BOBINA N.8

INTERROGATORIO DI VENTURA GIOVANNI – 3 LUGLIO 1972 ORE 11

 

La strategia di Ventura - 3/7/72  (2) 

 

G.I. – DOTT. D’AMBROSIO

P.M. – DOTT. ALESSANDRINI

 

PARTE SECONDA

(continuazione dall’articolo precedente – Parte prima)

 

 

 

Ventura – Questo è del settembre?

 

 

G.I. Alla denuncia. Perché Freda denunciava Juliano assumendone un rischio. “Io, a questo punto qua, purchè la situazione si sblocchi, denuncio Juliano per questo reato e indico come teste Roveroni”. Insomma, quello commesso da Juliano costituiva un reato ed era un fatto scandaloso. Non se lo ricorda?

 

 

Ventura – Ma….nei confronti di Freda….

 

 

G.I. – Per il semplice fatto che Freda dice: “Presento la denuncia…”. Non si denuncia un commissario perché ha sollecitato un confidente a fare delle dichiarazioni.

 

 

Ventura – Ho continuato a pensare, a riflettere, a ricordare…”.

 

 

G.I. – Roveroni avrebbe dovuto dire di aver ricevuto del denaro da Juliano per portare armi ed esplosivo nello studio e nell’automobile. Questo era il modo per incastrarlo.

 

 

Ventura – Freda non aveva automobile.

 

 

G.I. – Juliano non poteva sapere che Freda non aveva automobile. Il modo per catturare Freda qual’era?

 

 

Ventura – Quello solito che è stato sperimentato già con altri.

 

 

G.I. – E’ chiaro che non ha tentato alla libertà….Poi indicato da Fachini al G.I. Roberto. E’ chiaro indica come teste Tomasoni e un certo….

 

 

Ventura – Camporese per caso?

 

 

G.I. – Chi era questo Camporese?

 

 

Ventura – Due fratelli. Ex repubblichini.

 

 

G.I. – I nomi di questi due fratelli non se li ricorda?

 

 

Ventura – Sono due personaggi noti.

 

 

G.I. – In queste telefonate ho sentito ripetere spesso il nome di un certo Gianni, nominato Gattone da S…..

 

 

Ventura – L’unico Gianni che ho conosciuto è quello di cui le ho parlato, Gianni Casalini, ed è con una Banca finanziaria del lavoro.

 

 

G.I. – Questo finanziamento a che cosa sarebbe servito?

 

 

Ventura – E’ un finanziamento che veniva accordato alla Casa Editrice. C’è un’operazione di c/c.

 

 

G.I. – Di questo finanziamento se ne interessava Freda?

 

 

Ventura – Sì, siccome cocnosce il direttore, il padre di Gianni Casalini. Mi presentò e poi parlò il figlio.

 

 

G.I. – Lei aveva promesso qualche compenso a Freda per questo finanziamento?

 

 

Ventura – Le avevo già detto che c’era in qualche modo dei favori; io scontavo delle cambiali di Freda. Nessun compenso.

 

 

P.M. – E la telefonata tra Freda e Tino?

 

 

Ventura – Mi sono ricordato il nome di quel personaggio che abita a Stoccarda, segretario o presidente del “Tricolore”, Ugolotti si chiama.

 

 

G.I. – E l’interrogazione relativa al Fabris?

 

 

Ventura – Riguardo quell’oggetto che Fabris ha qualificato come voltmetro, siccome c’è un tecnico alle Guardie, mi sono informato sulle dimensioni di questo oggetto e mi ha assicurato che i voltmetri hanno una forma circolare quando sono soltanto dei voltmetri, e una forma rettangolare quando sono inseriti in un test. Ora, l’oggetto che Fabris aveva sopra il tavolo in quell’occasione non era di forma circolare e non era un parallelepipedo.

O meglio era un parallelepipedo sormontato da un altro parallelepipedo. Mi ha assicurato che questi voltmetri sono rivestiti di materia plastica e per lo più sono di colore scuro. L’oggetto che Fabris aveva sopra il tavolo quel giorno non era di colore scuro, era un oggetto rivestito di lamine di acciaio.

Le caratteristiche che ricordo mi fanno presumere che si trattasse di un manufatto, non di un oggetto del tipo indicato. Riandando a questo ricordo, credo che quando Fabris nello studio raccogliendo questo oggetto dal tavolo, Freda abbia detto qualcosa: “Questo non va bene – o – questo non può andare”.

Io non ricordo le parole. Ricordo l’espressione, il gesto. Poi, siccome ho letto successivamente anche la sentenza istruttoria non ho chiesto al Fabris come è avvenuto questo incontro. Ma era riflettendo su questa deposizione e riflettendo sull’occasione di quell’incontro, durato pochi minuti in cui tra me e Fabris è stato scambiato un buongiorno, in cui Fabris ha certamente sentito in modo molto invertito il mio nome, avendolo sentito una sola volta, mi sono chiesto come Fabris a distanza di due anni possa distintamente ricordare che la persona che era nello studio quel giorno, era proprio Giovanni Ventura.

 

 

G.I. – Perché quando fu pubblicata la sua fotografia, ricorda.

 

 

Ventura – Se la ricognizione, la ripresa di quel fatto è avvenuta in questi termini, è possibile che ricorda anche quando è avvenuto questo incontro. Il problema è che questi commutatori Freda li ha acquistati in settembre.

 

 

G.I. – No.

 

 

Ventura – E quello che potei sottrarre io è successivamente all’incontro con il Fabris. Questo è certissimo e credo di poter avere anche ricollegato il commutatore che era nell’armadio con l’oggetto che era sul tavolo, che era diverso.

 

 

G.I. – Si verificò nel settembre.

 

 

Ventura – Perché se è luglio o agosto evidentemente….

 

 

G.I. – Non credo in agosto.

 

 

Ventura – Il commutatore in agosto non era stato ancora individuato.

 

 

G.I. – Secondo quel che dice Fabris, l’idea venne a Freda in occasione di una riparazione che lui fece alla lavatrice della macchina in cui si rese necessaria la sostituzione di un timer. Gli chiese se di questi interruttori a tempo ce ne fossero altri con durata maggiore.

 

 

Ventura – Che non ha niente a che fare quando acquistai per lui due microinterruttori del tipo che si usa nelle lavatrici. O sono gli stessi?

 

 

G.I. – No.

 

 

Ventura – Se l’acquisto è avvenuto in agosto, e i commutatori sono stati acquistati in settembre, io non posso aver ricevuto il commutatore. Fabris dice che io ho ricevuto questo commutatore che io non ho ricevuto. Fabris mente.

Per quanto riguarda i rapporti tra Freda e il Movimento Sociale, cioè la linea politica espressa dal MSI, un certo periodo fu negativo. Io credo che ci siano due rapporti fondamentali di Freda nei rapporti con il Movimento Sociale. Uno che è rappresentato dal Fachini, nella direzione di cui si diceva prima, nei confronti dell’ambiente universitario; e un altro rapporto meno appariscente ma più incisivo.

Dopo il dicembre 1969, i primi mesi del ’70, andò consolidandosi a Ferrara, dove era segretario della Federazione del MSI un suo amico, un certo Borghi, che credo fino al dicembre dello scorso anno era segretario o commissario, al punto che tra questi e Freda intervenne un accordo in conseguenza del quale Freda avrebbe assegnata la segreteria politica della federazione di Ferrara.

Questo improvviso interessamento nella direzione del Movimento Sociale aveva all’origine dichiarato di ottenere in una posizione di garanzia una copertura da parte del MSI…. Che è la storia di Almirante che manda un deputato a Padova per mettere sull’avviso Fachini.

 

 

G.I. – Questo deputato sarebbe venuto da Roma per parlare con Fachini?

 

 

Ventura – Non solo con Fachini. Era un rapporto che rivelava la federazione.

 

 

G.I. – Questo deputato quando sarebbe giunto?

 

 

Ventura – Poco prima del suo arresto. Cioè nei primi mesi del ’71.

 

 

G.I. – Lei da chi l’ha saputo?

 

 

Ventura – Da Freda. Mi comunicò il suo proposito di diventare segretario politico. Che poi era una iniziativa che non è caduta neppure dopo la scarcerazione. Questo coincide anche con quanto dice Rauti, che Freda andò da lui per chiedere un intervento.

 

 

G.I. – Fachini accolse questo deputato o no?

 

 

Ventura – Credo che sia avvenuto anche mentre era in carcere. Quando Freda fu scarcerato riprese i rapporti al punto che Borghi era quasi arrivato. Borghi che è amico di Claudio Orsi. Questa storia è continuata per tutto il ’71. Freda mi disse che l’aveva costretto a dimettersi da segretario comunale.

Comunque, Fachini nell’affare aveva parte. Non solo Fachini ma anche quelli di Avanguardia di Padova. Poi c’è un altro fatto che non ha alcuna relazione. Pochi giorni dopo rividi Freda nel suo studio e con lui c’era un giovane di Udine. Credo fosse di Ordine Nuovo. Freda mi precisò anche. Ci fu l’inserimento da parte di Freda di questo giovane, dicendo che nel Friuli c’è un retaggio ariano, che questi sono disposti a tutto.

 

 

G.I. – Il nome?

 

 

Ventura – Non lo so.

 

 

G.I. – Lo dovrò chiedere a Rauti.

 

 

Ventura – Freda ha un indirizzario che è il risultato di una serie di ritagli di riviste e ci sono dentro tutti questi personaggi. Era in libreria e serviva come indirizzario ed altri scopi.

 

 

G.I. – Avrebbe potuto preparare ordigni esplosivi?

 

 

Ventura – Con me?

 

 

G.I. – Non so se anche con lei.

 

 

Ventura – C’è un’altra vicenda che riguarda l’esplosivo….in cui c’è una storia di esplosivo. Il discorso va situato in relazione ad una piccola base di prospetti che è del febbraio, i primi di marzo del ’70, “Come si mette il triolo di destra”. E contiene, credo, una parziale intervista con Lorenzon e poi i testi delle dichiarazioni di Gallina, del Barnabò, e le ritrattazioni di Lorenzon.

Mi sono ricordato di questo episodio. Anche quello che ne dice Sartori in relazione al fatto che allestiva e organizzava questa inziativa è un certo Mantovani, un ex segretario del FUAN (Fronte Universitario di Aziona Nazionale, n.d.c.), amico di Stefano delle Chiaie.

Questi vennero dopo nel Veneto. Dopo che la stampa ha rilevato notizie della denuncia di Lorenzon. Credo che avevano incontrato Freda prima di andare ad intervistare Lorenzon. Poi andarono da Freda e raccolsero queste deposizioni e queste traduzioni di Lorenzon che Freda aveva richiesto e che aveva rilasciato una copia.

Io risi dell’articolo quando fu pubblicato ed era già in edicola. Io gli dissi che mi sorpresi di questa iniziativa. L’articolo formalmente era firmato da un certo Caccavallo, ma fu allestito da Mantovani. Così mi disse Freda.

Con me non si fecero vivi. Riandarono da Freda e ripartirono. Io li lagnai con Freda perché la difesa allo Specchio era abbastanza significativa. Perché è il foglio che rappresenta gli ambienti più legati con l’ambasciata americana. Credo che Freda mi disse in quella occasione che Mantovani disse che io avessi detto qualcosa a Lorenzon. Che i discorsi che riferiva non erano completamente inventati.

Freda lo disse, perché voleva avere una conferma. Questa è stata la sensazione di Mantovani. Perché Lorenzon pur dicendo i particolari di episodi probabili, tutta via sembrava certo di alcune circostanze. Sembrava che questa valutazione su Lorenzon non fosse solo un’impressione professionale di Mantovani.

Ma io credo di avere capito, anche per come era stata organizzata questa operazione giornalistica, se volevano scrivere un articolo sulla vicenda era presumibile che venissero da me. Che questa valutazione su Lorenzon fosse più che una valutazione, una preoccupazione di Mantovani, il quale stranamente dopo avere intervistato Lorenzon non firmò l’articolo. Lo fece firmare da questo Caccavallo, il quale non aveva avuto nessuna parte.

Da questo episodio e dal titolo dell’articolo, io me ne uscii con una battuta, dicendo che non stava inventando una storia che esisteva, e che c’erano gruppi come Ordine Nuovo, certi gruppi settentrionali, che non avevano bisogno di inventare. Freda mi disse che il tritolo per questi gruppi era come i biscottini. Forse, a distanza di 15-20 giorni da questo, parlando dell’istruttoria Valpreda io proposi l’ipotesi che anche quello poteva essere il tritolo di destra, data la presenza equivoca di Merlino. Se ne uscì con: “Chi sa…può anche darsi”.

Poi, c’è la questione di questi due uomini di Fachini, il Bocchini e il Monari, universitari. Sono gli uomini di punta di Fachini. Il Monari credo tenga anche contatti con altri gruppi.

 

 

G.I. – Sa a Milano con chi era in rapporti Freda? Veniva mai a Milano?

 

 

Ventura – Se io lo sapessi, l’avrei già detto. Non mi risulta che vi fossero viaggi a Milano.

 

 

P.M. – I contatti romani?

 

 

G.I. – I contatti con Stefano Delle Chiaie?

 

 

Ventura – Stefano Delle Chiaie, il Centro Studi, il gruppo di Corrispondenza Repubblicana, Avanguardia Nazionale. Non so altro. Non sono in grado di dire altro.

 

 

G.I. - Chi era Ugo?

 

 

Ventura – Questo Ugo non lo ricordo.

 

 

G.I. – E’ strano che ad un certo punto, in quella telefonata in cui conosce tutto il contesto, conosce il nome di Stefano, e non conosce il nome di Ugo.

 

 

Ventura – Le ho detto chi è Stefano.

 

 

G.I. – E’ anche amico di Freda?

 

 

Ventura – E’ amico di Freda, non mio. Io ho visto Stefano due volte. Abita a Venezia.

 

 

G.I. – Lei sa se Freda ha fatto un viaggio dopo il 12 dicembre?

 

 

Ventura – Dove?

 

 

G.I. – Sa dove si appoggiava?

 

 

Ventura – A Roma.

 

 

G.I. – Per che cosa?

 

 

Ventura – Per incontrare i soliti.

 

 

G.I. – Di ordine Nuovo e di Avanguardia Nazionale? Fu in quella occasione che Delle Chiaie gli parlò di Merlino?

 

 

Ventura – A me di Merlino non ha detto niente. Questo è un episodio che ha riferito Pozzan. A me non parlò mai di Merlino.

 

 

G.I. - ….L’ammiraglio Henke, sarebbe il capo del SID.

 

 

Ventura – Lui andò a Roma e vide i soliti personaggi.

 

 

G.I. – Come ci andò a Roma? In treno? In auto? In aereo?

 

 

Ventura – In treno. Non mi parlò mai di viaggi in aereo.

 

 

P.M. – Con documenti suoi, veri, autentici, andò a Roma?

 

 

G.I. – Ad un certo punto, il commissario dice che fra le altre cose che furono consegnate insieme alle armi, il passaporto intestato ad un medico chirurgo di Milano, dott. Maioni Andrea, su cui era stata applicata la fotografia del Freda. Ora, dovrà parlarmi di questo passaporto.

 

 

Ventura – Mi è stato detto dal dott. Stiz, di questo Maioni.

 

 

G.I. – Il dott. Maioni Andrea residente a Milano, perse il passaporto. Ecco che questo passaporto riporta la fotografia di Freda. Lei mi disse nel confronto con Freda, che Freda non c’entrava nella faccenda delle armi.

 

 

Ventura – C’è tutta una storia che riguarda Pan.

 

 

G.I. – Dunque, tra queste cose che furono consegnate da Angelo Ventura c’era anche questo passaporto. Strano che il nome che c’era segnato sul passaporto corrisponda al nome di una persona che l’aveva smarrito.

 

 

Ventura – In quale periodo?

 

 

G.I. – Credo che sia maggio-giugno ’69. C’era regolare denuncia di smarrimento.

 

 

Ventura – Mi pare che Comacchio non dica di avere ricevuto questa roba nel giugno ’69. Sembra che dica di averla ricevuta nei primi mesi del ’71. Comunque, Comacchio non ha ricevuto da mio fratello nessun passaporto.

 

 

G.I. – Ma Comacchio ha ricevuto da suo fratello le armi, o no?

 

 

Ventura – Direi che c’è stato un passaggio inverso.

 

 

G.I. – Comacchio le ha date a suo fratello?

 

 

Ventura – E poi c’è stata la restituzione di queste armi. Il fatto che poi su queste armi sia stato buttato uno straccio nero e siano state rinvenute in quel cellofan….Se Comacchio ha indicato gli esplosivi, sapeva dove erano. Alla fine del ’68, Comacchio chiese a mio fratello se poteva aiutarlo ad occultare queste armi. Mio fratello me ne parlò. Io sapendo che erano armi che non servivano per…in quanto provenivano da un personaggio che era iscritto al partito socialista. Anzi, da parte di Comacchio vi fu una indicazione molto precisa, che queste armi erano dei residuati bellici in un deposito che era stato conservato fino al periodo della Resistenza, quindi non c’erano problemi.

Queste armi furono tenute per un periodo di 7-8 mesi, anche 12. Non ricordo. Furono tenute in un box che non era utilizzato e furono conservate là. Poi improvvisamente l’appartamento fu dato in locazione. Quindi, si impose il trasferimento e furono portate a Treviso in Via Manin e le diedi a Lorenzon. Fu proprio in quella occasione che Lorenzon mi chiese delle pistole. Mi pare, che ne prese in mano una. Comunque, a Treviso stavano due o tre giorni soltanto. Pan le tenne fino all’anno successivo.

Nella cassa, mio fratello dice che non c’era esplosivo. Anche Pan dice che lui non ha visto questo esplosivo. Comunque, Freda mi disse in carcere a Treviso, che fummo insieme per 10 giorni prima che fossi trasferito, che gli sfugge che Pan gli abbia portato una pistola. Ora, siccome in casa di Pan è stata rinvenuta una pistola che sembra non faccia parte dello stock e di cui Pan ha voluto, ha saputo spiegare l’origine. Anzi, è stato abbastanza equivoco nel dire che in casa gliel’aveva portata qualcuno.

 

 

G.I. – Che necessità ha Freda di avere visto uno che gli ha portato una pistola a vedere, e poi se l’è riportata indietro?

 

 

Ventura – No. Che gli ha portato una pistola in studio.

 

 

G.I. – E gliel’ha lasciata?

 

 

Ventura – Non mi ha detto che gliel’ha lasciata. “Mi ha portato in studio una pistola”.

 

 

G.I. – La preoccupazione di Freda è questa. Cerchiamo di ricostruire…. Quando gliel’avrebbe portata questa pistola Pan? Le hanno detto che era nel ’69.

 

 

Ventura – Non mi hanno detto….

 

 

G.I. – Il trasferimento fu determinato dal fatto che era stato sloggiato?

 

 

Ventura – Non ho sloggiato. C’era un box libero e nel momento in cui l’inquilino l’ha richiesto….

 

 

G.I. – C’era l’inquilino?

 

 

Ventura – Non saprei dirle chi era l’inquilino. Comunque, la data è ricostruibile perché coincide con la scadenza del contratto a Treviso. Perché sono stato pochi giorni perché scadeva il contratto a Treviso.

 

 

G.I. – Non si ricorda quando scadeva?

 

 

Ventura – Allegri si chiama.

 

 

G.I. – Dunque, quando è scaduto il contratto con Allegri, ha trasferito le armi….

 

 

Ventura – Non io, mio fratello.

 

 

G.I. – Da questo appartamento a Rossano, dove stava Pan….Pan quando ha ritirato le armi?

 

 

Ventura – L’anno successivo.

 

 

G.I. – Quindi, dobbiamo mettere questa faccenda con la pistola data a Freda, nell’arco…Sembra eccessiva la preoccupazione di Freda. E’ molto strano. Pan le ha mai detto della pistola data a Freda?

 

 

Ventura – Io non mi aspettavo che Pan lo dicesse.

 

 

G.I. – Strano che Freda si interessi di armi che appartengono al partito socialista per il solo fatto che Pan possa dire che una di queste pistole era andata nelle sue tasche.

 

 

Ventura – Guardi che le armi del partito socialista…..Io appresi occasionalmente di questo ritrovamento. Nel momento in cui l’appresi, da persone di Castelfranco, seppi che Comacchio aveva indicato me come proprietario delle armi. E che insieme alle armi aveva trovato questo gagliardetto nero.

 

 

G.I. – Le armi non le ha viste?

 

 

Ventura – Non le ha viste nessuno.

 

 

G.I. – Chi ha messo il gagliardetto nero?

 

 

Ventura – Evidentemente Marchesini all’ultimo momento e poche ore dopo.

 

 

G.I. – Marchesini è arrivato là quando le armi erano state già prelevate.

 

 

Ventura – Ma nessuno ha visto il gagliardetto nero. Evidentemente si sono fotografati sotto il tavolo, ben disposti.

 

 

G.I. – Pare che Pan….

 

 

Ventura – Dice di non averle viste….

 

 

G.I. – Sono quelle le armi?

 

 

Ventura – Sono quelle ritrovate nella soffitta di Marchesini.

 

 

G.I. – Allora quei cinque mitra e le pistole col silenziatore?

 

 

Ventura – Non so dire con esattezza se sono quelle perché non le ho prese mai in mano.

 

 

P.M. – Erano in una cassa di libri.

 

 

Ventura – C’era una cassa di libri da Pan e c’era una cassa di libri anche da Comacchio. E siccome questi libri non erano miei… Il problema non era se io avevo tenuto o no per conto di Comacchio quelle armi, il problema era che in quel momento mi si attribuiva la proprietà di queste armi.

 

 

G.I. – Comunque, Pan quando le sono state date lo sapeva che si trattava di armi, o no?

 

 

Ventura – Lo sapeva. Gliel’ho chiesto io.

 

 

G.I. – Lorenzon dice di avere visto le armi in Via Manin. Però dà molti particolari.

 

 

Ventura – Scatole con la scritta….

 

 

G.I. – Siccome Lorenzon ha fatto l’ufficiale, penso che sappia distinguere un fucile da un mitra.

 

 

Ventura – Stiz nella sentenza dice che erano armi dello stesso tipo di quelle che dice di avere visto Lorenzon.

 

 

G.I. – Lorenzon dice che spuntava fuori la canna di un fucile.

 

 

Ventura – Ma non poteva stabilire che tipo di armi, se il fucile era dentro il sacco.

 

 

G.I. – Sono alti m.1,20. Lorenzon che aveva fatto l’ufficiale non poteva confondere un fucile.

“Verso l’autunno del settembre ’69, accompagnai Ventura nell’appartamento che teneva in affitto in Via D.Manin. Vidi in una stanza munizioni. Quest’ultime consistenti in pallottole cal. 9, recanti delle scritte in inglese. Il Ventura mi disse essere munizioni in a….Le armi erano invece costituite da alcuni fucili da guerra automatici contenuti in sacchi addossati al muro, ed inoltre di una pistola. Non ho chiesto, ecc.”.

 

 

Ventura – Non sono in grado di dire se erano 6.7-

 

 

G.I. -   “Dentro questa cassa mi pare che vi fossero altre cose fra cui dei caratteri a piombo che dovevano essere serviti poi per il famoso “libretto rosso”, - domanda – E’ possibile che Comacchio abbia custodito quella roba per conto suo, per Freda?.

 

 

Ventura – Pan può avere sostituito qualsiasi cosa. Pan l’ho conosciuto perché è venuto a casa a chiedermi dei libri. E poi perché ad un certo momento bazzicava con il Pozzan e si diceva che era licenziato, siccome io stavo organizzando un servizio bibliografico e se ne occupava quel De Roberto di cui le parlai nel primo interrogatorio, per un certo periodo in ripetute occasioni andava dal De Roberto. Fu in occasione di questa attività che chiesi a Pan di tenere questa cassa perché a casa non potevo tenerla.

 

 

G.I. – Perché non l’ha lasciata da Comacchio?

 

 

Ventura – Perché Comacchio non poteva tenerla. Non era sposato e non aveva una casa propria.

 

 

G.I. – Comunque, lei aveva fatto l’ipotesi sul passaporto.

 

 

Ventura – Evidentemente l’avrà trovato Comacchio. Io non so niente di più. Non so che fosse stata applicata una fotografia di Freda.

 

(Fine dell’interrogatorio di Ventura Giovanni del 3 luglio 1972 – Parte prima – Parte seconda)