INTERROGATORIO DI VENTURA GIOVANNI PRESSO LE CARCERI GIUDIZIARIE DI MONZA DEL 7 MARZO 1973 ALLE ORE 10,45

 

La strategia di Ventura - 7/3/73  (2)

 

G.I. – DOTT- D’AMBROSIO

P.M. – DOTT. ALESSANDRINI

 

 

Sono presenti l’avv. De Poli, l’avv. Ghidoni, l’avv.ssa Ghirotti.

 

PARTE SECONDA

 

 

 

G.I. – Generalità. Nazionalità e caratteristiche somatiche e recapito della persona a cui ha fornito informazioni.

 

 

Ventura – Ah, ma investono questo problema?

 

 

G.I. – Certo. Lingua o lingue usate nello scambio di notizie, modalità degli scambi, verbali, epistolari mediante copia di documenti. No comment. Questa è la risposta?

 

 

Ventura – Queste sono tutte cose implicite.

 

 

G.I. – Epoca a cui risale la conoscenza della persona a cui ha fornito delle informazioni. La sa questa?

 

 

Ventura – Sono tutte così le domande? Se sono così è inutile che le ponga. L’epoca si desume dai rapporti.

 

 

G.I. – E’ un’epoca molto successiva, non si ricava assolutamente dai rapporti. Questa è una sua petizione di principio. Epoca a cui risale l’inizio della collaborazione informativa.

 

 

Ventura – C’è una data in uno dei verbali di Guido Lorenzon.

 

 

G.I. – Maggio del 1969. Ma è quella la prima volta che ha incontrato questa persona?

 

 

Ventura – No, si parlava di un rapporto in quell’occasione.

 

 

G.I. – E allora quando?

 

 

Ventura – Certamente l’anno prima.

 

 

G.I. – L’anno prima. Dove l’ha incontrata, dove l’ha conosciuta?

 

 

Ventura – Allora io le devo dire chi è questa persona e guardi che questo non intendo assolutamente dirlo.

 

 

G.I. – Località e frequenza degli incontri.

 

 

Ventura – Questo l’ho già detto come avvenivano gli incontri.

 

 

P.M. – A Roma.

 

 

G.I. – A Roma. Dove a Roma? La località è molto grande.

 

 

Ventura – Roma, Roma città.

 

 

G.I. – In un ristorante, alla stazione, in locali pubblici, in appartamenti privati? In nights?

 

 

Ventura – No.

 

 

G.I. – In agenzie di stampa? Tace? Possiamo andare avanti?

 

 

Ventura – In sedi diverse, per lo più in locali pubblici. Comunque è inutile che facciate queste domande perché se dobbiamo girare attorno a questo problema, è inutile.

 

 

G.I. – Il genere di notizie fornite da lei in cambio di questi rapporti.

 

 

Ventura – Anche questo l’ho già detto.

 

 

G.I. – E cioè?

 

 

Ventura – Erano in genere notizie politiche.

 

 

G.I. – Siccome lei dice che attingeva dai giornali, poteva attingere lui direttamente no? Se invece erano notizie che le dava Freda allora la cosa è diversa. Allora ci deve dire che cosa le ha detto Freda.

 

 

Ventura – L’ho già detto.

 

 

P.M. – Lo ripeta.

 

 

G.I. – Lo ripeta, se l’ha detto, perché io non lo ricordo.

 

 

Ventura – Ma ci sono i verbali, dottore!

 

 

G.I. – Lo voglio risentire, desidererei risentirlo. Anche perché la vedo più distesa questa mattina.

 

 

Ventura – No, ci sono i verbali.

 

 

G.I. – Gli argomenti li sceglieva lei?

 

 

Ventura – Quali argomenti?

 

 

G.I. – Le notizie da fornire, le sceglieva lei o riceveva sollecitazioni dall’altra persona perché assumesse determinate informazioni?

 

 

Ventura – Evidentemente c’era una osmosi di queste posizioni, non che le decidessi io. Evidentemente io potevo avere solo un certo tipo di notizie ed era in questo ambito che mi venivano richieste. C’è sempre reciprocità in questo tipo di rapporto.

 

 

G.I. – Lei credo non sappia niente di più. Allora non le sceglievate, ogni tanto si parlava: “Ho saputo questo” è così?

 

 

Ventura – Ho detto che c’era una reciprocità nello scambio di informazioni.

 

 

G.I. – Va bene ma lei che tipo di informazioni ha fornito?

 

 

Ventura – Gliel’ho già detto. C’è un verbale.

 

 

G.I. - Lei ha detto solamente che ha sorvegliato Freda, come altre cose, per fornire informazioni. Ora io le faccio una domanda più specifica: che tipo di informazioni ha fornito a questo signore?

Su Freda non ha potuto fornire gran che, proprio poco. Se ha fornito quello che ha detto a noi ha fornito quasi niente. Quindi vediamo se c’è qualche altro argomento che ha trattato con questo signore oltre a quello “Freda”, o se ha detto qualche altra cosa su Freda che a noi non ha detto. Posso sollecitarla di nuovo su questo punto?

 

 

Ventura – Per quel che riguarda Freda ho dato le notizie che ho già riferito precedentemente.

 

 

G.I. – Era uno che si accontentava di poco questo signore!

 

 

Ventura – Si accontentava di quello che potevo dare io.

 

 

G.I. – Per quel che riguarda gli altri, chi erano queste altre persone su cui ha riferito notizie?

 

 

Ventura – Elementi che gravitavano intorno a Freda, la destra in generale.

 

 

G.I. – Allora ci dica quale tipo di notizie sull’ambiente che gravitava intorno a Freda fornì. Queste notizie interessano anche a me.

 

 

Ventura – L’ho già detto. Gli argomenti sono richiamati nei verbali, nei rapporti di Freda.

 

 

G.I. – Non l’ha detto. Quali rapporti? E con chi? Con Stefano Delle Chiaie? Con Guido Paglia? Allude a questi rapporti? Non può aver detto a questo qua: “Mi risulta che conosco Guido Paglia” e che significa Guido Paglia come persona?

 

 

Ventura – Io non sapevo di altri. Su questo specifico tema non sapevo di più. D’altra parte il nome di Guido Paglia mi è sovvenuto soltanto quando ho potuto rivedere quel….

 

 

G.I. – Le persone che lei frequentava a Roma in quel periodo (secondo quanto ha detto lei stesso) sono, tra gli altri, l’avv. Diego Giannola. Gliel’ha presentata lui questa persona?

 

 

Ventura – No, no.

 

 

G.I. – Rinaldo Tomba? Sestili? Massari? Elvira Garlante? Era socia sua, no? Fa una faccia così come se non la conoscesse.

 

 

Ventura – So chi è, ma non ci sono mai stati rapporti. Non l’ho mai vista. Comunque socia no, era una prestanome.

 

 

G.I. – Comunque ce le vuole dire queste ulteriori informazioni o vogliamo perdere altro tempo? Quindi lei, riassumendo avrebbe fornito a questo agente segreto notizie sul gruppo Freda.

 

 

Ventura – Io non ho detto “agente segreto”.

 

 

G.I. – Informatore, questa persona vicina al servizio segreto rumeno. La vogliamo chiamare così? Mi dica lei quale definizione vogliamo dare.

 

 

Ventura – Io ho detto “persona vicina all’ambasciata rumena”.

 

 

G.I. – Allora la definiamo, da questo momento in poi: “persona vicina all’ambasciata rumena”.

 

 

Ventura – Come è scritto là nel verbale, non da questo momento in poi.

 

 

G.I. – Adesso, da questo momento dell’interrogatorio, in poi.

 

 

Ventura – Sì.

 

 

Cancelliere – “Personaggio che ha ruolo di carattere diplomatico nell’ambasciata rumena”.

 

 

G.I. – Quindi non è manco vicina: ha ruolo di carattere diplomatico nell’ambasciata rumena. Allora questo personaggio che ha ruolo di diplomatico quali notizie ha fornito?

 

 

Ventura – L’ho già detto.

 

 

G.I. – Lo ripeta. Ce lo ripeta.

 

 

P.M. – Qualche altro interrogatorio?

 

 

G.I. – A volte il giudice può fare anche una domanda per vedere se le cose sono le stesse.

 

 

Cancelliere: “Ero informatore della persona che ha redatto i rapporti sequestrati nella mia cassetta di sicurezza, o meglio che dava informazioni in cambio di altre informazioni da utilizzare per il mio lavoro editoriale ed inoltre per un mio interesse, un mio aggiornamento immediato sull’evolversi della situazione politica”.

 

 

G.I. – Questa persona lei non la conosce no?

 

 

Ventura – Non c’è niente da fare.

 

 

G.I. – Allora vogliamo dire il nome di questa persona?

 

 

Cancelliere: “Tra gli altri credo di aver ricevuto anche l’incarico di fornire notizie sul gruppo AR di Freda”.

 

 

G.I. – “Credo di aver ricevuto notizie”. Pare che sia generalizzato sul gruppo di AR. Evidentemente le notizie “Zeta” e “T6” erano già state fornite. Hanno sentito parlare di un gruppuscolo neofascista che avrebbe dovuto fare gli attentati e hanno detto: “Guarda che c’è un gruppo fascista che dovrebbe fare degli attentati, infiltrati, ascolta e riferisci”?.

 

 

Ventura – C’è tutto.

 

 

G.I. – C’è tutto. Non c’è niente, come c’è tutto.

 

 

Ventura – Insomma c’è quello che c’è.

 

 

G.I. – Vogliamo dire qualche cosa di più su questi rapporti con questo personaggio dell’ambasciata con funzioni di diplomatico?

 

 

Ventura – Le ho già detto che c’è una mia decisione precisa, assunta in termini irrevocabili.

 

 

G.I. – Ventura, non le ho detto di rivelarmi l’identità, le ho detto di dirci quali notizie ha fornito.

 

 

Ventura – Ma ci girate intorno.

 

 

G.I. – No. Le domande che le ho rivolto in precedenza riguardavano la identità della persona, lei ha detto già che non voleva rispondere. Chiuso l’argomento.

Le domande di adesso sono di natura diversa; che notizie ha fornito a quella persona, il che non ha niente a che fare con quella persona.

La domanda è precisa, non coinvolge l’identità della persona, quindi mi pare che lei possa rispondere, non urta la sua sensibilità.

 

 

Ventura – Su questo tema, quando avrò da dire qualcosa, cioè quando riterrò di dover riprendere questa posizione, di rettificarla, quando avrò qualcosa da dire, cioè di quello che mi sta chiedendo lei, lo dirò.

 

 

G.I. – Scusi, perché lei vuole differire?

 

 

Ventura – Non vedo perché io debba cambiare questa posizione.

 

 

G.I. – Una posizione comoda.

 

 

Ventura – No, non comoda.

 

 

G.I. – La posizione è comoda per lei: si trova bene qua in carcere a Monza. Evidentemente lei vuole dire questo: siccome per ora sto bene, quando non mi troverò più bene, allora io dirò qualcosa altro.

 

 

Ventura – Questa è una traduzione unilaterale. Lei non può dire questo.

 

 

G.I. – Io traduco nella maniera più facilmente interpretabile. Lei si deve decidere a dire le cose che sa, Ventura, se vuole essere creduto. Se poi non vuole essere creduto, mantenga, continui a mantenere questo atteggiamento: è il sistema migliore per non essere creduto.

 

 

Ventura – Su questo tema rifletterò su quello che devo dire.

 

 

G.I. – Quindi ciò che vuole dire che chiudiamo l’interrogatorio adesso?

 

 

Ventura – Sì, se lei non ha più niente da chiedermi.

 

 

G.I. – Le bastano 10 giorni di tempo per riflettere?

 

 

Ventura – Certamente, su questo tema. Scusi, io vorrei però riesaminare un momento tutti questi documenti perché sono stati così sciorinati. Questa storia di questo biglietto aereo, per esempio….

 

 

Difesa – Non è che sia stato costruito il giorno 23 quel biglietto?

 

 

P.M. – Il 24.

 

 

Difesa – Da che cosa risulta che sia stato costruito il giorno 23 quel biglietto?

 

 

P.M. – Il 24.

 

 

Difesa – E da che cosa risulta che è stato costruito il 24?

 

 

G.I. – Data del volo e ora di partenza del volo: ore 14,25. C’è anche il timbro, sennò non riuscivamo assolutamente a trovarlo.

 

 

Ventura – Ma lei è sicuro che a Genova non ci sia uno scalo?

 

 

P.M. – Non c’è stato uno scalo.

 

 

G.I. – Ma poi lei è a Genova, che ci andava a fare?

 

 

Ventura – Ci sono stato altre volte a Genova.

 

 

G.I. – Da chi è stato a Genova?

 

 

Ventura – Sono stato da una persona.

 

 

G.I. – Da chi, da “Emilio Grosso”?

 

 

Ventura – Sì.

 

 

G.I. – L’unico che lei conosce di Genova è Emilio Grosso, mi pare, no?

 

 

Ventura – Se lei lo dice, sì.

 

 

G.I. – Non lo so, glielo sto chiedendo.

 

 

Ventura – Sì, è così.

 

 

G.I. – E’ così. Quindi è stato da Emilio Grosso a Genova. Allora non è andato a Roma, è andato a Genova?

 

 

Ventura – No, dico, siccome qui c’è Genova. Ma mi si dice che non c’è scalo.

 

 

Difesa – E’ Tomba che aveva detto che era a Roma il 24.

 

 

P.M. – Tomba l’ha detto, c’è l’annotazione intestata al 24.

 

 

G.I. – “Viene Ventura”.

 

 

P.M. – Ma quello che è rilevante è la partenza da Milano.

 

 

G.I. – Quindi Roma non ci interessa.

 

 

P.M. – Perché la partenza è avvenuta da Milano.

 

 

G.I. – La partenza è avvenuta da Milano e in ora successiva a quella di collocazione dell’ordigno.

 

 

Ventura – Perché, a che ora è stato collocato l’ordigno?

 

 

P.M. – Al mattino.

 

 

G.I. – E’ stato trovato da un collega alla mattina.

 

 

Difesa – Del 25 però.

 

 

P.M. – Del 24.

 

 

G.I. – Del 24. E’ stato notato da questo collega in quel posto al mattino, verso le 10,30, le 11.

 

 

Difesa – I giornali che ne parlano sono del 26.

 

 

P.M. – Il 25 non ne parlano.

 

 

G.I. – Il 25 non ne parlano. E poi il sospetto che si trattasse di una bomba si affacciò alla mente del collega solo la sera.

 

 

Ventura – Poi c’era un’altra cosa: questa carta extrastrong.

 

 

G.I. – Prego, dica.

 

 

Ventura – Si è certi, dico, che sia stata costruita da Pavini. Che Pavini costruisse carta extrastrong?

 

 

P.M. – Dice che la costruisce un…….del Pavini.

 

 

Ventura – Di Vicenza?

 

 

P.M. – Esatto.

 

 

G.I. – Lei, non l’adoperava?

 

 

P.M. – Allora, ricordo, adoperava un’elegante carta martellata.

 

 

Ventura – Non ricordo.

 

 

G.I. – Da chi si serviva lei?

 

 

Ventura - …………………..ma di questo tipo di carta, carta intestata, non ne ho mai acquistato.

 

 

Difesa – Non è mica un reato aver acquistato carta extrastrong.

 

 

G.I. – Era intestata……chi ha ricevuto la lettera. E’ carta intestata dell’avvocato Giovanni Riello Pera e Franco Freda. Dottor Franco Freda (non era ancora procuratore)

 

 

P.M. – (E non lo è mai stato)

 

 

Ventura – Questo è interessante. Per quanto c’è il problema che bisognerebbe conoscere il fatturato del Pavini, poi relativamente…..

 

 

P.M. – Ma tutto questo non è una prova. Pavini ne ha fatto milioni. Sarà stata una combinazione….

 

 

G.I. – La combinazione vuole che la persona accusata da lei e da Lorenzon di aver architettato gli attentati dell’agosto, effettivamente usava questa carta extrastrong.

 

 

Ventura – Lei sta dando una versione molto radicale di quello che io ho detto sugli attentati dei treni, traendo le conclusioni che io non ho ancora tratte.

 

 

G.I. – Diciamo che io mi riferivo all’altra deposizione, quella di Lorenzon.

 

 

Ventura – Lorenzon accusa anche me, quindi so io se è precisa o no.

 

 

G.I. – Appunto, poi ci aspettavamo che lei ce lo dicesse questa mattina. Il fatto è che lei dice “Mi taccio”. Lei deve essersi ormai convinto di non essere più “interlocutore atteso”, quindi perché continua a tacere?

 

 

Ventura – Ammesso che io abbia questa convinzione, lei ha contribuito notevolmente a produrla, se è così che devo dire. Comunque, le ripeto, sui temi di cui si è parlato questa mattina non ho niente da aggiungere.

 

 

G.I. – Su quali temi vuole aggiungere qualche cosa?

 

 

Ventura – Non ci sono temi.

 

 

G.I. – No. Chiudiamo così il verbale.

 

 

Ventura – E’ mia questa agenda?

 

 

Difesa – Sono fili di rame questi?

 

 

Ventura – Posso vedere?

 

 

G.I. – Sì; sono fili di rame stagnato. Quindi sono probabilmente molto simili, se non identici, a quelli usati nell’esplosione della bomba.

 

 

Difesa – Abbiamo una descrizione qua, di questi fili?

 

 

G.I. – Ce li abbiamo, per fortuna.

 

 

Difesa – Posso vederla?

 

 

G.I. – Ce li abbiamo materialmente, non abbiamo solo la descrizione. Li abbiamo.

 

 

Difesa – Ma dicevo se si poteva sapere come erano fatti?

 

 

P.M. – C’è un descrizione di Sestili.

 

 

Ventura – Sestili non scrive mica niente.

 

 

P.M. – No, c’è Tomba.

 

 

G.I. – Vede, Ventura, il fatto che lei avesse avuto cognizione di quella convocazione risulta anche dalla sua agenda. Non risulta chiaramente ma lo fa supporre la sua cancellatura. Dopo le 20,30 c’è un’annotazione cancellata accuratamente. Probabilmente era l’annotazione che lei doveva essere lì.

 

 

P.M. – Sì, gli impegni, gli ultimi impegni della serata.

 

 

Ventura – Che cosa vuole che le dica. Io dico solo che l’ho esibita io questa agenda. Cancellatura, ci sono cancellature solo in quel giorno?

 

 

G.I. – Certo che i suoi rapporti con Freda non erano solo questi. O forse c’erano rapporti anche con altri di cui noi attualmente non conosciamo l’identità. Chissà che dopo non salti fuori qualche altra cosa. Visto che ogni volta che facciamo una sortita qualche cosa salta fuori.

 

 

Ventura – Allora bisognerà fare delle sortite.

 

 

G.I. – Io non ricordo che cosa lei aveva detto in relazione all’agosto, dove era stato l’8 agosto?

 

 

Ventura – A Roma. Mi pare. Non c’è scritto?

 

 

P.M. – Non c’è scritto niente.

 

 

G.I. – A Roma. Ci sono le agende.

 

 

P.M. – (Ed è partito il 10)

 

 

Ventura – Le agende di chi?

 

 

G.I. – Sull’agenda di Tomba. “8 agosto: arrivo di ventura”. Guarda caso lei si trovava sempre nella località dove vengono messe le bombe. Stazione di Roma, ore 22 circa: collocazione di due degli ordigni. E’ la sera dell’8 agosto.

 

 

Ventura – Dico, ma io quella sera ero a cena, gliel’ho già detto.

 

 

G.I. – Alle nove.

 

 

Ventura – Scusi, a che ora?

 

 

G.I. – Fino alle nove.

 

 

Ventura – Ma chi gliel’ha detto?

 

 

G.I. – Quelli che erano a cena con lei, mi pare.

 

 

Ventura – Fino alle nove? Fino a mezzanotte, vorrà dire!

 

 

G.I. – Con chi era a cena quella sera?

 

 

Ventura – Con Trapani, con Gaetano Testa, con Massari, con Giannola.

 

 

G.I. – Sì, Trapani, Gaetano Testa e Massari.

 

 

Ventura – Perché fino alle 9?

 

 

G.I. – Non lo so, così. Ci vuole dire, per caso, da dove sono venuti i finanziatori?

 

 

Ventura – Credo che l’unico che posso dire sia Comacchio.

 

 

G.I. – Va bene. Che facciamo, andiamo? Lei che dice?

 

 

Ventura – Se non c’è altro.

 

 

G.I. – Si aspettava qualche cosa ancora? Perché, se se l’aspettava, mi dica lei l’argomento e iniziamo un’altra indagine.

 

 

Ventura – Comunque, le ripeto, le argomentazioni non ci sono e non credo che ci siano. Mi sforzerò di più.

 

 

G.I. – Prima di chiudere le porrò una domanda che avevo dimenticato questa mattina. Ventura, quel pomeriggio, il pomeriggio del 12 dicembre, lei incontrò l’avvocato Diego Giannola?

 

 

Ventura – Sì, gliel’ho detto. Andai nel suo studio.

 

 

G.I. – Andò nel suo studio.

 

 

Ventura – Dopo essere andato alla “Lerici” o prima, un momento prima o dopo. Comunque il 12 dicembre (gliel’ho detto) certamente lo incontrai. Verso le sei e mezzo, le sette.

 

 

G.I. – Per quale ragione andò da Giannola?

 

 

Ventura – Per nessuna ragione specifica. Non c’era nessun motivo specifico.

 

 

G.I. – “Non ci andai per nessuna ragione specifica”.

 

 

Ventura – D’altra parte anche con Giannola c’erano rapporti continuativi per la NS e per altro.

 

 

G.I. – Andava spesso nello studio dell’avvocato Giannola, pur non avendo una ragione specifica?

 

 

Ventura – Sì, ma guardi che “ragione specifica” non significa che non c’era nessuna ragione, significa che c’erano delle ragioni che adesso non ricordo.

 

 

G.I. – Andava spesso a trovarlo?

 

 

Ventura – Sì.

 

 

G.I. – Altra domanda, l’ultima: in relazione a quanto le ho contestato sul 12 dicembre 1969 c’è un’altra cosa da aggiungere: cioè che lei abbia mentito quando ha affermato che è andato a Roma il 12 dicembre solo perché si era sentito male suo fratello. Lo si può dedurre anche da questo appunto che è sull’agenda di Sestili. Infatti sull’agenda l’ultima annotazione dell’11 dicembre è la seguente: “ore 19; telefona Ventura a via Lazio, dice che viene domani”. Quindi se lei, la sera dell’11 ha telefonato per dire che andava il 12, vuol dire che non c’è andato perché sua madre la mattina del 12 ha detto che stava male. Aveva già intenzione di andarci.

 

 

Ventura – Scusi un minuto.

 

 

G.I. – Questo conferma ancora una volta che il Sartorio, padre Sartorio, ricorda bene, no?

 

 

Ventura – Questo conferma che io dovevo andare a Roma. Se lei ha letto attentamente questa agenda ci sono molti appuntamenti che vengono indicati ed erano appuntamenti che venivano fissati e poi annullati.

 

 

G.I. – Certo, ma il fatto che nell’ultima occasione dell’11 dicembre lei ha telefonato alle ore 19, vuol dire che lei già alle ore 19 aveva deciso di andare a Roma, e non l’ha deciso alla mattina, così come ha sempre sostenuto. Questa è la verità.

 

 

Ventura – No, l’ho deciso alla mattina.

 

 

G.I. – Non l’ha deciso la mattina.

 

 

Ventura – L’ho deciso alla mattina.

 

 

G.I. – E allora perché ha telefonato alle ore 19 a Rinaldo Tomba? Non è stato lei a sollecitare l’acquisizione agli atti di questa gente, dicendo che Tomba era un registratore, registrava tutto?

 

 

Ventura – Questo era Sestili.

 

 

G.I. – Era Sestili.

 

 

Ventura – Comunque Sestili ricorda distintamente che quando entrai alla “Lerici” non anticipato da nessuna telefonata, Sestili si meravigliò moltissimo che io fossi a Roma. No, non Sestili, Tomba.

 

 

G.I. – Appunto Sestili si è meravigliato perché lei non ci andava quasi mai quando diceva di andare, perciò si meravigliò.

 

 

Ventura – No. Allora chiariamo a contraddittorio queste incongruenze. Chiedo un confronto con Tomba e con Sestili.

 

 

G.I. – E allora perché c’è questa annotazione: ha telefonato o non ha telefonato la sera prima?

 

 

Ventura – Io le ho detto di chiedere a Tomba se si sorprese o no quando il giorno 12 aarivai a Roma.

 

 

P.M. – E’ Sestili.

 

 

Ventura – Non mi interessa l’agenda di Sestili. Evidentemente questa è una annotazione che non ha spiegazione.

 

 

G.I. – Perché lei non ha telefonato.

 

 

Ventura – No, è assoluto.

 

 

G.I. – Assoluto.

 

 

Ventura – La telefonata, al telefono di via Lazio, chi l’ha ricevuta?

 

 

G.I. – Certo, evidentemente…………………….ha telefonato Ventura: arriva domani.

 

 

Ventura – La telefonata in via Lazio, l’avrebbe ricevuta Tomba?

 

 

P.M. – Sestili.

 

 

Difesa – Quando ha detto che Ventura doveva andare su il 12?

 

 

G.I. – “Telefona Ventura a Via Lazio: dice che viene domani”

 

 

Difesa – Sì, ma dice, per quale ragione doveva andare?

 

 

G.I. – Avvocato, ma che interessa la ragione! Lui sostiene che è andato a Roma il 12 solo perché suo fratello stava male. E lo sostiene anche dopo che abbiamo mostrato tutte quelle prove che abbiamo raccolto. Adesso questo è un ulteriore elemento che conferma che lui non è andato a Roma perché il fratello stava male.

 

 

P.M. – Ma era già deciso.

 

 

G.I. – Già l’aveva deciso di andarci.

 

 

Ventura – Senta, Tomba che cosa dice su questo punto?

 

 

G.I. – Niente. Tomba dice che lei è arrivato e ha parlato subito della bomba. Che era scoppiata.

 

 

Ventura – Senta, a questo punto mi sembra che sia necessario chiarire questi elementi.

 

 

G.I. – Dica, dica.

 

 

Ventura – Non c’è niente da chiarire. Sono loro che devono chiarire.

 

 

G.I. – Che loro! E’ lei che deve chiarire.

 

 

Ventura – Assolutamente.

 

 

Difesa – Sestili perché ha detto che doveva andare a Roma?

 

 

G.I. – Siccome ogni momento doveva venire e la carta è difficile da fare, la “Litopress”, era un momento in cui lui doveva sganciare e non sganciava.

 

 

Ventura – No, non era il momento in cui dovevo sganciare.

 

 

G.I. – O quasi. Era lei il finanziatore o non era lei? Il finanziatore della NS? Citato dal Grosso perché non ha mantenuto i suoi impegni?

 

 

Ventura – Certamente, sono venuto in galera. Gli impegni sono un circuito che ha un retroterra. Nel momento in cui salta il retroterra salta anche l’avamposto. E’ chiarissimo. E’ un meccanismo logico, assoluto.

 

 

G.I. – Pare che le cose non fossero andate come programmate neanche quando lei non era in galera, almeno da quanto ci hanno dichiarato i vari personaggi.

 

 

Ventura – Sì, ma il carcere comincia il 17 febbraio 1970, non è che cominci nel 1971. Il carcere incomincia in quell’epoca, quando la notizia viene propagata. D’altra parte la chiusura degli affidamenti bancari, riportano quella data o qualche giorno dopo.

 

 

G.I. – Va bene.

 

 

Ventura – Comunque io insisto per questo chiarimento con Tomba. Lei vuole chiarire questa situazione? Allora mi metta a confronto con Tomba.

 

 

G.I. – Che c’entra Tomba con Sestili? E’ Sestili che ha fatto la dichiarazione.

 

 

Ventura – No, ma a me interessa che Tomba dica quale è stata la sua reazione quando io sono entrato perché se c’è stata una telefonata evidentemente Tomba doveva saperlo, è inevitabile, perché lui era alla “Lerici”. Via Lazio è la sede della “Lerici”.

 

 

G.I. – Ma la reazione è chiara, dato che lei, Ventura, è una “Primula rossa”. Quindi ogni volta che lei veniva a Roma era un terno al lotto.

 

 

Ventura – Ma no!

 

 

G.I. – Quelli l’hanno dichiarato.

 

 

Ventura – E lei non vuole chiarire questo punto?

 

 

P.M. – E’ irrilevante.

 

 

G.I. – Sì, è irrilevante perché non cancella quella annotazione fatta sulla sua agenda. Adesso mi deve dire solamente se lei vuole che sia fissato un altro interrogatorio. Se vuole riflettere su qualche cosa.

 

 

Ventura – Come?

 

 

G.I. – Se vuole riflettere su quei documenti.

 

 

Ventura – Non ho inteso l’inizio del discorso.

 

 

G.I. – Adesso lei mi dica (siccome stiamo per concludere) se lei vuole essere riascoltato, vuole riflettere oppure lei ritiene di aver già chiarito tutto?

 

 

Ventura – Le mie reticenze sono evidentissime in quei punti che ho detto.

 

 

G.I. – Lei vuole vincere quelle reticenze? Vuole meditare se per la sua linea di difesa sia il caso di vincerle?

 

 

Ventura – Ci meditiamo.

 

 

G.I. – Allora me lo fa sapere lei?

 

 

Ventura – Non si preoccupi, non ci impiego molto.

 

 

G.I. – Va bene.

 

(Fine dell’interrogatorio di Ventura Giovanni del 7 marzo 1973)