MATERIALI PER L’ORIENTAMENTO STORICO RELATIVI ALLA REGIONE VENETIA ET HISTRIA A PARTIRE DAGLI ANNI 360 d.C. FINO ALLA FINE FORMALE (476 d.C.) DELL’IMPERO ROMANO D’OCCIDENTE.

 

 

425: Inizia l’operazione politico-militare orientale per il controllo dell’Occidente...

 

 

 

 

Il 3 gennaio l’imperatore-usurpatore Gio­vanni promulga una legge nei confronti de­gli affittuari dei beni del patrimonio fondia­rio imperiale: tutti i privilegi vengono can­cellati. È un segno evidente del peggiora­mento della situazione finanziaria dell’im­pero.

 

 

A Costantinopoli, infatti, il governo di Teo­dosio II, accantona il sogno di riunificare l’impero e, viste le difficoltà in cui si dibat­te l’usurpatore Giovanni (rottura del foedus da parte del re dei Visigoti, Teodorico I, e as­sedio di Arles), sia in Italia che in Africa, si decide a muovere le pedine giuste. Il fan­ciullo Valentiniano III e la madre, Galla PIa­cidia, vengono rispediti in Italia, (quali legittimi discendenti della linea dinastica teo­dosiana) con la scorta di numerose truppe.

 

 

L’esercito di terra, formato soprattutto dal­Ia cavalleria, guidata da Aspar e Candidiano, riesce di sorpresa a impadronirsi di Aquileia. Per mare viaggia la fanteria, a bordo di nu­merose navi della flotta orientale guidate da Ardaburio e dirette verso Ravenna. Gal­la Placidia assieme al figlioletto Valentiniano III fa parte della spedizione navale. Una tem­pesta però distrugge molte navi e lo stesso Ardaburio, naufrago, viene fatto prigioniero. Galla Placidia si salva con il figlio. La spedi­zione però, nonostante questo rovescio, rie­sce ugualmente perché Aspar nel frattempo con la cavalleria ottiene di entrare, grazie al tradimento di alcune guardie, nell’impren­dibile Ravenna. l’usurpatore Giovanni, arre­stato, viene poi decapitato nel circo di Aquileia (maggio-giugno), mentre Castino trova scampo nell’esilio.

 

 

Aezio (inviato tra gli Unni agli inizi di gen­naio), arriva ad Aquileia tre giorni dopo la morte di Giovanni. Capisce che la situazio­ne ormai è perduta e gioca la carta dei suoi seimila Unni al seguito per accordarsi (dopo una svogliata battaglia) con il magister mili­tum orientale Aspar. Aezio ottiene il perdo­no e viene nominato comes domesticorum con l’incarico di recarsi subito in Gallia per rompere l’assedio di Arelate (Arles) tenuto dai Visigoti. I suoi Unni, ben retribuiti, ven­gono fatti ritornare nelle loro sedi oltre il Danubio.

 

 

Il 9 luglio, da Aquileia, tutti gli atti dell’u­surpatore (soprattutto quelli in materia re­ligiosa) vengono abrogati da Valentiniano (in realtà da Galla Placidia). E il 23 ottobre, a Roma, Valentiniano, figlio di Galla, all’età di cinque anni, viene nominato imperatore d’Occidente. Il vescovo Patroclo, in Gallia, re­cupera la sua autorità e intensifica la lotta al pelagianesimo. Aezio, da parte sua in Gallia si trova in una strana situazione: è con i lealisti (il prefetto Amazio, il vescovo di Areiate Patroclo, il magister militum per Gallias Cassio) per ri­pristinare l’ordine di Roma (si è ricomposta la dinastia dei teodosidi con Valentiniano e l’imperatrice Galla Placidia). Si trova però da­vanti, quasi uno scherzo del destino, i re­sponsabili della morte di suo padre, Gau­denzio, già (come lui) fautore di Giovanni, l’u­surpatore. Comunque stiano le cose Aezio fa il suo dovere, libera Arelate (Arles) dall’as­sedio e sconfigge duramente i Visigoti. Con questo successo ha inizio la sua carriera militare e politica.

 

 

Galla Placidia in Italia, nel frattempo, affida la carica di magister peditum a Flavio Co­stanzo Felice, troppo pericolosa infatti era parsa all’imperatrice reggente l’eventuale designazione alla carica di Bonifacio, comes Africae, troppo il potere che si sarebbe con­centrato nelle sue mani. Di concerto con il governo di Costantinopoli (Teodosio II), Gal­la lascia che Bonifacio governi nella sua area africana.

 

 

- In Spagna i Vandali, dopo la sconfitta di Ca­stino (vedi l’anno 422), si stabiliscono sal­damente nella Betica. Siviglia e Cartagine vengono distrutte. Un primo sbarco in Afri­ca (Mauritiania) pone le basi di una più gran­de spedizione.

- In Britannia, Vortigern, un nobile celtico, si dichiara re e dichiara formalmente l’indi­pendenza dell’isola dall’impero d’Occidente. Gode dell’appoggio delle correnti cristiano­pelagiane, considerate eretiche dal cattoli­cesimo ortodosso.

- Inizio della formazione di uno stato unno in Pannonia.

 

 

 

 

426

Muta la geografia dei sostenitori del potere, si assiste ad un altro rimescolamento di carte e di fortune ...

Il vescovo Patroclo viene assassinato ad Arelate (Arles-Gallia) per mano di un tribu­no militare, tal Barnabo, uomo del magister peditum Felice. È probabile vi sia una certa responsabilità di Aezio (non fece nulla per impedirlo), che odiava Patroclo poiché lo considerava responsabile della morte di suo padre, Gaudenzio. Questo assassinio è il pri­mo atto aperto di ostilità verso l’imperatri­ce Galla Placidia (Patroclo era il più fedele so­stenitore dell’imperatrice reggente) e sarà se­guito subito da un secondo, l’assassinio di un diacono, Tito, a Roma.

 

 

Il contrasto tra Felice e la reggente verte sulla politica estera ma anche sulla politica religiosa, non meno importante per l’equili­brio delle forze all’interno dell’impero. Feli­ce si appoggia infatti alla corrente eretica dei pelagiani, che trova credito tra le classi ab­bienti anticattoliche (e pagane), antibarba­riche e filodinastiche (nel senso della fe­deltà ai Teodosidi).

 

 

In Italia la famiglia che più spicca tra i so­stenitori di Felice è quella dei Caeionii-Decii, che si contrappone agli Anicii (già sosteni­tori dell’usurpatore Giovanni). L’aumento di influenza dei Decii lo si può constatare nel passaggio delle consegne alla Prefettura del Pretorio di Anicio Acilio a Cecina Decio. Fe­lice dunque si appoggia sulle stesse famiglie che sostengono la reggente Galla ma scava i suoi rapporti personali e tesse una sua strategia del tutto concorrenziale all’impe­ratrice madre. Teodosio II, da Costantinopoli, sta a vedere. Tiene d’occhio sia Galla che Fe­lice, perché considera ancora troppo poco il tempo trascorso dalla riconciliazione del 424 con la prestigiosa sorella di Onorio.

 

 

Ma altri problemi si agitano in occidente: oltre alla concorrenza ostile tra Galla Placidia e il suo magister peditum Felice nella seconda parte dell’anno scoppia manifesto il dissidio tra lo stesso Felice e il comes d’Africa Boni­facio. Quest’ultimo, potente nella sua Africa, è sempre in grado di affamare Roma quando vuole. E per di più c’è il rischio concreto di un intervento di Placidia, che si è sempre ser­vita di Bonifacio per le sue trame.

 

- Il 27 dicembre Valentiniano III promulga una legge con la quale si cerca di limitare l’in­gerenza ed il potere dei funzionari.

 

 

 

 

427

Bonifacio gioca la sua rendita di posizione che fa dell’Africa un laboratorio politico eversivo...

Felice quindi pone all’ordine del giorno la ri­soluzione del problema africano. Bonifacio in questo momento è il suo più pericoloso ri­vale (Aezio è sempre in Gallia). Felice fa in modo che Bonifacio venga richiamato a cor­te, ma il ribelle africano sa benissimo che se avesse messo piede in Italia non ne sarebbe uscito vivo. Bonifacio rifiuta quindi di veni­re e Felice ha la scusa per organizzare le­stamente una spedizione militare per pie­gare la sedizione.

 

 

La spedizione guidata da tre generali, Ma­vorzio, Sanoece e Gallione, fallisce clamo­rosamente per il disaccordo tra i tre. Il di­sastro è anche d’immagine e di disciplina, in­fatti Sanoece uccide gli altri due comandanti e poi è ucciso a sua volta. Bonifacio assume il comando anche delle truppe (Goti foede­rati) venute ad arrestarlo e che in pratica so­no rimaste spettatrici della contesa fratrici­da.

 

Disastro africano a parte, Felice mette a se­gno un punto positivo con la riconquista della Pannonia (pannonia Il e Savia) all’im­pero, dopo cinquant’anni dalla battaglia di Adrianopoli (anno 378). L’operazione riesce in accordo con il governo orientale.

 

 

 

 

428

In Africa il confronto da farsa finisce in tragedia poiché dalla Spagna invasa dai Vandali non può venire nulla di buono ...

A questo punto è assolutamente necessario per Felice venire a capo del caos politico in Africa. Il comportamento di Bonifacio (che si è impadronito pure delle truppe inviate dall’Italia) non ammette a prima vista una so­luzione pacifica. Una seconda spedizione viene allestita alla guida del goto, e ariano, Sigisvulto (che già aveva ricevuto dall’u­surpatore Giovanni l’incarico di una spedi­zione in Africa - vedi anno 424). Sigisvulto questa volta fa sul serio, stringe d’assedio Cartagine, costringe Bonifacio ad una ritirata nell’Africa Sitifense.

 

 

L’avventura militare però dura poco, non solo per la valorosa resistenza delle truppe di Bonifacio (che riceve pure lui rinforzi di ausiliari gotici) ma soprattutto a causa dei tentativi di ricercare un compromesso poli­tico. Trattative vengono avviate infatti tra Bo­nifacio e Sigisvulto e poi anche con l’invia­to imperiale Dario (giunto dall’Italia) per ar­rivare ad un accordo tra le parti. In sostan­za sono sempre i rapporti politici delle fa­miglie che contano a Roma a informare la po­litica imperiale: i Caeionii-Decii, al di là del­le alleanze momentanee (con Felice) guar­dano alla sostanza del potere. E Galla -pen­sano i circoli senatori -, troppo debole di fronte a Felice e troppo filobarbarica, va so­stenuta ma anche tenuta a freno. E Bonifacio, sostenitore di Galla, non va gettato via.

 

 

Ec­co Perciò che nell’inverno parte la trattati­va, incomprensibile ai più, ma sempre nella linea della aristocrazia romana che guarda alla continuità della dinastia e del potere. Non è certo, ma si deve tener conto anche della possibilità che la corte di Ravenna ab­bia avuto informazioni sulle intenzioni dei Vandali di sbarcare sul suolo africano dan­do inizio alla loro avventura. Felice, poi, non si sente tanto forte da poter sconfiggere o fa­re a meno di Bonifacio. Per giunta la situa­zione africana è complicata dai tentativi di ribellione dei Mauri che si incrociano con la minaccia vandalica. Nel contempo a Ra­venna chi conta (e possiede le giuste infor­mazioni) può intravvedere all’orizzonte del­la Gallia delinearsi la stella di Aezio.

 

Infatti proprio a quest’ultimo è affidato il comando dell’esercito (magister militum per Gallias). Aezio inaugura la nuova carica con la vittoria sui Franchi Ripuari.

 

- Il vescovo ariano Massimino, cappellano militare degli ausiliari Goti in Africa, tiene un dibattito pubblico, a Cartagine, in contrad­dittorio con Agostino ricordando al suo in­terlocutore che la chiesa cattolica li aveva ac­cusati di collaborazionismo con i barbari (“...persino di questo ci avete accusati, del­le devastazioni barbariche...”). p. 51 G. Pla­cidia.

- In Spagna il re vandalo Gunderico muore nei pressi di Siviglia. Gli succede il fratello Genserico. Costui sconfigge presso Merida nel corso dell’anno il re degli Svevi Eremi­gario. Ferve la preparazione tra i Vandali per il passaggio in Africa.

- In Britannia il re celtico Vortigern, che già si era reso indipendente (anno 425) dall’im­pero d’Occidente, chiama in suo soccorso per prevenire eventuali tentativi di restau­razione romana, i sassoni di re Hengist. Co­stui, dopo essere sbarcato con i suoi solda­ti, viene impegnato contro le popolazioni barbariche del nord, i Pitti e gli Scoti. Ma l’al­leanza tra Vortigern e Hengist trova nei Bri­tanno-romani lealisti una dura opposizione.

Si chiede aiuto ad Aezio che in questo momento si trova nel nord della Gallia nel bel mezzo di una campagna militare contro i Franchi. Ed Aezio invia ai Britanni filoromani il vescovo di Autessiodurum (Auxer­re), Germano, con il compito di riportare un po’ di ordine nell’isola.

 

 

 

 

429

I Vandali iniziano il loro viaggio di conquista dell’Africa romana mentre i contendenti (romani) attoniti cercano di correre ai ripari ...

Aezio riceve, per meriti militari (la campagna contro i Franchi Ripuari), la promozione a magister equitum praesentalis.

 

Felice, che non ama molto Aezio, affida l’in­carico di magister militum per Gallias a Cas­sio, un suo uomo di fiducia. L’incarico è da­to per cercare di equilibrare e controllare il crescente potere di Aezio. La partita si gio­ca anche in ambito religioso: Felice appog­gia i pelagiani e sostiene la candidatura di Ila­rio al vescovato di Arelate (Arles). Aezio, dal suo nuovo posto di comando invia Ger­mano di Auxerre con truppe in Britannia per riprendere il controllo della situazione, compromessa dalla crescente pressione dei Sassoni sui nativi romano-britanni.

 

In maggio i Vandali, in numero di ottantamila (compresi donne e bambini), sotto la guida di Genserico, oltrepassano lo stretto di ma­re (Gibilterra) e sbarcano in Mauritania. La situazione africana, durante questo mese, si può spiegare così: tra il governo imperiale e Bonifacio sono in corso trattative per ag­giustare il grave contrasto politico, mentre sul piano sociale e del controllo militare del territorio si apre un’altra grave falla con l’i­nizio della ribellione dei Mauri. Infatti gli in­vasori dalla Mauretania Cesariana avanzano verso est. Genserico non trova quasi resi­stenza, anzi guadagna il favore di popoli che vedono nei Vandali i liberatori dal dispotismo romano (motivi religiosi e sociali). La tradi­zione dei circoncellioni donatisti (l’odio con­tro i proprietari terrieri romani) e le vec­chie e mai sopite divisioni religiose si sal­dano con l’arianesimo degli invasori.

 

 

- In Britannia arriva il vescovo di Autessio­durum, Germano, in qualità di inviato di Ae­zio per cercare di contenere gli effetti dello sbarco dei Sassoni di Hengist e della sanci­ta alleanza con le forze del re indipendenti­sta Vortigern. Il viaggio di Germano è orga­nizzato soprattutto dalla Chiesa ma diventa anche politico dato il profilo del protagoni­sta (Germano aveva governato il territorio denominato Tractus Armoricanus in Gallia). Germano prende contatti con i capi dei lea­listi e porta avanti la lotta su due fronti: quello religioso contro I’eresia pelagiana e quello militare contro il contingente inva­sore dei Sassoni (vittoria dell’Alleluia).

 

 

 

 

430

Bonifacio ed Onorio devono riallearsi ma è troppo tardi e si riuscirà solo al rallentare la marcia del popolo vandalo ...

Bonifacio e il suo ex nemico Sigisvulto, in Africa, si sforzano di trovare una strategia comune di contenimento dell’invasione van­dalica. Le forze romane unite si scontrano con gli invasori, una prima volta in campo aperto ma, sconfitte, devono ritirarsi entro le mura di Ippona. In questa città, al terzo mese di assedio, il 28 agosto muore il ve­scovo Agostino.

 

In Gallia la tregua con i Visigoti viene in­franta da Anaolso che si spinge con i suoi uo­mini sino ad Areiate (Arles). Aezio intervie­ne prontamente sconfiggendo il contingen­te visigoto. Ma questi continui successi di Aezio strappati con tenacia sul campo di battaglia, resi ancor più indigesti dall’am­mirazione dei soldati per il loro ormai miti­co comandante, sconvolgono i rapporti di forza tra le fazioni di corte e nell’apparato dello stato.

 

 

Felice ormai ritiene Aezio trop­po potente e, in questo giudizio si trova in perfetto accordo con Galla Placidia. Il com­plotto di stato è l’unica soluzione. Per poter eliminare alla radice il problema bisogna, è convinzione di Felice e Galla, uccidere Aezio.

 

Ma Aezio ha i suoi amici che lo avvertono e, con decisione, gioca le sue carte nella stes­sa Ravenna, cuore del complotto. In maggio provoca un tumulto militare nella città e Fe­lice, durante i disordini, viene massacrato as­sieme a tutti i suoi consiglieri sulla scalina­ta della basilica Ursiana. A Galla Placidia non resta che chiedere aiuto a Bonifacio il quale però è impossibilitato a fare alcunché per la precaria situazione venutasi a creare in Africa, invasa dai Vandali. Dopo la scon­fitta di Bonifacio in battaglia contro i Vandali, Galla interpella Teodosio Il a Costantinopo­li, per tentare di fermare l’invasione.

 

- Prefetto delle Gallie è Auxiliaris.

- In Gallia Arelate (Arles) diventa con il ve­scovo Ilario la sede episcopale più presti­giosa della regione.