BOBINA N.8

INTERROGATORIO DI VENTURA GIOVANNI – 3 LUGLIO 1972 ORE 11

 

La strategia di Ventura - 3/7/72  (1) 

 

G.I. – DOTT. D’AMBROSIO

P.M. – DOTT. ALESSANDRINI

 

 

G.I. – Ventura, io desidererei che lei dicesse come questo servizio segreto arriva alla conclusione che a finanziare questo ritorno al Centrismo, e a finanziare questi gruppuscoli di neofascisti, sarebbero stati, per compiere i molti attentati, quegli industriali del Nord e in particolare il gruppo Monti.

Questo in particolare non poteva non destare il suo interesse. Oltre quello che è contenuto nel rapporto, che avrebbe confermato, lei ricorda, nel primo rapporto c’era un accenno generico; nel successivo rapporto riguarda solo la fonte dei finanziamenti. T6 dice che a finanziare questi attentati neofascisti sarebbe l’industriale Monti. Lei ricorda?

 

 

Ventura – Non credo di sapere molto di più. Conosco una serie di notizie sulla sua attività industriale e finanziaria, che ad un certo momento è diventata attività a carattere editoriale. E tra la circostanza attendibile che vi fossero queste erogazioni di denaro e l’attività editoriale c’è una connessione: sono circostanze vincolanti. Era un’operazione combinata. Io avevo fatto una serie di appunti ma avrei preferito che questo discorso avesse riguardato un colloquio informale, perché non so precisare. Non sono assolutamente riscontrabili. Io non ero in grado di stabilire che si sarebbe trovata una lettera in cui si parlava di 18 milioni. E lo so esattamente.

 

 

G.I. – A proposito di questa lettera! Quando io ho letto anche nei suoi rapporti, ho anche cercato in linea ipotetica che la stessa persona che aveva fornito informazioni, avesse poi provveduto a sottrarre le lettere. Cioè, mi sembra evidente che T6 o Z fossero abbastanza vicini, se non il prodotto del gruppo Monti, per dare delle notizie così precise.

Quindi, proprio per questa conclusione, di essere molto vicini se non introdotti nel gruppo Monti, avessero avuto poi anche la possibilità di sottrarre gli originali di queste lettere. E’ per questa ragione, che io le dicevo adesso, ci può dire qualcosa?

Mi rendo perfettamente conto che le identità di T6 e Z non ce le vuole dire. Lei l’altra volta mi disse: “al tempo avrei saputo dare…”. Lei sa chi sono le due persone, solo che per motivi che sono comprensibili non ce lo vuol dire. Adesso però c’è un problema che la riguarda direttamente: la sua figura di informatore.

Lei sa meglio, conoscendo queste persone, fino a che punto, chiamate a deporre, diranno che è vero o no. Arrivati a questo punto, si trova di fronte ad una scelta: se convalidare tutto quello che a certi deve anche dire di rispondere.

Lei per lo meno fino agli attentati dell’8 agosto è imputato degli attentati alla stessa strgua di Freda, di Pozzan ed altri. Quindi, a questo punto qua, lei deve dare una pagina di attendibilità sulla funzione che invece ha svolto in questo gruppo. Cioè la funzione di informatore per conto di questi qui. Io non so naturalmente, se questi informatori si sono già bruciati per altro verso. E’ certo che l’informatore ha una vita abbastanza breve. Come del resto si è bruciato lei per colpa di Lorenzon, per le confidenze che ha fatto a Lorenzon. Potrebbe darsi che ciò fosse accaduto anche per gli altri.

A questo punto, non hanno più interesse a mantenere segreta la loro funzione. A questo punto, lei non dovrebbe avere in questo momento difficoltà a dirci chi sono, come erano introdotti nell’ambiente Monti, e come sono riusciti a sapere di questo finanziamento che sarebbe stato fatto.

 

 

Ventura – Non è che non mi renda conto di questa esigenza di circoscrivere l’ipotesi, di dare a questa circostanza questo ruolo. Ma io ho già detto l’altra, nel secondo interrogatorio, che queste persone, o meglio quella persona, io avevo il rapporto con una sola persona non con più persone, quella persona non può assolutamente essere di utilità e di interesse in questo quadro processuale.

C’era una persona che era a conoscenza, dal 1969, di questa mia attività. Io l’ho già indicata questa persona. Non solo era a conoscenza, ma che seguiva pari pari. Non solo me per quanto riguarda Freda specificamente, ma anche Franzin era a conoscenza. Potrei dire che vi era anche Sartori. Ma a questo punto non lo sappiamo. Sartori era a conoscenza ed insisteva perché io controllassi Freda.

A questo punto dobbiamo dire come stanno le cose. Che poi l’avvocato Gallo, io l’ho appreso solo nell’ultimo interrogatorio, l’avvocato Gallo che doveva essere secondo Sartori il mio difensore, il quale ad un certo momento, Sartori si presenta per telefono l’avvocato Gallo. Durante il ferragosto del 1970 l’avvocato Gallo è in vacanza ed io non posso avere l’avvocato. E poi, il fatto che non ci sia stato un contatto con l’avvocato Gallo è dipeso da una serie di valutazioni con Quaranta e Franzin, perché l’avvocato Gallo era il difensore di Juliano.

E poi l’avvocato Gallo a causa dei contatti con Stiz perché praticamente credo che il 1971 abbia questa origine. A me il dott. Stiz dice chiaramente che se non fosse stato per la denuncia di Sartori lui non avrebbe dato corso. Cioè, in quel momento si voleva chiudere questa storia. Per Treviso andava bene che si chiudesse. Comunque per quanto riguarda i riscontri c’era questa persona che seguiva e che era a conoscenza della mia attività.

 

 

G.I. – Quaranta?

 

 

Ventura – Quaranta. Per quanto riguarda i rapporti con Freda, Quaranta, Franzin e Sartori. Ma Quaranta e Franzin potranno confermare che Sartori ha detto: “No. Tu devi controllare il Freda”.

 

 

G.I. – Questa è una cosa che io avrei controllato. Però, la domanda che le rivolgevo poco fa è diversa. Cioè, che cosa sa oltre quello che c’è scritto nei rapporti? Cioè, sa per lo meno dire come questo servizio sia riuscito ad ottenere queste notizie sui finanziamenti che sarebbero stati fatti da Monti?

 

 

Ventura – Le notizie relative alla disponibilità di Attilio Monti come finanziatore di ambienti di destra, non meglio qualificati, è una notizia vecchissima. Non è una novità che Attilio Monti finanziasse il Movimento Sociale e alcuni gruppi della destra. E’ una cosa risaputa da sempre.

 

 

G.I. – Ognuno di noi sa che ogni industriale più o meno dà fondi ai partiti. Però, in questo caso particolare, oltre alle notizie vaghe c’è un rapporto preciso. Cioè, dà la notizia vaga nel primo rapporto ma si è molto più precisi nel secondo, e si indica anche la fonte attraverso la quale si è arrivati ad avere una certa certezza sul finanziamento e sulla fonte del finanziamento.

La domanda che io le faccio è la seguente, cioè, ciò che non appare in questo secondo rapporto, lei era a contatto con chi faceva questi rapporti, sa qualcosa di più preciso? La forma, come veniva fatto il finanziamento?

 

 

Ventura – Non sono in grado di dirlo. Potrei fare delle ipotesi. Se io fossi in grado di vedere queste persone, potrei saperlo. In questo momento non sono in grado di dirlo. Non sono in grado di stabilire perché in quella fase è stato stabilito al Monti un ruolo presidenziale rispetto ad altri personaggi. Perché ci sono soprattutto altri due i quali più che essere due nomi, sono due grossi gruppi. Sia stato attribuito un ruolo presidenziale al Monti, il quale per quanto avevo potuto pensare io, era in una posizione non marginale ma in un rapporto di discontinuità rispetto all’ambiente neofascista in senso stretto.

Perché Attilio Monti, grosso modo, accontentava tutti. E’ nota la sua battuta “Io non mi occupo di politica ma di politici”. Quindi, l’interpretazione è che questo ruolo presidenziale rispetto agli altri due, che probabilmente significano finanziamenti anche di più di Monti, era in relazione all’exploit editoriale che stava organizzando nel ’69, e che poi abbiamo visto confermato.

 

 

G.I. – Questi altri due?

Ventura – Io le avevo detto che queste sono notizie scritte in queste pagine che io le potrei dare, ma non in questa sede. Non perché Attilio Monti minacci di querela, ma perché non mi sembra…. Io sono ancora imputato di ricostituzione del partito fascista..

 

 

G.I. – Lasci perdere di che cosa è imputato!

 

 

Ventura – Io lascio sempre perdere.

 

 

G.I. – Chi era l’altro?

 

 

Ventura – L’altro è morto ma ci sono i successori.

 

 

G.I. – Fra l’ENI e Monti?

 

 

Ventura – L’ENI. Il problema è che si dovrebbero dare una serie di notizie che non sono riscontrate.

 

 

G.I. – Visto che lei si è occupato del gruppo Freda, il gruppo Freda ha ricevuto finanziamenti?

 

 

Ventura – C’è questa documentazione che dovrebbe servire parzialmente per un libro…

 

 

G.I. – Documentazione o appunti?

 

 

Ventura – C’è tutta una ricostruzione abbastanza precisa di una operazione finanziaria avvenuta negli ultimi mesi del ’69. Poi, ci sono anche alcuni documenti originali, ma di poca importanza.

 

 

G.I. – Questa documentazione ce l’ha Quaranta?

 

 

Ventura – No. Ne è a conoscenza. Noi quindi stavamo preparando il libro sugli attentati. Avevamo anche questa traccia. C’è stato un incontro con un personaggio il quale aveva subìto una perquisizione da parte della Finanza per sue questioni. Questioni che riguardavano il nostro interessamento ma che non erano in nessun modo collegate al piano di politica della tensione.

Questi ci rivelò, o meglio rivelò alla persona che andò a trovarlo, che la Finanza durante la perquisizione aveva fatto una serie di domande sugli attentati del 12 dicembre, e che c’era una chiacchiera con la quale lui era indicato come uno dei possibili finanziatori. Allora si ricostruì tutta la vicenda.

 

 

G.I. – Nel dicembre del ’70?

 

 

Ventura – Sì, nel ’70. Agosto o settembre, credo. Per questa ipotesi, che poteva anche non presentare niente, si andò a vedere. E qualcosa venne fuori; qualcosa di indiziario. Un collegamento con gli attentati non c’era assolutamente, ma un collegamento indiretto io credo che potrebbe…

 

 

G.I. – Che Freda una parte negli attentati del 12 dicembre 1969 l’ha avuta…..Come indubbiamente a Freda faceva parte questo gruppo di neofascisti. Anche Freda avrebbe dovuto beneficiare di questi finanziamenti…Freda ha beneficiato di questi finanziamenti?

 

 

Ventura – Sulle possibilità finanziarie di Freda, quelle che io conosco, e sulle fonti a cui dovevano attingere, non sono in grado di dire molto di diverso da quello che ho detto nel primo interrogatorio. Ci sono però due parti che dovrebbero presentare elementi da cui poteva trarre altre disponibilità.

Cioè, quel discorso sull’onorevole che era una vecchia conoscenza. Perché era una conoscenza del periodo in cui lavorava al…e doveva essere una conoscenza di un certo tipo perché Freda in quel periodo non è che nascondesse la sua attività. C’è quell’episodio con la pistola con cui terrorizzò i braccianti di Ferrara.

 

 

G.I. – Freda o l’onorevole?

 

 

Ventura – Freda. Mi ricordo molto distintamente, prese incontro a Roma con questo personaggio, onorevole democristiano. Poi c’è tutto l’intreccio dei rapporti romani. Il problema dei finanziamenti, relativamente agli attentati del 12 dicembre o a tutta l’operazione, non credo che fosse un problema di grossa misura. Le stesse ipotesi che ha fatto Lorenzon…..

 

 

G.I. – C’era un grosso problema?

 

 

Ventura – Non credo che vi fossero…

 

 

P.M. – Il problema della manodopera?

 

 

Ventura – Non è il problema della bomba con i finanziamenti. E’ quello di pagare la gente che poi piazza; è quello davanti alla fabbrica. E’ un terrorismo non sanguinario, ma sanguinario nel senso che è un terrorismo contro il lavoro, contro l’operaio.

 

 

G.I. – Passiamo al processo Juliano, soprattutto alle telefonate del 17,18,19 settembre. Fu intercettata fra le altre una telefonata tra Freda e l’avvocato Luci. Freda in quella vicenda ha mostrato molto interesse. Per cui, sorge il legittimo sospetto che quelle persone coinvolte nella vicenda Juliano non fossero estranee al Gruppo Freda. Siamo arrivati a stabilire attraverso prove combinate, diciamo, nel corso di una telefonata Freda all’avvocato Luci faceva il nome di un certo signore “R” che sarebbe dovuto andare a deporre nel processo Juliano. Freda dice ad un certo momento: “Lei fa quello che io so. Solo che quella persona che potrebbe decidere forse in questo momento, quella persona che è in grado di decidere con una sua dichiarazione, non vuole farla…

Ora, siccome c’è un’altra telefonata tra lei e Freda, in cui dice esattamente: “Salve Giovanni. Dunque, ieri sera ho visto Gianni e ha detto…”. Freda ha detto che genere di proposte le ha fatto? Siccome di questo argomento avete discusso, io vorrei che lei mi dicesse in che maniera ne avete discusso, e quale era l’interesse?

 

 

Ventura – Prima vorrei farle una premessa che poi rappresenta la conclusione che io ho tratto su questa vicenda. Dietro la vicenda Juliano c’è la Federazione, il Movimento Sociale. Tutto questo quadro di attività…

 

 

G.I. – Io vorrei sapere anche qualcosa in relazione….

 

 

Ventura – C’è una parte della Federazione, il segretario, il commissario, la quale è appoggiata ad una sezione molto attiva, non ricordo il nome….Padova. I quadri erano bellici. Io credo che a questo personaggio risalgano ai “botti” meno consistenti. Poi c’è un’altra divaricazione di ambienti neofascisti, i quali sono all’opposizione nell’ambito della federazione perché c’è un gioco di piccolo potere e di meschine ambizioni: il Consiglio Comunale.

Ho l’impressione che a questi risalgano invece gli altri episodi più energici: il caso del Tribunale, all’Università. In questo quadro emerge la vicenda Juliano. Naturalmente la prima linea si serve di personaggi che fanno parte del sottobosco neofascista: operai, artigiani. Invece gli altri si servono di studenti universitari.

E’ in questa seconda direzione che Freda ha gli agganci. Il Luci, il quale è un ex segretario della Federazione di Padova, è in una posizione di riguardo rispetto ad entrambi questi due, cioè ha contatti con questi due gruppi; li strumentalizza. Pensi, Luci è l’uomo a cui ad un certo momento fanno gola le poche pratiche che Freda ha presso una assicurazione.

Anche attraverso Roveroni, credo, Roveroni fa l’assicuratore e ruba a Freda queste pratiche. Il primo ambiente ha rapporti con zone di attività e di vita che riguardano anche professionisti. Ci sono alcuni di questi uomini che hanno anche rapporti con ambienti della prostituzione; cioè un tipo di umanità un po’ disponibile per qualsiasi gioco e che in fondo è il problema delle poche migliaia di lire, date per mettere le bombe. Invece l’atro gruppo è di uomini disposti a qualsiasi cosa, secondo il linguaggio che piace a Freda.

 

 

G.I. – Anche ad ammazzare la gente!

Ci sono elevatissime probabilità che sia stato ammazzato il portiere, perché era il personaggio scomodo nel processo Juliano. Cioè, sembra che ci siano due fasi: la prima fase, diciamo così, eliminare quelli che possono dire qualcosa. Il portiere che poteva dire che Freda era uscito ed entrato nel palazzo da solo. Tutto sembra un piano ben preciso.

 

 

Ventura – Queste indicazioni che ho dato possono far capire perché tutti gli individui che gravitavano, erano interessati tutti a questa vicenda.

 

 

G.I. – E’ chiaro che se ci fosse stato il gruppo di cui abbiamo parlato prima, delle mille lire…; ma quando entra l’altro gruppo c’è un interesse diverso.

 

 

Ventura – Poi c’è un altro discorso che riguarda la Federazione di Rovigo. Io non ho potuto mai pensare all’omicidio nel caso del portiere perché mi è sfuggito, almeno fino ad un certo momento, il movente che poteva indurre a un gesto di questo tipo. Cioè, quel che è successo a Padova non mi sembra un movente proporzionato al fatto.

 

 

G.I. – Questa decisione, che con ogni probabilità si tratta di omicidio nel caso del portiere, deve essere in funzione della necessità dovuta in quel momento di salvaguardare quel determinato gruppo da una azione positiva dell’altra parte. Cioè, ad un certo punto, se la Polizia fosse arrivata a scoprire quel gruppo, il programma che si era già stabilito quel gruppo, con ogni probabilità sarebbe arrivata anche ad individuare gli autori degli attentati dell’8 agosto.

Io non so fino a che punto Fachini Massimiliano, possa essere estraneo agli attentati. O il gruppo di cui faceva parte Fachini. Una sua domanda mi ha dato un aggancio su un articolo apparso sul Corriere della Sera in relazione ai personaggi. Io ho controllato ma non sono riuscito a trovare traccia di questo articolo nei giornali tra l’agosto e il dicembre. Invece, un articolo preciso di tre persone rifugiate in Spagna c’è sul Corriere della Sera ed è quello là che riguarda Serafino Di Luia

 

 

Ventura – Che periodo è?

 

 

G.I. – Successivo agli attentati del 12 dicembre. Quindi, lei ha fatto confusione sugli autori degli attentati ai treni e sugli autori del 12 dicembre. Il Corriere della Sera ne ha parlato dopo. Venne poi un articolo sul Giorno e poi venne l’articolo sul Corriere della Sera che riprendeva questo argomento. Ed ecco perché io ad un certo punto non vorrei che lei avesse fatto confusione in relazione a quel determinato articolo.

Cioè potrebbe anche essere accaduto questo. Per quanto riguarda gli attentati dell’8 agosto, Freda non avrebbe neanche bisogno di servirsi ancora. Anche perché grande rischio non ne comportava un piano del genere né ci volevano grossi specialisti.

Per quanto riguarda invece gli attentati del 12 dicembre 1969, si inquadrano meglio le figure di Giorgio Chiesa. O può darsi che Giorgio Chiesa abbia partecipato all’uno e all’altro.

 

 

Ventura – Il discorso si riferiva agli attentati sui treni. Su questo non ho dubbi in relazione all’articolo sul Corriere della Sera.

 

 

G.I. – In relazione agli attentati dell’8 agosto, Pan dice che era Giorgio Chiesa che avrebbe preparato…nei rapporti che lui aveva con Giorgio Chiesa.

 

 

Ventura – Sì, ma il discorso c’è stato dopo gli attentati. C’è stato un discorso che riguardava personaggi dell’Emilia Romagna. Il discorso evidentemente fu ripreso dopo, in febbraio.

 

 

G.I. – Comunque, ritornando all’interesse di Freda in questa vicenda di Juliano che arriva fino al punto, di fronte al rifiuto di Roveroni, di andare a deporre addirittura lui come testimone.

 

 

Ventura – A proposito di Roveroni, vorrei raccontarle un episodio che ricordo. A presentarmi Roveroni fu Freda, perché faceva l’assicuratore. Roveroni portava a lui pratiche di incidenti e quindi Freda per ricompensarlo gli portava clienti suoi.

Ci furono credo, due o tre incontri in merito ad una polizza d’incendio; l’episodio si riferisce all’ultimo incontro. L’ho visto in strada sotto l’ufficio di Freda mentre se ne stava andando, e il discorso verteva sulla questione Juliano. Da parte di Freda c’è stata una sollecitazione molto chiara, a rendersi disponibile per una deposizione, in quanto lui poteva chiudere la vicenda e squalificare definitivamente Juliano.

Freda aveva saputo, non ricordo per quali vie, che Roveroni avrebbe chiesto a Juliano due milioni per dare certe notizie. A questo punto Roveroni sarebbe andato dal Freda e gli avrebbe detto: “Guarda che Juliano mi ha detto che dovrei dare certe notizie e riceverei due milioni”.

E Roveroni era dibattuto tra l’interesse dei due milioni e la sorte dell’ambiente degli individui sui quali avrebbe dovuto dare notizie. A questo punto, Freda gli avrebbe detto: “Se tu hai problemi di quattrini, si possono risolvere”.

Questo io lo so, perché ad un certo momento Freda mi chiese se io potevo scontare delle cambiali di Roveroni. Siccome questo era avvenuto per altri clienti di Freda…

Avvenne anche per un altro assicuratore che successe a Roveroni nella direzione di questa compagnia che poi è proprietà di un senatore fascista. Un’impresa assicuratrice che è nata con capitale di Michelini, sembra. Quindi, credo di capire che vi fu un certo periodo, 20 giorni, un mese, in cui Roveroni era stato dibattuto.

 

 

 

G.I. – Questo era avvenuto prima?

 

 

Ventura – Sì. Quindi, in un incontro Freda diceva a Roveroni: “Deciditi!”. Come un richiamo alla realtà. Dopo Roveroni se ne andò solo. Riconfermo queste cose che avevo intuito. Freda mi disse che era il caso di chiudere questa storia e di aiutare in qualche modo Roveroni. C’è un altro particolare che ho appreso. Diceva: “Roveroni in epoca precedente aveva bisogno di soldi e mi propose di acquistare dell’esplosivo”.

 

 

G.I. – Questo lo diceva Freda?

 

 

Ventura – Sì. Allora io gli chiesi: “Ma questo se ha bisogno di soldi va in giro a proporre di acquistare esplosivo?- Sì – dice – Pensava che a me potesse servire. Che io fossi collegato con questi giovanotti del Movimento Sociale. Però – dice – poi non se n’è fatto niente”.

Quindi, io pensavo che Roveroni avesse detto questa storia. Che Roveroni avesse potuto dire: “Io ho venduto a Freda questo esplosivo – oppure – Io ho fatto denari e Freda ha ricevuto l’esplosivo”.

C’è un’altra storia che io ho anche letto, forse sull’Espresso, cioè che Juliano aveva dato notizie su una serie di attentati compiuti da un gruppo di Padova.

 

 

G.I. – Tomasoni dice: “Io ho saputo da Roveroni….”. Però, quel che a me interessava in relazione a Roveroni era a conoscenza di determinate cose che faceva Freda e che ad un certo punto era anche in condizione di fare il doppio gioco, non con Juliano, con Freda.

 

 

Ventura – Credo che Juliano sia stato immischiato proprio perché questa gente è disponibile per qualsiasi doppio gioco.

 

 

G.I. – Dice: “Guarda, Juliano mi ha detto questo. Ti ho avvertito”. Allora Freda successivamente si ricorda.

 

 

Ventura – Di questo, Freda non è che abbia parlato con me. La macchinazione che si doveva trarre è quella di ordine politico. Quelle erano valutazioni di senso contrario, evidentemente. Dice della macchinazione di Juliano. Poi che questo per me non fosse assolutamente vero…

 

 

G.I. – Non era una macchinazione di Juliano.

 

 

Ventura – Può essere che Juliano fosse ad un certo momento….

 

 

G.I. – A un certo punto, deve essersi posto il problema di fronte a questo colloquio fra Roveroni e Freda.

 

 

Ventura – Le notizie che Roveroni avrebbe dovuto dare a Juliano, più che riguardare Freda, secondo quel che ho potuto capire io, riguardavano gli altri personaggi della vicenda con i quali Tomasoni era direttamente collegato. Freda relativamente a questa questione dell’esplosivo…Se Freda me lo ha raccontato in questo modo. Non è possibile che Freda abbia chiesto dell’esplosivo a Roveroni, e Roveroni abbia ricevuto dell’esplosivo.

 

 

G.I. – Ma Roveroni che cosa doveva andare a dire al G.I.? Si interessa di Freda perché Roveroni deponesse. Deve avere qualcosa di sostanziale.

 

 

Ventura – Esatto. E poi doveva riferire la storia dei due milioni. Cioè dire: “Juliano mi ha offerto due milioni perché io dicessi….”.

 

 

G.I. – “Perché io dicessi” o “Perché io facessi”?

 

 

Ventura – No. “Dicessi”.

 

 

G.I. – Lei ha assistito al colloquio Freda-Roveroni su quello che doveva costituire l’oggetto della sua deposizione?

 

 

Ventura – No.

 

 

G.I. – In aprile-maggio si faceva il discorso dei due milioni?

 

 

Ventura – Sì. Questo incontro risale a questo periodo, aprile-maggio.

 

 

G.I. – Perché doveva andare a deporre? Per quale necessità?

 

 

Ventura – Andava a dire che Juliano gli aveva offerto due milioni per incastrare Freda.

 

 

G.I. – Come doveva incastrarlo? Perché voleva incastrare Freda? Trattandosi di confidente non poteva incastrare Freda. Quali erano questi elementi? Che cosa avrebbe fatto Juliano per incastrare Freda, secondo Roveroni?

 

 

Ventura – Non ricordo le modalità così materializzate.

 

 

G.I. – Quale era la proposta che faceva Juliano a Roveroni per incastrare Freda? Deve esserci un discorso ben preciso.

 

 

Ventura – Me lo ha presentato e mi ha detto: “Questo è un mio amico”. Poi, probabilmente la necessità di denaro.

 

 

G.I. – La necessità di denaro è successiva a questo incontro.

 

 

Ventura – L’ultimo incontro.

 

 

G.I. – Lei lo ha messo in relazione, quando?

 

 

Ventura – Terzo incontro.

 

 

G.I. – E’ successiva. All’incontro, Freda propone di scontare le cambiali; il secondo incontro tra Roveroni e Freda è quello dei due milioni. Roveroni quale contributo decisivo avrebbe potuto portare?

 

 

Ventura – Sull’esplosivo.

 

 

G.I. – Che cosa sarebbe stato? Che connessione aveva l’esplosivo con…

 

 

Ventura – Io ricordo soltanto che Roveroni doveva andare a dire che aveva ricevuto l’offerta di due milioni da parte di Juliano per incastrare Freda. Le modalità di Freda non le ricordo.

 

 

G.I. – Non le ricorda o non le ha dette?

 

 

Ventura – E’ possibile che me ne accennò, ma non ricordo.

 

 

G.I. – A noi Roveroni l’ha detto….

 

 

Ventura – Sono riuscito ad inquadrare questo episodio…

 

 

G.I. – I legami tra Freda e Fachini….visto che Roveroni si è rifiutato.

 

 

Ventura – E’ un’altra storia.

 

 

G.I. – Fachini è quello che muove Freda. Anche per interesse di Fachini, si preoccupa di questo processo di Juliano. Lui non era assolutamente coinvolto e se si espone fino al punto di fare una denuncia e chiama a testimoniare Roveroni, visto che Roveroni lo vuole fare spontaneamente, ha un interesse preciso per tirare fuori Fachini.

Visto che Roveroni si è rifiutato anche avendogli offerto dei soldi per andare a deporre; visto che è sparito dalla cricolazione e non si trova più. Adesso lo costringono: “Perché io faccio una denuncia contro Juliano e indico come teste nella circostanza, Roveroni”.

 

 

Ventura – Questo è del settembre?

(continua)