MATERIALI PER L’ORIENTAMENTO STORICO RELATIVI ALLA REGIONE VENETIA ET HISTRIA A PARTIRE DAGLI ANNI 360 d.C. FINO ALLA FINE FORMALE (476 d.C.) DELL’IMPERO ROMANO D’OCCIDENTE.

 

 

450: Attila prende la decisione di preparare l’invasione e anche l’impero non sta a guardare ...

 

 

 

 

Tra gli Unni Attila porta avanti la sua stra­tegia destreggiandosi tra le ambascerie dei due imperi. Riceve Nomo e Anatolio (del go­verno di Costantinopoli), di cui ha fiducia, ma sonda tutti e due i governi romani per avere in mano tutti gli elementi per decide­re quali richieste avanzare.

 

 

Ma in questa congiuntura così delicata si verifica un fat­to inaspettato. Onoria, la figlia di Galla Placidia e di Flavio Costanzo, sorella dell’imperatore d’Occi­dente Valentiniano III, alla corte di Ravenna si sente accantonata. Soffre per essere con­siderata un ostacolo dinastico in balìa del­le congiure. Costretta ad una vita (almeno formalmente) verginale, poi sposata di for­za con un vecchio senatore,viene tenuta sot­to controllo perché non metta alla luce fi­gli maschi. È una concorrente sgradita a Va­lentiniano.

 

 

 

Nella primavera Onoria, dunque, compie una mossa molto grave che potrebbe costarle la vita: invia un suo fidato eunuco alla corte di Attila con una lettera scritta di suo pugno ove supplica il re unno di liberarla dalla dorata prigione in cui si sente rinchiusa e da un matrimonio coatto voluto da Valen­tiniano per renderla inoffensiva. Come au­tentica della lettera offre pure il suo anello. È una promessa di matrimonio? Un azzardo di Onoria che si comporta come la madre Galla, che aveva felicemente vissuto tra i vi­sigoti con Ataulfo?

 

 

Attila, comunque, mo­stra fin da subito di dare molto credito alla mossa di Onoria e nelle trattative diploma­tiche chiede che Onoria non venga toccata (per intercessione di Galla Placidia la prin­cipessa fugge in esilio a Costantinopoli), che le sia consegnata una metà dell’impero (la Gallia?) come dote. Teodosio consiglia a Va­lentiniano di accondiscendere alle mire di Attila. Ma Valentiniano III rifiuta, sostenendo, col diritto romano, che Onoria era già spo­sata, che l’impero era un bene collettivo di cui l’imperatore non poteva disporre come di un bene privato e che la successione al tro­no per i romani avveniva per linea maschi­le. Aezio e Valentiniano III questa volta si trovano d’accordo, sono uniti e hanno de­ciso: sarà la guerra.

 

 

Intanto Attila cerca di procurarsi alleati tra i visigoti di Teodorico I, chiarendo che non nutre verso il loro regno intenzioni ostili. Con Genserico suona la stessa musica ag­giungendo la possibilità di un attacco con­centrico contro l’impero d’Occidente.

 

 

In Gallia, a tutti questi regni protagonisti di un complicato conflitto diplomatico (in vista di quello sul campo di battaglia) occorre aggiungere anche quello dei Franchi dove il figlio minore del re Ripuaro, sostenuto dai ro­mani (Aezio) si contrappone al fratello mag­giore sostenuto da Attila.

 

 

In Italia il 5 marzo Valentiniano III promulga una legge con cui cancella tutti gli arretrati delle tasse fino al 31 agosto del 447. Non so­lo ma con questa legge si vieta ai funziona­ri della burocrazia di inviare i loro messi nelle province per motivi fiscali se non su au­torizzazione del prefetto del pretorio o di Ae­zio.

 

 

A Costantinopoli il 28 luglio muore l’impe­ratore d’Oriente Teodosio II. Il 25 agosto, grazie al matrimonio con la sorella di Teo­dosio II Pulcheria (e grazie alle pressioni del magister militum Aspar amico di Aezio), un militare di origine tracia, Marciano, rice­ve la porpora imperiale. È una svolta politica per l’impero d’Oriente. Il nuovo governo ri­fiuta di pagare altri tributi al capo unno.

 

 

Uno dei primi atti di Marciano è infatti la no­mina di Ardaburio, figlio di Aspar, a magister militum per Orientem. Poi viene giustiziato l’eunuco Crisafio, responsabile della politi­ca dei sotterfugi con Attila. La politica este­ra viene cambiata radicalmente. Lo stesso succede per gli interni e gli affari ecclesia­stici. A Costantinopoli ora soffia un vento nuovo, la questione unna viene affrontata con ben altro piglio, vengono riordinate le fi­nanze, vengono aboliti i sussidi agli unni. Quest’ultima mossa si rivelerà fortunata per l’Oriente. Un po’ meno per I’Occidente.

 

 

Attila alla fine dell’estate sceglie definitiva­mente l’Occidente come area di manovra per la sua strategia politica e militare. Con una mossa tattica a sorpresa rende noto che intende attaccare il regno visigoto di Tolosa nelle vesti di alleato di Valentiniano III e come protettore e custode dell’amicizia romana. Formalmente Attila in questo mo­mento è magister militum, cioè un altissimo ufficiale dell’impero romano.

 

 

La sua tattica sembrerebbe concentrarsi sulla possibilità di scalare le cariche imperiali soffiando ad Aezio il ruolo principale. Un attacco ai Visi­goti, ben visto dai latifondisti romani, avreb­be facilitato il progetto. Anche Genserico, re dei Vandali d’Africa, insiste con Attila perché attacchi il regno visigoto. Genserico, abile mente politica, intende sfruttare lo scontro probabile tra l’Occi­dente e Attila per ridurre il peso delle forze romane, che sul mare esercitano ancora il Io­ro controllo. Ma non si impegna con Attila in un vero e proprio patto di unità d’azione. Attila ha già deciso: il prossimo gennaio verrà dato il via all’invasione dell’Occidente. Ferve la preparazione della spedizione.

 

 

Ma Aezio e Valentiniano non stanno con le mani in mano: alla fine dell’estate anch’es­si hanno delle carte in mano. I visigoti di Teo­dorico I, i più pericolosi, rispettando il foe­dus si dichiarano alleati dell’impero, e i Van­dali di Genserico fanno sapere che non muo­veranno un dito, saranno neutrali.

- In novembre a Roma muore Galla Placidia, temibile e fiera avversaria di Aezio.

- Prefetto urbano di Roma è Epitynchanus.

 

 

 

 

 

451

Attila riesce a costruire una coalizione di popoli guidata dagli Unni e anche Aezio fa lo stesso per l’Impero. Lo scontro è epico...

Come stabilito Attila muove un esercito di al­cune decine di migliaia di uomini dalla Pan­nonia nei primi giorni di gennaio. Oltre agli Unni prendono parte alla spedizione gli Eru­li, i Rugi, i Turcilingi e gli Sciri. In un secon­do tempo si uniscono pure i Gepidi e i Bur­gundi orientali. Attila continua a proclama­re che il suo scopo è quello di attaccare il re­gno dei visigoti. Ma poi invia a Ravenna una ambasceria che scopre il suo gioco: Onoria è la sua promessa sposa - questo il succo del discorso - e la Gallia è il territorio rubatole dal fratello Valentiniano. Per Attila occorre ristabilire la legalità.

 

 

In Gallia, il principale osservatorio della cri­si unna, si sa perfettamente ormai che nul­la può fermare la guerra. Aezio, ne è con­vinto. Lui, amico di Attila e nemico di Teo­dorico, re dei Visigoti, deve ora organizzare in fretta un cambio di alleanze: far diventa­re amici dell’impero gli infidi Visigoti e ra­dunare tutti i popoli delle Gallie per ferma­re l’invasione. Aurelianum (Orleans), considerata la chiave della regione, deve essere tenuta. Il suo vescovo, Aniano, capeggia co­raggiosamente la resistenza, gestita militar­mente dal re degli Alani Sangibano.

 

 

A Lutetia Parisiorum (Parigi) la popolazione mette al sicuro figli e mogli, tutta la Gallia è in emergenza. Il 7 aprile cade Mettis (Metz). Attila dirige come previsto subito su Aure­lianum (Orleans). Alcune fonti parlano di accordi segreti tra Attila e Sangibano (che aveva represso duramente i ribelli Bagau­dae in Armorica) ma la cosa non pare cre­dibile. Paradosso tra i paradossi, Aezio do­veva assicurarsi proprio l’aiuto dei ribelli Bagaudae, anch’essi più preoccupati della minaccia asiatica di Attila che della repres­sione del regime latifondista romano.

 

 

Attila si impegna duramente nell’assedio di Aurelianum ed Aezio ritarda un po’ nell’or­ganizzazione del suo esercito. Il soccorso arriva quasi all’ultimo momento ma il piano strategico del romano di stringere gli Unni in una morsa fallisce. Attila capisce la manovra e si ritira in un territorio pianeggiante ove po­ter manovrare la sua temibile cavalleria. Ae­zio con l’esercito romano-visigoto insegue gli Unni sino al Campus Mauriacus (l’odierna­ Chalons sur Marne) dove avviene la battaglia campale.

 

 

Un primo scontro avviene tra i Franchi Salii che intendono onorare il loro foedus e gli Un­ni. L’attacco riesce e i Franchi si congiungono con l’esercito di Aezio. Lo scontro vero e proprio viene gestito da Aezio che dispone le truppe romane alle ali, lo stesso dicasi per i Visigoti di Teodorico I, mentre gli Ala­ni vengono impegnati al centro. Lo scontro presenta fasi alterne ma poi gli Unni cedono e Attila ordina la ritirata nel campo fortifi­cato. Nello scontro muore Teodorico I, re dei Visigoti. Gli succede Torrismondo che pre­ferisce ritirare i suoi per rientrare a Tolosa temendo possibili usurpazioni. Privato del grosso contingente visigoto ad Aezio non rimane che continuare a tallonare Attila che oltrepassa il Reno verso est. Termina così, con una ritirata ordinata ma poco dignitosa, la grande campagna di Gallia voluta dal re de­gli Unni.

 

 

- L’8 ottobre inizia il concilio della chiesa cat­tolica, voluto da Marciano, a Calcedonia. Due partiti teologici si scontrano duramen­te e a lungo nelle sessioni. Fra le varie no­mine contestate quella di Proterio, vescovo successore di Dioscoro ad Alessandria. Il suo insediamento necessita di un grosso contingente militare e solo dopo sanguino­si scontri nelle strade della città il vescovo può essere imposto con il terrore del brac­cio secolare. Una grossa carestia, dovuta al maltempo e all’insufficiente raccolto dell’anno prece­dente, colpisce il territorio italico.

- In Gallia il prefetto è Tonanzio Ferreolo, no­bile gallo amico di Aezio.

- In Italia, il 31 gennaio, Valentiniano promul­ga una legge che impone ai coloni che sono fuggiti dalle proprietà agricole per il peri­colo delle invasioni (coloni vagi) di ritorna­re alle loro sedi, sotto il controllo e l’autorità dei loro domini. E il 31 luglio è la volta dei provinciali scac­ciati dalla Byzacena e dalla Proconsularis ad aver diritto (Novella Valent. XXXIV) all’as­segnazione di terre di proprietà imperiale nelle province della Mauretania.

- In Italia il prefetto del pretorio è Firmino, nobile gallo amico di Aezio.