MATERIALI PER L’ORIENTAMENTO STORICO RELATIVI ALLA REGIONE VENETIA ET HISTRIA A PARTIRE DAGLI ANNI 360 d.C. FINO ALLA FINE FORMALE (476 d.C.) DELL’IMPERO ROMANO D’OCCIDENTE.

 

 

445: Attila prende il potere tra gli Unni mentre Aezio riesce per il momento a contenere le spinte centrifughe in Gallia ...

 

 

 

 

Tra gli Unni, per ordine di Attila viene ucci­so il capo unno Bleda. È una svolta politica gravida di funeste conseguenze per i popo­li dell’area, prima ancora dei romani d’Oc­cidente. A fare le spese della nuova politica di guerra di Attila sono gli Acaziri, alleati del­l’impero e stanziati nella regione a nord del Mar Nero.

 

 

In Gallia Aezio cerca di far sgomberare il territorio di confine sul Reno dalle popola­zioni barbare. È importante per l’impero d’Occidente poter controllare nuovamente tutta l’area. Aezio, con una breve campa­gna militare, riesce nell’impresa. Treviri può così tornare ad essere una città romana e la zecca può nuovamente battere moneta.

 

 

In Roma, l’8 luglio, l’imperatore Valentiniano stabilisce per legge le regole per l’elezione dei vescovi (è la risposta dello Stato alle ri­chieste del papa circa il dissidio con la sede di AreIate).

 

- Un’altra legge (evidente segno dell’impo­verimento che ha colpito l’area) fissa l’am­montare delle imposte nelle province afri­cane della Mauretania e Numidia ad un ottavo di quello che era riscosso prima dell’inva­sione vandalica.

 

- Per quanto riguarda la lotta contro le set­te eretiche Valentiniano il 19 giugno pro­mulga una legge (la Novella Valent. XVIII de manicheis) a sostegno della crociata anti­manichea voluta dal papa Leone I.

 

- In Italia il prefetto è Cecina Decio Albinazio Albino. -Il prefetto urbano è Auxiliaris, sostituito poi, nella primavera, da Flavio Olbio Aussenzio Drauco.

 

 

 

 

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La Britannia è persa per sempre e in Gallia è il caos. Aezio si fa in quattro per tappare le falle ...

Nella Gallia del nord si apre una nuova gra­ve crisi: i Franchi Salii di re Clodione si muo­vono in massa verso sud ovest fino alla Som­me. Nello stesso momento la rivolta bagau­dica conosce una nuova fiammata. Sempre guidati da Tibattone i Bagaudae assediano Tours. Le truppe romane sono prese tra due fuochi. Ma Giulio Valerio Maggioriano, uffi­ciale di Aezio, spezza l’assedio e ricongiun­ge le sue truppe a quelle del suo coman­dante, di ritorno dall’Italia. Riunito l’eserci­to Aezio e Maggioriano affrontano il re Clo­dione e lo sconfiggono nei pressi di Vicus He­lena. Un patto sigla la fine delle ostilità (ri­spettato fino alla morte di Aezio). Aezio può ritornare in Italia ma si assicura che gli Ala­ni di re Goar soffochino gli ultimi focolai di resistenza dei ribelli Bagaudae.

 

 

In Spagna il nuovo magister militum Vito ria­pre le ostilità contro gli Svevi di Rechila (se­gue la stessa tattica offensiva di Andevoto). Ma è sufficiente un unico scontro perché gli ausiliari Goti di Vito vengano sconfitti. Il ri­sultato di questa brillante campagna è che la Betica e la Carthaginiensis vengono sac­cheggiate. Fallisce così miseramente la po­litica estera di Valentiniano III che ha pro­dotto notevoli guasti in una regione prezio­sa per l’impero come la Spagna.

 

 

In Britannia la situazione si fa sempre più gra­ve. Dopo anni di lotte incessanti i Britanno­romani sono quasi soverchiati dalle forze congiunte dei Sassoni e dei Celti di re Vorti­gern. Vortigern, a cui non era riuscita negli anni precedenti la conquista dell’isola, ri­chiede ai Sassoni, nel frattempo, altri rinfor­zi. Poiché Aezio si trova (come nel 428) nel nord della Gallia i Britanni filoromani lo rag­giungono con una pressante richiesta di aiu­to militare. Aezio in questo frangente però può fare ben poco: all’orizzonte si profila la minaccia degli Unni e le truppe servono nel continente. Ma qualcosa viene tentata: si in­via nuovamente il vescovo Germano nell’i­sola. La situazione è complicata anche dal fatto che il re celtico Vortigern deve ora di­fendersi dagli stessi Sassoni che aveva chia­mato di rinforzo.

 

 

Scoppiano gravi contrasti tra Celti e Sassoni, mentre i Britanni filoro­mani in questa fase riescono a riprendere sotto il loro controllo una parte dell’isola. I rapporti con il continente, comunque, e con l’impero in particolar modo, d’ora in poi si interrompono. La Britannia procede per suo conto verso la conquista di una to­tale autonomia e identità nazionale.

 

- In Italia il prefetto è Cecina Decio Acinazio Al­bino.

- Una ambasceria del governo di Costantino­poli, con a capo Senatore, cerca il contatto con il re degli Unni Attila ma invano.

 

 

 

 

 

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Costantinopoli subisce la pressione unna e non gradisce il rifiuto di Aezio alla sua richiesta di aiuto militare ...

Il 26 gennaio in oriente si avverte un fortis­simo terremoto che provoca gravi danni an­che alle mura di Costantinopoli costringen­do il governo a rapidissimi lavori di rinfor­zo. II prefetto del Pretorio Flavio Costantino fa appello a tutta la cittadinanza, compresi verdi e azzurri del circo, affinché entro ses­santa giorni le mura vengano ricostruite.

 

 

In primavera gli Unni sono in marcia entro la Tracia. Cade Marcianopoli. La difesa di Co­stantinopoli, affidata a truppe isauriche, non attenua le paure della popolazione che cer­ca scampo via mare. Lo scontro decisivo con gli Unni avviene a Vit, al confine dell’o­dierna Bulgaria. Le forze romane vengono sconfitte, lo stesso Arnegisclo muore da eroe in battaglia, ma l’impeto unno viene arrestato a causa delle perdite immani subite nello scontro. Gli Unni cambiano direzione di marcia.

 

 

In questo frangente singolare è il rifiuto di in­tervento militare di Aezio, un intervento che era stato pure richiesto da Teodosio II. In occidente i circoli antiaeziani criticano duramente la strategia isolazionista del pa­trizio. Dopo la battaglia di Vit gli Unni, che non hanno truppe addestrate per un assedio, rinunciano all’attacco contro la capitale Co­stantinopoli. Restano dei margini per ricucire una trattativa diplomatica (II pace di Ana­tolio).

 

- In Italia il prefetto è Cecina Decio Acinazio AI­bino.

 

 

 

 

 

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L’Oriente ad un prezzo alto riesce a contenere la minaccia degli Unni, mentre l’Occidente non può fare altro cheprepararsi ...

In oriente la pace con gli Unni viene nego­ziata anche questa volta da Anatolio, ma le condizioni sono più dure. Il confine romano, dopo il trattato, corre duecento chilometri a sud del Danubio per una lunghezza di cin­quecento. Sigindunum (Belgrado) è perduta. Le trattative vanno per le lunghe costrin­gendo l’impero a logoranti sforzi diplomati­ci.

 

 

Per l’Occidente invece è l’inizio di un raf­freddamento dei rapporti di amicizia tra Ae­zio e Attila. Mentre trattano la pace gli Unni comunque non rinunciano certo alla guer­riglia di movimento. Una puntata di assaggio contro l’Italia viene tentata. Aezio tiene la cal­ma e continua nella sua politica diplomati­ca: i due inviati, Carpilione e il nonno di Cas­siodoro, riescono a concludere una pace svantaggiosa: Attila riceve la carica onoraria di magister militum con il relativo stipendio. Quasi equiparato ad Aezio, Attila aspetta solo il momento buono per manifestare altri desideri.

 

 

Galla Placidia fa trasferire la salma del ve­scovo Germano, in missione a Ravenna per conto dei suoi concittadini di Autessiodurum (Auxerre-Gallia), nella città natale. Germano era stato inviato in Italia per chiedere ad Aezio di alleggerire la repressione contro i ri­belli della Bagauda armoricana. Ma la mis­sione non ha successo. Dopo la morte del ve­scovo anzi la repressione diventa più feroce e la partita tra l’amministrazione romana e i ribelli si chiude con la loro disfatta. Eudossio, uno dei capi superstiti della ri­volta, fugge dall’Armorica e si rifugia presso gli Unni di Attila.

 

 

In Spagna muore il re degli svevi Rechila, strenuo anticattolico e antiromano. Gli suc­cede il figlio Rechiario, cattolico ma politi­camente spregiudicato e aggressivo. Il nuo­vo re degli Svevi si affretta a stringere al­leanza con i Visigoti. Come sempre accade in queste occasioni la garanzia del patto 2 un matrimonio: Rechila infatti sposa la figlia del re Teodorico. La prima vittima di questo nuovo rapporto di forze è il comes Censorio che era tenuto prigioniero a Siviglia. Viene brutalmente ucciso da un goto al servizio di Rechiario.

 

- In Italia il prefetto è Cecina Decio Acinazio Albino.

 

 

 

 

 

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Gli orientali, con Attila, fanno il gioco pesante. Ma la manovra maldestra non cambia la decisione di Attila: sarà l’Occidente l’obiettivo del popolo delle steppe ...

L’ambasciatore unno Edeco giunge a Co­stantinopoli con una lettera di Attila. È ac­compagnato da un romano transfuga, Oreste, nativo della Pannonia e padre di Romolo che diverrà poi l’ultimo imperatore d’Occi­dente (vedi anni 475-476). Alla corte di Atti­la comunque si trovano già due ambascerie dei governi occidentale ed orientale, guida­te rispettivamente dal comes Romolo, da Promoto, dal dux Romano, e da Massimino e Prisco. Sembra che gli orientali abbiano nu­trito il disegno di assassinare Attila. La con­giura viene scoperta con facilità, Attila fa buon viso e sta al gioco, non gli conviene pre­cipitare gli eventi, che comunque sta già preparando con cura dietro la facciata del­la politica diplomatica.

 

 

In Spagna Rechiario continua la guerra con­tro le forze romane provinciali. Ora alleato con Teodorico manovra prima in Galizia, poi si ricongiunge con le forze visigote di Teo­dorico in Aquitania. Infine unisce i suoi uo­mini a quelli delle bande bagaudiche di Ba­silio nei pressi di Saragozza. L'unità d’azione tra la Bagauda e i Visigoti e gli Svevi è ora un fatto concreto. Quello che era il principale ti­more di Aezio diventa un fatto politico che scardina gli equilibri su cui si regge l’ammi­nistrazione romana della Spagna. Nella re­gione, di truppe comitatensi romane non vi è traccia. I locali devono per il momento fa­re da soli. Il pericolo mortale per l’impero, in­fatti, non è in Spagna, che può aspettare; arriva dalle pianure dell’Europa centrale, varcate dalle orde degli Unni.