BOBINA N.37

INTERROGATORIO DI VENTURA GIOVANNI CARCERE GIUDIZIARIO DI SAN VITTORE 30/10/1973 – ORE 10,30

 

La strategia di Ventura - 30/10/73

 

G.I. – dott. D’Ambrosio - P.M. - dott. Alessandrini

Difesa – avv. Ghidoni – avv. Capraro

Parte Civile avv. Ascari – avv. Gargiulo – Jacobi

 

 

PARTE SECONDA

 

 

G.I.: - Ventura, lei intende avvalersi della facoltà di cui all’art. 78?

 

 

Ventura: - No.

 

 

G.I.: - Lei avrà saputo certamente del nostro recente viaggio a Roma…

 

 

Ventura: - Si sa quando lo vuole lei.

 

 

G.I.: - Questa è una sua illazione gratuita.

 

 

Ventura: - C’è un’agenzia D’Ambrosio-Alessandrini.

 

 

G.I.: - Comunque la smentisco immediatamente. Perché lo scopo principale di questo viaggio era il contatto con il SID, che non è stato pubblicato dal giornale. Come vede le cose sono ben diverse.

Quindi, a un certo punto, lei fece una scelta, e disse che era disposto a collaborare con la giustizia per fare piena luce sugli attentati del 12 dicembre 1969, in genere sugli attentati del 1969 dall’aprile in poi; gli attentati della Fiera; gli attentati di Torino e di Roma; gli attentati sui treni e al Palazzo di Giustizia di Milano, e per finire, quelli del 12 dicembre ’69.

Le ricordo che lei ha tenuto una linea di condotta precisa, e cioè: si è trovato a far parte di questo gruppo terroristico per ragioni, diciamo così, informative.

In un primo momento disse di aver agito per un servizio di carattere internazionale cui faceva parte anche un rumeno con funzioni diplomatiche presso l’ambasciata rumena. Dopo di che, quando si seppe che l’italiano era Giannettini, modifica questa linea difensiva…

 

 

Ventura: - Questo lo dice lei.

 

 

G.I.: - Non agiva per questo servizio di carattere internazionale, ma agiva in buona sostanza per il SID. Perché Giannettini era legato al SID da un rapporto organico. Comunque, siamo andati a Roma, abbiamo interpellato formalmente quelli del SID…

 

 

Ventura: - Lei aveva già parlato con quelli del SID. Li aveva già interpellati personalmente.

 

 

G.I.: - Non avevo mai avuto contatti con loro.

 

 

Ventura: - Sono venuti a Milano da lei.

 

 

G.I.: - Comunque, a prescindere da queste sfumature…

 

 

Ventura: - Non sono sfumature.

 

 

G.I.: - Il SID ha confermato che le uniche informazioni da loro ricevute sugli attentati del 1969 si riducevano a quella sola informazione comunicata prima alla Questura e al nucleo investigativo dei carabinieri, e poi alla Magistratura.

Lei si ricorda certamente a quale informazione mi riferisco, e cioè: a quella di Mario Merlino. Che Mario Merlino avrebbe confidato a un suo amico che, se interrogato sui fatti, prima avrebbe detto di essere stato a fare una lunga passeggiata, e successivamente, se messo alle strette, avrebbe dichiarato che era con Stefano Delle Chiaie.

Oltre a questa informazione, il SID afferma di non averne ricevute altre. E dice pure che quei famosi rapporti trovati nella cassetta di sicurezza di sua madre, non sono mai pervenuti. Quindi, a questo punto, credo che sia indispensabile da parte sua…

 

 

Ventura: - Su Giannettini che cosa dice il SID?

 

 

G.I.: - Non dice niente. Per ora non dice niente. Forse dirà… Quindi, a questo punto qua, se lei vuole mantenere una certa credibilità, bisogna che integri quello che ha già detto con qualcosa…

 

 

Ventura: - Ha esaurito le sue domande? Io credo che questa posizione del SID che viene in questo momento e non viene prima di adesso, perché lei ha già avuto altri rapporti con il SID (lo può raccontare a tutti ma non a me. Io l’ho saputo), questa posizione è funzionale con quello che è avvenuto in questi giorni alla pubblicazione del Poliziotto Romano di quel rapporto con Avanguardia Nazionale in cui Giannettini viene debitamente inserito come membro…

 

 

G.I.: - Guardi che il rapporto è molto vecchio.

 

 

Ventura: - E’ del giugno ’73. Non è molto vecchio…..sono proprio trucchi da poliziotto.

 

 

G.I.: - Non è del giugno il rapporto, ma è del gennaio 1972. Noi l’avevamo già agli atti da diverso tempo – Accertamenti sui Movimenti Politici extra parlamentari di estrema destra –

Siccome, come vede, questo rapporto è del 14 gennaio ’72, quando noi non ci occupavamo ancora del processo.

 

 

Ventura: - Lei non si interessava del processo nel gennaio ’72?

 

 

G.I.: - Non mi interessavo ancora di questo processo.

 

 

Ventura: - Forse i primi di gennaio?

 

 

G.I.: - Comunque non mi interessavo di Giannettini nel 14 gennaio 1972.

 

 

Ventura: - Comunque, io avevo visto questo che porta la data del primo giugno ’73. La notizia che riguarda Giannettini è falsa. Qui non si parla di Guido PAGLIA che è il n.3. In questo non se ne parla.

 

 

G.I.: - Io le leggo questo qua che ho agli atti, e che è del 14 gennaio:

“ In risposta alla richiesta del 10/12/71 in seguito al rapporto di questo Ufficio, 24/5/71, si riferisce sugli ulteriori accertamenti esperiti sul conto dell’organizzazione politica extra parlamentare di estrema destra operante nella capitale.

Avanguardia Nazionale è stata costituita nel gennaio ’70 da Stefano Delle Chiaie con l’adesione degli extra parlamentari della disciolta organizzazione studentesca Nuova Caravella.

Ha come emblema l’ultima lettera dell’alfabeto. Ha sede centrale in questa via, Arco Della Ciambella n.6 int.8.

Una sezione in questa via Tuscolana, 990, e conta un centinaio di giovani aderenti, in massima parte studenti universitari.

Sin dalla costituzione ha sempre mantenuto stretti contatti con il FRONTE NAZIONALE, organizzazione politica di estrema destra, diretto da Junio Valerio Borghese.

Nei suoi confronti, come è noto, è tuttora pendente istruttoria penale per cospirazione politica. In particolare ha sempre svolto attività anticomunista. E’ contro l’attuale coalizione governativa, fiancheggiando tra l’altro nuclei di altri gruppi di estrema destra.

Si precisa però che nel luglio del ’70, allorquando Stefano Delle Chiaie si è reso irreperibile perché colpito da mandato di cattura per falsa testimonianza, emesso dal giudice istruttore presso il Tribunale di Roma nel corso dell’inchiesta condotta sui noti attentati di Roma e Milano, il movimento ha rallentato la propria azione, riprendendo ogni attività politica nell’autunno dello stesso anno.

Dopo di che, quando è stato possibile accertare, la direzione effettiva del movimento stesso è stata affidata a PAGLIA Guido, FIORE Antonio, TILGHER Adriano".

 

 

 

Ventura: - Qui non c’è più Guido Paglia!

 

 

G.I.: - Alla Magistratura hanno segnalato questa adesione di Giannettini ad Avanguardia Nazionale.

 

 

Ventura: - Allora diciamo che quell’errore originario è stato meglio distribuito in questa redazione. Chi è che ha scritto questa roba?

 

 

G.I.: - Allora la sua versione qual è? Che questo rapporto è falso ed è stato fatto artatamente? Artatamente è stato messo Guido Giannettini fra gli aderenti ad Avanguardia Nazionale in previsione…?

 

 

Ventura: - Se lei mi dice che è una redazione precedente, che adesso c’è questa…Il fatto che da questa redazione è sparito Guido PAGLIA, perché qui non c’è proprio. C’è una serie di indicazioni di un processo pendente. Quindi, Guido PAGLIA sparisce!

 

 

G.I.: - A noi ce l’hanno dato.

 

 

Ventura: - Mentre invece Giannettini viene messo dentro come membro della direzione nazionale. Quindi, per rispondere meccanicamente alle domande: Giannettini aveva rapporti con il SID, funzionali. E per conto del SID, questo non lo diranno mai…

 

 

G.I.: - Un rapporto organico. Mi pare che lei così lo definì l’altra volta.

 

 

Ventura: - Organico. Insomma uno che va alle manovre con i generali di corpo d’armata, vuole dire che ha dei rapporti. Altrimenti non ci va. Uno che va alle manovre NATO con i comandanti di corpo d’armata e con Aloja, vuole dire che ha rapporti funzionali ed organici. Altrimenti non ci va. Io non ci sono mai andato perché non mi hanno mai invitato. Queste sono cose che dirà Giannettini.

Io gliel’ho detto immediatamente, quando lei mi ha detto “Abbiamo trovato dei timbretti, abbiamo trovato dei testi dattiloscritti. Però Giannettini non c’è”.

Io gliel’ho detto immediatamente: “Questi hanno voluto che si trovassero quelle tracce. Non vogliono più che si trovi Giannettini, perché nel momento in cui si trova Giannettini, quello dovrà fare qui di fronte a me a confronto certe ammissioni”.

Quindi, che lei mi dice adesso che Giannettini non viene… Gliel’ho detto io prima che non veniva. E che il SID non avrebbe ammesso mai nulla fino a quando Giannettini fosse stato occultato. Perché Giannettini non è in Germania Orientale, né in Francia, né in Spagna, né in Romania. Giannettini è a Roma in un appartamento attrezzato, sorvegliato da due amici, che attende.

 

 

G.I.: - Sorvegliato?

 

 

Ventura: - Certamente.

 

 

G.I.: - Ci dica dov’è questo appartamento.

 

 

Ventura: - Se lo sapessi glielo direi. Per conto del SID ha esaudito tutta una serie di compiti, tra i quali anche contatti di carattere internazionale con compiti politico informativi tra i quali la DGS rumena. I contatti a Parigi con la DGS rumena.

Io non cambio niente! Il rumeno c’è! Il contatto con la DGS c’è stato con un parigino. Giannettini confermerà anche questo…se viene, e quando lo lasceranno venire.

 

 

G.I.: - Quindi, in buona sostanza, lei ci ha detto la verità finora?

 

 

Ventura: - Quello che ho detto, è la verità. Non mi risulta e non mi è mai risultato che Giannettini facesse parte di Avanguardia Nazionale e tanto meno che fosse inserito nell’esecutivo e fosse membro della direzione nazionale.

 

 

P.M.: - Le risulta che nel ’70 il SID, nota giornalistica di Giannettini, avesse particolarmente consigliato ai centri golliani…

 

 

Ventura: - Io non frequentavo i centri golliani nel ’70. Cosa sono i centri golliani?

 

 

P.M.: - A Genova.

 

 

G.I.: - Lei stampava i libri di Evola e li distribuiva.

 

 

Ventura: - Ma guardi che queste sono cose vecchie.

 

 

P.M.: - I giovani golliani di Genova consigliano, ottobre 1970, tutta una serie delle vostre pubblicazioni e riviste che oggi in Italia tra incertezze e contraddizioni contribuiscono alla diffusione di un certo orientamento nazionale.

- L’Italiano: Rivista mensile di libri e cultura politica – Direttore Romualdi – Direttore Responsabile Guido Giannettini. Tra i collaboratori segnaliamo: Emilio Zola, Adriano Romualdi, ecc. –

 

 

Ventura: - Gliel’ho detto io che Giannettini dirigeva l’Italiano!

 

 

G.I.: - L’Italiano, mi pare che sia una pubblicazione di sinistra.

 

 

Ventura: - Quando mai io ho detto che Giannettini scriveva in giornali di sinistra e dirigeva giornali di sinistra?

 

 

P.M.: - Nell’ambito del gruppo golliano.

 

 

Ventura: - Scusi, lei ha detto che io diffondevo testi golliani in questo centro del gruppo golliano!

 

 

P.M.: - In data 19/12/70, la signora Anna Maria Patini, titolare della casa editrice…., fa esposto alla procura di Roma e alla procura di Genova, perché aveva visto esposti in una libreria di Roma, al prezzo di L.3000, dei libri sull’idealismo magico di Evola…

 

 

Ventura: - Lei ha letto i saggi sull’Idealismo Magico? Alessandrini, lei è un ignorante! I saggi sull’idealismo magico è un libro di filosofia, che riguarda i problemi del neoidealismo in Italia.

 

 

P.M.: - Non è questo il punto.

 

 

Ventura: - Voi mi avete detto che io diffondevo testi nazisti.

 

 

P.M.: - Andiamo avanti.

 

 

Ventura: - Non andiamo avanti. Cominciamo da capo.

 

 

P.M.: - E allora dice che li ha avuti da Trapani.

 

 

Ventura: - Ma stiamo parlando sempre di Idealismo Magico?

 

 

P.M.: - Perché? Non lo vuole sentire?

 

 

Ventura: - Non siamo in tema! Il problema è di stabilire che cosa è l’Idealismo Magico. E dopo ne parliamo!

 

 

P.M.: - Stabilire perché Trapani diffondesse le opere golliane e perché queste opere golliane…

 

 

Ventura: - Comunque la mia risposta c’era già stata. Queste sono cose vecchie. Se c’è un esposto del gennaio ’70, vuol dire che è una cosa fatta nel 68…69.

 

 

G.I.: - Gli stessi libri, attraverso il Centro Studi Ordine Nuovo, arrivano a Genova. Quindi, lei li stampa, li manda a Ordine Nuovo…

 

 

Ventura: - Chiedetelo a Freda. Io ho ceduto tutto a Freda.

 

 

P.M.: -8 dicembre 1969 – Spett. Editoriale Trapani, invio il servizio bibliografico librario. La presente per sollecitarle ancora una volta il rendiconto della vendita relativa al trimestre 1 settembre delle Edizioni Studi Tradizionali, e del…

 

 

Ventura: - State bleffando e cambiando le carte in tavola!

“ La presente per sollecitarle ancora una volta il rendiconto del trimestre Edizioni Studi Tradizionali…”. ……dica?

 

 

 

P.M.: - Non mi interessa.

 

 

Ventura: - Lei non lo sa o non me lo vuole dire. Scusi, lei ha letto questa data? 24/7/69 – Linea Generale del Movimento Comunista Internazionale – rivista Il Comunista – Evola, mito del Sangue.

Comunque, 24/7/69. Se lei mi avesse chiesto “ Lei prima del ’69 ha diffuso questo tipo di pubblicazioni? “, io le avrei risposto di sì.

 

 

P.M.: - Noi dobbiamo andare dal ’69.

 

 

Ventura: - Comunque voi state mettendo in discussione che un’agenzia di distribuzione potesse diffondere…

 

 

P.M.: - Al Centro di AR.

 

 

Ventura: - Io non ho dato niente al Centro di AR. Io ho ceduto tutto a Freda. Scusi, io ho un’agenzia di distribuzione editoriale, Trapani è un’agenzia di distribuzione, chi spedisce è un’agenzia di distribuzione. Se precedentemente al luglio ’69 Trapani aveva avuto questi libri…

 

 

P.M.: - Da chi li ha avuti?

 

 

Ventura: - Da me. Ma cosa dovevo fare io?

 

 

G.I.: - C’è un’altra deposizione di un certo Petroni Giovanni nato a Milano il 22.4.1916 e residente a Roma in Via Talisferna, 203.

“ Il 23 gennaio del ’70 venne presso la nostra sede il prof. Adriano Romualdi che io conoscevo per precedenti rapporti di lavoro. Questi mi presentò il sig. Giovanni Ventura il quale dicendomi di trattare a nome della Editrice AR di Padova, ci commissionò la composizione la Stampa in due volumi, e precisamente…(…)….Pattuimmo il prezzo e successivamente spedimmo i volumi in parte presso il suo indirizzo di Treviso, Vicolo Po n.4, e in parte presso il distributore di Roma, Trapani “.

 

 

Ventura: - Su questo c’è al processo una lettera di Romualdi e una lettera in risposta di Freda che precisa le circostanze. Questo episodio si riferisce a un incontro avvenuto con questo Pironi in cui io chiedevo i prezzi di questa tipografia. A questo incontro ci fu anche Romualdi, il quale per conto suo chiedeva dei prezzi per un libro, un’antologia o una cosa del genere, che poi mi sembra che Freda abbia effettivamente pubblicato.

Ripeto, successivamente questo libro non so se fu stampato o andò in allestimento. A un certo momento mi vedo arrivare non so se una lettera o una tratta che mi chiedeva il pagamento dove io non avevo preso impegno né di stampare per conto di altri, ecc. Se la prendono con Romualdi. Romualdi scrive a Freda, e Freda dice che ha sentito me.

 

 

G.I.: - Come indirizzano a lei la lettera?

 

 

Ventura: - Io sono andato a chiedere i prezzi. Questi hanno una tipografia a Cassino. Io chiesi dei prezzi e non presi impegni per nessuno, tanto meno di pagare quella roba o di stampare quella roba.

I libretti io li distribuivo ad AR?

La casa editrice AR ha una sua autonomia. Io ricordo che Freda mi chiese un indirizzario di distributori, e io gli dissi “ Questi sono i miei distributori “.

Chiamate Freda e sentite queste circostanze. Io che posso fare se Freda prende contatti autonomi con questo Trapani e gli dà dei libri? Devo risponderne io adesso?

 

 

P.M.: - Comunque c’è andato.

 

 

Ventura: - Ma scusi, lei vuole sapere se io sono andato a chiedere dei prezzi o se sono andato a commissionare un libro?

 

 

P.M.: - Freda dice che lei andò e commissionò un libro.

 

 

Ventura: - Infatti non l’ho più pagato e nei miei confronti non hanno potuto mai chiedere di pagarlo, perché io non ho mai preso accordi. Non ho mai preso accordi di questo tipo e all’altezza di quei mesi io avevo ceduto tutta la mia attività di stampa anastatica, di attività ecc.

E non me ne occupavo più. E non avevo nessun interesse ad occuparmene. Io stampavo tanti libri in quei mesi. State vedendo quale libro per caso possa avere rischiato di…..

Nel gennaio ’70 impossibile averlo stampato. E’ impossibile anche nel ’69. E’ stato stampato nel ’68 questo libro.

 

 

G.I.: - Allora ci dica chi l’ha ristampato questo libro.

 

 

Ventura: - Io credo di avere imparato, l’ho imparato tardi, che l’onere della prova cade in capo a voi. Quella non è una prova!

 

 

G.I.: - Abbiamo trovato quella prova ed è lei che ci deve dire “ no “. Guardi che Trapani l’ha conosciuto nel giugno-luglio ’69. Quindi, questo rapporto con Trapani non può risalire al ’68 per impossibilità, direi, chiara.

 

 

Ventura: - Ma io l’ho detto che i libri li ho stampati prima. Ma insomma! C’è Freda! Chiamate giù lui. L’ha dato lui questo libro ad Ordine Nuovo.

 

 

G.I.: - Lei li dà a Trapani gli stessi libri.

 

 

Ventura: - Vuole sapere perché li ho dati a Trapani?

 

 

G.I.: - Sì.

 

 

Ventura: - Perché Trapani ha un fratello il quale non so a che organizzazione sia o in contatto con chi sia. Ad un certo momento ha saputo che circolavano questi libri, lo ha chiesto al fratello, e il fratello ne ha chiesto a me. E io ho detto “ Sì. Questi libri ci sono. Sono reperibili…”.

 

 

G.I.: - Perché sono reperibili?

 

 

Ventura: - Perché li aveva Freda, ed io sapevo dove erano. Questi quattro titoli vanno sotto una classificazione precisa. E cioè: sono libri di antichità. Almeno così venivano passati anche se avevano edizioni aggiornate.

 

 

P.M.: - Noi non sapevamo dell’esistenza del fratello di Trapani.

 

 

Difesa: - Si sta parlando di libri di autori che non hanno nessun capo di imputazione. Si sta facendo l’interrogatorio all’imputato in base al 367. Le prove siete voi che dovete esibirle…

 

 

Ventura: - C’è Freda, chiamatelo. Io chiedo che per chiarire tutta questa situazione dei libri, chi li ha dati, chi non li ha dati, venga interrogato Freda. Se volete fare il confronto…

 

 

G.I.: - Appena c’è la possibilità faremo anche il confronto con Freda. Non si preoccupi.

Lasciamo stare questo argomento che sarà oggetto di confronto con Freda. E tanto per accontentare l’avvocato, diremo solamente che tutto l’atteggiamento assunto dal Ventura fin dall’inizio e per avvalorare la sua tesi di uomo che si era infiltrato nel gruppo Freda per spiarne le mosse, non per partecipare attivamente, non per condividerne gli scopi e le idee…

 

 

Ventura: - Di questo ci sono prove nel processo.

 

 

G.I.: - Ha assunto di essere un uomo di sinistra. E quindi aveva portato come a riprova di questi fatti tutta una serie di pubblicazioni di sinistra. Aveva detto di aver interrotto i rapporti con Freda immediatamente dopo gli attentati dell’agosto, e invece nei vediamo che questi rapporti…

 

 

Ventura: - Non ho mai detto una cosa del genere.

 

 

G.I.: - Invece noi abbiamo raccolto altre prove, che ci dicono esattamente il contrario.

 

 

Ventura: - Comunque non ho mai detto che ho interrotto….Comunque confermo quel che ho detto ed è scritto nei verbali.

 

 

G.I.: - Lei dichiarò anche…

 

 

Ventura: - Non interruppi mai i rapporti con Freda. Da quel periodo io ho avuto rapporti con lui, come guardando la situazione da un cannocchiale capovolto….Quindi, lei mi fa dire cose che non ho detto.

 

 

G.I.: - Quindi, lei conferma tutti gli interrogatori che ha reso in precedenza, e dice: Io non ho mai mentito. Perlomeno da dopo il 7 marzo 1972 o 17 marzo. Per quel famoso interrogatorio in cui disse di voler aiutare la giustizia e dette una serie di indicazioni precise e categoriche.

Quindi le indicazioni rimangono ferme? Le cose sono andate così come lei le ha descritte?

 

 

Ventura: - Certamente.

 

 

G.I.: - Quindi, tutto quello che ci ha detto nell’interrogatorio del 17 marzo del ’72 era esatto, categorico. E di lì non si scappa.

 

 

Ventura: - Vi sono omissioni involontarie, e io l’avevo anche detto.

 

 

G.I.: - Lei ha avuto modo di riprendere in mano quell’interrogatorio?

 

 

Ventura: - Non l’ho mai avuto. Perché sono state deposizioni che io ho fatto a fiume, e che non ho mai visto né riletto.

 

 

G.I.: - Non sono state depositate queste qua?

 

 

Difesa: - Non quelle.

 

 

G.I.: - Questa non è la sua firma, Ventura?

 

 

Ventura: - Non sono tutte firmate. Comunque glielo avevo detto preventivamente – “ Guardi che ci sono senz’altro delle omissioni “. Una di queste omissioni, che poi non è un’omissione perché io avevo gli appunti e l’ho ritrovata, rimane proprio questo famoso libretto che lei adesso assume come prova del fatto che io avevo rapporti funzionali con Freda nell’organizzazione all’altezza di novembre-dicembre 1969. Io di questo libretto gliene avevo parlato. Le avevo mandato anche due righe. Quindi, il fatto che non se ne sia parlato più chiaramente è dipeso dal….

 

 

G.I.: - Dunque, questi sono tutti verbali da lei firmati…

- "Avute queste assicurazioni, ritengo di non iniziare con la riunione del 18 aprile ’69. Io sono stato invitato a quella riunione nella veste di persona che da qualche mese aveva ripreso un certo rapporto con Freda, e solo con lui, per motivi precisi. C’è stata solo, diciamo così, una biforcazione successivamente in occasione di una concomitanza molto importante.

Questa biforcazione si chiamava POZZAN. Con il Pozzan io ho avuto rapporti diversi. Egli era un ottimo contabile. E’ stato capocontabile alla Garolla di Padova. E per questa sua qualità ebbi rapporti con lui per le mie attività economiche.

Ritornando al 18 aprile, io fui invitato perché avevo ripreso da qualche mese rapporti politici con Freda. Li avevo interrotti alla fine del ’66. Poi le spiegherò perché avevo riassunto questi rapporti politici.

Quando si parla di rapporti politici con Freda, si parla di organizzazione, di operazioni, che unite insieme hanno un significato eversivo.

La riunione di Padova doveva mettere a fuoco l’occasione offerta dalla commissione politica di O.N. nel ’69, con specifiche evidenziatissime potenzialità di ordine eversivo che doveva spontaneamente emergere certe tendenze di gruppi di destra con certe misure di sinistra, molto equivoche, a capovolgere delle situazioni eversive di sinistra.

La tesi della politica e la provocazione e la tensione era già accennata in quei rapporti del maggio. Precipitare nella conclusione dal palazzo statale, approfittare di un’eventuale vicenda dei rapporti fra le classi e i ceti sociali nel tentativo di guadagnare una prospettiva di restaurazione.

Un’analisi di carattere storicistico veniva fatta anche con prospettive molto limitate nel tempo. E l’analisi, considerato poi che alcune previsioni (le elezioni anticipate, ecc. si sono fatte) non era poi del tutto sbagliata.

Alla riunione di Padova c’era un personaggio che era estremamente interessato a questa prospettiva. Prima di dire chi era, chi c’era, dobbiamo però dire perché non c’era questo Rauti.

Io non ho elementi certi, ma a suggerire a Pozzan di dire che alla riunione di Padova c’era Rauti, è stato Freda, al fine di assicurarsi una certa copertura da parte del Movimento Sociale che voleva scaricarlo.

Subito dopo, però, Rauti e Ordine Nuovo hanno modificato il loro atteggiamento nei confronti di Freda (produrremo a tale proposito il n.1 di Ordine Nuovo settimanale).

Fermo il punto che io non sono andato alla riunione, io con junior di Avanguardia Nazionale non andavo a stringere alcun accordo di carattere politico. Una cosa è stare con certa gente per sapere cosa fare e una altra cosa è, parlare di politica.

Non solo, la riunione era prevista in due tempi o fasi (mi era stato detto da Freda). Alla prima fase di carattere coreografico, diciamo così, avrebbero partecipato più persone, tra cui certamente BALZARINI e POZZAN; alla seconda fase avrebbero partecipato invece oltre i due venuti da fuori, Freda, o Freda, Balzarini ed io.

Ma io questo rischio non volevo correrlo. Quella sera io ero a cena con Marco BARNABO’, con cui mi trattenni sino alle 22,30. Se avessi voluto andare alla riunione, quindi, non me ne sarei andato a Castelfranco.

Io non volevo incontrare Stefano Delle Chiaie, e non l’ho incontrato. Il giorno successivo Freda mi telefonò e mi mise al corrente dell’incontro che c’era stato…”.

 

 

 

Ventura: - Il giorno successivo?

 

 

G.I.: - Sì.

 

 

Ventura: - Non sono sicuro che sia stato il giorno successivo.

 

 

G.I.: - ….(da verbale) - ” Il contenuto di questo incontro, che può essere riassunto in alcuni punti, mi è stato rivelato in più riprese. E io ne ho sentito l’esatta intera portata, il 24 luglio ’69, a Milano.

Nell’incontro si stabilì che l’operatività potenziale…e l’ambiente che era intorno a loro, e l’operatività potenziale che era esprimibile dall’altra parte tra frastagliate situazioni di uomini e d’ambiente, dovevano essere collegate. E che avrebbe avuto l’effetto di ogni iniziativa e azione.

Fu deciso che si doveva costituire una seconda linea. Chiarirò cosa si intende per seconda linea o doppia organizzazione. I due gruppi, i quali a loro volta inglobavano altri gruppi minori, dovevano puntare all’aggancio di uomini che erano estranei a questi gruppi, e costituire una frangia che potesse essere utilizzata anche per operazioni specifiche come attentati. Cioè per una attività di destra.

Seconda linea, o doppia organizzazione, organizzazione parallela che veniva però manovrata da una o due persone soltanto della prima fila. Cioè da persone che sono in grado di avere rapporti con persone che siano su posizioni politiche diverse e che siano in grado di utilizzare.

In quest’epoca io non ero nei rapporti con Freda nella prima e nella seconda linea. Ero una figura sfocata. Diciamo che avevo assunto come atteggiamento quello di una pubblicità programmata, che in fondo mi parse all’inizio una cosa spontaneamente possibile ma che poi con l’andare del tempo divenne praticamente una forma di emanazione, una forza insostenibile. Di fronte a certe battute di antisemitismo, di fronte a certi, ecc. ecc.

La seconda linea era già in atto nell’aprile. In questa direzione si era mosso soprattutto il Freda. Lei sa che il Freda a Padova aveva rapporti molto precisi: i buoni nomi della sinistra extra parlamentare.

(…) – In conclusione alla riunione di Padova c’era Stefano Delle Chiaie e altra persona la cui identità non fu nota nemmeno ai partecipanti. Non sono sicuro che sia nota neanche a Freda".

 

 

 

G.I.: - Chi era questa seconda persona oltre Stefano Delle Chiaie?

 

 

Ventura: - Sto dicendo che non è nota.

 

 

G.I.: - Sono successe tante cose il 17 marzo. Può darsi che lei l’abbia saputo, visto che ha mantenuto sempre i contatti con Giannettini.

 

 

Ventura: - Giannettini non lo sapeva.

 

 

G.I.: - …..Si potrebbe pensare che fosse la persona che venne a Milano il 24 luglio. Ma ciò non sono in condizioni di dirlo. Dunque, a quella riunione partecipò Stefano Delle Chiaie?

 

 

Ventura: - Certo.

 

 

G.I.: - E’ sicuro?

 

 

Ventura: - Perché me l’ha detto Freda. Sicuro in questi limiti.

 

 

G.I.: - Era Stefano Delle Chiaie che non voleva incontrare. Per cui non è andato a….

 

 

Ventura: - No. Guardi che io ho detto che doveva venire Stefano Delle Chiaie con un suo uomo. Che poi le cose stiano diversamente, ed è possibile che stiano diversamente, che ci fosse un’altra persona…. Questo all’epoca non lo sapevo.

 

 

P.M.: - Un altro personaggio oltre Stefano Delle Chiaie?

 

 

Ventura: - Sì.

 

 

G.I.: - C’era un appuntamento a Padova. Tanto è vero che Barnabò…

 

 

Ventura: - Quindi è confermato che io stavo a Venezia?

 

 

G.I.: - Stava a cena con Barnabò. Poi lei disse “Guarda che ho un appuntamento a Padova, e me ne devo andare”. Poi invece secondo la telefonata, lei rimase a Treviso dove fu raggiunto dalla telefonata di Freda.

 

 

Ventura: - Telefonai io per dire che non…

 

 

G.I.: - Quindi lei, per concludere, sapeva che sarebbe venuto Stefano Delle Chiaie, e non voleva incontrare Stefano Delle Chiaie, per questa ragione non andò alla riunione. Quindi, lei, rapporti con Junior di Avanguardia Nazionale non volle averne. Freda le confermò che era venuto effettivamente Stefano Delle Chiaie con altra persona di cui non le rivelò il nome.

 

 

Ventura: - Esatto.

 

 

G.I.: - Lei, Ventura, sa che cosa è successo il 18 aprile del ’69? La notte del 18 aprile? Lo sa benissimo, perché l’ha detto a Lorenzon cosa è successo. Hanno lanciato quella bomba davanti alla casa di Restivo alle ore 4,30. Chi le riferì questa circostanza che poi lei disse a Lorenzon?

Ed è un altro dei punti deboli della sua situazione. Cioè: “Questo lo sapevo perché me l’ha detto un amico che abita vicino, ecc. “.

 

 

Ventura: - Questo lo chiarirò tra breve.

 

 

G.I.: - Chi è questo amico?

 

 

Ventura: - Sarà chiarito.

 

 

G.I.: - Chi è questa persona? Da chi ha saputo questa notizia della bomba lanciata sotto la casa di Restivo?

 

 

Ventura: - Sotto il tavolo.

 

 

G.I.: - Chi era?

 

 

Ventura: - Io ho saputo che erano in allarme i poliziotti, perché era stata lanciata una bomba contro il poliziotto capo. Ora la cosa si riferiva all’11 o 12.

 

 

G.I.: - “ Pericoloso “.

 

 

Ventura: - Chi ha mai detto che era pericoloso?

 

 

G.I.: - Lorenzon.

 

 

Ventura: - Vediamo cosa dice Lorenzon.

 

 

P.M.: - Il libretto rosso…

 

 

Ventura: - Io dico questa roba? Questi riferimenti qua, inseriti nel nostro discorso in questa maniera, non hanno… Adesso andiamo in cerca di quel che abbiamo detto a Mestre, e vediamo.

 

 

G.I.: - Ci dica secondo lei come sarebbero andate le cose. Così risparmieremo tempo.

 

 

Ventura: - Io a Roma avevo saputo che c’era questo allarme…

 

 

G.I.: - Da chi?

 

 

Ventura: - Da chi, lo dirò. Non c’è problema.

 

 

G.I.: - Ce lo dica subito!

 

 

Ventura: - No. Scusi, quando lei mi sottopone gli elementi di prova… Voi vi tenete in tasca certe cose per mesi e poi venite qua e le calate dai vostri cappelli di prestigiatori, e adesso io… Ve lo dirò, non vi preoccupate. Tempo alcuni giorni, e ve lo dirò.

 

 

G.I.: - Perché non vuole rispondere a questa domanda? Da chi l’ha saputo?

 

 

Ventura: - Non è che non voglio rispondere. Mi riservo di dirlo tra alcuni giorni.

 

 

Difesa: - Si riserva di dirlo tra alcuni giorni.

 

 

G.I.: - Perché si riserva?

 

 

Ventura: - Lei mi spieghi perché si riserva di contestarmi certe cose. La storiella dei libri…

 

 

G.I.: - Lasci perdere! Noi sappiamo che questo attentato alla casa di Restivo è stato compiuto alle 4,30 del 19 aprile 1969…

 

 

Ventura: - Ma io non so niente di aprile. Stiamo parlando del dicembre non di aprile.

 

 

G.I.: - Allora ci dica, chi le ha riferito questa circostanza?

 

 

Ventura: - Se a lei piace questa soluzione, se no non ne parliamo più, e scriva pure che io non voglio rispondere. Io dirò spontaneamente tutto nel prossimo interrogatorio tra alcuni giorni. Chi mi ha riferito questi dati, che comunque si riferiscono al dicembre e non ad aprile.

 

 

G.I.: - Lei è un uomo veramente sfortunato, Ventura. Perché effettivamente…

 

 

Ventura: - Non vedo la sfortuna.

 

 

G.I.: - ……nella notte del 18-19 aprile fu lanciato questo ordigno davanti alla casa di Restivo, il capo della polizia. Lei immagina cosa succede all’Ufficio Politico di Roma, che era stata lanciata una bomba davanti alla casa di Restivo? Tutti gli ambienti di destra e di sinistra devono essere passati. Tanto è vero che viene perquisita l’abitazione di Minetti…

 

 

Ventura: - Chi?

 

 

G.I.: - Minetti! L’amante di Stefano Delle Chiaie. E chi ci sta nell’abitazione di Minetti? Stefano Delle Chiaie. Che secondo lei stava a Padova.

 

 

Ventura: - Che cosa devo dirle? Io ho riferito quel che mi ha detto Freda.

 

 

G.I.: - Comunque, Stefano Delle Chiaie invitato a descrivere come ha passato la giornata, perché naturalmente è sospettato di avere lanciato la bomba alla casa di Restivo -

“Ieri mattina, 18 corrente, sono uscito di casa alle 10,30. Mi sono recato, servendomi della mia auto, una fiat 124 coupé targata Roma, al Palazzo di Giustizia, dove avevo un appuntamento con gli avvocati…… Con gli stessi mi sono intrattenuto nella Sala del Consiglio dell’Ordine fino alle…….Dopo di che mi sono recato a casa di mia madre sita in via Tommaso. Qui, dopo pranzato, mi sono intrattenuto fino alle 18,30 – 19, in quanto dovevo trattare una pratica di assicurazione di un appartamento di una amica di mia madre, alla quale appunto avevo dato appuntamento in casa di mia madre. Uscito, mi sono intrattenuto in strada con amici e poi ho raggiunto un bar nei pressi della sede del…….., esattamente in Via Pavia. Là ho consumato un caffè, ho comperato delle sigarette, ecc. “.

Lei ha raccontato una bella balla.

 

 

 

P.M.: - Freda l’ha ingannato.

 

 

Difesa: - Lui non vi ha partecipato. Lui riferisce quel che Freda gli ha detto. A che ora è questa perquisizione nella casa di…?

 

 

P.M.: - Alle 10.

 

 

Ventura: - Di che giorno?

 

 

G.I.: - Del 19 novembre.

 

 

Ventura: - Va bene…non parliamo. Cosa significa allora che la notte del 18 non era vicino a Padova?

 

 

G.I.: - Significa sì che non era vicino a Padova.

 

 

Ventura: - Alle 10 del 19 era a Roma… A che ora ci sono i treni per Padova? Ce n’è uno alle 1,50 e arriva a Roma alle 8,30 di mattina. Comunque, io della riunione del 18 quello che ho detto lo confermo, perché me lo ha detto Freda. Mi riservo anche a questo proposito di aggiungere qualche cosina in più, se sarà il caso. Ma nomi diversi da quelli che ho indicato non ce ne sono, né posso ritirare, e dire “non c’era Stefano Delle Chiaie”. Perché a me ha detto che c’era Stefano Delle Chiaie.

 

 

G.I.: - Troppo comodo.

 

 

Ventura: - A me ha detto così. Se poi invece di Stefano Delle Chiaie c’era Guido Paglia, io non lo so.

 

 

G.I.: - O Giannettini.

 

 

P.M.: - Chi era quel Junior venuto a Padova?

 

 

Ventura: - Scusi, chi era il gruppo Freda? Mi dica chi era il gruppo Freda e con quali personaggi di allora il gruppo Freda era in contatto, al punto di poterle dire chi chiamavamo Junior? Con chi era in contatto?

 

 

P.M.: - Forse è morto…

 

 

Ventura: - Romualdi? Sarebbe troppo comodo dire che c’era Romualdi. Comunque io ribadisco quel che ho detto e che ho saputo. Non so chi sia Junior. Mai saputo.

 

 

G.I.: - Quindi posto che Stefano Delle Chiaie il 18 aprile stava a Roma…

 

 

Ventura: - Alle 10. Scusi ho capito male io o è il 19 aprile?

 

 

G.I.: - La notte del 18 aprile.

 

 

Ventura: - Comunque io le ripeto quel che ho detto e che ho saputo.

 

 

G.I.: - Ho fondati motivi per ritenere che lei ci abbia mentito, dicendo che a quella riunione abbia partecipato Stefano Delle Chiaie.

 

 

Ventura: - Io ho detto quel che ho saputo. Al punto che le feci anche questa precisazione che, io non ero andato alla riunione. Quindi non potevo essere al corrente.

 

 

G.I.: - Quindi, prima e dopo ha saputo. Prima che era Stefano Delle Chiaie, dopo che era venuto Stefano Delle Chiaie.

 

 

Ventura: - Certo.

 

 

G.I.: - E non vedo per quale ragione Freda avesse mentito. Evidente invece che Stefano Delle Chiaie non solo non era venuto, ma non aveva neanche l’invito. Perché la persona che doveva venire è un’altra. E che lei naturalmente non la vuol dire perché se la dicesse sa che cosa accadrebbe di questo processo.

Questa è la verità, Ventura.

 

 

Ventura: - Questa è la verità che deduce lei sulla base di un problematico rapporto.

 

 

G.I.: - Guardi, Ventura, che lei ad un certo momento crea delle versioni di comodo che sono esclusivamente difensive e che man mano poi mancano non solo di riscontro, ma sono assolutamente false.

 

 

Ventura: - Conclusivamente, alla riunione di Padova c’era Stefano Delle Chiaie e una persona la cui identità non fu nota nemmeno ai partecipanti. Non sono sicuro che sia nota neanche a Freda.

 

 

G.I.: - L’altra, oltre a Stefano Delle Chiaie, l’ha precisato di nuovo?

 

 

Ventura: - Sì, sì. Il fatto che io possa sapere o non sapere se c’era con certezza Stefano Delle Chiaie, io ho anche un altro nome…

 

 

G.I.: - E qual è questo altro nome? Ce lo dica! Ci vuole dire adesso quello che non ci voleva dire prima rispetto a questa famosa bomba?

 

 

Ventura: - No. Fra alcuni giorni.

 

 

G.I.: - Con chi si deve consultare?

 

 

Ventura: - Con nessuno.

 

 

G.I.: - Credevo si volesse consultare con Giannettini. Dice chiaramente che non voleva incontrare Stefano Delle Chiaie.

 

 

Difesa: - Questo è un riferimento.

 

 

G.I.: - Non è un riferimento. Lei sapeva che doveva arrivare Stefano Delle Chiaie, e non lo voleva incontrare perché con Junior di Avanguardia Nazionale non ci voleva avere a che fare. Quindi la riunione era stata stabilita e doveva intervenire Stefano Delle Chiaie con un altro personaggio di cui non si conosce il nome.

Lei sapeva perfettamente, e proprio perché lo sapeva, non ha voluto andare a questa riunione. Successivamente però ha avuto conferma da Freda che era Stefano Delle Chiaie.

Adesso però noi sappiamo che non era Stefano Delle Chiaie, perché Stefano Delle Chiaie se ne stava tranquillamente a Roma.

Quindi, a questo punto qua, siccome Freda non dice assolutamente niente, dobbiamo ritenere che la sua è una dichiarazione di comodo, per gettare sospetti su altre persone. Questa è la verità!

 

 

 

Ventura: - Ma io non ci sono andato a questa riunione. A me è stato detto così. Io vi ho riferito quel che mi è stato detto. Cosa devo dire di più?

 

 

G.I.: - La verità! Deve dire la verità che non dice!

 

 

Ventura: - L’ho detta!

 

 

G.I.: - Lei non ha detto la verità!

 

 

Ventura: - Senta, la vuole sentire la verità che le dico io o no? Perché se la vuole sentire, e lei mi continua a dire “Non la dice”, mi sembra superfluo continuare l’interrogatorio visto che io non la dico.

 

 

G.I.: - Nel momento in cui lei ci disse queste cose noi eravamo disposti a crederla. Per pura combinazione, indagando su questa famosa bomba alla casa di Restivo, sappiamo che sono state fatte una serie di perquisizioni. E sappiamo che Stefano Delle Chiaie…

 

 

Ventura: - Che alle 10 di mattina del giorno successivo, Stefano Delle Chiaie era a Roma.

 

 

P.M.: - A letto.

 

 

Ventura: - Quando si arriva da un viaggio si va a letto.

 

 

G.I.: - Va bene! Lasciamo perdere. Quindi, lei insiste che è Stefano Delle Chiaie?

 

 

Ventura: - Io insisto che Freda mi ha detto che doveva venire Stefano Delle Chiaie, e che dopo me l’ha confermato.

 

 

G.I.: - Allora, ci spieghi un’altra cosa. Perché non ci ha detto che nell’agosto ’69 lei aveva ospitato a casa sua a Castelfranco Veneto la donna di Massari e la figlia?

 

 

Ventura: - Ma scusi, lei mi ha chiesto questo?

 

 

G.I.: - Adesso glielo chiedo.

 

 

P.M.: - Nell’ultimo interrogatorio gliel’ho chiesto io.

 

 

Ventura: - E cosa ho detto?

 

 

P.M.: - Che non si ricordava.

 

 

Ventura: - Erano tutti da mia madre…

 

 

G.I.: - Quando ha viaggiato in treno da Roma a Castelfranco Veneto insieme a Nino Massari?

 

 

Ventura: - Non ricordo se nel ’69 o nel ’70. Non ricordo se fu un viaggio a Milano, un viaggio verso il Veneto, o un viaggio in treno.

 

 

G.I.: - Quando fu fatto questo viaggio?

 

 

Ventura: - La seconda metà del ’69, i primi mesi del ’70. Mi pare la seconda metà del ’69. Comunque c’è un dato preciso che ho ricordato, perché in treno c’era la moglie di un deputato di Belluno. Adesso faremo indagini, accertamenti, e troveremo…

 

 

G.I.: - Quando?

 

 

Ventura: - Mi sembra che sia avvenuto in estate, perché c’era il sole, ecc. C’è questo fatto. Eventualmente facendo indagini si può trovare.

 

 

G.I.: -   - Mario Quaranta – “Un mese circa, prima della mia deposizione innanzi a lei e in prossimità di un interrogatorio che Ventura doveva rendere nella prima quindicina di maggio, l’avv. Ghidoni previo appuntamento telefonico venne a trovarmi a Padova a casa mia. Poiché sia Franzin che io abbiamo sempre insistito con l’avv. Ghidoni perché Ventura dicesse a lei a costo di qualsiasi sacrificio tutto quanto era a sua conoscenza sugli attentati del ’69.

E poiché Ventura aveva cominciato a fare delle rivelazioni, il problema era stabilire se Ventura sapesse altre cose che non avesse già detto. Per questa ragione, dato che nella famiglia Ventura si erano create due fazioni, una quella della madre che sosteneva che Ventura non dovesse fare nessuna rivelazione, e l’altra quella di Angelo e Mariangela che sostenevano che Ventura dovesse dire tutto.

Chiesi all’avv. Ghidoni che all’incontro intervenissero anche i sopracitati familiari del Ventura. A casa mia, quindi, mercoledì pomeriggio vennero l’avv. Ghidoni, la madre di Ventura, Mariangela, Angelo ed Elio Franzin.

La discussione si protrasse per alcune ore. E devo dire che non avevo mai visto la madre di Ventura sostenere la sua tesi con tanta decisione.

Fu in quella circostanza che Angelo disse che era opinione dei romani, cioè di Massari, che Ventura non dovesse dire assolutamente niente. Che aveva già fatto male a dire quel che aveva detto. E che scegliesse un altro avvocato in quanto a loro pare l’avv. Ghidoni non…..(…)…di Giovanni.

Ventura Angelo insistette sulle condizioni di salute della madre, perché dicesse a Giovanni, gli facesse comunque sapere che doveva dire tutto. A questo punto Mariangela, direi quasi con candore, esclamò “E se c’entrassero anche quelli della sinistra?”.

L’avv. Ghidoni fece un salto esclamando “Ma cosa dici?”.

Mentre la discussione continuava fra gli altri, io mi accostai a Mariangela e le dissi “Ma come ti viene in mente di scherzare mentre parliamo di cose così serie? – allora la Mariangela rispose – Non stavo affatto scherzando “.

Mi sorprese non tanto l’affermazione, ma l’assoluta tranquillità e serietà con cui la Mariangela l’aveva detto.

Per questa ragione, e mentre gli altri si stavano allontanando, presi da parte la Mariangela e la portai nello studio. Le chiesi di spiegare in maniera chiara le ragioni. La Mariangela mi rispose esattamente “Mettere le bombe sui treni è più facile di quanto tu possa pensare. E’ bastato a Massari prendere il treno a Roma, arrivare a Venezia, scendere, mettere le bombe sul treno che in coincidenza a Venezia partiva per il sud. Il massari si fermò da noi alcuni giorni “.

La Mariangela non mi disse esplicitamente se Massari fosse insieme al fratello Giovanni. Ma la sensazione che ebbi io è che il Ventura e il Massari fossero partiti insieme in treno a Roma.

Appena appresi la circostanza, di corsa raggiunsi Ghidoni, che era già in strada, e gli riferii puntualmente quanto mi aveva riferito prima la Mariangela. L’avv. Ghidoni esclamò “ Se è vero allora c’entrano anche con la strage di Milano! Comunque ne parlerò prima con la Mariangela “.

La sera, poiché sapevo che Ghidoni partiva sempre per Bologna con il treno delle 21, andai alla stazione per incontrarlo e sapere cosa avesse detto a lui la Mariangela. Alla stazione non c’era.

La mattina successiva l’avv. Ghidoni mi chiamò presto a telefono a casa, e mi disse “Guarda, c’è stato un equivoco. Te ne parlerò “.

Non volendo aggiungere altro per telefono.

Il fatto è che non me ne abbia più parlato.

Altra circostanza che dimenticai di riferire, è la seguente: quando il Ventura tirò fuori la storia del Rumeno, chiesi alla Mariangela che cosa ci fosse di vero. La Mariangela mi rispose che l’infiltrazione, la storia dell’infiltrazione, nel gruppo Freda per conto del servizio rumeno, era tutta un’invenzione che era stata posta in essere dal fratello, per fare piacere al G.I. (cioè a lei). In effetti invece non era vero niente.

Sulla vicenda cercai di avere notizie anche da persone vicine a MELIS Antonio, che come lei sa è il cognato di Freda.

Sabatini: "Mario lo avvicinò per mio conto. Il Melis lo conoscevo anche io. Ma Sabatini in quel periodo era a Firenze per l'occasione di incontrare, in quanto lavorava.....Sabatini dopo qualche tempo mi riferì che il Melis gli aveva detto di stare attento al Ventura, in quanto era sua convinzione che Ventura e Freda facessero parte dello stesso gruppo. E che Freda fosse la mente e Ventura il braccio.

Riferii la cosa al Ventura, dicendogli che anche per questo motivo non avevo più intenzione di continuare rapporti editoriali con lui.

Ventura si arrabbiò molto. In mia presenza scrisse una lettera a Melis in cui diceva di rettificare pubblicamente la sua dichiarazione minacciando in caso contrario che lo avrfebbe querelato.

Dopo questo episodio Ventura venne arrestato per la prima volta. Sono sicuro che il Melis non ha ritrattato la sua dichiarazione, e che Ventura dal canto suo non ha presentato la querela minacciata. Non ricordo esattamente quando, ecc. "

 

 

G.I. - Comunque avvocato questa discussione sul fatto delle bombe è avvenuta davanti a lei...

 

 

Ventura - Io gliel'ho chiesto, e mia sorella ha sempre negato di aver fatto affermazioni di questo tipo.

 

(continua alla Parte terza)