CONFRONTO TRA VENTURA ANGELO, PAN RUGGERO E COMACCHIO FRANCO DEL 20 OTTOBRE 1972

 

La strategia di Ventura - 20/10/72 

 

G.I. – DOTT. D’AMBROSIO

P.M. – DOTT. ALESSANDRINI

 

 

 

G.I. – Pan, c’è una novità! Secondo Angelo Ventura, lei avrebbe frequentato assiduamente lo studio di Freda, e poi sarebbe stato assunto alla C.B. per raccomandazione di Freda.

 

 

Pan Ruggero – Allora le dirò questo: confermo in pieno la mia versione, che ho dato al giudice Stiz, di avere conosciuto il Freda all’inizio del ’69, non prima del febbraio del ’69. Non ho più frequentato il Freda da quando mi sono dimesso dall’Istituto, eccetto quella volta….Fui assunto al C.B. per interessamento di un mio amico che non conosce affatto il Freda, tale Aldo Cordignò, che era già assistente da tre anni al C.B.

Avevo fatto domanda al C.B. nel ’68, e cioè prima di conoscere Freda. E per interessamento del direttore del C.B., che in quel momento era appunto un sacerdote, già prof. di seminario di B., Aldo Cordignò.

 

 

Ventura Angelo – Nella primavera del ’69 tu andavi spesso da Freda.

 

 

Pan – Questo non è assolutamente vero.

 

 

Ventura Angelo – Tu andavi a Padova, e Freda stesso confermava queste cose…E mio fratello mi diceva: “Nello studio del Freda ho trovato Ruggero Pan”.

 

 

Pan – Nego di aver trovato mai Ventura Angelo o Giovanni Ventura nello studio. Le sue affermazioni sono assolutamente false.

 

 

Ventura Angelo – Neghi i tuoi rapporti con Freda?

 

 

Pan – Riconosco i miei rapporti con Freda secondo quanto….

 

 

G.I. – Non ha mai incontrato Giovanni Ventura o Angelo Ventura nello studio? O ha fatto il giovane di studio, come ha detto lui?

 

 

Ventura Angelo – Giovane di studio è un’espressione esagerata. Io ho detto che frequentava lo studio di Freda e, dato che fossero legati, mi ha fatto pensare che ci fosse una motivazione di questo genere nella assunzione del C.B. Questi sono i termini reali della mia osservazione. Ora, mi sembra strano, che spesso si vedeva con Freda e che poi di fronte a questi legami dica: “No, l’ho visto una sola volta e poi ho smesso di vederlo”.

Appunto una sua questione, che posso anche capire, che è di carattere culturale. Insomma questo. Non volevo dire che ci siano legami di carattere politico. So che Freda aveva certi interessi di carattere culturale che aveva Ruggero. Me ne parlò spesso. Posso credere che questa sia la motivazione di questi rapporti, e questi rapporti ci siano stati.

 

 

Pan – Io rispondo, dicendo chiaramente che è completamente falso, privo di verità. Che questa affermazione si racchiude con quell’insieme di affermazioni che avevano cercato di farmi dire nelle visite sue, di Giovanni Ventura e di Freda, ad Ascoli Piceno.

 

 

P.M. – Anche di Angelo?

 

 

Pan – Una volta è venuto anche Angelo assieme a Giovanni, la prima volta.

 

 

Ventura Angelo – Ho guidato la macchina.

 

 

G.I. – Che cosa hanno cercato di farle dire?

 

 

Pan – Hanno cercato di farmi dire che, nella famosa cassa c’erano libri che io vendevo per conto mio, per fare un guadagno. E che poi non interessando più a me, questa cassa era stata prelevata dal Comacchio, il quale era un loro dipendente, e che a tempo perso vendeva libri. Mi hanno consigliato di dire che si trattava di xilografie del De Pisis.

 

 

G.I. – Quando Angelo Ventura venne a casa sua, aprì la cassa quando venne a prelevare le armi?

 

 

Pan – Senz’altro: la cassa l’abbiamo portata giù. Fatto sta che siccome c’era anche un sacco…..

 

 

Ventura Angelo – La mia borsa di….

 

 

G.I. – Lei, Comacchio, ricorda se quando lui è salito da Pan portò la borsa, o no? Aveva questa borsa, o no?

 

 

Comacchio – Quella a scacchi.

 

 

Pan – Posso intervenire?

 

 

G.I. – Aspetti un momentino. Lasci stare!

 

 

Comacchio – Non posso dire, se sia….Posso soltanto dire che era una borsa a scacchi, di quelle che si usa per il tennis.

 

 

Ventura Angelo – Se non ho mai giocato a tennis!

 

 

G.I. – Dica lei, Pan!

 

 

Pan – A me sembra che durante il colloquio che ho avuto in carcere con Comacchio, Comacchio mi ha spiegato del suo interesse per cercare di trovare delle prove tangibili nei confronti dei fratelli Ventura. E in questo senso aveva cercato che il Ventura portsse una borsa sua, in modo che poi, esattamente, si potesse dire: “Questa qui è di Angelo Ventura”.

 

 

Comacchio – E mi riferivo alla borsa. In questo momento non mi ricordo.

 

 

Ventura Angelo – Quella non è neanche una borsa di pallacanestro.

 

 

Comacchio – Era per il trasporto…Di mettere, come dice Pan…

 

 

G.I. – Dunque, la cassa fu aperta?

 

 

Pan – Fu aperta senz’altro. E le ripeto…

 

 

Ventura Angelo – Aperta in che senso?

 

 

Pan – Non era chiusa a chiave. Era possibile aprirla. Lei prima mi diceva “Come mai Comacchio l’ha aperta e lei no?”, forse perché l’interesse di Comacchio era del tutto diverso da quello dei miei. In ogni caso, fu aperta, come le dicevo, nel tentativo di travasarla, perché appunto sembra che al Comacchio interessasse avere non la cassa, ma degli effetti propri del Ventura.

 

 

Ventura Angelo – Effetti dentro la cassa?

 

 

Pan – No, la borsa ed altre cose.

 

 

Ventura Angelo – Ma la borsa non è mia. Non ho mai usato quella borsa.

 

 

G.I. – Quella borsa la portò quella sera e tentò di mettere tutte le armi nella borsa?

 

 

Pan – Senz’altro.

 

 

Ventura Angelo – Non mi ricordo di averti visto scendere dalla macchina. Non posso dire in quel momento…Cosa venne caricato nella tua macchina? Ti ricordi questo?

 

 

Pan – La cassa e la borsa.

 

 

Ventura Angelo – Allora c’era o no questa borsa?

 

 

Pan – Uscendo sì.

 

 

Ventura Angelo – Allora, ho portato io questa fantomatica borsa a te, o era lui che la voleva per avere una cosa mia?

 

 

Pan – L’hai portata a me.

 

 

Ventura Angelo – perché tu hai detto che lui voleva la borsa per avere un effetto mio, personale.

 

 

Pan – Mi sembra, anzi sono certo, che il Comacchio l’ho visto, una, due, volte.

 

 

Comacchio – Al massimo, sempre in quel periodo là.

 

 

Pan – A distanza di qualche giorno.

 

 

Comacchio – A distanza di qualche giorno, o a distanza di qualche settimana.

 

 

Pan – Ci siamo visti, più o meno, nella primavera del ’70. Angelo Ventura non voleva portare via la cassa, voleva portare via la roba che c’era all’interno della cassa, senza la cassa.

 

 

Ventura Angelo – E io che motivo avrei avuto?

 

 

Pan – Questo non lo so.

 

 

Ventura Angelo – Perché pesava troppo? Mi scusi, è più comodo portare via tutto in un colpo il materiale di quel genere in una cassa rigida.

 

 

Comacchio – E la gente che ti vede? Si darebbe più nell’occhio.

 

 

G.I. – Allora, è arrivato in casa..?

 

 

Pan – Ha aperto la cassa, ha travasato nella borsa ed ha tentato di travasare nella valigia…

 

 

Ventura Angelo – E la borsa dove la portavo io? Perché lui dice di non averla vista.

 

 

G.I. – Va bene, dice che non ricorda. Però dice di averlo visto uscire con la borsa.

 

 

Ventura Angelo – Allora è da stabilire, se l’avevo portata prima io a lui, o se invece è come dice lui che, voleva avere un effetto mio. E quindi io….

 

 

Pan – Per quale motivo non volevi la cassa e volevi travasare in valigia?

 

 

Ventura Angelo – Io non ho mai voluto valigia né cassa. Io ho detto “prendiamo la cassa e portiamola giù”, come è stato fatto.

 

 

Pan – Allora come si spiega quella pistola che è rimasta lì, se non c’è stato travaso?

 

 

Ventura Angelo – Non lo so. La pistola che è rimasta lì….

 

 

Pan – L’ha messa la Polizia, come mi hai suggerito tu e tuo fratello ad Ascoli Piceno.

 

 

Ventura Angelo – Era una tua convinzione! Perché tuo padre aveva trovato i segni evidenti di una penetrazione nella casa. Era una tua convinzione che l’avesse messa la Polizia! Non mia! Di quella pistola hai dato notizia tu, non io.

 

 

TELEFONATA DA RAGUSA

 

 

G.I. – Pronto?...Sì…sì..Nato a Padova…sì… Quindi è il 15 ottobre che è arrivato a Ragusa…

 

 

Ventura Angelo – Il 15 ottobre sono arrivato o ero a Ragusa?

 

 

Difesa – E quando è partito?

 

 

G.I. – Non so ancora. Ha esibito la patente d’auto che è questa qua….91943 è la sua patente d’auto…porta gli occhiali…

 

 

Comacchio – Me lo ricordo anch’io questo.

 

 

G.I. – Quindi, se prima di ottobre che è andato, poteva esserci benissimo, se è rimasto fino al 15. Dovrebbe essere la data di arrivo questa…Quindi, o data di arrivo o di partenza, mezzo mese di ottobre non lo ha passato a Ragusa. Adesso arriveranno gli altri dati.

 

 

Ventura Angelo – Comunque stante sia questa situazione o un’altra, io non c’ero quella sera in macchina. Non vedo perché mio fratello possa confermare, anche perché non ci frequentavamo assolutamente con mio fratello. In quel periodo io stavo preparando appunto questa trasferta, e normalmente non mi muovevo. E non ricordo questo particolare.

 

 

G.I. – A che ora venne a trovarlo la sera del 12?

 

 

Pan – Comunque, le dirò, signor Giudice…Non posso dire l’ora con precisione. Era buio. Senz’altro potrebbe essere stato verso le 8, verso le 9. Come potrebbe essere stato prima. Era una notte buia. Non posso dirle con precisione….

 

 

Ventura Angelo – Ha detto precisamente: Arrivò verso le 5. Si trattenne un’ora, penso. E lo deduco dal fatto che entrando si fece male ad una mano e si fece una fasciatura.

 

 

Pan – Non ho detto che, “Si trattenne per un’ora”. Si trattenne pochissimo.

 

 

Ventura Angelo – Lo ha detto Stiz. Io non sto inventando.

 

 

Pan – Si fece male a una mano. Era affannato. Mi dice: “E’ successo un disastro….Sono morte dieci persone”. Una cosa così, non il numero esatto che invece fu delle persone. “….Però mio fratello non c’entra”. Queste sono le parole che mi rimasero impresse.

 

 

Ventura Angelo – Devi spiegare come faccio a sapere questi particolari.

 

 

G.I. – Lei lo deve spiegare.

 

 

Ventura Angelo – Io stando a Castelfranco, so cosa era successo a Milano? Se è vero che io sono andato da lui, perché, lo ripeto, in quella ora ero in viaggio verso Thiene dove ho svolto l’allenamento….

 

 

G.I. – E a che ora ha finito l’allenamento?

 

 

Ventura Angelo – Verso le 11. Ci vuole un’ora….arrivavo verso mezzanotte a casa.

 

 

P.M. – A che ora è partito?

 

 

Ventura Angelo – Io facevo un allenamento prima dell’allenamento, che durava un’ora e mezzo…due. Secondo quel che facevo io, durava tre, quattro ore. E questo si ripeteva per quattro sere la settimana; due sere a Thiene e due a Castelfranco. Perché non potevano sostenere una spesa maggiore per quelle trasferte. Ripeto, e informatevi se risultava una mia assenza.

 

 

Pan – Thiene è a 40 chilometri da Castelfranco; Rossano è a dodici chilometri, sulla stessa strada. Non era tardi…Ero sveglio….

 

 

Ventura Angelo – Si vede che ti sbagli il giorno. Magari sono venuto a trovarti un’altra volta. Magari la domenica successiva perché avevo una partita il pomeriggio, e quindi è più facile…

 

 

G.I. – E’ importante soprattutto che lei sia andato a trovarlo. Un giorno prima o un giorno dopo…

 

 

Ventura Angelo – Io quella sera non c’ero.

 

 

G.I. – Se Rossano si trova sulla strada di Castelfranco, a Thiene potrebbe essere andato benissimo.

 

 

Ventura Angelo – Ho detto che sono partito da Castelfranco verso le 6,30. Ha detto che mi ha aspettato al bar…

 

 

Comacchio – Ci simo trovati al bar.

 

 

G.I. – Poi siete andati a Padova?

 

 

Comacchio – A Padova, perché doveva farsi vedere.

 

 

G.I. – A Padova, in orario di lavoro e di apertura, quindi prima dell’orario di chiusura?

 

 

Comacchio – Di chiusura. E siamo andati via, a casa.

 

 

G.I. – Cioè a Castelfranco?

 

 

Comacchio – A Castelfranco. Mia moglie dice: “Io sono andata a Castelfranco con lui…” Per me, per quel che mi ricordo…

 

 

Ventura Angelo – E’ possibile avere il verbale di Treviso?

 

 

G.I. – Lasci stare il verbale di Treviso! Loro dell’ora non sono sicuri, sono sicuri del giorno.

 

 

Difesa – Riepilogando, a che ora siete partiti per Padova?

 

 

Comacchio – Alle sei circa.

 

 

Difesa – A che ora siete ritornati?

 

 

Comacchio – All’orario di chiusura.

 

 

Difesa – A che ora siete arrivati a Castelfranco o a Campo San Piero? Cioè da Padova quanto ci vuole?

 

 

Comacchio – Ci vuole mezz’ora.

 

 

Difesa – E quindi, presso a poco, l’orario di arrivo quale poteva essere?

 

 

Comacchio – Siamo partiti alle 8…siamo arrivati alle 9.

 

 

Difesa – Pan dove abita?

 

 

Comacchio – A Rossano. Ci vogliono 15 minuti circa.

 

 

Difesa – Da dove?

 

 

Comacchio – Da Castelfranco.

 

 

Difesa – Per andare a Rossano?

 

 

Comacchio – Quindici, venti minuti.

 

 

Pan – Dalle 6 fino alle 9, benissimo. L’ora in cui lui è venuto da me.

 

 

Ventura Angelo – Se alle sei ho incontrato lui!

 

 

G.I. – Non ricorda se aveva la mano fasciata o no?

 

 

Comacchio – No, in quanto dice che Pan l’aveva incontrato alle sei a Rossano ed io….Diciamo, alle cinque e tre quarti siamo partiti da Castelfranco. C’era una certa discordanza…Io allora ho pregato il Pan attraverso il giudice Stiz di cambiare orario…Io non cambio orario.

Da Asolo impiego quindici minuti con la macchina per venire a Castelfranco….Lui sarà arrivato un quarto d’ora dopo…Quindi siamo sempre dalle cinque e tre quarti alle sei e un quarto al massimo. E siamo andati a Padova fino all’orario di chiusura. Poi, mi sembra che Pan abbia detto che l’aveva incontrato a mezzanotte.

 

 

Pan – Questo assolutamente no. E’ molto facile essendo incerto sull’orario. Perché essendo inverno, essendo stato buio tutto il giorno.

 

 

Ventura Angelo – Tra le cinque e le sei, partendo pochi minuti prima delle sei…

 

 

Pan – Sarà stato le cinque.

 

 

Ventura Angelo – E’ tutto possibile. E’ sempre stato. La legge è sempre esistita in questa maniera. Questi sono i termini di precisione in cui vi siete riferiti nei miei confronti.

 

 

Pan – Ammetto benissimo che riguardo all’ora non posso avere una certezza. Ce l’ho riguardo al giorno, riguardo alla frase e riguardo al cerotto, quelli confezionati tipo Johnson.

 

 

Ventura Angelo – Ma dove mi sono fatto male?

 

 

Pan – Sulle scale, salendo.

 

 

Ventura Angelo – Il cerotto me lo hai dato tu?

 

 

Pan – Sì. Ti sei medicato con un po’ di alcool nel bagno e sei uscito nel giro di pochi minuti. Probabilmente, a mio avviso, che io potessi sapere qualcosa. Che Giovanni, tuo fratello, mi avesse fatto qualche confidenza, del genere di quelle che ha fatto a Lorenzon. E mi potessi spaventare.

 

 

Ventura Angelo – Io prendo questa iniziativa senza prima essermi consultato…?

 

 

Pan – Questo non lo so…è una supposizione. Tu mi chiedi una supposizione. Comunque, tu quella frase non me l’hai detta? Non sei venuto a casa mia?

 

 

Ventura Angelo – Quella sera ero a Thiene a fare allenamento.

 

 

Pan – Nemmeno a Padova sei stato ? Neppure con lui?

 

 

Ventura Angelo – Non avevo nessun bisogno di andare con lui! Avevo allenamento a Thiene.

 

 

G.I. – Volete uscire voi due, un momentino.

 

(Fine del confronto a tre tra Ventura Angelo, Pan Ruggero e Comacchio Franco del 20 ottobre 1972)