MATERIALI PER L’ORIENTAMENTO STORICO RELATIVI ALLA REGIONE VENETIA ET HISTRIA A PARTIRE DAGLI ANNI 360 d.C. FINO ALLA FINE FORMALE (476 d.C.) DELL’IMPERO ROMANO D’OCCIDENTE.

 

 

378: In Occidente dopo la sconfitta di Adrianopoli si ha paura…

 

 

 

 

I Visigoti, dopo lo scontro di Adrianopoli, l’insuccesso sul Bosforo e gli altri scontri minori, devono riorganizzare le loro forze, duramente provate. Molti sono i morti e i fe­riti, è possibile una reazione dei romani e si deve prov­vedere al rifornimento alimentare della gran massa. La ritirata, prima in Dacia e poi in Pannonia, diventa im­procrastinabile. In occidente, nel frattempo, ricevute informazioni più particolareggiate sugli ultimi avveni­menti, si nutrono forti timori di uno sconfinamento in massa dei Goti che vanno errando tra la Tracia e la Pan­nonia. La corte di Valentiniano preferisce trasferirsi a Mi­lano.

 

 

 

Ma è sempre in Oriente che il problema è ancora insoluto…

Ma per il momento il problema goto va risolto an­cora una volta all’interno dei confini orientali. È qui, nell’impero ferito, dove monta la reazione popolare e quel­la dello stato, il terreno ove si gioca una partita vitale. Pur­troppo nei circoli dirigenti si privilegia l’aspetto della ven­detta. In questo frangente manca infatti una leadership lungimirante e politicamente intelligente. Trionfa la me­diocrità e lo spazio vuoto viene occupato dai militari. Lo dimostra l’ordine proveniente dai comandi superstiti. Per disposizione del magister militum Giulio quasi tutti i soldati e civili Goti presenti nelle città dell’impero d’O­riente (inquadrati nell’esercito o comunque al servizio dello stato) vengono massacrati in un solo giorno. È una epurazione che si rende necessaria (dal punto di vi­sta dei Romani) per il timore che si ripetano gli ammu­tinamenti del tipo di quello di Adrianopoli.

 

 

Questo odio­so ordine, costa la carica al generale romano, anche se l’autorizzazione ad agire, in questo vuoto di iniziativa po­litica, era stata concessa dallo sbadato senato di Co­stantinopoli.

 

 

A Sirmium un Graziano falsamente addolorato (ma so­stanzialmente indifferente) riceve la notizia della morte di suo zio Valente e accarezza, per un momento, l’idea di riunificare sotto la sua persona tutto l’impero. Poi capi­sce in fretta l’impossibilità di far fronte ai molteplici fo­colai di tensione con i barbari [gravi razzie nelle provincie dell’Illirico vengono compiute da bande di Goti] e, come prima misura, vista la situazione di assoluta emergenza, richiama in servizio Teodosio il Giovane nominandolo ma­gister militum per Illiricum.

 

 

 

Teodosio si dirige immedia­tamente con le truppe ai confini della Mesia superiore e della Dacia. Riesce a cogliere significative vittorie sui Sarmati del Tibisco in Pannonia contribuendo a rialzare il morale delle truppe.

 

 

[In Italia una grave carestia e una violenta pestilenza col­piscono uomini e animali nella valle del Po.

- Graziano richiama in attività Ausonio alla prefettura del Pretorio.

- Graziano il 21 aprile pubblica una legge nella quale vie­ne definita la pratica dell’esproprio dei fabbricati nei luoghi dove vengono celebrati riti di sette eretiche.]

 

 

 

379

A Costantinopoli si finge di aver vinto ma la ripresa è molto dura...

Il 19 gennaio a Sirmium l’imperatore Gra­ziano nomina Teodosio augusto. A Teodosio vengono affidate le province dell’Oriente, comprese la Tracia e la Mesia, nonché l’Illi­rico, la Macedonia e la Dacia. Nella primavera Teodosio pone il suo quartier generale a Tessalonica (la peste aveva fatto allontana­re i Goti dalla Macedonia) e cerca di riorga­nizzare l’esercito arruolando anche contin­genti gotici, contadini romano-orientali dei ceti inferiori, montanari traci, federati afri­cani e asiatici. Sposta truppe gote in Egitto e truppe egiziane in oriente a nord di Co­stantinopoli.

 

 

 

In autunno, il 17 novembre, a Costantino­poli, il governo dà l’annuncio della vittoria militare contro Goti, Alani ed Unni. Il nemi­co viene ricacciato verso la Scizia e la Moe­sia Inferior. Il merito della vittoria è di un ge­nerale di origine gota, Modares. Sembra pro­prio, a sentire la propaganda imperiale, che la sconfitta di Adrianopoli non ci sia mai stata. Si può supporre che le operazioni mi­litari, dopo il grave momento di crisi del 378 siano riprese in grande stile e che Teodosio sia riuscito a frantumare il fronte degli av­versari e a impedirne la mobilità. Tra la fe­derazione delle tribù gote si impone un ri­pensamento della propria strategia.

 

 

La linea politica verso l’elemento barbarico tra le due parti dell’impero tende però, sem­pre più, ad essere motivo di scontro. Gra­ziano, infatti, propenso a integrare le popo­lazioni gote e vandale all’interno dell’impe­ro dopo aver stretto dei foedus (patti di al­leanza) con i loro re non trova una corri­spondente sensibilità nel governo orientale che, pur accettando ad esempio i Visigoti co­me foederati, traccia una netta barriera tra barbari e popolazione romana dell’impero.

 

 

Graziano e la sua corte da Sirmium si spo­stano a Milano (breve sosta ad Aquileia), di passaggio per Treviri. Graziano il 3 agosto re­voca la precedente legge sulla libertà di cul­to (vedi anno 376) e aggrava la legislazione repressiva nei confronti degli eretici, so­prattutto sacerdoti. Tra le altre misure sta­bilisce che le donne cristiane sono esonerate dall’obbligo di calcare le scene, anche se nate da genitori teatranti di professione. Di­ spensa altresì il clero dal pagare le tasse sul piccolo commercio.

 

 

- Il sinodo tenuto ad Antiochia sotto l’autorità del vescovo Melezio (153 i vescovi conve­nuti) conferma l’unità di fede con Roma. Pa­pa Damaso condanna le tesi del vescovo Apollinare di Laodicea sulla natura di Cristo (vedi anno 377).

 

 

 

380

Teodosio, tessitore di alleanze, mette la politica al primo posto ...

Il 15 gennaio Teodosio pubblica una legge per fare fronte alle ingiustizie commesse dalla pubblica amministrazione. (Vedi il te­sto di pag.43 in basso)

Il 28 febbraio Teodosio, a Costantinopoli, stabilisce per legge (editto cunctos populos) che la religione cattolica sia religione di sta­to. Il 3 settembre ad Aquileia concilio.

 

 

I due imperatori, Graziano e Teodosio si incontrano per discutere la situazione milita­re a Sirmium. Ne scaturisce la decisione di fare ritornare le diocesi di Macedonia e Da­cia sotto la giurisdizione dell’Occidente. La prefettura d’Italia viene ricostituita e così pure la struttura di Africa e Illirico sotto l’autorità nominale di Valentiniano II, figlio di Graziano, che risiede stabilmente a Milano. Sicuramente in questo incontro Teodosio discute con Graziano di strategia di conte­nimento della minaccia barbarica, ma emer­ge fin da subito la linea politica che Teodo­sio intende intraprendere dopo la lezione di Adrianopoli: con i Goti vale sempre la pe­na di trattare, l’impero può salvarsi solo se ha la capacità di proporre delle mediazioni politiche.

 

 

I Visigoti di Fritigerno continuano nelle loro incursioni in Macedonia, mentre la Pannonia viene percorsa dagli Ostrogoti di Alateo e Sa­frac e che cercano nelle province dell’Occi­dente di rifarsi degli insuccessi subiti con Teodosio.

 

 

Il 22 aprile Graziano, a Milano per pochi giorni perché diretto in Gallia (a Treviri), promulga un editto che impone la confisca di tutti i luoghi di culto a vantaggio esclusi­vo dei cattolici.

 

 

Graziano poi, venuto a sapere delle diffi­coltà incontrate da Teodosio in Macedonia nella campagna intrapresa contro le continue incursioni dei Goti di Fritigerno (per poco Teodosio non viene catturato a causa delle informazioni fornite dai Goti in forza nelle le­gioni romane) invia truppe occidentali gui­date dai magister militum Bautone e Arbo­gaste. Le forze romane, ora riunite, riescono ad avere ragione degli incursori nemici che devono ritirarsi nella Mesia Inferiore. Ma la situazione, sempre in ebollizione, si com­plica ulteriormente. In concomitanza con il rientro in Costantinopoli (il 24 novembre) di Teodosio, guarito da una grave malattia, scoppia il dissidio fratricida all’interno del popolo goto.

 

 

Atanarico che, come abbiamo visto (anno 376), aveva posto le sue basi (dopo il tentativo di resistenza all’invasione degli Unni) nella terra di Cauca (Carpazi), vie­ne sconfitto all’interno della sua tribù dalla fazione di Fritigerno. Cacciato, il vecchio re decide di dirigersi con alcuni dei suoi verso Costantinopoli. Teodosio, informato del fat­to, dà ordine che si organizzi per i primi me­si dell’anno a venire una accoglienza fasto­sa (e politicamente produttiva) per il gran­de ex-avversario, ormai considerato solo un prezioso aiuto per favorire la firma di un foedus (trattato di alleanza) con la federa­zione dei popoli Goti.

 

 

Intanto l’imperatore d’Occidente Graziano, costretto a far fronte a notizie drammatiche dai confini renani (una incursione di Ala­manni) compera un po’ di tranquillità con­cedendo agli uomini di Alateo e Safrace (che, ricordiamo, sono i capi di una confedera­zione di tre popoli) sussidi alimentari, e li ac­coglie come foederati nelle province danu­biane Valeria e Pannonia Secunda. In questi territori di confine i Goti vengono dislocati nei castella e nei campi fortificati.

 

 

[In ottobre a Saragozza un sinodo riunisce die­ci vescovi spagnoli e due aquitani. Oggetto principale del dibattito il comportamento da tenere nei confronti del movimento di Priscilliano. La condanna della setta spinge i suoi principali esponenti, tra cui lo stesso Priscilliano a Roma per cercare un accordo con papa Damaso che però non li riceve. Ambrogio rifiuta pure lui di concedere udien­za e ai priscillianisti non rimane che la cor­ruzione. Con il denaro ottengono dal magi­ster officiorum Macedonio, in contrasto con le disposizioni di Graziano del 3 agosto 376, l’annullamento con decreto delle disposizioni ostili alla setta. Le chiese vengono re­stituite, Priscilliano può tornare in Spagna. Il principale nemico di Priscilliano, il vescovo Itacio di Ossonova, evita il mandato di cattura con la fuga a Treviri. Il movimen­to religioso sembra non avere più ostacoli.]

 

L’eterno problema della giustizia

 

Teodosio esige che l’amministrazione della giustizia sia in mano a persone rette e capaci. E che i provvedimenti siano equi e non ingiusti, frutto di ar­bitrio. Il suo governo si oppone con determinazione alle intromissioni del clero nel funzionamento della giustizia (si minacciano pene corporali se in oc­casione di testimonianze non viene detto il vero). Si cerca di correre ai ri­pari minacciando anche sanzioni se­vere contro i funzionari prevaricatori, ci si appella alle istanze provinciali affin­ché aiutino il governo a controllare il ret­to operato dell’amministrazione giudi­ziaria. Un decreto ordina ai prefetti del pretorio di destituire i giudici accusati di reati pubblici o privati, e questo pri­ma che la colpevolezza venisse pro­vata.

 

 

Con Teodosio il popolo viene tutelato per mezzo soprattutto dei difensores ci­vitatum. Ma se con il governo di Teo­dosio le classi popolari sono in parte tu­telate, sotto il profilo dinastico, la linea politica permane conservatrice. Le clas­si sociali restano irrigidite nei loro am­biti, si mantiene il divieto di passare, grazie al matrimonio, da una classe all’altra, mentre le immunità fiscali re­stano inalterate. Sul piano morale ed etico trionfa la concezione religiosa e sociale cristiana che per quanto ri­guarda il matrimonio vuole sia abolita la poligamia (ebraica), la legislazione su questo versante etico risulta parti­colarmente rigida, frutto delle ansie e paure del momento storico.