MATERIALI PER L’ORIENTAMENTO STORICO RELATIVI ALLA REGIONE VENETIA ET HISTRIA A PARTIRE DAGLI ANNI 360 d.C. FINO ALLA FINE FORMALE (476 d.C.) DELL’IMPERO ROMANO D’OCCIDENTE.

 

 

411: Trionfa il caos nei territori dell’impero d’Occidente: in Gallia e in Spagna è guerra civile complicata dall’appoggio dei reges barbarici ...

 

 

 

Onorio nomina Flavio Costanzo nuovo ma­gister militum d’Occidente. È una scelta che si rivelerà indovinata.

 

In Italia permane il grave problema delle continue scorrerie compiute per il suo so­stentamento dall’esercito-popolo di Ataulfo. Per il momento il governo di Ravenna non può fare altro che sperare in un rapido spo­stamento della moltitudine gota verso la Gallia.

 

 

In Spagna l’imperatore-usurpatore Massimo forma un esercito con contingenti barbarici e marcia verso la Gallia ove sconfigge e uc­cide Costante (altro usurpatore da cui ave­va ricevuto la carica di magister militum). Il secondo usurpatore, Costantino, viene as­sediato in Arelate (Arles). Ma, a complicare le cose, sopraggiungono le truppe del go­verno ravennate guidato dai lealisti magi­ster militum Flavio Costanzo e magister equi­tum Ulfila (un goto già staccatosi da Alarico, vedi anno 402). Geronzio, generale di Mas­simo, si uccide e lo stesso usurpatore spa­gnolo è costretto a cercare rifugio tra i suoi barbari. Le truppe di Onori o riescono alla fi­ne a sconfiggere anche l’altro usurpatore superstite, Costantino, che si dà la morte.

 

 

Ma le usurpazioni non sono finite. Adesso è la volta della Germania Secunda. Giovino, esponente della aristocrazia gallica, a Moun­diacum (Magonza), acclamato dalle truppe foederate alane di re Goar e burgunde di re Gunnar, si autoproclama augusto, in ciò so­stenuto anche da Alamanni e Franchi. Co­stanzo e Ulfila preferiscono allora ritirarsi e non impegnare ulteriormente le loro forze. Giovino non perde tempo: si mette in con­tatto con Ataulfo che sta percorrendo la pe­nisola italiciana diretto nelle Gallie. Forse Ataulfo può aiutarlo per imporre l’usurpa­zione in Italia. Questo pensa Giovino ma il programma resta una pia intenzione.

 

 

In Africa il notarius Marcellino, incaricato da Onorio di riportare un po’ di ordine nel­l’intricata questione socio-religiosa dello scontro tra la chiesa cattolica e la chiesa donatista, pubblica il 19 gennaio un atto (Collatio Carthaginiensis) e invia ai vescovi delle due confessioni l’invito per il sinodo da tenersi a Cartagine il 1 giugno. Assicura l’im­parzialità del giudizio. Ma è evidente che la presenza di Marcellino, amico di Agostino, sbilancia la neutralità dello Stato. Il giorno fis­sato il sinodo prende l’avvio, a Cartagine, nel­le terme di Gargilio. Dopo alcuni giorni di di­scussione, l’8 giugno, il senatore Marcellino dichiara chiusa la discussione e pronuncia la sentenza: i donatisti erano stati confuta­ti dai cattolici omnium documentorum ma­nifestatione. Il 26 giugno Marcellino comunica la sua decisione alle autorità romane delle provincie africane affinché vietino le riu­nioni dei donatisti confiscando le loro pro­prietà. I donatisti presentano ricorso alla sentenza giungendo ad accusare Marcelli­no di corruzione.

 

 

- Il diacono milanese Paolino invia al vescovo cattolico di Cartagine, Aurelio, una formale protesta per l’attività teologica del seguace di Pelagio, Celestio, a cui viene poi rifiutata l’accoglienza nel clero di Cartagine.

 

 

 

 

412

L’Occidente incassa colpi in continuazione: Gallia, Spagna e ora pure l’Africa scappano di mano ...

I visigoti di Ataulfo completano lo sgombe­ro dall’Italia oltrepassando le Alpi (non si sa se costeggiando la riviera ligure o per il va­lico del Monginevro), un esodo quasi in con­temporanea con il ritiro delle truppe di Ono­rio dalla Gallia. Tale movimento di popola­zione verso la Gallia sconvolge quel preca­rio equilibrio che si era appena riassestato dopo la recentissima crisi degli usurpatori. L’ex imperatore fantoccio Attalo (già Pre­fetto di Roma), divenuto consigliere di Ataulfo, suggerisce al capo visigoto di con­cludere un trattato, un foedus con l’usurpa­tore Giovino. Ma l’alleanza di popoli che so­stiene l’usurpatore della Gallia fa fallire il negoziato. I Goti rompono gli equilibri della regione, non sono i benvenuti.

 

 

A questo punto un testimone degli avveni­menti, il prefetto della Gallia, il legittimista Claudio Postumo Dardano (che per il mo­mento era stato alla finestra), fa capire ad Ataulfo la convenienza nel riconoscere e ap­poggiare il governo di Ravenna (dietro la promessa di rifornimenti di grano dall’Afri­ca e la concessione di potersi stabilire in al­cune province della Gallia).

 

Conseguenza diretta di questi maneggi è la morte di Saro (e dei suoi ultimi seguaci) e la caduta an­nunciata di Giovino. I Goti infatti, accolti pa­cificamente in Gallia (Bordeaux apre loro le porte), visti rispettati i patti aiutano le for­ze romane legittimiste nell’assedio di Va­lenza (nell’Alvernia), città ove Giovino si è ri­fugiato. Costanzo, il magister militum di Ono­rio, fa in modo che il vescovo Patroclo, in­sediatosi ad Arelate (Arles), funga anche da sostenitore della sua politica nei confronti delle aristocrazie gallicane ribelli.

 

 

In Africa giunge il decreto di Onorio (ema­nato il 30 gennaio) relativo all’appello dei do­natisti contro la sentenza di Marcellino. Ono­rio si rivolge al Prefetto del Pretorio Seleu­co e conferma i provvedimenti e le pene sta­bilite da Marcellino. I membri del clero do­natista devono subire l’esilio in varie parti dell’impero, ma in luoghi lontani gli uni da­gli altri. Le proprietà della chiesa donatista vengono trasferite ai cattolici, il credo della chiesa donatista viene considerato eresia, mentre vengono decretate pene di varie mi­sura verso i trasgressori. Agostino, che ap­prova la coercizione statale, si adopera Per­ché sia evitata la pena di morte. È l’inizio del­la parabola discendente del donatismo, che sopravviverà marginalmente ancora per qualche decennio. Sul fronte della lotta al pelagianesimo Ago­stino prende posizione sulla questione del battesimo dei bambini, in ciò pregato ad in­tervenire dal suo amico, il senatore Marcel­lino.

 

 

Ma i drammi africani sono senza fine. Ades­so è la volta della politica delle élites: il co­mes Eracliano effettua un atto di grande ri­levanza. Forse sospetta che a corte vogliano eliminarlo dalla carica di comes d’Africa, fat­to sta che si ribella all’autorità imperiale. Con l’appoggio della chiesa donatista si au­toproclama imperatore. Le ormai consuete conseguenze di questa rivolta sono imme­diate: cessano del tutto gli invii di grano africano a Roma. Dall’Africa il nuovo impe­ratore-usurpatore Eracliano con una impo­nente flotta sbarca sul litorale laziale, alle fo­ci del Tevere. Con decisione si muove verso Ravenna ma sulla via Flaminia, ad Otricoli, viene sbaragliato dalle truppe di Onorio, co­mandate dal comes domesticorum Marino. Eracliano, che evidentemente era a capo di un esercito raccogliticcio, è costretto con po­chi fidi a reimbarcarsi per l’Africa. Ma la lon­ga manus di Onorio lo raggiunge e lo scon­fitto usurpatore viene catturato e decapita­to a Cartagine, nell’estate, su ordine impe­riale.

 

 

Nel frattempo si riaccende il conflitto tra vi­sigoti di Ataulfo e governo ravennate a cau­sa della impossibilità per il governo imperiale di mantenere la promessa, fatta ad Ataulfo, di un invio di grano africano. La crisi con Era­cliano blocca temporaneamente i traffici da e per l’Africa.

- In Gallia Ataulfo occupa Narbona.

 

 

 

 

413

I reges barbarici sistemano i loro popoli e gli insediamenti somigliano sempre più a degli Stati con i Romani al loro posto negli uffici pubblici ...

I Visigoti di Ataulfo, ormai stanziati stabil­mente in Gallia (ricevono i territori della Aquitania Secunda, le regioni contigue della Novempopulonia e della Narbonese), di­chiaratisi fedeli all’impero, ottengono dei successi militari contro due usurpatori: Giovino e Sebastiano, che, arresisi dopo l’asse­dio di Valenza, vengono uccisi. Le loro teste vengono inviate a Ravenna. L’aristocrazia gallica che aveva sostenuto gli usurpatori (in Alvernia) viene decimata soprattutto per opera del prefetto delle Gallie Claudio Po­stumo Dardano.

 

-Una nuova cinta muraria viene fatta costruire da Antemio a Costantinopoli.

- Onorio riduce l’imposta fondiaria a tutte le province suburbicarie per un periodo di cin­que anni.

- In Africa, nel sinodo cattolico di Cartagine, Agostino tiene alcune prediche sul battesi­mo dei bambini qualificando come eresia la posizione dei pelagiani. Per quanto riguarda invece la repressione dei partigiani di Era­cliano essa viene affidata al nuovo comes d’Africa, il vincitore del conflitto, Marino, e all’ex prefetto del pretorio Ceciliano che ri­ceve l’incarico di rivedere tutta la politica del­le cariche pubbliche nelle province africane. Agostino lamenta che tale politica colpisce i cattolici, nella persona di Marcellino (il se­natore che sciolse con autorità la questione scismatica cattolico-donatista) e di suo fra­tello Apringio che vengono uccisi il 12 set­tembre a Cartagine. È molto probabile che il nuovo comes abbia voluto imporre un fre­no al crescente potere della chiesa cattolica, cercando di ritagliarsi una base di consensi in quella gran parte di popolazione di credo donatista in vista di una riconciliazione e di una risistemazione degli equilibri interni al­la classe dirigente africana.

 

 

 

414

Ataulfo e Galla Placidia: una unione simbolica di un nuovo ordine che si sta formando. Le classi dirigenti gote e romane anticipano eventi del futuro medioevale ...

In Gallia i Visigoti vengono affrontati con decisione dalle truppe di Onorio. Ataulfo sposa Galla Placidia che diviene regina del popolo visigoto. Disappunto nella corte di Ravenna. Ma l’iniziativa militare è nelle ma­ni degli uomini di Onorio che tallonano i visigoti.

 

 

La questione della sorella di Onorio, tenuta come sposa e regina (Ataulfo la spo­sa a Narbona) e la mossa di nominare una se­conda volta il servizievole ostaggio Prisco At­talo imperatore mantengono tesi i rapporti con il governo ravennate. Flavio Costanzo, magister utriusque militiae di Onorio, con­trariato anche per lo sposalizio di Galla, at­tacca con un forte esercito gallo-romano i vi­sigoti applicando la tattica della terra bru­ciata. La situazione alimentare per il popo­lo barbarico diventa sempre più precaria. Ataulfo tenta di prendere di sorpresa la città di Massilia (Marsiglia) per poter avere uno sbocco al mare nella prospettiva di poter ri­cevere rifornimenti di grano dall’Africa. Ma viene ferito e respinto da Bonifacio, un uffi­ciale romano comandante della piazzaforte e uomo di Costanzo. Il re goto deve quindi scegliere la ritirata e condurre il suo popo­lo al di là dei Pirenei, in Spagna.

 

 

- A Costantinopoli la prefettura del pretorio viene assunta da Aureliano (dopo la morte di Antemio). La reggenza passa alla sorella di Teodosio II (tredicenne), Pulcheria, no­minata augusta il 4 luglio.

- In Africa il comes Marino viene richiamato dal governo e si ritira a vita privata. La sua condotta evidentemente non è stata appro­vata dal governo imperiale. Subito dopo il cambio delle consegne si ha la riabilitazione del senatore Marcellino, segno evidente, questo, delle contraddizioni acutissime pre­senti all’interno delle classi dirigenti roma­no-africane.

 

 

 

 

415

Ataulfo muore perché la sua politica non è stata capita per intero, ma lascia una eredità ...

Galla Placidia, a Barcinona (Barcellona), dà ad Ataulfo un figlio, che però vive poche settimane. Anche per il capo barbaro i gior­ni sono contati: in agosto a Barcellona una congiura mette fine al suo regno. La notizia della morte del capo visigoto giunge a Co­stantinopoli il 24 settembre: una grande fe­sta di luminarie e giochi celebra la scom­parsa del nemico.

 

 

Il motivo dell’assassinio di Ataulfo, capo di grande valore, è da ricercare nelle rivalità interne al popolo visigoto. La politica del re non era stata capita da tutti, solo l’aristocrazia aveva compreso a fondo i tratti realistici del suo pensiero e di conseguenza aveva condiviso la politica di stan­ziamento contrapposta alla tradizione no­made. Il fratello del nemico di Alarico, il fa­moso Saro, già comandante di Onorio, Sige­rico, dura al potere una settimana (fa a tem­po però a uccidere i familiari di Ataulfo e a riportare i Visigoti in Gallia) poi viene tolto di mezzo pure lui.

 

 

L’anarchia tra i Visigoti fi­nisce con l’elezione di Vallia verso la metà di settembre. Il nuovo re è costretto ad accettare il ritorno alla vita nomade. Vallia si di­mostra accondiscendente e, per unire le due fazioni in cui si era diviso il popolo visigoto, manifesta un robusto antiromanesimo, suf­ficiente per impostare una politica di trat­tativa con l’impero che potesse nel futuro soddisfare i bisogni alimentari del suo po­polo. Vallia per sostenere questa politica in­traprende una spedizione navale che dal sud della penisola iberica punta sulle coste dell’Africa. Ma il tentativo di oltrepassare lo stretto di Cadice fallisce a causa di una tem­pesta che disperde la flotta visigota.

 

 

- La discussione all’interno della chiesa cat­tolica sulle tesi della dottrina pelagiana si sposta dall’Africa in Palestina ove Pelagio si è recato e dove ha stretto rapporti di ami­cizia con il vescovo di Gerusalemme, Gio­vanni. In estate il presbitero spagnolo Oro­sio suscita una critica serrata del pelagia­nesimo tale da indurre il vescovo Giovanni a indire una consultazione ufficiale. Il con­fronto con Pelagio, che si difende, continua fino all’inverno (sinodo di Diospoli), quando la patata bollente passa a Roma, poiché ben 14 vescovi dichiarano che, per l’Oriente, Pe­lagio apparteneva senza dubbio alla comu­nità ecclesiastica e cristiana. La riabilita­zione di Pelagio provoca una serie di con­traccolpi anche in Africa. Agostino chiede gli atti del sinodo per vederci chiaro.

- In Italia nella corte imperiale il comes sa­crarum largitionum è il senatore Petronio Massimo.

- In Egitto una turba di fanatici cristiani sevi­zia e uccide atrocemente la filosofa pagana lpazia.