INTERROGATORIO DI VENTURA GIOVANNI DEL 2 NOVEMBRE 1973 PRESSO LE CARCERI GIUDIZIARIE DI MILANO

 

La strategia di Ventura - 2/11/73

 

G.I. –  dott. D’AMBROSIO

P.M. – dott. ALESSANDRINI

 

 

 

Ventura - Confermo la nomina degli avv. Ghidoni di Bologna e avv. Caprara di Treviso. Non intendo avvalermi della facoltà di non rispondere.

 

[Si dà atto che all’interrogatorio si procede facendo uso del registratore]

 

 

Ventura – Alcuni giorni dopo che fui trasferito a S.Vittore (5 o 10 giorni) fui chiamato da un detenuto addetto alla cucina che mi informò che altro detenuto voleva parlarmi. Dissi che stavo male. L’altro mi precisò che il detenuto era Freda. Gli risposi che non lo volevo vedere. La cosa si riptetè nei giorni successivi. E dopo una serie di dinieghi, aderii infine a questa sollecitazione del Freda.

In una lettera inviata all’avvocato Ghidoni ho fatto il resoconto dei due o tre scambi di parole avuti con Freda.

Poiché ho con me la minuta della lettera inviata al mio difensore, passo a leggere i punti salienti. Comunque l’avv. Ghidoni che è presente, una volta che gli perverrà la lettera, potrà produrla.

In sintesi:

1) – Dalla finestra della cella dell’infermeria ho parlato con Freda che si trovava nel cortile sottostante per la sua passeggiata. Presente all’episodio era un altro detenuto, tale Cella, il quale credo potrà riferire parte della conversazione.

2) – Chiesi al Freda delle persone presenti alle riunioni del 18 aprile, data per scontata la presenza del Delle Chiaie, mi preoccupai di sapere il nome dell’accompagnatore. Mi confermò che Rauti non era presente in persona ma lo era in spirito, in quanto aveva inviato una persona di sua assoluta fiducia.

Io gli feci dei nomi tra le persone di Ordine Nuovo. Al quarto nome, quello di Andriani, freda fece uno dei suoi caratteristici sorrisetti come per farmi capire che quello era il nome giusto.

3) – Freda mi disse che mi ero comportato peggio di Lorenzon e che dovevo stare attento perché Delle Chiaie aveva deciso di ammazzarmi.

4) – Quanto ai timers, Freda mi confermò che li aveva dati all’arabo; che questi attualmente prestava servizio presso la gendarmeria di Algeri; che aveva avuto un primo contatto con lui ma che anche l’arabo aveva difficoltà di movimento.

5) – Freda mi disse che l’aver fatto il nome di Giannettini non mi avrebbe giovato perché il giudice D’Ambrosio non avrebbe creduto alla storia dello spionaggio per conto del SID. Confermò di aver visto il Giannettini a Roma.

6) – Sempre in riferimento ai timers, mi fece notare che se i temporizzatori dovevano essere adoperati per attentati non li avrebbe mai ordinati per telefono anche perché veniva informato ogniqualvolta il suo telefono veniva messo sotto controllo. Ad informarlo era il Commissario Molino, dell’Ufficio Politico della Questura di Padova. Al chè gli feci notare che mi sembrava strano che Molino rischiasse fino a questo punto e che evidentemente doveva avere dei “santi”, se non era mai stato molestato.

Freda disse: “avrà i suoi santi”. Io ribattei: magari i santi sono dei catenacci!

Il freda mi disse di aver conosciuto CVatenacci per essere stato da questi interrogato intorno al 60-62 nella Questura di padova per degli scontri tra estremisti di destra e sinistra in occasione di una dimostrazione contro gli esperimenti sulla bomba atomica. Mi disse anche che Catenacci aveva dato dimostrazione di essere un uomo sveglio in quanto aveva capito che non aveva nessuna importanza la questione dell’acquisto di borse a Padova.

Letto, confermato e sottoscritto

(Giovanni Ventura)

 

 

 

Riaperto il verbale alle ore 15,35 Ventura dichiara di aver messo al corrente sia Loredan che Sartori della sua attività svolta nell’ambito del gruppo Freda per conto di Giannettini.

Chiede pertanto di essere messo a confronto con Sartori e Loredan perché gli sia data la possibilità di provare, in quella sede, l’affermazione di cui sopra e che in effetti egli abbandonò l’attività nel gruppo Freda dietro una esplicita richiesta di Loredan che vedeva nella prosecuzione dell’attività stessa un pericolo costante per l’intrapresa operazione “Litopress”.

Il G.I. invita l’imputato a indicare con precisione le cose riferite rispettivamente al Sartori e al Loredan.

 

 

 

 

Ventura – A Sartori ho dato anticipazioni sulla preparazione degli attentati ai treni. Le stesse anticipazioni detti al Loredan che peraltro avevo già messo al corrente dell’operazione “Torino”.

 

 

 

A questo punto il G.I. invita Ventura a percorrere per intero la strada intrapresa e a rivelare tutto quanto è a sua conoscenza. All’uopo gli fa presente che non è concepibile che egli, entrato ormai nella fiducia di Freda, per aver partecipato all’attentato di Torino e per essere stato presente all’incontro del 24 luglio in Milano, non sia stato messo al corrente del piano operativo relativo agli attentati ai treni.

Al contrario è logico ritenere che egli abbia partecipato o quanto meno sia stato invitato a partecipare materialmente agli attentati in parola.

 

 

 

Ventura – Quello che sapevo l’ho già detto e non so altro..

 

 

 

L’avvocato Caprara fa notare che è tecnica propria dei gruppi terroristici di non utilizzare per più attentati gli stessi uomini e ciò perché l’allargamento del gruppo terroristico avviene proprio attraverso la compromissione di più persone.

Il G.I. a questo punto fa notare che se così fosse per il gruppo terroristico in questione vi sarebbe la “prova piena” che il Ventura ne facesse parte in qualità di promotore.

Egli infatti nel dicembre ’69 cercò di compromettere e compromise il Massari attraverso la stampa del noto opuscolo.

L’avvocato Ghidoni chiede che si dia luogo ai confronti richiesti poiché occorre attenersi ai fatti e non alle supposizioni e con la richiesta dei predetti la difesa intende provare fatti precisi e che hanno una importante rilevanza difensiva.

 

 

 

Ventura – A proposito del suo invito le faccio presente che fin dall’inizio le premisi che non ero in possesso di dati risolutivi. Ovviamente non cercai di compromettere Massari. Nel corso del penultimo interrogatorio ho chiarito la circostanza relativa alla stampa dell’opuscolo.

 

L.C.S. e chiuso alle ore 17

(seguono le firme dei presenti)