BOBINA N.4

CARCERE GIUDIZIARIO DI MONZA CONFRONTO FRA VENTURA GIOVANNI E FREDA FRANCO 13 GIUGNO 1972 ORE 14,15

 

La strategia di Ventura - 13/6/72  (1)

 

G.I. – DOTT. D’AMBROSIO

P.M. – DOTT. ALESSANDRINI

 

PARTE PRIMA 

 

G.I. – Il confronto viene fatto perché sono nate posizioni di contrasto. Il Ventura Giovanni ha affermato che lei le ha detto apertamente e chiaramente, che conosceva gli autori degli attentati dell’8 agosto.

 

 

Ventura - Che nell’ambito di una serie di discorsi avvenuti nell’estate ’69 e quindi di valutazioni convergenti su fenomeni e su fatti relativi al terrorismo in Italia, ripetutamente ci sono stati argomenti che mi pare possano esprimere questa opinione su di te.

 

 

Freda – Su di me? Nel corso di quelle conversazioni io ti ho detto chi sono gli autori? Io ho detto, seconbdo me la fonte di questi attentati….Io non ho mai detto, so chi sono….

 

 

Ventura – Tu non mi hai mai detto di conoscere i nomi, o l’identità personale di coloro che hanno commesso gli attentati. Tu mi hai detto, nell’ambito di questi discorsi, di conoscere, o di potere esattamente individuare quale fosse la matrice politica e operativa di questi fatti. Poi, c’è stato, in una di queste occasioni, in autunno, non ricordo esattamente, comunque in occasione della pubblicazione sul “Corriere della Sera” di una notizia relativa al rimpatrio di tre personaggi uno dei quali credo sia quel tizio con cui tu possiedi un progetto a Bologna. Tu mi hai detto che eri al corrente. Cioè sapevi.

 

 

G.I. – Le avrebbe dato anche delle indicazioni precise su come erano costituiti questi gruppi. Cioè, che non si trattasse di gente appartenente ad un unico gruppo politico, ma che si trattasse di un gruppo di persone enucleate. Mi pare che abbia usato questo termine.

 

 

Ventura – In sostanza le conclusioni politiche di questi discorsi, le mie conclusioni, sono state queste. Cioè, in Italia era in opera un piano ben preciso che aveva le fonti di inziativa diverse ma convergenti. Che tendeva a modificare radicalmente la situazione politica del paese, sfruttando l’asse di potere di un altro moderato. Queste sono le conclusioni, e tu mi hai dato conferma.

 

 

Freda – La mia opinione….Ma si tratta di opinioni!

 

 

G.I. – Questa enucleazione degli autori materiali dei vari gruppi non è soltanto opinione.

 

 

Freda – Siamo a livello di opinioni….non si tratta di dati. Io purtroppo non ho mai avuto possibilità di esaminare dei dati. La stampa mi proponeva le informazioni che potevo acquisire attraverso vari ambienti che mi hanno permesso di arrivare a questa certezza.

 

 

G.I. – La certezza di aver dato al Ventura, che lei sapeva con certezza chi fossero gli autori di questi attentati, anche dal punto di vista, gli esecutori. Freda, ci dica questa certezza da che cosa le veniva? Da quali gruppi sarebbero state estratte queste persone che si erano date a questa attività terroristica?

 

 

Freda – Ecco, come io ho considerato la questione: le forze parlamentari in Italia…; il fenomeno si è prodotto perché…ecc. Mi sono chiesto: “A chi serve questo? – alle forze della sinistra parlamentare, secondo me, no – Alle forze della sinistra extraparlamentare, io non ho mai dato importanza. Alla destra? Il fatto che io abbia conosciuto gruppi della destra, specificando destra parlamentare, mi hanno con decisione chiara, sempre indotto al convincimento che la destra parlamentare mancando di fantasia politica non si poneva certo il problema del Potere. Quindi, la situazione politica sta scivolando, è necessario un giro di vite.

La mia risposta l’ho trovata: il clima eversivo serve oggi a chi ha tutta l’esigenza di fare un golpe e mantenersi….A chi oggi è al Potere e vedendo franare il proprio supporto ha bisogno di provocare il caos.

 

 

G.I. – Il giro di vite…? Scusi, sia ancora più preciso. Questi attentati non appartengono allo stesso gruppo. Ma erano persone enucleate nei vari gruppi, che avevano l’avallo tacito delle forze politiche moderate. Quindi in questi termini qua stiamo parlando. Invece è impossibile. Lui fa un discorso ben diverso.

 

 

Freda – Lo ripeto, sul piano della diagnosi tra me e lui, mai io ho indicato a lui di conoscere le fonti di derivazione di questo clima eversivo. Posso aver fatto delle supposizioni. Ripeto che non ho mai dato a lui la possibilità di individuare un’unica fonte di derivazione. Io non ho mai avuto possibilità di individuare con esattezza i veicoli operativi che sono stati gli esecutori!

 

 

Ventura – Uno di questi gruppi, ricordo esattamente, mi dicesti che era la frangia della destra missina, che si era collegata. Se questi non sono elementi precisi, non so cosa devo dire.

 

 

Freda – Presuntuosamente, dirà lei; fantasticamente, dirò io, non sento il bisogno di dare la diagnosi della situazione politica e di ricercare….

 

 

G.I. – Lei non la deve ricercare. Lei ha dato indicazioni così precise, e le ha date con tale sicurezza, che il ventura non ha avuto esitazioni a dire, “Io ho saputo…”.

 

 

Freda – E’ stata una tua intuizione. Nonè serio questo confronto!

 

 

G.I. – Perché non è serio?

 

 

Freda – Vuole che impieghi dieci minuti per spiegarle perché non è serio? Mi pare che anche lei l’abbia compreso. Abbiamo commentato “Il Corriere della Sera”…io ho espresso una mia opinione. Lui ha dedotto che la mia non fosse un’opinione, che si deve esaurire nei miei dati mentali, ma che fosse una certezza.

 

 

Ventura – Cosa ne posso sapere io.

 

 

Freda – E’ ovvio che se io dico una cosa e lui crede a me….

 

 

G.I. – E allora procediamo oltre.

 

 

Ventura – Io ho detto che tu mi hai dato motivo di credere che il terrorismo in Italia era la conseguenza di un piano globale.

 

 

Freda – Sì, ma questa era la mia opinione! La mia e la tua opinione.

 

 

Ventura – Ma, non hai mai detto che gruppi che venivano utilizzati per queste operazioni erano dei gruppi neofascisti? Di questa opinione io ho un ricordo molto preciso.

 

 

Freda – Io non posso mai averti detto che un gruppo che agisce su una diversa…..e che è collegato con Saragat. E che la socialdemocrazia ecc. Io posso avere detto: “ Sì. Mi hanno detto che in quella zona c’è un gruppo che pare implicato su certi attentati. Pare che sia un notaio a finanziarlo. Guarda un po’!

 

 

G.I. – Ventura ha detto che lei aggiunse pure che si sarebbero fatti attentati ben più…

 

 

Ventura – Questa iniziativa articolata, prevedeva che questa strage si facesse….

 

 

G.I. – Che cosa succede Freda? Che cosa succede dopo? Si fanno gli altri attentati? Si fanno quelli del 12 dicembre? Lei ha comperato quei timer, Freda! La versione che ha dato Freda è questa: lui avrebbe ricevuto l’incarico da un algerino di acquistare i timer. Dei congegni non ben definiti da usare nell’industria bellica, fronte di liberazione [palestinese. N.d.c.].

Lei li ha comperati quei timer, Freda? E poiché l’indicazione che le ha dato il capitano Hamid era troppo generica, ha dovuto prendere contatti e capire che questo dispositivo era questo timer fabbricato dalla DR. Ne ha acquistati cinque dalla Ditta Rica di padova; li mostra al capitano Hamid in casa della contessa De Portada. Dopo di che consegna questi primi cinque congegni a tempo, come campioni. Dopo di che, vanno bene e fa l’ordinazione, e ne consegna altri cinquanta. Il capitano Hamid sembra molto soddisfatto di questa consegna, e dice che ne avrebbe ordinati altri. Dopo di che, non ha più visto Hamid. Questa è la versione che mi ha dato Freda. Come sapete tutti e due perché credo che vi è stato contestato uno dei timer acquistati, nonostante tutto, senza neanche aprire le scatole che sono state date al capitano Hamid…

 

 

Freda – Sta esprimendo un suo parere, o sta leggendo gli atti?

 

 

G.I. – io gliene parlo…sugli atti non risulta ancora.

 

 

Ventura – Questo è un altro discorso, dottore!

 

 

Freda – Strano! Pure a Rauti aveva espresso il suo parere che le bombe venivano….

 

 

G.I. – Come? Rauti che cosa le ha detto?

 

 

Freda – Mi risulta che lei avrebbe detto a Rauti: “Sa, mi risulta che le bombe vengono da lì…L’attentato di Piazza Fontana viene da lì…” E Rauti avrebbe risposto: “Come Giudice Istruttore…[…]

 

 

G.I. – Non me lo ricordo. Lei evidentemente è meglio informato di me e mantiene i contatti con Rauti.

 

 

Freda – Per favore ritorniamo….Io le chiedo di invitare il signor Ventura a non esprimere opinioni o giudizi. O se esprime queste opinioni e questi giudizi, li ricolleghi. Cioè, io voglio che il signor Ventura dica anche i nomi, i fatti. Specifiche quando e in che occasione le mie parole gli hanno suggerito le impressioni, le hanno fornito il sospetto che io fossi a conoscenza di questo piano eversivo, o quando invece queste opinioni e questi suoi sospetti si reggevano su un supporto di pubblicazioni specifiche e concrete, che io avrei fornito. E Ventura specifichi anche l’oggetto. Quindi, niente chiacchiere. I fatti!

 

 

Ventura – Noi ci vedevamo ogni 15, 20 giorni. Oppure, anche una volta al mese. Quindi non chiedermi il luogo esatto, l’ora, il pomeriggio. Tu hai indicato queste fonti….

 

 

Freda – Quali fonti?

 

 

Ventura – Gruppi che facevano capo a Pacciardi e anche gruppi romagnoli che secondo te erano….

 

 

Freda – Secondo me? Io ho espresso una mia opinione. Che cosa ti ho detto?

 

 

Ventura – Io ricordo perfettamente, in termini molto precisi….

 

 

Freda – Si continua ancora a dare delle opinioni o dei sospetti!

 

 

G.I. – Conoscendo bene Freda, lei distingue da quando dava un’opinione e da quando….

 

 

Freda – Bene, Giudice! Siccome queste cose il signor Ventura…lo ripeta davanti a me quello che ha detto a lei, e specifichi le radici esatte di queste cose, o si legga la dichiarazione che ha dato, ventura, l’altro giorno.

 

 

Difesa – Io le chiedo, signor Giudice, che contesti fatti precisi.

 

 

Ventura – Io ho detto che il discorso finiva nell’ambito di una valutazione politica.

 

 

Freda – Allora, vogliamo proseguire l’interrogatorio? Io chiedo queste indicazioni precise perché diano anche a me la possibilità di trovare un ancoraggio. Non posso ricordare se nel 1969 ho visto il signor Ventura e gli ho parlato del notaio di Ravenna. Io non posso ricordare!

 

 

G.I. – Allora ritorniamo a fatti precisi. La fotografia del timer è stata pubblicata nel 1970. Prima ancora che fosse pubblicata la fotografia, Lorenzon dà la descrizione di questo timer che avrebbe visto nelle mani del Ventura. Dopo di che viene interrogato Comacchio. Io adesso chiedo a ventura prima, poiché siete stati tutti e due concordi nel dire che questo timer non l’ha dato lei al Ventura davanti a Tullio Fabris. Come si spiega la conoscenza di questo timer da parte di Lorenzon e come si spiega la conoscenza del timer da parte di Comacchio? Vntura, me lo vuole dire, per favore? Che cosa è successo?

 

 

Freda – Mi scusi. Il Corriere della Sera ha pubblicato la fotografia, quando?

 

 

G.I. – Il 20, 22 gennaio del 1970. Successivamente.

 

 

Freda – Si precisa, due anni dopo.

 

 

Difesa – Il 20 gennaio del 1970….dopo la strage di Piazza Fontana?

 

 

G.I. – La fotografia del timer. Nella Banca Nazionale dell’Agricoltura furono trovati dei frammenti del timer; nella borsa della Banca Coomerciale Italiana fu trovato un dischetto, 60 MA. Attraverso il dischetto si è potuto stabilire che il congegno temporizzatore usato per la bomba era un interruttore a tempo, marca DR, venduto in esclusiva in Italia dalla Galotti, che forniva la Elettrocontrolli di Bologna, presso cui il Freda acquistò 50 e forse più. E li forniva anche alla Ditta Rica di Padova. Di questo timer, individuato attraverso questi elementi, fu pubblicato poi attraverso il “Corriere della Sera”, ecc.

Ventura, lei ha avuto questo timer nelle mani? L’ha mostrato a Comacchio? L’ha mostrato a Lorenzon? Lo dica! Come ne è venuto in possesso?

 

 

Ventura – Non saprei precisare i tempi.

 

 

G.I. – Non ha importanza.

 

 

Ventura – Io ho sottratto un esemplare di questo timer nello studio del dott. Freda. Sono entrato mentre lei era occupato. Mi ha fatto accomodare nella stanza sulla destra. In un mobile che era accanto alla parete, è un mobile libreria non più di m.1,20. L’apparecchio era poggiato su una mensola, sopra una serie di appunti manoscritti……

 

 

G.I. – Era solo o ce ne erano altri?

 

 

Ventura – No.

 

 

G.I. – E questi appunti manoscritti, di cosa parlavano?

 

 

Ventura – Indicazioni tecniche sul timer.

 

 

G.I. – Cioè?

 

 

Ventura – Che si trattava di un dispositivo.

 

 

G.I. – Per che cosa?

 

 

Ventura – Per costruire….

 

 

P.M. – Di chi era la scrittura?

 

 

G.I. – Lei conosce la scrittura del dott. Freda?

 

 

Ventura – Sì, non era la sua.

 

 

G.I. – E contenevano anche appunti di circuiti?

 

 

Ventura – C’era anche un disegno che apparentemente era uno schema. Ricordo che c’erano dei disegni, che potevano sembrare disegni ma non lo erano.

 

 

G.I. – Dopo di che mostrò questo congegno a Lorenzon e Comacchio?

 

 

Ventura – Io credo che Lorenzon mente sul fatto che questo congegno era allacciato. Perché effettivamente io ho sempre detto pila rettangolare.

 

 

G.I. – Un errore di stampa.

 

 

Ventura – E’ possibile che Lorenzon l’abbia visto nella mia automobile.

 

 

G.I. – E Comacchio?

 

 

Ventura – A Comacchio l’ho consegnato perché mi dicesse a che serviva.

 

 

G.I. – E Comacchio cosa le disse ?

 

 

Ventura – Che se ne sarebbe interessato. Poi la cosa non ha avuto più seguito. Evidentemente se ne è disfatto, come ha detto lui.

 

 

Freda – Mancanza di stile perché sottratto.

 

 

G.I. – Non c’è nessuna questione di fiducia, perché Ventura la seguiva attentamente per sapere chi fossero gli autori degli attentati.

 

 

Freda – I discorsi che facevo, l’avrebbero indotto a credere che io sapessi tutto. Hai voluto indicare la fonte delle mie opinioni e hai, senza dirmi nulla, intascato e poi mostrato al Comacchio….

 

 

Ventura – Non l’ho mostrato. L’ho dato a Comacchio perché mi riferisse di che cosa si trattasse e se questo apparecchio era utilizzabile per scopi di attentati.

 

 

Freda – E allora, Giudice?

 

 

Ventura – Il problema non è soltanto all’origine delle tue valutazioni complessive, che non era nemmeno una questione di studio, ma la valutazione precisa, con interrogativi, con una serie di intenzioni politiche.

 

 

Freda – Qui si tratta, evidentemente, di una distorsione interpretativa. Mi sembra di capire che siamo sempre nell’ambito delle opinioni.

 

 

Ventura – Anche contatti che mi sono parsi sempre incomprensibili.

 

 

G.I. – Quali contatti, Ventura? Lo specifichi.

 

 

Ventura – Sono quelli che ho già riferito.

 

 

Freda – Ho conosciuto persone della sinistra extraparlamentare.

 

 

G.I. – Chi ha conosciuto della sinistra extraparlamentare?

 

 

Freda – Perché lo devo dire? E’ inutile che qui giochiamo! Se il signor Ventura l’altro giorno ha dato delle rivelazioni che in questo momento non vuole ripetere.

 

 

Ventura – Tu hai contatti strettissimi con Emilio Vesce!

 

 

Freda – Sì, ho conosciuto Emilio Vesce. Ho parlato 2, 3 volte.

 

 

Ventura – Con Emilio Vesce c’erano rapporti di denaro.

 

 

Freda – Sì. Io conosco Emilio vesce; Emilio Vesce è di Potere Operaio; con Emilio Vesce ci sono rapporti.

 

 

G.I. – economici Comunque, io vorrei che lei dicesse, Freda, se le ha dato un timer?

 

 

Freda – Se il signor Ventura lo dice con tanta precisione…mi sorge ancora il sospetto.

 

 

Ventura – No il sospetto. Perché tu hai appreso proprio in questo momento.

 

 

G.I. – I timer all’arabo glieli ha consegnati tutti?

 

 

Freda – Giudice, mi pare di aver detto che io non ricordo con precisione il numero. Ho detto che la mia capacità mnemonica era ridotta, e se lei mi avesse detto: “Ecco qui la fattura di 100…”, io le avrei detto cento. Per quel che mi riguarda, io li ho consegnati tutti.

 

 

G.I. – Li ha consegnati tutti….Ventura ha affermato il falso.

 

 

Ventura – La sottrazione di questo oggetto…Non erano 50, era uno dentro un foglio di appunti.

 

 

Difesa – Ha detto di aver consegnato tutti quelli che aveva.

 

 

Freda – Sull’acquisto dei timer…io sapevo che avevo il telefono controllato. Io sapevo, e so con cognizione, che avevo il telefono sotto controllo sia verso aprile, sia dopo agosto, e dopo gli attentati sui treni. Perché, dopo, un detenuto di Padova che aveva chiesto di essere interrogato dal Sostituto Procuratore….[…]…

E’ inutile che lei mi ponga il quesito: Tu hai detto che li hai consegnati tutti, adesso, invece, pare che li hai consegnati tutti meno uno. Il signor Ventura mi ha sottratto un aggeggio… Quanto alle deduzioni che il signor Ventura ha tratto sulle mie conversazioni, io ripeto, si tratta di deduzioni e di opinioni che potevano essere confrontate fra me e lui. Se il signor Ventura ha delle indicazioni specifiche da dire….

 

 

Ventura – I collegamenti politici che tu mi hai dato….

 

 

Difesa – Se mi consente, Giudice, interrogare Freda su considerazioni che non hanno nulla di obiettivo…., e devo dire il mio dispiacere per questo modo di interrogare. Contestazioni precise. Io ho chiesto più volte di chiedere a Freda da cosa provenivano i presupposti di questi…..

 

 

Freda – Invito il Giudice leggere le dichiarazioni specifiche che Ventura avrebbe rilasciato qualche giorno fa, e mi si dice: C’è tempo! Ci vedremo…!

 

 

G.I. – Gliele ha ripetute.

 

 

P.M. – Che Ventura dicesse specificamente le parole sentite.

 

 

G.I. – Diamo lettura dell’interrogatorio:

“L’imputato esclude che persona possa, nello studio del Freda, avere assistito alla consegna del timer. Che l’estate 1969 passai dallo studio di Freda, occasionalmente, ecc.”.

 

 

Freda – Se io ho ben compreso il linguaggio sintetico del Ventura, il Ventura ha dichiarato che ci furono delle conversazioni, o una conversazione, dopo l’agosto 1969, sugli attentati alla Fiera e sui treni, che detto dalla stampa derivano da una matrice politica abbastanza qualificata.

Avremmo discusso insieme al Ventura di questi attentati, che io non ricordo. Se ho discusso con il Ventura….Però, posso anche prendere in considerazione che l’oggetto della conversazione possa essere anche questo. Ventura dice anche che io avrei detto, senza fare i nomi, di sapere chi erano gli attentatori….Io non ho mai potuto dire al Ventura una cosa del genere. Al massimo ho potuto dire al Ventura: Io sono convinto che gli attentatori provengono da chi ha l’interesse a fare gli attentati.

Quanto all’episodio di queste tre persone che sarebbero fuggite in Spagna…Questo episodio io lo lessi sul giornale. Venni a sapere però da alcune persone dell’ambiente romano, che non saprei precisare che questi tre erano andati in Spagna per paura….Avevo letto sul giornale, e che i miei occhi trovarono una conferma da ciò che avevo saputo, non capisco come ciò possa inserirsi in un contesto interpretativo secondo cui io sapevo che effettivamente questi avevano fatto gli attentati e perciò erano scappati.

Se l’imputato, anche se innocente, sa che lo possono discriminare, scappa. Soltanto in questi termini, posso avere parlato con il Ventura sulla questione relativa alla fuga di queste tre persone. Poi Ventura dice che io gli avrei detto che tali piani erano stati ideati e messi in pratica non da un singolo gruppo esistente, ma da un gruppo enucleato con l’avallo tacito di gruppi moderati.

Tutto questo può anche essere vero se noi al posto dell’imperativo indicativo “era”, ci mettiamo il condizionale “che tale piano sarebbe ideato e posto in pratica…”.

Non escludo di avere formulato una tesi di questo genere, dicendo: “…i giornali dopo gli attentati sui treni hanno….”.

 

 

Ventura – Sì. Tu l’hai dato per certo.

 

 

Freda – Io posso dare una cosa per certa anche se a un certo momento non c’è la condizione. Mi pare che il signor Ventura abbia detto: Dal servizio pubblicato su “Vie Nuove”, non sullUnità, sugli attentati dell’agosto, ebbi conferma che….

 

 

Ventura – Mi dispiace di essere confuso con i neofascisti….

 

 

Freda – Poi, dice, ancora, il ventura che il Freda non gli volle dare precisazioni sugli autori e sugli informatori dei piani. Ma che vi era un entroterra politico parlamentare che traeva profitti da questa situazione. Confermo. Può darsi. Può anche darsi che io abbia confermato i miei timori, allora.

 

 

G.I. – Quali timori?

 

 

Freda – Gli ho dato la mia sensazione.

 

 

Ventura – Che era molto di più di una sensazione.

 

 

G.I. – In che senso?

 

 

Ventura – In questa direzione

 

 

G.I. – Specifichi!

 

 

Ventura – Io ho espresso quello che ho potuto dire in quelle due parole….Freda mi disse….Ma ho detto che tu tenevi dei collegamenti.

 

 

Freda – Però, io ero impegnato.

 

 

Ventura – Quando mi è stato chiesto se tu eri uno degli esecutori, io ho detto che tu non eri l’esecutore, però avevi tutti gli strumenti per poterlo fare:

 

 

Freda – Tu credi che io sia un capo?

 

 

Ventura – E’ assai probabile.

 

 

Freda – Questo risponde anche alle tue vellità. Perché in fondo hai conosciuto uno che è assai probabile che sia un capo. E avevo 27 anni! Proseguiamo: “Freda mi disse che in occasione degli attentati di agosto la situazione politica avrebbe potuto trovare uno sbocco nel quadro di una nuova prospettiva di restaurazione, ecc.”.

 

 

Ventura – Non scherziamo su queste cose.

 

 

Freda – non scherzo. Io credo,, mi hanno indicato una volta a Roma un De Luia. Perché mi pare ci siano due o tre fratelli. Non ricordo.

 

 

G.I. – Con chi aveva rapporti a Roma con questi gruppi extraparlamentari di destra?

 

 

Freda – Questi gruppi extraparlamentari di destra io li ho conosciuti soprattutto alla ripresa dell’attività editoriale. Per esempio, come Avanguardia Nazionale. Certo però nel 1965, credo, di essermi recato a Roma, e di avere visto il dramma di Berenice, messo in opera da quelli di Avanguardia Nazionale. Non escludo di aver potuto conoscere qualcuno, allora.

 

 

G.I. – Da parte di Avanguardia nazionale?

 

 

Freda – Sì. Può darsi. Comunque ripeto, conoscenze casuali in occasione di questo dramma.

 

 

G.I. – E Peppino Delle Chiaie lo conosce?

 

 

Freda – Poi tenga presente che io ho partecipato a Roma, al Teatro Brancaccio, quando vennero costituiti i “CNR” di Ordine Nuovo. Può darsi che ci fosse anche Peppino Delle Chiaie. E poi là erano invitati tutti quelli della provincia romana. Può anche darsi che in quella occasione gli abbia parlato.

 

 

G.I. – E ha conosciuto anche Mario Merlino in quella occasione?

 

 

Freda – No, Mario Merlino non l’ho mai conosciuto. Se mario Merlino in quella occasione, nel 65, era a vedere il dramma Berenice, o nel 67,68, era al Teatro Brancaccio, può anche darsi, potrebbe, al condizionale, che fosse vicino a me. Che ho parlato con Delle Chiaie, sì.

 

 

G.I. – Rapporti di conoscenza tecnica o…?

 

 

Freda – Ho sempre detto che la mia attività politica, in fondo, si limita ad emettere diagnosi sulla situazione.

 

 

G.I. – Senza l’autorizzazione di Evola, come dice Rauti?

 

 

Freda – Non ho mai scoppiettato su di Evola.

 

 

G.I. – Lo dice Rauti.

 

 

Freda – Non credo che Rauti dica questo. Non credo che Rauti abbia detto “scoppiettare”.

 

 

G.I. – Di pubblicare o di stampare libri di Evola senza l’autorizzazione.

 

 

Freda – Mi scusi Giudice, scoppiettare….

 

 

G.I. – Mettendo concetti di Evola. E dice che Evola si era lagnato. Quelli del Centro Studi Ordine Nuovo avevano disapprovato questo suo comportamento.

 

 

Freda – Comunque, non ho mai scoppiettato. Ho pubblicato dei brani di Evola senza chiedere l’autorizzazione, e ho anche modificato…

 

 

G.I. – Quando sono iniziati i suoi rapporti con Giovane Europa? Che per lo meno, da quel che risulta dagli atti presentò nel Congresso a Firenze il suo libretto “La disintegrazione del Sistema”? non ancora stampato.

 

 

Freda – Firenze o Napoli?

 

 

G.I. – Prima al precongresso, Claudio Orsi.

 

 

Freda – Claudio Orsi lo conobbi nel 1964.

Claudio Orsi presentò, quando fu sostituito a Milano nella previsione di questo movimento giovane Europa, questo suo libretto ancora non stampato al precongresso di Firenze. Propagandò di attuarlo come programma di Giovane Europa. Dopo di che, fu fatto anche a Napoli di fondere i gruppi di Giovane Europa e di Lotta di Popolo, prendendo come unico programma il suo libretto.

 

 

G.I. – Quando è iniziato questo fatto? Certo che se presentava il suo libretto come programma, vuole dire che i suoi rapporti non erano solo di amicizia con Claudio Orsi, erano qualcosa di più. Erano rapporti sul piano politico.

 

 

Freda – Partendo da una inesatta valutazione di questi gruppi dove il rapporto politico non può assumere lo stesso significato che io potrei dargli, se in questo momento le dicessi che portatori di idee sono stati. Giovane Europa erano dei ranghi di sessanta unità in tutta Italia. Lei capisce che la mia amicizia personale, che datava dal 1964, con Claudio Orsi in fatto di vederci, esauriva in ciò i rapporti con Orsi. Lei capisce. Non solo coloro del Convegno. Come fa a dire, lei aveva rapporti politici.

 

 

G.I. – Dall’idea di quel suo libretto di presentarlo come programma.

 

(continua al prossimo articolo – Confronto Ventura Giovanni e Freda Franco del 13 giugno 1972 – Parte seconda)