più.

 

 

G.I. – O lei me le dice direttamente queste cose che sa e che questa persona le ha offerto questi rapporti, o me le fa dire da T6 o Z. Deve scegliere da chi me li vuole fa r dire…Vuole costringermi ad andare all’Ambasciata Rumena e sentire chi sono queste persone?

 

 

Ventura – Ci vada. Io le stavo spiegando come venivano allestiti questi rapporti…

 

 

Difesa – Io vorrei sapere perché quella persona li dava a lui quelle carte. Che cosa voleva farne? Quale era la sua attività? Era del servizio segreto? Che cosa era? A chi li passava questi rapporti?

 

 

Ventura – innanzitutto, c’è una sopravalutazione di queste schede…Molti di questi elementi sono reperibilissimi sul mercato, quindi sono le risultanze di altre schede di agenzia, un lavoro di collage.

 

 

G.I. – Guardi che le agenzie nel maggio 1969 si sarebbero sognate di parlare del gruppo Monti che avrebbe gestito gli attentati, o dell’acquisto….Allora, vuole rispondere alla domanda del suo difensore? Era forse lei uno degli informatori? Lavorò come informatore di questo servizio? Io mi trovo di fronte a documenti che sono documenti di un servizio segreto, e certamente non italiano. Quindi era lei T6 o Z?

 

 

Ventura – No, era certamente un altro informatore.

 

 

G.I. – Un altro informatore…Quindi lei aveva un’altra sigla? Ha fatto l’informatore per il gruppo Freda? Ha avuto questo compito specifico?

 

 

Ventura – Sì, ho avuto anche questo compito specifico. Ma il problema….

 

 

G.I. – Perché non ce lo vuol dire? Ventura, lei di che cosa ha paura? Lei ha paura! Ventura, di che cosa? Perché non vuole parlare? Le alternative non possono essere che due: o ha paura che le facciano la pelle, o che lo tirino dentro per gli attentati del 12 dicembre. Guardi che lei vivrà di paura per tutta la vita. Lei è depositario di un segreto e finchè vive costituisce un pericolo…

 

 

Ventura – Non sono depositario di nessun segreto, dottore!

 

 

G.I. – Lei è un uomo di grande intelligenza. Lei è un uomo che ha seguito, appunto la sua grande intelligenza, e ha riconosciuto…

 

 

Ventura – Io ho dato una serie di notizie nell’ambito delle quali mi consentivano di avere altre notizie, che servivano per la mia attività. Punto e basta.

 

 

G.I. – E non ha saputo allora che Freda aveva acquistato i timer? E non ha saputo niente sul progetto di Freda di fare l’attentato sui treni, o di parteciparvi?

 

 

Ventura – No, assolutamente!

 

 

G.I. – E non ha saputo niente, in anticipo, sul 12 dicembre 1969?

 

 

Ventura – No, soltanto quel che è scritto su questi rapporti.

 

 

G.I. – Che si fermano purtroppo a maggio rispetto alla situazione italiana. E’ impossibile che si siano fermati a maggio, e che non sia scritto niente durante l’autunno caldo! E’ impossibile, Ventura!

 

 

Ventura – Su cosa?

 

 

G.I. – Questi rapporti già prevedevano una tensione, una strategia della tensione.

 

 

Ventura – Questi registrano una situazione di fatto che c’era in Italia.

 

 

G.I. – Prevedevano l’acquisto del Resto del Carlino da parte del Gruppo Monti; prevedevano il passaggio alle azioni terroristiche; prevedevano le elezioni anticipate, che si sono puntualmente verificate; prevedevano la scissione del PSI. Facevano previsioni, Ventura! E per fare previsioni bisogna essere dentro, bisogna avere degli ottimi informatori. E lei è un ottimo informatore perché ha l’intelligenza e la capacità per farlo. Quindi, è inutile adesso che lei mi venga a raccontare che ha fatto parte…ha dato informazioni…e ad un certo punto si è fermato. Allora, mi deve spiegare, perché si è fermato? Allora ha ragione Lorenzon? Fa parte dell’organizzazione per dare le informazioni?

 

 

Ventura – Quale organizzazione? C’è un’organizzazione, obiettivamente c’è il tipo di organizzazione che fa capo a Freda. E’ un discorso che è tutto da fare, però..

 

 

G.I. – Lo faccia! Lo faccia! Lei è in grado di farlo, Ventura!

 

 

Ventura – E’ inutile che facciamo così! Io non sono in grado di dire chi ha messo le bombe del 12 dicembre. Se loro vogliono sapere da me questo, io non sono in grado di dirlo. Scusi, io dico quel che posso e…

 

 

G.I. – Perché usa questo termine “posso”?

 

 

Ventura – Il solo sospetto di essere coinvolto in questa vicenda è un elemento….

 

 

G.I. – Ma lei si rende conto che così facendo i sospetti aumentano?

 

 

Ventura – Scusi, io devo dire quel che so, e che sono in grado di dire.

 

 

G.I. – Perché posso dire? Perché usa questi termini? Quali sono le cose che non può dire e perché non le può dire?

 

 

Ventura – Ecco, questa è una!

 

 

G.I. – Che la può dire, perché è stata trovata nella sua cassetta di sicurezza.

 

 

Ventura – Il nome della persona che mi dava queste..

 

 

G.I. – Il nome lo può dire?

 

 

Ventura – Non posso dirlo. Non posso assolutamente dirlo!

 

 

G.I. – Perché vuole rischiare l’ergastolo, Ventura?

 

 

Ventura – Non c’entra niente l’ergastolo.

 

 

G.I. – C’entra con tutto il resto.

 

 

Difesa – Insomma il Giudice, come io, come tutti, ci poniamo un problema: Conosci questo Freda? Conosci questa organizzazione? Che cosa hai saputo da questa gente? Questo è quel che ti chiediamo, dando atto che tu non c’entri. Di potere parlare, di potere sentire…di poter vedere…

 

 

G.I. – A Lorenzon, molto probabilmente,avrà riferito perché faceva questo lavoro?

 

 

Ventura – Dottore, le cose che io ho riferito a Lorenzon…

 

 

Difesa – A me sembra, avendo seguito il discorso, che tu pensi che queste persone possono venire implicate perché erano persone che seguivano….

 

 

Ventura – Queste sono informazioni di carattere politico, non sono informazioni di carattere riservato.

 

 

G.I. – Le conclusioni ci sono e si sono avverate. Questo ci dà la misura dell’efficienza di questo servizio.

 

 

Ventura – Si diceva che il Palramento si sarebbe sciolto. Tutti avrebbero dato una mezza lira per questa conclusione. E’ la risultante di un’analisi politica.

 

 

G.I. – Ventura, soprattutto risultanze di informazioni precise, fatte da persone ad alto livello. Questa era un’organizzazione che aveva degli informatori precisi, capaci. Da ciò è arrivata la previsione. Proprio da questo. Perché aveva le fonti di informazione precise, categoriche, e nel quadro di questo servizio ci devono essere. Lei mi vuol far credere che non sa più di quel che ha detto…Mi dispiace Ventura. Proprio per la stima che ho per lei.

 

 

Ventura – Si sbaglia.

 

 

G.I. – Sulle sue capacità non posso sbagliarmi. Forse mi sbaglio sul suo coraggio, perché è una questione di coraggio, e non tanto per sè forse. Ad un certo punto chi apprezza la vita dell’individualità, l’apprezza soprattutto per gli altri e non per sé. Però, è un sacrificio grosso che si compie. Ecco perché lei non condivide assolutamente quel tipo di strage. Non lo condivide quando ci sono morti, feriti, mutilati. Non lo può condividere assolutamente! Perché un ragazzo, poveretto, perché è andato a pagare una cambiale, perde una gamba. Non può condividere tanti morti, tanti feriti. Il mondo va mutato ma non in quel modo. Non a spese di povera gente! …Freda forse…sì. Freda certamente sì! Freda è un aristocratico, gli altri sono plebe. Ma lei no. Lei non ha mai fatto di questi discorsi. Ecco, perché io credo fermamente che lei non li condivide, ecco perché insisto sulla sua coscienza, ecco perché le chiedo un atto di coraggio.

 

 

Ventura – Lei presume che io conosca cose che non conosco assolutamente.

 

 

G.I. – No, Ventura! Non è così, Ventura.

 

 

Difesa – Sapevi o non sapevi che dovevano essere create delle tensioni e arrivare agli attentati ai treni? Dimmi.

 

 

Ventura – Sapevo questo. Erano cose talmente riservate di cui…

 

 

G.I. – Adesso le dirò qualcosa di più. Aspetti un momento…Fino poco tempo fa ho sospettato che gli attentati dell’agosto non li avessero fatti gli anarchici, adesso ho la sicurezza matematica che gli attentati non sono stati commessi dagli anarchici, perché mi sono preso la briga di approfondire le indagini sui treni…

 

 

Ventura – Sì, di questa opinione sono sempre stato anch’io.

 

 

G.I. – Meno male. La mia è un’opinione, la sua è una certezza. Ma, sa che cosa è risultato fra le altre cose? Che Pinelli non può aver messo la bomba nel treno di Milano, perché il treno a Milano arrivò con un notevole ritardo e Pinelli era già partito per Roma.

 

 

Ventura – Lei ha potuto dimostrarlo finalmente, ma dico, a livello d’istinto io di questo ero certissimo.

 

 

G.I. – A livello d’istinto anch’io ero convinto che il gruppo “22 Marzo” non potesse aver ideato gli attentati del 12 dicembre. Erano troppo perfetti per una banda di ragazzini. Adesso, dopo aver letto il processo Valpreda, ne sono convinto ed è per questo che ho deciso di interrogarla.

 

 

Ventura – Io speravo che lei mi interrogasse per altro.

 

 

G.I. – Che cosa vuole che l’interrogassi, con mandato di cattura, o che facessi contestazioni?

 

 

Parte seconda

 

 

Ventura – Dottore, lei presume che io possa dirle cose che non sono in grado di dirle. Non perché non gliele voglio dire, ma perché non le so. Che cosa devo dire?

 

 

G.I. – Quello di cui non si rende conto, è questo: una volta che lei ha ricevuto queste informazioni…poi le ha date; una volta che essi per questa strategia della tensione si rivolgeranno a gruppi neofascisti; il gruppo neofascista di Freda è un gruppo che teorizza il terrorismo, ma forse è incapace di farlo…; lei non ha sottovalutato Freda, e perché avrebbe dovuto sottovalutarlo…Ventura lei non è credibile! Si rende conto di questo?

 

 

Ventura – Non ancora.

 

 

G.I. – Possibile che non se ne renda conto?

 

 

Ventura – Me ne rendo conto. Non sono stato credibile neanche prima.

 

 

G.I. – Scusi se lei ha fatto l’agente informatore, un po’ di spazio a Freda….

 

 

Ventura – Lei non deve darmi questa qualifica.

 

 

G.I. – Se lei ha raccolto queste informazioni, non poteva assumere di fronte a Freda….perchè il Freda le facesse delle confidenze…

 

 

Ventura – Ma io non dovevo riferire sul Freda. Io dovevo riferire tutto quello che potevo vedere e sentire. Io avevo un socio che stava entrando alla RAI e quindi certe notizie…

 

 

G.I. – Chi era che poteva entrare alla RAI?

 

 

Ventura – Altri rapporti…certe notizie potevano arrivarmi…Questi, non Freda. Quindi, Freda era soltanto uno degli elementi. Perché Freda, dati i suoi rapporti con tutta, così, la costellazione neofascista…

 

 

G.I. – Lei non può averlo sottovalutato fino a quel punto, da lasciarlo perdere.

 

 

Ventura – Dottore, ma se lo ha valutato la Polizia di Padova, che poteva intercettare telefonate…che poteva sapere…

 

 

G.I. – Ha intercettato le telefonate, la chiave dei timer e che non l’hanno utilizzata. Ma a che cosa vuole che serva la Polizia… Andiamo Ventura, non mi dica queste cose. Io non ho mai visto un rapporto così da parte della Polizia. Mai! Ma stiamo scherzando! Stiamo veramente cadendo nel ridicolo…

 

 

Difesa – Se funzionasse la Polizia non ci sarebbe bisogno di questi rapporti.

 

 

G.I. – Perché, lei era forse quello che dava le informazioni su Freda? Non aveva bisogno di scriverle, perché le aveva nella memoria.

 

 

Ventura – Non ce ne sono altre di schede. Non ho ricevuto altro. Questo voglio dire. Io obiettivamente credo che si stia sopravalutando questo materiale.

 

 

G.I. – Ventura, anche le sensazioni che aveva Lorenzon, che non era uno stupido, potevano far parte del suo atteggiamento. Perché lei aveva bisogno di una certa credibilità da parte di Freda, altrimenti Freda non le diceva più niente.

 

 

Ventura – Ma questa è un’alterazione del mio rapporto! Io non avevo bisogno di alcuna credibilità da parte di Freda. Io avevo un rapporto con Freda di un tipo ben preciso, ed era un rapporto d’ordine professionale. Su questo rapporto io innestavo, per questo scopo, per altri scopi, una serie di richieste alle quali Freda prima o poi aderiva. Quindi, ho avuto una serie di notizie che sono quelle che sto dicendo. Ripensandoci e riandando con la memoria potrei.

 

 

G.I. – Ci ripensi adesso attentamente.

 

 

Ventura – Freda non mi ha mai confidato le origini e le fonti del terrorismo in Italia dopo il luglio 1969.

 

 

G.I. – Perché questa data?

 

 

Ventura – Perché su quello che è successo dopo non sono riuscito a sapere niente.

 

 

G.I. – Per lo meno degli attentati precedenti a luglio…Che cosa ne ha saputo degli attentati all’Ufficio Cambi?

 

 

Ventura – Niente, assolutamente niente. L’unica cosa che ho saputo di Freda sono induzioni precise; induzioni che mettono in una logica precisa l’attentato all’Università di Padova.

 

 

G.I. – Qual è?

 

 

Ventura – Me ne sono occupato perché c’è stata una bomba che non è esplosa.

 

 

G.I. – Quindi questa è la seconda? Quando lei ha saputo di quella che è esplosa? Che cosa ha saputo?

 

 

Ventura – Quel che le ho detto. Freda mi ha detto in termini molto chiari: “…io quella sera era a cena con una amica”.

 

 

G.I. – La Monné?

 

 

Ventura – Non so come si chiama.

 

 

G.I. – E solo questo mi dice dell’attentato? Che era a cena…

 

 

Ventura – Che questo mi ha fatto capire chiaramente che lui c’entrava. Non credo di potermi sbagliare.

 

 

G.I. – Lei non sapeva dove era Freda fral’8 e il 9 agosto?

 

 

Ventura – No.

 

 

G.I. – Perché lei non era a Treviso?

 

 

Ventura – Non so. Dovrei vedere.

 

 

G.I. – Lei non ha fatto le ferie nel mese di agosto?

 

 

Ventura – Io di ferie non ne faccio quasi mai. Era Ferragosto, l’8 agosto?

 

 

G.I. – Ferragosto è il 15, una settimana prima.

 

 

Ventura – Non so, dovrei vedere l’agenda.

 

 

G.I. – Ma dov’era?

 

 

Ventura – Ero a Roma a cena con della gente, con due persone. Certo Trapani…

 

 

G.I. – A cena dove? In un ristorante, o a casa di qualcuno?

 

 

Ventura – In un ristorante.

 

 

G.I. – E ha dormito poi a Roma?

 

 

Ventura – Sono rimasto a Roma alcuni giorni.

 

 

G.I. – Ma in albergo?

 

 

Ventura – Sì, in albergo.

 

 

G.I. – Ma quando non andava in albergo dove dormiva?

 

 

Ventura – Dormivo da Tonino Massari che era direttore di una casa editrice. Ma io quasi sempre ho dormito in albergo, e dal Massari ho dormito 4,5,6 volte.

 

 

G.I. - E si è trattenuto anche dopo l’8 agosto? Lei ricorda di aver letto questi attentati a Roma o a Treviso, e di aver saputo la notizia dei timer?

 

 

Ventura – Questo non lo ricordo. Adesso sono in grado di dirle che quella sera ero a Roma, perché andai a rivedere l’agenda e potei ricostruire…

 

 

G.I. – Questa agenda è acquisita agli atti?

 

 

Ventura – No, non è acquisita agli atti.

 

 

G.I. – Ce la può far vedere?

 

 

Ventura – Sì, attraverso il mio avvocato.

 

 

G.I. – E commentò con Freda gli attentati subito dopo quelli dei treni?

 

 

Ventura – Non ne abbiamo parlato.

 

 

G.I. – Non ne avete parlato?

 

 

Ventura – Non è che non ne abbiamo parlato, ma adesso sono certo che Freda non mi disse niente di significativo. Questo è sicuro.

 

 

G.I. – Di sicuro, che cosa intende? Non le disse le stesse cose che le avevano fatto capire che l’attentato all’Università era stato fatto da lui? Intende questo, per significativo?

 

 

Ventura – Lei dà una accentuazione molto significativa alle conclusioni. Non ho detto questo; ho detto che Freda mi ha detto: “E’ possibile”. Non ho detto che è sicuro. Per essere sicuro bisogna che Freda mi avesse detto che “l’attentato all’Università di Padova l’ho fatto io…l’ho fatto eseguire io…l’ho eseguito io personalmente – oppure – ho mandato qualche altro…la bomaba era di questo tipo…l’ho fabbricata io…”. Freda non me lo ha detto. Quindi io non posso arrivare alle conclusioni cui arriva lei.

 

 

G.I. – Allora lei sarebbe arrivato alla conclusione solo dal fatto che…[…] alle conclusioni cui arrivano dei magistrati.

 

 

Ventura – No, semmai io le ho detto: “All’Università si dice che tu potresti c’entrare..” All’Università le ipotesi che venivano fatte erano le ipotesi della Polizia, naturalmente. Poteva essere stato o un gruppo che faceva parte ad un professore universitario che poi era anche indiziato, il prof. Di letteratura italiana, oppure, l’altra ipotesi, che fosse un’operazione di Freda.

 

 

G.I. – Che cosa le ha risposto Freda?

 

 

Ventura – Mi ha risposto che quella sera era a cena, e che secondo lui non era un attentato organizzato da elementi di sinistra.

 

 

G.I. – Lei doveva conoscere molto bene Freda per trarre delle conclusioni da questo colloquio.

 

 

Ventura – L’attentato è avvenuto a Padova. Tutti i discorsi, perciò, e le opinioni fatte dal Freda danno un certo risultato. Le conclusioni mi sembra…

 

 

G.I. – Per l’attentato di così…, per lo meno trascurabile sotto il profilo politico generale, lei si preoccupa di dire che è Freda, mentre per quelli dell’8 agosto che fecero molto scalpore, erano veramente qualcosa di eccezionale, pur preoccupandosi di dare informazioni sul gruppo Freda, non va a parlare con Freda e non chiede degli attentati, non cerca di sapere qualcosa, di avere qualche confidenza?

 

 

Ventura – Non ho detto questo; ho detto che allora abbiamo parlato. Non è il caso di automatizzare questo mio ruolo di informatore con Freda. In cambio di certe notizie che mi interessavano, anziché le altre, gli articoli del “Corriere della Sera”, ecc. Si fa molto prima a leggere questa roba. Si ottengono risultati più pratici in cambio di queste notizie che poi servivano per l’attività editoriale, che sono notizie commerciali a tutto livello di informazioni. In questo ambito avevo informazioni con Freda; con personaggi nel pentolone della destra; e con il sottobosco politico che bazzicava…

 

 

G.I. – Che cosa intende lei con “sottobosco politico che bazzicava”? Chi bazzicava Freda?

 

 

Ventura – Personaggi come questo Orsi.

 

 

G.I. – Chi altri?

 

 

Ventura – Oppure personaggi come il Triestini di cui si è sentito parlare, che io non ho mai visto. Se non è sottobosco questo…

 

 

G.I. – Per quali ragioni è sparito?

 

 

Ventura – Me lo dice lei che è sparito. Io non so.

 

 

G.I. – Non lo ha letto sui giornali?

 

 

Ventura – Sì, ho letto sui giornali che non si trova più.

 

 

G.I. – Lei apprende che il responsabile è sparito e che non si trova più…

 

 

Ventura – Io credo che sia stato interrogato con i soliti criteri che io definirei da Stiz. Non è che lo dio a lei, l’ho detto chiaramente anche a Stiz che è un ricattatore.

 

 

G.I. – E l’altro avvocato di Trieste perché è sparito?

 

 

Ventura – Non lo conosco. Non conosco tutto l’ambiente.

 

 

G.I. – E’ quello che ha denunciato Freda per tentata estorsione.

 

 

Ventura – Si possono fare ipotesi.

 

 

G.I. – Non è che possono essere trattati allo stesso modo….

 

 

Ventura – Dottore, non se la prenda se ho detto un giudice ricattatore… Non si ricatta un individuo con la scusa che è reticente, e lo si tiene dentro 15 giorni, un mese, due mesi. Non credo siano criteri corretti. Ma, Pan, Marchesin, Comacchio e lostesso Pozzan, e lo stesso Tognioli sono stati arrestati tutti con lo stesso criterio. Insomma con tutti si è comportato nello stesso modo.

 

 

G.I. – Vuole sentire tutta questa gente per vedere…

 

 

Ventura – Il confronto l’ho chiesto anche l’altra volta.

 

 

G.I. – Pare che siano già stati fatti dei confronti fra lei e Pan, lei e Comacchio.

 

 

Ventura – Sì, ad un certo momento Pan dice che il silenziatore e la pistola in casa mia…ecc….Ad un certo momento, quando dice “Può darsi”, si firma e si esce perché sono le 14,30…

 

 

G.I. – Per la verità Pan non dice che l’ha messa la Polizia. C’è al verbale, di aver supposto che l’ha messa lì la Polizia, o qualche altro. E’ una supposizione quella che fa Pan.

 

 

Difesa – Tu hai sentito qualcosa…tu hai visto qualcosa…E’ tuo dovere parlare per ricercare, per trovare le responsabilità!

 

 

G.I. – Ha paura di questo?

 

 

Ventura – Di che cosa?

 

 

G.I. – Di quel che le ha detto ora l’avvocato. Ha paura che se parla si centuplicano le accuse contro di lei. Ha paura di questo?

 

 

Ventura – Ma questo è verosimile. Ma anche dopo quel che le sto dicendo, può verificarsi lo stesso. Basta arrestare qualcuno; basta tenerlo in carcere 15 giorni; basta minacciarlo con l’ergastolo. Le porte si chiudono…

 

 

G.I. – La mia non è stata certamente una minaccia.

 

 

Ventura – Non dico nei miei confronti. Cosa vuole…ormai al punto in cui….

 

 

G.I. – Io le ho detto solamente che rischia anche questo. Che lei non ha…

 

 

Ventura – Non ho detto che è una minaccia. Ho detto che si può esercitare una pressione e una suggestione su un teste il quale dice una cosa abbastanza generica, la quale…quindi io dico se è possibile…

 

 

G.I. – Il Veneto è stato al centro di attentati nel 1969; se ne sono verificati parecchi…

 

 

Ventura – Continuano a verificarsi, dottore.

 

 

G.I. – Continuano a verificarsi se lei non parla.

 

 

Ventura – Questo non lo posso tollerare, mi scusi. Certamente ce ne sono stati altri. Ce n’è stato uno a Verona che comporterebbe tutto un discorso…; il dispositivo di Socrate; il dispositivo sui treni…

 

 

G.I. – Comunque, dove sono stati collegati, sono: Venezia, Roma, Pescara.

 

 

Ventura – Scusi, non ho inteso.

 

 

G.I. – Siamo riusciti a stabilire con una prova logica che le bombe ai treni sono state messe a Venezia, Roma, Pescara. Anche quel che dice Lorenzon sui nuclei Roma, Milano, Venezia, si avverò e trovò riscontro obiettivo.

 

 

Ventura – Lei dice che probabilmente….

 

 

G.I. – C’è un altro riscontro obiettivo: il gruppo di Milano e il gruppo di Roma. Ora, che Freda non le ha detto niente su questi gruppi, non ha motivo di dubitare che Lorenzon…Perché avrebbe dovuto inventare! Non riesco a spiegarmelo.

 

 

Ventura – E’ certo che Lorenzon li ha inventati. Non ci sono dubbi. Io le stavo dicendo prima in che misura ha alterato certi dati; per un’altra misura sono frutto di invenzioni. Tutto quello che ha detto Lorenzon sui treni è stato riportato dalla Stampa due giorni dopo.

 

 

G.I. – Che cosa voleva fare in Italia?Abbattere che cosa? Che cosa volevano politicamente?

 

 

Ventura – Abbattere. Distruggere. Freda ha fatto un libretto. E’ inutile…[manca una riga di testo]

 

 

G.I. – Lei, come uno che possedeva informazioni maggiori degli altri, come forse l’unico che era più vicino al gruppo di Freda, non può non aversi posto il problema dopo gli attentati dell’agosto, per lo meno il sospetto che potesse fare effetto…

 

 

Ventura – Come no.

 

 

G.I. – Ad un certo punto, come persona dotata di una certa intelligenza, avrà cercato di immaginare di chi si fosse servito Freda, o avrà cercato un discorso obiettivo. Non è possibile che lei essendosi occupato attivamente non sa chi c’era sopra Freda e sotto Freda.

 

 

Ventura – Sopra c’era la nevrosi, in principio, sotto tutti questi…

 

 

G.I. – Dovendo pensare a degli autori materiali, dopo che Freda passa dalla teoria alla pratica, di chi si può servire Freda per passare ad un’azione così? Sono dieci attentati….

 

 

Ventura – Persone che gravitavano attorno ad Orsi…..; persone che poi credo sono emerse con questa storia di estorsioni.

 

 

G.I. – Ma questo come giudizio postum. E’ un fatto successivo. Ma come giudizio del momento?

 

 

Ventura – Non solo Orsi. Nell’Università di Ferrara c’erano tutti questi meridionali…Voglio dire perché Orsi aveva più possibilità di prepararli, di sovvenzionarli.

 

 

G.I. – Allora, mi servo di gente che fa parte del gruppo, o anche di mercenari…non faccio sapere niente…

 

 

Ventura – Esclude lei che Freda si serva di mercenari?

 

 

G.I. – Si serve di gente di fede, di politica identica.

 

 

Ventura – Sì, di individui i quali aderiscono ma che… Io sto sviluppando una serie di ipotesi abbastanza meritate, ma non sono in grado di ricostruire quello che non so. Perché il fatto che erano dieci…

 

 

G.I. – Lei mi dice che conosce questa organizzazione che faceva capo a Freda perché ha detto prima che non c’era nessuno al di sopra di Freda, invece tre persone…Non è che sul piano obiettivo valgono gran che. Quindi, rimangono solo Balzarini e….Ora, attentati che si possa pensare che Freda potesse operare lui e gli altri due, per fare cose di un certo livello, o di una certa risonanza politica, anche perché a livello di intellettuali, ad un certo punto si ha bisogno anche del braccio…Dov’è che li cercava?

 

 

Ventura – Balzarini, non credo. E gli altri erano i ragazzi della libreria e non credo ci fossero rapporti a questo livello.

 

 

G.I. – Che fece Freda a Pan?

 

 

Ventura – Su quel che dice Pan non posso…Ecco Pan attribuisce a me cose che non ho mai detto, quindi è possibile..

 

 

G.I. – Mi pare fossero discorsi assolutamente utopistici. Anche Balzarini…..Così arriviamo 4,5.

 

 

Ventura – Mi scusi, lei ha letto le elaborazioni politiche di Freda?

 

 

G.I. – Infatti, ad un certo punto vuol dire che Freda dai discorsi vuole passare sul piano operativo.

 

 

Ventura – Lui è sempre passato sul….perchè c’è una storia di tre o quattro anni prima di un pulman di turisti israeliti che viene incendiato. Quindi a livello operativo siamo. Se è questo che si vuole. Io credo di poter dire abbastanza bene che Freda andava a Ferrara una volta la settimana, una volta ogni 10 giorni. Cioè andava a Ferrara con una certa periodicità non solo per una faccenda sua.

 

 

G.I. – Così come andava a Ferrara, veniva mai a Milano Freda?

 

 

Ventura – Non sono in grado di dire se veniva o no a Milano. Mi pare di no. Credo di ricordare abbastanza bene che andava a Roma.

 

 

G.I. – E a Roma con chi aveva contatti?

 

 

Ventura – Con Ordine Nuovo aveva rapporti di libreria.

 

 

G.I. – Con chi altri?

 

 

Ventura – Con Sella di Monteluce che è una persona che pubblica un giornale antigiudaico. Cioè aveva rapporti diversi insomma, certamente con Ordine Nuovo e con ambienti di quel settore.

 

 

G.I. – Lei sa se Freda si è spostato da Treviso alcuni giorni dopo gli attentati di Padova? Sa se uno di questi viaggi che ha fatto a Roma è avvenuto immediatamente e successivamente dopo gli attentati?

 

 

Ventura – Dice 12 dicembre?

 

 

G.I. – 12 dicembre.

 

 

Ventura – Può darsi. Non sono in grado di ricordare.

 

 

G.I. – Sa presso chi ha alloggiato Freda quando è andato a Roma?

 

 

Ventura – Ma…in albergo. Credo di ricordare mi abbia detto che si fermava a Firenze perché aveva una sorella, che abita a Firenze, e che si sia fermato a dormire a Firenze. Ma dove ha dormito a Roma, non so.

 

 

G.I. – Dopo il 12 dicembre l’organizzazione non ha chiesto, o fatto ricerche per scoprire chi aveva messo le bombe del 12 dicembre.

 

 

Ventura – Dal gennaio 1970, anzi precisamente dal febbraio 1970 questa persona ha interrotto i rapporti con me.

 

 

G.I. – Ma, questa persona era interessata a sapere?

 

 

Ventura – Sì, ma era indiziata per la strage di Milano.

 

 

G.I. – Bruciata, quindi.

 

 

Ventura – Ma che bruciata. Era una persona che poteva essere compromessa giudizialmente, non personalmente. Questo era fuori discussione.

 

 

G.I. – Fin dal gennaio 1970 lei era ancora in condizioni di fornire materiale di scambio e noi sitiamo indagando su fatti precedenti, ai quali lei si è trovato nella situazione di non poter fornire più materiale di scambio…E questo nel maggio 1969.

 

 

Ventura – Quel che io ho potuto avere è tutto qui. Non so dove inizia, né dove si ferma. Non ricordo.

 

 

G.I. – Freda ha mai conosciuto questa persona?

 

 

Ventura – Non c’era motivo. Questa è una persona che gravita in ambienti che sono ambienti dei paesi socialisti. Non c’era motivo che Freda la conoscesse. Io non ho mai presentato nessuno dei miei amici a Freda. I miei amici mi hanno sempre rimproverato di avere rapporti con Freda.

 

 

G.I. – Intanto mantiene rapporti con Freda per questa merce di scambio. Rapporti con Freda, in quanto gli erano necessari a questa merce di scambio altrimenti, visto che gli amici lo rimproveravano; visto che lei non condivideva le idee di Freda; visto che Freda era un nevrotico e con i nevrotici non si hanno mai scambi immediati; solo per questa ragione qua dovremmo desumere che lei ha avuto rapporti con Freda solo per questo. E allora vede c’è la conclusione cui sono arrivato io, che lei sa qualcosa di più anche dopo…

 

 

Ventura – Non solo per questo.

 

 

G.I. – Non mi venga a dire che si rivolgeva a Freda perché era un avvocato bravo! Non credo che sia stato mai considerato nel foro di Padova uno dei migliori avvocati. Non credo che lei si avvaleva di Freda per non pagare un avvocato!

 

 

Ventura – Non ho mai detto questo.

 

 

G.I. – Gamacchio avrebbe rimediato contatti di stampa con manifesti….

 

 

Ventura – Contatti di produzione in genere, non manifesti. I dati che io potevo raccogliere e che erano elementi di scambio, di collaborazione, in questo ambito che è sulla linea di un internazionalismo estraneo sia alla legge della NATO….Queste notizie io le reperivo in qualche modo anche attraverso ambienti…

 

 

G.I. – Lei ha detto che la natura dei rapporti era più o meno come Gamacchio che sarebbe rientrato nella RAI.

 

 

Ventura – E’ chiaro che Gamacchio, direttore della RAI, può avere certe notizie.

 

 

G.I. – A che scopo?

 

 

Ventura – A Gamacchio dissi che a me interessavano alcune notizie. Non è che Gamacchio si introdusse alla RAI…Ho solo fatto una delle possibili fonti di notizie. L’azienda ha funzionato per un periodo di 4 mesi, dal settembre-ottobre 1969 fino al febbraio del 1970. Avevo realizzato l’accordo con Gamacchio e con altri. Prevedevo che un aumento delle produzioni e un aumento del volume di finanziamenti si rendeva necessario. Nel mezzo di queste operazioni, o per queste, un po’ il contrasto economico hanno provocato la paralisi.

 

 

G.I. – Non mi vorrei sbagliare, ma negli atti risulta che sono andati a Roma e hanno cercato….

 

 

Ventura – Nella nuova sede, anche perché una delle macchine non è mai servita.

 

 

G.I. – La società funzionava già prima.

 

 

Difesa – Ci sono anche notizie sulla Repubblica Presidenziale…chi ha scritto un libro sulla Repubblica Presidenziale?

 

 

G.I. – Allora, di chi si sarebbe potuto servire Freda?

 

 

Ventura – Secondo me, e per quel che posso avere, di questi ragazzetti di Ferrara.

 

 

G.I. – E di Ordine Nuovo?

 

 

Ventura – E’ probabile.

 

 

G.I. – I contatti strettissimi con chi li teneva?

 

 

Ventura – Con quelli che distribuiscono i libri.

 

 

G.I. – E con chi?

 

 

Ventura – Non lo so, dottore. Poi Ordine Nuovo ha diversi centri.

 

 

G.I. – Anche con il gruppo di Mestre?

 

 

Ventura – Ma c’è un gruppo a Mestre? A Venezia so che c’è un gruppo. Ma non solo a Roma e Venezia, Ordine Nuovo aveva centri un po’ in tutta Italia. I rapporti di Freda nel corso del 1970 sono andati allargati in tutta questa area di interventi.

 

 

G.I. – Quando il Centro Studi Ordine Nuovo rientrò nel MSI, Freda rimase con il gruppo dei dissidenti, o con il Centro Studi?

 

 

Ventura – No, mi sembra con il gruppo che rientrava nel MSI. Con gli altri non mi pare.

 

 

G.I. – E lei ha mai parlato di Rauti con Freda?

 

 

Ventura – Sì, ne parlammo quando Ordine Nuovo rientrò nel MSI. Freda disapprovò questa operazione di inserimento.

 

 

G.I. – Disapprovò, però rimase in contatto non con il gruppo dissidente, ma con l’altro gruppo che era entrato nel MSI.

 

 

Ventura – Sì, non voglio escludere che avesse rapporti con gli altri. Io non sono in grado di poterlo dire. Non se ne è mai parlato.

 

 

G.I. – E lei ha mai parlato di rapporti avuti con Rauti prima? So che lui aveva rapporti abbastanza frequenti con questi del Centro Studi Ordine Nuovo. Forse anche lui avrà partecipato a qualche dibattito di Ordine Nuovo al rientro nel MSI. Non può essere rimasto assolutamente fuori.

 

 

Ventura – Non ufficialmente, credo, Freda fece parte. Adesso non ricordo esattamente.

 

 

G.I. - Il Centro Studi non era un gruppo politico organizzato?

 

 

Ventura – Sono cinque stanze che si tengono pubblicazioni, così tutti vanno continuamente. Non è che ci fosse un clima di ricerca, di attuazione, di iniziativa. Diciamo che che Freda aveva preso, così, d’altro canto questa iniziativa editoriale con questo libro reazionario. E ha preso, un po’, in contropiede Ordine Nuovo, cercando di fare la stessa cosa. A un certo momento c’è stata una collaborazione.

 

 

G.I. – A che livello?

 

 

Ventura – Ma a livello di questo Centro Studi. Perché mi dice che lui aveva organizzato un accordo di carattere distributivo con Ordine Nuovo.

 

 

G.I. – Chi l’aveva organizzato?

 

 

Ventura – Non ricordo il nome ma ci deve essere. Deve essere scritto da qualche parte anche nelle pubblicazioni, perché c’era un responsabile di questo settore a livello librario.

 

 

G.I. – I rapporti erano assolutamente di carattere editoriale?

 

 

Ventura – Questo è difficile dirlo. Cioè la disponibilità generica di chi aderisce a Ordine Nuovo nei confronti di operazioni provocatorie…Ma anche qua bisognerebbe sapere qualcosa di concreto. Io di concreto in termini precisi non so niente. Quel che so di concreto, e che penso di poter dire, è che con Rauti non ci siano stati rapporti. Cioè i contatti con Ordine Nuovo erano espressi con altre persone non certamente attraverso Rauti.

 

 

G.I. – Si ricorda quali furono i commenti che fece Freda in relazione agli attentati dell’8 agosto?

 

 

Ventura – I soliti commenti di apprezzamento: finalmente ci si muove; finalmente succede qualcosa. Così; di citazioni semplicemente politiche e che non sono neanche discorsi politici. Non si può dire che ci sia una congruenza.

 

 

G.I. – Congruenza c’è nell’ambito di queste azioni?

 

 

Ventura – Sì, ma nell’ambito dell’irrealismo.

 

 

G.I. – Politico?

 

 

Ventura – Non solo politico. Freda è un individuo che quando vedeva sui giornali una cosa del genere, chiamava gli amici a fare vedere l’articolo.

 

 

G.I. – Lei naturalmente era in condizioni di fare un discorso diverso con Freda?

 

 

Ventura – Sì, ma io ho chiesto dell’agosto e e anche del 12 dicembre….Io ho chiesto a lui quali erano le ipotesi che si potevano fare.

 

 

G.I. – Il costo di ogni attentato ai treni da che cosa lo avrebbe dedotto?

 

 

Ventura – Questo bisogna chiederlo a Lorenzon.

 

 

G.I. – Lorenzon ha detto che l’avrebbe detto lei.

 

 

Ventura – Sì, ma…

 

 

G.I. – Quindi, secondo quel che dice Lorenzon lei ne sapeva molto più di quel che sta dicendo ora.

 

 

Ventura – E’ da escludere.

 

 

G.I. – Qualcosa di più…lei rifletta! Questo senso di insoddisfazione postum, come conseguenza del primo entusiasmo di Freda di cui poi non si è fatto niente. E Lorenzon si è fatto anche portavoce di questo stato d’animo.

 

 

Ventura – Non capisco.

 

 

G.I. – C’è stato da parte di Freda dell’entusiasmo, quanto meno di un processo di immedesimazione: “Finalmente ci si muove…”. Fatto sta che ci si muove ma non succede niente nonostante gli attentati, in seguito erano di una certa gravità perché erano fatti da una organizzazione ben diversa da quelli che avevano fatto gli attentati fino a quel momento là.

 

 

Ventura – Questo lo capirono tutti.

 

 

G.I. – Quindi, proprio su questo allarme immediata che c’è da parte di tutti quanti, che Freda si aspettava una reazione diversa.

 

 

Ventura – Il trauma, la paralisi, lo scompiglio….

 

 

G.I. – Cosa che invece non ci fu forse perché fu sbagliata la trappola.

 

 

Ventura – Io dissi a Freda: “Episodi di questo tipo…”. Anche da parte sua una certa delusione c’è stata.

 

 

G.I. – Da parte di chi?

 

 

Ventura – Da parte sua. Scusi, mi legga il verbale per cortesia. Lorenzon non dice niente di questo tipo. Lorenzon dice naturalmente che io….

 

 

G.I. – “Che cosa vuole per muoversi…non gli basta neanche questo per muoversi…”.

 

 

Ventura – Questo si riferisce al 12 dicembre?

 

 

G.I. – No.

 

 

Ventura – Lorenzon ha tratto questa deduzione da una mia espressione: “Bisogna fare qualcos’altro…”. E’ possibile che io abbia detto qualcosa di questo ma con un senso e una precisazione ben diversa. Cioè: “E’ qualco’altro che bisogna fare, non questo…”. E il contesto della deposizione di Lorenzon lo evidenzia anche questo lato perché dice che io non ero d’accordo su questo tipo di operazione. E non ero d’accordo.

 

 

G.I. – Lei sa che ha detto Lorenzon per le affermazioni che lei avrebbe fatto fra l’agosto e il dicembre con una persona di Milano?

 

 

Ventura – E’ un’invenzione!

 

 

G.I. – Da che cosa sarebbe derivata questa invenzione?

 

 

Ventura – Come le altre invenzioni. Da che cosa sarebbero derivate….

 

 

G.I. – Come anche l’altra invenzione?

 

 

Ventura – Io le faccio un’ipotesi, se il contenuto di questo rapporto fosse stato discusso una volta con Lorenzon l’origine di quelle dichiarazioni….

 

 

G.I. – Quel rapporto lo riferisce pari pari. Perfino la data.

 

 

Ventura – Può darsi.

 

 

G.I.“….Il Ventura mi disse che dai colloqui avuti, presumo a Milano, con una persona, era venuto a conoscenza che erano in programma degli attentati da attuarsi all’interno di edifici, presumibilmente in banche. E che a tale persona aveva dichiarato che trattandosi di operazioni del genere, non contassero più su di lui. L’epoca alla quale rimontano questi colloqui è anteriore ai fatti di Milano, Roma, del 12 dicembre ultimo scorso”.

 

 

Ventura – E’ questo?

 

 

G.I. - Ecco qua! Volume I foglio 36: “Nel mese di luglio dello scorso anno il Ventura mi mostrò e mi fece leggere un rapporto informativo segreto con data 6.5.1969 nel quale si parlava di contatti intercorsi tra la DC e PC. Per un accordo di Governo, che lui era venuto a conoscenza. In tale rapporto si dice anche che era prevista la vittoria di Piccoli al Congresso Nazionale DC. Era prevista la scissione socialista e, mi pare, anche la caduta del Governo. Lessi in un altro rapporto informativo che l’industriale Monti dell’Emilia Romagna finanziava dei gruppi di agitatori per creare disordini, ecc. Mi pare di ricordare, di aver letto che Monti avesse acquistato un quotidiano…”.

 

 

Ventura – Scusi, ma di quando è questo verbale?

 

 

G.I. – 23 gennaio 1970.

 

 

Ventura – Allora è successivo a questo..

 

 

G.I. – Poi dice ancora Lorenzon: “Ho saputo dal Ventura che il costo di ciascuno degli ordigni esplosivi, adoperati per gli attentati, era stato, comprese le spese di viaggio, necessarie per la collocazione, di L.100.000. Mi disse di avere un buon alibi…”. Dopo di che, successivamente, precisa l’alibi: “La sera dei treni ero a cena con un editore, un avvocato e Nino Massari, fino alle ore 24”.

 

 

Ventura – Ma scusi, questo è del 3 gennaio?

 

 

G.I. – Sì.

 

 

Ventura – Ma io di questo ho parlato effettivamente con Lorenzon, dove ero l’8 agosto. Dopo che Lorenzon ha presentato…Lorenzon lo dice. Poi viene da me e dice: “Io ho tratto queste conclusioni dai tuoi discorsi…”.

 

 

G.I. – Non è che trae delle conclusioni. Lui dice: Ventura mi ha detto che il costo di ciascuno degli ordigni esplosivi era stato, comprese le spese di viaggio, di L. 100.000…Mi dice di avere un buon alibi…” Non è che dice….Per quale ragione lei deve avere un buon alibi l’8 agosto? “Ventura mi ha detto in questa circostanza di essere stato uno dei tre finanziatori degli attentati sui treni…”.

 

 

Ventura – Sì, lo sappiamo. Questi verbali sono stati fatti dopo che sono state effettuate le registrazioni. Dopo che Lorenzon ha modificato, allargato, ristretto queste…

 

 

G.I. – “…un editore, un avvocato, Trapani di Roma, Gaetano Testa di Palermo…”.

 

 

Ventura – Sono persone che Lorenzon ha conosciuto.

 

 

G.I. – E lei poco fa mi ha parlato di agenda.

 

 

Ventura – Mi lasci rispondere, altrimenti se facciamo le domande in questa maniera non rispondo mai! Quando Lorenzon il 18 o il 19 dicembre 1969 va da Ruggero Steccanella e porta questa roba che poi viene consegnata alla Procura della Repubblica di Treviso, in seguito a queste indicazioni nelle quali viene detto che: 100.000 lire…; che gli alibi venivano studiati attentamente – non che io avevo un alibi – da me…; che la Polizia aveva capito contro chi fossero le bombe della I^ classe, ecc. In molta misura, cose che i giornali avevano riportato, tranne la storia delle 100.000, e che a finanziarli erano in tre.

 

 

G.I. – Tra cui anche lei?

 

 

Ventura – Anche un certo De Gregorio. Successivamente, anche le ricostruzioni di Lorenzon su queste questioni, sui discorsi, e i commenti sugli attentati. Un’altra serie di notizie, quelle che in parte riferisce. Ma siccome questi colloquii sono stati registrati, se è vero che ho detto queste cose e Lorenzon….C’erano i poliziotti, c’era il Procuratore della Repubblica di Treviso che li registrava e li ascoltava. Evidentemente in queste registrazioni ci dovrà essere che io ho detto che le bombe costavano 100.000 lire, che l’alibi era pronto. Ma non mi risulta che nelle registrazioni ci siano queste cose. Quindi, questo nuovo aggiornamento, evidentemente, deve essere intervenuto dopo che Lorenzon ha avuto da me queste notizie, queste rettifiche.

 

 

G.I. – Lei non ha detto nel corso di questi colloqui registrati a Lorenzon il fatto che gli attentati erano costati 100.000 lire, lo ha detto prima.

 

 

Ventura – No, se li è inventati. Questa è una sua invenzione!

 

 

G.I. – Intanto fa riferimento a nomi..

 

 

Ventura – Sono persone che Lorenzon ha conosciuto perché una volta è venuto a Roma perché doveva fare la tesi, e dovevo presentargli alcune persone. Ha conosciuto due o tre di queste persone.

 

 

G.I. – Quando?

 

 

Ventura – Successivamente a questa denuncia. Prima non c’era motivo. Non che avevo un alibi ma quella sera per fortuna posso dire dov’ero. C’è chde io quella sera non ero in giro per l’Italia Centrale a mettere le bombe. Mi sembra che diventa automatico stabilire dove ero la sera dell’8 agosto.

 

 

G.I. – Lei si rivolge a Freda come un testimone o un legale?

 

 

Ventura – Era l’unico avvocato che avevo sottomano.

 

 

G.I. – Freda era a conoscenza di queste attività?

 

 

Ventura – Evidentemente ho sottovalutato il pericolo. Freda non è stato mai assunto da me. Non è scritto in nessuna parte di questo processo, in nessun verbale che Freda è il mio difensore. Mi sarei sempre sognato e guardato bene dall’assumere Freda come mio difensore.

 

 

G.I. – Perché coinvolgere Freda in questa storia?

 

 

Ventura – Io non l’ho coinvolto. Mi ha dato parere di carattere processuale.

 

 

G.I. – Ma perché proprio Freda?

 

 

Ventura – Perché era l’unico legale.

 

 

G.I. – Perché era fascista!

 

 

Ventura – Era una notizia di carattere tecnico.

 

 

G.I. – E’ troppo intelligente per sottovalutare che cosa volesse dire rivolgersi a Freda in quel momento, dopo la denuncia degli attentati del 12 dicembre.

 

 

Ventura – Questo significa esattamente il contrario.

 

 

G.I. – E’ molto facile dire, era l’unico avvocato che conoscevo! In quel momento lì si sceglie un avvocato!

 

 

Ventura – Infatti, quando la cosa si è messa in termini tali io ho dovuto andare dal giudice ed eleggere un avvocato. Perché io non sapevo di dover essere chiamato né a Roma né altrove. In quel momento…

 

 

G.I. – Lei doveva mettere alla luce chi era che lo consigliava. Non poteva dire, Freda.

 

 

Ventura – No, dovevo essere interrogato a Roma; a Roma Freda non poteva venire. Comunque, io non l’avrei mai indicato come mio avvocato.

 

 

G.I. – Lei chiede consiglio a Freda!

 

 

Ventura – Ma che consiglio, scusi!

 

 

G.I. – La ritrattazione non è stata fatta nello studio di Freda?

 

 

Ventura – Questo lo dice lei. Ma questo non lo ha neanche detto Lorenzon. La ritrattazione, sì. Lo scrive Lorenzon. Lui è venuto in studio con la ritrattazione pronta, e se la è battuta a macchina nel mio ufficio mentre io ero fuori.

 

 

G.I. – Nessuno ha partecipato a questo?

 

 

Ventura – No. Ma adesso è venuto fuori il nome di Quaranta. Che cosa è esattamente?

 

 

G.I. – Quaranta è il nome del teste che avrebbe assicurato…

 

 

Difesa – Perché l’ha ritrattato? Perché?

 

 

G.I. – Scusate, è stato interrotto mentre mi sembra che stava dando una certa risposta proprio alle contestazioni che erano state fatte.

 

 

Ventura – Mi scusi, io ho chiesto a Freda notizie quando: “Una cambiale mi è tornata..Come posso recuperare il capitale?”. Era a questo livello la questione.

 

 

G.I. – La cambiale?

 

 

Ventura – No la cambiale, questa vicenda. Lorenzon è venuto da me e mi ha detto: Io ho presentato questa roba…; Io ho fatto dei tuoi discorsi queste conclusioni…”; Dico: “Tu hai dato ai miei discorsi queste conclusioni? Ma come è possibile che tu abbia dato le conclusioni…”. Tutti i dati precisi…; le 100.000 lire; poi tutti dati inventati, o le illazioni più strampalate. Come la storia…

 

 

G.I. – Dei timer?

 

 

Ventura – Sì, anche la storia dei timer. Non si preoccupi. Ad un certo punto Lorenzon deve dire perché si ricorda con tanta esattezza un dato di un rapporto: descrive un oggetto che è quadrato, come un oggetto rettangolare. Ad un certo momento bisogna anche dire questo.

 

 

G.I. – Descrive come è la scatola di cerini.

 

 

Ventura – E’ rettangolare la scatola dei cerini, dottore. Direi che è quadrata questa. Adesso, diciamo quel che dice Lorenzon: “Una scatola di cartone, e costituita da una pila rettangolare…”.

 

 

G.I. – Pila rettangolare.

 

 

Ventura – Pila rettangolare da cui si dipartono due fili…

 

 

G.I. – Andiamo avanti.

 

 

Ventura – Composta da una base metallica a spirale, sovrapposta da una manopola, mi pare, di materia sintetica….

 

 

G.I. – Aveva dato la descrizione di un rettangolo, poi dice che è quadrato. E’ quadrato.

 

 

Ventura – Comunque non l’ha vista.

 

 

G.I. – Ma, lei mi spiega perché fa quella denuncia, poi viene da lei e gli dice che l’ha fatta; poi la rifà più o meno. Ricomincia a fare una serie di denuncie ben precise. E allora mi spiega perché ce l’ha con lei? Che cosa ha fatto lei a Lorenzon? Mi dia una spiegazione di questo atteggiamento di Lorenzon nei suoi confronti.

 

 

Ventura – Questa denuncia è il risultato di uno stato espresso di angoscia.

 

 

G.I. – Permanente?

 

 

Ventura – Sì, che si è prolungato. Ad un certo punto subisce, per questa suggestione, un impulso auto difensivo, dal momento che da qui non poteva tornare indietro. E non è più tornato. Ha continuato a rincararlo, dando dati che sono abbastanza esatti. Per esempio la mia attività..che ci sono tutta una serie di notizie, che sono anche precise.

 

 

G.I. – E la notizia delle armi era precisa o no?

 

 

Ventura – Lorenzon dice di aver visto queste armi…

 

 

G.I. – Di aver visto nel suo appartamento.

 

 

Ventura – Non un appartamentino. Era un magazzino adibito a deposito di libri e materiale didattico. Erano dei locali in cui entravo 5,5,10 volte al giorno. Entravano i commessi. Io non capisco….Queste armi le ha viste solo Lorenzon, allora.

 

 

G.I. – E lei gliele ha mostrate?

 

 

Ventura – Ma questi erano dei locali…

 

 

G.I. – Dice che era un appartamento non un magazzino.

 

 

Ventura – Era un appartamento adibito a deposito. Le stanze erano aperte. Ma siccome su questo punto come su tutti gli altri non c’è stato mai un confronto, io dico, per cortesia, non c’è stato mai un accertamento. Perché, se questi commessi entravano in queste stanze…..[testo mancante] …..Lorenzon abbia preso in mano una pistola….Ha chiesto a me una pistola. Ha la mania delle armi Lorenzon! Ha il porto d’armi. Io non ho il porto d’armi; non ho la mania di portare appresso una pistola. Lorenzon dice che ha preso in mano una pistola…Non è una cosa inverosimile. Ha chiesto anche a me una pistola. Io dico: “Non ce l’ho. Vai in armeria a comprare una pistola”.

 

 

G.I. – Chi ha comprato la pistola in armeria?

 

 

Ventura – A me ha detto che ha la pistola; di avere il porto d’armi.

 

 

G.I. – Vuole fare qualche altra dichiarazione?

 

 

Ventura – Io vorrei ripetere….

 

 

G.I. – La richiesta del suo confronto?

 

 

Ventura – Sprattutto sul confronto con Lorenzon; con la gente che dice di questi timer, che io non ho mai avuto, mai posseduto. Desidererei sapere chi è che dice in questo modo; che mi trovo qui…Desidererei che si valutasse attentamente per sapere di Gallina; voglio che si accertasse quali sono i veri rapporti dei debitori, e che sono diventati incredibilmente dei debitori che negano il proprio debito dopo che io sono stato in carcere la prima volta.

 

 

G.I. – Di avere un interesse i suoi debitori?

 

 

Ventura – Io dico che ce l’hanno. Se fosse dipeso solo da me li avrei denunciati. Qui non c’è neanche l’attenuante e la scusante dell’equivoco. Questa è gente che prima ha detto una cosa e poi un’altra, deliberatamente. Che calcola proprio al momento giusto. Il 10 aprile 1971 io vado in carcere e loro decidono di dire un’altra cosa. Poi addirittura, a parte le dichiarazioni di Gallina, c’è Sartori che scrive lettere, le produrremo perché ci sono, che contraddice con quello che dice dopo. E Gallina che prima dice cambiali di comodo poi non paga più…Soprattutto chiedo che questa gente mi sia messa a confronto perché è due anni che non riesco mai ad ottenerlo. Non riesco a capire perché questa gente debba essere tenuta lontana. Perchènon si debba accertare diversamente tutto quanto è oggetto di indagini.

 

 

G.I. – Un po’ alla volta.

 

 

Ventura – Sì, ma finchè tutta l’ipotesi si fonda su elementi come questi; su quello che dice Lorenzon; su quello che ha detto Fabris….

 

 

G.I. – Adesso si fonda su quello che è stato trovato.

 

 

Ventura – Va bene, ma non mi riguarda, dottore.

 

 

G.I. – Non lo riguarda direttamente ma lo riguarda per il valore che fanno assumere a queste cose che ha detto Lorenzon. A meno che non sia un mitomane.

 

 

Ventura – Nessuno ha mai detto che Lorenzon è un mitomane.

 

 

G.I. – Probabilmente non possiamo stabilire se sono stati pagati 100.000 lire, ciascuno degli attentati dei treni, fino a che non siano trovati gli autori materiali, e fino a che gli autori materiali non hanno confessato. Siccome però stabilire quel che salta fuori, cioè che i timer c’erano…

 

 

Ventura – Ma scusi, guardi che può aver visto….

 

 

P.M. – Lorenzon non dice di avere un timer….

 

 

G.I. – Prima che fossero trovati. E’ un po’ diverso…Nessuno poteva lontanamente immaginare che fossero stati comperati a settembre i timer. E guarda caso Lorenzon parla dei timer.

 

 

Ventura – Sì, ma ad un certo momento Lorenzon dice che questa circostanza sarebbe avvenuta in occasione di un presunto viaggio fatto a Jesolo. E’ stato pubblicato da qualche parte. Credo nel libro della Jaka Book. Comunque, credo che sia quanto meno interessante sapere se Fabris mi ha dato o no questo dispositivo.

 

 

G.I. – Guardi:

“La sera del…poco dopo la fine del settembre 1969, in macchina, il Ventura mostrò un congegno, ecc….”

La fine del settembre 1969 ha fatto delle dichiarazioni che noi non sapevamo. Il fatto è stranissimo che Lorenzon faccia riferimento all’epoca in cui, così precisa, lei maneggiava i timer. E proprio a quell’epoca là, in cui gli attentati ai treni….

 

 

Ventura – Scusi, e Comacchio quando dice….;

 

 

G.I. – Ai primi di ottobre. Abbi pazienza! Sono troppe le coincidenze.

 

 

Ventura – Guardi, è inevitabile….

 

 

G.I. – Dell’organizzazione di Freda faceva parte Lorenzon?

 

 

Ventura – Troppe le conclusioni che vuole ma c’è un tocco…

 

 

G.I. – Mi dica lei qual è la spiegazione!

 

 

Ventura – Tutte le spiegazioni che cerco di dire non stanno in piedi, quindi che possibilità c’è? Non avendo mai posseduto questa borsa, non avendola mai mostrata a nessuno, perché non la possedevo. Che possibilità c’è se non che sia truccata questa situazione.

 

 

G.I. – C’è che Lorenzon faceva parte del gruppo Freda?

 

 

Ventura – Che vuole che le dica? Può darsi. Io non so.

 

 

G.I. – Perché se la deve prendere con lei e non con Freda, Lorenzon?

 

 

Ventura – Gli argomenti di amicizia con Lorenzon sono parzialmente quelli..[…]

 

 

G.I. – L’alternativa è questa: o lei stava nell’organizzazione di Freda per queste informazioni, o c’è dentro fino al collo. Non si può trarre una diversa conclusione. Perciò questa mattina sono venuto ad interrogarla. Perché volevo chiarire a me stesso se lei facesse parte di questa organizzazione attivamente, o se ci fosse dentro per dare queste informazioni. Lei dice che non c’era dentro per dare le informazioni, va bene! Possiamo chiudere il verbale…

 

 

Ventura – Non è quello che ho detto io. E’ una conclusione che trae lei.

 

 

G.I. – Non è una conclusione che traggo io, ma la logica.

 

 

Ventura – Ma è tanto poco logico….

 

 

G.I – Tutto è logico, tutto assurdo, tutte sono strane coincidenze…Io le chiamerei gravi indizi e non strane coincidenze.

 

 

Ventura – Sì, ma se tutte queste posizioni venissero ridimensionate c’è molto di più.

 

 

G.I. – Con questo interrogatorio c’è molto di più a carico suo che a carico di Valpreda. Se vogliamo stare sulle coincidenze. Valpreda sta dentro da due anni e mezzo…C’è più a carico suo che a carico di Valpreda….

 

 

Ventura – Dottore, io l’altra volta non le ho chiesto di scarcerarmi; le ho chiesto di chiarire e di accertare….

 

 

G.I. – Questa mattina le ho chiesto un aiuto che non mi ha dato.

 

 

Ventura – Con un confronto. Perché di fronte a una versione di questo genere l’unica possibilità è il confronto. Non ci sono altre possibilità di smentite.

 

 

G.I. – E se il confronto non dovesse essere favorevole a lei che conclusioni traiamo?

 

 

Ventura – E’ una questione di coscienza che riguarda lei.

 

 

G.I. – E’ stata una questione di coscienza di venire qui questa mattina. Perché ho il sospetto che lei si fosse introdotto in questo gruppo per ottenere informazioni. Invece lei smentisce questo. Lei dice a maggio, sì; ma dal maggio in poi, no. Strano?

 

 

Ventura – Maggio 1970.

 

 

G.I. – Dal gennaio del 1970 non ha avuto più rapporti con la persona…

 

 

Ventura – Stiamo parlando di Freda.

 

 

G.I. - Fino al luglio….

[…]

 

 

G.I. – Qua io le rivolgo la domanda: vuole proseguire l’interrogatorio o lo riteniamo esaurito?

 

 

Ventura – L’unico modo di proseguire l’interrogatorio è che io sia posto a confronto….

 

 

G.I. – Questo è il problema di coscienza che ha determinato l’interrogatorio. Adesso mi dice se dobbiamo proseguire o chiudere. Io non ho altro.

 

 

Ventura – Che dobbiamo dire?

 

 

G.I. – Proseguire sullo stesso piano è assolutamente inutile. E’ un problema di scelta. Come le ho detto prima, ora ad un certo momento dipende….

 

 

Ventura – E’ una scelta che io non posso fare, perché è una scelta che si dà nel caso ci sia una possibilità agibile. Io non ho nessuna possibilità agibile perchèlei mi chiede cose che io ignoro.

 

 

G.I. – Tutto quel che è successo in Italia dal luglio in poi.

 

 

Ventura – Io ignoro se vi sono responsabilità dirette nelle vicende che interessano in questa sede..

 

 

G.I. – Da parte del Gruppo Freda….Il gruppo Freda è limitato a cinque persone.

 

 

Ventura – Non ho detto questo.

 

 

G.I. – Oltre a possibili agganci con il gruppo di Rauti.

 

 

Ventura – E di Ordine Nuovo.

 

 

G.I. – Allora verbalizziamo?

 

 

Ventura – E’ possibile che ci siano elementi che non sono stati sottolineati. Elementi che non sono decisivi. Io posso trarre tutta una serie di relazioni e di conclusioni sull’attività che riguarda Freda dall’ambiente in cui gravitava. Però le dico quel che le ho detto l’altra volta. Io sono pronto a chiarire questi punti di fronte a Freda e attraverso un confronto diretto su alcune vicende che riguardano il processo. La prego di disporlo immediatamente, il più presto possibile. E in quella sede disporre anche il confronto con Fabris perché c’è un episodio sui timer sul quale bisogna chiudere il discorso, e dire quel che c’è da dire. Io questo posso farlo senz’altro se ho di fronte Freda e Fabris. Anche perché non sono in grado di dire se Fabris è una persona che conosco o non conosco.

 

 

G.I. – Non riesco a capire perché lei vuole il confronto con Fabris.

 

 

Ventura – Perché in una occasione in cui ho visitato Freda ho sommariamente conosciuto una persona che ho veduto solo una volta, con la quale non mi sono intrattenuto perché l’incontro è durato 3-4 minuti. Perché questa persona stava uscendo ed io stavo entrando. Allo stato io non sono in grado di dire, conosco una persona che si chiama Fabris. Desidero vedere questa persona e che questa persona finalmente mi si evidenzia per quel che è, e dire “E’ la persona che ho visto quella volta, o non è quella persona….”.

 

 

G.I. – Quindi vuol vedere Fabris?

 

 

Ventura – Sì, voglio vedere Fabris. E se è quella persona che ho incontrato in quella occasione, desidero che siano precisati i discorsi che si sono tenuti in quella occasione che non hanno nessuna attinenza con l’oggetto timer, e che successivamente si allarghi il discorso al timer che può essere oggetto di riscontro. Tutto questo nell’ambito di attività di rapporti che io avevo con Freda e che abbiamo più volte precisato e chiarito. D’altra parte questo, se lei mi aveva dato un appuntamento per 10 giorni dopo l’interrogatorio che si è tenuto l’altra volta, cioè del 15 aprile, e se il 15 aprile ci fosse stato un confronto con Fabris e Freda, queste cose sarebbero emerse inevitabilmente. Ammesso sempre che quella persona sia Fabris. Perché le ripeto; io ho visto, ho incontrato quella persona una volta.

 

 

G.I. – E quella persona che lei ha incontrato una volta, che ruolo avrebbe?

 

 

Ventura – Questo lo dirò quando questa persona mi sarà portata qui. Io ignoro il nome di questa persona. Non mi è stata nemmeno presentata.

 

 

P.M. – Nemmeno la descrizione fisica?

 

 

G.I. – Ventura, se io sono venuto meno alla parola che le avevo dato…

 

 

Ventura – Dottore, io le ho scritto anche due lettere in cui ho anche detto….

 

 

G.I. – Ma lei ammetterà che io per leggere il processo abbia dovuto impiegare un po’ di tempo…

 

 

Ventura – Anche questo è vero. Ma io credo che questo chiarimento è essenziale.

 

 

G.I.- Capisco solamente che non mi è chiaro il ruolo che ha avuto questa persona che lei ha incontrato per 3 minuti.

 

 

Ventura – Possono essere stati anche 5.

 

 

G.I. – Sì, è stato per pochi minuti. Capisce quale è…Fabris per noi…è una figura….

 

 

Ventura – Sì, ma si tratta sempre di stabilire se è Fabris, dottore.

 

 

G.I. – Non riesco a capire questo particolare…Cioè come programma dovrebbe essere questo: prima confronto con Fabris.

 

 

Ventura – Contestualmente. Perché c’è una circostanza ben precisa. C’è Fabris che dice che Freda mi ha consegnato uno di questi aggeggi. E’ una circostanza assolutamente inesistente e falsa. Sul timer ci può essere un altro discorso ma non su questo punto. Questa è una circostanza falsa. Quando dico che questa istruttoria è stata truccata, dico questo, dottore, no che nella sostanza è tutto falso ma che ci sono degli elementi che sono assolutamente falsi, e che sono il frutto di intuizioni da parte del magistrato su testi e su imputati. Quindi ad un certo punto ci può essere un imputato il quale di fronte ad elementi di obiettiva falsità…

 

 

G.I. – Diamo per scontato che Fabris non abbia visto questo…che non fosse lei; diamo per scontato…

 

 

Ventura – Questo è un discorso che io farò di fronte a Freda, e le darò tutti i chiarimenti che lei mi sta chiedendo in questo momento. Però, facciamo questo confronto. Io parlo molto più agevolmente trovandomi Freda di fronte e potendolo guardare negli occhi.

 

 

G.I. – Lei crede che sia meglio così?

 

 

Ventura – C’è un confronto e saranno dette tutte le cose che posso dire e che è necessario dire.

 

 

G.I. – Il confronto si fa su posizioni di contesto fra lei e Freda. Però io non vedo….

 

 

Difesa – Come difensori riteniamo che sia abbastanza importante che le cose procedano con questa operatività, e che crediamo, anche, che quel confronto possa essere un notevole elemento di chiarimento non solo per la posizione del Ventura, ma per l’istruttoria in generale.

 

 

G.I. – Io non riesco ancora a vedere nel quadro di quella sua posizione che importanza possa avere il fatto che lei abbia visto o non abbia visto il timer. Pare intravvedere una sua preoccupazione in questo timer. Ma quale importanza ha? Non vedo che importanza possa avere che lei abbia visto o non abbia visto il timer! Insomma, non riesco ad intravvedere questa necessità! Ma d’altra parte riesco a comprendere che cosa possa essere chiarito in un confronto con Fabris. Non riesco ad immaginare….

 

 

Ventura – Soprattutto si potrebbe chiarire che quei 8,10,12,20 punti non sono quanti siano, che sono numerati nella sentenza che è competenza del Giudice di Treviso e che riguarda i rapporti tra me e Freda.

 

 

G.I. – Lasci perdere. Lei è in una posizione completamente diversa. Cioè che lei abbia avuto rapporti con Freda, che importanza ha adesso chiarire punto per punto quel che ha detto Stiz in una sentenza? Non riesco assolutamente ad inquadrare il nesso.

 

 

Difesa – Secondo Fabris, Freda passò un timer al Ventura.

 

 

G.I. – Ma che importanza ha che Freda passò un timer a Ventura?

 

 

Ventura – Se non ha importanza questo, non vedo che cosa ha importanza.

 

 

G.I. – Io non dico questo. Lasciamo quale è stata la sua funzione nel gruppo Freda…

 

 

Ventura – Io non ho nessuna funzione nel gruppo Freda.

 

 

G.I. – Quel che lei si riprometteva dal gruppo Freda. Lei frequentava Freda per sapere l’attività di questo gruppo Freda; per trarre delle informazioni; per essere meglio e più precisamente informato, specialmente, dopo aver letto quei rapporti su Freda. Ad un certo punto, che lei abbia visto questo timer nelle mani di Freda, vuol dire che lei era riuscito abilmente ad indurre Freda a fargli vedere anche il timer…

 

 

Difesa – O a sottrarglielo.

 

 

G.I. – A sottrarglielo, non so. Ma non vedo per quale ragione, siamo ai primi di ottobre…., ancora lotani. Non vedo perché lei si faccia questa preoccupazione eccessiva sul fatto che Fabris abbia detto che ha visto passargli un timer…Anzitutto non possiamo dare per scontato che fosse lei la persona che ha visto Fabris. Quindi rispetto alla sua posizione, rispetto a quella posizione che cosa ci dice? Che importanza ha che noi facciamo il confronto…Nei suoi problemi che cosa cambia? Niente, assolutamente niente.

 

 

Ventura – E’ importante che risulti che questo Fabris, o chiunque sia, mente su questo punto.

 

 

G.I. – Ma ci mostri lei? Il confronto non significa niente! Il confronto è un’arma a doppio taglio! Se effettivamente Fabris, per una ragione qualsiasi, avesse deciso, o gli avessero fatto decidere di dire che quella persona a cui ha passato un timer, Freda, era lei….Ma Fabris rimarrà su queste posizioni. Abbia pazienza! Quindi il confronto non ci serve a niente, e noi dobbiamo prescindere assolutamente da questo confronto. Se lei mi mette in condizioni, invece, di valutare in maniera diversa la deposizione del Fabris, perché mi dà delle spiegazioni completamente diverse, se domani faccio il confronto e Fabris rimane su quelle posizioni, perchèdeve rimanere su quelle posizioni….Ma lei mi deve mettere in condizioni di poterlo condurre questo confronto. Io non posso arrivare ad un confronto così, sprovveduto. Non sarei un bravo Giudice, sarei uno sprovveduto. Non posso arrivare in queste condizioni….rimarrei ad un punto morto. Deve essere lei amettermi prima in condizioni di potere condurre un confronto in maniera adeguata. Non posso arrivare lì da semplice spettatore. Io devo sapere adesso, in questo momento. Non riesco a rendermi conto di questo fatto.

 

 

 

Ventura – Da questo confronto dovrebbe emergere chi è questa gente che mi accusa.

 

 

G.I. – Facciamo l’ipotesi che lei non lo conosca. Che conclusione ne traiamo?

 

 

Ventura – Che io in sua presenza non posso aver ricevuto il timer da Freda.

 

 

G.I. – E ammettiamo il caso che questa persona qua venga e dica: “Sono sicuro, nella maniera più assoluta, che la persona che mi sta di fronte è quella persona che ho visto nello studio di Freda, e alla quale Freda ha dato un timer”.

 

 

Ventura – Se è quella persona dirò: “Sì, è la persona che in mia presenza parlava con Freda…”, e che Freda non mi ha consegnato un timer.

 

 

G.I. – Ma di che cosa parlava? Lei me lo deve dire perché io devo essere in condizioni di saperlo.

 

 

Ventura – Nel confronto si parlerà.

 

 

G.I. – Ma no! Io non posso essere colto alla sprovvista nel confronto. Non sono un uomo impulsivo e che fa le cose senza prevedere le reazioni. Io ho bisogno di condurre l’istruttoria non di lasciarmi condurre. Io devo essere in condizioni di poter vagliare anche le reazioni. Quindi, lei mi deve dire qual è la spiegazione che mi dà. Se questa esiste.

 

 

Ventura – Quella che le ho già detto.

 

 

G.I. – No, Ventura. Non ci siamo per niente. Adesso mi ha fatto capire chiaramente che lei ha assistito ad un colloquio brevissimo tra Freda e una determinata persona. Io voglio sapere quale è stato l’oggetto di questo colloquio.

 

 

Ventura – Gliel’ho detto.

 

 

G.I. – Va bene, me lo ha detto. Siamo d’accordo su questo. Quindi quale fu l’oggetto di questo colloquio fra queste due persone?

 

 

Ventura – Dopo di che lei pensa di poter….

 

 

G.I. – Lei me lo deve dire prima.

 

 

Ventura – Allora, in un’epoca che non riesco a precisare con esattezza…credo che sia l’estate del 1969.

 

 

G.I. – Prima o dopo l’attentato ai treni?

 

 

Ventura – Credo fosse l’estate…ma potrebbe essere prima o dopo. Per me questo è stato un episodio marginalissimo.

 

 

G.I. – Bene, lasciamo per ora l’epoca.

 

 

Ventura – L’estate del 1969 passai dallo studio di Freda, occasionalmente, per una delle mie questioni di carattere legale. Credo che fosse dalle ore 13 alle 14. Freda era insieme ad una persona. Questa persona non era molto alta, e non aveva caratteristiche somatiche distintive. Quando sono entrato, questo discorso stava avviandosi a conclusione. Freda mi ha fatto accomodare nello studio: lo studio di Freda è disposto su due lati di un corridoio e ci sono praticamente due studi. Uno in cui riceve i clienti e un altro, credo, ricevesse gli amici. Mi ha fatto entrare nello studio e non ricordo ci siano state presentazioni. Ci possono anche essere state…non ricordo. Io mi sedetti prima in un divano, poi in una sedia. Freda disse a questa persona: “Possiamo anche continuare. E’ un amico”.

Da questo punto, il colloquio, forse, durò per pochi minuti. E il colloquio era la possibilità di installazione di radiotrasmittenti. Questa persona con cui parlava Freda, dava una serie di indizi. Precisava le caratteristiche tecniche…non èmateria di cui posso parlare. Credo che questo discorso si sia concluso con l’accenno alla possibilità di attivare mediante apparecchiature telecomandate un dispositivo meccanico. Ma questa è una reminiscenza molto imprecisata. A questo punto, il discorso, che era all’appendice di un discorso già fatto, si chiude. Questa persona, ricordo, aveva con sé un apparecchio di forma cilindrica. Ma adesso non sono in grado di dire se si trattasse di una circonferenza, o un tubo. Comunque, era sormontato da una testa più ampia. All’apparenza era un’apparecchiatura di una certa delicatezza. Ecco, poi c’era un cacciavite……

 

 

 

G.I. – Adesso vediamo un po’ le conclusioni. Se questa persona insistesse a dire che Freda in quell’occasione le passò un timer, quali sarebbero le conclusioni?

 

 

Ventura – Io vi ho detto come sono andate le cose. Alcuni particolari di queste deposizioni sembrano talmente incredibili, che mi rifiuto di credere che una persona li possa riprendere e ripetere di fronte a me. Lo stesso Lorenzon ha rimasticato per mesi e per anni tutte queste versioni le quali, le ho detto come vanno interpretate, hanno come prodotto uno psicopatico. Cioè c’è stato come un riflesso suggestivo, per cui Lorenzon ha dilatato certe prospettive. Ma dico, Lorenzon su taluni punti durante il confronto ha modificato…Cioè, almeno da quel confronto fatto di fronte al giudice di Trieste, si è ammesso chiaramente che la ritrattazione è stata un’iniziativa spontanea. Mentre prima era in discussione. Si dice addirittura che io l’avevo….

 

 

Difesa – Era italiano? Straniero?

 

 

Ventura – Era italiano. Veneto, credo. Che parlasse in dialetto, e che aveva un’impressione dialettale. Ma, non saprei dire né il nome, né farne una descrizione precisa.

 

 

G.I. – Dopo di che, chiede un confronto con Freda?

 

 

Ventura – No, direi immediatamente…contemporaneamente.

 

 

G.I. – Sempre su queste circostanze?

 

 

Ventura – Su queste circostanze e su altre.

 

 

G.I. – Ma Freda non ha mai detto di aver dato un timer a lei….

 

 

Ventura – Ma non solo il timer…Bisogna parlare di altre cose.

 

 

G.I. – Di quali altre circostanze?

 

 

Ventura – Oltre alla questione del timer anche su altre circostanze. Una serie di notizie e di discorsi, che poi non sono una serie. Sono alcune notizie che io ho appreso da Freda.

 

 

G.I. – Quali discorsi e quali notizie?

 

 

Ventura – Un’appendice di quel che ho detto.

 

 

G.I. – Sviluppiamo allora queste cose.

 

 

Ventura – Io le ho detto che preferisco svilupparle davanti al confronto.

 

 

G.I. – Mi deve dire quali! Quali notizie le ha dato Freda? Le notizie sui fatti dell’agosto? Di cui lei ha parlato poi con Lorenzon. Queste notizie? Allude a queste notizie? Allora mi dica quali notizie le ha dato Freda?

 

 

Ventura – Lei dopo farà questo confronto?

 

 

G.I. – Immediatamente! A costo di rinviare qualsiasi altra cosa. Quali notizie le ha dato Freda? Ha la mia parola che nel giro di quattro giorni, massimo mercoledì, facciamo il confronto. Il tempo materiale di avvertire telegraficamente gli avvocati di Freda.

 

 

Ventura – Quindi, mi disse chiaramente che era a conoscenza dell’identità di chi aveva organizzato gli attentati. E questa affermazione non mi è uscita dalla bocca di Freda in termini chiari. Cioè non mi ha mai detto: “Io sono a conoscenza dei nomi di coloro che hanno organizzato gli attentati sui treni…”. In ogni caso, attraverso una serie di discorsi, e dalle loro articolazioni, ho potuto trarre espressamente questa conclusione. Conclusione che io proposi anche a lui e che rispose in grosso modo nei termini in cui rispose in proposito degli attentati…Cioè, non disse “io quella sera ero a cena – disse – trai le conclusioni che vuoi”. Non è che fosse una risposta dubitativa nel “trai le conclusioni che vuoi”, era un adagio per dire…

 

 

G.I. – “Hai capito esattamente…hai tratto le conclusioni esatte”. Questo in sostanza voleva dire?

 

 

Ventura – Sì.

 

 

G.I. - Naturalmente, per farle questa domanda, lei dovrebbe fornire particolari precisi su questi attentati.

 

 

Ventura – No, non è che il mio discorso abbia mai affrontato questioni di carattere tecnico-operativo. Quel che interessava a me non era tanto di individuazione di un ambito attivistico in cui venivano effettuate certe operazioni, quanto del verso politico. Ecco, su questo punto l’unica emergenza consistente è una conferma che era intervenuta in diversissime occasioni, che effettivamente il progetto dei gruppi eversivi di destra fosse quel che è espresso anche nella sentenza di Stiz. Ma che non riguarda tanto l’operazione della destra fascista in proprio….Poi questa è la tesi che è ripresa nel libro che abbiamo pubblicato. E’ che riguardasse settori più ampi anche se frastagliati dell’arco moderato.

Questi settori gravitano attorno a personaggi come Pacciardi, che certamente è collegato. Personaggi certamente collegati con i nuclei di bande fasciste dell’Emilia Romagna, soprattutto della fascia adriatica, e che trovano saldatura anche in certi ambienti socialdemocratici. Anche in epoca recente, precedente all’arresto io avevo appreso che era in allestimento un attentato all’on. Preti….un attentato che non doveva avere conseguenze, e che era poi la manovra che fanno gruppi della destra extramissina, quando vanno a collocare le bombe nelle proprie sedi, che era una provocazione autolesionistica.

Ecco! Su questo punto, io cercai di avere ulteriori notizie ma non riuscii mai perché, per esempio, apparvero alcune corrispondenze dalla Spagna che facevano risalire gli attentati ai treni ad alcuni espatriati. Ma Freda non mi dette mai conferma, né smentita. Anche perché quel discorso non è che si radicasse in maniera espressa. Di alcuni di questi fatti io ho parlato poi con Lorenzon. E Lorenzon nei termini cui le ho detto dà una trasposizione in questi verbali.

 

 

G.I. – E Freda le disse fra l’altro quanto sarebbero costati?

 

 

Ventura – No, Freda non me ne parlò. Le 100.000 lire sono illazioni di Lorenzon. Si parlò anche del costo ipotetico di queste operazioni risalendo effettivamente ad una serie di mandanti, anche se indistinti politicamente. Evidentemente, questo era un aspetto di qualche interesse, ma io non dissi mai a lorenzon che costavano 100.000 lire.

 

 

G.I. – E queste ulteriori precisazioni di Freda su questi attentati?

 

 

Ventura – Le precisazioni sono quelle che le ho già detto. Cioè l’apprezzamento espresso, esplicito che Freda dava di queste operazioni.

 

 

G.I. – Questo è giusto. L’apprezzamento lo capisco. Ma Freda ha anche un po’ degli atteggiamenti del tipo di stratega in determinati casi. Quindi, verosimilmente le avrà anche detto del come erano usati. Non le ha parlato?

 

 

Ventura – Sulla rete attivistica che ha espresso questa operazione? No. L’unico accenno è stato, credo, che fossero tre che erano espatriati in Spagna, perché erano indiziati degli attentati ai treni, dicevano i giornali.

 

 

G.I. – In Spagna tre di questi personaggi?

 

 

Ventura – Sì. Ma ne parlavano i giornali ed io le posi il quesito.

 

 

G.I. – E Freda, siccome uno di questi personaggi che scomparve per un certo periodo era proprio della zona di Parma-Rimini, non le ha mai fatto un accenno preciso su un personaggio di quella zona che sarebbe sparito? Io nelle indagini che ho fatto, non le faccio il nome per non influenzarla, sono giunto ad identificare un personaggio dell’Emilia Romagna che immediatamente prima degli attentati fece qualche allusione, e che immediatamente dopo disse di essere ricercato dalla Polizia per quegli attentati. E che si tenne nascosto per un certo periodo di tempo. La mia cancelliera che mi ha seguito attentamente su questo, se lo ricorda. Di questo, lei cosa ne sa?

 

 

Ventura – Se lei dice il nome….Ma anche se dice il nome può essere che non mi dica niente.

 

 

G.I. – Lei prima ha esplicitamente parlato di un certo gruppo che gravitava Freda….su Orsi?

 

 

Ventura – Ha fatto molti discorsi. Su orsi soprattutto. Perché Orsi è una figura abbastanza chiara di provocatore.

 

 

G.I. – Sì, ma sul tema degli attentati? Le persone che avrebbero partecipato agli attentati? Freda le fece capire che lui era al corrente che vi aveva partecipato?

 

 

Ventura – Che lui sapeva l’ambiente a cui dovevano essere….

 

 

G.I. – Anche questo.

 

 

Ventura – Sì. Non l’ambiente dei mascalzoncelli fascisti. Un ambiente più elevato, enucleato. Più consapevole, se si può chiamare consapevolezza.

 

 

G.I. – Cioè, che si rendeva conto, perfettamente, che non era l’inizio di un Colpo di Stato, ma era una strategia, diciamo così, che faceva parte di un piano che avrebbe dovuto avere un certo sviluppo. Forse proprio in questi discorsi che le ha fatto Freda si inquadra il discorso di Lorenzon quando parla di questa organizzazione.

 

 

Ventura – Ma no. E’ che Lorenzon facesse delle trasposizioni a quel che io dicevo in quel momento e i discorsi che si facevano, era che evidentemente in Italia siccome il terrorismo politico continuava da due anni, evidentemente se c’era stata un’esplosione, l’unica emergenza di questo tipo doveva necessariamente essere il preludio a qualcos’altro. Questo è inevitabile. A meno che non si abbia a che fare con dei pazzi. Cosa anche possibile quando succede una cosa del genere. O ha un senso, e allora se ha un senso deve continuare.

 

 

G.I. – La domanda è diversa. Cioè, furono delle illazioni sue, personali che partivano da un presupposto certo, ed erano lo sviluppo logico di quel che le aveva detto Freda, o era Freda stesso che un momento successivo le disse che si sarebbe passati ad un’altra fase operativa più incisiva?

 

 

Ventura – Non mi disse mai che si sarebbe passati, mi disse che di questa fase bisognava passare. Lui diceva che in quella prospettiva bisognava andare avanti, bisognava continuare su questa strada. Il discorso si faceva proprio perché, ovviamente, chi abbia acquisito un minimo di sensibilità politica di tipo progressista dopo, per altro, essere stato in un ambiente reazionario come sono stato io; dopo aver conosciuto in un certo momento quell’ambiente; in un certo momento di fronte a propositi di questo tipo, reagisce come se venisse richiamato un trauma.

Quindi, questi discorsi si facevano per dire: “In ogni caso, per quanto avanti si vada, in capo a questa situazione ci sarà sempre un fallimento inevitabile perché ci dovrebbe essere una inversione della storia. Ma non solo della storia in termini politici, ma in termini di sensibilità complessiva, preumana perché questo tipo di sopraffazione possa passare.

Quindi questi discorsi erano fatti in questo contesto, che era il contesto nel quale io discutevo con Lorenzon. C’è stato obiettivamente uno svisamento. Non è un pazzo ma esauriente nevrosi. Questo non è che significa che è un matto ma significa che probabilmente non c’è in misura eminente quella lucidità che…

 

 

G.I. – Va bene, questo per quanto riguarda Lorenzon.

 

 

Ventura – Orsi ha rapporti con certa gente di Bologna, e questa gente ha rapporti con quella fascia che ho detto. Non ho detto che c’è un rapporto che mi ha fatto capire che l’entroterra era questo. Che cioè la spinta moderata e che per lui doveva essere una spinta espressamente reazionaria veniva da quella parte e che quindi una novella politica in questa situazione e a questo tipo di condizionamento poteva venire da quella parte. Questo, non che parlassi dei socialdemocratici….

Così era la lotta di massa nel 1969; così era tutto il movimento e la lotta sindacale; così era la rivolta studentesca; così era il 1968 non solo in Francia; così incominciava ad essere la scuola e il Movimento Studentesco in Italia. Cioè, in una situazione che era un ribollimento e una prospettiva di questo tipo era un illusionismo abbastanza facile. Era un’illusione che in fondo ha covato la destra. E l’ha covato tanto bene che oggi ci troviamo con tre milioni di fascisti. Questo è il risultato. Perché, pure attraverso una serie di collegamenti, ma di sintonie così bene individuabili; tutto il settore della destra ha collaborato, da Freda ad Almirante, a derivare questa situazione. Cioè, se lei pretende riselezionarla in questo momento di storia, non di riselezionarla alla misura di Freda, non si arriva mai.

 

 

G.I. – Dei rapporti tra Freda e Vesce che cosa sa?

 

 

Ventura – Io istintivamente avevo pensato che i timer fossero finiti in mano di Vesce, ma, invece sono finiti in tasca di un arabo.

 

 

G.I. – Questo è quel che dice Freda?

 

 

Ventura – No, questa è la mia ipotesi. Non è che voglia del male a Vesce ma dato che la prospettiva è l’insurrezione….

 

 

G.I. – Tanto più che sono stati usati questi timer dallo stesso gruppo enucleato….Certamente…

 

 

Ventura – No. Ma io credo, non è che su quella linea sia a conoscenza di dati particolari, che però lui organizzò questa conferenza a Padova e ha chiuso con Al Fatah.

 

 

G.I. – E per l’8 agosto? Lo faceste questo discorso? Freda in quel periodo là dove stava? Cioè, lei non ricollegò qualche viaggio di Freda; qualche confidenza di Freda agli attentati?

 

 

Ventura – L’8 agosto? Questo non me lo disse. Scusi dottore se insisto. Io vedevol Freda una volta ogni 15 giorni, una volta al mese. Tutto al più, se c’erano rapporti continuativi, c’erano per telefono.

 

 

G.I. – Anche per telefono lei potrebbe averlo cercato e non trovato né a casa, né allo studio. Lei andava tutti i giorni, quindi deve sapere se si è mosso. Siccome lei ha avuto una prospettiva di questi attentati dell’8 agosto, a Pisa, quindi non può non avere avuto la curiosità…non può non aver fatto dei collegamenti….di Freda in relazione agli attentati.

 

 

Ventura – Credo di dovere escludere che Freda possa avere avuto un ruolo diverso da quello di coordinatore; diverso da un ruolo ideativo, eventualmente. Ma non credo che gli spostamenti di Freda siano utili. E’ più utile sapere che Freda va a Ferrara a trovare Orsi che sapere dove era l’8 agosto.

 

 

G.I. – Ma io era questo che le chiedevo. A me interessano i fatti prima e dopo gli attentati. Era questo che mi interessava.

 

 

Ventura – Comunque, durante tutto il 1969 e poi durante il 1970 sull’onda di una serie di iniziative, cioè aveva iniziato a stampare questi libri, si è mosso più frequentemente.

 

 

G.I. – In relazione agli attentati del 12 dicembre quali fuorno le sue sensazioni nei discorsi di Freda?

 

 

Ventura – Su questo punto, lui accolse istintivamente quando io gli proposi questo problema quella che era la mia conclusione. Cioè che questi attentati davano continuità a tutto il quadro che era stato precedentemente….[…] che l’attentato poteva essere stato un incidente. Cioè poteva anche essere stato non voluto, non programmato e che comunque, la gravità dell’attentato commesso a quel modo, cioè in luogo chiuso e indirizzato a obiettivi apparentemente neutri, fosse proprio l’intenzione di provocare un trauma: la caduta di capacità di vita di un Paese. Quindi, che ne prevedesse le reazioni.

 

 

G.I. – Mi interessa sapere quale fu la risposta di Freda in relazione all’errore, cioè la strage non programmata.

 

 

Ventura – Sì, stavo dicendo che in relazione a questi fatti, essendo molto reticente, io gli accennai, forse di proposito, di scrivere il libro del gennaio. Quindi, il discorso si prse dopo, del tipo di ricostruzione che io ero andato costruendo anche lavorando con altri…

 

 

G.I. – Chi intende?

 

 

Ventura – Fascisti. Quaranta ed altri amici. Anche perché, fra l’altro, questo attentato era stato proposto alla Casa Editrice di Roma e la possibilità saltava perché il 15-16 febbraio, i giornali parlavano di questa vicenda, e non se ne fece niente. Si tirarono indietro. La “Strage di Stato” era stata redatta da un gruppo dell’Unione, raccogliendo informazioni che sono state passate da alcuni fascisti di Roma, incredibilmente da ambienti della Questura di Roma.

 

 

G.I. – Quali sono?

 

 

Ventura – Sono delle schede nominative, sono tipiche. Il libro va avanti e sembra quasi sia uno schedario ricucito…All’ultimo momento quando venne fuori questa storia giunse anche una nota su di me. Quindi, io parlai con Freda e lui accolse grosso modo quella che era la tesi, che poi si sostenne nel libro. Naturalmente, da un certo punto di vista e con valutazioni e conclusioni politiche opposte. Cioè che anche ambienti internazionali di un certo tipo avevano sostenuto questo movimento di iniziativa che si stava facendo in Italia. A questo proposito, io ebbi una segnalazione. Questo glielo dico nonostante lei possa trarre conclusioni che non siano le sole schede che io ho. Probabilmente se non è riportata qui si tratta di una scheda che è allegata alla documentazione del libro degli attentati. Comunque, è una scheda che ha veduto Quaranta e Franzin. In questa scheda si riprende parzialmente il discorso di questi attentati. Questa notizia….dell’ottobre […]…..sembra di aver potuto farla risalire alla stessa fonte, o a una fonte collaterale, cui si dice che elementi italiani non agregati a gruppi politici parlamentari, gli elementi di gruppi extraparlamentari, erano stati addestrati in Germania ad azioni terroristiche e sarebbero rientrati in Italia sul finire di ottobre, in previsione di un clima in cui esclusivamente si sarebbe addensata la situazione esplosiva. Questa nota localizzava dove era avvenuto questo addestramento, a cura di extrappartenenti a servizi speciali della Germania Occidentale.

 

 

G.I. – Questa località fu indicata da “Vie Nuove”?

 

 

Ventura – Non lo ricordo.

 

 

G.I. – In che periodo? Prima o dopo gli attentati?

 

 

Ventura – Dopo. Forse Quaranta è possibile che abbia questa scheda. Io ricordo che gliela feci anche leggere, e poi “Vie Nuove” riprese questa notizia.

 

 

G.I. – Questo campo era vicino a Monaco per caso?

 

 

Ventura – Non lo escludo. Non lo ricordo. Comunque, questa notizia trovò una conferma abbastanza autorevole in un editoriale di “ABC” che è della fine del 1970. Adesso non ricordo in che mese. Uno di questi editoriali di ABC dopo che Ballacci ne ebbe assunto la direzione. E’ abbastanza risaputo che Ballacci è un personaggio il quale aveva in Italia una serie di notizie da fonti piuttosto…in cui si diceva chiaramente, in questo editoriale, che i servizi di informazione sovietici avevano individuato la provenienza e l’ambiente che aveva ispirato lastrage di Milano. Secondo questa ricostruzione, che è quella data. E anche quella di cui io parlavo con Freda ricevendo indicazioni abbastanza…..

 

 

G.I. – Concludenti?

 

 

Ventura – Sì. Diceva: “…deve essere così”. Ma non era per dire che quello che aveva fatto il colpo in questa direzione. Dopo si è capito, credo, anche perché Freda ad un certo momento ha potuto vedere le schede riservate. Cioè, a parte il fatto che è stata una decisione presa collegialmente. Cioè non è stata una mia iniziativa per dare a Freda le schede dei neofascisti perché le correggesse. E’ stata un’iniziativa che è stata presa insieme con Quaranta e altri, e abbiamo deciso proprio perché fossero corretti certi dati…”.

 

 

G.I. – Le notizie che le aveva dato Freda in relazione ai fatti di agosto?

 

 

Ventura – Sì.

 

 

G.I. – Del rapporto fatto da questi signori in relazione…..conservare una copia di quel rapporto….

 

 

Ventura – Ma non ci sono stati rapporti.

 

 

G.I. – Evidentemente, questo fatto qua dovette avvenire immediatamente dopo l’agosto. Il mese di agosto, Ventura! Non che lei passò le informazioni…

 

 

Ventura – Sì, agosto-settembre. Non è che questi discorsi siano venuti immediatamente. C’è stata una settimana, 15 giorni, un mese….

 

 

G.I. – Ma lei quando passò queste notizie….

 

 

Ventura – Io le appuntavo in un foglio di carta che tenevo sempre in tasca, in cui appuntavo gli argomenti, i soggetti e poi li riferivo a voce. Ma di notizie date da me, forse, ci sono due o tre riferimenti in tutte queste schede. Cioè le notizie che davo io non venivano registrate mai nelle schede che venivano date a me. Ma le ripeto, successivamente a quella data si è interrotto il rapporto. Cioè….non è che si è interrotto il rapporto, non ho più ricevuto schede.

 

 

G.I. – Mi scusi, Ventura, se insisto sul fatto dell’errore che può avere importanza in relazione ai morti di Piazza Fontana…Che cosa disse Freda? Dette la possibilità che si trattasse di un errore?

 

 

Ventura – No, lo facevano i giornali, dottore! L’abbiamo fatto anche insieme a Lorenzon.

 

 

G.I. – Come errore materiale nell’esecuzione? Non ci sono stati morti alla Banca del Lavoro; non ci sono stati morti alla Banca Commerciale….La bomba era stata collegata in un posto dove probabilmente non ci sarebbero stati morti…su questo punto Freda che cosa disse?

 

 

Ventura – Per lui era secondario.

 

 

G.I. – Come, era secondario?

 

 

Ventura – Non ricordo che ci sia stato un discorso in cui per lui poteva presentare un disagio o un problema, se fosse intenzionalmente o no…

 

 

G.I. – Sì, questo nella personalità di Freda….Era la plebe che era morta quindi non gli interessava che morivano 15-20 plebei. Ma quando lei accennò, come dovette accennarlo, a questa considerazione logica che si potesse essere trattato di un errore, che fossero morti non programmati…..

 

 

Ventura – Non ricordo. Cioè…se devo ricostruire dai discorsi fatti da Lorenzon, che probabilmente riecheggiano in discorsi fatti con lui. Dovrei pensare che l’ipotesi è stata, può darsi. Cioè, non ricordo che ci sia stato un atteggiamento espresso in questo proposito. Certamente è stato un atteggiamento superficiale. Né io facevo con Freda questo genere di discorsi, perché ad un certo momento mi indisponeva. Era inutile, era come parlare con delle pietre.

 

 

G.I. – C’era una certa preoccupazione per quelle rivelazioni che le aveva dato Lorenzon?

 

 

Ventura – Sì, in questo senso: alcune, probabilmente, erano l’eco di….perchè lui fa prima una conferenza stampa a Treviso, a mia insaputa, dove riceve i giornalisti….

 

 

Difesa – Deve essere allegata, il riferimento di questa conferenza stampa. Io oggi non ho i documenti ma forse nei documenti che ha lei c’è. Lei ha già richiesto agli atti, da Bologna. E’ quella di Pansa. E’ un documento prodotto dall’avvocato Boneschi e dall’avvocato Storoni che sono le notizie che Pansa aveva fatto, dalle quali trae poi gli argomenti per i suoi articoli, e riferisce esattamente che Freda fa una conferenza sul processo di Bologna.

 

 

Ventura – Quindi poi, ricordo chiaramente, va anche all’ANSA, a Venezia. Poi fa un’altra conferenza stampa a Padova, sempre a mia insaputa.

 

 

G.I. – E la stampa avrebbe rilevato la notizia dalla denuncia di Lorenzon?

 

 

Ventura – Freda in una fase è intervenuto solo per dirmi come si facevano le ritrattazioni, ed è intervenuto in un secondo momento a Mestre. C’è stato un colloquio che poi è registrato. Un colloquio avvenuto a Mestre e in cui nella stessa veste, perché Lorenzon aveva detto in uno dei suoi verbali che l’autore del “Libretto Rosso” era Freda. A questo titolo era intervenuto, successivamente.

 

 

P.M. – Perché lui era così preoccupato che si sapesse che era l’autore?

 

 

Ventura – Non so se lo attribuiscono un reato…Anch’io non ero preoccupato… Evidentemente avevo visto male. Evidentemente se non pensavo subito a un avvocato, non ero tanto preoccupato.

 

 

P.M. – La preoccupazione di questo “Libretto Rosso” perché Freda venisse identificato?

 

 

Ventura – Questo probabilmente lo dice Lorenzon. Comunque, in precedenza lui era intervenuto due volte. Una volta quando io ho chiesto telefonicamente un consiglio tecnico e Lorenzon è venuto là con la ritrattazione che lui si è scritta a casa e me l’ha fatta leggere. Poi, in una seconda occasione, a Mestre. Perché a Mestre è emersa questa storia.

 

 

G.I. – Ci sono determinate circostanze che possono avere una valutazione precisa.

 

 

Ventura – Dottore, io ho detto fin dall’inizio quel che posso dire. Se si attende da me una valutazione e un chiarimento, e che si accenda una lampadina su questa storia, chiudiamo subito le nostre cartelle. Io ho una branda ancora…Quindi, c’è un’emergenza obiettiva, quella che io sono in carcere, e sono in carcere per colpa di Freda, anche per i rapporti con Freda.

 

 

G.I. – Quindi, lei intende chiarire questo rapporto con Freda nel confronto?

 

 

Ventura – Scusi, ci sono 10 pagine in cui l’art.110…

 

 

G.I. – In quel periodo chi aveva come segretaria Freda?

 

 

P.M. – Camozza Fernanda?

 

 

Ventura – La signora…..

 

 

G.I. – Poi c’era una certa Liliana.

 

 

P.M. – Erano due. Una la mattina, e una il pomeriggio.

 

 

G.I. – Erano due segretarie che si alternavano.

 

 

Ventura – Io ricordo una di Rovigo. Non ricordo come si chiama.

 

 

G.I. – Veniva da Rovigo a Padova?

 

 

P.M. – In auto o in treno?

 

 

Ventura – In treno

 

 

G.I. – Nel 1969. Il luglio 1969.

 

 

P.M. – Saprebbe descriverla fisicamente?

 

 

Ventura – Devo ricordarla vedendola. Ma il periodo….?

 

 

G.I. – Deve collegare il periodo alla segretaria……che lei è partito per Roma a Latina…

 

 

Ventura – Sì.

 

 

G.I. - ….i giorni precedenti agli attentati.

 

 

Ventura – E’ quel che ho risposto. Non sono in grado di dirlo. Dico l’11, il 10, 9, 8….Io so con certezza che sono tornato da Roma l’8 dicembre, ma quel che ho fatto tra l’8 e il 12, no.

 

 

G.I. – L’ufficio ricorda a questo punto all’imputato che l’ultimo rapporto è datato 7 agosto 1970. Ciò si riferisce a quanto da lui affermato circa la data cui sarebbero cessati i rapporti di scambio di informazioni.

 

 

Letto, confermato e sottoscritto

 

Giovanni Ventura