INTERROGATORIO DI VENTURA GIOVANNI PRESSO LE CARCERI GIUDIZIARIE DI MONZA DEL 7 MARZO 1973 ALLE ORE 10,45

 

La strategia di Ventura - 7/3/73  (1) 

 

G.I. – DOTT- D’AMBROSIO

P.M. – DOTT. ALESSANDRINI

 

Sono presenti l’avv. De Poli, l’avv. Ghidoni, l’avv.ssa Ghirotti.

 

 

G.I. – Ventura, le intende avvalersi della facoltà di non rispondere, di cui all’art.78…

 

 

Ventura – No.

 

 

G.I. – Nel corso di recenti indagini abbiamo trovato un riscontro obiettivo alle affermazioni del Lorenzon in relazione agli attentati dell’8.8.69 (quelli sui treni). Lei ricorderà quello che ha detto Lorenzon in relazione a questi attentati.

In una delle bombe collocate sui treni era stato usato come materiale per intasare l’esplosivo, per mantenere fermi i congegni, un foglio di carta extra-strong. In un’altra delle bombe (questa in cui era stato usato il foglio di carta extra-strong era, mi pare quella di Vicenza, del Tribunale di Vicenza) nella bomba invece trovata inesplosa, in una delle due bombe trovate inesplose, è stata trovata della carta vergatina.

Si riuscì a suo tempo ad identificare la casa produttrice di questa carta extra-strong. Era la Cartiera di Rossano Veneto. La Polizia provvide a trasmettere a tutte le Questure un esemplare di questa carta affinchè fosse tenuta in debito conto nel corso delle perquisizioni a persone sospettate di atti terroristici.

 

 

Ventura – In quale cartiera di Rossano Veneto?

 

 

P.M. – Pavini.

 

 

G.I. – Nella cartiera Pavini S.p.A. di Rossano Veneto. Aveva un marchio abbastanza preciso e poco comune.

 

 

Ventura – Questa cartiera di Rossano Veneto?

 

 

G.I. – E allora fra i documenti sequestrati nella sua abitazione abbiamo trovato la stessa carta. Ed è la carta intestata di Franco Freda, con lo stesso marchio, esattamente corrispondente. D’altra parte abbiamo accertato che questa carta, su cui poi è stata fatta l’intestazione dello studio Franco Freda – Riello Pera, proveniva proprio dalla cartiera di Rossano Veneto.

 

 

Ventura – Scusi, ma in base a quali elementi è stato accertato che proveniva dalla cartiera di Rossano Veneto? E’ unico originale?

 

 

G.I. – Sì. Ogni foglio di carta extra-strong porta in trasparenza il proprio marchio.

 

 

Ventura – Qui non è scritto “Pavini”.

 

 

G.I. – Questo marchio particolare, così rotondo, con questa scritta in corsivo è della Cartiera di Rossano Veneto. Ma il frammento di foglio che è stato trovato corrisponde per la larghezza, non corrisponde per l’altezza, il marchio c’è, l’intestazione, evidentemente, è stata tolta.

Comunque abbiamo fatto una perquisizione nello studio di Freda al fine di stabilire con maggior precisione, posto che le lettere che erno state trovate tra i suoi documenti…..”Distinto sig. Ventura prof. Giovanni, viale Certosa 12 – data del 29 settembre 1970”.

Rimaneva il dubbio se questo tipo di carta fosse stata in dotazione allo studio di Freda nell’agosto del 1969. Per cui era stata fatta recentemente quella perquisizione. E’ risultato non solo che questo tipo di carta era in dotazione allo studio di Freda nell’agosto del 1969 ma che nello stesso periodo Freda usava carta vergatina dello stesso tipo di quella usata per intasare le bombe nascoste.

 

 

Ventura – Che qui non è stata repertata, evidentemente.

 

 

G.I. – O è stata repertata ma qui non c’è.

 

 

Ventura – Ma io dico a casa mia.

 

 

G.I. – E’ stata trovata anche in un cassetto, non dello studio, ma mi sembra in una stanza in cui c’è una libreria. E’ stata trovata anche della carta extra.strong di questo tipo non intestata.

 

 

Ventura – Dove c’è un armadio basso con le ante?

 

 

G.I. – Sì, esatto; insieme a questa carta vergatina, pochi fogli, evidentemente erano residui. In precedenza al 1969 usava un altro tipo di carta e successivamente non ha più usato questo tipo di carta.

E’ stata fatta anche un’indagine sulla carta che avvolgeva la carta da regalo ed era comunemente venduta nelle cartolibrerie di Padova.

Dopo di che abbiamo anche studiato attentamente la dinamica di questi attentati e anche qui ha trovato riscontro quello che ha detto Lorenzon nel senso che i gruppi che hanno operato per collocare queste bombe erano solamente quattro.

Un gruppo ha operato a Milano, un gruppo ha operato a Roma, un gruppo ha operato a Venezia, un altro gruppo ha operato, con molta probabilità, in quel di Pescara.

E quando Lorenzon faceva riferimento al numero di 9 o 10 persone che facevano parte di questo gruppo diceva in effetti cose vere.

Cioè non ci voleva un gran chè di persone siccome sono state tutte messe alla formazione del treno nelle toilettes o nell prossimità delle toilettes per evitare di correre rischi. Ed anche ammettendo che ce ne fossero due per ogni luogo di attentati, ci troviamo ad otto persone.

Naturalmente è chiaro che se ci fosse solo questo elemento sarebbe ben poca cosa nei confronti di Freda, posto che anche altri avvocati usano quella carta extrastrong, per lo meno in quel di Padova.

La tipografia che fa questa carta intestata per gli avvocati e l’ha fatta, per lo meno in quel periodo, per diversi avvocati.

Se non che questo indizio assume particolare rilievo perché Lorenzon che era stato disatteso, che poteva essere disatteso, trova sempre, man mano che si va avanti nelle indagini, riscontro obiettivo.

Ora lei nella sua ultima lettera, quella che ha mandato ame e che era di competenza del Pubblico Ministero(perché non ero solo io che posso delegare il procuratore di Monza per la concessione dei colloqui) lei chiudeva quella lettera dicendo: “e poiché non sono più interlocutore atteso, mi taccio”.

 

 

Ventura – Visto che c’è un mandato di cattura non posso mica ritenermi un “interlocutore atteso”!

 

 

G.I. – Ora io vorrei sapere da lei, visto che abbiamo trovato un altro elemento di riscontro che è abbastanza serio: può essere una combinazione che si usi la carta extrastrong, con cui sono state intasate le bombe nell’agosto, ha poi acquistato anche i timer, poi, a pochi passi dal suo studio, sono state anche acquistate le borse, mi pare che le cose diventino abbastanza serie.

Non credo che in processi relativi ad attentati si siano trovati tanti riscontri obiettivi. Se si usa poi anche la stessa carta vergatina è una combinazione che lascia quanto meno molto perplessi.

Tanto più che lei non ha smentito Lorenzon per questa accusa fatta al gruppo Freda in relazione agli attentati dell’agosto del ’69.

Questi attentati dell’agosto poi hanno un segno particolare che troviamo negli attentati del 12 dicembre 1969: tutte le bombe dell’agosto sono confezionate nello stesso modo, non solo, le cassette sono tutte uguali, sono uguali le cerniere, sono uguali i perni, ma quello che più meraviglia, è che è addirittura quasi uguale l’involucro esterno, carta da regalo e qualche volta un giornale, si vede che quando è finita la carta da regalo hanno adoperato il giornale.

La stessa cosa ritroviamo negli attentati del 12 dicembre: stesso meccanismo ad orologeria, probabilmente stesso circuito, stesso esplosivo (per lo meno per due delle bombe l’esplosivo era certamente identico visto che conteneva il famoso binitrotoluolo), stessa cassetta Juwel, e stessa borsa.

E sembra che in tutte e due queste serie di attentati, sembra ci sia stata la volontà precisa da parte di chi li ha concepiti di non lasciare dubbi nell’investigatore che per questi attentati fosse stata usata la stessa mano; questo sia per l’agosto che per il dicembre.

Quindi quando Lorenzon fa delle accuse precise per gli attentati dell’agosto, e queste accuse vengono convalidate da lei, per questa analogia di caratteristiche e per il fatto stesso che abbiamo trovato, direi inequivocabilmente, che la ricerca del timer è stata fatta da Freda successivamente agli attentati dell’agosto (la sostituzione degli orologi con il timer è un episodio successivo agli attentati).

 

 

Ventura – Scusi, questo è un particolare importantissimo, cos’è che ha detto?

 

 

G.I. – La ricerca del timer da parte di Freda è stata fatta successivamente agli attentati dell’agosto, probabilmente perché due di queste bombe non scoppiarono, quindi c’era qualche preoccupazione. Visto che era stato risolto il problema della trasformazione del detonatore normale in detonatore elettrico perché avevano funzionato si è pensato che il fatto che le altre due che non avevano funzionato fossero dovute alla faccenda degli orologi.

 

 

Ventura – Quindi bisogna pensare che sia stato deciso questo orientamento tecnico tra l’8 agosto e il settembre in cui sono stati acquistati i timers.

 

 

G.I. – La ricerca affannosa dei timer come temporizzatori diversi dall’orologio può anche essere spiegata così. Comunque è stato messo a punto tanto è vero che l’acquisto, come lei sa, è del settembre. L’acquisto dei 50 timer e anche degli altri 5.

 

 

Ventura – Ma come è stato possibile stabilirlo?

 

 

G.I. – Attraverso le deposizioni di Fabris, attraverso le deposizioni di Rica.

 

 

Ventura – Fabris ricorda bene i tempi per quanto riguarda le intercettazioni telefoniche. Non ricorda i tempi dell’incontro a tre.

 

 

G.I. – Ora, siccome noi abbiamo trovato anche altri riscontri obiettivi alla deposizione di Lorenzon io ho pensato, visto che l’idea me l’ha fatta venire anche quella frase che lei ha scritto in quella lettera, io ho pensato che lei forse, prima che le indagini proseguano, avesse da dirci qualcosa di più preciso di quello che ci ha detto in precedenza.

 

 

Ventura – Innanzi tutto la mia frase non aveva il senso che lei ha interpretato.

 

 

G.I. – Ma io certamente mi attengo al senso normale di una frase, se poi lei spera che io, risolva dei rebus, non mi spremo eccessivamente! Me lo spieghi lei il significato di quella frase. Ora io le do questa possibilità di dirci qualcosa, se ce la vuol dire, se vogliamo andare avanti; se invece vuole mantenere l’atteggiamento che ormai pare abbastanza in equivoco, difensivo, cioè di associare la sua posizione a quella di Freda…

 

 

Ventura - Questa è una provocazione, lei non deve dire queste cose. Di magistrati provocatori ne abbiamo già conosciuti a Treviso!

 

 

G.I. – Non sono provocatore io, non si preoccupi. Io non mi baso su chiacchiere, mi baso su fatti e lei lo sa.

 

 

Ventura – Quindi io non associo niente.

 

 

G.I. – Io ricerco prove obiettive che diano un riferimento preciso, fermo, che siano suscettibili solo di una determinata interpretazione. Non mi affido ai testi. Lei sa benissimo che io ho improntato le indagini in questo senso fin dall’inizio e le sto continuando così.

Cioè esaurita la fase della ricerca sull’attentato del 12 dicembre ho ripreso in mano questa dell’8 agosto. I frutti si sono visti: non sono frutti né tanto acerbi né tanto scarsi, è un riferimento preciso che dà riscontro alla dichiarazione di Lorenzon ed alle sue stesse dichiarazioni: che lei non ha avuto mai dubbi che gli attentati dell’agosto fossero stati commessi dal gruppo Freda.

 

 

Difesa – A questo punto devo fare una precisazione riguardante le domande che vengono poste. Non si può parlare per il semplice fatto che partecipiamo ad una perizia, che ci accostiamo alla linea difensiva di Freda. Questa è una cosa che sul piano processuale, come avvocato, non posso accettare.

 

 

G.I. – Avvocato, io le dico questo: che fino a che si è parlato dei timer acquistati da Freda voi avete detto: ”Noi non c’entriamo assolutamente con questo acquisto dei timer. Se c’entriamo è solo perché io nella mia veste di, diciamo, informatore di un servizio segreto, o per lo meno, di persona di sinistra che aveva interesse a controllare i movimenti di un neo-fascista, ho rubato un timer”. Al di là io non vado.

Ora mi pare che lei stia facendo di tutto per dimostrare che i timer usati negli attentati non sono quelli di Freda.

 

 

Difesa – Noi stiamo facendo di tutto per sapere, per vedere le cose come effettivamente sono.

 

 

Ventura – Io vorrei rispondere per dire ciò che io penso sulla questione dell’allineamento presunto. Lei sa perfettamente che io chiesi, relativamente all’episodio dei timer, credo già nel settembre, che fosse possibile riproporre un contraddittorio con Freda e Fabris per stabilire, salvo che lei non avesse potuto farlo per altra via, la data esatta di quell’incontro.

Poiché lei mi ha dato la sensazione di non credere alla verità dell’episodio relativo alla mia entrata in possesso del timer, questa restava l’unica via per accertare che Fabris mente sapendo di mentire.

Lei non solo da quel momento non ha più avuto intenzione di fare questo confronto, ma io le scrissi una lettera, dato che stiamo parlando di lettera, in cui le dicevo che se questo confronto non venisse fatto dovevo credere che il G.I. avesse tutto l’interesse o un interesse oscuro a non fare questo confronto, a meno che non dicesse chiaramente che per lui la partita era chiusa.

 

 

G.I. – Ma non è stato fatto questo confronto? E’ stato fatto.

 

 

Ventura – Sì, ma in un’epoca in cui evidentemente la tematica non poteva essere così larga, come potrebbe esserlo adesso. Sprattutto il confronto non ha potuto portare un elemento decisivo che è quello relativo all’epoca precisa in cui è avvenuto.

Lei diceva che avrebbe fatto delle indagini sull’agenda o altro del Fabris e io non ne ho più saputo niente. Non solo, ma lei mi ha rigettato un’istanza di scarcerazione per mancanza di indizi motivando genericamente, abbinando lei me a Freda, indipendentemente dalla mia linea, dal mio atteggiamento. E’ lei che mi ha contestato una prova sui timer, è lei che me la ha parificata come prova e mi ha agganciato a questa posizione di Freda in maniera definitiva.

Io a questo punto cosa devo fare? Devo difendermi o no?

 

 

G.I. – Volevo essere sicuro della sua linea difensiva. Adesso che ne sono sicuro andiamo avanti.

 

 

Difesa – A questo punto vorrei fare una precisazione: lei ha affidato una perizia a dei periti, è dovere di un difensore essere presente a una perizia. Noi abbiamo chiesto degli accertamenti che potevano essere a favore o a sfavore. Non sappiamo ancora quelli sfavorevoli a Freda, il fatto che abbia acquistato timer,ecc. A noi interessa soprattutto che la perizia sia certa, dia dei risultati precisi e definitivi. Quindi questo fatto di dire che per il semplice fatto che noi tendiamo a dimostrare che i timer non sono quelli di Freda. Vogliamo la certezza che non ci siano dubbi sul tipo di timer usato

Non ho capito perché lei fa questo tipo di discorso sulla mia linea difensiva….Quando mai un avvocato non deve esaminare gli elementi e i riscontri obiettivi?

 

 

G.I. – Lei si è sempre disinteressato dei timer, adesso mi sembra che mostri più interesse di Freda ai timer.

Io ho iniziato questo interrogatorio su un presupposto che lo stesso suo assistito mi dice che è errato, cioè sul presupposto che lui con quella frase avesse voluto invitarmi ad un nuovo colloquio. Mi pare che su questo non ci siamo Abbiamo capito che Ventura più di quello che ci ha detto o non sa o non ha intenzione di dire. Su questo mi pare che non ci siano dubbi.

 

 

Ventura – Si è correttamente espresso.

 

 

G.I. – La ringrazio. Naturalmente io mi sono preoccupato a questo punto anche di sentire i testimoni che lei mi aveva indicato, perché io non tralascio le indagini; mi occorre del tempo perché sono solo a fare queste indagini. Non posso farle tutte contemporaneamente, ne faccio una alla volta.

Mi aveva chiesto un’indagine sulla pistola calibro 22 e l’ho fatta: ha dato gli esiti che ha dato, che non sono certo favorevoli a lei.

Ventura, non posso ritenere quell’indagine favorevole a lei quando lei prima abbraccia la tesi di Pan che la pistola fosse stata messa dalla Polizia, poi dice: “Cercate di chi è quella pistola e saprete di chi sono le armi”; dopo di che io cerco di chi è la pistola e scopro che è di suo fratello e gli è stata data perché ne facesse un silenziatore. Dopo di che lei dice: “Sì, effettivamente me ne ero dimenticato”. Se questo è un comportamento processuale normale….!

 

 

Ventura – Questa è la verità e c'è poco da fare.

 

 

G.I. – Comunque abbiamo sentito i vari testimoni che lei ci aveva indicato a discarico: Sestili, Massari….

 

 

Ventura – Chi? Scusi?

 

 

G.I. – Giannola, l’avvocato Giannola, Massari, Tomba, Rinaldo Tomba, gli altri della “Lerici”, Sestili (mi pare si chiamino così) e tutti gli altri, perché lei ci aveva detto: “Verificate e riscontrerete che io il 12 dicembre sono andato a Roma perché mio fratello era stato colto da una crisi epilettica di grande male e stava male”. Tanto è vero che lei disse: “Io la mattina del 12 dicembre, prima di partire per Roma, ho telefonato al prof. Ferlini (mi pare che si chiami così) e gli ho chiesto se fosse il caso che mi recassi a Roma per questo attacco subìto da mio fratello e il prof. Ferlini mi disse di sì”.

“Ho preso il treno da Padova (avevo incontrato quella mattina anche Pozzan per una revisione dei conti, e per questa ragione ero andato a Padova), presi il treno, arrivai a Roma intorno alle ore 17, dalla stazione telefonai al pensionato di mio fratello, seppi che mio fratello era uscito, quindi mi sentii abbastanza più tranquillo per cui feci i miei affari normali. Andai prima alla “Lerici Editore” e successivamente andai da Massari”.

 

 

Ventura – Sì, non è proprio così, ma all’ingrosso.

 

 

G.I. – Mi specifichi come fu. Io sono qui pronto ad ascoltare.

 

 

Ventura – No, è così, ma all’ingrosso.

 

 

G.I. – Lei mi dica dettagliatamente com’è allora.

 

 

Ventura – Non dissi “Mi sentii tranquillo e feci i miei affari”.

 

 

G.I. – Va bene, non si sentì tranquillo ma comunque pensò di recarsi alla “Lerici” dove incontrò Tomba, Sestili e qualche altro.

Ventura – E qualche altro.

 

 

G.I. – E qualche altro della “Lerici” e successivamente andò a cena da Massari.

 

 

Ventura – Sì.

 

 

G.I. – Commentaste i fatti accaduti, si fece tardi e lei dormì su un divano da Massari. Mi pare che questa sia la versione che lei mi ha dato.

 

 

Ventura – Sì.

 

 

G.I. – Non incontrò quella sera suo fratello?

 

 

Ventura – Lo incontrai nel pomeriggio, non la sera. Venne alla “Lerici” nel pomeriggio.

 

 

G.I. – E’ la prima volta che io sento da lei, l’ho sentito da suo fratello prima; comunque è un particolare che non ha estrema importanza. Disse anche, se non sbaglio, che era la prima volta che suo fratello subiva un attacco di grande male

 

 

Ventura – Io dissi una cosa del genere?

 

 

G.I. – Non l’ha detto?

 

 

Ventura – Guardi che mio fratello era stato male due mesi prima, probabilmente l’anno prima, era stato male quattro giorni prima perché mia madre è a Roma l’8 dicembre con un’altra persona.

 

 

P.M. – E dormì all’albergo Atlantic?

 

 

Ventura – Non so dove ha dormito, non mi interessa. E mio fratello è stato male due giorni dopo il 12 dicembre, probabilmente ancora. Io come faccio a dire: “La prima volta che è stato male”, non so.

 

 

G.I. – Scusi signorina, rileggiamo questa deposizione.

“Mio fratello, proprio nei giorni immediatamente precedenti agli attentati del 12 dicembre ebbe una crisi di epilessia. La mattina del 12 dicembre, poiché avevo ricevuto notizie da Roma di un’ultieriore crisi, trovandomi a Padova per affari, telefonai…”.

 

 

Ventura – Non “avevo ricevuto notizie”, io dissi che le avevo ricevute da mia madre. Mia madre venne a svegliarmi dicendo: “Tuo fratello sta male, hanno telefonato adesso da Roma (o aveva chiamato lei non so). Vai a Padova e mettiti in contatto con Ferlini”. Non telefonai allo studio di Freda che non vidi. Vidi invece il Pozzan”.

 

 

Ventura – Ho detto quando vidi Freda? Non lo vedevo da 15 giorni prima del 12 dicembre e lo vidi 4 o 5 giorni dopo. Questo è certissimo e matematico.

“Il dott. Ferlini mi consigliò di seguire attentamente l’evolversi della malattia di mio fratello in quanto poteva presentarsi l’eventualità di ricoverarlo prontamente in una clinica. Fu per questa ragione che direttamente da Padova partii per Roma. Intendo precisare che io a Padova ero andato in treno quella mattina perché ma mia auto era in riparazione presso l’officina “Mattarollo”.

 

 

Ventura – Ecco qui. Ha fatto le indagini su questi riscontri? Le faccia lei per cortesia, perché né il Mattarollo né questa BMW di Mestre dicono che non hanno più le carte, i fogli di lavorazione,ecc.

 

 

G.I. – Bene. In relazione a questo devo dire che effettivamente Sestili, Tomba, Massari, Giannola hanno confermato (Tomba e Sestili da una parte) che lei il pomeriggio del 12 dicembre 1969 andò alla “Lerici”, non hanno visto suo fratello, o almeno loro non se lo ricordano.

 

 

Ventura – Sì, ma lei non deve concludere che se loro non ricordano non è andato.

 

 

G.I. – Dicono che non ricordano e basta. Sia il Tomba che il Sestili non hanno avuto dubbio sul fatto che lei sia andato proprio il pomeriggio del 12 dicembre, non ricordavano l’ora ma hanno ricordato che era certamente il 12 dicembre 1969 perché lei come entrò nella “Lerici” disse: “E’ scoppiata una bomba!”.

 

 

Ventura – No, una cosa del genere non la dissi. E’ possibile che abbia chiesto “Cos’è successo” perché nel percorso dalla stazione alla “Lerici”, a via Lazio 9, si passa davanti alla Banca e quando trovai che c’erano 6 o 7 o forse più gazzelle della Polizia concentrate sulla strada in diverse direzioni e io chiesi cos’era successo. Comunque non dissi una cosa del genere. E’ possibile che si sia parlato di questo.

 

 

G.I. – Abbiamo sentito padre Sartorio il quale ha dichiarato: “Da circa 5 o 6 anni sono economo del pensionato per studenti universitari e studenti di scuole superiori che ha sede in Roma, via Urbano n.50. Conosco Ventura Luigi che è stato ospite del nostro pensionato dal 1° ottobre 1969 al 20 luglio 1970. Disponeva di una camera con un solo letto.

Ho visto Ventura Giovanni, fratello di Luigi, una sola volta: Luigi era stato colpito da un attacco, se non erro di epilessia, ed il fratello venne a trovarlo nel pensionato. Escludo che Giovanni si sia mai trattenuto a dormire in pensione anche nell’occasione di cui ho detto prima. Ventura Giovanni era venuto a trovare il fratello a seguito dell’attacco epilettico due giorni dopo l’attacco stesso.

Posso dire con assoluta precisione il giorno in cui Luigi fu colpito dall’attacco epilettico in quanto ricostruii la data allorchè un sottufficiale della Questura di Roma, nel dicembre scorso, è venuto ad accertare presso il pensionato l’esatto periodo di soggiorno di Luigi.

Era la prima volta che il Ventura si sentiva male, questo lo posso affermare con sicurezza perché rimasi molto meravigliato in quanto nessuno mi aveva detto che il ragazzo soffriva di epilessia.

Pensai che non lo avessero detto perché se lo avessi saputo non lo avrei preso al pensionato. Ricordo perfettamente che era giorno di festa e che io mi trovavo già a tavola allorchè scesero due o tre ragazzi e mi dissero che Ventura Luigi si sentiva male e che giaceva per terra nella sua stanza con sindromi convulsive.

Mi recai subito nella stanza di Ventura e mi resi conto della gravità della cosa. Chiamai pertanto immediatamente un’ambulanza della Croce Rossa. Dopo circa mezz’ora o un’ora giunse l’ambulanza con un medico. Nelle more il ragazzo si era alquanto ripreso e il medico, dopo averlo visitato, non giudicò necessario il ricovero, per cui il ragazzo rimase in pensione a letto.

Telefonai quindi alla madre a Castelfranco Veneto. Le raccontai quanto era accaduto e pregandola, eventualmente, di venirlo a prendere. Nell’occasione mi lamentai anche che non mi avessero avvisato che il ragazzo soffriva di epilessia.

Ricordo anche che dopo aver mangiato salii di nuovo in camera di Luigi per accertare le sue condizioni di salute: egli stava meglio e gli chiesi se desiderasse vedere la sua fidanzata. Dopo la sua riposta affermativa telefonai al convitto, o meglio al pensionato delle suore presso cui era la fidanzata, la signorina Luisa Hicher.

Non ricordo il nome del pensionato di suore, con annesse scuole, che si trova sulla Cassia, in località Roccarossa. Nel pomeriggio venne pertanto la fidanzata, accompagnata da suor Erica, a trovare Luigi.

Ventura Luigi rimase a letto per qualche giorno. Nella tarda serata del 14 dicembre venne a trovare Luigi l’avv. Diego Giannola (vedevo l’avv. Giannola per la prima volta).

Ventura Giovanni venne a trovare il fratello, come le ho detto, o il 15 o il 16 dicembre 1969. Egli non venne da solo ma unitamente ad un certo Massari e ad un amico di questi.

Escludo senz’altro che il 12 dicembre 1969 Ventura Luigi si sentisse male. Non posso dire però come abbia passato la giornata.”.

 

 

G.I. – Quindi quando lei ci ha detto che suo fratello si era sentito male prima del 12 dicembre 1969 mentiva; quando ci ha detto che lei ha telefonato al medico per sapere se doveva andare a Roma (e quindi è andato a Roma perché suo fratello si è sentito male) ha mentito ancora.

 

 

Ventura – Assolutamente. Ma scherziamo! Faremo indagini.

 

 

G.I. – Quindi lei insiste nel dire che si era sentito male il 12.

 

 

Ventura – Certissimo, stava male il 7 e l’8 dicembre.

 

 

G.I. – Per fortuna della verità processuale abbiamo trovato un riscontro obiettivo e inequivocabile: “Croce Rossa Italiana – Autoparco centrale – ore 13 del 14 dicembre 1969 – Via Urbano 50 – 2° paino – ventura Luigi: malessere”.

 

 

G.I. – Quindi non è il prete che ricorda male, è lei.

 

 

Ventura – No, è lei che sta usando queste carte come vuole. Tutto qua il problema. Questo riscontro non dice niente. Dice che il 14 stava male. Ecco, leggiamo quello che io ho deposto e vediamo se non è interpretabile che stava male anche quel giorno, il 14. Questo è certissimo, stava male il 12, stava male l’8 ed è stato male prima e dopo.

 

 

G.I. – Allora vuole dire che padre Sartorio ha detto il falso.

 

 

Ventura – E’ probabile. Ha detto il falso senza volerlo dire.

 

 

G.I. – Hanno detto il falso anche Giannola e Massari.

 

 

Ventura – Perché?

 

 

G.I. – Perché entrambi hanno affermato che la prima volta che Luigi è stato male trovarono nella stanza (quando andarono perché pregati di andarci) le fidanzata e la suora. E sono andati proprio solo la volta in cui fu chiamata l’ambulanza. Hanno detto il falso ed è lei l’unico che ricorda perfettamente. Non solo, ma lo stesso Giannola e Massari hanno detto che non sono sicuri del giorno, e sicuri non lo sono mai stati, ma fu lei, qualche tempo dopo, e dopo la denuncia di Lorenzon, a ricordare alla loro memoria che lei era andato il 12 dicembre 1969 a Roma perché suo fratello stava male.

Forse lei non pensava o non sapeva, che era stata chiamata l’ambulanza e quindi non pensava che si sarebbe potuto trovare un riscontro obiettivo e delle testimonianze. Infatti se io mi fossi limitato ad interrogare solo i testi non avrei avuto sicuramente un riscontro. E se non fosse che io, come al solito, non mi accontento solo di testi a discarico, ma cerco di trovare dei riscontri obiettivi questo non sarebbe accaduto.

Ed il riscontro obiettivo è stato trovato: l’ambulanza è stata chiamata il 14 e non il 12, e non l’11 (perché dovrebbe essere stata chiamata l’11, secondo quello che ha raccontato lei).

 

 

Ventura – Io non ho mai detto che l’ambulanza è stata chiamata l’11, né il 10.

 

 

G.I. – Era andato a Roma (lei ha detto e l’ha ribadito) perché suo fratello stava male.

 

 

Ventura – E lo ribadisco anche adesso.

 

 

G.I. – Anche il prof. Ferlini ha detto che fu padre Sartorio a telefonare, che lei telefonò dopo.

 

 

Ventura – Certo che sono intercorse molte telefonate tra Ferlini e padre Sartorio, credo.

 

 

G.I. – In particolare il prof. Ferlini ha detto: “Ho avuto in cura il Ventura anche nel corso dell’anno 1969. In particolare anche dopo che Ventura si era trasferito a Roma per ragioni di studio. Ricordo il particolare di aver parlato una volta per telefono con un sacerdote, direttore del pensionato presso cui Ventura alloggiava, perché Ventura aveva avuto una crisi di grande male.

Ricordo che una mattina, prima delle nove, mi telefonò il fratello di Ventura Luigi, Giovanni. Mi disse che il fratello aveva una crisi di grande male e mi chiese se era il caso che qualcuno andasse a Roma. Ricordo che gli consigliai di andare a Roma.”.

 

 

Ventura – Non c’è dubbio minimo su questo.

 

 

G.I. – Che lei andò dopo il 14, non c’è dubbio. Era la prima volta.

 

 

Ventura – Lei mi sta facendo delle domande, devo rispondere?

 

 

G.I. – Io le sto facendo delle contestazioni precise.

 

 

Ventura – Io le rispondo: ho detto il 12 dicembre, non c’è dubbio che fosse il 12 dicembre. Non ho altro da dire.

 

 

G.I. – Invece noi abbiamo detto che, anche da quello che abbiamo accertato, anche documentalmente, risulta che era il 14 dicembre il giorno in cui suo fratello aveva avuto la crisi.

 

 

Ventura – Per la prima volta?

 

 

G.I. – Per la prima volta nel pensionato, Ventura, non per la prima volta.

 

 

Ventura – Mia madre era andata l’8, l’8 dicembre e stava male. E Ferlini potrà dirle se stava male prima. E’ fuori discussione.

 

 

G.I. – Se io non avessi il riscontro obiettivo dell’autoambulanza non avrei potuto dubitare.

 

 

Ventura – Ma che riscontro obiettivo! Io ho detto che in quei giorni ha avuto crisi ripetute, non ho detto che il 12 dicembre è stato accompagnato.

 

 

G.I. – Lei, ma padre Sartorio, che mi pare una persona abbastanza attendibile, ha detto: “ La prima volta che il Ventura si è sentito male fu il 14 dicembre, giorno in cui io chiamai l’ambulanza”.

 

 

P.M. – Lo stesso dice Massari.

 

 

G.I. – Lo stesso.

 

 

Ventura – Ed è stato male una volta sola?

 

 

G.I. – E’ stato male più volte, ma la prima volta nel suo pensionato.

 

 

Ventura – Comunque è quello che ricordo, quindi posso dire che è la verità.

 

 

G.I. – E’ la verità, mi permetta di dubitarne, no? Ha una deposizione di 4, 5 persone che concordano perfettamente, ha un documento qual è quello del registro delle chiamate dell’ambulanza ed io mi permetto di non dubitare, tanto che sia avvenuto il 14, anzi direiche sono sicuro che suo fratello si è sentito male il 14 e che è lei che mente. Non so perché menta.

 

 

Ventura – E’ assoluto. Non mento, per me non c’è problema, c’è qualche incrocio che non funziona.

 

 

G.I. – Padre Sartorio ricorda perfettamente che era un giorno festivo: infatti la domenica, domenica 14, è giorno festivo.

 

 

Ventura – Io farò delle indagini e vedremo cosa ne viene fuori. Io non ho dubbi di sorta.

 

 

G.I. – Come non ha dubbi di sorta che lei il 24 e il 25 luglio del 1969 fosse a Roma.

 

 

Ventura – L’unica cosa che posso dire con certezza è che non ero a Milano a mettere la bomba.

 

 

G.I. – Si può dire con certezza che lei il 24 luglio non era a Milano?

 

 

Ventura – No, ma dico, la bomba quando è stata collocata?

 

 

G.I. – 24 luglio. C’è la sua agenda e vediamo. 24 e 25 luglio a Roma: è confermato.

 

 

P.M. – E’confermato anche da Tomba.

 

 

G.I. – Anche nell’agenda di Sestili, non di Tomba, c’è scritto che lei era a Roma. Lei non era a Milano il 24 luglio? Mi pare di no. Ma che domanda mi sta facendo lei, mi sta facendo domande specifiche su quattro anni fa. Se c’è scritto Roma, allora vuol dire che ero a Roma. Io dico che ero a Roma soltanto perché è scritto qua.

 

 

G.I. – Ma come andava lei a Roma, di solito?

 

 

Ventura – In treno. All’epoca andavo in treno.

 

 

G.I. – Oppure, partendo da Venezia, in aereo.

 

 

Ventura – All’epoca ancora non lo usavo molto.

 

 

G.I. – Non usava l’aereo?-

 

 

Ventura – Erano viaggi molto periodicizzati.

 

 

G.I. – Non usava l’aereo, comunque.

 

 

Ventura – Usavo anche l’aereo, non c’è dubbio.

 

 

G.I. – E da dove partiva?

 

 

Ventura – Da Venezia, non ci sono altri aeroporti.

 

 

G.I. – Quindi lei partiva da Venezia. Quindi il giorno 24 luglio o è partito col treno o è partito da Venezia.

 

 

Ventura – Non c’è dubbio.

 

 

G.I. – Non c’è dubbio.

 

 

Ventura – Posso essere andato in automobile. Queste sono le tre possibilità. O sono andato in automobile, o sono andato in treno, o sono andato in aereo.

 

 

G.I. – Partendo sempre da Venezia?

 

 

Ventura – Se andavo in automobile partivo da Treviso, se andavo in treno partivo da Padova.

 

 

G.I. – Se andava in aereo?

 

 

Ventura – Da Venezia, da dove dovevo partire?

 

 

G.I. – Per la verità, quando abbiamo trovato questi riscontri siamo rimasti molto perplessi su quello che avevo affermato nella mia ordinanza. Effettivamente c’erano degli elementi indiziari dovuti sempre alla deposizione di Lorenzon al fatto che l’esplosivo era il SEMIGEL D contenente BINITROTOLUOLO, SEMIGEL Dche aveva gli stessi involucri di quell’esplosivo trovato su indicazione del Comacchio, c’era l’orologio RHULA, c’era lo stesso circuito, c’era la lampadina col filamento usato per i treni, c’erano gli elementi che potevano far pensare che fosse stato lei.

Senonchè il caso ha voluto che io abbia sequestrato gli assegni emessi da lei nel 1969 sul suo c/c della Banca popolare di Castelfranco Veneto. Su uno di questi assegni, esattamente in data 24 luglio 1969 per L.18.000 c’è la girata dell’agenzia di viaggi “Leonardi” di Corso del Popolo 14 – Padova.

Dopo di che, più per fare un tentativo che per convinzione, siamo andati presso questa agenzia per vedere a quale viaggio corrispondesse l’importo di L.18.000. Ed il risultato è stato direi superiore a qualsiasi aspettativa perché c’era il biglietto. C’era il biglietto per l’Alitalia fatto presso l’agenzia il 23 luglio 1969, dal quale biglietto risulta in maniera inequivocabile, che lei il 24 luglio 1969 era a Milano.

 

 

Ventura – Scusi, il biglietto da dove e per dove?

 

 

G.I. – Il biglietto è Milano-Genova-Roma, partenza da Milano alle ore 14,25. La bomba è stata messa a Milano alle ore 10. Quindi lei prima discute: “Sono andato in treno, in automobile, in aereo, sono partito da Venezia” ecc. Invece lei è partito da Milano.

 

 

P.M. – Facendo il biglietto a Padova.

 

 

G.I. – Quindi ancora una volta o ha mentito o ricordava male. Certo che sono strane queste varie coincidenze sui suoi alibi!

 

 

Ventura – Scusi, perché Genova? Non riesco a ricordarmi di Genova.

 

 

P.M. – La linea Milano Genova.

 

 

G.I. – Evidentemente perché in partenza da Milano per Roma alle ore 14,25 c’era solo l’aereo che faceva la linea su Genova. Siccome lei evidentemente aveva bisogno di passare la mattinata a Milano!

 

 

Ventura – Evidentemente se è così, se c’è quella data, questo è il tracciato del viaggio, senza dubbi.

 

 

G.I. – Non c’è dubbio e conferma. Ancora una volta quello che dice Lorenzon è che gli alibi erano studiati alla perfezione quando si facevano gli attentati.

 

 

Ventura – Mi sembra che questo non sia studiato alla perfezione.

 

 

G.I. – Lei com’era chiamato alla “Lerici”: “La primula rossa di Castelfranco Veneto”. Perché non ci andava mai, ci andava sempre scappando, non era mai rintracciabile e si disinteressava completamente di quell’attività.

 

 

Ventura – Ha sentito?

 

 

G.I. – Certo che l’avvocato ha sentito. Ma c’è un altro piccolo particolare. Lorenzon che cosa aveva detto in relazione all’attentato al palazzo di Giustizia: che lei era preoccupato perché la bomba non era scoppiata. Difatti lei era preoccupato. Guarda caso una delle bombe, o meglio tre bombe dell’agosto del 1969, erano incartate nel “Corriere della Sera”.

 

 

Ventura – Nel “Corriere della Sera”? Non ho inteso.

 

 

G.I. – Erano incartate, erano avvolte nel “Corriere della Sera” del 25 luglio 1969.

 

 

P.M. – Giornale di Milano.

 

 

G.I. – Giornale di Milano. Comprato, evidentemente, per andare a vedere se la bomba era scoppiata.

 

 

P.M. – Questa è un’ipotesi.

 

 

G.I. – E’ un’ipotesi veramente strana. Strano che le bombe dell’agosto fossero avvolte nel “Corriere della Sera” del 25 luglio ’69.

 

 

Ventura – Che cosa devo dire di fronte ad una cosa del genere?

 

 

G.I. – Io le voglio solamente prospettare questo: lei naturalmente potrà regolarsi come crede. Però a questo punto qua, in cui bene o male di elementi indiziari ne sono stati trovati anche nei suoi confronti (e sono abbastanza pesanti) lei, si deve decidere quanto meno a spiegare cose che finora non ha voluto spiegare.

 

 

Ventura – Mi dica quali, se posso spiegarle, le spiego.

 

 

G.I. – Allora incominciamo a spiegare esattamente, punto per punto come lei è venuto in possesso di quei documenti.

 

 

Ventura – Quali documenti?

 

 

G.I. – Quelli sequestrati nella sua cassetta di sicurezza.

 

 

Ventura – Su questo punto non ho niente da dire di diverso da quanto ho già detto.

 

 

G.I. – Lei non vuole spiegare niente di questi documenti. Né da chi li ha avuti, né perché li ha avuti?

 

 

Ventura – Ho già spiegato tutto.

 

 

G.I. – Non ha spiegato niente.

 

 

Ventura – E’ quel che posso e voglio spiegare, lo devo dire così? Ho già detto che non voglio dire il nome della persona dalla quale ho ricevuto questi documenti.

 

 

G.I. – Io credo che lei si sia reso conto che la sua posizione si è aggravata.

 

 

Ventura – No, io non me ne sto rendendo conto, evidentemente.

 

 

G.I. – Non se ne rende conto. Forse l’ho sopravvalutata io. Ma in relazione a questi documenti io credo che sia il caso di sapere se lei effettivamente ha fatto l’informatore di questo gruppo o lei ha partecipato all’attività di questo gruppo.

Ora mi dimostri lei che non ha partecipato all’attività di questo gruppo. Mi cominci a dire la verità sulla storia di questi documenti, perché non possiamo pretendere che il giudice creda a tutto.

Io ho bisogno di essere convinto, e lei mi convince, che lei è estraneo all’attività di questo gruppo. Man mano che andiamo avanti gli elementi indiziari aumentano e sono univoci. Lei mi convinca che è estraneo all’attività del gruppo e che ha fatto effettivamente l’agente informatore, così come ha detto all’inizio.

Se mi convince saro ben lieto di scarcerarla. E’ una scelta che deve fare: lei mi deve dire effettivamente che cosa c’è stato. Se ha fatto ruolo. Mi deve convincere che lei faceva quel ruolo, altrimenti lei rimane qua.

 

 

Ventura – Sono rimasto qua finora, non vedo perché non debba rimanere ancora. Lei non mi ha creduto finora e non vedo perché debba credermi adesso.

 

 

G.I. – Non è che io non le abbia creduto; io sono andato a sentire i testimoni che lei aveva indicato a discarico (io non so se sono testimoni a carico o a discarico, premetto questo).

 

 

Ventura – C’è una vasta operazione di intimidazione, questo non è che mi sorprenda.

 

 

G.I. – Ventura, prima era una manovra posta in essere dalle forze reazionarie.

 

 

Ventura – E’ stato lei a dire che i testimoni hanno paura quando vengono, che tremano, non sono stato io a dirlo.

 

 

G.I. – Quando io trovo un riscontro obiettivo, qual è quello del registro della Croce Rossa, che cosa vuole che io pensi: che il testimone ha tremato, ha detto il falso, ha voluto accusarla.

 

 

Ventura – Ma come possono accusarmi?

 

 

G.I. – Io ho una testimonianza che trova un riscontro obiettivo. Io di nessun testimone mi fido se non ho un elemento di riscontro che mi possa dire se effettivamente questo testimone è attendibile o no. Quei testimoni là hanno trovato quel riscontro e quindi per me sono attendibilissimi: perché c’è quel riscontro obiettivo.

 

 

Ventura – Il riscontro obiettivo sulla faccenda che fosse la prima volta, a distanza di tre anni, tre anni e mezzo. Ma come si fa, con un soggetto che era stato male altre volte prima?

 

 

G.I. – Non a distanza di tre anni, Ventura, perché Diego Giannola e Nino Massari ci hanno detto che fu lei pochi giorni dopo, pochi mesi dopo gli attentati a sollecitare la loro memoria, quando ci fu la faccenda di Lorenzon.

 

 

Ventura – E loro non ricordavano.

 

 

G.I. – Loro non ricordavano affatto, non avevano motivo di dubitare.

 

 

P.M. – Ricordavano l’episodio, non il giorno.

 

 

Ventura – Credo bene che non avessero motivo di dubitare.

 

 

G.I. – Certo, loro hanno dichiarato quello e hanno detto a lei che sarebbero venuti a confermare. Loro hanno confermato perché ritenevano in buona fede che fosse il giorno 12 dicembre 1969. Però, guarda caso, hanno dato gli stessi particolari di Sartorio, di padre Sartorio, cioè che trovarono lì, quando andarono, la suora e la fidanzata del fratellino (che era andata il 14 dicembre) e quindi l’alibi che le hanno fornito si sposta non al 12 ma al 14.

 

 

P.M. – E Ferlini, c’è la telefonata.

 

 

Ventura – Era il 12. Ci sarà stato anche il 14.

 

 

G.I. – Quindi adesso io voglio che lei mi spieghi. E’ nel suo interesse: o lei spiega queste cose o poi non si lamenti di me.

 

 

Ventura – Su questo punto non c’è niente da spiegare, le ripeto.

 

 

G.I. – Chi le dato i documenti?

 

 

Ventura – Ma dottore, qui c’è una mia decisione precisa e assoluta di non dire niente.

 

 

G.I. – E lei preferisce l’ergastolo piuttosto che rivelare la persona che le ha dato questi documenti?

 

 

Ventura – Io non preferisco niente.

 

 

G.I. – Evidentemente.

 

 

Ventura – Vuol dire che io ho fatto una serie di analisi per cui questa è la mia decisione che prendo. Evidentemente all’alternativa che mi propone lei c’è un’altra alternativa più sicura.

 

 

G.I. – C’è un’altra alternativa più sicura. [Il giudice D’Ambrosio legge….; n.d.c.]

“4 marzo 1970 – oggetto: convocazione quadri delle Tre Venezie di Ordine Nuovo” – termina – “la riunione è ristretta, e pertanto per la tua zona (questa è diretta a Freda, no, a Fachini) sono invitati alla medesima solo i camerati Ventura, Alessi, Rinaldi e Freda”.

 

 

Ventura – Si vede che qui, evidentemente, lei ha preso un abbaglio, perché Ventura non sono io.

 

 

G.I. – Non è lei, e chi è allora?

 

 

Ventura – Chieda a Freda se conosce un altro Ventura e probabilmente le risponderà di sì. Poi se lei va alla politica di Padova e chiede se c’è un altro Ventura a Padova, che si chiama Paolo, vedrà.

 

 

G.I. – Lei lo conosce questo Paolo?

 

 

Ventura – No, è una omonimia, ne ho sentito parlare all’Università.

 

 

G.I. – Da chi, da Freda?

 

 

Ventura – Siccome ne ho sentito parlare all’Università, siccome questo Ventura non poteva sfuggire per l’ovvia omonimia, io so che c’è un Paolo Ventura, quindi è Paolo Ventura, non Giovanni Ventura.

 

 

G.I. – Questo quando c’è scritto?

 

 

Ventura – Appunto, glielo chiarisco. Siccome lei crede che sia io, siccome c’è anche un altro Giovanni in questo processo, che risulta dalle registrazioni, che non è Giovanni Ventura.

 

 

G.I. – Bene; allora se non vuole dire di questi documenti, ci parli di quella riunione famosa, di cui lei sa molto di più.

 

 

Ventura – Sulla riunione ho detto tutto quello che potevo dire, di più non posso. Sono frammenti di notizie che ho avuto e che ho collegato.

 

 

G.I. – Guarda, caso strano, anche in quella telefonata si parla di convocazione “hai ricevuto la convocazione, no?”.

 

 

Ventura – Quale telefonata?

 

 

G.I. – Quella in cui si riconoscono perfettamente la voce di Freda e la sua.

 

 

P.M. – Quella in cui la rimprovera per essere in ritardo.

 

 

G.I.“Benedetto, l’hai ricevuta la comunicazione, no?”. E allora era una convocazione come questa di riunione ristretta?

 

 

Ventura – Posso vedere questa lettera?

 

 

G.I. – Aspetti, la vedrà nel momento in cui Freda ci avrà detto a chi appartiene, se a lei o a Ventura Paolo.

 

 

Ventura – Questa riunione è dell’aprile…

 

 

G.I. – E che Freda avesse contatti con questa gente (faceva le convocazioni) non mi pare che ci sia più dubbio, ora che abbiamo trovata una di queste convocazioni.

 

 

Ventura – Gli altri punti sono da chiarire e io vedo se posso.

 

 

G.I. – Lei, bene o male, partecipava all’attività del gruppo Freda. Si tratta di stabilire in quale veste, ma lei ci partecipava. Lei dice che ci partecipava in veste di informatore del servizio segreto rumeno.

 

 

Ventura – Questo lo dice lei, io non ho detto esattamente così.

 

 

G.I. – Lo ha fatto capire lei, per lo meno lo fa capire il tenore della conversazione telefonica. Allora vogliamo deciderci a dire qualche cosa?

 

 

Ventura – Io ho detto che sulla riunione non ricordo altro, non sono in condizione di dire altro.

 

 

G.I. – Io le ho anche premesso che sulla riunione lei ci ha detto quello che ha voluto.

 

 

Ventura – Quello che so.

 

 

G.I. – No, quello che ha voluto.

 

 

Ventura – E’ stato lei a dire che io alla riunione ci sono stato, credo che sia ovvio che io non ci potevo essere stato, se c’è stata una riunione quella sera.

 

 

G.I. – Lei sapeva perfettamente che c’era una riunione e doveva partecipare anche lei a quella riunione. Mi pare che su questo non ci siano dubbi.

 

 

Ventura – Ci sono un mucchio di dubbi.

 

 

G.I. – Quindi se lei doveva partecipare a quella riunione, anche se non c’è stato, sapeva l’oggetto della riunione e chi doveva venire a questa riunione. Questo mi pare che sia abbastanza logico. Allora continui, l’ha letta la lettera?

 

 

Ventura – Sulla riunione, gli elementi che conoscevo li ho già indicati, non ci sono ulteriori elementi.

 

 

G.I. – Questo l’ha detto prima. Devo ripetere un’altra volta il discorso che non è possibile che lei non lo sapesse, in base ad argomentazioni logiche e precise. Non è convincente quello che dice, e di questo mi pare che se ne possa rendere conto da solo.

 

 

Ventura – E' così.

 

 

G.I. – Non è affatto così. E non è così non perché lo pensi io, lo pensa il Pubblico Ministero, forse lo pensano anche i rappresentanti della parte civile. Perché dal tenore della telefonata lo si ricava in maniera inequivocabile che lei aveva ricevuto una convocazione, che lei doveva partecipare. E poi da altra telefonata successiva si ricava (naturalmente non la telefonata tra lei e Freda, tra lei e un altro) che lei è stato anche strapazzato da Freda per non esserci andato.

 

 

Ventura – E lei continua a credere che quel Giovanni sia io e non altri?

 

 

P.M. – C’è un altro Giovanni, figlio unico?

 

 

G.I. – Chi è Giovanni figlio unico?

 

 

Ventura – Io non sono figlio unico.

 

 

G.I. – Lei no, ma l’altro Giovanni è figlio unico, si ricava da un’altra telefonata. E poi non si chiama Giovanni, si chiama Gianni, mi pare che lo chiamino Gianni. Un altro Giovanni c’è ma è l’avvocato Riello Pera ( e non credo che sia stato strapazzato da Freda perché non era andato alla riunione).

 

 

P.M. – Biondo?

 

 

Ventura – Chi è Biondo? Scusi. Lei può credere quello che vuole sull’avvocato Riello Pera.

 

 

G.I. – Lei ci ha detto, naturalmente, che si chiama Giovanni anche lui. E siccome non sono io quel Giovanni (e poi ha parlato per telefono anche con Giovanni Riello Pera, ma non è che l’abbia strapazzato; né nella serie di telefonate fatte precedentemente alla riunione e neanche in quella a Riello Pera…per cui dobbiamo escludere che sia quel Giovanni lì) l’unico Giovanni di cui hanno parlato quella sera è lei.

 

 

Ventura – Quella è la mia telefonata.

 

 

G.I. – La sua telefonata.

 

 

Ventura – Io sono a Treviso; io avrei avuto – come dice lei – un appuntamento a Padova per questa riunione e invece di andare a Padova, vado a Treviso? Invece, evidentemente, se c’era un appuntamento sarà stato uno dei soliti appuntamenti con Freda.

 

 

G.I. – Lei credo si renda conto, Ventura, che questa sua giustificazione (“avevo un appuntamento, poi non ci sono andato,ecc.”) è un’arma a doppio taglio, no? Se lei effettivamente fosse stato un agente informatore, quale migliore occasione che partecipare a quella riunione per sapere i piani di questa organizzazione!

 

 

Ventura – Bisognava sapere che c’era una riunione.

 

 

G.I. - Dalla telefonata risulta che lei sapeva.

 

 

Ventura – Dalla telefonata non risulta niente.

 

 

G.I. – Come no. Abbiamo ricevuto la comunicazione, no? Ma come lei….Mi pare inequivocabile. Vorrei che lei ora si rendesse conto che a questo punto qua lei non è più convincente. Lei deve dire qualcosa di concreto, di convincente, altrimenti nessuno le crederà.

 

 

Ventura – Se quelli non sono concreti, non so io.

 

 

G.I. – Allora, ci dica come e perché li ha avuti e così per lo meno sappiamo che lei dice veramente qualcosa di concreto. Al limite potrebbero essere anche informazioni di agenzia di stampa, o redatte in agenzie di stampa o notizie di agenzie di stampa su cui è stato messo un “KST”. Anzi, pare che questa sia l’opinione degli esperti.

Se lei mi convince che invece era effettivamente un agente informativo o informatore, come preferisce, un James Bond, ma ci deve dare qualche prova concreta di questa sua attività. O ci spiega che cosa si disse in quella riunione o ci spiega il contenuto di questi documenti; qualche cosa deve fare. Una terza cosa può fare: non rispondere. Allora dice: “No, non rispondo, quello che ho detto ho detto, mi avvalgo della facoltà di cui all’art.78”. E’ così?

Dagli interrogatori non abbiamo più niente da aspettarci perché anche Freda si è avvalso della facoltà di cui all’art.78.

Lei deve essere coerente con sé stesso, se vuole essere “interlocutore atteso” deve essere coerente. Per lo meno le cose che sa le deve dire. Per lo meno deve metterci in condizioni di riscontrare se questa tesi che è stata da lei avanzata è attendibile o no.

 

 

Ventura – Io non più atteso perché è lei che non era più attendibile.

 

 

G.I. – Come non ero più attendibile? Io devo essere convinto da lei. Oggi si tira fuori uno, domani un altro e sempre gente che si trova ampiamente descritta sulla “Strage di Stato”o su vari libri che sono usciti.

Lei mi deve dare qualche riscontro preciso, obiettivo, inequivocabile, che ha fatto quell’attività, che la sua funzione nel gruppo Freda è stata quella e non altra.

A questo punto credo che lei se ne sia reso conto. Ci vuole parlare di questi fogli? Vuole dire qualcosa di quella riunione e allora possiamo anche cominciare a vedere Ventura in una figura di agente informatore. Possiamo cominciare?

 

 

Ventura – Su quella questione non ho niente da dire, non ho da aggiungere niente.

 

 

P.M. – Faccia delle domande, vediamo se risponderà o no.

 

 

Ventura – Faccia delle domande, risponderò.

 

(continua al prossimo articolo – Parte seconda)