VERBALE DI INTERROGATORIO DI VENTURA GIOVANNI PRESSO IL CARCERE GIUDIZIARIO DI MONZA DEL 10 MAGGIO 1973

 

La strategia di Ventura - 10/5/73 

 

G.I. – DOTT. D’AMBROSIO

P.M. – DOTT. ALESSANDRINI

 

AVV. GHIDONI

AVV. GARGIULO E JACOVI

PER LA PARTE CIVILE LORENZON GUIDO

ASSENTE IL CANCELLIERE IMPEDITO PER MALATTIA

ORE 10,35

 

 

L’imputato viene avvertito ai sensi dell’art. 78 C.P.P. che ha facoltà di non rispondere alle domande che gli saranno rivolte sui fatti per cui il processo ma che in ogni caso l’istruttoria proseguirà.

 

 

 

G.I. – Nel corso dell’ultima perquisizione che abbiamo eseguito nello studio di Freda è stato, tra l’altro, rinvenuto un fascicolo sulla cui copertina c’era l’indicazione Ventura/Lorenzon.

Il primo foglio di questo fascicolo era questo su cui c’è “Rauti 3497231 abitazione, 684351 Tempo; Maggi 31313041 – Armi rinvenute: un fucile calibro 12 da caccia, una bomba 15-18 scarica, pugnale della milizia”.

Abbiamo già contestato questo foglietto a Freda nel corso dell’ultimo interrogatorio. Freda si è avvalso della facoltà di non rispondere; quindi ha negato che questo foglietto l’avesse scritto lui.

Lei capisce Ventura, che da questo foglietto si desume chiaramente che lei immediatamente dopo la perquisizione e prima ancora che venisse a conoscenza della denuncia presentata contro di lei da Lorenzon si recò da Freda per metterlo al corrente che nella sua abitazione era stata fatta una perquisizione e che a sua volta Freda ritenne di dover avvertire immediatamente……

Ci vuole spiegare per quale ragione lei è andato da Freda e per quale ragione avete preso contatti con Maggi e con Rauti per metterli al corrente della perquisizione che era stata eseguita nella sua abitazione?

 

 

Ventura – Questo è abbastanza sorprendente; lei dovrebbe essere in grado di formulare da solo la risposta.

Mi sembra che ci sia un notevole margine di automaticità in una risposta del genere. A parte il fatto che non è assolutamente scontato che io abbia informato Freda immediatamente dopo la perquisizione, bisognerebbe che questo foglietto avesse una data come mi pare che non ci sia. Quindi questo foglietto potrebbe anche essere stato scritto nel 1972 o nel 1971 o 1970.

 

 

G.I. – Non è stato assolutamente scritto nel 1970/71.

 

 

Ventura – In ogni caso non ci sono assolutamente problemi. Io ne parlai con Freda, perché non avrei dovuto parlarne?

 

 

G.I. – Io dico subito dopo la perquisizione?

 

 

Ventura – Subito dopo la perquisizione. Subito dopo quando lo vidi: può essere stato in gennaio!

 

 

G.I. – Sì, ma vede, Ventura, il particolare di questo foglietto è questo: che lei poi insieme a Freda è stato anche da Rauti.

 

 

Ventura – Io, insieme a Freda, da Rauti? Guardi che lei si sbaglia!

 

 

G.I. – Il problema di questo foglietto ha un significato ben preciso. Lei nel corso dell’interrogatorio aveva fatto un’affermazione che è inutile ripetere ma che comunque in relazione a questo foglietto presenta un punto preciso.

Nel 1969, dopo gli attentati dell’agosto sui treni, lei decise di non avere più rapporti, diciamo politici, con Freda. Volle separare queste posizioni e quindi da quel momento là ebbe rapporti con Freda esclusivamente sul piano, diciamo, professionale, o al massimo personale.

Comunque è chiaro anche che, per le confidenze che le aveva fatto Freda, immediatamente dopo gli attentati del 12 dicembre 1969 lei era in condizioni di formulare dei seri e fondati sospetti che quegli attentati fossero stati compiuti dal gruppo Freda e dall’altra persona di cui lei ha fatto menzione, cioè da Stefano Delle Chiaie, come logico sviluppo di quel piano e come logica conseguenza e sviluppo di quella affermazione precisa che le avrebbe fatto Freda, cioè: “Tu mi dici che non sei d’accordo con me su questa strategia, io però ho parlato con Stefano e con Guido a Roma e mi hanno detto che invece questa strategia va bene, che anzi va portata avanti e che gli attentati addirittura la prossima volta devono essere più precisi.

 

 

Ventura – Le preciso che il discorso si riferiva solo a Guido, non a Stefano, quando fu fatto.

 

 

G.I. – Quando fu fatto. Va bene.

 

 

Ventura – E’ chiaro che, dati i precedenti, le due posizioni venivano assimilate.

 

 

G.I. – A prescindere che questo si riferisca a Guido o a Stefano, comunque lei aveva una sensazione precisa, deve aver avuto necessariamente questa sensazione precisa dopo gli attentati del 12 dicembre, e cioè che Freda non vi fosse estraneo e che fossero, questi attentati, proprio quelli che Freda e Guido stavano programmando come ulteriore sviluppo di questa strategia che era già stata posta in essere a partire dal 25 luglio.

Quindi quello che risulta effettivamente strano in relazione al discorso che lei ha fatto è che nel momento in cui poi la Polizia viene a fare la perquisizione in casa sua, lei si rivolga alla persona che in quel momento lei doveva tenere più alla larga, proprio per i sospetti che lei aveva nei confronti di Freda. A tutti si doveva rivolgere fuorchè a Freda.

Invece lei va da Freda e dice: “Guarda che è stata fatta una perquisizione (siamo al 20/12/1969 e lei usciva dal carcere il 14/12/69) in casa mia è stata trovata una bomba”. Le faccio presente che lei non poteva ignorare che queste perquisizioni venivano fatte nell’ambito delle indagini per la strage di Piazza Fontana.

 

 

Ventura – C’era scritto sul mandato.

 

 

G.I. – E perciò, dico, lei non poteva ignorarlo. Quindi nell’ambito di questo quadro lei a chi si rivolge? Alla persona alla quale non si sarebbe dovuto rivolgere perché lei sapeva benissimo che quella persona poteva essere implicata in quegli attentati, anzi aveva dei sospetti fondati, direi quasi delle certezze, visto tutti i discorsi che erano stati fatti e visto che lei sapeva perfettamente tutta la serie di attentati che era stata compiuta.

Riferisce questo a Freda, dato per scontato che lei ignorasse chi ci fosse al di sopra di Freda e di Guido Paglia, o al di sopra di Freda, di Guido Paglia e di Stefano Delle Chiaie, e Freda dal canto suo appena ricevuto queste notizie si mette in contatto con chi? Col dirigente di Ordine Nuovo delle Venezie, Maggi, e col dirigente nazionale di Ordine Nuovo, Rauti.

 

 

Ventura – Io lo apprendo in questo momento.

 

 

G.I. – Mi deve dire per quale ragione si è rivolto a Freda!

 

 

Ventura – Ma come, per quale ragione mi sono rivolto a Freda? Ma scusi, io ad un certo momento sono stato convocato….

 

 

G.I. – Io le dico di più, le dico invece: le risposte che mi ha dato lei prima del famoso interrogatorio del 17 marzo, sono risposte che io non posso tenere più in considerazione oggi. Quindi nel nuovo quadro istruttorio io vorrei farle questa domanda.

 

 

Ventura – Mi lasci parlare. Io sono molto in disattesa nella ricostruzione che lei ha dato. Io subisco una perquisizione e immediatamente dopo subisco un interrogatorio in Questura a Treviso in cui mi si contesta di essere stato a Torino (adesso non ricordo bene se a Torino o a Milano) a portare una bomba.

Cioè mi si contestano tutta una serie di elementi i quali, come ho già detto, avevano una base realistica di ricostruzione. Ora io dovevo pormi il problema di sapere chi aveva dato alla Questura questi elementi. Perché evidentemente c’era stata una denuncia; la Questura non poteva aver appreso e aver divinato su questi episodi con una previsione così approssimata.

Una delle strade per apprendere era Freda. D’altro canto Freda aveva tutte le mie posizioni civili, di carattere giuridico diciamo. Da questa notizia lei sa poi che c’è stata la ritrattazione.

Ma a questo ambito, a questo livello di interessamento, di discorso. Non vedo come da un foglietto di questo tipo (che ha certamente molto interesse perché ci sono due nomi e dei numeri di telefono, quini dice molte cose) debba interessare me, anche se era inserito in una cartella che mi riguardava.

 

 

G.I. – Quello che interessa lei è il fatto che lei sia andato da Freda.

 

 

Ventura – Ma io le ho già spiegato, le sto spiegando, se vuole le ripeto il discorso. Eè a quel livello soltanto che io ho interessato Freda.

 

 

G.I. – Ma lei allora, proseguendo il discorso, pochi giorni dopo apprende da Lorenzon che questa perquisizione è stata provocata dalle sue dichiarazioni. Ciò nonostante lei continua a farsi affiancare da Freda, tanto è vero che è Freda che prepara e presenta la denuncia…..

 

 

Ventura – Questo è un appunto preciso. Lei, evidentemente, mi scusi, non ha letto con attenzione le trascrizioni delle conversazioni telefoniche, delle conversazioni registrate (che sono qui, se vuole) in cui avrebbe trovato ampia spiegazione del rapporto con Freda in quei mesi.

E allora, visto che adesso è il momento di richiamarle, mi consenta di richiamarle. Quindi per rispondere a questa domanda credo sia necessario riandare a queste trascrizioni, registrazioni che sono state effettuate a Treviso.

 

 

G.I. – E’ inutile che vi riandiamo.

 

 

Ventura – No, riandiamoci: qui ci sono le battute e lei non potrà dirmi che queste cose io non le ho dette, non le ha dette Freda, non le ha dette Lorenzon. Queste ci sono.

 

 

G.I. – La domanda mia non è solo “perché ci è andato?”, ma anche “perché Freda si mise in contatto con il dirigente di Ordine Nuovo delle Venezie e con il dirigente nazionale di Ordine Nuovo, e perché invece non si mise in contatto con Stefano Delle Chiaie o con Guido Paglia?”.

 

 

Ventura – Scusi, ma io a questa domanda non sono in condizione di rispondere. Sono in condizione di fare una serie di ipotesi, ma non di rispondere. Lei non può farmi una domanda del genere o lei può farla e io posso rispondere come ho risposto altre volte. Ma lei capisce che questa non può essere assunta come una contestazione.

 

 

G.I. – Non sono contestazioni, sono delle domande.

 

 

Ventura – Le ripeto che rispondo per quello che posso rispondere.

 

 

G.I. – Desidererei che lei mi desse delle risposte indipendentemente dal rifare tutta la storia che conosciamo. Questo è un fatto nuovo, cioè è un elemento nuovo che abbiamo trovato, dal quale si può desumere in linea abbastanza logica che Freda, venuto a conoscenza di queste cose, anziché rivolgersi a Guido Paglia o a Stefano Delle Chiaie, di cui lei ci aveva già parlato in precedenza, si rivolge (nell’ambito di una perquisizione fatta a lei nel quadro delle indagini per la strage di Piazza Fontana) a Maggi e a Rauti.

La domanda è questa. Se lei è in condizione di rispondere dice: “Sono in condizione di rispondere”.

 

 

Ventura – Io credo che Freda si sia rivolto a Rauti ma per rispondere a una domanda del genere esattamente bisognerebbe conoscere l’epoca in cui è stato scritto questo foglio, cioè conoscere esattamente se questo foglio è stato scritto prima del 17 febbraio 1970 o dopo.

 

 

G.I. – Le rivolgo un’altra domanda: lei e Freda siete andati da Rauti? Avete preso un appuntamento con Rauti? Avete parlato con Rauti?

 

 

Ventura – Questo non è assolutamente vero. Ma chi le ha raccontato questa storia?

 

 

G.I. – C’era, sempre in questo fascicolo, la velina di una lettera scritta da Romualdi in cui si parlava di questo. In più abbiamo la deposizione di un teste che dice che lo stesso Rauti ha detto che Freda e Ventura sono venuti da lui e questo l’ha detto nel marzo 1970.

Quindi tra il 20/12/69, data della perquisizione, e il marzo 1970, data del congresso a Udine di “Ordine Nuovo” vi è andato. Ne siamo sicuri.

 

 

Ventura – Senta, non facciamo confusione. Io non sono mai andato da Rauti con Freda. Sono andato da Rauti due volte, probabilmente tre volte (non più di tre volte comunque); due volte o una volta da solo e una volta accompagnato da Romualdi. Non equivochiamo.

 

 

G.I. – E quando accompagnato da Romualdi?

 

 

Ventura – Nel 1969, nel 1968; prima comunque della vicenda in cui sono stato coinvolto. Questo è assolutamente certo. Ed è assolutamente certo che gli ho solo parlato assieme.

 

 

G.I. – Io non ho equivocato.

 

 

Ventura – Lei l’ha dato per certo.

 

 

G.I. – Io ho solo detto che Rauti in questa riunione, congresso, tenutosi a Udine, in cui di doveva decidere il rientro delle sezioni periferiche di Ordine Nuovo nel MSI, ha detto una frottola dicendo che “Freda e Ventura sono venuti da me”.

 

 

Ventura – Che cosa significa “Freda e Ventura sono venuti da me”, non ha mica detto “Freda e Ventura sono venuti da me assieme”?

 

 

G.I. – In relazione alla sua vicenda e a quella di Freda.

 

 

Ventura – Ma scusi, sono stato io a raccontare a lei la storia di un articolo sul “Tempo” scritto probabilmente dal padovano, dal Balzarini. Lei lo ricorda questo episodio?

 

 

P.M. – Nel marzo ’70.

 

 

Ventura – Ora, se le ho raccontato quell’episodio, evidentemente non è che io sapessi molto di più di quello che le ho detto. Cioè non sapevo di questo foglietto, non sapevo del rapporto che Freda stabilì a quell’epoca. Però sapevo, da quello che mi aveva detto Freda, che aveva interessato Rauti di tutta la vicenda, cosa che mi sembra normalissima come reazione.

Ma badi bene di averlo interessato a mia insaputa.

 

 

G.I. – Come, una reazione normalissima da parte di Freda rivolgersi a Rauti? Cioè Freda, che ha preso parte agli attentati del 12 dicembre si rivolge a Rauti quando lei viene sospettato come autore della strage di Piazza Fontana (tanto viene sospettato che si fa una perquisizione in cui si dice chiaramente che la perquisizione viene fatta in relazione agli attentati del 12 dicembre e che lei viene chiamato in Questura a rendere un verbale di, diciamo, sommarie informazioni come sospettato).

 

 

Ventura – Come, sommarie informazioni?

 

 

G.I. – Come sospettato.

 

 

Ventura – Ma lei l’ha letto quel verbale? Ecco, vediamolo se sono sommarie informazioni. Lo riprenda per cortesia. C’è tutta la deposizione di Lorenzon in quel verbale.

 

 

P.M. – Verbale di interrogatorio.

 

 

G.I. – Lei è interrogato in Questura e da quell’interrogatorio si desume chiaramente che sospettano di lei.

 

 

P.M.“Escludo nel modo più assoluto che io abbia preso parte ad attentati dinamitardi, direttamente o indirettamente, in qualunque data e in qualunque luogo”.

“Sempre per ragioni inerenti alla mia attività di lavoro sono stato a Roma verso la fine del mese di novembre il 22, il 28 e il 29 novembre; quindi il 1° dicembre, il 9, il 10, il 12 e il 13 dicembre. Logicamente posso sbagliarmi di qualche giorno ma per quello che riguarda le date sono quelle che vi ho detto”.

“Solitamente alla capitale prendo alloggio in una pensione “Locrno”, ecc. ecc.

Escludo di essermi recato a Milano”, ecc.

 

 

G.I. – Proprio per questo mi pare che manchi il periodo dal 5 all’8 dicembre in cui lei è rimasto a Roma presso l’albergo “Locarno”.

 

 

Ventura – Come?

 

 

G.I. – Dal 5 all’8 dicembre lei ha preso alloggio all’Hotel Locarno.

 

 

P.M. – Va bene, comunque ha fatto riferimento all’Albergo Locarno.

 

 

Ventura – Non è detto, scusi?

 

 

P.M. – “Il primo e il due dicembre, quindi il 9, il 10, il 12 e il 13. Escludo di essermi recato a Milano dall’8 al 13 dicembre”.

 

 

Ventura – Primo e due dicembre, quindi?

 

 

P.M. – “Quindi il 9, il 10, il 12 e il 13”. Va bene, comunque ha dato una indicazione. Cioè domande specifiche sugli attentati?

 

 

Ventura – Non ne sono state fatte.

 

 

P.M. – Non sono verbalizzate vuole dire?

 

 

Ventura – Qui non è verbalizzata nessuna domanda, sono verbalizzate solo le mie risposte. Io ho detto le domande che mi sono state fatte, ecco qua. Mi sono state fatte domande su questi appunti. Il dott. Benni dell’Istituto di Treviso aveva sottomano quella roba trascritta, evidentemente, oppure copia fotostatica. Comunque le mie reazioni quasi sono state? Sono state quelle di chiedermi come mai la Questura di Treviso aveva avuto queste notizie. Mi pare che la reazione più normale sia questa.

E quindi che potevano dare queste notizie, chi erano? O erano le persone con cui ero collegato in un certo quadro (cose che ho potuto escludere abbastanza presto) o poteva essere stato Freda o qualcun altro.

 

 

G.I. – A proposito di queste persone lei fa un discorso a Lorenzon e dice: “Ho il sospetto di chi possa aver detto queste cose. Farò delle indagini e tra poco saprò”.

 

 

Ventura – Ho detto a Lorenzon che potevano essere state due persone.

 

 

G.I. – Due persone, esattamente. Quali erano queste due persone di cui lei sospettava?

 

 

P.M. – Tre persone.

 

 

Ventura – No, due persone e tre con Lorenzon.

 

 

G.I. – Chi erano gli altri due di cui sospettava?

 

 

Ventura – Ma gliel’ho già detto.

 

 

G.I. – Lo ripeta.

 

 

Ventura – Sono il rumeno e l’altro amico italiano. Non c’erano altri che sapessero di me tutte queste notizie; neanche Freda era al corrente di talune cose.

 

 

G.I. – Questo mi pare un po’ ristretto: il rumeno e l’altro.

 

 

Ventura – Come ristretto?

 

 

Difesa – No dice che lì ci sono delle notizie che Freda non sapeva.

 

 

G.I. – A parte il fatto che non ci sono notizie che Freda non sapeva.

 

 

Ventura – Sì, ce ne sono. C’è il riferimento a tutta la situazione napoletana di Sartori che Freda ignorava assolutamente; tutta la vicenda di Assisi.

 

 

G.I. – Di queste notizie mi pare proprio che non si sia mai parlato.

 

 

Ventura – Scusi. Gliele trovo? Si parla di un certo napoletano smarrito alla stazione di Roma.

 

 

P.M. – Che sarebbe Sartori.

 

 

Ventura – E della storia del burro di Napoli. Se ne parla e come!

 

 

P.M. – In maniera vaga, con dei riferimenti, non si capisce bene. Voi che lo sapevate facevate dei riferimenti a questi episodi.

 

 

Ventura – Sì, va bene, ma le estrazioni che fa Lorenzon sui miei discorsi?

 

 

G.I. – Ma quello che mi meraviglia è che lei abbia potuto sospettare del rumeno e dell’altro. Per lo meno l’altro non…….

 

 

Ventura – Ma a un certo momento va per esclusione (erano in tre a saperlo, Freda, il rumeno e l’amico italiano).

 

 

G.I. – Scusi, Ventura, lei viene perquisito e viene interrogato e la Polizia non ha fatto alcun collegamento tra gli attentati del 12 dicembre e gli altri attentati di cui abbiamo parlato prima. Cioè non ha fatto mai collegamenti tra gli attentati di Torino; Roma, palazzo di Giustizia di Milano, l’8/8/69 e quelli del 12 dicembre. Ha fatto esclusivamente riferimento agli attentati del 12 dicembre, poteva così ipotizzare che questa associazione sovversiva ne potesse aver fatti altri e fa delle domande generiche.

Comunque a questo punto lei l’altra volta ha detto chiaramente che disse e mise al corrente il rumeno e l’amico italiano che dall’8 agosto in poi lei non avrebbe più frequentato questo gruppo perché diventava troppo pericoloso per lei e che su questo punto furono d’accordo.

Quindi lei del rumeno e dell’altro non poteva sospettare che avrebbero parlato di lei e del 12 dicembre perché il rumeno e l’italiano sapevano perfettamente che lei aveva lasciato questo gruppo.

 

 

 

Ventura – Ma io non sospetto di niente. Io so che la Questura aveva certe notizie e queste notizie potevano dargliele solo tre persone, Lorenzon e gli altri due.

 

 

G.I. – E io contesto e le ho detto che queste notizie sul 12 dicembre le altre due persone non le potevano dare. Le avrà date forse Lorenzon.

 

 

Ventura – Ma quali notizie sul 12 dicembre?

 

 

G.I. – Ma scusi, a un certo punto la perquisizione viene fatta a casa sua? Lei pare che di Lorenzon forse non si poteva fidare, ma del rumeno e dell’altro si poteva fidare tranquillamente. Non solo, ma a queste due persone lei aveva fatto chiaramente presente che dall’8 agosto in poi non si sarebbe più interessato di questa organizzazione sovversiva di Freda perché diventava troppo pericoloso per lei. Per quale ragione doveva sospettare del rumeno e dell’altro?

 

 

Ventura – Mi lasci parlare. L’accordo fu che io non avrei assunto nessuna circostanza di compromissione con questo gruppo, che avrei non troncato i rapporti ma avrei continuato ad avere rapporti di osservazione ad un livello assolutamente disimpegnato. Questo fu quell’accordo e quanto le ho detto.

 

 

G.I. – E allora mi dica un’altra cosa: lei immediatamente dopo gli attentati del 12 dicembre (è la cosa più normale che possa succedere in un’organizzazione del tipo che ci ha descritto lei) è che questa persona le telefoni e le dica: “Vediamoci al solito posto a quest’ora”. E che lei vada e riferisca quello che sa.

C’è stato questo incontro successivo al 12 dicembre 1969, sì o no?

 

 

Ventura – Certamente che c’è stato!

 

 

G.I. – E allora se c’è stato perché lei doveva sospettare di questi due?

 

 

Ventura – C’è stato e io gliel’ho ricordato perché nel corso di quell’incontro si parlò della questione di Nixon che era una notizia che questi amici avevano avuto da ambienti della Germania Orientale e l’amico italiano era alterato per il fatto che io poi l’avessi comunicata al Lorenzon. Quindi ci fu e come.

 

 

G.I. – Ma ci fu quando lei non sapeva ancora della denuncia di Lorenzon o dopo?

 

 

Ventura – No, ci fu dopo.

 

 

G.I. – Dopo.

 

 

Ventura – Io appresi della denuncia di Lorenzon quasi subito, attorno al 25/26, subito dopo Natale. Di domenica, una domenica mattina. E’ stato a Treviso in ufficio.

 

 

G.I. – Quindi fra la domenica mattina in cui lei apprese da Lorenzon che questa perquisizione era stata provocata da lui, e il 12 dicembre lei non ha avuto contatti con quel famoso rumeno e con l’italiano?

 

 

Ventura – Io ero a contatto quando ho subìto la perquisizione. Ma il contatto l’ho avuto appena sono andato a Roma successivamente.

 

 

G.I. – Cioè quando?

 

 

Ventura – Può essere stato fine di dicembre, primi di gennaio. Fu quasi immediatamente. Comunque certamente prima che trapelasse la notizia dai giornali.

 

 

G.I. – Lei è andato a Roma.

 

 

P.M. – Dopo il 20 quando?

 

 

G.I. – Il 31 dicembre. Quindi prima ancora.

 

 

Ventura – Sì, c’ero il 31 dicembre.

 

 

P.M. – Sì, è andato da suo fratello a dormire il 31.

 

 

Ventura – Ricordo dove ero il 31 dicembre ma non ricordo dove dormii.

 

 

P.M. – Non ha importanza.

 

 

G.I. – Il 31 dicembre lei è andato a Roma quindi prima che Lorenzon rivelasse che era stato lui. Il 31 dicembre avrebbe incontrato il rumeno e l’italiano.

 

 

Ventura – Successivamente il rumeno, avvenne in febbraio.

 

 

P.M. – Quando il Lorenzon l’ha informato doveva essere il 31 gennaio. Quando lei ha fatto lo schizzo del sottopassaggio. Fu in quella circostanza?

 

 

Ventura – Sì. “4 gennaio: in seguito all’appuntamento a me richiesto mi incontrai con Ventura”.

 

 

G.I. – Quindi siccome il colloquio lei l’ha avuto il 31 dicembre, quindi si è incontrato.

 

 

Ventura – Ma io non ho detto che l’ho avuto il 31 dicembre.

 

 

G.I. – Lei l’ha incontrato prima che il Lorenzon le rivelasse che era stato lui.

 

 

Ventura – Io non le ho detto che ho avuto l’incontro il 31 dicembre, io le ho detto che l’ho avuto tra la fine di dicembre e i primi di gennaio. Questo le ho detto. Comunque questo non ha nessun rilievo.

 

 

G.I. – Comunque se lei l’avesse avuto, come lei sostiene, dopo che Lorenzon non aveva nessuna recriminazione da fare con questi due.

 

 

Ventura – Come?

 

 

P.M. – Se aveva saputo che era stato Lorenzon.

 

 

Ventura – Che recriminazione? Ma io questi li avrei incontrati comunque.

 

 

G.I. – Mi pare talmente strana la cosa, Ventura! Lei in questo vicenda dice di essercisi trovato per aver lavorato per conto del rumeno e dell’italiano.

E’ chiaro che se così fosse nel momento in cui viene fatta la perquisizione a casa sua lei avrebbe dovuto cercare di prendere contatto con il rumeno e con l’italiano, ma non con Freda.

 

 

Ventura – Per il quale ho portato una bomba a Torino? Ma guardi che lei ragiona in un modo, caro dottore! Ma come, non dovevo prendere contatto con Freda?

 

 

G.I. – Ma alla larga da Freda!

 

 

Ventura – Ma come alla larga da Freda? Io con Freda ho formato un patto!

 

 

G.I. – Senta, Ventura, in un piano generale di personaggi che erano molto più importanti, le potevano dare migliori suggerimenti e forse aiuto più persone del tipo come il rumeno e l’italiano, i quali avrebbero potuto consigliarla (tanto più che non avevano la sola sua fonte di informazioni ma numerose fonti di informazioni e potevano sapere a livelli più elevati che cosa stava succedendo), invece di rivolgersi a Rauti, tramite Freda, avrebbe potuto rivolgersi a loro.

 

 

Ventura – Questa è una conclusione che io non le consento. Io non mi sono messo in contatto con Rauti attraverso Freda. Lei questo non deve dirlo perché questo non è provato assolutamente da niente ed è falso.

 

 

P.M. – Allora perché Freda si è messo in contatto con questi due?

 

 

Ventura – Queste risposte le ho già date. Le ripeto: io posso formulare una serie di ipotesi per rispondere a queste domande. L’unico che può rispondere a questa domanda è Freda, non sono io.

 

 

G.I. – Lei in quel periodo era ancora in contatto con Adriano Romualdi?

 

 

Ventura – Certamente.

 

 

G.I. – E prese contatto con Adriano Romualdi?

 

 

Ventura – Come contatti?

 

 

G.I. – Lei ci andava abbastanza spesso da Adriano Romualdi? Avevate rapporti di editoria?

 

 

Ventura – Che cosa significa “abbastanza spesso”? Dica quante volte!

 

 

G.I. – Nella corrispondenza che abbiamo trovato in casa sua.

 

 

Ventura – Corrispondenza non significa assolutamente incontri.

 

 

G.I. – Nella corrispondenza che abbiamo trovato in casa sua, le dicevo, ci sono numerose lettere con Adriano Romualdi anche se si tratta di rapporti di affari, di editoria. D’altra parte poi, mi pare, questo rapporto che lei aveva abbandonato con Adriano Romualdi fu poi rilevato da Freda per la pubblicazione di un altro libro non so se sulla battaglia di Berlino o cose del genere.

 

 

Ventura – Sì, Freda rilevò tutta una partita di libri e rilevò anche quel libro, non solo quel libro. Comunque io non ho visto Adriano Romualdi più di dieci volte complessivamente.

 

 

G.I. – E Romualdi le scrive “gradisca saluti, ecc.”?

 

 

Ventura – E come doveva salutarmi “fraterni saluti”? Io quando parlavo con Adriano Romualdi non ero un democratico, o meglio, ero un democratico ma in una posizione molto particolare. Non si può andare da Adriano Romualdi con i “fraterni saluti” per avere notizie di Ordine Nuovo!

Comunque io, ripeto, non ho visto Adriano Romualdi più di dieci volte complessivamente, dal 1966 al 1970. Non più di dieci volte.

 

 

G.I. – E nel 1969, questi incontri con Adriano Romualdi erano frequenti ogni volta che andava a Roma?

 

 

Ventura – No, assolutamente no. L’ho incontrato tre, quattro volte nel 1969, quando mi interessava.

 

 

G.I. – Quando?

 

 

Ventura – Non ricordo esattamente quando. Comunque sul finire del 1969 il rapporto non è che si sia guastato ma io non l’ho più continuato.

 

 

G.I. – Avevate contatti anche con il padre di Romualdi, Pino?

 

 

Ventura – No, questo l’ho visto una volta solamente nel 1966.

 

 

G.I. – Però ne ha segnato il numero di telefono qua, nella sua agendina.

 

 

Ventura – Questo non significa niente, gliel’ho detto, perché il figlio abitava a casa del padre. Quindi, le dicevo, sul finire del 1969 questi rapporti si guastarono. Cioè io non intendevo più pubblicare perché avevo ceduto tutto questo magazzino a Freda. Non intendevo più stampare.

 

 

G.I. – Comunque è innutile che finisca il discorso perché so già che cosa vuole dire.

 

 

Ventura – Probabilmente loro non lo sanno.

 

 

G.I. – E’ stata intercettata una telefonata nel settembre, credo.

 

 

Ventura – Posso vedere?

 

 

G.I. – No, dopo la vedremo insieme.

 

 

Ventura – Io non credo di meritare questo trattamento!

 

 

G.I. – Non si tratta di meritare o meno, si tratta di dover chiarire cose che possono costituire indizi nei suoi confronti. Noi cerchiamo chiarimenti.

 

 

Ventura – Queste sono cose che dovrebbero essere chiare.

 

 

Difesa – Sembra strano che Freda inserisca questo biglietto.

 

 

Ventura – Quello che è strano è che io non possa parlare di queste precisazioni. Perché non posso illustrare queste precisazioni? Perché è di questo che dobbiamo parlare, non delle argomentazioni o delle ipotesi di tre anni dopo. Dobbiamo parlare di quello che è stato detto nel 1969: nel dicembre del 1969 e nel gennaio del 1970. E’ scritto qui, sono conversazioni tra me e Lorenzon, tra me, Lorenzon e Freda.

Ora, perché non possiamo parlare di questo? Vorrei saperlo.

 

 

P.M. – Qual è il punto su cui vuole parlare?

 

 

Ventura – Ci sono più punti. Il punto fondamentale è che Freda mi fu insistentemente rilanciato da Lorenzon perché il Calogero di Treviso gli aveva dato questa indicazione, questa direttiva e l’ha ammesso qui durante il confronto. Quindi lei deve tenere presente anche questo punto. Deve tenere presente che, a un certo momento, il Lorenzon, che non conosce Freda, che lo conosce solo per averlo visto due volte, mi chiede, durante una telefonata: “Penso che sia bene di trovarsi con Freda”, e insiste poi, quando ci vediamo, perché ci sia un incontro con Freda, che poi ci sarà.

 

 

P.M. – E lei che cosa ha dedotto da questo?

 

 

Ventura – Come che cosa deduco? Deduco che c’è una complessità di motivi per i quali io sono stato in contatto con Freda. C’è tutta la questione del libretto rosso poi, non possiamo mica dedurre tutto e quindi bisogna valutarli questi punti.

 

 

G.I. – Così che era di Brescia, aveva detto lei?

 

 

Ventura - ….Sì gliel’ho detto tempo fa e l’ho ribadito.

 

 

G.I. – Era la stessa tipografia che adesso ha pubblicato la Fenice di Ordine Nuovo?

 

 

Ventura – Può darsi. Non sono in condizione di dire di più di quello che ho già detto. Io le ho scritto e le ho esposto la mia opinione su quello che è successo a Milano in marzo, cioè in aprile.

 

 

P.M. - ….il 14 dicembre lei ……di Milano….

 

 

Ventura – Non conosco nessuno con questo nome. Neanche per assonanza. Non è che io non sentissi dentro il problema di cui sta parlando. Era sentito tanto chiaramente che era stato espresso anche a Freda. Se ne parla qui.

 

 

G.I. – Comunque allora è stato, diciamo, un suo errore di valutazione l’opportunità di rivolgersi a Freda?

 

 

Ventura – No, è stato un mio errore di valutazione, o meglio di sottovalutazione dell’insieme della vicenda e questo è obiettivo. Poi ci sono altri elementi, le ripeto, come l’insistenza di Lorenzon di tirare dentro in questa situazione Freda.

 

 

G.I. – Lei il 3 gennaio sa che è stato Lorenzon. Successivamente sa pure che si parla di Freda, lei, anzi, ha uno scatto perché dice che il nome di Freda non la riguarda. Evidentemente lei non se ne era reso conto prima, se ne doveva rendere conto che l’accostamento di Ventura a Freda diventava estremamente pericoloso per lei.

 

 

Ventura – E’ scritto lì. Io me ne rendevo conto e non volevo più avere rapporti a livello politico e professionale con Freda. E’ scritto qua. “Bisogna che io cambi avvocato! Bisognerà che cambi avvocato perché non ci sia nessun sospetto”.

 

 

G.I. – Non lo fa.

 

 

Ventura – Come non lo fa? Ma lei scherza! E’ dell’aprile del 1970 la nomina di un avvocato di Venezia.

 

 

P.M. – Carlet?

 

 

Ventura – No, quello è un avvocato di Freda.

 

 

G.I. – Evidentemente il cambio di avvocato doveva essere fatto con Carlet.

 

 

Ventura – Io non ho mai nominato Carlet. Questo mi è talmente strano. Che possa essere anche questa una iniziativa di Freda, fatta a mia insaputa? Io ho nominato l’avvocato Sorgato.

 

 

P.M. – La lettera del 31 marzo 1970 dice: “La prego di voler assumere il mio mandato in procedimenti giudiziari”.

 

 

Ventura – Di chi è quella lettera?

 

 

P.M. – E’ dello studio di Freda.

 

 

Ventura – Ma da chi è firmata?

 

 

P.M. – Abbiamo solo la velina, che non è firmata.

 

 

Ventura – Magari è una lettera di Freda. Il Carlet è stato difeso da Freda.

 

 

P.M. – Stava dentro il dossier.

 

 

G.I. – Ma questo si riferisce a Venezia.

 

 

Ventura – Comunque io non ho mai incontrato Carlet, non lo conosco, non ho mai avuto rapporti con lui.

 

 

G.I. – Si presume che era sua, stava dentro il suo fascicolo.

 

 

Ventura – Qui si presume sempre, sbagliando.

 

 

G.I. – Adoperiamo le generalità dell’avvocato Carlet.

 

 

Ventura – Io dico che non lo conosco. Non solo, ma chieda se io l’ho incontrato una volta, se gli ho parlato per telefono, se ho mai avuto rapporti.

 

 

G.I. – Mi scusi, lei non ha mai firmato questa lettera?

 

 

Ventura – No.

 

 

G.I. – Lei ad un certo punto, e ciò, mi pare, dopo gli attentati dell’8 agosto….

 

 

Ventura – Non dobbiamo più parlare di questo incontro con Rauti e assieme a Freda, per favore.

 

 

G.I. – Lei dice che non c’è stato.

 

 

Ventura – Ma lei dava per certo che io ci fossi stato, e questo mi pare particolarmente inquietante.

 

 

G.I. – Io a Freda l’ho detto e non ha fatto una grinza.

 

 

Ventura – Ma che grinza vuole che faccia Freda!

 

 

P.M. – C’è una deposizione testimoniale.

 

 

G.I. – Da una deposizione testimoniale risulta che Rauti ha fatto riferimento a questa visita ricevuta da Freda e Ventura. Questo nel marzo ’70.

 

 

Ventura – E lei perché non interroga Rauti?

 

 

G.I. – Quando il Pubblico Ministero chiederà l’autorizzazione a procedere e sarà concessa allora lo interrogheremo.

 

 

P.M. – Ma comunque Rauti a suo tempo disse di non conoscerla, di non averla mai vista e di non conoscere neanche Riello Pera.

 

 

Ventura – Questo non è assolutamente vero? Ecco, vede che Rauti dice le bugie.

 

 

G.I. – Infatti Rauti non esclude che lei e Freda possiate essere andati nella redazione del “Tempo” a parlargli, a raccomandarsi a lui per questa vicenda, per la compagna diciamo di Freda.

 

 

Ventura - Non lo esclude no. Ha fatto pubblicare un articolo di Balzarini, non vedo come possa escluderlo.

 

 

G.I. – Non lo esclude e poi abbiamo un teste di Ordine Nuovo che dice che nel marzo ’70, al congresso di Udine, disse questo.

 

 

Ventura – Il problema è che io non sono mai stato da Rauti insieme a Freda.

 

 

G.I. – Eccolo qua: “Nel marzo ’70 mi recai a Udine per partecipare ad un convegno di Ordine Nuovo nel corso del quale si dovevano fissare le modalità per il rientro nel MSI di gruppi periferici di Ordine Nuovo”.

 

 

Ventura – Chi è questo teste, si può sapere?

 

 

G.I.“A proposito mi ricordo che proprio in tale occasione sentii parlare di Freda e di Ventura. Rauti infatti raccontò che si erano presentati a lui, nella redazione di “Tempo”, il Freda e il Ventura per chiedere un intervento a loro favore nella vicenda Lorenzon”.

 

 

Ventura – Mi sembra che la cosa più corretta e più normale sia di sentire Rauti e di sentire se io sono stato da lui.

 

 

G.I. – Ma come fa lei a voler sentire queste cose da Rauti se non abbiamo l’autorizzazione a procedere dal Parlamento. Rauti non lo possiamo sentire perché Rauti è imputato.

 

 

P.M. – Comunque già è stato sentito in merito ed ha detto a suo tempo che non esclude che siate andati a raccomandarvi.

 

 

Ventura – Ma chi è questo testimone?

 

 

G.I. – Perché tanto interesse, scusi?

 

 

Ventura – Ma come perché?

 

 

P.M. – Forse l’aveva detto Forziati.

 

 

G.I. – Guardi che Forziati aveva detto cose che poi hanno trovato corrispondenza nella deposizione di altri, ad esempio Giangastone Romani, altro personaggio di Ordine Nuovo di Venezia (il braccio destro di Maggi) ed ha trovato conferma anche nella deposizione di Bressan.

 

 

Ventura – Ma io non ho nessun dubbio che Forziati sia in condizione di dire cose che trovano conferma. Ne sono assolutamente convinto. Comunque questa è una circostanza che non corrisponde al vero. Nella maniera più assoluta.

 

 

G.I. – Sa del fatto che vi sia andato il solo Freda, magari in compagnia di Balzarini.

 

 

Ventura – No, questo non lo so. So che l’articolo pubblicato sul “Tempo”, fu scritto da Balzarini, fu redatto da Balzarini. Questo me lo disse Freda quindi su questo credo di non avere dubbi.

 

 

G.I. – In che periodo sarebbe uscito questo articolo?

 

 

Ventura – Dopo il 17 febbraio del 1970. Fu la prima notizia, il primo articolo.

 

 

G.I. – Il 17 febbraio 1970.

 

 

P.M. – No. Sul “Tempo” apparve nel 1971, dopo il vostro arresto (l’arresto suo, di Freda e di altri). C’era un articolo in cui si criticava l’operato della Polizia.

 

 

Ventura – No. C’è un articolo precedente, se non ricordo male, in cui si parla di questo libraio editore. Quindi precedente all’arresto. Non coinvolge la posizione di Freda, non ne parla.

 

 

G.I. – Diamo una scorsa insieme a questa sua famosa agendina. Albergo….Mediterraneo…di Napoli, è naturalmente l’albergo di Sartori, no? C’è anche un numero di Vicenza e mi pare che Sartori avesse anche un recapito a Vicenza, no?

 

 

Ventura – Abita a Vicenza, almeno ci abitava, adesso non so.

 

 

G.I. – Questo Antonio Claudio chi è? 960581?

 

 

Ventura – Aspetti, me lo appunto: 960581. Questo non è un numero veneto.

 

 

G.I. – Marco Barnabò; Bernardi Bernardino, chi è?

 

 

Ventura – Questo è un tizio (adesso non ricordo se di Conegliano Veneto o di Vittorio Veneto) che mi vendette dei libri.

 

 

G.I. – Boratto Pino; Cannaregio 6125.

 

 

Ventura – Questo è uno che conobbi in collegio nel ’62.

 

 

G.I. – Benini Giorgio di Verona?

 

 

Ventura – Questo è uno che veniva frequentemente a Castelfranco.

 

 

G.I. – Che fa?

 

 

Ventura – Rappresentante, personaggio assolutamente innocuo.

 

 

G.I. – Benetti Maggiore Angelo.

 

 

Ventura – Questo è uno di Milano.

 

 

G.I. – Sì, Piazza Duse – Milano.

 

 

Ventura – E’ amico del senatore Nencioni.

 

 

G.I. – Che rapporti aveva con lui?

 

 

Ventura – Nessun rapporto. Mi cedette un esemplare di un saggio sulla socializzazione.

 

 

G.I. – Boatto Alberto.

 

 

Ventura – Questo è il prof. Alberto Boatto, di Roma. Ma lei mi sta ponendo sotto il naso dei nomi che riguardano un’agenda del 1968!

 

 

G.I. – Del 1969.

 

 

Ventura – Del 1969.

 

 

G.I. – Stellaro prof. Giangiacomo, viale Finzi 31.

 

 

Ventura – Partigiano di Treviso, cognato di Mafioli.

 

 

G.I. – Cescon Pietro – Torino via delle Pervinche.

 

 

Ventura – Cescon?

 

 

G.I. – Almeno mi pare che ci sia scritto così.

 

 

Ventura – Posso vedere? Cescon. Bisognerebbe sentire questo Cescon.

 

 

G.I. – Conti Giacomo di Perugia, noto come Durante Murizio di Roma.

 

 

Ventura – Questo è un amico di Lorenzon, che ricevette, tramite Lorenzon, quei fmosi volantini di cui Lorenzon, con tutta innocenza, ha detto di non sapere niente.

 

 

G.I. – E Dionisi Titti di Roma?

 

 

Ventura – Questa è una signora di Roma che sarà bene non interrogare.

 

 

G.I. – Questo Diego di Palermo?

 

 

Ventura – E’ Giannola.

 

 

G.I. – Belisari, chi è?

 

 

Ventura – E’ un cartotecnico.

 

 

G.I. – Inutile chiedere chi è Ferlini, ospedale?

 

 

Ventura – Scusi, dottore, scusi un attimo. Posso vedere il numero di telefono del Ferlini?

 

 

G.I. – 660105.

 

 

Ventura – Ospedale?

 

 

G.I. – No, l’ospedale è 62025.

 

 

Ventura – Ci sono entrambi, sì, mi pareva.

 

 

G.I. – Questo Franco o Franca 986744?

 

 

P.M. – Un po’ di discrezione!

 

 

G.I. – Se è una donna non le faccio neanche la domanda.

 

 

Ventura – Visto che c’era quella Titti Dionisi, comunque questa è una donna.

 

 

G.I. – Giannettini Guido via…..Roma. Chi è?

 

 

Ventura – E’ una persona con cui sono stato in rapporto nel ’67-68-69.

 

 

P.M. – E’ quello di cui parla Lorenzon?

 

 

Ventura – Sì, è quello di cui parla Lorenzon a proposito della tesi su Celine quando ha detto che andava a Roma per presentarlo a Freda.

 

 

G.I. – E che mestiere fa questo Giannettini?

 

 

Ventura – Fa il pubblicista.

 

 

G.I. – C’è un’altra annotazione: “Oltremare”. Che cosa significa?

 

 

Ventura – E’ l’agenzia presso la quale lavora.

 

 

G.I. – Ma è un’agenzia con una impronta politica o qualche cosa del genere? E’ un uomo di destra, di sinistra questo Giannettini, che lei si ricordi?

 

 

Ventura – E’ un uomo di destra perché mi fu presentato a Lorenzon proprio perché dovevo indicargli dei lavori.

 

 

G.I. – Come l’ha conosciuto questo Giannettini? Nel ’67? Mi pare che abbia fatto riferimento nel 67, le fu presentato da qualcuno?

 

 

Ventura – Aspetti che ci penso. Non ricordo, vedrò di ricordarmi.

 

 

G.I. – Ha avuto rapporti frequenti con questo Giannettini?

 

 

Ventura – Frequenti, relativamente frequenti. Mi interessò in una certa epoca avere notizie sui Tupamaros e questo me le fece avere, proprio perché questa agenzia aveva fatto un servizio sui Tupamaros.

 

 

G.I. – Si chiama “Oltremare” questa agenzia proprio perché si occupava di fatti di oltre mare?

 

 

Ventura – Sì, prevalentemente questioni africane e dell’America Latina.

 

 

G.I. – Lei aveva rapporti ancora nel 1969 con questo Giannettini, credo?

 

 

Ventura – Sì, sono stati relativamente continuativi, posso dire che non sono mai cessati. E’ un uomo che non ha un impegno politico ben preciso. E’ un pubblicista che si interessa di storia; di storia contemporanea e di politica.

 

 

G.I. – Ha scritto qualche libro questo Giannettini? Ha lavorato per conto della sua casa editrice?

 

 

P.M. – Di destra?

 

 

G.I. – Ma lui prima pubblicava libri di destra!

 

 

Ventura – Ma come pubblicava! Quali libri di destra ho pubblicato io? Me lo dica, mi faccia un titolo.

 

 

G.I. – Tutta la roba che ha pubblicato con Romualdi non credo che fosse di sinistra.

 

 

Ventura – E mi faccia un titolo, mi dica quale roba ho pubblicato con Romualdi.

 

 

G.I. – Non ne ha pubblicata?

 

 

Ventura – Nessun titolo c’è, non sono riusciti a perscarlo, perché se fossero riusciti a pescarlo un titolo l’avrebbero detto a quel processo a Bologna. Hanno cercato per mesi …un foglietto.

 

 

G.I. – Guglielmin Renzo di Udine, chi è?

 

 

Ventura – Non di Udine, di Sacile per l’esattezza. E’ un compagno di scuola, di università, non so, adesso non ricordo.

 

 

G.I. – Gualtieri Franco?

 

 

Ventura – Mi sembra che sia un amico di Pan e che Pan mi presentò per avere dei libri; credo che Pan me lo presentò nel 1969.

 

 

G.I. – E questo G.P. Firenze chi è?

 

 

Ventura – Non so.

 

 

G.I. – Va bene, non lo ricorda.

 

 

Difesa – C’è il numero di telefono: si potrà rintracciare.

 

 

Ventura – Sì, non c’è problema.

 

 

G.I. – E il Grosso? Lo conosciamo. Viale Corsica ecc., Gullo di Palermo, che sta anche a Roma, c’è anche un altro numero.

 

 

Ventura – Ecco, Gullo fu il primo avvocato che mi difese. Non Sorgato, Gullo. Già nel gennaio. Scriviamolo per cortesia.

 

 

G.I. – Guglielmi Armando di Torino?

 

 

Ventura – E’ un esperto di problemi editoriali.

 

 

G.I. – Gioacchino Nino, viale Somalia 35, roma?

 

 

Ventura – Scusi me lo fa vedere? E’ Gamacchio Piero, viale Somalia.

 

 

G.I. – Carlo Guarnieri di Firenze?

 

 

Ventura – E’ il figlio di Giorgio Guarnieri. Forse il G. di Firenze è possibile che fosse Guarnieri Carlo, guardi se corrisponde.

 

 

G.I. – Lorenzon, sappiamo chi è. Loredan anche. Lerici, sappiamo tutto. Martinelli Mario di Verona?

 

 

Ventura – Ecco, questo è un personaggio di cui mi ero segnato il nome qui per parlarne e poi non ne abbiamo più parlato. Aspetti che lo trovo, Martinelli: questo è un amico di Freda il quale si separò da Freda forse già nel febbraio del 1969 (nel momento in cui invece io riallacciavo più strettamente i contatti) proprio perché non condivideva lo sviluppo che Freda stava dando alla faccenda.

 

 

G.I. – Quindi dovrebbe essere al corrente degli sviluppi che voleva dare Freda.

 

 

P.M. – E delle intenzioni di quel momento.

 

 

G.I. – Nel febbraio.

 

 

Ventura – Dovrebbe essere al corrente dei programmi. Il “Ghé” invece, che forse non c’è, credo che sia un rapporto che Freda esaurì molto precedentemente cioè già nel 66/67.

 

 

P.M. – Questo “Ghé” come si chiama?

 

 

Ventura – Non so. Non so neanche dove abiti.

 

 

G.I. – Di dov’è?

 

 

Ventura – Non so.

 

 

G.I. – E il Marino?

 

 

Ventura – Marino Nicola è il figlio di qualche Questore. Non so di dove.

 

 

G.I. – Questore di Bergamo probabilmente.

 

 

Ventura – C’è Bergamo là?

 

 

G.I. - Sì.

 

 

Ventura – Allora è possibile che sia Bergamo. O Questore o Vicequestore di Bergamo.

 

 

G.I. – Poi c’è un numero segnato vicino a Piazzetta S.Andrea, Verona.

 

 

Ventura – E’ questo?

 

 

G.I. – No, è sotto il nome.

 

 

Ventura – E’ sempre la grafìa di questo Marino, probabilmente è un recapito. Comunque è un compagno di scuola.

 

 

G.I. – Mattiozzo Mario?

 

 

Ventura – Di dove?

 

 

G.I. – Non so 43596.

 

 

P.M. – Di Treviso.

 

 

Ventura – Mattiozzo non è nessuno. Mattiuzzo lo conosco, è uno di Treviso.

 

 

G.I. – Mattiuzzo.

 

 

Ventura – Sarà Mattiuzzo di Treviso, impiegato di banca.

 

 

G.I. – Mirca?

 

 

Ventura – Questa è una donna. Mi pare che sia femminile Mirca no?

 

 

G.I. – Non so, mi pare sia scritto così. Questo dopo Mirca che c’è qui, non si legge bene, chi è?

 

 

Ventura – Mancina.

 

 

G.I. – Mancina di dove?

 

 

Ventura – Di Milano. Cioè quando lo conobbi abitava a Padova, ora credo che abiti a Milano.

 

 

G.I. – Qual è il suo nome? Come si chiama? Giorgio? Giovanni?

 

 

Ventura – Gabriele. Io lo conobbi nel ’71.

 

 

G.I. – Lo conobbe nel ’71 e sta segnato in un’agenda del 1969.

 

 

Ventura – Allora lo conobbi nel ’70, evidentemente, perché l’agenda dopo è del ’70. Nel ’70 perché io fui in carcere nel ’71, no?

 

 

P.M. – Come si chiama quel giovanotto?

 

 

Ventura – Gabriele.

 

 

P.M. – E il cognome?

 

 

Ventura – Mancina.

 

 

G.I. – Poi c’è un Napoli 312240. Sarà questa Nicky via nazionale.

 

 

Ventura – No, questa Nicky è un’impiegata della casa editrice “S.Marco”.

 

 

G.I. – E questo Napoli?

 

 

Ventura – Questo Napoli, piazza del Municipio, credo sia Sartori. Quello dovrebbe essere l’Hotel Mediterraneo.

 

 

G.I. – Poi c’è “Oltremare”, evidentemente si riferisce sempre a Giannettini.

 

 

Ventura – Sì.

 

 

G.I. – Orsoni dr. Giovanni?

 

 

Ventura – E’ un amico. Fu un mio professore di liceo.

 

 

G.I. – Pascolotto Dino?

 

 

Ventura – E’ uno di Castelfranco.

 

 

G.I. – Pompei di Roma?

 

 

Ventura – Pompei è l’ingegner Pompei.

 

 

P.M. – L’ingegner Pompei.

 

 

Ventura – Lei conosce l’ing. Pompei?

 

 

P.M. – No, è di quella volta là che aveva fatto anche qualche assegno.

 

 

Ventura – Legatoria Trionfale, quando non ero una “primula rossa” facevo anche degli assegni.

 

 

G.I. – Quinti, Roma via Monza 15?

 

 

Ventura – Quinti? E’ un editore questo. Edizioni l’Ateneo; “Bianco e Nero”.

 

 

G.I. – Romanin Pino. Mi pare che questo nome lei l’abbia già detto?

 

 

Ventura – Sì, ne abbiamo parlato diffusamente.

 

 

G.I. – Adriano Romualdi; Pino Romualdi; Russo Giovanni Maria via Ippocrate 52, Roma?

 

 

Ventura – Giovanna o Giovanni?

 

 

G.I. – Giovanni.

 

 

Ventura – Non ricordo.

 

 

G.I. – Riva Bruno di Torino?

 

 

Ventura – E’ il titolare delle Edizioni Tradizionali, nonché direttore della rivista di Studi tedeschi.

 

 

G.I. – Rivista veneta?

 

 

Ventura – Rivista veneta è il numero…..

 

 

G.I. – Delle Rose?

 

 

Ventura – E’ un albergo che è vicino….L’albergo in cui alloggiava Sartori.

 

 

G.I. – Santomaso Franca, via Piranesi 75 Milano? Lei aveva donne ovunque.

 

 

Ventura – Questa è da tre o quattro anni che non la vedo.

 

 

G.I. – Questo Switch?

 

 

Ventura – Questo lei lo conosce troppo bene perché io debba rispondere.

 

 

G.I. – Infatti lo conosciamo bene. Ha avuto rapporti con questo Switch?

 

 

Ventura – Direi di sì visto che c’è una montagnola di cambiali.

 

 

G.I. – Sì, c’è una montagnola di cambiali anche di un certo Gambino, mi pare, dipendente di Switch, che firmava cambiali.

 

 

Ventura – Questo Gambino non lo ricordo.

 

 

P.M. – E’ il telefonista di Switch.

 

 

G.I. – C’è stata una vivace protesta da parte di questo Gambino quando le cambiali andarono in protesto. Le cambiali che le aveva rilasciate e che lei aveva scontate regolarmente.

 

 

Difesa – Protestò il protesto?

 

 

P.M. – Protestò il protesto, contestò.

 

 

Ventura – Ma io di questo Gambino non ho memoria.

 

 

G.I. – Lei scontò cambiali anche a firma di una certa Pavan Wilma, sempre per Switch, e cambiali anche a firma di Gambino, sempre per Switch.

 

 

Ventura – Ma questa Pavan la ricordo.

 

 

G.I. – Tant’è vero che sono sorte voci in giro che lei scontasse cambiali del MSI, che lo finanziasse.

 

 

Ventura – Questa è una voce che è sorta a lei, comunque il rapporto con Switch mi pare che sia documentato da un fascicolo della “Galleria Libraria”. Si articolò in questo modo: noi acquistammo quando Switch fu rappresentante delle Edizioni d’Italia, che è la casa editrice di un deputato democristiano e di cui il fascista Switch era titolare per le Tre Venezie) un notevole stock di questa “Enciclopedia dell’antiquariato e dell’arredamento”, credo forse una cinquantina di esemplari. Era una enciclopedia in sei volumi che costava, credo, 50/60.000, forse di più.

Switch aveva bisogno di quattrini e quindi mi offrì la possibilità di avere questa enciclopedia, naturalmente aacquistandone un quantitativo consistente al 50% purchè lo pagassi direttamente alla casa editrice “Edizioni d’Italia” (Switch era solo commissionario) mentre per il residuo di provvigione del 15/20 % che Switch non avrebbe potuto introitare, perché me lo sconta, mi propose di fargli avere una agevolazione scontandogli delle cambiali. Basta. Questa storia è andata avanti un anno e mezzo.

C’è tutta la documentazione perché furono prevalentemente scontate alla Banca Cattolica del Veneto.

Ad un certo momento la Banca Cattolica del Veneto non volle più scontare le cambiali di Switch.

 

 

G.I. – E allora ci sono le cambiali di Fallan Wilma, di Gambino.

 

 

Ventura – Può darsi che questo Gambino ci sia; può darsi. Non lo ricordo. Poi la difficoltà insorse non tanto dal fatto che questo Switch non corrispondesse parzialmente alla decurtazione…

 

 

G.I. – Su uno dei suoi conti correnti noi abbiamo trovato tracce di assegni dati a Freda. Quando lei ha esibito queste somme mutuate, non ha trovato…..tracce consistenti.

 

 

P.M. – Assegno di Lire 50.000. Abbiamo trovato.

 

 

Ventura – Ci sono anche assegni di Lire 300.000.

 

 

G.I. – Quale conto riservava lei a Freda?

 

 

Ventura – Su tutti i possibili.

 

 

G.I. – Lei ha conosciuto Casalini Gianni?

 

 

Ventura – Conosciuto? So chi è, so abbastanza bene chi è.

 

 

G.I. – Figlio del direttore della Banca Nazionale del Lavoro.

 

 

Ventura – Sì. Non posso dire di averlo conosciuto. Posso dire di averlo visto complessivamente 5/6 volte. Era molto, non legato, ma so che vedeva abbastanza spesso Pozzan.

 

 

G.I. – E Freda?

 

 

Ventura – No, direi più Pozzan che Freda, per quel che ne so io.

 

 

G.I. – O tutti e due?

 

 

Ventura – Non credo tutti e due.

 

 

G.I. – E’ uno…………se non sbaglio.

 

 

Ventura – Per Freda e Pozzan insieme.

 

 

G.I. – Solo a Freda…….

 

 

Ventura – No, a entrambi.

 

 

G.I. – Ma il padre ci ha dichiarato che è stato presentato solo a Freda.

 

 

Ventura – Ma il padre ha commesso un’omissione.

 

 

G.I. – E’ probabile.

 

 

Ventura – D’altra parte mi sembra che ci sia una telefonata in cui Pozzan e Freda parlano di questa loro attività.

 

 

G.I. – Esattamente è che è interesse di tutti avere quel finanziamento.

 

 

Ventura – Certamente. L’operazione riguardava in origine la possibilità di attivare la Litopress a Padova, perché nella zona del Veneto, essendo i fideiussori veneti, era più facile attivare le operazioni finanziarie. L’interessamento del padre di Casalini riguardava la posizione del figlio il quale non aveva una occupazione e non poteva essere inserito. Al punto che il Casalini padre si interessò anche per un capannone nella zona industriale di Padova e poi non se ne fece più niente. Infatti era l’ipotesi della metà del ’69, fine ’69, poi ripresa successivamente alla fine del 70/71. Il conto fu attivato nel ’71.

 

 

G.I. – Trenta milioni con la fideiussione di sua madre e suo fratello.

 

 

Ventura – 15.5 di conto e…….

 

 

G.I. – Hamler Antony chi è?

 

 

Ventura – Chi?

 

 

G.I. – Al quale ha dato un assegno di Lire 1.950.000?

 

 

Ventura – C’è un assegno?

 

 

G.I. – Emesso a Roma.Esattamente l’assegno 3361116 della Banca Cattolica del Veneto emesso a Roma il 24 dicembre 1969 a favore di un certo Hamler Antony, per Lire 1.950.000.

 

 

Ventura – Non ricordo.

 

 

G.I. – Non ricorda. Chi è?

 

 

Difesa – Che data?

 

 

G.I. – L’assegno porta la data del 24.12.1969.

 

 

Difesa – E il numero?

 

 

G.I. – 3361116.

 

 

Difesa – Banca Cattolica del Veneto?

 

 

G.I. – Sì. Lire 1.950.000, non è uno scherzo!

 

 

Ventura – Non è uno scherzo. Non ricordo.

 

 

G.I. – Questo nome straniero, sarà mica il capitano Hamid o il rumeno?

 

 

Ventura – No. Faccia lei, io non ricordo.

 

 

G.I. – Me lo deve dire lei chi è questo Hamler. Lire 1.950.000 alla vigilia di Natale, il 24 dicembre 1969; gli ha forse fatto il regalo di Natale? Può darsi che la data sia stata messa dopo.

 

 

Difesa – Questa è la data di valuta.

 

 

Ventura – La data non la mettevo mai.

 

 

G.I. – Data di presentazione di incasso. ……..Ignora il destinatario di questo assegno di Lire 1.950.000?

 

 

Ventura – E’ sicuro che c’è un destinatario?

 

 

G.I. – Certo………Un altro elemento che riprova il fatto che lei sia stato a Roma il 15 dicembre per la malattia di suo fratello, e che la malattia di suo fratello sia stata il 14 dicembre 1969.

 

 

Ventura – Ma lei sta parlando di malattia o di crisi?

 

 

G.I. – Di crisi.

 

 

Ventura – Ecco, perché la malattia perdura tuttora.

 

 

G.I. – La crisi, che spinse lei ad andare a Roma, secondo lei il 12 e secondo me il 15.

 

 

Ventura – Secondo me il 12 dicembre e anche il 15. Ero a Roma il 15, c’è un pernottamento il 15.

 

 

G.I. – No, non c’è un pernottamento. Lei poi è riuscito a ricostruire quel momento?

 

 

Ventura – Stiamo ricostruendo.

 

 

G.I. – State ricostruendo?

 

 

Ventura – Certamente. C’è anche un altro assegno di cui le diremo che prova invece che io ero proprio a Roma il 12 e che ho visto mio fratello.

 

 

G.I. – Io invece ho la prova sicura che lei il 12 non era a Roma.

 

 

Ventura – A Roma?

 

 

G.I. – Il 12 dicembre. O quanto meno che non aveva telefonato a Ferlini. Quindi lei sta ricostruendo.

 

 

P.M. – E ne riparlerà eventualmente a fine della ricostruzione.

 

 

Ventura – No, no. Bisogna parlarne subito. Non c’è problema.

 

 

G.I. – Lei l’ha ricostruito questo fatto e quindi dice che è andato il 12 e che ci sarebbe anche questo altro assegno che io evidentemente non ho trovato.

 

 

Ventura – Siccome lei mi aveva detto che io il 12 non avevo visto mio fratello, che sono andato a Roma e che non ho visto mio fratello.

 

 

G.I. – Lo dicono gli altri.

 

 

P.M. – Ma il problema è un altro, a aprte che abbia visto il fratello. E’ se è andato o non è andato.

 

 

G.I. – Il problema è se è andato perché suo fratello stava male.

 

 

Ventura – Il problema è che io sono andato a Roma e, indipendentemente dai motivi per cui sono andato, non sono andato per nessun motivo che abbia inerenza con questo processo. Quindi questo è il problema. Se giriamo intorno a questo problema, facendo dei giochi equivoci sul fatto della malattia o della non malattia, del ricovero o del non ricovero, non concludiamo niente.

 

 

P.M. – E’ stato lei a tirarlo fuori.

 

 

Ventura – E’ la verità.

 

 

G.I. – Qual è la verità?

 

 

Ventura – Che io andai a Roma perché mio fratello stava male. Mio fratello stava realmente male.

 

 

G.I. – La verità qual è? Che lei avrebbe telefonato al prof. Ferlini la mattina del 12 gennaio 1969 in ospedale per dirgli che suo fratello stava male?

 

 

Ventura – Io o in ospedale o a casa telefonai senz’altro. Non c’è dubbio.

 

 

P.M. – Dopo che andò da Pozzan?

 

 

G.I. – Quando andò da Pozzan? Prima o dopo la telefonata?

 

 

Ventura – A Ferlini telefonai dalla stazione, quindi da Pozzan andai dopo.

 

 

G.I. – Come dalla stazione? Quindi non partì per Roma, andò da Pozzan?

 

 

Ventura – Però feci una telefonata anche dall’angolo della strada. Perché io arrivai col filobus e c’è un bar all’angolo della strada di Pozzan: feci una telefonata anche da là. Quindi sono incerto se telefonai dalla stazione o dal bar.

 

 

G.I. – Pozzan allora abitava a Padova?

 

 

Ventura – Chi?

 

 

G.I. – Pozzan.

 

 

Ventura – Abitava a Padova, a un quarto d’ora di filobus dalla stazione, un po’ fuori Padova, nell’immediata periferia.

 

 

G.I. – Quindi lei la mattina presto del 12 sa da sua madre che suo fratello stava male?

 

 

Ventura – Non che mio fratello stava male, so da mia madre che devo telefonare a Ferlini perché mio fratello sta male. Mio fratello stava male già dall’8, quando mia madre andò a Roma.

 

 

G.I. – Sì.

 

 

Ventura – E continuò a stare male fino alla crisi, se lei dice del 15, se c’è un ricovero.

 

 

Difesa – Quindi non c’è un ricovero, c’è una chiamata della Croce Rossa per un eventuale ricovero che però non avvenne.

 

 

G.I. – Quindi lei parte, evidentemente molto presto, da Treviso perché non ritiene di telefonare al medico prima di andare a Padova.

 

 

Ventura – Parto da Castelfranco, non da Treviso. Parto da casa mia.

 

 

G.I. – Da casa sua. Ho confuso Castelfranco e Treviso.

 

 

Ventura – L’unica incertezza riguarda l’orario della partenza. Ma siccome mia madre insegnava, è assai probabile che io sia partito col treno delle sette e mezzo, è assai probabile, e non con quello delle 8 e 45.

 

 

G.I. – Da Castelfranco?

 

 

Ventura – Da Castelfranco.

 

 

G.I. – Quindi ecco perché telefona dalla stazione, perché arrivava alla stazione con il treno.

 

 

Ventura – Sì, arrivo alla stazione. Ricordo di aver fatto una telefonata dalla stazione poi ricordo di averne fatta un’altra da questo bar.

 

 

G.I. – Cioè lei fa una telefonata dalla stazione a chi? Al prof. Ferlini o a Pozzan?

 

 

Ventura – No, con Pozzan l’appuntamento era già fissato.

 

 

G.I. – A che ora?

 

 

Ventura – Nella prima mattinata. Dovevo andare a prendere (speriamo di trovarlo, qui ci sono gli appunti di mano di Pozzan) il conto economico della ditta.

 

 

G.I. – Quindi è andato alla stazione ed ha telefonato al prof. Ferlini, dalla stazione.

 

 

Ventura – Le sto dicendo che ho fatto una telefonata o due dalla stazione (adesso non ricordo più quante neanch’io) e un’altra telefonata l’ho fatta quando sono sceso dal filobus che ferma proprio sulla statale, a poca distanza dall’Istituto “Configliachi” dove c’è un’osteria. Ecco, ricordo che ho telefonato anche da là, quindi o dalla stazione o da questa osteria.

 

 

G.I. – Sempre al prof. Ferlini?

 

 

Ventura – Dottore, all’epoca.

 

 

G.I. – Quindi tutte le telefonate si riferiscono al prof. Ferlini. Una dalla stazione e una dall’osteria.

 

 

Ventura – Ci sono altre telefonate ma non ricordo a chi le ho fatte, siccome avevo anche altri appuntamenti a Padova.

 

 

P.M. – Una di queste è quella al prof. Ferlini.

 

 

Ventura – Forse anche all’agenzia di Patria Veneta. E’ possibile che una di queste telefonate fosse diretta a questo Massara.

 

 

G.I. – Comunque l’incontro era nella casa di Pozzan?

 

 

Ventura – Sì.

 

 

G.I. – Si è trattenuto nella casa di Pozzan?

 

 

Ventura – Per un certo periodo.

 

 

G.I. – Dove c’era anche la moglie?

 

 

Ventura – Non ricordo se c’era anche la moglie. Solitamente c’era anche la moglie, ma non ricordo se c’era quella volta. Siccome la moglie sostituiva il marito in questa attività di portineria.

 

 

G.I. – E si è trattenuto a casa di Pozzan per esaminare questa contabilità?

 

 

Ventura – Mi sono trattenuto per un’ora, un’ora e mezzo, forse anche di più, per esaminare il conto economico di previsione.

 

 

G.I. – Dopo di che, che ha fatto?

 

 

Ventura – Dopo di che sono andato alla stazione, ho preso il treno. (Mi accompagnò Pozzan alla stazione) L’ho preso all’ultimo momento perché stavo per perderlo……..Sì, ma di questo conto economico credo che possano dire, abbastanza diffusamente, sia il Tomba che il Sestili.

 

 

G.I. – Era il conto economico che le serviva per andare, per portarlo a Roma?

 

 

Ventura – Non è che mi servisse. In quell’epoca si erano sviluppate diverse ipotesi di conto economico. Siccome il conto economico era proporzionato al capitale del finanziamento, evidentemente era un’analisi che andava fatta con molta accuratezza.

 

(riprende l’analisi dell’agenda di Giovanni Ventura, n.d.c.)

 

 

G.I. – Annamaria Morini?

 

 

Ventura – Non so. Scusi, di che epoca è questa Morini?

 

 

G.I. – 69/70. No, 70.

 

 

Ventura – Che importo è?

 

 

G.I. – 508.750, 782.550.

 

 

Ventura – Non ricordo.

 

 

Difesa – Che date sono?

 

 

Ventura – Non c’è indicata la città di questo assegno?

 

 

G.I. – Vicenza.

 

 

Ventura – Vicenza. Forse la moglie di Sartori, forse, non ne sono sicuro.

 

 

G.I. – La moglie o la compagna di Sartori?

 

 

Ventura – No, la moglie. Ricordo che il netto ricavo di uno sconto di Sartori lo consegnai alla moglie.

 

 

G.I. – Lei ha scontato anche una cambiale di Lire 1.618.000 dell’azienda vinicola Barnabò.

 

 

Ventura – Un milione e….?

 

 

G.I. - …….e 618.000. Nel gennaio ’71?

 

 

Ventura – Ma non è cambiale, è una tratta o una ricevuta bancaria.

 

 

G.I. – Si è messo a vendere vini? Una tratta di favore?

 

 

Ventura – No. Comunque escludo che sia una cambiale, che sia un pagherò.

 

 

G.I. – Una cambiale tratta o un vaglia cambiario………..Chi è questo Berrettino Vittorio di Palermo?

 

 

Ventura – Berrettino?

 

 

G.I. – 29 settembre 1970 Lire 1.000.000.

 

 

Ventura – Questo è un socio (è l’ipotesi mia perché non sono sicuro, ma visto che è di Palermo) deve essere il socio del padre di Gianolla in questa azienda vinicola che aveva.

 

 

G.I. – Sono agricoltori?

 

 

Ventura – Sì. E io scontai a loro delle cambiali, all’azienda, e probabilmente anche una a nome di questo Berrettino.

 

 

G.I. – E’ una cambiale di favore. Questa non è….

 

 

Ventura – Sconto, foglio finanziario. Questi avevano bisogno di quattrini. Se è così Giannola dovrebbe saperne di più. Comunque con questo Berrettino io non ho mai avuto rapporti.

 

 

G.I. – Va bene. ……..Il Pubblico Ministero ha altre domande da fare?

 

 

P.M. – Vediamo un po’: è stata fatta, in seguito alla sua indicazione, una perquisizione a casa di Guido Paglia.

 

 

Ventura – Solo a casa di Guido Paglia?

 

 

P.M. – E’ stata fatta anche a casa di Guido Paglia.

 

 

G.I. – Verifichiamo tutto quello che lei dice.

 

 

P.M. – Lei ha fatto il nome di Guido Paglia, la prima volta in via indicativa nell’interrogatorio del 20 ottobre del ’72. Si ricorda?

 

 

Ventura – Sì.

 

 

P.M. – Dicendo che era la persona con cui era in contatto, ecc. che Freda a Roma aveva trovato la persona capace in Guido Paglia, ecc.

 

 

Ventura – No, io ho riferito il primo dei due colloqui avuti con Freda. Omettendo il colloquio avuto con Pozzan, cioè omettendo, non parlando dello sviluppo che il discorso aveva avuto in seguito. Il contenuto sostanziale, politico, della discussione era già in quel discorso di ottobre: l’articolazione e le modalità del discorso in due incontri e poi si è spiegato successivamente.

 

 

P.M. – Ma lei personalmente ha mai conosciuto Guido Paglia?

 

 

Ventura – No.

 

 

P.M. – Cioè non l’ha mai incontrato a Roma. Qua c’è un rapportino che Guido Paglia fa al suo datore di lavoro, il cav. Attilio Monti.

 

 

Ventura – Sappiamo chi è il padrone di Paglia.

 

 

P.M. – E gli rimette una lista, da lui fatta il 17 luglio 1972, nello studio dell’avvocato Ghidoni.

 

 

Avvocato Ghidoni – Chi? Guido Paglia?

 

 

P.M. – Guido Paglia.

 

 

Avvocato Ghidoni – Mai stato Guido Paglia nel mio studio. Io Guido Paglia l’ho incontrato una volta a Roma alla sala stampa, insieme a tutti gli altri giornalisti.

 

 

Ventura – Scusi, chi c’era insieme a lei a Roma alla sala stampa?

 

 

Avvocato Ghidoni – C’era Barberi di “Paese Sera”, perché io ero andato a cercare Barberi di “Paese Sera”.

 

 

Ventura – Ecco, allora interroghiamo Barberi di “Paese Sera”.

 

 

P.M. – Adesso do lettura di questo documento e ci rendiamo conto.

 

 

Avvocato Ghidoni – E’ venuto da me solo Barberi, mandato da Cingoli di “Paese Sera”.

 

 

G.I. – Non ho capito.

 

 

P.M. – Ma è Guido del “Giornale d’Italia” quello di cui fa riferimento? Qui, parla di Guido Paglia. E’ giornalista del “Giornale d’Italia” e di “Avanguardia Nazionale”?

 

 

G.I. – E’ Guido Paglia di Avanguardia Nazionale questo? No, perché quello è di “Avanguardia Nazionale” e lei faceva riferimento a quello.

 

 

Ventura – Scusi, dottore, ma parlando con Freda di Guido Paglia mi fece sempre indirettamente intendere, o meglio dai suoi discorsi io intesi, che Guido Paglia in quel momento aveva una sorta di autonomia di gruppo ed operativa nei confronti di Stefano Delle Chiaie e che non vi fosse contestualità.

 

 

P.M. – Leggiamo: “Si convengono di seguito alcuni punti della conversazione avuta il 17 luglio 1972, nel suo studio in Bologna, con l’avvocato Ghidoni. L’avvocato Ghidoni, lo ricordiamo, è il difensore di Giovanni Ventura ed incriminato per la pista nera. In questi giorni ha fatto rumore la scoperta che darebbe al Ventura il ruolo di agente internazionale di una organizzazione di sinistra. La vicenda, oscura ed ingarbugliatissima, probabilmente frutto di incubi di mitomani a livello paesano, può interessarci unicamente per i riflessi che qualcuno, con interessi precisi, ha voluto inseririvi.

Con l’avvocato Ghidoni ho chiarito alcuni punti”.

 

 

Avvocato Ghidoni – Non è di Guido Paglia quella roba! Io ho avuto due altri contatti con Tortora e con…..

 

 

G.I. – Infatti può essere firmato da Tortora.

 

 

Avvocato Ghidoni – Con Tortora, non con Guido Paglia, con Monti e con Piero Cappello di Torino.

 

 

G.I. – C’è anche Piero Cappello?

 

 

P.M. – No, era Livio Pesce. Almeno la triade di cui si era servito il cavaliere (Monti, n.d.c.) per avere le informazioni.

 

 

P.M. Comunque continuiamo:

“Con l’avvocato Ghidoni ho chiarito alcuni punti: il primo riferimento al cav. Monti compare in un gruppo di veline (sarebbero 72) conservate dal Ventura in una cassetta di sicurezza situate, per quel che concerne il cav. Monti, in una frase contenuta nella velina che contiene alcune ipotesi di futuro europeo. Secondo tali profezie Nixon intendeva spezzare il centro-sinistra, impedire l’accordo di Cipro, provocare la scissione socialdemocratica.

L’editore Monti (si legge in questa velina) a tal fine acquista una catena di giornali e finanzierebbe gruppi antisciopero. Più o meno il senso della frase è questo. Faccio notare che in tale data (le veline sarebbero datate 16 maggio 1969) il giornale e la catena erano già di proprietà del cav. Attilio Monti”.

 

 

Ventura – Questo l’aveva già detto Pansa in un articolo sulla “Stamp”.

 

 

Avvocato Ghidoni – Comunque io ho parlato con Tortora.

 

 

P.M. – “Apprendo che nelle veline compaiono anche riferimenti a Buitoni, a Colussi e ad altri industriali italiani”.

 

 

Avvocato Ghidoni – Questo non è vero.

 

 

P.M.“Secondo le ultime tesi quelle veline proverrebbero da una organizzazione internazionale a sfondo rumeno, della quale il Ventura recentemente si è professato agente. Comparivano infatti riferimenti – prendere contatto carta G.B. ed esibire – che al giudice D’Ambrosio sono parsi “indicativi”. La famosa cassetta con le veline resta a Treviso. Qualcuno nel marzo 1972, ne prende visione e a Roma, quasi ad avallo di quanto contenutovi sul cav. Monti, scatta il falso delle lettere.

Va notato in effetti che le date delle due lettere dell’amica di Cavalli portano la data entrambe posteriore a quel maggio 1969 della famosa velina: sono infatti una del luglio e l’altra del settembre 1969; e quindi l’intenzione di far coincidere, come a riprova di quanto contenuto nelle veline, che il cav. Monti effettivamente si era messo al servizio di quella operazione detta “strategia della tensione”.
Secondo il Ghidoni se il ………fotografò quelle veline, se il Dell’Amico ne venne in possesso, non si può escludere che questi non ne abbia approfittato”.

 

 

Ventura – Chi?

 

 

P.M. – Lando Dell’Amico……

 

 

P.M. – “E’ una tesi dimostrabile. Da chiarire invece il punto, ecc. ecc.”.

 

 

Ventura – Io non ho capito. Ne avrebbe approfittato il Lando Dell’Amico? Ma se è una emanazione di Monti?

 

 

P.M. – E’ una emanazione fino a un certo punto.

 

 

Avvocato Ghidoni – Il Monti ha deposto aspramente contro Lando Dell’Amico. Questo me l’ha detto lui9.

 

 

G.I. – Che ha detto?

 

 

Avvocato Ghidoni – Monti ha deposto aspramente contro Lando Dell’Amico dicendo che lo ricattava e altre cose di questo genere e questo mi ha detto Tortora che Monti avrebbe detto a lei nell’interrogatorio, non so se è vero.

 

 

P.M.“Secondo Ghidoni neppure Ventura, al quale sarebbero state mostrate e non contestate le due veline, avrebbe manifestato il suo scetticismo. “Il cav. Monti – avrebbe detto Ventura – non si occupa di politica ma di politici”.

 

 

Avvocato Ghidoni – Questo è vero.

 

 

Ventura – Io non ho detto che Monti non si interessa di politica ma di politici.

 

 

P.M.“”Il Ghidoni che non si professa uomo di sinistra e non pare turbato dal fatto che il suo cliente si professi agente segreto rumeno per uscire da questo pasticcio”.

 

 

Ventura – “Agente segreto” e va bene!

 

 

Avvocato Ghidoni – Vediamo un po’ se c’è altra roba che interessa a me.

 

 

P.M. – C’è tutta la documentazione dell’amico Paglia, è una indagine.

 

 

Avvocato Ghidoni – Comunque a questo punto io faccio precisare che il contenuto, a grosso modo, è il frutto dell’incontro che io ho avuto con Tortora e che è venuto giù èerchè faceva una indagine per conto di Monti.

 

 

P.M. – A fare le indagini per conto di Monti c’è Tortora.

 

 

Avvocato Ghidoni – Quindi sia chiaro che nel mio studio non è venuto Guido Paglia ma in questo caso è venuto Tortora due volte. D’altronde io ho ricevuto non solo Tortora, ma Barberi, una serie enorme di giornalisti, Pansa e altre persone.

 

 

P.M. – Comunque abbiamo tutta la documentazione relativa ad un certo interessamento fatto appunto da Monti per chiarire come mai era stato tirato in ballo il suo nome in queste vicende.

 

 

Avvocato Ghidoni – E’ giusto, Tortora l’ha fatto.

 

 

P.M. – L’ha fatto Tortora.

 

 

Avvocato Ghidoni – La persona che si era rivolta a me era Tortora.

 

 

P.M. – Abbiamo infatti, in seguito a questo interessamento, a questa triade di giornalisti investigatori, questo foglietto che fa riferimento a un viaggio di Paglia a Castelfranco Veneto.

 

 

Avvocato Ghidoni – E di quando è quel viaggio?

 

 

P.M. – Secondo lui del settembre.

 

 

Ventura – Di che anno?

 

 

P.M. – 1972.

 

 

Ventura – Di Paglia?

 

 

P.M. – Questo giro di Paglia che si è interessato per sapere notizie di prima mano su questa vicenda che riguardava il loro datore di lavoro.

 

 

Ventura – Quindi lei che cosa vuole sapere da me, scusi? Io la ringrazio di queste notizie, ma che cosa devo dire?

 

 

P.M. – Lei aveva fatto il nome di Guido Paglia nell’ottobre, ha dato una prima indicazione su Guido Paglia e sul cav. Bottolata.

 

 

Ventura – Le notizie sul cavaliere sono del maggio 1969.

 

 

P.M. – Ma un indicazione, espressa in maniera molto larga, è stata solo nell’ottobre del ’72 quando ha detto che il cavaliere avrebbe finanziato la rivoluzione.

 

 

Ventura – Quello che io ho detto, se anche su molti punti prima di una certa data è stato reticente, non è smentito da quello che ho detto dopo; io ho semplicemente omesso di dire certe cose. Se lei legge tutti i miei verbali vede che c’è una progressione coerente di sviluppo. Lei cosa sta dicendo? Che io avrei fatto il nome di Paglia?

 

 

P.M. – Ma c’è una coincidenza temporale, per cui è bene chiarirla.

 

 

Ventura – Che cosa devo chiarire? Lei mi dice che Paglia dice di aver avuto rapporti.

 

 

Avvocato Ghidoni – No, non è un rapporto di Paglia quello lì.

 

 

Ventura – Allora noi diciamo che non avendo avuto da loro i nomi relativi alle organizzazioni extraparlamentari di destra, che io avevo coinvolto in operazioni di un certo tipo (e ce ne sono anche che non sono coinvolte in operazioni, sono organizzazioni che fanno il cabaret, il thé, e non fanno le bombe) lei ricorda che io richiesi questi nomi?

 

 

P.M. – E io li portai.

 

 

Ventura – Lei li ha portati quando io li avevo già avuti. Io chiesi questi nomi forse già nel luglio, forse già nel giugno, e i nomi non li avemmo. E adesso a questo punto dobbiamo dirle da chi noi abbiamo avuto questi nomi.

 

 

Avvocato Ghidoni – Io li ho avuti a Roma da un giornalista.

 

 

Ventura – No, qui c’è un sospetto preciso. Abbiamo avuto i nomi da una fonte ben precisa su indicazione di un’altra persona di Milano, sempre nell’ambiente giornalistico. Quindi io, da questo elenco di nomi, rinvenni il nome di Paglia che Freda mi fece due volte.

Perché di Paglia si parlò solo due volte: in quell’occasione agosto-primi di settembre e in una occasione successiva alle bombe quando io gli chiesi notizie e conferma sull’eventuale partecipazione di quel gruppo di cui mi aveva parlato precedentemente perché sul momento non ricordavo il nome di Paglia.

Ora, siccome questo nome di Paglia non lo ricordavo neanche all’epoca, lo stesso venne fuori quando lei mi portò quell’elenco avuto nei modi che ora bisogna precisare, credo.

 

 

G.I. – Questo elenco era sul libro “La strage di Stato”.

 

 

Ventura – Io non ho qui la “Strage di Stato”.

 

 

P.M. – Forse era sul libro “Le bombe di Milano” o sul “Figlio del bene”.

 

 

Ventura – Comunque io non ho qui nessuno di questi libri.

 

 

Avvocato Ghidoni – E quando uscì il libro “Il figlio del bene” Ventura era detenuto.

 

 

P.M. – Va bene, e allora dove l’ha avuto quell’elenco?

 

 

Avvocato Ghidoni – Posso dirle io dove ho avuto l’elenco, perché l’elenco l’ho avuto io.

 

 

Ventura – No, se permette lo dico io come lei l’ha riferito a me. L’elenco è stato dato dal giornalista di “paese Sera” Barberi, su indicazione di Paolucci.

 

 

Avvocato Ghidoni – Paolucci non è che c’entri direttamente.

 

 

Ventura – No. E lei, da quel che mi risulta ha visto Paglia insieme a Barberi alla sala stampa del Tribunale di Roma.

 

 

Avvocato Ghidoni – Sì, l’ho visto, l’ho incontrato.

 

 

P.M. – Quando l’ha incontrato?

 

 

Avvocato Ghidoni – Andai a Roma. Andai a Roma a cercare Barberi alla sala stampa e allora c’era anche Paglia.

 

 

Ventura – Ma lei ha parlato con Paglia?

 

 

Avvocato Ghidoni – Ho parlato con tutti quelli che erano lì, non ho parlato in maniera specifica, ho parlato con una serie enorme di giornalisti.

 

 

G.I. – Ha qualche altra domanda da fare?

 

 

P.M. – Qua abbiamo sull’agenda di Sestili, che annota tutto, una serie di indicazioni; dr. Ventura il 13 giugno 1969.

 

 

Ventura – Sì. Dovè scusi?

 

 

P.M. – Ha segnato anche 11 luglio e 12 luglio….Quanto meno risulta che lei era a Roma l’11 luglio. Comunque abbiamo qui un’altra indicazione: c’è ore 11 Salvatore Clava, che era l’agente di Roma, no?

 

 

Ventura – Ma, scusi, non capisco niente.

 

 

P.M. – Sia nel giorno 11 luglio ore 20,30, sia il giorno successivo ore 16 avete avuto un appuntamento con un Guido. Ore 20,30 Guido. Si deduce che sia un Guido di Roma perché c’è “ore 16 – Guido casa”.

 

 

Ventura – Credo che questo sia Guido Lorenzon.

 

 

P.M. – A casa.

 

 

Ventura – Nel luglio? Aspetti un momento.

 

 

P.M. – 12 luglio.

 

 

Avvocato Ghidoni – Che anno era?

 

 

P.M. – 1969. Qual’era il Guido che lei conosceva a Roma tanto bene da andarci a casa?

 

 

G.I. – Sarà mica Guido Paglia?

 

 

Ventura – Le ho detto che io non lo conosco.

 

 

P.M. – Abbiamo bisogno di una risposta precisa.

 

 

G.I. – Ci dica una risposta, ci dica chi è questo Guido.

 

 

Ventura – Io le ho già detto che non lo conosco, perché Guido Paglia?

 

 

G.I. – Ma il Pubblico Ministero rileva che c’è una annotazione “Guido Roma”.

 

 

Ventura – L’unica possibilità è o che sia Guido Lorenzon, che è stato a Roma in quel periodo, oppure un altro Guido che è soltanto Giannettini. Non c’è altra possibilità. E’ sempre in relazione a quel periodo.

 

 

G.I. – Quindi lei frequentava Giannettini anche a casa propria. Ci andava anche a casa?

 

 

Ventura – Ma queste sono indicazioni di una telefonata.

 

 

P.M. – No. Ore 20,30: Guido. Poi abbiamo ore 16: Guido casa.

 

 

Ventura – Ma perché non è l’indicazione di una telefonata? Mi dica lei il perché.

 

 

P.M. – Questa è l’indicazione di un appuntamento, non di una telefonata.

 

 

Ventura – Ma perché non di una telefonata?

 

 

P.M. – Perché per una telefonata non si mette anche l’ora (ore 16). Un’ora precisa.

 

 

Ventura – Comunque non si tratta di Guido Paglia e basta.

 

 

P.M. – Chiariamo di quale Guido si tratta.

 

 

Ventura – Gliel’ho già detto: o Guido Lorenzon, che in quel periodo era a Roma o Giannettini. Per esempio qui potrebbe anche significare che io ho telefonato a Guido Lorenzon a casa sua aTreviso.

 

 

P.M. – L’importante è chiarire.

 

 

Ventura – Adesso è difficile ricostruire questo Guido a distanza di tempo. Gli unici “Guido” sono questi, non ce ne sono altri. Comunque escludo nella maniera più assoluta che sia Paglia. All’altezza del luglio non conoscevo neanche l’esistenza di Paglia.

 

 

P.M. – Allora o Guido Lorenzon o Guido Giannettini.

 

 

Ventura – Ma io propendo per il Lorenzon.

 

 

G.I. – Guardi che lei propenda per il Lorenzon mi pare strano, perché qui c’è un’indicazione “casa”, quindi se lei avesse telefonato al Lorenzon evidentemente avrebbe messo albergo, non casa.

 

 

Ventura – No, telefonare a casa, su nel Veneto.

 

 

G.I. – Ah, su nel Veneto.

 

 

P.M. – Va bene, comunque non ha risposto.

 

 

G.I. – Da chiarire è soltanto una cosa.

 

 

Ventura – Comunque non era Guido Paglia. Qui, di appuntamenti con Guido Lorenzon ce ne devono essere altri.

 

 

P.M. – Ma in genere quando scrive Guido Lorenzon scrive proprio “Guido Lorenzon” per esteso.

 

 

Ventura – No. Ce ne saranno senz’altro altri in cui non è scritto “Guido Lorenzon” ma è scritto soltanto “Guido”.

 

 

P.M. – Va bene, è possibile, ma in genere indica “Guido Lorenzon”. L’importante è che non si tratti di Guido paglia.

 

 

Ventura – Questo è il punto. Ma per me è inquietante, allora non mi faccia più questa domanda. Io le ho detto che questo Paglia non lo conosco.

 

 

G.I. – Siccome il Pubblico Ministero ha rilevato che c’è un’annotazione “Guido”, che è un Guido di Roma, e che con molta probabilità poteva essere Paglia, allora abbiamo provato per vedere se lo fosse o no.

 

 

P.M. – Ecco vede: “Guido Loreonzon” e poi più avanti “Guido”.

 

 

G.I. – Sulla stessa pagina, quindi può darsi che fosse un altro Guido: uno pensa che siano segnati apposta così perché si trattava di due persone diverse.

 

 

Ventura – Scusi un attimo. Qui sono evidentemente a Padova o a Treviso, non c’è dubbio. C’è Roberto Baldan, ecc.

 

 

G.I. – Quindi sono appuntamenti?

 

 

Ventura – Ma questi possono essere appuntamenti o telefonate! Perché se io dal martedì al mercoledì devo fare una telefonata a Guido Lorenzon non è necessario che scriva “Guido Lorenzon”, perché conoscendo quello che devo dire, è sufficiente che io segni “ore 17: Guido”. Non capisco la difficoltà.

 

 

P.M. – Lei non si deve alterare. Queste sono domande che in ogni caso si devono fare.

 

 

Ventura – Io non mi altero, mi altero se mi chiede di Guido Paglia. Se l’avessi conosciuto avrei detto io stesso: “Ho conosciuto Guido Paglia” e avrei detto forse qualcosa di più di quello che ho potuto dire.

 

 

P.M. – Comunque l’avvocato Ghidoni ripete che si tratta di Enzo Tortora.

 

 

Avvocato Ghidoni – Io a Bologna non ho mai incontrato Guido Paglia, ma mi ricordo che all’epoca di quel rapporto era Tortora che si era presentato dicendo che faceva una inchiesta per Monti e che voleva assolutamente vedere le veline, dicendo che Roma era piena di veline, ecc.

 

 

Ventura – Ma che piena di veline! In via XX settembre forse hanno le veline e non lo dicono.

 

 

Avvocato Ghidoni – Comunque questo è il discorso di Tortora.

 

 

G.I. – Il fatto delle veline sarà il fatto su cui accendere una battaglia furibonda in un eventuale giudizio. Quindi le sollecitazioni da parte del Pubblico Ministero mi paiono abbastanza legittime.

 

 

Avvocato Ghidoni – Sì, comunque io riconosco il contenuto di colloqui avuti con Tortora nel mio studio a Bologna.

 

 

G.I. – Poi c’è la domanda su quel Guido che dice che può essere due cose: può essere o Guido Giannettini o Guido Lorenzon.

 

 

P.M. – Ma che lui propende a credere che sia Guido Lorenzon.

 

 

Ventura – No, tutti i “Guido” di quell’agenda sono in maniera quasi assoluta tutti Guido Lorenzon.

 

 

P.M. – Non è Paglia, ma quasi sicuramente Lorenzon, al limite Giannettini.

 

 

Ventura – No, non è Paglia.

 

 

G.I. – Non è Paglia, quasi sicuramente Lorenzon, al limite potrebbe essere Giannettini che è l’unico Guido di Roma che lei conosca.

 

 

P.M. – Soltanto che lei non frequentava la casa e quindi si trattava di una telefonata.

 

 

Ventura – Sì…..Dico Guido Giannettini perché in quell’epoca questo Lorenzon trafficava con questo Giannettini per la faccenda della tesi. E appunto quando andò a Roma, andò da Giannettini perché questi doveva presentare questa tesi (ho tre nomi: due dottori e un critico, adesso non li ricordo)

 

 

P.M. – Comunque lei la casa non la frequentava e quindi probabilmente si è trattato di un appuntamento telefonico.

 

 

G.I. – Quindi lei quando andava a trovare Guido l’andava a trovare all’agenzia “Oltremare”?

 

 

Ventura – No. Ma io per lo più ho avuto contatti telefonici.

 

 

G.I. – Io glieli dico perché lei nel corso di una deposizione del Lorenzon dice che quando lo incontrò lei aveva appuntamento con Guido Giannettini e siccome dovette ripartire, evidentemente per Treviso e per Padova, non so per dove, pregò Lorenzon di dire a Guido Giannettini che sarebbe mancato all’appuntamento.

 

 

Ventura – Sì, non ricordo però per dove fosse fissato l’appuntamento.

 

 

G.I. – Non è che telefonava solamente, evidentemente aveva anche degli appuntamenti, con questo Giannettini.

 

 

Ventura – Ci vedevamo, lo conosco. Evidentemente se gli ho presentato Lorenzon lo conoscevo.

 

 

G.I. – Però non ricorda chi gliel’ha presentato e dove.

 

 

Ventura – No, l’ho segnato qua, non si preoccupi, glielo dirò. Credo Romualdi, credo.

 

 

G.I. – Adriano o Pino?

 

 

Ventura – Adriano. Fu all’epoca in cui io mi interessavo della traduzione di “Panfredi” di Celine e non ricordo chi me lo presentò. Perché subito dopo questo Giannettini mi presentò una certa Lassula, mi pare, di Roma, che è una traduttrice per Trevi. In questo contesto, nel 67, a proposito di questa Lassula………….e forse il Francesco o Franco Maria Russo, cioè Russo Giovanni Maria, è uno dei traduttori della “Eglise” di Celine che pubblicò nel ’68 Trevi. In questo contesto, quindi, al limite potrebbe essere stato Russo, ma adesso non ricordo.

 

 

G.I. – Le parti civili hanno domande?

 

 

Parte Civile – No.

 

 

G.I. – Avvocato Ghidoni, lei?

 

 

Avvocato Ghidoni – No, nessuna.

 

 

P.M. – Come si chiama questo Russo?

 

 

Ventura – Mi pare che abbia tradotto “L’eglise” di Celine che ha pubblicato Trevi, insieme ad un altro.

 

 

G.I. – Non è che per caso ricordi anche chi è quell’Hamler?

 

 

Ventura – Non credo di ricordare.

 

 

G.I. – Non è che ci sia una girata di questo Hamler, lei ha rilasciato direttamente l’assegno il 24/12/1969 a questo Antony Hamler. E’ l’unico nome straniero che appare.

 

 

Parte Civile – Ecco è l’unica domanda che vorrei fare, chiarire. Gli elementi che ci sono su questo assegno potrebbero portarla a ricordarsi perché la somma è una somma rilevante che non credo si possa dimenticare il luogo di emissione che è fuori dalla sua città (Roma).

 

 

G.I. – E la data 24.12.1969, data di presentazione all’incasso da parte di questo Antony Hamler.

 

 

Parte Civile – Quindi anche ripetendo questi tre elementi, che sono significativi (emissione fuori dalla sua sede di residenza, nome straniero, una somma non modesta) non lo ricorda?

 

 

G.I. – Almeno credo che l’assegno sia all’ordine, no?

 

 

P.M. – Sì, ho steso io l’elenco di questi assegni. Ne sono sicuro.

 

 

G.I. – E’ veramente strano che lei non se lo ricordi, Ventura, questo Antony Hamler.

 

 

Ventura – Mi sforzerò e vedrà che me lo ricorderò.

 

 

G.I. – Sarà un amico di Massari?

 

 

Ventura – No, lo escludo.

 

 

G.I. – Esclude che sia un amico di Massari, di Giannola e di quella gente lì? Non è un assegno dato per questi? Può essere uno dei fornitori del materiale della Litopress, di questa iniziativa.

 

 

Ventura – Può darsi.

 

 

G.I. – Non ricorda da chi proviene questo materiale?

 

 

Ventura – Ci sono molti assegni ma questo Hamler non lo ricordo. Credo che ci sia un assegno soltanto a suo favore. O ce ne sono altri?

 

 

G.I. – No, è l’unico.

 

 

Ventura – Ecco, quindi non ricordo.

 

 

G.I. – Se non sbaglio lei disse che in una unica soluzione versò lire 2.500.000 a Freda per ammortizzare questo debito che aveva nei confronti di Freda per il mutuo che le aveva fatto. Cioè versò una grossa somma, se ben ricordo, e poi c’è un residuo, c’è un’annotazione da qualche parte. Deve esserci.

 

 

Ventura – C’è quell’agenda.

 

 

G.I. – Sì, nell’agenda c’è un’annotazione.

 

 

Ventura – Vediamo se riesco a ricostruire.

 

 

P.M. – L’agenda di Sestili.

 

 

G.I. – Poi c’è una strana coincidenza per quanto riguarda Pavan Wilma. Ma gli assegni dati allo Switch ea Pavan Wilma io non so dove sono finiti. Quindi coincidenza delle girate, magari? Non è necessario che lei trovi l’assegno, mi dica la coincidenza. Che coincidenza?

 

 

P.M. – A che proposito?

 

 

Ventura – Questa Pavan Wilma.

 

 

P.M. – Ah, quella dell’agosto ’69?

 

 

G.I. – Una serie di assegni dati alla Pavan nell’agosto ’69.

 

 

Ventura – E allora?

 

 

P.M. – E’ una coincidenza, diciamo, temporale.

 

 

G.I. – Non è questo il punto.

 

 

Ventura – Può esserci anche una coincidenza con le distinte di versamento delle cambiali.

 

 

G.I. – Lei sa, per caso, dove andava a dormire Freda quando era a Roma? Tornava sempre indietro?

 

 

P.M. – Mi sembra che avesse detto dal Battistini, che andava spesso dal Battistini.

 

 

G.I. – Le cose che depongono male sono queste cancellature sull’agenda fatte da sua madre.

 

 

P.M. – Le madri! Cuore di mamma!

 

 

Ventura – Cuore di fesso, perché non dovevo produrla. Eh, scusi, perché se depongono male non dovevo produrle, se fosse stata sequestrata mi mettevo il cuore in pace, invece sono stato io a produrla.

 

 

G.I. – Se l’avvocato non l’avesse portata l’avremmo sequestrata noi.

 

 

Difesa – Allora avrebbe deposto anche peggio.

 

 

Ventura – Il mio avvocato l’ha portata perché sono stato io a dirgli di portarla.

 

 

G.I. – Io non trovo il fatto dei soldi restituiti da Ventura a Freda. Eppure, c’era un riepilogo della situazione.

 

 

Ventura – Scusi, riprendiamo un momento questa coincidenza della Pavan con l’agosto. La coincidenza consisterebbe nel fatto che ci sono assegni emessi in epoca concomitante alle esplosioni dei treni?

 

 

G.I. – Le 900.000 lire o 800.000 coinciderebbero con quel discorso fatto sulle 100.000 lire dauna.

 

 

Ventura – Allora è interessante andare a vedere le distinte di versamento degli sconti e anche le precorse rispetto a questo perché queste sono rinnovi e quindi si possono accertare. Bisognerebbe sostenere che con sei mesi di anticipo io prevedevo di dover finanziare nel settembre gli attentati dei treni e quindi potevamo fare in anticipo delle cambiali.

 

 

G.I. – Questa è in coincidenza col fatto che Gambino, il quale firmò delle cambiali di favore per lo Switch, quando reclamò per il fatto che le cambiali non erano state pagate da Switch (lei mi pare che in quel periodo fosse detenuto e Freda pure) si rivolge a Freda. Quando Freda fu messo in libertà provvisoria Gambino non riusciva a trovare lei e allora Switch gli disse di rivolgersi a Freda e questi andò da Freda.

 

 

Ventura – Freda era stato in galera con me.

 

 

P.M. – E Freda gli disse di andare da un avvocato.

 

 

Ventura – Ma se lei mi dice che queste cambiali di Gambino sono state protestate, questo è avvenuto quando io andai in carcere, perché prima le cambiali di Switch non furono mai protestate.

 

 

P.M. – Ma quella firmata è del dicembre ’69.

 

 

Ventura – Da Gambino? E’ del dicembre 70.

 

 

G.I. – Ecco: queste Lire 800.000 come le ha date, in contanti?..........”Consegnare a Giorgio assegni per Lire 800.000”.

 

 

Ventura – Potrebbero essere assegni circolari, è lì da vedere che tipo di assegni erano.

 

 

G.I. – Assegni ricevuti in pagamento?

 

 

P.M. – O forse dati alle edizioni AR?

 

 

Ventura – No, contabilmente con le librerie “Ezzelino” non è avvenuto niente. Solo la cessione di un magazzino.

 

 

G.I. – Aveva un conto corrente Freda?

 

 

Ventura – Sì, l’aveva.

 

 

G.I. – Con una banca di Padova. Certamente una banca di Padova, non so il nome.

 

 

G.I. – Lei quanti conti aveva? Banca Nazionale del Lavoro, Banca Cattolica del Veneto, Banca Commerciale, quanti ne aveva? Una decina?

 

 

Ventura – Quelli che ha investigato lei sono tutti.

 

 

G.I. – Perché mi viene il dubbio che lei ne avesse qualcun altro.

 

 

Ventura – Siccome ho visto che lei si interessava degli assegni, allora mi sono interessato anch’io degli assegni, e quando è arrivato il mio emissario (femminile come sempre) hanno detto che erano già stati visitati a fondo.

 

 

G.I. – A fondo.

 

 

Ventura – I perfezionisti hanno il vizio di essere fanatici. E i fanatici corrono il rischio di esprimere sempre opinioni esposte al parossismo, è inevitabile; e queste opinioni sono sempre fondate su forme di ignoranza molto consistente e molto soda e soprattutto ignoranza che non riconosce di essere tale, presume sempre di essere nel giusto.

 

 

G.I. – Niente altro?

 

 

Ventura – Comunque cercherò di ricostruire chi è questo Hamler?

 

 

P.M. – E’ l’amico rumeno?

 

 

Ventura – No.

 

 

G.I. – Che lui pagasse l’amico rumeno mi sembra esagerato!

 

 

Ventura – Poi questo non è un nome rumeno.

 

 

P.M. – E’ un nome da agente segreto.

 

 

Ventura – Comunque non è un nome rumeno.

 

 

G.I. – Uno può anche avere un passaporto falso con un nome “Antony Hamler”. Ad un agente segreto sarà pur consentito di avere un nome falso! Sennò che razza di agente segreto sarebbe? Persino Freda si era fatto un passaporto falso!

 

 

P.M. – A proposito, già che le abbiamo chiesto tanti nomi, Variola De Cordovada, chi è?

 

 

Ventura – Variola Guido?

 

 

P.M. – Non so, Variola.

 

 

Ventura – Sono incerto se Guido o Livio. Ci dovrebbe essere sull’agenda.

 

 

P.M. – Livio.

 

 

Ventura – E’ un mio compagno di liceo. Posso vedere nel complesso questa agenda?

 

 

G.I. – Possiamo chiudere allora? Lei Ventura, ha dichiarazioni spontanee da fare?

 

 

Ventura – Chiedo solo di essere trattato come merito. Basta.

 

 

G.I. – Nessuno la sta trattando male o torturando.

 

 

Ventura – No, ma un po’ maltrattato.

 

 

 

(l’interrogatorio viene sospeso poi riprendono le domande sempre analizzando l’agenda di Ventura, n.d.c.)

 

 

P.M. – Quello delle pistole, che le aveva dato le pistole: Brusatin di Asolo.

 

 

G.I. – Quello che aveva preso i soldi. Probabilmente non le è stato chiesto il nome perché sapevano che era quello delle pistole.

 

 

Ventura – E il Benvenuti Feliciano, sapete chi è?

 

 

G.I. – Se ce lo vuole dire?

 

 

P.M. – E’ ben noto.

 

 

Ventura – E Bugai Sergio?

 

 

Difesa – E’ uno che chiede un consiglio per conto dell’ENEL il 27 luglio 1969.

 

 

Ventura – Esatto. E questo Lio Bettin? E’ un amico di Quaranta di Padova.

 

 

Difesa – Sì, conosco la storia.

 

 

Ventura – Bugai è un rappresentante di Bologna. Boccotti: anche questo è uno sconosciuto.

 

 

G.I. – Boccotti?

 

 

Ventura – E’ uno di Padova, un professore di Padova. Cappellaro; Cartabiani Alfredo: sappiamo tutto.

 

 

G.I. – Come sappiamo? Sa tutto lei!

 

 

Ventura – Lei non me l’ha chiesto. E’ il direttore editoriale della Rusconi.

 

 

P.M. – Sì.

 

 

Ventura – Caravaggi, è un banchiere; Cescon, lo sappiamo; Caldiron è un veronese.

 

 

G.I. – Non le dice niente?

 

 

Ventura – Sì, mi dice. Lavora alla Mondadori. …..Colussi, Durante; Del Monte; Dionisi Titti; questo Dalia Remigio.

 

 

P.M. – Chi è?

 

 

Ventura – E’ uno di Padova, che mi commissionò la stampa di un libro su Trieste…..Dotto; Ferlini; Frabotta; Gherardi….

 

 

G.I. – Chi è? Non se lo ricorda?

 

 

Ventura – Gherardi, ha un numero telefonico di 7 numeri.

 

 

G.I. – Sarà Roma o Milano.

 

 

Ventura – Gobbi; Lerici; Lione; Muraro.

 

 

G.I. – Chi è Muraro?

 

 

Ventura – E’ un parente di Venezia, professore di storia dell’arte…..Malabotte, questo è il notaio….

 

 

G.I. – Freda non le ha mai parlato di Tilgher, visto che il nome di Tilgher figura nella sua agenda? (del 1970)

 

 

Ventura – Mia o quella di Freda?

 

 

G.I. – Di Freda.

 

 

Ventura – Guardi, nonostante abbia cercato di ricordare non mi pare. Il nome di Tilgher io l’ho appreso da altra fonte, cioè da Romualdi.

 

 

G.I. – Da Romualdi di “Avanguardia Nazionale”?

 

 

Ventura – Sì, da Romualdi.

 

 

G.I. – E il nome di Tilgher con Romualdi come saltò fuori?

 

 

Ventura – Saltò fuori perché Tilgher è nipote di Adriano Tilgher, un filosofo. Quindi venne fuori in questo contesto: perché lui conosceva il nipote di questo filosofo e mi disse anche che era in “Avanguardia Nazionale”. Cioè io sapevo di questo Adriano Tilgher (si chiamava così anche il nonno). Però nonostante io abbia avuto l’impressione che questo Tilgher fosse molto introdotto nei rapporti con questi due altri personaggi da Freda non ho mai avuto una indicazione qualsiasi su questo personaggio.

 

 

G.I. – Ma questo colloquio su Adriano Tilgher con Romualdi? Si è svolto nel 1969?

 

 

Ventura – Sì, forse anche prima. Cioè sapevo di un Adriano Tilgher che era in “Avanguardia Nazionale”, lo sapevo e lo ricordavo soprattutto per il fatto che fosse nipote del filosofo.

 

 

G.I. – Va bene.

 

 

Ventura – Novelli, questo è il direttore editoriale della “Marsiglia”; Orsoni; Pincin Crlo-Montebelluna.

 

 

G.I. – Chi è?

 

 

Ventura – E’ un amico di De Roberto che insegna storia medioevale credo a Milano. …..Proia, lei sa chi è?

 

 

G.I. – Chi? Proia?

 

 

Ventura – Questo è il direttore tecnico dell’”Elite”……Quaranta; Ronzon.

 

 

G.I. – Chi è Ronzon?

 

 

Ventura – Ronzon è una persona con cui ero abbastanza in frequenti contatti per un certo periodo a Roma perché stampava una collana economica tascabile per le edicole, di narrativa.

 

 

G.I. – E di questo Rognoni di cui adesso si parla tanto, lei ha mai sentito parlare?

 

 

Ventura – Questo non è un nome nuovissimo nella mia memoria, però non so niente di preciso e di particolare; bisognerebbe sapere se negli indirizzari di Freda c’era questo nome.

 

 

G.I. – Se fossimo in possesso degli indirizzari di Freda potremmo controllare!

 

 

Ventura – Non sono stati rinvenuti?

 

 

G.I. – No.

 

 

Ventura – Ma lei non ha mai effettuato una perquisizione nella libreria?

 

 

G.I. – Sì.

 

 

Ventura – E non furono rinvenuti gli indirizzari?

 

 

G.I. – No.

 

 

Ventura – Ma io avevo qualcosa di questi indirizzari, lei dovrebbe essere riuscito a sapere qualcosa. Adesso è un problema sapere se sono stati bruciati o se ci sono ancora!

 

 

G.I. – Questa mamma terribile!

 

 

Ventura – No, questo Munari terribile (maresciallo dei Carabinieri di Castelfranco, n.d.c.), che terrorizza le famiglie e queste per salvarsi incendiano……….Sammartini; Stocchi Gabriele; Sorgato, questo sapete chi è?

 

 

P.M. – Chi è?

 

 

Ventura – E’ l’avvocato, è uno di Padova, amico di Quaranta e di Franzin. Ma dico, voi vi state rompendo la testa per quei finanziamenti! Ci sono 18 milioni che sono un finanziamento postdatato, a posteriori.

 

 

P.M. – E chi ce l’ha?

 

 

Ventura – Sartori, chi altro dovrebbe averlo.

 

 

G.I. – Chi è Zaccarato?

 

 

Ventura – Non so.

 

 

P.M. – Va bene, e il numero di telefono?

 

 

Ventura – Questo è di una segretaria di Freda in epoca che non ricordo. Poi non fu più da Freda, non so dove sia andata. Quando noi aprimmo l’ufficio a Padova io cercavo una segretaria e parlandone incidentalmente con Freda mi indicò questa qua che era tornata da lui per avere un posto.

 

 

G.I. – Non c’è nessuna Zaccarato! Noi abbiamo preso il nome di una segretaria che ha visto le borse, ma non è quello.

 

 

Ventura – E come si chiama questa segretaria?

 

 

G.I. – Sannerigo Liliana.

 

 

Ventura – Ha visto le borse, queste borse?

 

 

G.I. – Ha visto più borse nuove.

 

 

Ventura – Borse nuove di quel tipo lì?

 

 

G.I. – Sì, di quel tipo.

 

 

Ventura – E ricorda grosso modo il periodo?

 

 

P.M. – Dice che è stato nei mesi di dicembre e gennaio.

 

 

Ventura – E questa mi ha conosciuto? Ha detto di avermi conosciuto?

 

 

P.M. – No, ha battuto a macchina quello che riguardava Lorenzon.

 

 

G.I. – Qualcosa di Lorenzon.

 

 

Ventura – Ah, è quella che ha detto di Lorenzon. Su quel punto, non è che abbia battuto a macchina le ritrattazioni di Lorenzon.

 

 

P.M. – Ci sono degli appunti che si è fatto Freda sull’argomento e può darsi che li abbia battuti a macchina lei.

 

 

Ventura – Non le ritrattazioni di Lorenzon.

 

 

G.I. – Gli appunti.

 

 

Ventura - ………..direttore, contitolare o socio della “Augustea Sud”, che è una azienda che adesso è passata all’IRI, attraverso….., ma che all’epoca era una società privata, però non ricordo la causale dell’emissione.

 

 

P.M. – Che cosa produceva questa azienda?

 

 

Ventura – Era una azienda cartotecnica, una legatoria. “Augustea Sud” si chiama, credo, e credo anche che sia in provincia di Roma. Adesso sto vedendo se trovo questo Hamler, ci dovrebbe essere.

 

 

G.I. – Vedremo che cosa sa di questa “Augustea” Massari.

 

 

Ventura – Massari non sa niente.

 

 

P.M. – Tomba o Sestili.

 

 

Ventura – Sestili forse. Adesso comunque vedo se trovo questo Hamler.

 

 

P.M. – Ma è Augustea.

 

 

Difesa – Può darsi che sia scritto Augustea non Hamler.

 

 

G.I. - …………………….Quindi lei in relazione alla diciassettesima telefonata del settembre dice che c’è un riscontro obiettivo a quello che ha già affermato, cioè che nell’agosto (o quanto meno dopo l’agosto) avrebbe assunto una linea diversa da quella di Freda e che Freda le dice: “Tu non sei della mia idea però non puoi non condividerla” in relazione alla faccenda dei treni.

A questo punto a me viene spontanea un’altra domanda: lei ritiene effettivamente che noi, come Pubblico Ministero, Giudice Istruttore e Parte Civile, dobbiamo ritenerci soddisfatti della circostanza che lei ci dica che la persona che avete incontrato il 24 luglio mattina a Milano, lei e Freda, non era conosciuta da lei e lei non ne conosce l’attività?

 

 

Ventura – Certamente.

 

 

G.I. – Noi possiamo credere a questo?

 

 

Ventura – Certamente. Il problema che lei creda o non creda è il problema della mia reticenza, perché io sapevo perfettamente che nel momento in cui io avessi dato a lei queste indicazioni conclusive che ho dato, lei mi avrebbe immediatamente capovolto la situazione in questo modo. E questo lei lo sa, io gliel’ho sempre detto.

E’ tutto qua, nel fatto che non avevo elementi decisivi a questo. Perché un elemento decisivo era sapere fin dal dicembre che Freda aveva acquistato dei timer, cosa che io ho appreso a Bassano del Grappa, in carcere, leggendo il “Corriere della Sera”. Ho saputo così che ne aveva acquistato 70 o 50, quanti di preciso non so.

 

 

G.I. – Ritorniamo un momento al 18 aprile. Il 19 aprile c’è ancora una telefonata tra lei e Freda.

 

 

Ventura – Sì. Ma lei sta facendo di me la figura di un personaggio che è aggregato in toto e intimamente a questa situazione.

 

 

G.I. – Non la sto facendo io, lei in un certo senso era legato a questa situazione e non mi dirà che era aggregato come erano aggregati un tipo come Casalini o come Pan?

 

 

Ventura – I limiti della mia aggregazione sono emersi chiaramente nel confronto con Pan. Quando Pan qui le ha detto: Ah, tu ti tenevi in casa tua una spia allora!. Non gliel’ho mica suggerito io questo a Pan!

Ecco, questi erano i limiti del rapporto con Freda.

 

 

G.I. – Questo ne è il……….lei, non poteva mettersi in posizione di diffidenza a Freda quando cercava di sapere da Freda il più possibile.

 

 

Ventura – La posizione di diffidenza è stata sormontata nel momento in cui questi amici….Solo in questo modo è stata sormontata.

 

 

G.I. – Ecco, l’ha sormontata e da quel momento (e poteva essere il 12 maggio) la posizione di Freda nei suoi confronti doveva essere di piena fiducia.

 

 

Ventura – Ma non sapevo neanche che contestualmente a Roma avevano fatto due attentati, questo me l’ha detto lei! Io ero a conoscenza solo (e solo perché me l’ha detto lei e solo perché emerge da un appunto, questo sì, ma generico e molto incerto di Lorenzon) allora mi è venuto in mente che in quel periodo c’è stato un viaggio a Roma di un personaggio. Ma io non sono in condizione di dire che il Balzarini andando a Roma sia andato da quello là: So che in quel periodo in concomitanza al mio viaggio a Torino c’è stato un viaggio a Roma di Balzarini. Io sapevo solo questo. Lei mi disse che c’erano due bombe assolutamente identiche a Roma.

 

 

G.I. – Tre assolutamente identiche! A Roma ne hanno messe due al Palazzo di Giustizia.

 

 

Ventura – E qui c’è il chiarimento di tutte le domande e le obiezioni che mi ha fatto lei. Perché non ho denunciato Freda? Ma come denunciare Freda? Ma perché denunciare Freda?

 

 

G.I. – Il fatto che lei non avesse denunciato Freda non mi meraviglia tanto, mi meraviglia il fatto che lei si sia rivolto a Freda, abbia riaccostato Freda.

 

 

Ventura – Ah, ci siamo allora! Si rilegga questo, per cortesia! Quando c’è un Procuratore della Repubblica di Treviso che manda da me il Lorenzon a fissare gli appuntamenti con Freda, mi dica lei se è onesto assumere la sua posizione e dire che io mi sono riaccostato a Freda.

 

 

G.I. – Io mi sarei rifiutato di andare da Freda, a quel punto. Anche se me lo mandava Lorenzon, anche se Lorenzon avesse detto “Guarda che mi manda Calogero”.

 

 

Ventura – Ma io in quel momento non dovevo andare da nessuno, né dagli amici rumeni, né dagli italiani, né da Freda, non dovevo più vedere Lorenzon, questo era l’atteggiamento da assumere in quel momento: chiudermi in casa e non vedere più nessuno. E forse in questo momento non saremmo qui a parlare di questo.

 

 

G.I. – Avrebbe fatto molto bene.

 

 

Ventura – Quindi non vedere né gli amici, né Freda, né Lorenzon, né nessuno. Quando Lorenzon mi telefonava avrei dovuto dire: “Senti, è una questione che vedremo”.

 

 

G.I. – Ma lei passa una intera notte con Freda prima di venire a Milano il 24 luglio.

 

 

Ventura – Quale intera notte? C’è un viaggio da Padova a Milano in treno.

 

 

G.I. – Non avevate neanche dormito per arrivare presto a Milano.

 

 

Ventura – Il viaggio veniva fatto con quelle modalità perché Freda doveva ritornare presto a Padova. Quindi ci sono tre ore di viaggio da Padova a Milano, grosso modo, in treno.

 

 

G.I. – Quindi lei si è alzato alle 4 del mattino per andare a prendere Freda, no?

 

 

Ventura – Come alle 4 del mattino? Prima, alla mezzanotte, 11 e tre quarti, l’una. L’incontro è avvenuto tra le 4 e mezza e le 5 e Freda è ripartito subito col primo treno.

 

 

G.I. – Quindi lei perde una notte e senza dire a Freda: “Ma chi dobbiamo andare a vedere a Milano?”.

 

 

Ventura – Sapevo perfettamente chi dovevo andare a vedere.

 

 

G.I. – E chi era?

 

 

Ventura – Io sapevo perfettamente la figura del personaggio, non l’identità, o la sua collocazione diretta in un quadro quale poteva essere quello che vorrebbe sapere lei e io non sono in condizione di dire.

So solo che il personaggio veniva da Roma e aveva rapporti con Stefano perché nel contesto del discorso fece il nome di Stefano. E quando Freda si assentò un momnto io chiesi di Stefano a questo personaggio e mi confermò che era Stefano Delle Chiaie.

 

 

G.I. – Ma se Freda non vuole farle conoscere l’identità di questo personaggio, non vedo perché si debba portare lei a Milano, scusi.

 

 

Ventura – Come?

 

 

G.I. – Freda che ha paura che dica a lei chi è questo personaggio, glielo fa vedere e la fa stare con lei per un quarto d’ora in modo che lei se ne fissi bene le caratteristiche in testa! E che dica all’altra parte: “Guardate che personaggio che è venuto a Milano”.

 

 

Ventura – Se non si fanno le presentazioni i rapporti diventano impossibili. Evidentemente dovendo essere necessari dei rapporti possibili in futuro (perché può darsi che Freda me lo abbia presentato nell’ipotesi che io dovessi riaccostarmi nuovamente in futuro) se non ci sono presentazioni non ci sono rapporti, oppure ci sono rapporti molto incerti come è stato nel caso di Torino.

Ma l’unico accorgimento ovvio è non rivelare l’identità della persona che si incontra. Mi sembra che questo sia talmente normale e talmente praticato; è una evidenza di cui non si dovrebbe neanche stare a discutere!

Evidenza che non sono stato io ad indicare, è Lorenzon che l’ha fatto. Lorenzon che parla dei criteri organizzativi con cui erano strutturati questi gruppi e di come avvenivano i rapporti. Queste sono obiezioni pacifiche che io prevedevo perché nel momento in cui ne ho parlato queste sono le obiezioni che mi sono fatto perché ho detto: “Questa gente non mi crede, io adesso dico tutto e questa gente non mi crede”. Mi sembra che sia quello che sta succedendo.

 

 

G.I. – Va bene.

 

(Fine dell’interrogatorio di Ventura Giovanni del 10 maggio 1973)