BOBINA N.4

CARCERE GIUDIZIARIO DI MONZA CONFRONTO FRA VENTURA GIOVANNI E FREDA FRANCO -  13 GIUGNO 1972 ORE 14,15

 

La strategia di Ventura - 13/6/72  (2) 

 

G.I. – DOTT. D’AMBROSIO

P.M. – DOTT. ALESSANDRINI

 

PARTE SECONDA

(continuazione da Confronto fra Ventura Giovanni e Freda Franco – 13 giugno 1972 – Parte prima)

 

 

 

Freda – Estraneo a che cosa? Si tratta del rapporto umano. Comunque, ripeto, quei rapporti che lei definisce politici si esaurivano a livello di contatti umani. Se nel corso di un colloquio, dieci colloqui, io avevo potuto convincere Orsi, nulla di più facile che Orsi preposto all’organizzazione, uso questo termine tra virgolette, di Giovane Europa, abbia potuto….

 

 

G.I. – Lei è arrivato al termine del Congresso?

 

 

Freda – Sì, sono arrivato quando il Congresso volgeva alla fine. Le dirò anche che Orsi prendendo in considerazione i miei punti dottrinari, diciamo, voleva provocare una decantazione nel suo piccolo ambiente….

 

 

G.I. – Giovane Europa tentò anche l’aggancio con Avanguardia Nazionale?

 

 

Freda – Non mi risulta.

 

 

G.I. – Un incontro a Roma?

 

 

Freda – Non lo so.

 

 

G.I. – Pare che ci fosse ad un certo punto una specie di contatto fra tutti i gruppi dissidenti.

 

 

Freda – Lei continua ad essere, mi scusi, male informato.

 

 

G.I. – C’è stato una specie di tentativo di riunire i responsabili.

 

 

Freda – Questo non lo so. Le persone di Avanguardia Nazionale con me si sono comportate correttamente……Mi sono illuso sull’apparenza umana. Mi basta la figura del ragioniere corretto. Lei conosce l’ambiente di Roma? L’ambiente romano è ambiente sociale.

 

 

G.I. – Ritornando al discorso di prima, lei di questi tre che se ne sono andati in Spagna l’ha saputo prima di parlare con il Ventura?

 

 

Freda – Io credo di aver letto sul giornale. E credo poi che questa notizia sul giornale sia stata confermata: “Sai che i tre sono andati in Spagna perché avevano paura?”-

 

 

G.I. – Lei sapeva in anticipo?

 

 

Freda – Non sapevo in anticipo la loro partenza.

 

 

G.I. – Questa è la convinzione. Ventura aveva il giornale quotidiano, il Corriere della Sera di quel giorno.

 

 

Freda – non lo so. Bisogna vedere se il giornale ha pubblicato la notizia 10 giorni dopo la loro partenza per la Spagna. A me hanno detto: “Guarda che sono andati in Spagna per paura di essere incriminati”.

 

 

G.I. – Di Luia dice di essere andato in Spagna.

 

 

Freda – Se Di Luia lo dice non vedo quale spiegazione ci sia.

 

 

G.I. – Ma lo dice due anni dopo. Il particolare rimane questo.

 

 

Freda – Io non ricordo questo episodio. Comunque, come l’ho saputo io, l’ha saputo il Corriere della Sera. Lei crede veramente che Serafino Di Luia diceva prima di partire per la Spagna, con passaporto falso o vero….se poteva saperlo un gazzettiere del Corriere della Sera che Di Luia sarebbe partito, o era partito per la Spagna, avrei potuto benissimo saperlo anch’io.

 

 

G.I. – Il suo difensore ci teneva particolarmente che io l’interrogassi sull’alibi in relazione all’8 agosto e al 12 dicembre. Dov’era l’8 agosto e il 12 dicembre?

 

 

Freda – Io non ho parlato di alibi. Ho detto semplicemente….

 

 

G.I. – Allora, le faccio una domanda ben precisa: dov’era l’8 agosto?

 

 

Freda – Presso gli alberghi…., presso il Jolly Hotel di Ischia. Ero ospite di mio zio.

 

 

G.I. – Perché il Jolly Hotel di Ischia è di suo zio?

 

 

Freda – No, può verificare.

 

 

G.I. – E il 12 dicembre?

 

 

Freda – Ero in studio. Lo ricordo bene. Il 13 mattina, ricordo che i miei colleghi mi avevano telefonato per delle cause il giorno prima e risposi: non so chi l’abbia ricevuto. Comunque credo che sia stata la mia segretaria.

 

 

G.I. – Quale delle due?

 

 

Freda – La Camozza. Credo che sia stata lei a darmi la notizia.

 

 

G.I. – L’altra chi era?

 

 

Freda – L’altra? Se lei mi dà l’elenco telefonico di Padova forse la trovo. Perché una si chiamava Liliana e l’altra Lidia.

 

 

G.I. – Chi è venuto il 12 mattina?

 

 

Freda – Un Commissario di Pubblica Sicurezza. Un Commissario della Politica, dottor Molina. Adesso si trova a Trento nella Squadra Politica. Ricordo anche che dopo la perquisizione, piuttosto secca, andai dal Procuratore della Repubblica, paris.

 

 

G.I. – Perquisizione di che?

 

 

Freda – Riferimento di armi. Hanno perquisito la mia abitazione e il mio studio…

 

 

G.I. – Non lo sapeva la Polizia del timer.

 

 

Freda – Non lo ha detto lei?

 

 

G.I. – Non lo sapeva la Polizia. Non sapeva neanche cosa fossero i timer. Se lei suppone che un brigadiere che era stato incaricato a registrare, e quindi molto probabilmente sul campo esplosivo, già in quel momento là in relazione agli attentati all’Università….il fatto che ha telefonato alla Elettrocontrolli di Bologna…

 

 

Difesa – Non ha detto lei che la Polizia sapeva e aveva interpretato l’acquisto dei timer attraverso la conversazione telefonica?

 

 

G.I. – Mi sembra che lei ha dei ricordi molto precisi soltanto in relazione a determinate circostanze, come per esempio si è ricordato il nome del commissario Molina. Non riesce a ricordare invece dei particolari per lei determinanti come quello che è stato riferito dal Ventura e relativo al timer sottratto nel suo studio.

 

 

Freda – Si ricorda il nome di tutti i funzionari. E’ una cosa che si imprime e non si cancella più.

 

 

G.I. – Ma, scusi Freda, lei era tanto preoccupato dei servizi segreti ebraici che potessero scoprire che lei…E’ stato tanto incerto nel dire che questo servizio segreto avrebbe potuto addirittura sopprimerla. Le viene sottratto il timer e non ci fa caso?

 

 

Freda – Se questo signoremi ha sottratto, come dice lui, il timer, io non ho motivo di temere….

 

 

Difesa – Quando lui si è mostrato tanto impressionato quel giorno nel non voler dire che quelli che ha acquistato li ha dati a questo arabo, che soltanto si vuol fare presente questo, che ti sei dimenticato dell’esistenza di questo timer e non ti sei accorto di questo timer.

 

 

G.I. – Naturalmente, lei ha usato determinate precauzioni per la consegna di questo timer. Ha detto che non voleva assolutamente che l’arabo venisse nel suo studio. Appunto per questo era andato a casa della contessa De Portada, per evitare che questo servizio segreto potesse sospettare. Allora lei, ad un certo punto, tutto questo niente. Quando viene sottratto il timer dall’armadio non si preoccupa neanche, anzi dimentica l’episodio.

 

 

Freda – Io sono venuto a sapere adesso che un timer mi era stato rubato. Io non avrei mai creduto che…

 

 

G.I. – Guardi, se non vuole rispondere possiamo chiudere anche adesso…una conoscenza logica che non possiamo avere, evidentemente non si è accorto del timer; evidentemente devo pensare anche che lei si è distratto che il telefono era sotto controllo e ha telefonato alla “Elettrocontrolli” di Bologna. Sfortunatamente per lei, si è distratto anche quando le hanno sottratto il timer, se non pensa che i servizi segreti israeliani possano essere stati loro e gli possano fare la pelle. Si distrae sempre?

 

 

Freda – Non posso avere la certezza che un pacchetto di sigarette è messo là…

 

 

G.I. – Lei sapeva benissimo che questo timer era là e che sarebbe stato usato nell’industria bellica del terrorismo anche se non in Italia. E’ chiaro che questo è anche un elemento di contestazione.

 

 

Difesa – Siccome lui aveva paura e terrore dei servizi arabi anche quando è stato invitato di esibire la fotografia di Hamid, ricorda?

 

 

Freda – E’ questione di correttezza.

 

 

G.I. – E se la ricorda quella telefonata che ha fatto al Ventura? Del famoso 18 aprile? Siccome eravamo venuti qua con il preciso scopo che ci potesse illuminare….

 

 

Freda – Perchè dovrei mentire?

 

 

G.I. – Si ricorda che dopo gli attentati del 12 dicembre 1969, parlando con il Ventura disse che i morti di Piazza Fontana erano un errore?

 

 

Freda – Dopo gli attentati io avrei detto al Ventura una cosa del genere…! Non ricordo. Mi lasci pensare un po’. Fra i vari ricordi della stampa ci fu anche quello.

 

 

G.I. – Ripeta Ventura!

 

 

Ventura – Cioè le valutazioni che questo ordigno fosse scoppiato in un momento in cui la Banca avesse un ritmo di attività, e quindi era frequentata. E’ vero che in quel periodo la stampa aveva avanzato questa ipotesi. Cioè che fosse stato regolato male il tempo. Ecco l’apprezzamento che mi è stato possibile capire: che tu considerassi un errore di carattere tecnico nella collocazione…

 

 

Freda – Io non ricordo.

 

 

G.I. – Lasci parlare! Non interrompa!

 

 

Ventura – Era una valutazione di carattere tecnico sul funzionamento dell’ordigno.

 

 

Freda – Non ricordo di aver fatto con il Ventura una considerazione di questo tipo. Ma oggi come oggi, potrei prendere in considerazione adesso. E’ una tesi mia.

 

 

Ventura – Ma io ho il ricordo abbastanza netto.

 

 

Freda – Si parlò di una cosa proprio tecnica sulla collocazione?

 

 

Ventura – Hai espresso una tua opinione.

 

 

G.I. – Fece anche una considerazione sul fatto se ci fossero errori o non errori.

 

 

Ventura – Non credo che da parte sua ci siano stati mai problemi di carattere morale!

 

 

Freda – E’ un giudizio di Ventura!

 

 

G.I. – Non si è posto il problema che ci fossero dei morti?

 

 

Freda – Non è che io abbia detto: “Caro Ventura, dei morticini…”.

 

 

Difesa – Vorrei che fosse posta una domanda: se Freda ha ricevuto assegni dal Ventura, a che titolo, e se tuttora è creditore del Ventura.

 

 

Freda – Mi ricordo che Ventura ebbe un giorno del denaro che io gli feci avere, tre o quattro milioni…

 

 

Ventura – Ci sono ancora le copie di consegna. C’erano soldi…per cui mi sono preso una partita di due milioni che era un prestito. Ma qui si tratta di una partita di assegni di 2.800.000 lire, assegni di sconti effettuati. Io ricordo il nome di un certo Bruno, per esempio che faceva l’assicuratore…io ricevevo cambiali e naturalmente estraevo assegni.

 

 

Freda – Io feci al Ventura qualche volta questo favore di scontare cambiali.

 

 

G.I. – E’ stato lei ad interessarsi della pubblicazione del libro di Freda?

 

 

Ventura – io ho solo presentato il tipografo. Cioè lui mi ha chiesto di presentargli un tipografo che non fosse costoso, e io presentai a lui il tipografo. Lo accompagnai.

 

 

G.I. – Lei ha ricevuto questo elenco di indirizzi del Ventura, di ufficiali di forze armate?

 

 

Ventura – Consegna….in qualche misura da Lorenzon. E precisamente quella parte contenuta in una rivista che si chiama “Rivista Militare”, che Lorenzon mi passò nel periodo in cui era sottotenente. E poi da altre fonti.

 

 

Freda – Non ricordo. So che in quel periodo io distribuivo un opuscoletto dal titolo “La guerra rivoluzionaria”. Non vedo il motivo per cui Ventura….

 

 

Difesa – Posso fare una domanda io? Se il Ventura volesse dire a proposito di quelle armi ritrovate in casa e se sa, se il Freda c’entra niente in quelle armi.

 

 

G.I. – C’è stata coscienza diretta in queste armi?

 

 

Ventura – So che non c’entra.

 

 

G.I. – Non sa che vuol dire coscienza diretta?

 

 

Difesa – Non possiamo aspettarci una risposta in un punto in cui non c’è contrasto.

 

 

G.I. – Appunto. A un certo punto egli dice “Freda c’entra”, e io posso accettare la risposta, ma se dice “Freda non c’entra”, allora è un fatto negativo.

 

 

Difesa – A Freda non è stato mai chiesto se Ventura c’entrasse in qualche cosa.

 

 

G.I. – Ventura può rispondere a questa domanda? Solo dopo aver ammesso che le armi sono sue…Fino a che non c’è questa ammissione allora non c’è niente.

 

 

Ventura – Le armi non sono mie.

 

 

G.I. – Allora, mi spieghi il passaggio di queste armi fino alla soffitta dove sono state rinvenute. Avere poi trasportato lei, o chi per suo incarico, da un posto ad un altro. Da Pan prima, e poi tramite Comacchio a casa di Marchesini. Allora, se lei ha coscienza di questo perfetto itinerario delle armi fino ad arrivare alla soffitta del Marchesini.

 

 

Ventura – Non ho conoscenza di questo itinerario.

 

 

G.I. – Allora, sa da dove provengono le armi?

 

 

Ventura – Non credo che sia questa la sede per parlarne.

 

 

Difesa – Ventura, per la verità, ha detto: “Freda non c’entra”. Alla sua domanda specifica ha detto: Mi riservo di parlarne in altra sede.

 

 

G.I. – Va bene. Possiamo concludere il confronto. Prima della stesura del verbale chiedo a Ventura se la sottrazione del timer nello studio del Freda sia avvenuta prima o dopo gli attentati del ’69 sui treni?

 

 

Ventura – Successivamente.

 

 

G.I. – Lei ha da dire nulla su questo?

 

 

Freda – Devo esprimere la mia meraviglia. Io sono convinto di avere trasmesso a chi me li aveva richiesti tutti gli esemplari. Non sono nemmeno in grado di mentire, di affermare che Ventura mente.

 

 

G.I. – Lei in relazione all’acquisto dei timer disse al Fabris che li acquistava per conto di un suo amico di Treviso?

 

 

Freda – Non ricordo.

 

 

Difesa – Perché andando nello studio del Freda, il Ventura guarda in giro ed esamina le cose che ha intorno fino a che vede questo timer?

 

 

G.I. – L’avvocato dice di spiegare per quale ragione lei sia arrivato fino al punto di commettere un furto nello studio del Freda.

 

 

Ventura – Prima di tutto non si tratta di un furto. Il mobile era aperto e si trattava di un oggetto che non avevo mai visto.

 

 

G.I. – Lei non è che prende solo l’oggetto misterioso, ma lo consegna e fa questa domanda precisa: Vedi un po’ se questo oggetto può essere usato in congegni esplosivi? C’è qualcosa di più del semplice fatto della curiosità.

 

 

Ventura – Io ho preso questo oggetto per vedere se poteva essere utilizzato….

 

 

G.I. – Ma perché l’ha fatto?

 

 

Ventura – perché in relazione ai discorsi precedenti, potevo pensare che poteva essere utilizzato in questo modo.

 

 

G.I. – Quindi praticamente è questo. E’ stato anche successivamente agli attentati e la certezza che lei ha ricavato che…

 

 

Ventura – Sono stati dei discorsi graduali. Dopo quel fatto dell’8 agosto che è stato il fatto più rappresentativo.

 

 

G.I. – Ma lei nel momento in cui avendo visto questo timer, quando i giornali avevano pubblicato che era stato usato questo stabilizzatore 60 minuti…

 

 

Ventura – Era stato già denunciato da Lorenzon.

 

 

G.I. – Ma, il fatto che fosse stato trovato nella borsa?

 

 

Ventura – Non sono riuscito ad individuare dal dischetto, dalla manopola. Fu detto che fu trovato un dischetto e una manopola, ma non fu mai fotografato.

 

 

G.I. – Lei collegò questo fatto?

 

 

Ventura – Lo collegai. Ebbi questo problema.

 

 

G.I. – E perché non lo disse al G.I. di questa sua scoperta?

 

 

Ventura – In quel momento ero influenzato da Lorenzon nei termini che lei conosce.

 

 

G.I. – Aveva paura di rimanere coinvolto anche lei?

 

 

Ventura – Poi, io ignoravo che ne fossero stati acquistati 55 o 60…

 

 

G.I. – Dai discorsi che si erano fatti con il dott. Freda e dai quali aveva tratto una certa opinione o convinzione da parte del dott. Freda degli attentati sui treni, in questi discorsi l’oggetto era stato portato anche sui congegni a tempo?

 

 

Ventura – in termini molto generici.

 

 

G.I. – Deriva da una dichiarazione fatta da Lorenzon ai giudici di Treviso. Cioè che dopo gli attentati dei treni sarebbero state fatte delle considerazioni in relazione al congegno a tempo che era stato usato.

 

 

Ventura – Questo da parte mia?

 

 

G.I. – Non ricorda di aver parlato di questo?

 

 

Ventura – Si è parlato di questo dispositivo.

 

 

G.I. – Che cosa le disse del mancato funzionamento di due degli ordigni.

 

 

Ventura – Mi disse che gli orologi si potevano acquistare anche ai grandi magazzini.

 

 

Difesa – Si è parlato prima dei congegni a tempo?

 

 

Ventura – la mia attenzione fu attratta da quell’appunto, non dai discorsi precedenti.

 

 

G.I. – E il Freda avrebbe detto il discorso degli orologi prima o dopo che lei trovasse il timer? Che potevano essere acquistati in qualsiasi grande magazzino?

 

 

Ventura – Non ricordo.

 

 

G.I. – Perché Lorenzon ricorda qualcosa ancora di più: cerca questi orologi in Germania invece si trovano in Italia in qualsiasi grande magazzino. Quindi non vedo il tempo in cui questo discorso è stato fatto con Lorenzon. I giornali avrebbero certo pubblicato la circostanza che gli orologi si vendono nei grandi magazzini ma non credo ne avessero parlato. C’era la preoccupazione che queste due bombe non sarebbero state scoppiate. Ma comunque, in relazione agli orologi usati la Polizia cercò in Germania perché erano made in Germany. Invece questi orologi si vendono in qualsiasi grande magazzino. Lei invece mi riferisce che Freda avrebbe detto questo in uno di questi discorsi, cioè che gli orologi si possono acquistare in qualsiasi supermercato. Questo è sicuro che glielo ha detto Freda?

 

 

Ventura – Non ricordo neanche io. Non sono in grado di localizzare. Ci sono stati tanti discorsi.

 

 

G.I. – Lei, Freda, non ricorda di aver detto questo al Ventura?

 

 

Freda – Se ho ricordato questa indicazione, l’ho appresa dai giornali. Io non so se i giornali abbiano detto: si vendono nei grandi magazzini.

 

 

G.I. – Non ricorda se prima o dopo la sottrazione del timer?

 

 

Freda – Io ricordo che la mia attenzione fu attratta dall’oggetto.

 

 

G.I. – E perché le è nato il sospetto che potesse essere un timer?

 

 

Freda – In quel discorso che lei mi ha riferito durante il primo interrogatorio. Cioè sulle caratteristiche tecniche.

 

 

G.I. – Ricordo. Infatti Fabris ha dichiarato che lei quando siete andati alla Ditta Rica di Padova a parlare dei temporizzatori e la possibilità, ecc., lei prese gli appunti. Era sulle caratteristiche tecniche del temporizzatore. Fabris in un altro punto dice che quando chiedeva a lei certe spiegazioni, lei controllava su un foglietto di appunti già scritto.

 

 

Freda – Qui dice che la grafia non era mia.

 

 

G.I. – Era in stampatello molto chiaro.

 

(fine del confronto tra Ventura Giovanni e Freda Franco del 13 giugno 1972)