MATERIALI PER L’ORIENTAMENTO STORICO RELATIVI ALLA REGIONE VENETIA ET HISTRIA A PARTIRE DAGLI ANNI 360 d.C. FINO ALLA FINE FORMALE (476 d.C.) DELL’IMPERO ROMANO D’OCCIDENTE.

 

 

456: Ricimero inaugura il suo potere con le vittorie militari ma non sarà mai un novello Stilicone, perché quello che manca è l’impero ...

 

 

 

Nei primi giorni dell’anno vengono nomina­ti a Costantinopoli due nuovi consoli, Gio­vanni e Varane. Avito viene escluso dalla nomina, che riceve solo in Occidente. L’at­tività legislativa permane separata. Di fron­te a questo impasse, soprattutto per con­quistare il consenso dei romani, il nuovo imperatore occidentale si sente costretto ad intraprendere una spedizione militare contro i vandali.

 

 

In Italia la mobilitazione di forze regolari ro­mane e di truppe ausiliarie viene coordina­ta da Ricimero. Questi, un ufficiale barbaro, romanizzato, figlio di uno Svevo e della figlia del re dei visigoti Vallia, ora anche nomina­to patricius, già in passato alle dipendenze di Aezio (si tenga conto del suo ruolo passivo nell’assassinio del suo ex comandante), si di­mostra fin da subito un valido generale. Con­segue un primo successo militare nello scon­tro con i Vandali, vicino ad Agrigento e poi sconfigge sul mare al largo della Corsica la loro flotta.

 

- Ma Avito non capisce che il momento è quello buono per una offensiva su larga sca­la, per tentare di risolvere la questione van­dalica, e se ne parte veloce da Roma per la Gallia (in questo momento c’è la carestia a Roma), per spendere il frutto delle vittorie di Ricimero, cercando di ottenere in questo modo l’ubbidienza dei Visigoti.

 

 

L’abbandono di Roma per l’imperatore gallico è giustificato anche dalle ristrettezze economiche. Avito, infatti, è costretto a fare fondere le statue di bronzo trovate in città e a vendere il metal­lo ricavato per poter pagare le truppe che poi vengono congedate e rispedite in Gallia. La decisione di rivalersi sui monumenti cit­tadini viene vista come una offesa dai plebei romani (ispirati dai circoli senatoriali). La tensione in città cresce pericolosamente.

 

 

Avito, che è ora senza truppe, capisce che non può controllare la piazza e decide per­ciò di tornarsene anche lui in Gallia. Lascia il comando dell’Italia al patricius Remisto. Ma la partenza, troppo frettolosa e non ben ponderata, offre l’opportunità al Senato e a Ricimero, di fronte all’insipienza dell’impe­ratore, di scrollarsi di dosso la tutela gallica. Avito è da rimuovere, non merita la porpo­ra imperiale. Questa è l’indicazione del Se­nato e di Ricimero.

 

 

- Ora nella penisola è aperta rivolta contro l’imperatore gallico. Avuta notizia della sol­levazione generale della componente ro­mano-germanica e del Senato nei suoi con­fronti, Avito (che nel suo viaggio verso la Gal­lia è nel frattempo giunto nel nord dell’Italia), dà ordine al suo magister militum e patricius Remisto di reprimere la sedizione. Ma costui si fa sorprendere nel palazzo di Classe, nei dintorni di Ravenna, dai buccellarii di Rici­mero, che lo uccidono.

 

 

La città, il 17 set­tembre, è incendiata. All’imperatore gallo-ro­mano non resta che riorganizzare il suo eser­cito, che aveva allontanato da Roma per motivi economici, e guidarlo di persona in un estremo tentativo di rintuzzare la ribellione. Fa appello a re Teodorico perché gli invii contingenti visigoti ma l’alleato è impegna­to a fondo nella repressione della ribellione sveva in Spagna. La disfatta è perciò già an­nunciata. A Piacenza, il 18 ottobre, dopo uno scontro di eserciti, Avito viene cattura­to. Ricimero gli impone, probabilmente pe­na la vita, di fare il vescovo della stessa città spettatrice della sua caduta.

 

 

- Il potere imperiale in occidente, in questo frangente, non esiste più. Ricimero si sba­razza poi, poche settimane dopo (mediante l’assassinio), dell’ex-imperatore-vescovo Avi­to e attende che la situazione si chiarisca.

 

 

 

Ma in questa vacanza di potere, come al solito, sono i barbari più o meno foederati che ne approfittano. Inizia in Gallia Teodorico Il, re dei Visigoti, che avanza pretese terri­toriali e si allarga fino a Lugdunum (Lione, città in cui abita Egidio Siagrio che poi ve­dremo giuocare un ruolo importante nel­l’ultima enclave gallo-romana). Nella Gallia romana c’è chi (come Peonio) sembra aspi­rare alla porpora ma poi si accontenta del­ia dignità di prefetto del pretorio. In Dalma­zia (crogiuolo di popoli e di intrighi) c’è sem­pre il comes Marcellino, con i suoi mercenari, che si dichiara pretendente naturale al tro­no imperiale ritenendosi indipendente, mentre l’impero ro­mano di Costantinopoli, retto da Marciano, conduce i suoi giochi attento solo a guada­gnare in influenza sull’area occidentale, non concependo più l’unità dell’impero.

 

 

 

 

457

Maggioriano non intende fare l’imperatore poi cede quando arriva il via libera da Costantinopoli ...

In gennaio, a Costantinopoli, dopo la morte di Marciano, viene eletto imperatore Leone (sempre designato da Aspar).

 

 

In Egitto, ad Alessandria, appena conosciu­ta la notizia della morte di Marciano avven­gono gravi disordini. Proterio, il vescovo imposto con la forza delle truppe nel 450 (dopo il concilio di Calcedonia) viene lin­ciato.

 

 

In Italia, il 7 febbraio, Ricimero viene nomi­nato patricius e Giulio Maggioriano, che ha la carica di comes domesticorum, assume ora il comando dell’esercito. Poi il primo aprile, con il consenso di Ricimero, viene acclamato imperatore d’Occidente dalle trup­pe. Maggioriano per il momento sembra ten­tennare. Pare rifiuti. Gli manca, a suo dire, l’approvazione del collega orientale Leone. Il quale non intende approvare la nomina. Il 28 dicembre Maggioriano, dopo aver aspet­tato per molti mesi il via libera da Costanti­nopoli, si decide e si fa acclamare augusto an­che dal Senato di Roma.

 

 

 

 

 

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La Gallia anticipa ormai il medioevo, vi si scontrano eserciti guidati da veri e propri signori della guerra, lo Stato romano è una finzione ...

L’11 gennaio Maggioriano in Senato illustra il programma del suo regno. Il discorso è estremamente importante perché fa capire i punti salienti del suo programma ed evi­denzia i limiti che poi porteranno al dissidio prima e allo scontro finale poi con Ricimero. È un programma in tutto e per tutto aderente all’ideologia della componente romano-tra­dizionalista. Del resto Maggioriano viene dai ranghi di nazionalità romana dell’esercito, come Aezio.

 

 

La reparatio di Maggioriano significa una co­sa sola: il ritorno al passato, la sua rico­struzione. Esordisce dicendo che la sua ele­zione è dovuta all’esercito e al Senato. Met­te in risalto la necessità dello spirito di giu­stizia che deve essere inflessibile di fronte agli abusi e alla corruzione.

 

 

Per quanto riguarda l’elemento barbarico, rende formale e deferente omaggio a Rici­mero (cui deve in fondo l’elezione) ma af­ferma a chiare lettere che il governo è del­l’imperatore, aiutato in ciò dal Senato a cui intende ridare un effettivo potere. Ci sono tutti gli elementi perché la politica di Mag­gioriano entri in rotta di collisione con la politica di Ricimero, che guida la corrente ro­mano-germanica.

 

- A Costantinopoli, nei primi giorni del mese di marzo, l’imperatore d’Oriente Leone ap­prova la nomina ad augusto di Maggioriano.

 

 

Il 10 marzo Maggioriano concede un condono generale di tutte le tasse. È uno dei punti qualificanti del suo programma, porre attenzione alle reali condizioni economiche dei sudditi e conquistarne il favore.

 

- In Italia un assalto di Vandali devasta la co­sta campana. l’attacco viene respinto con forti perdite per gli invasori. In Gallia intanto scoppia il caso del tradi­mento di Agrippino, uno dei principali espo­nenti di quel partito gallico favorevole ai Vi­sigoti. Costui, accusato da Egidio Siagrio, è costretto a recarsi a Roma per discolparsi. Alla presenza di Maggioriano e di Ricimero e dei senatori viene dibattuto il caso. Il pa­trizio gallo viene riconosciuto innocente: un successo di Ricimero, un insuccesso per Siagrio. Ma l’intuizione del magister militum per Gallias si rivelerà più tardi molto ade­rente al vero (vedi anno 462).

 

- Il prefetto delle Gallie è Magno, della fami­glia dei Magni, potente famiglia della Nar­bonense, politicamente da sempre ostile ad Aezio.

 

 

In Gallia si forma una grande coalizione di po­poli in funzione antiromana, cioè contro Maggioriano e la sua concezione della re­paratio, il ripristino dell’imperialismo di Ro­ma. Egidio Siagrio diviene magister militum per Gallias. Il patto barbarico trova nel par­tito gallo-romano, il cui più prestigioso espo­nente è Sidonio Apollinare, genero del de­funto imperatore regionale Avito, la sua ba­se nazionale.

 

 

Ora in Gallia rientra in fretta, dopo la cam­pagna spagnola contro gli Svevi, anche il re visigoto Teodorico. Si forma un asse barba­rico che comprende i Visigoti, gli stessi Sve­vi e ...(nondimeno!) i Vandali di Genserico. Maggioriano si rende conto del pericolo e in­terrompe l’attività legislativa concentrando l’attenzione sulla tattica antibarbarica, su come poter dividere il fronte avversario. Af­fida il compito di manovrare da nord a Egi­dio Siagrio.

 

 

Il magister militum per Gallias con un esercito marcia dal suo territorio verso Lugdunum (Lione), centro dell’opposizione romano­barbarica. La città si arrende e viene sac­cheggiata. Qui Egidio si ferma e attende trup­pe di rinforzo da Maggioriano (impossibili­tato a passare le Alpi in fretta a causa del­l’inverno), ed è costretto ad asserragliarsi in Arelate a causa della controffensiva scate­nata dai Visigoti di Teodorico.

 

 

Il magister militum di Avito per la Spagna, Ne­poziano, nel frattempo tesse la tela di punti qualificanti del suo programma, una cospirazione filogotica.

 

 

 

 

 

459

In Gallia si mostrano i muscoli da parte romana e poi si firma un trattato che porta a casa pochi vantaggi ...

Teodorico II è sempre impegnato nell’asse­dio di Arelate (una conseguenza della presa di Lione). Egidio Siagrio la difende. Maggio­riano invia una missione diplomatica in Gal­lia per tentare di dividere il fronte avversa­rio. Pietro, magister epistolarum e Magno, prefetto del pretorio, raggiungono rispetti­vamente i Burgundi e i Visigoti. Scopo del tentativo convincere i due popoli della con­venienza di un accordo di compromesso. I Burgundi accettano di trattare. I Visigoti in­vece, che sono sempre impegnati ad asse­diare Egidio in Arelate, non mostrano ec­cessivo interesse.

 

 

Ma il tempo trascorso con queste trattative favorisce la venuta di Maggioriano che ora può ricongiungersi a Egidio e respingere le forze visigote. Il successo militare spiana la strada ad un nuovo foedus con Teodorico, che poi era l’obiettivo vero di tutta la cam­pagna. Nepoziano, filogoto, ne cura la rati­fica. Il trattato prevede l’annullamento del­la coalizione dei popoli della Gallia e la fine dell’unità d’azione con i Vandali di Genseri­co. Maggioriano tira un sospiro di sollievo mentre Teodorico guadagna in prestigio e ri­ceve la conferma dell’autorità sui suoi ter­ritori, sia in Gallia che in Spagna.

 

 

Nell’Illirico gli Ostrogoti, invidiosi dei con­nazionali guidati da Teodorico Strabone che prendevano dei buoni sussidi, invadono l’E­piro e conquistano Dyrrachium.

 

 

Maggioriano fa iniziare la costruzione di ben trecento navi negli arsenali di Ravenna e di Miseno. Serviranno per la progettata cam­pagna antivandalica in programma per l’an­no prossimo.

 

- Prefetto del pretorio per l’Oriente è Vibiano.

 

 

 

 

460

Maggioriano organizza una grande spedizione contro i Vandali ma le forze sono eterogenee e diffidano tra loro ...

Maggioriano, che fino alla primavera è an­cora nella città di Arelate, termina di prepa­rare la spedizione contro l’Africa vandala con l’arruolamento nelle fila ausiliarie di un­ni, rugi e ostrogoti. Sull’onda dei successi fin qui ottenuti rientra anche la ribellione del comes della Dalmazia Marcellino che si po­ne a disposizione del governo. Maggioria­no dà ordine a Ricimero di curare la difesa dell’Italia, mentre affida a Marcellino il com­pito di difendere la Sicilia. Cosa che il comes dalmata fa egregiamente disponendo di un suo esercito di mercenari Unni che trasferi­sce nell’isola.

 

 

Ma ci sono gravi ombre nella preparazione della grande spedizione antivandala. Dietro la facciata ufficiale in realtà il magister mili­tum Nepoziano, che ha condotto le trattati­ve con i Visigoti, cerca di favorire i loro in­teressi, puntando anche sui dissensi dina­stici. E proprio a costui viene affidato, nel pia­no di attacco, il compito di operare in Afri­ca con le forze visigote, attaccando ai fian­chi i Vandali.

 

 

Al magister militum Egidio Siagrio viene affi­data la conduzione dell’operazione navale (che prevede un attacco su Cartagine), men­tre Marcellino deve completare l’operazione a tenaglia dalla Sicilia prevedendo uno sbar­co e un attacco terrestre.

 

 

Genserico però, che è bene informato della situazione, fa una contromossa: chiede trat­tative di pace. Lo scopo è di guadagnare tempo per poter organizzare con la flotta vandala un colpo di mano contro il porto do­ve si presume debba radunarsi la flotta ro­mana.

 

 

Ma che fa veramente Maggioriano? La sua lotta contro i Vandali è veramente sentita op­pure conduce un giuoco politico (e militare) molto complesso il cui obiettivo è il conso­lidamento della corrente romano-tradizio­nalista e la sconfitta dell’elemento romano­germanico (Ricimero)?

 

 

La lotta antivandalica fin qui è condotta con convinzione dal solo Ricimero ed è sicura­mente sostenuta dagli interessi agrari (la­tifondismo) del senato di Roma, nonché dal governo di Costantinopoli, da sempre con­vinto della necessità di ridimensionare il pe­so della minaccia vandalica. Contrari alla componente romano-germanica sul versan­te europeo sono Maggioriano, il comes del­la Dalmazia Marcellino, il comes della Gallia Egidio Siagrio e ...Genserico.

 

 

Favorendo infatti la pace con i Vandali chi ha tutto da guadagnare è proprio l’imperatore Maggioriano che può così disporre le sue for­ze contro i centri politici e militari in mano alla componente romano-germanica.

 

 

Per Maggioriano è indispensabile tenere du­ro in Gallia nelle enclaves in mano romana (Siagrio) e dividere i popoli della regione, fa­vorendo le alleanze più disparate in chiave antivisigotica. Questo popolo e non i Vandali è il vero pericolo per Maggioriano. I Vanda­li, in questa congiuntura (e secondo questa strategia di Maggioriano), possono essere considerati una minaccia secondaria, anzi un utile alleato se lo si può tacitare con una pace (mascherata da guerra).

 

 

Vediamo le mosse di Maggioriano in que­st’ottica e seguiamo le mosse militari e la ri­sposta della componente romano-germani­ca di Ricimero.

 

 

Nel mese di maggio Maggioriano dalla Gallia passa con l’esercito in Spagna, assieme al suo magister militum per Gallias Egidio Siagrio. Assieme a Teodorico II, re dei Visigoti, ha ra­gione delle ultime resistenze degli Svevi e ri­porta l’ordine nelle province della Lusitania, Betica e Gallaecia.

 

 

Dopo aver concluso queste brevi campagne Maggioriano porta a compimento i prepa­rativi per la grande campagna contro i Van­dali. L’ordine dell’imperatore è di radunare presso il porto di Cartagena una grande flot­ta che dovrà quivi essere armata e che do­vrà poi trasportare le truppe di un eteroge­neo esercito, pieno di ausiliari barbari. Ma la fortuna non sembra aiutare i progetti (uffi­ciali e dichiarati) di Maggioriano.

 

 

Il genio tattico di Genserico ha ragione ancora una volta degli sforzi romani. Nei pressi di Ali­cante la flotta romana (ben trecento va­scelli), che doveva approdare nel porto di Nova Carthago (Cartagena), viene attaccata di sorpresa, prima di arrivare in porto, sen­za possibilità di difesa, poiché è ancora sen­za armamenti, e i vascelli vengono distrutti o catturati dalle navi dei Vandali.

 

 

Nepoziano, alla vista della disfatta, favorisce ulteriormente la parte gota non impegnando le truppe visigote in aiuto all’imperatore contro i Vandali, ma indirizzando il poten­ziale militare contro gli Svevi, per conqui­stare nuovi territori.

 

 

A Maggioriano, in tale confusione, privato della flotta, non resta altro che rinviare nel­le loro terre i barbari arruolati e tentare la via di un trattato di pace con Genserico. Il trat­tato, alla fine, viene firmato ma è decisa­mente svantaggioso per il prestigio dell’im­pero romano. Viene riconosciuto esplicita­mente il dominio vandalo sull’Africa, sulla Si­cilia, Sardegna, Corsica e Baleari. Maggio­riano ritorna in Gallia e si reca ad Arelate.

 

 

Ora l’imperatore, sciolto dal vincolo della campagna antivandalica, può finalmente di­sporre liberamente delle forze unniche di Marcellino in Sicilia (e Illirico) e delle forze di Siagrio in Gallia e usarle ai fini interni per cercare di ridimensionare il peso politico della componente romano-germanica. L’assenza di Ricimero dalla spedizione anti­vandala può essere spiegata con i sospetti che sembra abbiano agitato gli uomini del go­verno italico e il senato di Roma. Ricimero infatti, analizzando gli effetti del disastro di Cartagena e il successivo trattato di pace coi Vandali, compie una serie di mosse che sem­brano confermare tali sospetti (nutriti anche da ambienti di Costantinopoli) su Maggio­riano. Il patricius barbaro corre quindi ai ri­pari ed inizia a ritirare le legioni romano-­germaniche dalla Sicilia.