BOBINA N.15

CARCERE GIUDIZIARIO DI MONZA – INTERROGATORIO DI VENTURA GIOVANNI – 18 NOVEMBRE 1972 – ORE 10,45

 

La strategia di Ventura - 18/11/72

 

G.I. – DOTT. D’AMBROSIO

P.M. – DOTT. ALESSANDRINI

 

 

 

G.I. – Credo che non intenda avvalersi dell’Art. 78, visto che lei ha chiesto di parlarci. Vediamo cosa ha da dirci.

 

 

Ventura – Innanzitutto devo fare alcune richieste…Premesse che sono state fatte e non intendo ribadirle, prchè sono punti decisivi, mi pare. Uno riguarda la questione dell’incontro tra Fabris, Freda e me avvenuto nell’estate del ’69 a Padova…

 

 

G.I. – A proposito di quell’incontro là, io ho portato un timer: è questo. Abbiamo avuto la fortuna di sequestrare uno dei timer della partita…Di rintracciare fra gli acquirenti della Rica.

 

 

Difesa – Questo è un dischetto nuovo.

 

 

G.I. – Comunque, questo è stato venduto nel maggio-giugno ’69, e fa parte della stessa partita venduta.

 

 

Ventura – Lei sa qual è il problema…Il problema è di stabilire quando è avvenuto quell’incontro, poiché io non ho ricevuto da Freda il timer. Questo mi sembra che sia abbastanza chiaro.

 

 

G.I. – Questo è un dischetto diverso perché poi è stato cambiato anche il tipo di dischetto. E’ stato venduto nel maggio 1969 ed ha il dischetto “60MA”, pur essendo in deviazione.

 

 

Ventura – Il Corriere della Sera aveva fotografato questo dischetto.

 

 

G.I. – Ma questo è nuovo.

 

 

Difesa – Credo che sia nuovo anche come apparecchio.

 

 

G.I. – Questo è diverso da tutti gli altri. Non appartiene a quella partita là.

 

 

Difesa – Infatti, la Elettrocontrolli di Bologna ha ricevuto solo 50 timers in deviazione, e sono i 50 che ha venduto a Freda. Non ne ha ordinati mai né prima né dopo.

 

 

Ventura – Comunque il mio problema è un altro, indipendentemente dai timers e dal periodo di fabbricazione.

 

 

G.I. – E’ questo tipo di timer che lei ha avuto tra le mani.

 

 

Ventura – Il dischetto credo che non saprei dirle se era questo…. Scusi, ma Comacchio l’ha veduto, l’ha avuto in mano…Se ne intende. Comunque la questione…

 

 

G.I. – Sequestrato presso la casa di uno degli acquirenti della Rica.

 

 

Difesa – Dov’è questo?

 

 

G.I – Dei 57 che mancavano, siamo riusciti a recuperare alcuni di questi sette e che non erano stati usati. Si trovavano nel magazzino di questa società che li aveva acquistati dalla Rica, e li teneva là di riserva nel caso si guastasse qualcuno dei timers di ricambio.

 

 

Difesa – Quella Rica di Padova di cui parla Fabris?

 

 

G.I. – Sì.

 

 

Difesa - Cioè questo è passato tramite la Rica di Padova come acquisto diretto dalla Galotti di Milano?

 

 

G.I. – Sì.

 

 

Difesa – Non tramite la Elettrocontrolli?

 

 

G.I. – No. Altri cinque li ha avuti la Rica e altri due li ha avuti….E siamo riusciti a recuperare due di questi. Quindi, adesso sappiamo quali sono i timers.

 

 

Ventura – Quindi è il vecchio problema! Insomma se non si riesce a stabilire quando è avvenuto l’incontro, io non sono in condizione di provare molto chiaramente che non ho ricevuto il timer. Perché evidentemente, se quell’incontro fosse avvenuto prima, io non avrei ricevuto il timer. Siccome non l’ho ricevuto, e siccome sopra il tavolo c’era un’altra apparecchiatura probabilmente costruita da Fabris, come le ho già detto, per Freda, concludendo frettolosamente: “Non va bene. Questa non va, ecc.”.

Io le chiedo espressamente di chiarire questo punto. E questo punto si può chiarire attraverso un altro confronto.

 

 

G.I. – Con Fabris e con Freda?

 

 

Ventura – Sì. Perché io non ho ricevuto il timer da Freda quindi devo essere messo in condizione di provarlo. Questa è l’unica soluzione.

 

 

P.M. – C’è stato il confronto.

 

 

Ventura – Poi si vede alla fine. Anche altri confronti che abbiamo fatto, sono stati dimenticati. Ad esempio, uno dei punti significativi, omessi durante il confronto con Guido Lorenzon, che lui dice che ha visto un timer collegato…E’ di chiarire come era collegato questo timer. Perché anche questo è un punto significativo. Lui parla di una pila e di un timer, e dice che uno solo era attaccato al timer.

 

 

G.I. – Se c’è l’inserimento, quello che secondo Lorenzon dovrebbe essere avvenuto, dovrebbe essere stato collegato all’incirca così: uno di qua…uno qua…un altro di qua, non collegato, perché il collegamento va fatto qui…però dopo avere caricato l’orologio, perché il circuito è chiuso.

 

 

Ventura – Cosa succede?

 

 

G.I. – Se lo collega qui…il circuito è a riposo, è chiuso. Se lo collega scarica la batteria.

 

 

Ventura – Che tipo di collegamento è questo? Cioè una batteria collegata ad un interruttore, che cosa significa? Non riesco a capire il tipo di funzionalità.

 

 

G.I. – Perché la batteria fa questo circuito…e l’altro è del detonatore elettrico….

 

 

Ventura – Guido non ha parlato di un detonatore elettrico. Ha parlato di una lampada…no, di lampadina. Ha parlato di fili soltanto, siccome questa circostanza è stata esaurita…Questo l’abbiamo fatto anche con l’avvocato Ghidoni.

 

 

G.I. - ….Si spegne poi quando ritorna a zero. E’ chiaro che lo inserisce, ma per collegarlo, deve caricarlo prima e poi reinserirlo.

 

 

Ventura – Io sono perfettamente d’accordo perché un tecnico che abbiamo consultato dice le stesse cose. Però, il problema per me è un altro. Questo è il tipo di analisi che fa lei quando rimette in inciso. Per cui anche a livello qualificato si sapeva.

 

 

P.M. – La perizia del processo Valpreda….

 

 

Difesa – A quanto pare non ha individuato il tipo di timer.

 

 

G.I. – Perché non ha esaminato quel frammento che ho esaminato io…questo.

 

 

Ventura – Se il tecnico non esamina un frammento, non è qualificato. Lei era più qualificato del tecnico. Quindi figuriamoci! Comunque per me il problema è un altro…Rileggiamo questo verbale di Lorenzon in cui parla del timer e lo descrive minuziosamente.

Parla di una pila rettangolare da cui ripartono due fili rivestiti di tela colore rosso, di cui uno staccato e l’altro inserito nel congegno a tempo. Ci sono dei fili…quindi è certissimo. Se, per assurdo, era collegato…Lorenzon ha visto per un momento questo…E questo oggetto dalla considerazione di un attimo….Può anche non avere visto la lampadina, ma siccome non era collegato…

Qui dice: costituito da una pila da cui ripartono due fili di tela colore rosso, da cui…. Ora…non parla di questa lampadina. Ovviamente non parla di un congegno allestito alla bisogna, come lei mi ha contestato. Parla soltanto di due fili. Quindi, dobbiamo considerare che questo punto non sta in piedi. Ammettiamo che ci fosse la batteria   Non c’era la batteria! Perché due mesi dopo Comacchio aveva…

 

 

G.I. – Andiamo avanti. Faremo questo confronto.

 

 

P.M. – Vuole fare il confronto con Lorenzon, praticamente?

 

 

Ventura – Sì. Su una serie di punti c’è Lorenzon. Anche su queste registrazioni. Lei ricorda perfettamente che Comacchio, qui, disse,, ad una mia precisa domanda – Ti consegnai il timer collegato con fili, con batteria? – Rispose: “No. Tu mi consegnasti il timer e mi chiedesti se poteva essere utilizzato per costruire un ordigno”.

Ora, siccome secondo l’indicazione di tempo che dà Lorenzon, e la indicazione di tempo che dà Comacchio…Mi sembra che siano concordanti ed esatte. L’incontro, e l’incarico a Comacchio è stato successivo. E’ assurdo che io andassi a dare un incarico a Comacchio quando conoscevo già il funzionamento.

Poi, su tutte le questioni che sono state sospese…emerse durante il confronto con Pan, che sono d’un rilievo formale. Io attendevo che, secondo le indicazioni date quel giorno, si fosse proceduto a pochi giorni di distanza ad una nuova battuta….

 

 

G.I. – Ci sono tante cose ancora da chiarire. Ma naturalmente prima di chiarire tra le parti, io ho bisogno di capire mediante una seri di indagini che sono in corso. Io adesso so quali sono le posizioni di contrasto tra lei e il Pan, tra lei e il Comacchio. Naturalmente, queste posizioni di contrasto potrebbero essere appianate in sede di confronto. Ma io ne dubito. Perché la mia esperienza mi dice che, molto raramente in sede di confronto si chiariscono certe cose.

E’ chiaro che io faccia una serie di indagini collaterali, per partire nel prossimo confronto non dal punto in cui siamo partiti l’altra volta. Di questo, bisogna dare atto che sia un elemento fondamentale. Perché se il confronto è stato già fatto e non si è riusciti ad addivenire a risultati. E’ evidente che, ripartire dallo stesso punto di partenza, sarebbe tempo perso. Dunque quando io sarò in grado di partire da un punto di partenza diverso, allora rifaremo questi confronti.

Non solo, ma può darsi che l’esito delle indagini mi consenta di sapere altre cose. Perché determinate emergenze di queste indagini stabiliscono chi dei due dice la verità: lei o gli altri. Per cui, a questo punto qua, il confronto si farà, se sarà necessario. Ma dopo che io avrò completato queste indagini.

 

 

 

Difesa – Potrei sapere quali sono queste indagini che sta facendo?

 

 

Ventura – Allora, io credo possa suggerire alcune indagini che mi sembrano importanti…Lei vorrà, per cortesia, accertare che la cassa in cui le armi sono state trasportate dall’abitazione di Pan a quella di Comacchio, era la cassa che si trovava in Via Manin, a Treviso. A questo punto può darsi che alcune persone, alcuni dipendenti della libreria, abbiano visto questa cassa.

 

 

Difesa – Questo contratto è finito nell’agosto del ’69 con la proroga di qualche giorno.

 

 

G.I. – Nel settembre ’69.

 

 

Difesa – Esatto.

 

 

G.I. – Questo punto di contrasto tra Pan….dice: “Io le ho ricevute nel ’68 le armi” e lei che dice: Io gliele ho date nel ’69.

 

 

Ventura – Io credo che Pan inizialmente abbia detto ’69.

 

 

P.M. – Poi si è corretto.

 

 

Ventura – Io non ho detto né 68 né 69. Ho detto: è scaduto il contratto. Il contratto è scaduto nel ’69. Quindi le armi sono state date nel ’69. Questo Pan dice prima ’69, poi ’68…dice: non ho aperto la cassa…E poi si trova con il silenziatore, identico a quello che è stato sequestrato a casa sua. Dice: di armi non so niente…..E poi Freda in carcere a Treviso mi dice di avere ricevuto una pistola da Pan. Quindi, ad un certo momento….

 

 

G.I. – Freda le ha detto di avere ricevuto una pistola da Pan? Che pistola?

 

 

Ventura – Scusi, io l’ho già detto…Freda mi ha detto genericamente, anzi gli è sfuggito….

 

 

G.I. – Con silenziatore o senza?

 

 

Ventura – Una pistola…I termini in cui me lo ha riferito sono riportati in un verbale. Gliene ho già parlato mi pare. Poi, siccome abbiamo saputo, e ci è stato confermato concordemente da Comacchio e da Pan, che c’è stato un accordo preventivo alle dichiarazioni rese da Pan attraverso un memoriale consegnato a Stiz, tra Pan, Comacchio e Marchesini. Io ero venuto a conoscenza quando già ero in carcere a Treviso.

E poiché ho motivo di ritenere che le dichiarazioni rese in questo memoriale siano il frutto di questo accordo preventivo e di una particolare situazione in cui si trovava Pan, anche su questo punto c’è da fare opportuni accertamenti. Perché ci sono dei detenuti a Treviso che possono darle indicazioni. Quindi, se lei adesso vuole chiedermi qualcosa, io…..

 

 

G.I. – Solo queste fotografie…..

 

 

P.M. – I dati somatici.

 

 

G.I. – Ci sono anche questi altri….

 

 

Ventura – Pare che non ci sia tra questi……Comunque l’unico che potrebbe ricordare….

 

 

P.M. – 1,77 era alto….

 

 

Ventura – Sì, più basso di me. Lei ha potuto avere l’indirizzario della libreria di Freda?

 

 

G.I. – Ha una libreria anche a Udine.

 

 

Ventura – Freda ha una libreria a Udine?

 

 

G.I. – Distribuzione di libri.

 

 

Ventura – E da chi è tenuta?

 

 

G.I. – Da questi qua di Ordine Nuovo di Trieste soprattutto da quelli che sono sospettati

 

 

Ventura – Non corrisponde a nessuno di questi…..

 

 

P.M. – L’elenco dei nomi riguardo….

 

 

Ventura – Questi….non è lui.

 

 

P.M. – Più o meno come tipo…fisicamente?

 

 

Ventura – Non credo.

 

 

G.I. – Va bene.

 

 

Ventura – Gli elenchi per Avanguardia Nazionale riguardavano appunto questi episodi, e che in parte sono stati richiamati anche nel verbale che ho già reso in luglio e che riguardavano il tipo di considerazioni ed analisi politiche che venivano occasionalmente esternate da Freda.

Puntualmente il discorso avvenne dopo gli attentati sui treni, non so dire, se in agosto, settembre, ottobre. Comunque, dopo gli attentati sui treni e in relazione, così, alle emergenze politiche su quel fatto, determinante, secondo Freda.

E quindi, in questa occasione Freda mi disse le solite cose sulla situazione politica, sulla possibilità di trarre dalla situazione del Paese, da quello che era avvenuto nel ’69, così, le emergenze problematiche soprattutto dell’ultimo semestre. Incremento al tipo di prospettiva di ricostruzione che in prima fase avrà dovuto prevedere un consolidamento e una stabilizzazione dell’apparato moderato….

 

 

G.I. – Poi?

 

 

Ventura – Precipitazione nel caos, nel quale vi sarebbe stata la possibilità di introdurre un’ipotesi di tipo autoritario ed una emergenza di tipo militare. A questo proposito fece un preciso riferimento all’attività terroristica sulla quale ottenere questo tipo di traumatizzazione del sistema politico del paese. E mi espresse l’opinione che su questa linea si doveva necessariamente passare attraverso un consolidamento e una intensificazione dell’attività terroristica che non doveva più prevedere la possibilità di colpire dall’esterno dei centri e degli obiettivi significativi, ma doveva colpirli distruttivamente dall’interno.

E c’era proprio un riferimento fisico agli obiettivi da colpire. A questo proposito mi disse che, dal fondo delle mie perplessità, che poi sono anche le perplessità che vengono registrate dalle persone che mi accusano in questo processo…Nessuno dice che io ero d’accordo sul terrorismo. Tutti dicono che io non ero d’accordo, che esprimevo una valutazione, che però non si sa come e perché.

Siccome c’è chi considera questa mia posizione di ora come una tendenza strumentale ad uscire sulla tangente, bisogna precisare, come ricordavo durante l’ultimo confronto all’avvocato Gritti, questa posizione potevo assumerla nel dicembre 1969, tranquillamente.

Poi, ci sono queste registrazioni di cui si parlerà tra poco…Ora, di fronte alle mie perplessità e alle mie posizioni in ordine a queste prospettive, cioè in ordine alla triste analisi della vicenda storica del Paese…Perché Freda non è che avesse una sensibilità, o che intendesse i problemi di carattere economico, sociale, politico, ma era problematico, estraneo. E quindi l’unica evenienza che poteva prendere in considerazione, era quella di avventurista. E quindi mi dice: “Guarda che con questo non si arriva a niente”.

Che poi il nostro Guido [Lorenzon, n.d.c.] riecheggia…..

Non solo non si arriva a niente, ma questo come succede già per certe forme di sovversivismo sedicente di sinistra, consente la possibilità di un assorbimento a destra della vicenda politica del Paese.

Io do, naturalmente, le indicazioni di carattere, così, molto essenziali su questi discorsi. Evidentemente avevano un andamento ideologico diverso da quello che io sto interpretando in questo momento. C’erano delle battute ma sostanzialmente il senso era questo. Poi, probabilmente, si assumono l’intercalare autonomamente e le battute, e si vuole il senso del contesto. Si arriva ad un ordine di valutazione che sono negative.

In questa occasione, che non riesco a collegare nel tempo (non è che io vedessi continuamente Freda) mi fece riferimento, come io ho già genericamente richiamato nei verbali precedenti, ad individui inquadrati, secondo le indicazioni che io ho già dato, e disposti a portare avanti questa ipotesi nel senso dell’anarcofascismo.

Questo in sostanza, cioè uomini disposti ad operare, servendosi del terrorismo, fino in fondo e con certe prospettive lucide, diceva lui. Molto lucidi perché questi uominisi era arrivati a un tipo di integrazione a livello esistenziale. C’era tutta una serie di elaborazione…D uno di questi uomini credo che mi fece il nome, dicendomi che proprio di recente aveva avuto contatti con un personaggio di Roma, di cui mi indicò il nome, intorno al quale gravita un gruppo di individui che erano su questa posizione.

Mi disse che si era incontrato con questo individuo, un certo Paglia, di Roma. Individuo di cui non mi dette indicazioni più precise. Non è che mi disse “un certo Paglia”, mi disse “C’è anche uno di Roma che è una persona seria, quadrata, lucida, consapevole”.

Evidentemente la caratteristica terroristica operativa del discorso aveva una rilevanza marginale nel quadro del discorso più generale che era di ordine politico.

Comunque, il riferimento preciso era a una disponibilità di tipo operativo da parte di questi.

Io immediatamente non è che abbia dato giusto rilievo a questo…Questo naturalmente rinfocolava e accresceva il tipo diinteresse che io avevo per il nostro uomo [cioè Freda, n.d.c.]. Ma probabilmente c’è stata, anzi certamente c’è stata una sottovalutazione da parte mia, di Freda.

Se le emergenze e le risultanze sono quelle che sono, evidentemente c’è stata una sua rivalutazione. Forse era meno colpevole, direi, tra una serie di altre sottovalutazioni che ci sono state.

Il discorso fu ripreso successivamente, dopo gli attentati del 12 [dicembre 1969, n.d.c.], alcuni giorni dopo. Poiché, evidentemente c’era stata una anticipazione molto esatta, molto precisa, e i fatti del 12 erano una conferma puntuale di questa schematica anticipazione, io ritornai sul discorso….

Chiesi se i i fatti del 12 potevano essere inquadrati in questa serie di anticipazioni. Alla richiesta di questi chiarimenti, non è che Freda sia stato sorpreso, mi disse che lui non c’entrava, che non sapeva. Io insistetti e gli chiesi, se il personaggio, di cui in quel momento non ricordavo più il nome, Paglia, proprio uscito un momento durante il discorso del settembre, ottobre, se il personaggio di cui mi aveva parlato, con questo gruppo con cui lui aveva stabilito il contatto (probabilmente è quel famoso contatto che è stato stabilito a livello organizzativo, di cui avevo parlato) poteva essere….Se questo personaggio si poteva considerare…o credere che i fatti del 12 rappresentassero qualcosa di più, che non una conferma dell’ipotesi…..A questo punto diventò immediatamente reticente…Al punto che io insistevo “Com’è che si chiama…?”, e lui non ripeteva più il nome. “Non so perché alla fine devo dirti queste cose. Non c’è motivo che io ti dica queste cose”.

Anche successivamente, questo avvenne alcuni giorni dopo gli attentati….quattro, cinque, tre…Comunque prima che io prendessi l’iniziativa che mi riguardava. Il discorso fu ripreso successivamente in più occasioni. Perché evidentemente non è che la cosa potesse restare….sì nel senso che io non potessi ricavare alcunché.

Soltanto il riferimento al deposito di esplosivo sulla via Tiburtina, lui: “Forse..sì…forse”, quando gli dico: “Probabilmente si tratta di tritolo di destra – lui dice – Ma…forse”.

E poi di fronte alla mia ipotesi, ipotesi che è stata sviluppata nel libro, che il gruppo di anarchici rappresentasse una copertura preventiva, studiata quasi col calibro, per coprire i veri responsabili.

Anche discorsi successivi furono…Addirittura una volta si alterò. Insomma, non riuscii mai più a farmi ripetere questo nome, che ho rintracciato consultando un elenco. Però sono certo che si tratti di questo nome. Anche perché è un nome che, non è che potrei averlo letto, risentito altre volte. Il nome è questo, non c’è dubbio.

Su questa questione non ho altro da dire.

 

 

 

P.M. – Non ha approfondito il personaggio di questo Paglia, diciamo anche come interesse….?

 

 

Ventura – Io, poi, a Roma mi sono informato….Il nome non lo ricordavo più…e sono venuti fuori altri nomi. Il nome è questo!

 

 

G.I. – E questo Paglia sarebbe stato anche in contatto con quegli altri tre personaggi che…?

 

 

Ventura – Su questo vi fu una serie di domande….No. Io capii dal discorso del settembre, agosto, quando venne fatto, che il collegamento di cui mi aveva parlato una decina di giorni dopo, dopo questo incontro padovano dell’aprile….Collegamento che lui disse di avere stabilito con persona di Avanguardia Nazionale, avesse questo termine di rapporto.

 

 

P.M. – La stessa persona…?

 

 

Ventura – Non sono in condizioni di dirlo…Ripeto…quattro, cinque, giorni dopo quando gli chiesi conferma…Evidentemente lui capì il mio interesse per questo episodio. Da quel momento non c’è stata più nessuna…D’altra parte la mia posizione era quella che era e dopo pochi giorni sarebbe diventata quella che sappiamo.

 

 

G.I. – A proposito della prova raccolta su Freda, dei morsetti misti della stessa partita….

 

 

Difesa – Quell’altro che avevo a Bologna….Anche quelli di acciaio.

 

 

G.I. – Con una calamita qua vicino…si mantiene….

 

 

Difesa – Quelli sarebbero di una partita intermedia….Mi è costato 3.500 lire….

 

 

P.M. – Non è un buon investimento.

 

 

Difesa – Era piuttosto seccato sul fatto che continuamente andavano….

 

 

G.I. - …a comprare dei timers.

 

 

Ventura – Io avrei da sottoporre alcuni punti di questa registrazione….

 

 

P.M. – Quella di Mestre?

 

 

Ventura – Tutte. Non solo quella di Mestre. Perché ci sono molti punti incerti, altri che farebbero presumere di essere chiari. Comunque, io posso anche….

 

 

Difesa – Su quei nastri…Anche per decifrarli esattamente.

 

 

P.M. – Praticamente è stato Lorenzon ad indurre ad aprire…?

 

 

Ventura – Non dico niente. I discorsi li ho fatti io….Li abbiamo fatti insieme. Dal momento in cui non si mette un microfono….E’ un provocatore. Non c’è dubbio. Poi lo faccia per motivi seri, apprezzabili, ecc. Comunque parlarne con la Polizia, e i poliziotti….

 

 

P.M. – E’ stato per motivi validi, quello di Lorenzon….

 

 

Ventura – Dal momento in cui uno si mette il microfono sotto la cravatta e viene a trarre…Evidentemente io non avevo niente da dirgli sulla linea che poi lui mi ha attribuito, e credo che queste registrazioni lo confermino…E quindi…ben vengano queste registrazioni perché, probabilmente, servono più a me che a lui.

Comunque, quanto meno sono un elemento di chiarificazione. Comunque, Guido Lorenzon non era fatto per fare il provocatore, non è un provocatore. E’ stato utilizzato, mi è stato buttato tra i piedi, perché poi tra i piedi mi potesse essere buttato Freda.

Non sono stato io a cercare Freda, dottore. Siccome lei un giorno mi rimproverò questo….E qui queste registrazioni sono una conferma.

C’è Guido che mi viene a dire: “Perché non ci incontriamo con Freda?”. Ma probabilmente anche l’incontro avvenuto a Mestre, è avvenuto sotto l’incitazione di Guido….Probabilmente, dico, perché dal contesto di queste registrazioni non è possibile capire chi lo ha sollecitato.

Dai verbali, Guido dice che sono stato io a sollecitare questo incontro…Ad un certo momento, Freda era ormai al centro delle indagini. E quindi….

 

 

G.I. – Sempre sulla questione di quelle telefonate interurbane, di quell’amico che c’era a Mestre, mi pare, al centralino di Mestre, era amico suo?

 

 

Ventura – Sì.

 

 

G.I. – Baldoini….Lei disse a Freda che l’avrebbe potuto utilizzare per chiamate interurbane…L’ha mai presentato a Freda?

 

 

Ventura – E’ stato così…Credo che Stiz abbia esagerato nell’apprezzamento di questo episodio. Questo era un mio amico di Liceo e quindi ogni tanto mi telefonava. E alla fine di ogni conversazione mi diceva: “Devi telefonare da qualche parte?”. Era a questo livello, insomma.

 

 

G.I. – A me interessava sapere, se lei aveva parlato a Freda di questa possibilità di fare delle telefonate….

 

 

Ventura – Io me ne servivo perché qualche volta dovevo fare delle telefonate a Monaco e qualche volta a Parigi. E quindi se fa “l’internazionale” è la fine del mondo….Si fanno le 15 ore anche. E siccome questa era la via più sbrigativa….si otteneva subito la comunicazione.

 

 

G.I. – Comunque, lei con Freda non ne ha parlato?

 

 

Ventura – No.

 

 

G.I. – Né le risulta di questo?

 

 

Ventura – No.

 

 

G.I. – Non era amico di Freda?

 

 

Ventura – No. Né io ho mai parlato a lui di Freda. Anche perché non c’era nessun rapporto di fine politico. Nessuna consuetudine. Era così, conoscenza di scuola. Se questo riguarda l’ipotesi che io ho letto sull’Espresso….Ma io credo siano fuori strada, completamente. Ci sono tanti fuori strada giornalistici…..

 

 

P.M. – Sull’Espresso, ultimo Espresso, porta il nome di una segretaria?

 

 

Ventura – C’è la mia…..Perchè non vengono pubblicate altre fotografie?

 

 

G.I. – Quali dovrebbero pubblicare?

 

 

Ventura – Adesso dicono che sono state pubblicate quella di Comacchio, di mio fratello, di Pan….Io direi…Può darsi che alla fine troviamo cose interessanti. E’ una mia ipotesi…anzi è una mia illazione.

 

 

P.M. – A proposito di illazioni….a proposito di Fabris….

 

 

Ventura – Io non facevo nessuna illazione…Il dott. D’Ambrosio dice che nel processo politico contano i fatti, almeno mi ha riferito questa valutazione. Io dico soltanto….Fabris è venuto qui ed ha detto “Io non ricordo”.

Anche questa è un’illazione….Io sono certo che Fabris mente, che a Treviso gli hanno detto: E’ inutile che lei ci racconti storie! Comacchio e Lorenzon hanno visto questo timer. L’hanno avuto da Ventura…Lei ha conosciuto Ventura!”.

E Fabris ha detto che Freda mi ha dato un timer. E’ tutta qua la spiegazione dell’episodio! E’ questa, non un’altra!

 

 

Difesa – Nel confronto però non si ricorda.

 

 

Ventura – Non si ricorda…Però per me è sufficiente provare che almeno indirettamente, in un certo modo attraverso il poliziotto, attraverso il Giudice, si è arrivati ad una certa valutazione dei contesti. Cioè uno non può tre mesi prima dire a Treviso: “Non ricordo” e venire qua e dire “Non mi ricordo”. Non ha senso. A Treviso si ricordava perché il maresciallo Munari gli ha fatto ricordare. Chiuso!

 

 

G.I. – Abbiamo altre precisazioni da fare?

 

 

Ventura – No. Queste. Ce ne sono una quindicina….Questo è tutto da leggere.

 

 

Difesa – Gradiremmo sentire anche questi nastri, insomma, visto che ci sono dei punti che non sono chiari. Ed è un problema del linguaggio veneto….

 

 

G.I. – Allora facciamo un’altra seduta e portiamo i nastri….

 

 

Difesa – Sarebbe necessario sentire dalla viva voce del nastro….

 

 

G.I. – Se è un problema del linguaggio veneto….

 

 

Difesa – Se i nastri hanno la stessa voce degli autori, questi non possono…

 

 

G.I. – C’è il nostro segretario che è veneto….

 

 

Difesa – Ci sono dei puntini e poi ci sono delle parole che, dicono che non sono state esattamente capite. A Roma ne capirono un quarto, qui a Milano….Sentire la viva voce dei protagonisti. Non credo che un perito possa tradurre questi nastri. Dalla viva voce si sente….

 

 

Ventura – Lui è sicuro, spavaldo….Non ha problemi.

 

 

G.I. – Allora possiamo chiudere e verbalizzare.

 

 

Ventura – Credo, di Milano….”Ventura mi disse che, da colloqui avuti, presumo a Milano…”. Qui non si capisce come faccia a presumere. Anch’io potrei presumere che vicino al nome di Pan ce ne fossero altri due o tre…Potrei anche farli, no. Ma non posso presumere niente perché Freda non me lo ha detto.

Fiasconaro nell’ultimo interrogatorio mi ha detto: Ma lei…Questa storia di Milano….Chi conosceva a Milano? Mi è stato chiesto chi è che conoscevo a Milano…. E le mie conoscenze a Milano sono desunte dal trasporto di questi verbali. Io a Milano in realtà non conosco nessuno. E se avevo informazioni a Milano, le avevo attraverso altre persone che io avevo indicate e non sono state sentite.

Anche su questo punto io ho indicato alcuni testi e desidero che siano sentiti perché sono parte integrante del discorso che sto facendo, e possono spiegare esaurientemente certi punti incerti.

Li ho indicati fin dal primo interrogatorio. Quindi, “si presume a Milano”….E poi più avanti dice, sempre nello stesso contesto….”che una persona era venuta a conoscenza che erano in programma attentati, da farsi all’interno di edifici, presumibilmente le Banche”.

Come si fa a dire “presumibilmente le Banche”. Questo inciso, non si capisce bene se sia una sua valutazione, o una mia valutazione. E poi più avanti: “Immediatamente dopo i fatti, Ventura mi dichiarò di avere parlato con una persona, probabilmente la stessa di cui sopra”.

La persona, presumibilmente la stessa di cui sopra, con cui ho fatto gli altri discorsi, è tutt’altra persona. Perché è Sartori. La persona con cui ho fatto questi discorsi, e di cui riferisce in parte le battute anche qui in maniera ondeggiante. E poi, in effetti, c’è una conferma in questa registrazione, perché alla fine di questa registrazione si parla di Sartori, e si dice che io attendo notizie da Sartori.

Quindi, il “presumibilmente”, su questioni di questo tipo non ci dovrebbe essere!

 

 

 

G.I. – E chi sarebbe secondo lei la persona?

 

 

Ventura – Come, chi sarebbe la persona?

 

 

G.I. – Lei ha fatto il punto importante di Milano….se un discorso di tale tipo sia stato fatto. Cioè se lei abbia ricevuto da qualcuno anticipazioni sul…?

 

 

Ventura – Da Freda ho avuto le anticipazioni….”Presumibilmente a Milano”non ha senso. Perché, presumibilmente a Milano, io….

C’è una smentita in relazione all’articolo sull’ABC n.46, del 17 febbraio, a firma di Gianfranco Pintori che è uno del PSIUP, che credo abbia pubblicato un libro per noi con una sua introduzione, un libro sul Vietnam.

Io non conosco…Chieda, non sono mai stato a Parma…Volevo andarci una volta…non ci sono più andato. Non conosco nessuno studente di Parma. Lei ha saputo chi è questo studente anonimo? Credo che si deve sapere. Poi, non ho mai organizzato “file” della Giovane Italia, da quando ero in collegio.

Tutto facevo meno che organizzare “file”. C’è Guido Lorenzon che è stato in collegio con me e potrà dire che “file” della Giovane Italia non ne ho mai organizzate.

Le viene consegnato un dossier, una cartella di notizie sulla vicenda di Assisi, che evidentemente possono anche non fare parte, certamente non fanno parte di questa istruttoria. Credo che alcune di queste notizie, che sono riferite in alcune veline di questo dossier, possano essere fonte di un procedimento penale che non è stato mai aperto. Perché non si aprono procedimenti penali su queste questioni.

C’è stato un tentativo a Napoli ma è stato subito insabbiato. Per altro, non servono neanche i procedimenti penali contro “alti” personaggi, i quali hanno grosse assicurazioni da parte della Procura Generale della Corte di Cassazione, di essere ben guarniti per tutte le eventualità.

A questo proposito c’è anche una battuta su Monti, di Freda, che poi ho scritto qua.

Comunque, lei deve dire se intende consegnare alla Procura della Repubblica di Milano questo fascicolo, altrimenti io farò un esposto perché si apra un procedimento penale.

 

 

 

Difesa – Ci deve essere un procedimento penale, aperto a Verona, su questa storia del contrabbando…

 

 

Ventura – No, un’altra situazione. Un sequestro avvenuto nello studio del ragioniere Carino, di documenti.

 

 

P.M. – Ventura, l’esclamazione di Bosco, riportata in quella velina, è un aneddoto?

 

 

Ventura – Quale esclamazione di Bosco?

 

 

P.M. – C’è un’esclamazione di Bosco….

 

 

Ventura – Non è un aneddoto. E’ certa.

 

 

P.M. – Si può sapere la fonte testimoniale?

 

 

Ventura – Se si apre un procedimento penale io posso dare altre notizie, e altre che ne indicherò, potranno dare notizie di primissima mano. Perché c’è gente che ha partecipato a quella riunione avvenuta nel dicembre ’69, nell’Hotel Mediterraneo di Roma, in Via Cavour.

Questi testi di cui lei diceva: Quaranta, Franzin, De Roberto. Tutti questi signori…Ne ho sentito uno, a suo tempo. Siccome sono emersi fatti nuovi…E soprattutto Quaranta è in grado di dare spiegazioni sui rapporti e confermare quello che ho detto. Perché sapeva.

 

(Fine dell’interrogatorio di Ventura Giovanni avvenuto nel carcere di Monza il 18 novembre 1972)