MATERIALI PER L’ORIENTAMENTO STORICO RELATIVI ALLA REGIONE VENETIA ET HISTRIA A PARTIRE DAGLI ANNI 360 d.C. FINO ALLA FINE FORMALE (476 d.C.) DELL’IMPERO ROMANO D’OCCIDENTE.

 

 

416: Tra Goti e Romani continua la staffetta tra guerra e pace mentre Galla Placidia ritorna da Onorio carica di esperienza e pronta a contare a corte ...

 

 

 

In Spagna Vallia, il nuovo re visigoto, conti­nua la sua ricerca di altri territori e di grano per il suo popolo. Abbandonata la meta del­l’Africa tenta di volgere la pressione milita­re a nord. Ma i Pirenei sono controllati sal­damente dai romani. Per i Visigoti è neces­sario e urgente, per questo motivo, trattare una pace dignitosa. La trattativa con Co­stanzo, nella primavera, frutta a Vallia 600.000 modii di frumento (un quantitativo che permette il mantenimento per un anno di circa quindicimila guerrieri e relative fa­miglie) e la promessa di rifornimenti annuali a patto di entrare al servizio dell’impero co­me foederato. Il suo compito ora è di com­pletare la migrazione dei Visigoti in Spagna lasciando libero il territorio della Gallia già stremato da una spaventosa carestia.

 

 

Galla Placidia, la sorella di Onorio già sposa di Ataulfo, viene restituita alla corte raven­nate ed al fratello imperatore quale suggel­lo del nuovo accordo di pace. L’ex impera­tore ed usurpatore Prisco Attalo, già consi­gliere di Ataulfo, nella ritirata dalla Gallia, di­venuto ingombrante ed inutile (è trattato come se fosse parte del bottino) se non dan­noso, viene lasciato solo. Catturato dalle truppe romane, su ordine di Onorio (che in questa occasione dimostra molta modera­zione), viene inviato in esilio a Lipari.

 

 

 

 

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Per un istante sembra che l’impero d’Occidente recuperi vitalità e assuma l’iniziativa ma chi guida il carro sono sempre i Goti, barbari a metà ...

Il primo gennaio l’imperatore Onorio e il pa­tricius Flavio Costanzo assumono assieme il consolato. Costanzo si inserisce sveltamente nella dinastia dei Teodosidi sposando Galla Placidia (vedova di Ataulfo) avendone una figlia, Giusta Grata Onoria.

 

 

In Spagna, il capo visigoto Vallia, per conto dell’impero, libera gran parte del territorio dalla presenza di numerose bande di Vandali, Alani e Svevi. Gli Svevi in particolare vengono ricacciati in Galizia. Però, nonostante il suc­cesso dei Goti, i resti dei vari popoli barba­rici presenti nella penisola iberica formano una coalizione basata essenzialmente sui grossi nuclei di Vandali e Alani. Sarà questo popolo a emigrare a sua volta verso l’Africa (anno 429).

 

 

In Gallia viene recuperata l’Ar­morica al governo di Onorio, viene schiac­ciata dal comandante Esuperanzio la rivol­ta dei Bagaudae. In un generale sussulto di vitalità vengono inoltre riallacciati i contat­ti con la Britannia: truppe imperiali sbarca­no nel Kent comandate da un comes Britan­niarum.

 

 

In gennaio il papa Innocenzo I, in risposta al­le lettere con cui Agostino lo aveva informato della questione pelagiana, dichiara che le tesi di Pelagio sono errate e che gli adepti del movimento se continuano nell’errore devo­no essere esclusi dalla comunità ecclesia­stica. In marzo muore Innocenzo. Il 23 set­tembre Agostino in una sua predica afferma che la questione pelagiana è chiusa. Ma do­po la morte del pontefice e l’elezione di pa­pa Zosimo tutto è di nuovo in discussione: Pelagio e Celestio riescono ad ottenere ascol­to dal nuovo papa. La questione teologica (e politica) si complica.

 

- In Africa riveste una importante carica mi­litare Bonifacio (che rivedremo poi nei più importanti avvenimenti politico-militari), uf­ficiale di grande abilità che riesce a tenere a bada le tumultuose tribù dell’interno.

 

 

 

 

 

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Costanzo, generale di Onorio aspira a diventare un nuovo Stilicone ma il tempo corre ed è contro di lui anche se riesce a sposare Galla Placidia ...

I Visigoti (riforniti di frumento da Costanzo) guidati da Vallia evacuano, subito dopo la campagna estiva, la Spagna e se ne tornano in Gallia, nelle sei civitates dell’Aquitania Se­cunda (Valle della Garonna, da Tolosa fino a Bordeaux, con il territorio atlantico fino al­la Loira a nord) loro assegnate. È l’inizio del primo vero stato barbaro d’Occidente (for­malmente interno all’impero romano) che viene chiamato regno di Tolosa.

 

 

La Gallia romana ha ora a disposizione anche un eser­cito foederato. E dal canto suo il popolo dei Goti occupa i migliori territori della Gallia. Gli effetti di questa importante decisione poli­tica dell’impero sono stati in precedenza le­gittimati, il 17 aprile, dalla riconvocazione dell’assemblea nazionale delle sette pro­vince in cui è ripartita la Gallia meridionale. Il regista dell’operazione, il prefetto del Pre­torio di Arelate (Arles) riceve nell’occa­sione il consenso di Costanzo.

 

 

Strappare i Goti alla Spagna per ridislocarli nella Gallia è un atto politico dovuto, molto probabil­mente, alle inquietudini sociali interne, al conflitto tra la classe senatoria e i gruppi po­polari indigeni. Separare il proletariato in­terno da quello esterno, è questa la politica adottata dalle classi proprietarie romane. Indispensabile tenere lontani i Bagaudae dai barbari che premono alle frontiere del Reno, i ribelli allo Stato romano dei possessores dai Goti non romanizzati. Per questo motivo l’incontro tra i ceti dirigenti dei Goti e quel­li dei Romani contribuisce a tenere sotto controllo l’ordine sociale.

 

 

A Vallia succede Teodorico I. Sicuramente viene firmato un nuovo trattato (foedus), con la consegna di ostaggi, dato che nell’a­rea non vi sono sommovimenti politici o mi­litari.

 

 

Flavio Costanzo artefice di una grande poli­tica di recupero dell’unità territoriale del­l’impero è all’apice del potere. Il suo oltran­zismo antibarbarico è ora temperato da una strategia quasi stiliconiana: il foedus con i Vi­sigoti, la necessità di mantenere gli equilibri faticosamente raggiunti. Sul versante reli­gioso l’uomo, un militare di formazione, na­to in Pannonia, è un oltranzista filocattolico e le conseguenze non si fanno attendere: ri­prende la persecuzione contro i circoli pa­gani e pelagiani.

 

 

Il 30 aprile Onorio pubblica un editto in cui bandisce da Roma sia Pelagio che Celestio e proibisce la divulgazione delle loro teo­rie.

 

 

A Roma, alla morte del papa Zosimo, nelle fi­la del clero si contrappongono due partiti. Due sono i papi che, in un grave clima di scontro, vengono eletti: Eulalio e Bonifacio. Ma entrambi i candidati al papato, per ordine imperiale, vengono allontanati da Roma. Eu­lalio, antipelagiano al pari di Patroclo, ve­scovo di Arles in Gallia, è un uomo di Co­stanzo e di Galla Placidia. Garantisce quin­di la copertura religiosa e sociale alla poli­tica imperiale sia in Italia che in Gallia. Bo­nifacio, invece, è sostenuto dal popolo e dal clero di Roma, si presenta come il difenso­re dell’autonomia della Chiesa e dei diritti delle altre sedi vescovili della Gallia, so­prattutto di Marsiglia. Ne segue uno scisma che dura poco a causa dell’impazienza di Eu­lalio che ritorna a Roma nonostante il vole­re di Onorio. Bonifacio vince pertanto la contesa e viene confermato papa.

 

- In Gallia Avito, nobile gallo di Arvernia, in­tercede presso Costanzo in favore dei suoi connazionali per mitigare l’ammontare del­la tassazione punitiva.

- Il 19 luglio si verifica una eclissi di sole. Se­guono siccità, carestia, terremoti e mortalità di uomini e animali.

 

 

 

 

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Il 2 luglio nasce VaIentiniano (III), figlio di Gal­la Placidia e di Costanzo. Continua la dina­stia dei Teodosidi.

In Spagna i Vandali Asdingi di re Gunderico assorbono i resti delle tribù di Alani e muo­vono in guerra contro gli Svevi di re Erme­rico costringendoli sui monti Nerbasi. A sal­varli dalla distruzione si muove il comes Asterio che con le sue truppe riesce ad ave­re ragione sia dei vandali di Gunderico che dei seguaci dell’ex usurpatore Massimo (ve­di anno 409-411). Alla fine i Vandali si inse­diano nella Betica mentre gli Svevi si rias­sestano nella Galizia.

 

 

 

 

 

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Onorio e Costanzo celebrano il consolato.

Il prefetto urbano di Roma è Petronio Mas­simo.

 

 

 

421

Flavio Costanzo diviene augusto, coreggen­te con Onorio, l’8 febbraio. Pure Galla Pla­cidia diviene augusta, mentre Valentiniano III riceve il titolo di nobilissimus.

Rottura delle relazioni diplomatiche con l’impero d’O­riente. Il 2 settembre Costanzo muore improvvisa­mente. 

 

 

 

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Ravenna sprofonda nel suo clima da palude. La corte vive di intrighi e la conduzione dello Stato in queste condizioni va a rotoli ...

In Italia i fatti dell’anno sono segnati dal dis­sidio tra la fazione che fa riferimento a Gal­la Placidia e quella che si riferisce a Castino, il nuovo capo dell’esercito. A Ravenna l’at­mosfera è torbida, continui i ferimenti e gli agguati tra i buccellari gotici di Galla Placi­dia e quelli di Castino. Quest’ultimo intende intraprendere una campagna militare contro i Vandali che stazionano nella Betica. Per la sorella di Onorio una vittoria sui Vandali rappresenterebbe un aumento notevole del potere del nuovo magister militum, oltre a ciò Placidia non vede in una simile operazione un grande vantaggio per l’impero.

 

 

Lo scon­tro con Castino verte soprattutto sulla poli­tica estera: Castino infatti è antibarbarico o, meglio, è per una strategia offensiva, mentre Galla è molto più moderata. Di qui il proba­bile boicottaggio dei piani di Castino. Infat­ti, proprio quando Castino riesce a stringe­re d’assedio i vandali, riducendoli alla fame e, non volendo attendere, li attacca frontal­mente, gli auxilia visigoti defezionano d’in­canto. È un avvenimento gravissimo, un tra­dimento del foedus, un precedente scioc­cante per i romani.

 

- Negli ambienti di corte si sospetta di Gal­la Placidia (che era divenuta regina dei vi­sigoti ai tempi di Ataulfo e che aveva con­servato rapporti molto stretti con questo popolo). Nei sospetti viene coinvolto pure il re visigoto Teodorico, reo di aver fatto mancare l’aiuto militare nel momento decisivo. Anche la rottura tra Castino e il tribunus scholarum Bonifacio deve essere vista all’interno dello scontro tra le due fazioni in cui è divisa la corte di Ravenna.

 

 

Bonifacio infatti (che già abbiamo visto in azione nei fatti d’arme di Massilia (Marsiglia), anno 414), assegnato alla spedizione spagnola, si scon­tra duramente con Castino. Il dissidio, evi­dentemente grave, induce Bonifacio ad ab­bandonare l’esercito. Poi, secondo un piano già studiato, porta con sé i suoi buccellarii gotici e si reca a Portum Urbis (Ostia). Qui si imbarca per l’Africa. Sbarcato nella Procon­sularis, sempre con il consenso di Galla Pla­cidia e con l’assicurazione dell’impunità, as­sume d’autorità con un colpo di mano il co­mando dell’intera area. La defezione di Bo­nifacio indebolisce la compattezza dell’e­sercito poiché il viaggio in Africa avviene come spedizione militare, con la compagnia cioè dei suoi buccellarii gotici, tutti effetti­vi, questi, sottratti alla programmata spedi­zione di Castino.

 

- Placidia, che è sempre vigile dietro le quin­te, si dà immediatamente da fare a Ravenna per convincere Onorio a legittimare il colpo di mano di Bonifacio. La cosa le riesce e Bo­nifacio riceve la carica di comes Africae. In Italia intanto cambiano alcune cariche. Alla prefettura del Pretorio, a Giovanni, uomo di Castino, subentra Flavio Avito Mariniano, uomo di Placidia. Ma Castino e la sua fazio­ne non si danno per vinti e il magister mili­tum (anti-barbarico) riesce a convincere Onorio della bontà del suo operato e, cosa ancora più importante, della pericolosità della politica di Galla Placidia. La dinastia or­mai è spaccata e la partita tra Onorio e Placidia va verso la conclusione.

 

 

 

423

Galla è costretta a mostrare tutto il suo carattere forte e indoma­bile per difendere i diritti della dinastia alla morte del fratello Onorio ...

A Ravenna scoppiano disordini, vengono uccisi due filosofi pagani, probabilmente partigiani di Castino, Filippo e Sallustio. An­che questo fatto suscita accuse tra le due fa­zioni, e la fazione di Galla Placidia è sospet­tata anche di questa oscura vicenda. L’au­gusta è confinata a Roma. La sua prevedibi­le fuga a Costantinopoli con i due figlioletti, Onoria e Valentiniano, diventa un compli­cato affare di stato, foriero di gravi conse­guenze per la stabilità dell’impero.

 

 

- E la morte di Onorio, che si spegne a Ra­venna il 27 agosto all’età di 39 anni (era ma­lato di idropisia), oltre ad interrompere la continuità della dinastia dei teodosidi, lascia un pericolosissimo vuoto di potere. Sul posto infatti non vi è alcun membro ma­schio della famiglia imperiale.

 

 

Teodosio II e il governo di Costantinopoli alla notizia del­la morte di Onorio tentano di tenere sotto controllo i regali profughi (Galla e i suoi due figli). Poi, negli ambienti di corte si cambia idea e si ordina una prima avanzata alle trup­pe verso l’Italia. Si cerca di impedire a Galla Placidia di dirigersi in occidente, allo scopo di prendere tempo e tentare una riunifica­zione delle provincie occidentali a quelle orientali. Ma gli indugi e gli intrighi della corte orientale (si contatta Castino pro­mettendogli il consolato) fanno indignare Galla Placidia che si oppone con energia al tentativo di privare del trono dell’Occiden­te il figlio Valentiniano.

 

 

Galla, conscia del suo prestigio (è pur sempre una figlia del­l’imperatore Teodosio) fa una contromossa e chiede al comes d’Africa, Bonifacio, suo sostenitore, di bloccare i rifornimenti di gra­no all’Italia. Bonifacio traduce il consiglio in fatti: il danno viene avvertito, ovviamente, so­lo a Roma, ma irrigidisce il Senato, indu­cendolo a risolvere il contrasto con la con­segna della porpora imperiale al primicerius notariorum Giovanni, un usurpatore che spiazza tutti i contendenti. Giovanni, in di­cembre, viene riconosciuto imperatore in Italia (ha il sostegno non molto convinto del comandante dell’esercito Castino) ed in Afri­ca. L’appoggio a Giovanni viene innanzitut­to dalle fila degli stiliconiani, dall’aristocra­zia romana antidinastica e cattolica, ten­denzialmente filobarbarica (gli Anici).

- Nell’Illirico il prefetto del pretorio è Isidoro.

 

 

 

424

Il governo orientale finalmente si decide di appoggiare la causa dei Teodosidi e sostiene aper­tamente Galla. Intanto l’usurpatore cerca il consenso sociale ...

Alla notizia dell’usurpazione a Costantinopoli si decide di cambiare ancora una volta stra­tegia: l’obiettivo, questa volta, è di conser­vare (in una linea di lealismo dinastico) il tro­no ai discendenti di Teodosio. Si restituisce la dignità imperiale a Galla Placidia e al fi­glioletto Valentiniano. Intanto a Roma il go­verno di Giovanni vara una legislazione mol­to tollerante verso ebrei, manichei, ecc. L’u­surpatore affida l’incarico di attaccare Bo­nifacio in Africa al goto Sigisvulto (la cosa però non ha seguito), mentre per la Gallia si nomina magister militum il padre di Aezio, Gaudenzio.

 

 

Anche in Gallia viene ricono­sciuto l’usurpatore Giovanni e, a dimostra­zione di ciò, la zecca di Treviri conia mone­te con la sua effige. Ma il potere di Giovan­ni fatica ad affermarsi, sempre in Gallia c’è l’opposizione del vescovo Patroclo e quella ben più pericolosa del prefetto Esuperan­zio (il repressore della rivolta dei bagau­dae, vedi anno 417). Ma Esuperanzio esce presto di scena, viene ucciso dai suoi soldati e l’usurpatore Giovanni lascia impunito (per­ché compiaciuto) questo grave episodio. I lealisti comunque si rifanno con Gaudenzio che viene ucciso in una sollevazione dello stesso tenore, ma di segno opposto (anti­barbarica).

 

 

Dall’Italia intanto, nel mese di dicembre, Aezio (personaggio già impor­tante per essere stato insignito da Giovanni delle cariche di curator palatii e comes do­mesticorum), che aveva vissuto tra gli Unni come ostaggio (si veda l’anno 406), viene loro inviato d’urgenza (con molto denaro) per reclutare un contingente di guerrieri che permetta al governo di Giovanni di resiste­re alla prevista offensiva di Costantinopoli.

- Nell’Illirico il prefetto del pretorio è Isidoro.