BOBINA N.4

CONFRONTO FABRIS TULLIO – VENTURA GIOVANNI – FREDA FRANCO DEL 13 GIUGNO 1972

 

La strategia di Ventura - 13/6/72 

 

G.I. – DOTT. D’AMBROSIO

P.M. – DOTT. ALESSANDRINI

 

 

G.I. - Fabris, lei durante l’ultimo interrogatorio e anche in altri ha parlato di una persona avente determinate caratteristiche fisiche notevolmente somiglianti a queste del Ventura Giovanni che incontrò nello studio del Freda in occasione dei lavori che stava facendo. Questa persona fu da lei riconosciuta e ne ignorava il nome quando i giornali ne pubblicarono la fotografia. E’ la persona a cui Freda avrebbe passato, mentre lei era lì, il famoso timer preso dal cassetto. Adesso, quella persona che lei vide nello studio, è qui presente?

 

 

Fabris – Senz’altro.

 

 

G.I. – Ventura, lei riconosce nel qui presente Fabris quella persona che vide nello studio?

 

 

Ventura – Credo di sì.

 

 

G.I. – Lei adesso si rivolga direttamente al Fabris, giacchè ha affermato che quella persona è lei.

 

 

Ventura – Comunque c’è un problema…Io ho ricostruito come sono andate le cose….

 

 

G.I. – Si rivolga direttamente al Fabris. Lei sa la versione che ha dato Fabris; Fabris non sa…

 

 

Ventura – Io credo di aver capito la versione che ha dato lei…che nella sostanza, ci siamo incontrati una volta nello studio del Freda e che il Freda mi ha presentato, e viceversa.

 

 

Ventura – Scusi, mentre lei lavorava, io avrei ricevuto dal Freda questo apparecchio?

 

 

Fabris – Sì.

 

 

Ventura – Ecco, quindi noi ci siamo visti in quella occasione? Non ci sono stati altri incontri?

 

 

Fabris – No, una sola volta da Freda e basta.

 

 

Ventura – Io ora le dico come sono andate le cose…Quindi noi ci siamo visti, perché lo ricordo abbastanza distinto, però non ricordo con assoluta precisione i discorsi, tranne quel che ho già detto. Comunque, ricordo con matematica esattezza che noi ci siamo conosciuti un giorno dell’estate 1969. Non saprei stabilire il mese, in un’ora che può variare dalle 12 alle 14, orario che non era d’ufficio….

 

 

G.I. – Lei ricorda l’ora in cui è avvenuto questo incontro?

 

 

Ventura – Nello studio del dott. Freda c’era la segretaria?

 

 

Fabris – Non c’era.

 

 

G.I. – Di mattina la segretaria, a quel tempo la Camozza, ha dichiarato che lei non ha assistito e che l’ha trovato il giorno successivo. Quindi, mi pare che concordi.

 

 

Ventura – io sono arrivato nello studio quando lei si trovava già nello studio, in un’ora che non era più d’ufficio. Era mezzogiorno già passato e lei era con il dott. Freda nella stanza di sinistra. Lei era seduto accanto alla scrivania, abbastanza vicino al tavolo, di fronte al dott. Freda. Io ho suonato e sono entrato. Sono stato ricevuto dal dott. Freda che dopo un momento di esitazione mi ha fatto entrare nello studio. Non ricordo esattamente se mi abbia presentato a lei. Io ricord o di essermi seduto, in un primo momento, su una sedia che era trasportabile, e da quel momento ricordo che la conversazione tra lei e il dott. Freda è proseguita cinque minuti, dopo che il dott. Freda, forse, aveva detto a lei “…Possiamo continuare. Questo è un amico”.

 

 

G.I. – Si ricorda questo particolare, Fabris?

 

 

Fabris – Da questo momento credo che la conversazione fra lei e Freda è durata non più di cinque minuti perché avevate esaurito tutto. No, siamo andati via dall’ufficio verso le 12 e qualcosa.

 

 

Ventura – Comunque, io sono stato presente ad una conversazione di cinque minuti, all’ultimo momento, quando lei se ne è andato e non ci siamo più visti. Io le dico con certezza che in quella occasione non può certamente aver visto che abbia ricevuto dal Freda uno di questi aggeggi.

 

 

G.I. – Lei è sicuro invece che Freda passò questo aggeggio elettrico? Lei ha sempre dichiarato in più riprese, sia davanti al Giudice Stiz che ultimamente quando l’ho interrogato io, che ha visto ad un certo punto passare uno di questi interruttori al Ventura. Adesso vogliamo sapere se effettivamente le cose sono andate così.

 

 

Fabris – Mi sembrava eramente di ricordare….adesso….

 

 

G.I. – Lei non deve dire “mi sembrava”. Questo ricordo deve avere una radice viva. In questo momento non può dire “mi sembrava”. Lei ha detto così…Allora deve spiegare le ragioni per cui l’ha detto.

 

 

Fabris – Io ricordo di aver visto questo qui…cinque minuti….

 

 

Ventura – E’ stato nell’esaurirsi di un colloquio, nella fase conclusiva. E’ stata proprio la parte terminale del colloquio.

 

 

G.I. – Fabris, pensiamoci bene! Ventura ha detto che lei sarebbe andato via prima. Cioè lui sarebbe entrato al termine di una conversazione nello studio, anche perché Freda: “Possiamo continuare. Questo è un mio amico”. E lei e Freda avreste continuato un discorso al massimo, o all’incirca, cinque minuti. Discorso al qule avrebbe assistito anche il Ventura.

 

 

Ventura – Io non sono intervenuto. Non ho mai parlato.

 

 

G.I. – Sempre su questa circostanza il Ventura ha dichiarato che in quella occasione il Freda non gli ha consegnato il timer. Quindi, il confronto è fatto per questa posizione di contrasto fra voi due. Per vedere se effettivamente vi siete incontrati nello studio. Siamo abbastanza precisi sul periodo; siamo anche abbastanza precisi, in ordine alla durata in cui siete stati presenti, quell’unica volta, tutti e due nello studio del Freda, solamente il contrasto è determinato dal fatto che lei in quell’occasione vide dare uno dei commutatori al Ventura, e il Ventura dice: “Non mi consegnò il commutatore. Anzi in quell’occasione, io ho solamente assistito all’ultima parte di un colloquio che si svolgeva tra il Freda e la persona che adesso le parla. Questo colloquio fra l’altro non verteva neianche sui commutatori a tempo, ma verteva su determinate caratteristiche tecniche di apparecchi radiotrasmittenti…”. Lei ricorda di avere avuto con il Freda in quell’occasione un colloquio, o delle richieste di precisazioni tecniche….

 

 

Fabris – Si è parlato di radiotrasmittenti.

 

 

G.I. - Cioè, in particolare, il Freda su queste radiotrasmittenti che cosa le chiedeva?

 

 

Fabris – Se si può fare, per parlare a distanza. Sono quelle radioline in commercio.

 

 

G.I. – Radioportatili?

 

 

Fabris – Sì.

 

 

G.I. – La potenza di questi apparecchi portatili?

 

 

Fabris – Sì.

 

 

G.I. – In quella occasione, lei aveva uno di questi piccoli apparecchi portatili nelle mani, o no?

 

 

Fabris – No. Io non ho portato, neanche acquistato apparecchi portatili-trasmittenti.

 

 

G.I. – lei che cosa aveva nelle mani in quella occasione? Non era il timer? Lei aveva il timer?

 

 

Fabris – No, era sulla scrivania.

 

 

G.I. – Però stavate parlando in quel momento di radiotrasmittenti.

 

 

Fabris – Sì.

 

 

G.I. – Comunque, sulla potenza di questi apparecchi aveva delle domande specifiche dal Freda?

 

 

Fabris – Io risposi che non so farli.

 

 

G.I. – Quando sarebbe avvenuta la consegna, dopo questo discorso, o durante questo discorso?

 

 

Fabris – Sì, proprio mentre stavo per andare a casa.

 

 

G.I. – Freda avrebbe preso questo da un cassetto?

 

 

Fabris – per me era sopra la scrivania….era nel cassetto.

 

 

G.I. – Allora, non c’era sopra la scrivania questo commutatore?

 

 

Fabris – Nel cassetto, sì. Si discuteva…

 

 

G.I. – Di che cosa?

 

 

Ventura – ma non si discuteva. Mentre lei un momento fa era incerto sulla consegna…Io non ho mai ricevuto, anche perché avrebbe aspettato di aprire con me un discorso.

 

 

Fabris – Ma lei non lo ha preso in mano?

 

 

Ventura – Io ero seduto vicino alla parete, lontano dalla scrivania. Le dico io che cosa era sul tavolo. Lei sopra il tavolo aveva un apparecchio di dimensioni più alte. Non ricordo se avesse una base circolare, quadrata, rettangolare, comunque sormontato da una testa di dimensioni più alte della base. Mi sembrava un oggetto…Comunque di questo oggetto durante i pochi minuti non si è parlato. Si è parlato di radiotrasmittenti per trasmissioni a distanza.

 

 

G.I. – Lei ha tra le sue apparecchiature un apparecchio che…

 

 

Fabris – No.

 

 

G.I. - ….”…Un giorno che mi trovavo nel suo uifficio per mettere dei lampadari, Freda mi presentò Giovanni Ventura. Mentre stavo lavorando, ho sentito che Freda e Ventura parlavano dei commutatori che erano stati ordinati. E il Freda fece vedere un esemplare al Ventura. Il Ventura mise in borsa tale esemplare”.

 

 

Ventura – Se ha detto come è avvenuto l’incontro, che è avvenuto in questo modo…

 

 

Fabris – Sì, è stato lì. C’è stato un solo incontro.

 

 

Ventura – Adesso si dice che ha sentito un discorso fra me e Freda sui timer. Non è possibile!

 

 

Fabris – Abbiamo parlato….

 

 

Ventura – Io non ho parlato! Ha parlato lei e Fred.

 

 

Fabris – Si è visto quell’orologio lì che avete acquistato.

 

 

G.I. – Lei non deve dire: “che avete acquistato”.

 

 

Ventura – lei non mi ha mai visto prima!

 

 

Fabris – So che c’era quell’orologio lì…

 

 

G.I. – Ricorda cosa ha detto Freda quando ha parlato di commutatori?

 

 

Fabris – Io ricordo che lo ha preso, mentre si parlava, dal cassetto.

 

 

Ventura – Era sul tavolo o nel cassetto?

 

 

Fabris – Come faccio a dirlo….

 

 

Ventura – Se non ricorda, deve dire “non ricordo”.

 

 

Fabris – Ma a me che interessa se lo ha messo, o non lo ha messo nella borsa.

 

 

G.I. – Ricorda che l’ha passato al Ventura?

 

 

Fabris – Non lo ha passato, lo ha messo in mano.

 

 

Ventura – Lei all’inizio di questo confronto era incerto se Freda mi avesse consegnato o no il timer. Abbiamo precisato i termini di questo confronto. Adesso lei sta dicendo…e sta contraddicendosi con quello che ha detto prima. Quando è avvenuto questo incontro? Io non ricordo quando. In luglio o in agosto?

 

 

G.I. – non avete i quaderni?

 

 

Fabris – non li abbiamo.

 

 

P.M. – Prima dell’acquisto dei timer a Bologna?

 

 

Fabris – Prima. Sì.

 

 

Fabris – Guardi….L’aveva lì…

 

 

Ventura – A questo punto, io chiedo che venga messo a confronto anche Freda.

 

 

Fabris – Guardi, e come che faccio la stessa cosa: Guardi! Stop! Poi io sono andato via.

 

 

G.I. – Ma lei ha dichiarato, di averlo messo nella borsa

 

 

Fabris – Sì, aveva la borsa in mano. L’aveva anche in terra, perché adesso non ricordo.

 

 

Ventura – Non c’era! L’unico oggetto che ho visto, era l’arnese di strane dimensioni che era sopra il tavolo e sul quale lei probabilmente aveva diswcusso prima che io arrivassi. Io ho sentito solo la discussione su radiotrasmittenti. Lei non deve dire “mi sembra”. Deve dire “non ricordo”.

 

 

Fabris – io di questi lavori ne faccio a milioni, perciò non posso ricordare…

 

 

G.I. – Glielo ha dato il timer o no?

 

 

Fabris – Per me, sì.

 

 

G.I. – Per lei glielo ha dato?

 

 

Fabris – Per me, sì. C’era il “tempo” là, e lei lo ha preso in mano…aveva la borsa in mano.

 

 

G.I. – Lei è sicuro che lo abbia preso in mano?

 

 

Fabris – In mano, sì.

 

 

G.I. – Che lo abbia messo nella borsa?

 

 

Fabris – Che lo abbia messo nella borsa…io adesso posso anche sbagliare “nella borsa”…Adesso…non so classificare se lo ha messo o no nella borsa.

 

 

Ventura – Ma lei non può modificare! Lei ha detto chiaramente che, l’ho preso in mano e l’ho messo nella borsa. Io chiedo che a questo punto venga anche Freda.

 

 

G.I. – Fabris, lei conferma questo particolare che ha visto, di Freda?

 

 

Fabris – Io confermo. Io ho detto a Stiz, appunto, che mi ha chiesto di quell’orologio lì, io ho detto tutto perché sono meccanicamente preparato e so che quel timer era su quel tavolo. Che si era parlato per due, tre minuti.

 

 

G.I. – Dei timer si era parlato?

 

 

Fabris – Sì. Io dico timer, conta tempo.

 

 

G.I. – Ma, dei timer o delle radiotrasmittenti? Si inizia un discorso delle radiotrasmittenti, e si inizia sui timer?

 

 

Fabris – Si saltava da destra a sinistra…

 

 

G.I. – Poi, è arrivato il Ventura e avete parlato anche…?

 

 

Fabris – Sulle radiotrasmittenti.

 

 

Ventura – il problema è che io non ho parlato. Io mi sono messo da una parte. Scusi, io sono intervenuto?

 

 

Fabris – Io ricordo…insomma questo.

 

 

G.I. – Avete anche parlato del funzionamento dei timer in quella occasione, presente Ventura, o no?

 

 

Fabris – No.

 

 

G.I. – L’unica cosa che sarebbe intervenuta, sarebbe stata questa consegna?

 

 

Fabris – Io dico solo della consegna. Non si è rilevato altro.

 

 

G.I. – Lei adesso mi deve dire, con tutta coscienza, se è sicuro di questa consegna.

 

 

Fabris – Giudice, posso anche sbagliarmi. Io arrivo a ricordare questo.

 

 

G.I. – Quindi, non lo dà come elemento di assoluta certezza?

 

 

Fabris – A me sembra di sì. Ora non so come dire….

 

 

G.I. – Fabris, lei sta davanti al Giudice, e deve dire solo la verità. Non è davanti alla Polizia. Il Giudice deve giudicare serenamente le cose.

 

 

Fabris – Adesso ho capito bene. Lei mi chiede che devo dire la verità.

 

 

G.I. – Voglio sapere la verità.

 

 

Fabris – Io mi ricordo, nella mia mente, solo il conta tempo preso in mano dal Ventura.

 

 

G.I. – E basta?

 

 

Ventura – Non l’ho preso in mano perché non c’era sopra il tavolo. C’era un altro oggetto. Io non sono intervenuto nel discorso. Me ne sono stato in una posizione estranea al vostro discorso.

 

 

Fabris – Guardi, che lei camminava su e giù.

 

 

Ventura – Sopra il tavolo c’era un altro oggetto e accanto c’erano dei cacciavite.

 

 

Fabris – Erano i miei oggetti di lavoro.

 

 

Ventura – Io ho camminato su e giù perché il discorso non mi riguardava. Signor Fabris, io non ho preso in mano niente per il semplice motivo che di timer non se ne è parlato. Che di timer non ce ne erano. Il discorso verteva soltanto in materia di radiotrasmissioni, e lei aveva di fronte questo oggetto di forma imprecisata. Forse poteva sembrare…

 

 

G.I. – Lei ha fra i suoi apparecchi un oggetto…?

 

 

Fabris – Di forma circolare può essere una manopola.

 

 

Ventura – A questo punto, insisto che venga chiamato anche Freda. Per quel che posso ricordare io, potrebbe essere uno di quegli apparecchi per misurazione.

 

 

G.I. – Ricorda se c’era un oggetto vicino ai cacciavite? Era questo qua?

 

 

Fabris – Sì.

 

 

Ventura – Comunque, timer non ce ne erano. Che motivo c’era che Freda tirasse fuori questo qua, prima che se ne andasse lui?

 

 

[nel frattempo viene chiamato Freda – nota del curatore]

 

 

G.I. – Freda, il Fabris sostiene che lei ha dato un conta tempo al Ventura.

 

 

Freda – Io lo escludo.

 

 

G.I. – Esclude anche che Fabris e Ventura si conoscano?

 

 

Freda – Escludo anche che si conoscano. Io sono convinto che non si conoscano.

 

 

G.I. – Esclude che si siano potuti incontrare?

 

 

Freda – per quel che posso ricordare, sì.

 

 

G.I. – Lei ha mai parlato conil signor Fabris di radiotrasmittenti?

 

 

Freda – Ricordo che parlai con il signor Fabris di disposizioni di radio.

 

 

G.I. – Comunque, questo è avvenuto in relazione a un processo per gli atti di Trento. Quindi l’acquisto di queste radiotrasmittenti?

 

 

Freda – A me uno degli imputati nel processo mi informò….

 

 

G.I. – Quindi, lei si informò sul Fabris, sulla lunghezza d’onda?

 

 

Freda – No, non ho mai parlato.

 

 

G.I. – Il Fabris invece sostiene che lei ha parlato di queste radiotrasmittenti portatili.

 

 

Fabris – Sì, roba piccola.

 

 

G.I. – Il Fabris, il Ventura, hanno ricordato di essersi conosciuti e incontrati nel suo studio, fra le 12-14 di un giorno imprecisato. Entrambi hanno ricordato concordemente, che lei e il sig. Fabris hanno parlato di queste radioline trasmittenti. Visto che lei esclude con certezza, prima, si trova in contrasto non solo con la posizione del Fabris, ma anche del Ventura.

 

 

Freda – Non so che cosa dire. Evidentemente il processo di memoria del signor Fabris e del Ventura è più vivo del mio. Comunque, ripeto, in questa questione ricordo, io escludo di essermi interessato di radioline, ecc…..

 

 

G.I. – Lei ricorda di aver consegnato uno dei commutatori a tempo al Ventura?

 

 

Freda – No. Lo escludo.

 

 

G.I. – Uno di quelli acquistati presso la Ditta Rica.

 

 

Freda – Non riesco a fare una tale distinzione fra quelli acquistati alla Ditta Rica e quelli acquistati a Bologna. Ma escludo di aver dato uno di quei commutatori al Ventura.

 

 

G.I. – Lei lo ricorda?

 

 

Fabris – A distanza di tre anni…no.

 

 

Ventura – [rivolto a Freda, nota d.c.] Allora, nell’estate del 1969 sono venuto da te dopo l’orario di ufficio, dopo le 12. Ho trovato una persona che ho creduto di conoscere in quella del signor Fabris, tranne una leggera grossezza. Ora. È stato un incontro di battute durante la mia permanenza nel tuo studio. Il problema è che in quella occasione io avrei ricevuto da te un timer. Il punto è questo: il signor Fabris Ha detto prima “sì”, poi “forse”. Io ribadisco che in quella occasione, un spettatore in attesa di dover parlare…

 

 

Freda – Tu sarai venuto a seccarmi per le tue questioni mercantili. Comunque, io credo che sia tutta questione di rispetto.

 

 

G.I. – Lei ha inquadrato se quel passaggio è avvenuto in questa occasione?

 

 

Fabris – Dico che a distanza di tre anni….mi sembra di sì. Adesso, posso anche sbagliarmi che quel che ho detto prima…

 

 

Freda – Il signor Fabris insieme ad altre persone, fra cui Pan, è stato minacciato dal giudice Stiz. E siccome al Fabris è stato fatto questo discorso: “Fabris, lei vuole essere inserito nel contesto dei terroristi come esecutore materiale? Come tecnico? Perché lei in questioni di carattere tecnico non poteva dare certe indicazioni. Allora, dica quel che a noi fa piacere”. Questo il signor Fabris lo ha detto dopo l’interrogatorio subìto dal giudice Stiz. E’ vero che il Giudice l’ha minacciato? So, addirittura, che lei si è lamentato perché il suo magazzino è stato messo sottosopra.

 

 

Fabris – Questo sì.

 

 

Freda – E si è lamentato anche dell’atteggiamento terroristico, dal punto di vista psicologico, del maresciallo Ungari. E’ vero?

 

 

Fabris – Sì. E’ venuto a casa mia. Di questo, sì.

 

 

G.I. – Voglio sapere, però, se questa dichiarazione che lei ha reso al giudice Stiz, è frutto di timori o di ricordi? Quindi esclude che sia stato frutto di timore?

 

 

Fabris – Io dico che, mi sembra. Non ricordo…tre anni fa.

 

 

G.I. – lei non ricorda tre anni fa…Però, quel che deve ricordare, perché sono fatti recenti, è se lei è stato indotto a rendere quella dichiarazione, pur non ricordando assolutamente niente, dalla Procura?

 

 

Fabris – C’è stata la paura. Io non sapevo niente. Una mattina vado a Canino Pane per lavoro, vengo a casa alle 11 perché avevo un appuntamento. Arrivato a casa alle ore 10,30-10.45, mi trovo quattro persone, uno fuori, tre dentro. E come arrivato dentro, trovo tutto sottosopra e mia moglie che piange, dice “il caso del Freda”. Da lì siamo andati di qua e di là in città. E quello di Treviso ha detto: “Dov’è l’ufficio nuovo? – Quale ufficio nuovo? – “Quello dove ha fatto i lavori?”. E siamo andati all’ufficio nuovo. Da lì, alle 11, e alle 5-6 viene il giudice Stiz a Padova. E lì sono incominciate le domande. Finalmente a sera…Ho sempre pianto, perché io in mezzo a queste cose non mi sono mai trovato. “Cosa sa di questi timer?” Mi ha detto se conosco Ventura. E lo conosco. Dunque è saltato fuori: “Lei ha acquistato a Bologna questi timer….è alla Rica?”. E dopo venne fuori: “Lei ha conosciuto Ventura?” – Sì -. Io mi ricordo che c’era quell’oggetto, e ho detto che lo aveva consegnato al Ventura….

 

 

G.I. – In quel momento là, le è sembrato di ricordare?

 

 

Fabris – Sì.

 

 

Freda – Ammettiamo che Ventura e lui si siano conosciuti…Ma il nesso, come è stato promosso dal Giudice il nesso della conoscenza che lui avrebbe avuto di Ventura?

 

 

G.I. – Eravate imputati tutti e due degli stessi reati.

 

 

Freda – Come è stata proposta dal giudice Stiz al sig. Fabris la questione del timer, ammesso, fra la conoscenza di Ventura, e la consegna di questo timer da parte mia al Ventura?

 

 

Ventura – Lo ha detto Fabris, l’incontro è avvenuto prima dell’acquisto.

 

 

Freda – Il giorno in cui avrebbe conosciuto il Ventura, avrebbe visto me aprire un cassetto e dare a Ventura questo aggeggio?

 

 

Fabris – Io ricordo quell’orologio lì.

 

 

[riga saltata-testo incomprensibile]

 

 

G.I. – Allora Fabris. Le ho fatto prima una premessa precisa. Lei dica solamente la verità, perché quando dice la verità non corre alcun rischio.

 

 

Fabris – Guardi che io sono responsabile di dire la verità.

 

 

G.I. – Voglio sapere la verità! Io sono un giudice che deve giudicare determinate cose. A me non interessa che le cose vadano in un modo anziché in un altro.

 

 

Fabris – Io le dico la verità. Ma adesso….la mia mente, mi sembra di vedere che l’ha dato. Ma io posso dire, sì. Confermo, sì. Non voglio neanche smentire. Insomma…..non ricordo!