BOBINA N.23

CONFRONTO TRA VENTURA GIOVANNI E LORENZON GUIDO PRESSO IL CARCERE GIUDIZIARIO DI MONZA IL 31 MARZO 1973 ALLE ORE 12,30

 

La strategia di Ventura - 31/3/73 

 

G.I. – DOTT. D’AMBROSIO

P.M. – DOTT. ALESSANDRINI

 

 

 

Ventura – Io intendo fare una premessa……

 

 

G.I. – Lei mi dica solo i punti.

 

 

Ventura – E’ necessario perché è una questione personale ed è anche importante. Perché io credo che sto pagando…..

 

 

G.I. – Ventura, io la prego, se fa premesse che possano in qualsiasi modo influenzare il Lorenzon…..

 

 

Ventura – No.

 

 

G.I. – Lei fa delle premesse nei miei confronti e allora facciamo uscire il Lorenzon.

 

 

Ventura – No. Siccome io avevo un debito con Lorenzon, sto dicendo che sto pagando questo debito.

 

 

G.I. – Lei aveva un debito con Lorenzon?

 

 

Difesa – Debito morale.

 

 

Ventura – Il debito di non ammettere tutta una serie di circostanze. Però così, allo stesso livello di precisazione, c’è anche un debito suo nei miei confronti. Ed è questo: lui ha detto una circostanza che è vera, quella relativa al fatto che io sapessi anticipatamente, o avessi avuto una precisazione con almeno tre mesi di anticipo.

I fatti che poi probabilmente si sono verificati, probabilmente sono gli stessi che mi erano stati relativamente avvertiti. Ora l’esito di Lorenzon nei miei confronti è questo: dopo la strage di non essere venuto da me e avermi detto: “Senti! Tu hai avuto questa notizia, questa segnalazione. Tu sei tenuto a fare un esposto, una denuncia. Sei tenuto a impedire che si continui su questa strada!”.

 

 

G.I. - Ma mi pare che adesso, proprio leggendo il verbale di confronto, è risultato che…..

 

 

Ventura – Lei sa perfettamente che questa circostanza è stata ammessa in due tempi.

 

 

G.I. – Lei effettivamente avrebbe saputo prima degli attentati, che si sarebbe proceduto ad attentati prima del 12 dicembre 1969. E prima del dicembre 1969 ha riferito questa circostanza a Lorenzon. E l’avrebbe riferita in due tempi: “A me una persona a Milano mi ha detto, ecc., che sarebbero stati compiuti attentati in luoghi chiusi”.

 

 

Lorenzon – Dopo il 12. Il 13.

 

 

Ventura – A Milano?

 

 

Lorenzon – No.

 

 

G.I. – Che lei ha riferito questo discorso, dice Lorenzon.

 

 

Ventura – Scusa, guarda che tu hai scritto, prima e dopo. I discorsi sono stati fatti prima e dopo. Ne sono sicuro.

 

 

Lorenzon – Tu me li hai riferiti dopo il dodici.

 

 

G.I. – Lei disse intorno al 13.

 

 

Lorenzon – Fu il 13 dicembre oppure nei primissimi giorni di gennaio.

 

 

Ventura – Cioè noi non avremmo parlato in precedenza di questi fatti?

 

 

Lorenzon – No. Che io mi ricordi, no!

 

 

G.I. – Lei invece sostiene di avergliene parlato ancora prima che si verificassero gli attentati del 12 dicembre ’69. Cioè avrebbe riferito di questi colloqui….

 

 

Ventura – I discorsi hanno avuto anche diverse occasioni. Non una sola.

 

 

G.I. – Cioè Lorenzon, se ho ben capito, Ventura sostiene che dopo gli attentati di agosto, e fra gli attentati di agosto e del 12 dicembre lui le avrebbe riferito di questi ulteriori discorsi sugli attentati. Cioè che si avevano in programma altri attentati.

 

 

Lorenzon – Non posso negare che me ne abbia parlato. Però non mi ricordo di potere….Non ho la possibilità di dire se questo discorso è stato fatto. Mi pare anche di ricordare questo, che non mi ha mai parlato di questo.

 

 

Ventura – Che questi discorsi non sono stati fatti?

 

 

G.I. – Non sono stati fatti prima del 12 dicembre, dice il Lorenzon.

 

 

Lorenzon – Che anch’io dopo il 12 dicembre abbia parlato con magistrati o qualcun altro, dicendo che il Ventura mi aveva riferito queste cose.

 

 

G.I. – Lorenzon ha sempre sostenuto, e questo mi pare sia abbastanza preciso, che dopo che erano stati consumati gli attentati del 12 dicembre ’69, il 13 o il 14, comunque nei giorni immediatamente successivi venne a conoscenza….Comunque lei già sapeva che questi attentati sarebbero stati compiuti.

 

 

Lorenzon – Intendevo non questi.

 

 

G.I. – Già sapeva che si intendevano fare degli attentati in luoghi chiusi, mi pare che lei abbia usato questa espressione, che l’aveva saputo da una persona a Milano. Eche a quella persona lei avrebbe detto chiaro che a quel livello là, cioè attentati in luoghi chiusi, lei non ci sarebbe stato più.

 

 

Lorenzon – Sì.

 

 

G.I. – Questo discorso, credo, lei poi abbia detto che fu rifatto di nuovo alla presenza di Barnabò. Tanto è vero che Barnabò avrebbe esclamato: “Ma allora tu sapevi?”.

 

 

Lorenzon – Mi ricordo questo episodio. E che il barnabò mi avesse riferito che parlando tra loro due, Giovanni gli aveva detto: “Sì, sì. Se si faranno degli attentati le banche saranno le prime a saltare”.

 

 

Ventura – Scusi, questo è avvenuto alla fine di dicembre?

 

 

Lorenzon – Alla fine di dicembre. Dopo che io ero già stato una volta dal magistrato. Ci siamo trovati con Barnabò e siamo andati in macchina.

 

 

G.I. – Cioè i termini dei discorsi sono questi: come data sono i discorsi fatti dopo gli attentati. I termini erano appunto che lei era a conoscenza che sarebbero stati fatti attentati in luoghi chiusi, non gli attentati del 12 dicembre. I luoghi chiusi facendo accenno alle banche…..

 

 

Ventura – No, no!

 

 

G.I. – E a questi discorsi lei aveva dato questa informazione, che se si sarebbe proceduto a questa progressione di attentati in luoghi chiusi lei avrebbe detto chiaramente: “Io allora, a questo punto, non ci sto più”.

 

 

Lorenzon – Sì. Questo lo avrebbe detto a me dopo.

 

 

G.I. – Io sto riferendo i termini. Ora, Ventura sostiene che questo discorso è stato fatto in più riprese: prima e dopo gli attentati. E comunque, già prima degli attentati, lei aveva riferito il discorso in quei termini e in termini pressoché identici a Lorenzon.

 

 

Ventura – Direi di sì. Quanto al riferimento alle banche….

 

 

G.I. – Il riferimento alle banche non ci fu?

 

 

Ventura – Non ci fu senz’altro. Può darsi che i miei discorsi in riferimento ai tassi di interesse, al capitale finanziario, ecc., fatti col Barnabò, il Barnabò abbia tratto a posteriori conclusioni che…..

 

 

Lorenzon – Il Barnabò.

 

 

G.I. – Riferendosi anche al discorso di Ventura?

 

 

Lorenzon – Sì.

 

 

P.M. – Barnabò questi discorsi li ha sentiti prima del 12 dicembre?

 

 

Lorenzon – Da quel che posso aver capito dal discorso del Barnabò, sì.

 

 

G.I. – Allora li ha fatti al Barnabò e non a Lorenzon questi discorsi. Li ha fatti anche al Barnabò?

 

 

Ventura – Discorsi su attentati alle banche io non ne ho mai fatti. L’assimilazione tra le banche e gli attentati è evidentemente successiva perché gli attentati alle banche ci sono già stati. Il riferimento a discorsi miei sul fatto che bisognava comunque colpire, modificare, distruggere, il sistema finanziario vigente non ha nessun riferimento. Non ha nessuna accezione terroristica.

 

 

G.I. – E’ un discorso astratto che lei faceva con il Barnabò?

 

 

Ventura – No. Un discorso concretissimo. Dei miei interessi che pagavo alle banche. Un discorso molto concreto. Il sistema finanziario di sfruttamento, che è capitale finanziario monopolistico. Mi sembra che sia la realtà quotidiana.

Quindi questo era il discorso. Che poi quando ci sono stati gli attentati alle banche, e io in una situazione di questo tipo….Barnabò abbia pensato: “Adesso capisco il discorso che facevi sulle banche. Visto che tu mi avevi in sua presenza detto che sapevi in anticipo…”.

E io ti avevo confermato che sapevo in anticipo che sarebbero stati fatti attentati…..

 

 

Lorenzon – Questo me lo hai detto dopo.

 

 

Ventura – No. Al pranzo di Barnabò tu hai tirato fuori questo discorso. Ed è stato in quella occasione che lui ha detto: “Ma allora tu sapevi?”.

 

 

Lorenzon – C’è stato questo: ci sono stati gli attentati del 12 dicembre; il 1, sabato, ci siamo visti lì a Treviso; qualche giorno dopo ci siamo visti…..

 

 

Ventura – Io faccio un brevissimo inciso: il giorno 13 io tornavo da Roma, mentre qui tu hai detto che io sarei stato a Milano.

 

 

Lorenzon – No. Io ho detto che tu hai detto al Franco che tornavi da Milano.

 

 

G.I. – Il discorso che fa Lorenzon è questo: lui va in libreria e chiede di lei; lei non c’è ancora. Poi l’aspetta tutto il giorno. Dal Franco che è in libreria, sa che lei è a Milano……

 

 

Lorenzon – No. Che sta arrivando.

 

 

G.I. - …..Anzi che sta arrivando. Allora lei come arriva, dice a una domanda del Franco: “Sono stato a Milano”. Poi successivamente dice a Lorenzon: “Guarda che io in effetti sto tornando da Roma – Ma come! Hai detto che stavi tornando da Milano – Ma l’ho detto a lui. Siccome lui mi ha fatto pressione in questi giorni perché io andassi a Milano, ecc., gli ho detto che sono tornato da Milano ma in effetti, in concreto, io torno da Roma non da Milano”.

Questo in effetti avrebbe detto al Lorenzon.

 

 

Ventura – Sarebbe stato fatto questo discorso?

 

 

G.I. – Cioè lei al Franco dice: “Vengo da Milano – Poi a lui dice – Vengo da Roma”. E spiega anche perché ha detto a Franco invece che veniva da Milano: “Se no dovevo anche stare a spiegargli perché non ero andato a Milano – da non so chi – per….

In questi termini……Può essere andata così?

 

 

Ventura – Io non ricordo. Può essere benissimo andata così.

 

 

G.I. – Lei in effetti tornava da Roma.

 

 

Ventura – Questa può essere una spiegazione del fatto che sia venuto fuori questo Milano.

 

 

Lorenzon – Per quanto mi riguarda, sì.

 

 

G.I. – E’ andato all’agenzia e si è fatto dare il biglietto dell’aereo.

 

 

Ventura – I miei biglietti siccome venivano contabilizzati…..

 

 

G.I. – Ma noi non abbiamo mai dubitato che fosse a Roma. Se ha dormito a casa di Nino Massari. Ha confermato questa circostanza, che lei ha dormito. Non abbiamo nessun dubbio.

Perciò possiamo considerare superato questo punto di contrasto?

 

 

Ventura – Sì.

 

 

G.I. – E così si ha conferma, effettivamente, che il discorso era in questi termini.

Qual è il secondo punto di contrasto?

 

 

Ventura – La faccenda della nonna….che tu telefoni, ecc.

 

 

G.I. – Questo è stato chiarito nel corso del precedente confronto. Cioè che lei avrebbe telefonato nella serata del 13 alla nonna a Castelfranco Veneto. La nonna avrebbe riferito che sua madre era in lacrime. Lei successivamente avrebbe telefonato anche a Cortina.

Lei poi specificò: “Guarda, io ti ho spiegato per quale ragione mia madre stava piangendo”. E fece riferimento all’attacco di epilessia di suo fratello. Lui dice: “Io ricordo che tu mi hai fatto questo riferimento, ma non ricordo che tu me lo abbia fatto quella sera, in riferimento al pianto di tua madre”.

E’ così?

 

 

Lorenzon – Sì.

 

 

G.I. – Andiamo avanti. Vediamo un altro punto.

 

 

Ventura – Tu telefoni….

 

 

Lorenzon – Un’altra telefonata…..

 

 

P.M. – Quella dell’11 alla nonna.

 

 

G.I. – Lui telefonò alla nonna e la nonna disse: “A te lo posso dire….”.

 

 

Lorenzon – Sì. A metà settimana.

 

 

Ventura – Cioè, cosa ti avrebbe detto la nonna?

 

 

Lorenzon – Che tu non eri in casa. Ha avuto un’interruzione.

 

 

Ventura – Sì. Aveva il mandato di non dire mai dove ero. Anche perché….

 

 

G.I. – Poi disse: “A te lo posso dire”.

 

 

Lorenzon – “….E’ rientrato ed è ripartito subito”. E ho messo il dubbio nelle precedenti deposizioni, se mi avesse detto per dove.

 

 

Ventura – Dunque, qui c’è un discorso che per me è un discorso importante: sul tipo di apprezzamento che abbiamo fatto insieme, e ho fatto io, sul fatto che era successo prima, cioè la strage.

Siccome da quanto dici tu si potrebbe desumere che la mia valutazione, cioè la condanna di ordine morale, di ordine politico, sia un fatto di ordine strumentale. Soprattutto quando dici che la insensibilità di certi gruppi politici non consentirebbe la riforma del sistema; che in fondo, cosa sono 14 morti, non sono più importanti della vita di un rivoluzionario. E soprattutto tu chiudi questo discorso dicendo che occorreva fare qualcos’altro….

 

 

Lorenzon – Sì. Questo è stato davanti alla libreria.

 

 

Ventura – E tu intendi, almeno così si capisce qua, in equivocamente, che questo “occorreva fare qualcos’altro”, significa occorreva fare qualcos’altro nella direzione di quel che era successo un giorno prima, cioè del terrorismo. Cosa che per altro non combacia più con quanto hai detto sopra, quando dici che io condividevo da un certo punto di vista…

Qui bisogna precisare la questione. E’ certo che quando ti dicevo “fare qualcos’altro”, non ti dicevo “occorre mettere le bombe”. Anche perché ci sono altri che su questo punto mi sembra siano stati chiari.

Sul fatto che io formulavo non solo una condanna di ordine personale, morale, nei confronti di fatti di quel tipo ma che c’era una precisa valutazione di ordine politico sulla loro efficacia pratica, che non risolleva i problemi del Paese.

Quando ti dico “La strage non serve a niente ed è negativa”…..

 

 

Lorenzon – La data di questo verbale?

 

 

P.M. – Del 17 gennaio.

 

 

Lorenzon – Praticamente tu adesso mi chiedi di esprimere una valutazione?

 

 

Ventura – No. Questo qua dice due cose, “che io condannavo da un punto di vista politico, da un punto di vista morale, che ritenevo inefficace a modificare la situazione storica e politica del Paese, e che ti dicevo “occorreva fare qualcos’altro””.

Confermiamo questi punti che mi sembra siano abbastanza rappresentativi della mia posizione di fronte a quella vicenda, e basta. Chiariamo che “occorreva fare qualcos’altro”, tu l’hai recepito così in una fase psicotica, quanto meno. Cioè decidere subito, “occorreva mettere bombe, in assoluto” da una frase come “occorreva fare qualcos’altro”.

 

 

G.I. – (legge una deposizione di Lorenzon, n.d.c.) - “Intendo precisare, adesso che ricordo, la motivazione psicologica, immediata, dalle rivelazioni fatte al legale di Vittorio Veneto, fu costituita dalla forte, direi drammatica impressione prodotta dai recenti avvenimenti criminosi di Milano e di Roma.

E altresì da una espressione di commento a detti fatti, uditi il giorno dopo dal Ventura, che io ho così ricostruito e riferito al legale: “Tanto no basta. Visto che nessuno si muove da destra o da sinistra. – DR: Ho saputo che l’avvocato Steccanella ha riferito al PG. Di Venezia il contenuto delle mie rivelazioni contro il Ventura, ecc.”.

 

 

G.I. – Questo quindi dovrebbe far parte delle ritrattazioni di fronte al magistrato.

 

 

Lorenzon – Sì.

 

 

G.I. – Dell’11 gennaio l’interrogatorio.

 

 

Lorenzon – Quindi sarebbe importante che io potessi dare una interpretazione, diciamo….

 

 

Ventura – No. E’ importante che tu dica se queste cose io le ho dette o no…..Io condannavo da un punto di vista politico e da un punto di vista morale. Questo lo hai detto qua. O questa è una bugia, e non è una bugia perché io so che c’è stato e c’era subito, immediato, questo tipo di atteggiamento da parte mia: cioè l’inefficacia, politica e la condanna morale, oppure perché questo fatto di dire che era il periodo delle ritrattazioni, ecc. non capisco cosa significa.

Quindi tu fai riferimento che non è una interpretazione. Cioè tu dici che dal punto di vista morale non condivise Ventura lo scoppio della bomba, cioè la strage; dal punto di vista politico ha espresso una valutazione negativa sull’efficacia pratica di un fatto così grave.

Se una strage con 16 morti non serve, cos’è che serve? Una strage con 160 morti? Non lo so.

A un certo momento si dice, c’è stato un atteggiamento negativo…. A un certo momento tu dici che eri in una tua situazione, che era una situazione di tutti, il giorno successivo, chi più chi meno.

Ma tutti il giorno dopo ci siamo trovati in quella situazione. Tu ti sei trovato in una situazione particolare. Perché se non eri in una situazione particolare, il rapporto tra me e te doveva prevedere un altro sbocco.

Tu dovevi venire da me e dirmi: “Senti, tu sai! Vai dal magistrato altrimenti vado io”.

Invece ti succedeva che….

 

 

 

Lorenzon – Invece è successo che sono andato io.

 

 

Ventura – Credo che su questo punto tu debba ammettere….Non facciamo una questione di correttezza. Una questione di slealtà. Perché io in termini pressoché gratuiti, diciamo pressoché, avevo con te questi rapporti. Tu parlavi con me di queste cose; avevi queste notizie. Io queste notizie te le ho continuate a dare anche quando avevo saputo che mi avevi denunciato.

Quindi non c’era nessun motivo di tenermi nascosto questo tuo atteggiamento. Tu dovevi venire da me a dirmi: “Tu li denunci questi! – No io non li denuncio - Allora se non li denunci tu li denuncio io. E denuncio anche te”.

 

 

G.I. – Questo è un boomerang?

 

 

Ventura – Come un boomerang?

 

 

G.I. – Sì. Perché lei appena avuta notizia da Lorenzon, doveva andare allora dal magistrato. Dire: “Va bene. Hai inziato tu ma io non ti indico a fare le ritrattazioni. Adesso ci vado pure io e gli racconto il resto. E ti metto in condizione di….”.

Il fatto sta che lei pur sapendo non ci è andato mentre Lorenzon ci è andato.

 

 

Ventura – Sapendo cosa, dottore? Qui bisogna stabilire cosa sapevo.

 

 

G.I. – Pur sapendo, quanto meno, le cose che ci ha dette finora.

 

 

Ventura – Queste cose. Non quanto meno. Mi dica lei se sapendo queste cose ero in condizione di fare una denuncia o un esposto senza essere ricattato. Comunque….

 

 

G.I. – Allora il conto non è tanto questo. Che Lorenzon ci dica, è chiaro che l’interpretazione a quel periodo Lorenzon non è in grado di darla e nel momento in cui la sentì fosse detta nel senso spropositato e dovuto alla situazione. Quel “bisognerà fare qualcos’altro”, lui potrebbe averlo interpretato…..

Evidentemente lei però poteva tranquillamente ritenere di dire che quel “si deve fare qualcos’altro”, cioè “non bisogna più ricorrere all’attività terroristica. Bisogna fare qualcosa di diverso per arrivare ad una soluzione”.

Quindi è chiaro che su questo punto, io credo, non ci possa essere contrasto. Lui dà una interpretazione che è dovuta al momento e anche, possiamo dire, all’emozione del momento. Questo “dobbiamo fare qualcos’altro” l’intende come “dobbiamo fare qualcos’altro su quella strada”.

Altrimenti non va dal magistrato. L’interpretazione viene dal fatto stesso che lui è andato dal magistrato. Lei invece intendeva dire “bisognerà fare qualcos’altro se si vuole effettivamente sostituire a questo sistema, che è un sistema ingiusto, ecc, un altro sistema, non bisognerà certo ricorrere a quell’attività terroristica.

Perché visto che non si è mosso niente, questa non solo è una attività che mette in pericolo la vita ma è assolutamente inutile, anche sul piano inefficace, assolutamente priva di efficacia sul piano che ci si prefigge di raggiungere.

Quindi sono discorsi che possono essere interpretati in tanti modi. E sono discorsi che l’interpretazione non la deve dare.

Lui in quel momento ebbe quella sensazione. Tanto è vero che è andato dal magistrato senza neanche venire a chiedere: Tu che fai? Li vuoi venire a denunciare?

Perché lui aveva in quel momento la sensazione che aveva questo dovere. Anche lei l’ha detto prima, lei anche nel corso dell’altro confronto non volle dire da chi aveva saputo in concreto che si sarebbe passati ad attentati in luoghi chiusi. L’ha detto prima, l’ha detto dopo il 12 dicembre, non ha importanza.

Io voglio credere anche che lei l’abbia detto prima, ma in che termini effettivi fu fatto questo discorso a lei?

Lei effettivamente disse: “Allora io a questo punto non ci sto più”. Così come ha riferito a Lorenzon. Lei dice che il discorso fu fatto a Luglio?

 

 

 

Ventura – No. Fine agosto-settembre.

 

 

G.I. – Chi era questa persona a cui fece questo discorso?

 

 

Ventura – Ne abbiamo parlato la volta scorsa. Non solo, ma ne abbiamo parlato a ottobre-novembre in un verbale in cui genericamente avevo già detto queste cose.

 

 

G.I. – Io le voglio sapere fino in fondo, adesso. Le voglio risentire. Visto che siamo in questa sede le voglio risentire. Naturalmente se lei le vuole dire.

 

 

Ventura – Io sono pronto a ridirle. Ma mi sembra straordinario che lei dica che le ho dette in modo generico.

 

 

G.I. – Forse io ho capito male. Le dica in termini precisi.

 

 

Ventura – La fase di uscita, diciamo, della situazione di carattere organizzativo, che lei conosce….

 

 

G.I. – Quel riferimento a Milano che lei non ha rifatto in questo chiarimento che ha dato a me.

 

 

Ventura – Il riferimento a Milano non è mai stato fatto. A parte il fatto che disse: presumibilmente a Milano. Quindi questo presumibilmente è tutto. E’ un presumibilmente che non si sa.

 

 

G.I. – La mia domanda è proprio per questo. Che c’entra Milano con quel che mi ha spiegato lei?

 

 

Lorenzon – Io mi ricordo di questo…..

 

 

G.I. – Io devo verificare adesso in sede di confronto, visto che è saltato fuori questo argomento, se effettivamente il discorso fu fatto nei termini che lei ha riferito, o se è stato fatto in termini diversi. Se si è verificato, sentiamo anche alla presenza di Lorenzon.

 

 

Lorenzon – Io mi ricordo che alcuni giorni dopo il 12 dicembre, o il sabato immediatamente successivo, parlando insieme, mi disse che sapeva che attentati del genere erano in programma; questo tipo di attentati alle banche….

 

 

Ventura – Ma io ti dissi….

 

 

Lorenzon – Lasciami concludere. ……Con una persona si era rivisto, o lo stesso giorno o il giorno successivo, adesso non ricordo con esattezza, e ha trovato questa persona piuttosto sconvolta. Adesso io non so…..

 

 

Ventura – Una persona……

 

 

Lorenzon - …….che sapeva. Piuttosto sconvolta. Al che io ti ho detto: “Se tu conosci questa persona, oppure se tu sai che questa persona o c’entra o ha delle notizie, queste notizie le potresti fornire tu.

Il tuo argomento è stato che se questa persona, se io la denunciassi, vale più un rivoluzionario. E ti riferivi a questa persona. Vale più un rivoluzionario che questi morti, adesso interpreto, creo di interpretare, che possono essere stati sia casuali sia voluti. Mettendo insieme il discorso del sabato 13 a questo discorso qui.

 

 

Ventura – Non ho capito il tuo ultimo accenno.

 

 

Lorenzon – Questo discorso tu non me lo hai fatto il sabato ma successivamente, in via Manin.

 

 

G.I. – Il fatto di sapere che sarebbero stati attuati degli attentati del genere, le fu fatto il 13?

 

 

Lorenzon – Successivamente. Se basta questa precisazione.

 

 

G.I. – Lui poi disse che aveva incontrato questa persona da cui aveva….

 

 

Lorenzon – La persona, presumibilmente la stessa.

 

 

G.I. – Come lo riferisce Lorenzon è un po’ diverso da come lei l’ha spiegato.

 

 

Ventura – Ci stiamo fermando a Milano oppure stiamo parlando di altro?

 

 

G.I. – Anche se non è Milano….Lasci perdere la città.

 

 

Ventura – Lo ha detto lei che interessa sapere se è Milano. Io, Milano non te l’ho mai detto. Non ti ho mai parlato di Milano. Non conosco nessuno a Milano. Non vedo perché avrei dovuto dirti, Milano.

 

 

Lorenzon – In forma esatta mi sembra di non averlo mai detto.

 

 

Ventura – Questo è di un mese dopo. Come fai a dire “presumo a Milano”.

 

 

Lorenzon – In forma esatta non l’ho mai dichiarato se questa persona fosse di Milano oppure no. O se al contrario fosse avvenuto a Milano oppure no. Non ricordo adesso per quale ragione possa avere detto Milano la sede dell’incontro, o Milano la città di questa persona.

Ricordo di averlo detto. Non so perché abbia messo questo presumo, questa incertezza.

 

 

G.I. – Quando fu fatto questo discorso?

 

 

Lorenzon – Fu fatto alcuni giorni dopo il 12.

 

 

G.I. – Ma fu fatto nell’occasione in cui Ventura le disse che aveva incontrato questa persona che era sconvolta. “Ma allora tu perché se sai effettivamente che questa persona sa e c’è dentro non la vai a denunciare?”.

 

 

Lorenzon – Questo.

 

 

Ventura – Io ricordo perfettamente il discorso. Comunque d’altra origine…..Sono parole di una persona che io ho riferito. Ma la persona non è la persona che viene indicata prima, come quella che è a conoscenza.

 

 

G.I. – Accettiamo bene il punto di contrasto. Lei adesso ha sentito un’altra volta quello che sostiene Lorenzon. Lei in relazione a questo episodio dice: Non c’è stato proprio un episodio del genere, e io non ho mai detto una frase del genere così come l’ha riferita adesso Lorenzon. Oppure io quella frase l’ho detta; ma l’ho detta non personalmente ma riferita a un’altra persona che l’aveva detta.

 

 

Ventura – Tutto il contesto di questo discorso. Non so se: “Anche un rivoluzionario non può avere un cuore di pietra…”…….Comunque questo discorso è stato fatto. Ed è stato un discorso fatto successivamente a un incontro…….

 

 

Lorenzon – Mi pare che ti ho accompagnato in macchina, eravamo sulla mia macchina. L’abbiamo parcheggiata all’inizio di Via Manin e non so se fosse di ritorno da Arcade. Comunque è abbastanza probabile. Ma devo stare evidentemente attento a come parlo.

 

 

Ventura – Senz’altro è riferito o ad un colloquio avuto con Quaranta, o ad un colloquio avuto con Sartori. Su questo non c’è ombra di dubbio. Questa espressione, il fatto che anche uomini, i quali erano impegnati su una linea di lotta che non esclude l’uso della violenza, perché il leninismo non esclude l’uso della violenza e della violenza rivoluzionaria, anche costoro di fronte a un fatto del genere…..

 

 

G.I. – Non è completo.

 

 

Ventura – Cioè anche uomini che politicamente potevano provvedere in linea teorica di utilizzare e di aderire a un modello di lotta politica violenta, anche loro di fronte a un fatto del genere erano stati scossi, traumatizzati. Che quindi in questo contesto ovviamente anche di gente che in altre situazioni, durante la resistenza [Ventura si riferisce a Sartori, n.d.c.], durante la guerra, si erano comportati da duri…[…]…

Ma questo non ha nessun riferimento con il discorso che riguarda l’anticipazione e la previsione di attentati, che è tutto un altro discorso.

 

 

G.I. – La previsione sulla vita di un rivoluzionario?

 

 

Ventura – Assolutamente no. Questo è stato un discorso molto generale, senza riferimento preciso al fatto. Cioè del fatto si è trovato spunto solo per delle considerazioni. Sono sicuro di non avere detto una cosa del genere. Altrimenti non potevo avere espresso una condanna di tipo morale e politico a quel che era successo.

Relativamente ai colloqui avuti con la persona venuta a conoscenza che erano in programma degli attentati, è il fatto che io ho già riferito, che si distribuisce nei tempi che ho detto, cioè parte dell’agosto, fino agosto-settembre…va avanti. Non è mai cessato. Perché io, ripeto, Pozzan ho continuato a rivederlo anche dopo. E anche Freda.

 

 

G.I. – Quindi, allora, per quale ragione lei non avrebbe dovuto denunciare Pozzan, il sovrano dei rivoluzionari che non andava sacrificato, se era stato fatto questo discorso?

 

 

Ventura – Non è riferito a Pozzan. Questo discorso non è riferito alla situazione. Fu generico, fatto sulla strage.

 

 

G.I. – Riferì anche il Lorenzon che quando il Pozzan, adesso la persona sconosciuta per Lorenzon, gli avrebbe riferito che sarebbero stati fatti attentati in luoghi chiusi…..

 

 

Ventura – No. Freda.

 

 

G.I. – Lui disse che….

 

 

Ventura – La proposizione relativa all’iniziativa attentati in luoghi chiusi non è di Pozzan. E’ di Freda. Pozzan intervenne in un successivo momento, in un secondo incontro. Nel momento in cui io mi avvedo perfettamente, anche per l’anticipazione generica precedente, che Pozzan è disponibile, nonostante sia su posizioni completamente diverse dalle mie e sia sulle posizioni sostanziali di Freda, su una linea di rottura a questo livello con Freda.

E quindi io vado da Freda insieme a Pozzan per il semplice motivo che andando da Freda insieme a Pozzan sarebbe stato più efficace.

 

 

G.I. - Contatti con questi discorsi che Freda le avrebbe anticipato……..

 

 

Ventura – Relativi all’anticipazione. Quando le ho detto che è stato fatto questo riferimento a Paglia. In quel contesto. E poi, in successive occasioni, ho saputo da Pozzan che quella linea era confermata……

 

 

G.I. – Quindi lei parlò in termini generici e senza dire “Milano. Una persona di Milano aveva saputo che si sarebbero fatti attentati”.

 

 

Ventura – Non ho presunto niente!

 

 

G.I. – Lui dice…..

 

 

Difesa – E’ stato interrotto mentre stava dicendo che questi discorsi, cioè gli uni e gli altri, erano avvenuti in due tempi.

 

 

Lorenzon – Il discorso sulla conoscenza che Ventura aveva che si sarebbero fatti attentati di quel tipo e sulla persona che lui ha incontrato. Ed era una persona che sapeva, era a conoscenza.

Io gli ho detto: “Va bene. Se tu conosci una persona che sapeva…”

 

 

Ventura – Non è probabile, Guido, che nella seconda occasione si siano accavallati….

 

 

Lorenzon - ……Sono cose tanto gravi, che se tu sai, se tu conosci una persona che è a conoscenza di questi fatti, che potrebbe conoscere i veri responsabili, tu dovresti fornire queste notizie”.

E tu non sapevi ancora che io ero già a colloquio col magistrato.

 

 

Ventura – Non lo sapevo.

 

 

Lorenzon – E’ quello che tu mi hai rimproverato prima.

 

 

G.I. – Questo argomento si sarebbe svolto in due episodi?

 

 

Lorenzon – Sì.

 

 

G.I. – Una prima volta lui avrebbe detto che attentati di questo tipo si sarebbero svolti in luoghi chiusi. E che lui non era d’accordo…

 

 

Ventura – Non si può dire, scusi dottore, “tre mesi fa non era più disponibile e che non contassero più su di lui….” E adesso “Non era d’accordo”. C’era anche il “più” nella mia frase. Quello che ho detto che non c’era l’altra volta.

 

 

Lorenzon – Questa mi sembrava più pesante.

 

 

G.I. – Poi, in un secondo momento, viene fatto il discorso che anche un’altra persona, che era a conoscenza di queste cose, era stata incontrata da lui ed era molto sconvolta. E allora lì, in quel contesto là, si inserisce il suo discorso che dice: Ma allora se tu conosci questa persona che sa, vai dal magistrato e racconta”.

E lui avrebbe aggiunto: Ma la vita di un rivoluzionario….

 

 

Ventura – Io insisto, che questo discorso non è riferito alla persona che sapeva. Io ho un ricordo precisissimo del discorso fatto con Quaranta. C’era Sartori che ha ammazzato durante la resistenza parecchie persone…..Questo discorso non poteva in nessun modo essere riferito a Pozzan.

 

 

Difesa – Il discorso che lei fa su Pozzan è un discorso che viene fuori questa mattina, all’improvviso.

 

 

G.I. – Io non è che lo faccio….Cioè se questo discorso era stato fatto, la persona che lui aveva incontrato ed era molto abbattuta, doveva essere Pozzan.

 

 

Ventura – Pozzan era abbattuto già due mesi prima. Il problema è che io non ho incontrato Pozzan.

 

 

G.I. – Lei riferisce di altra persona, che anche lui era a conoscenza….

 

 

Ventura – No, no!

 

 

G.I. – L’unica altra persona a conoscenza, come lui, che sarebbero stati fatti attentati in luoghi chiusi e che non condivideva queste cose, ecc. era Pozzan. Quindi, quando lui mi riferisce questo discorso, della persona che è ignota, io che so quello che lui ha dichiarato, dico: Evidentemente ha incontrato il Pozzan che era abbattuto e gli ha fatto questo discorso.

E lei ha riferito di avere incontrato questo qua che era molto abbattuto.

 

 

Ventura – Non è possibile che io abbia detto: “Anche un rivoluzionario non può essere di pietra….Comunque se la vita di un rivoluzionario vale più della vita di 12 persone…”. E abbia riferito questo discorso a Pozzan.

E’ fuori di tutte le regole.

 

 

G.I. – Allora non c’è stato questo discorso?

 

 

Ventura – C’è stato. Ma è riferito ad altre persone ad altre situazioni. Sartori…..

 

 

G.I. – Allora non c’è stato un discorso del genere? C’è stato un discorso completamente diverso.

 

 

Difesa – Non con Lorenzon ma con Sartori.

 

 

Ventura – Io sapevo, come ti ho già detto: Comunque di fronte a cose di questo tipo anche gente che ha il pelo sul cuore, di fronte a una cosa del genere…..”Perchè non li denunci!”. A questo punto: “La vita di un rivoluzionario vale più di 12 persone” non mi pare che sia riferita al fatto “Perché non li denunci?”.

 

 

P.M. – Aveva fatto un discorso, così, accademico.

 

 

G.I. – Allora, uno dice una cosa, l’altro ne capisce un’altra, l’altro rispondeva secondo quel che aveva capito……

 

 

Ventura – Io sto dicendo che queste espressioni calate fuori, tra virgolette, “anche un rivoluzionario può non essere di pietra. Comunque sia, la vita di un rivoluzionario vale più della vita di 12 persone”, che io ho parlato con te, possono essere state formulate.

Ma in un contesto che non ha niente a che fare con la persona che era al corrente degli attentati. E soprattutto non ha niente a che fare con Pozzan. Sono espressioni che riguardano altri rivoluzionari. Perché sono dei controrivoluzionari.

Mi dica lei come è possibile dire: “Anche un rivoluzionario…” e riferito a Pozzan?

 

 

P.M. – Ma si fa riferimento di avere incontrato la persona che sapeva specificamente di quegli attentati. Non di un rivoluzionario.

 

 

Ventura – Ma è stato fatto in un’altra occasione questo discorso. E’ possibile che sia stato ripreso dopo, e nel momento in cui viene ripreso sono state inserite queste battute.

 

 

G.I. – Lei a Lorenzon questo discorso, della vita del rivoluzionario, fu fatto in un discorso completamente diverso? Cioè di quel tipo che diceva adesso Ventura o no?

 

 

Ventura – Cioè erano delle valutazioni generali sul tipo di lotta….

 

 

Lorenzon – Io ricordo anche il posto in cui fu fatto. E mi ricordo che si parlava delle responsabilità, perché era un discorso che mi interessava direttamente, di coloro che sapevano, che fossero implicati o non implicati. Non ha nessuna importanza questo, perché ero implicato anch’io moralmente. Perché ritenevo di avere delle notizie, anche se riguardavano una persona con la quale si parlava, così, di queste cose da molto tempo. E quando Giovanni mi disse che aveva parlato con questa persona………..Io ricordo così…..

 

 

P.M. – Una persona implicata?

 

 

Lorenzon – Una persona che sapeva. Mi fermo a questo livello perché è passato molto tempo. Io gli dissi….

 

 

Ventura – Scusi, la persona di cui io ti avevo già parlato e la quale mi aveva messo a conoscenza, o un’altra?

 

 

Lorenzon – Su questo punto non ho mai avuto la possibilità di essere chiaro. E non penso che risulti da niente. Perché non ho mai avuto la chiarezza se fosse la stessa persona, o se fosse un’altra persona. Può essere la stessa e possono essere due.

E in concreto poi è stato quello che ho fatto.

 

 

G.I. – Ma a seguito di questo discorso ci fu l’affermazione sua “La vita di un rivoluzionario…”.

 

 

Lorenzon – Sì. Cioè se lui lo denunciava, concorda anche logicamente, se ci fosse stata una denuncia all’autorità giudiziaria da parte sua contro questa persona, questa persona, come rivoluzionario, sarebbe sparita.

 

 

G.I. – E quindi “La vita di un rivoluzionario vale più di 12 morti”.

 

 

Ventura – Sul fatto che questi fosse amareggiato per la strage; sulle considerazioni in linea generale, che ci sono momenti storici in cui la vita di un rivoluzionario vale, ecc., è un altro fatto.

 

 

G.I. – Dunque, Lorenzon, di fronte a queste osservazioni che le fa Ventura sul piano logico del discorso, dei vari commenti che furono fatti sugli attentati e questa frase, le furono detti in momenti diversi e commentando diversi episodi?

 

 

Lorenzon – Quelli che abbiamo appena sentito si riferiscono a due momenti diversi. Però il discorso sulle valutazioni e sul rivoluzionario che non è di pietra e che è scosso. E successivamente richiamando, o io o lui, il discorso su questa persona: “Se questa persona tu l’hai trovata che è scossa così, e sa, tu dovresti…”.

 

 

Ventura – Tu presumi. Non te l’ho mica detto. Presumi! Scusi, perché prima non l’hai detto.

 

 

Difesa – Ha presunto che fosse la stessa.

 

 

Ventura – Allora non stiamo più parlando della persona che mi aveva anticipato le notizie, o meglio le persone. Sostanzialmente una sola persona. Perché l’altra….

 

 

Lorenzon – Quindi la presunzione sarebbe stata anche giusta!

 

 

Ventura – Come?

 

 

Lorenzon – Che era la stessa persona.

 

 

Ventura – E’ una presunzione tua.

 

 

Lorenzon – Anche a quell’epoca. E oggi non posso dire….

 

 

Difesa – Comunque era una presunzione in quel momento?

 

 

Lorenzon – Sì.

 

 

G.I. – Questo non si discute proprio. Il contrasto per lui è su un piano completamente diverso.

 

 

Ventura – Ma è scritto qua che è in un contesto completamente diverso.

 

 

Lorenzon – C’è il colloquio davanti alla libreria e il colloquio in via Manin. E’ stato verbalizzato in questa maniera. Però quel che io intendo era un rivoluzionario, che poteva essere lo stesso che si era scosso, secondo quanto ho dichiarato allora. Ma potrebbe anche non essere lo stesso, e che comunque sapeva. E che io ho invitato a denunciarlo.

 

 

Ventura – Per qualificarlo un rivoluzionario.

 

 

Lorenzon – Tu me lo hai qualificato un rivoluzionario, dicendo: Vale più un rivoluzionario che….

 

 

Ventura – Per me è un assurdo assoluto.

 

 

G.I. – Allora verbalizziamo questo punto qua.

 

 

Ventura – Poi c’è questa versione di Nixon…

 

 

G.I. – Lei non ha mai parlato di Nixon? Neanche di Mario Merlino?

 

 

Ventura – Ho saputo che era in programma questo attentato. Che secondo le illazioni che aveva avuto il tuo amico, che erano illazioni che provenivano dalla Germania Orientale, ci sarebbe stato un attentato all’aeroplano di Nixon….

 

 

Lorenzon – All’elicottero.

 

 

Ventura - ….con lancio di bombe nel momento in cui questo si stava spostando dall’aeroplano all’elicottero, o in concomitanza del volo in elicottero. Comunque una cosa è certa che, quando disse che avrebbero esaminato queste cose nell’eventualità di un lancio di bombe sul presidente Nixon…..”Di ritorno da Roma Ventura riferì di essersi trovato”….Io non ero a Roma quel giorno

 

 

G.I. – In istruttoria questo punto qua non c’è stato. Non abbiamo finora scoperto che ci sia stato uno che abbia cercato di ricostruire un aeroplano che con ordigni esplosivi…..

 

 

Lorenzon – Che picchiava.

 

 

G.I. – Lei ha mai parlato di un aeroplano che picchiava?

 

 

Ventura – Che sarebbe stato colpito. Da poter cadere.

 

 

G.I. – Di un aeroplano telecomandato che doveva colpire l’elicottero.

 

 

Ventura – Del lancio di ordigni e di bombe, sì.

 

 

G.I. – Ma fra gli ordigni che avrebbero dovuto essere lanciati, ce ne era uno particolare che avrebbe dovuto colpire, in questo suo discorso.

 

 

Ventura – Può darsi che si sia fatta una ipotesi.

 

 

G.I. – Era un modello radiocomandato. Che però era difficile potere collocare in cima a questo aereo un ordigno, perché….

 

 

Lorenzon – Quello che lo stava preparando trovava questo problema da risolvere.

 

 

G.I. – Lei non ha mai parlato di uno che stava preparando questo ordigno……

 

 

Ventura – Può darsi che abbia formulato diverse ipotesi per colpire questo….Poi c’è stato questo famoso viaggio in Grecia. Ma….

 

 

G.I. – Quale viaggio?

 

 

Lorenzon – Dovevo andare io in Grecia.

 

 

Ventura – Nella mia intenzione era il collegamento da stabilire. Aveva tutto altro scopo che quello di creare in Italia la situazione favorevole al regime dei colonnelli. Se avevo intenzioni di questo tipo non mi servivo di te Guido. C’erano conoscenze ben più efficienti per arrivare a questo scopo. Invece lo scopo era di stabilire un collegamento che non si servisse proprio di quelle conoscenze. Per tutt’altro fine.

Poi c’è questa questione delle armi di via Manin e questa questione della cassa. C’era o non c’era?

 

 

G.I. – Fu abbastanza chiarito anche nel corso dell’altro confronto, che lui disse: Io vidi queste armi che sbucavano da un sacco, le canne solamente. Ho parlato di fucili automatici ma non posso dire che fossero della lunghezza del mitra o del fucile automatico.

 

 

Ventura – Erano esattamente queste machine-pistole con il calcio allungato. Comunque erano sopra una cassa queste?

 

 

Lorenzon – Dentro una cassa.

 

 

Ventura – Una cassa di legno?

 

 

Lorenzon – Cioè c’era una cassa che….

 

 

G.I. – Ma dopo le fu mostrata?

 

 

Lorenzon – Sì. Mi è stata mostrata a Padova. Prima mi è stata domandata una descrizione e non sono riuscito a descriverla. Mi è stata mostrata la cassa, e mi ha ricordato un qualcosa che poteva essere. Ma più in là. Comunque, la certezza, il riconoscimento, non ho potuto offrirlo.

 

 

G.I. – Le armi erano sopra una cassa?

 

 

Lorenzon – Dentro una cassa aperta. Che adesso non avesse il coperchio non lo so.

 

 

G.I. – E’ di legno questa cassa?

 

 

Lorenzon – Non era in metallo.

 

 

Ventura – In questa cassa cosa hai visto? Siccome c’è il problema dei sacchetti, esplosivo, ecc.

 

 

Lorenzon – Ricordo di aver visto delle armi lunghe che mi hanno dato l’impressione…[…]….E questo sacco non era legato in cima, era scoperto. Quindi cadeva lungo le armi.

 

 

G.I. – Verticalmente?

 

 

Lorenzon – Appoggiato al muro. Una pistola di sicuro e probabilmente anche qualche altra pistola.

 

 

Ventura – E queste due cassette?

 

 

Lorenzon – Una cassetta, forse due, in metallo di colore un po’ più scuro di questo qui con delle scritte sullo sfumato, verso i bordi esterni queste scritte, sul bianco ghiaccio grigio. E mi pare che avessero delle scritte in inglese….

 

 

Ventura – Tedesco.

 

 

G.I. – Lei conosce l’inglese, il tedesco?

 

 

Lorenzon – Il tedesco no, l’inglese potrei distinguerlo dal francese.

 

 

P.M. – Come erano queste cassette?

 

 

Lorenzon – Più o meno di questa lunghezza, di questa profondità, di questa larghezza. E si aprivano con dei ganci, che scendono come i bottiglioni dell’olio o del vino. Una cassetta è stata aperta.

 

 

G.I. – Una di queste cassette potrebbe essere….Due cassette: una è stata bloccata e un’altra è stata bloccata sul confine.

 

 

Ventura – Cassette di questo tipo?

 

 

G.I. – Con circuito con orologio. Da chi le ha fatte fare queste cassette?

 

 

Ventura – Scuola Slovena.

 

 

G.I. – C’è la faccenda di……Non è che le ha regalate a Freda? Famosamente cassette metalliche anche con Fabris?

 

 

Ventura – L’ho fatta io l’operazione, il trasferimento nei sacchetti.

 

 

G.I. – E poi le ha buttate dove? E’ sicuro che le abbia buttate?

 

 

Ventura – Certissimo. Se non le avessi buttate…. Anzi due bombe erano contenute in scatole nei sacchetti.

 

 

G.I. – Lei è sicuro di averle buttate via? Le faccio la domanda perché cassette di questo tipo sono state usate in attentati successivi.

 

 

Ventura – Mi pare di averle buttate. E’ certo che se non sono state buttate….Il trasferimento di questi proiettili nei sacchetti, perché potessero aderire meglio alla situazione della cassa, dentro la scatola di latta.

 

 

Difesa – Può darsi che siano rimasti dentro la cassa.

 

 

Ventura – Non ricordo adesso.

 

 

Difesa – Se non sei sicuro che l’hai buttate?

 

 

Lorenzon - Se le hai buttate vicino a Castelfranco quindi può averle prese qualche estraneo. Nel periodo in cui c’era…..

 

 

Difesa – C’era Pan.

 

 

G.I. – Naturalmente ha visto queste due o tre canne, non più di tre, che spuntano da questo sacco poggiato nella base della cassa e su due cassettine di ferro color verde-scuro?

 

 

Lorenzon – Una di sicuro. Forse due.

 

 

G.I. – Non esclude che si possa trattare della machine-pistole. Lei ha mai visto una machine-pistole?

 

 

Lorenzon – Sì.

 

 

Ventura – E’ molto diversa. Praticamente la canna è inesistente. La canna che fuoriusciva da questo mitra che ti ha mostrato lui era incorporata nel sistema. La differenza di questi mitra tedeschi emerge chiaramente….

 

 

G.I. – Emerge chiaramente. Poi c’è una particolarità, lo spegni fiamma sopra l’estremità della canna; e poi c’è quella levetta che sta proprio sotto….

 

 

Ventura – Sì, ma la canna era assolutamente identica all’altro fucile che gli è stato mostrato.

 

 

G.I. – La canna squadrata e non….

 

 

Difesa – Non c’era altro?

 

 

G.I. – Non c’era altro…poi in questa cassa oltre a questo sacco?

 

 

Lorenzon – Non ho notato niente altro.

 

 

G.I. – Ha visto un sacchetto a strisce di quelli che si mettono a spalla?

 

 

Lorenzon – Non ricordo di averlo visto.

 

 

Ventura – Era dentro la cassa….

 

 

Lorenzon – L’impressione che ho conservato subito, che mantengo di questa cassa, è una cassa che non saprei descrivere. C’erano questi fucili e uno sicuro, questa è la certezza. Che fossero di più, può darsi. Una pistola, anche perché è stata presa in mano, e forse altre. Poi non so che cosa ci fosse. Ma le dimensioni della cassa potevano essere….

 

 

G.I. – La cassa poteva contenere anche altra roba, insomma. Questo vuol dire lei?

 

 

Lorenzon – Sì.

 

 

Difesa – Comunque non c’era dentro, non ha visto altro dentro, non c’era questo sacchetto di esplosivo…

 

 

Lorenzon – No. Devo dire questo al massimo, anche se ci fosse stato non lo ho visto. Al limite, anche se ci fosse stato non l’ho visto.

 

 

Difesa – Comunque non l’ha visto?

 

 

Lorenzon – No. Non per mettere in dubbio che io l’abbia visto e abbia delle incertezze. No!

 

 

Ventura – Senti Pan (errore o lapsus, non c'è Pan in questo confronto, nota d.c.), in riferimento a questa faccenda delle armi, io credo di avertelo mostrato. Perché in una occasione precedente tu mi avevi chiesto una pistola……

 

 

Difesa – Mi pare che tutto questo discorso qua non è che sia….

 

 

G.I. – Lasci concludere. Quando si inizia un discorso si deve concludere.

 

 

Ventura – Io volevo soltanto dire questo, che non ti ho mai parlato di esplosivo in riferimento a questa faccenda della cassa, delle armi. Cioè non ti ho detto che dentro c’era esplosivo.

 

 

Lorenzon – No.

 

 

G.I. – Dunque, non le ha mai parlato di esplosivo.

 

(Fine del confronto tra Ventura Giovanni e Lorenzon Guido del 31 marzo 1973)