MATERIALI PER L’ORIENTAMENTO STORICO RELATIVI ALLA REGIONE VENETIA ET HISTRIA A PARTIRE DAGLI ANNI 360 d.C. FINO ALLA FINE FORMALE (476 d.C.) DELL’IMPERO ROMANO D’OCCIDENTE. 

 

 

461: Con la morte di Maggioriano per volere di Ricimero va in frantumi la stessa idea di Stato ...

 

 

 

 

Nei primi mesi dell’anno Maggioriano si tro­va ancora in Gallia, In Italia viene in prima­vera-estate. Il 2 agosto si decide la sorte del­l’imperatore. Ricimero, a Tortona, lo depone. Cinque giorni dopo, il 7 agosto, vicino a Vo­ghera il prigioniero viene assassinato. Siagrio in Gallia, alla notizia della morte di Maggio­riano, intraprende preparativi militari per vendicare la morte dell’imperatore. Ma in seguito è costretto a rinunciarci poiché i Vi­sigoti, avuta anche loro la notizia, forse spin­ti dalle promesse di Ricimero, riprendono le ostilità contro le forze gallo-romane. Gun­diuc viene nominato magister militum per la Gallia da Ricimero e ottiene il permesso di occupare con i suoi visigoti Lugdunum.

 

 

A Roma, in una capitale che è lo spettro di quella di un tempo, la classe dirigente cele­bra i suoi funerali: un’altra vacanza di pote­re, altri mesi di assoluta mancanza di un go­verno legittimo. Dopo l’assassinio di Mag­gioriano Ricimero (che non ha eccessiva fretta) sonda tutte le possibilità, verifica i candidati più innocui e il 19 novembre, in Ra­venna, si sente abbastanza tranquillo nel concedere l’elezione a imperatore a un se­natore, ricco possidente della Lucania, tale Libio Severo.

 

 

Ma la scelta di Severo non entusiasma nes­suno. In Gallia, il magister militum Egidio Sia­grio fa capire di considerarsi sciolto da ogni vincolo di obbedienza, in Spagna il magister militum (di Avito e poi di Maggioriano) Ne­poziano si rifiuta e lo stesso discorso vale per il comes della Dalmazia Marcellino. A Costantinopoli si ritiene addirittura Severo un usurpatore.

 

 

In Spagna Teodorico, re dei Visigoti, con un colpo di mano sostituisce al comando del­l’esercito Nepoziano con uno dei suoi uomini, Arborio. Ricimero compra il sostegno mili­tare degli Unni del comes Marcellino (che era stato stanziato in Sicilia per difenderla dai Vandali), ma Marcellino riesce lo stesso a svincolarsi dalla morsa del patrizio barbaro e fa ritorno nella sua Dalmazia, da dove lan­cia messaggi minacciosi al governo dell’Ita­lia.

 

 

Genserico, nel frattempo, visto il caos im­perante nei territori occidentali dell’impero, continua la politica del saccheggio sulle coste della penisola e soprattutto in Sicilia, la­sciata quasi sguarnita dopo la partenza di Marcellino.

 

 

 

 

 

462

Tutto il fronte mediterraneo è in movimento e anche in Gallia non scherzano...

Dunque la situazione nel versante mediter­raneo è ancora in movimento: Genserico non ha più come interlocutore quel Maggioriano con cui aveva firmato il trattato di pace. In Gallia, oltre ai Visigoti che fanno gli affari loro, ci sta pure Egidio Siagrio che non riconosce legittimità al governo della com­ponente romano-barbarica, mentre in Dal­mazia il comes Marcellino si sente protetto dai suoi eserciti e soprattutto da Costanti­nopoli.

 

 

In Gallia la città di Narbona, per il tradi­mento del conte gallo Agrippino, nemico acerrimo di Egidio Siagrio, si consegna alle truppe visigote di Teodorico. In ciò Agrip­pino segue i programmi della corrente ro­mano-germanica rappresentata in Italia dal patricius (ed imperatore effettivo anche se non nominale) Ricimero.

 

 

ln Gallia per questo gruppo di potere (di cui fa parte anche il pre­fetto del pretorio, il gallo Arvando) è op­portuno cercare di limitare il più possibile i poteri di Egidio (sostenitore del defunto im­peratore Maggioriano e del suo tentativo di ricreare un controllo romano sull’impero) e di favorire all’opposto la componente visi­gota. Egidio Siagrio, dopo la resa di Narbo­na, si ritira verso la Loira, verso il nord del­la Gallia.

 

 

 

 

 

463

Ricimero tenta la politica dell’alleanza romano­germanica ma è tardi per la civiltà romana e ognuno fa per sé...

Ricimero e Teodorico cercano di ricostitui­re l’intesa romano-germanica: il risultato è che Egidio In Gallia è sempre più isolato. Non può scendere a sud, non può varcare le Alpi, non può raggiungere il Mediterraneo. Forse per questi motivi Egidio Siagrio dalla Gallia invia ai Vandali, nel mese di maggio, una ambasceria il cui significato politico è al­quanto oscuro. L’ambasceria fa ritorno in Gallia nell’ottobre (secondo Idazio). È pos­sibile che Egidio ricalchi la politica tenuta un tempo dal comes Bonifacio?  O, con molta probabilità, Egidio ten­ta di premunirsi contro l’alleanza di Visigo­ti e Svevi, politica sostenuta da Ricimero.

 

 

Nei pressi di Aureliani (Orleans) le truppe di Egidio sconfiggono i Franchi Salii amici di Ri­cimero. Intanto nella parte della Gallia sot­to il controllo visigoto-burgundo il re Gun­diuc viene nominato magister militum, al po­sto di Egidio, da Ricimero e con l’approva­zione del Senato di Roma.

 

 

 

 

 

464

Scompare Siagrio, leale alfiere di Roma, e la politica marcia con le gambe dei popoli “barbari” ...

In Italia, presso Bergamo, Ricimero sconfig­ge un grosso contingente di Alani, guidati dal re Beorgor, provenienti dalla Raetia attra­verso i passi delle Alpi (alleati di Egidio Sia­grio).

 

 

In Gallia il programma di Egidio può essere cosi sintetizzato: al nord le forze romane sono impegnate a fondo con i Sassoni nel­l’area di Andecavum(Angers) e con i Visigoti di Teodorico nel resto del paese, per cui l’apporto dei Vandali a sud avrebbe alleg­gerito la pressione gotica.

 

 

La strategia di Siagrio era pericolosa per i di­segni politici dell’asse romano-barbarico, di Ricimero come di Teodorico e degli altri sovrani germanici alleati. Perciò Egidio Sia­grio doveva essere eliminato ed infatti nel mese di ottobre l’obiettivo viene raggiun­to. Gli succede nella carica il comes Paolo. La scomparsa del magister militum di Mag­gioriano però sconvolge i precari equilibri e i popoli della Gallia devono sperimentare altre travagliate alleanze per opporre ai Vi­sigoti un fronte unitario efficace.

- Della situazione chi trae vantaggio è senza alcun dubbio l’astuto Ricimero.

 

 

 

 

 

465

Con la scomparsa di Severo si ha un’altra vacanza di potere ...

Il 15 agosto muore l’imperatore-fantoccio d’Occidente Libio Severo. È un altro perio­do di vacanza nel potere legittimo. Si aprono negoziati con l’imperatore d’Oriente Leo­ne e la trattativa va avanti per le lunghe. Ricimero ha assoluto bisogno di un aiuto militare, soprattutto navale, per fare fronte allo stillicidio di attacchi a cui è sottoposto in continuazione il territorio italico, l’unico ad essere sotto l’effettivo controllo del go­verno imperiale di Roma (e dello stesso Ri­cimero).

 

 

Leone alle ambascerie dell’Occidente pone precise condizioni: la scelta del candidato de­ve essere di sua competenza, Ricimero de­ve accettare altrimenti niente aiuti.

 

 

 

 

 

466

In Oriente si cambiano gli equilibri e in Gallia si ripetono assassini già visti tra i Visigoti ...

A Costantinopoli l’imperatore Leone tenta di affrancarsi dalla tutela di Aspar. L’occasione gli è offerta dall’arrivo nella capitale d’O­riente di un ufficiale isaurico, tale Tarasico­dissa, recante con sé documenti compro­vanti relazioni ambigue di Ardaburio con il governo persiano. Il figlio di Aspar, Ardabu­rio, viene congedato e perde la carica di ma­gister militum per orientem. Tarasicodissa, per ricompensa, ottiene la comitiva dome­sticorum e adotta il nome di Zenone. Viene istituita una nuova guardia imperiale (gli ex­cubitores) con militari provenienti dall’I­sauria, accasermati nella capitale.

 

 

Nella partita tra Costantinopoli e Roma sul­la scelta dell’imperatore d’Occidente che dovrà succedere al defunto Severo tutto si giuoca sul filo degli aiuti militari e delle ga­ranzie dinastiche. Al dunque la scelta di Leo­ne va su Antemio, figlio di Procopio che fu magister militum per Illiricum. Viene pro­posto a Ricimero di superare i suoi dubbi of­frendogli in sposa la figlia di Antemio.

 

 

In Gallia tra i Visigoti c’è grande fermento dopo I’assassinio del re Teodorico per ma­no del fratello Eurico, un ariano fanatico, poco disposto ad accordarsi con Ricimero e con l’impero. Il foedus (vecchio di mezzo secolo) viene sciolto, e il regno tolosano non fa più parte dell’impero romano. Il nuo­vo re invia ambascerie presso i vari popoli barbarici, Svevi e Vandali soprattutto.

 

 

 

 

 

467

L’impero d’Oriente tenta di risollevare (a suo vantaggio) le sorti del parente occidentale ...

Antemio, neIl’inverno, come magister militum orientale, conduce una campagna contro bande di Unni che hanno attraversato il Da­nubio.

 

 

L’imperatore d’Oriente Leone nomina ma­gister militum per Thracias Zenone, a cui dà per moglie la propria figlia Ariadne. La po­litica estera riprende impulso, e Leone in questa fase acconsente a rivolgere uno sguardo non passeggero alle gravi difficoltà dell’Occidente.

 

 

Le richieste di aiuto di Ricimero questa vol­ta non vengono sottovalutate. Contro il pe­ricolo vandalo finalmente Oriente e Occi­dente preparano insieme una risposta mili­tare. Lo sblocco della situazione militare è dovuto naturalmente alla soluzione della questione dinastica. Leone vince il braccio di ferro con Ricimero e spedisce il genero di Marciano, Antemio (accompagnato dal co­mes di Dalmazia Marcellino), con un grosso esercito in Occidente per farsi acclamare imperatore (il 12 aprile nei pressi di Roma, a Brontotae). Il Senato accondiscende, Rici­mero approva (per dovere) e Antemio cin­ge la porpora.

 

 

Il galata, il graeculus, così vie­ne rapidamente indicato Antemio nelle chiacchiere di corte, quando ci si accorge di avere ricevuto un imperatore che pensa a oriente più che a occidente. Infatti tutta la sua formazione, essenzialmente militare, si completa con Marciano. Egli vede nella Nuo­va Roma (Costantinopoli) la vera capitale deIl’impero.

 

 

E sul trono di Roma viene considerato subito come un corpo estraneo. Per il momento tutte le parti politiche fanno buon viso a cattiva sorte e, siccome l’elezione di Antemio significa la guerra con Genserico, quel che veramente importa ai latifondisti del Senato è il recupero dell’Africa, il granaio di Roma.

 

 

Dopo lo sconcerto iniziale perciò anche la Gallia riconosce formalmente l’imperatore in­viando Sidonio Apollinare in missione spe­ciale in Italia. Sidonio raggiunge Ravenna e poi si sposta a Roma seguendo l’imperatore in occasione deIle nozze del patricius Rici­mero con Alipia, la figlia di Antemio e di Eu­femia (a sua volta figlia del defunto impera­tore d’Oriente Marciano).

 

 

Marcellino, ora magister utriusque militiae, cu­ra l’aIlestimento e il rifornimento deIla flotta avuta dall’Oriente. La spedizione contro i Vandali viene affidata a Basilisco, frateIlo dell’imperatrice orientale Verina.

 

- Prefetto urbano di Roma Ferentius.

- Da Costantinopoli Leone invia una amba­sceria a Cartagine, a Genserico, per porre in pratica un ultimatum.

 

 

 

 

 

468

La spedizione militare contro i Vandali è la più significativa dopo il successo della coalizione contro Attila ma ...

Un grande fervore di iniziative militari e po­litiche inaugura l’anno: un fatto positivo è in Gallia la ratifica di una aIleanza tra gli Armoricani e l’impero.

 

 

Le iniziative militari per la spedizione ma­rittima contro i Vandali sono a buon punto: Occidente e Oriente, questa volta coalizza­ti, fanno sul serio. Una flotta di circa mille na­vi e un esercito di quasi centomila uomini at­tendono la partenza. L’occasione si pre­senta quando le forze imperiali, con una se­rie vincente di mosse tattiche, si procurano alcuni immediati vantaggi.

 

 

Nel Mediterraneo infatti il comes Marcellino riconquista la Sardegna e la Sicilia togliendole al dominio vandalo. Truppe romano-orientali guidate dal comes Giovanni rioccupano, partendo dall’Egitto via terra, la Tripolitania. Ma è la spedizione navale contro i Vandali a doversi rivelare un fiasco colossale dalle conseguenze destabilizzanti: mentre Marcellino fa perno sulle due isole maggiori (Sardegna e Sicilia) e controlla il Me­diterraneo occidentale, il grosso della flotta (con Basilisco) punta verso Cartagine. Genserico si sente perduto. Chiede cinque giorni di tregua per preparare la pace. Basilisco acconsente e Genserico ha così la possibilità di preparare un attacco improvviso. Appro­fittando della corrente avversa ai romani i vandali fanno avanzare chiatte incendiarie e sfondano lo schieramento nel punto cen­trale. Il resto lo fanno le navi vandale che si incuneano tra i legni romani impacciati e danneggiati. Ma non tutto è perduto: sui fianchi, dopo il disastro di Basilisco, ci sono ancora i vittoriosi Marcellino (che raccoglie ora i resti della flotta di Basilisco) e Gio­vanni, che procede sul suo cammino in Tri­politania.

 

 

Ma il disfattismo si impadronisce delle truppe in Sicilia e il contrasto con Ri­cimero scoppia violento. Marcellino, capo supremo del contingente di Sicilia viene ucciso e la strategia che si andava preparando viene distrutta sul nascere. Basilisco, ca­pendo di trovarsi in mezzo ad una resa dei conti interna all’impero d’Occidente, si ri­fugia con i suoi a Costantinopoli. A questo punto l’imperatore d’Oriente Leone dà ordine ad EracIio di far rientrare nei confini tutto il suo esercito e invia ambascerie per trattare una pace con Genserico. E ovviamente tra i litiganti imperiali che si gettano le colpe ad­dosso l’uno con l’altro ci guadagna ancora ­una volta il solito Genserico che, con la solita decisione e in tempi brevi, rioccupa la Si­cilia, la Sardegna e la Tripolitania.

 

 

Nella parte orientale dell’impero, quasi con­temporaneamente, scoppiano tumulti militari contro la presenza di Zenone in Tracia, che è costretto ad abbandonare il comando della regione.

 

 

Antemio in politica estera, dopo il disastro marittimo nel Mediterraneo, è costretto a guardare con occhi più attenti anche la situazione europea continentale. A questo proposito si impegna in una politica di alleanze con i popoli della Gallia per cercare di contenere il peso della componente visigota.

 

 

Nel sud est della Gallia infatti ci sono i Burgundi. Nel nordovest sono stanziati gli Armoricani di re Riotamo a cui si sono aggiunti i Britanni. AI nord premono i Franchi che per il momento rispettano i trattati. In mezzo resiste come un’isola il territorio sot­to amministrazione romana, concentrato a Noviodunum (Soissons), difeso per lungo tempo dalle truppe di Egidio Siagrio, a cui è succeduto il comes Paolo.

 

 

In Spagna Svevi e forze provinciali romane hanno la possibilit­à trovare una intesa. Anche perché con tempismo re Eurico con le sue truppe visi­gote irrompe nella penisola. Intanto nel me­desimo tempo in Gallia il prefetto romano Ar­vando invita i Visigoti ad attaccare i Breto­ni sulla Loira, a rifiutare le offerte di pace del governo imperiale d’Italia e a preparare la di­visione della Gallia tra Goti e Burgundi.

 

- Prefetto urbano di Roma CaiusSolliusApol­IinarisSidonius.

 

 

 

 

 

469

In Gallia i “Romani” arretrano ancora e la presenza dello Stato è solo un simbolo ...

Anagast, figlio di Arnegisclo, successore di Zenone in Tracia alla guida dei reggimenti ro­mano-orientali, consegue una schiacciante vittoria contro un’orda di Unni, guidati da Dengizich, uno dei figli del defunto re Atti­la.

 

 

In Gallia i Visigoti scelgono di affrontare l’impero d’Occidente con una guerra aperta e dichiarata. L’alleanza di popoli voluta da Antemio sulle prime sembra reggere ma poi Eurico, il re visigoto, sconfigge gli Armoricani che devono fuggire tra i Burgundi. Il comes romano Paolo, con l’aiuto dei Franchi Salii, riesce a tamponare l’offensiva impedendo il passaggio della Loira all’armata nemica. La città di Bourges viene perduta e così è per il suo territorio. Il prefetto del Pretorio per la Gallia, Arvando, viene accusato dai gallo­romani di segrete intese con i Burgundi ed i Visigoti. In un processo tenutosi a Roma Ar­vando viene condannato a morte.

 

 

 

 

470

I Vandali scatenano un altro attacco all’Italia. Ricimero è sulla difensiva.

Le sue forze alla fine riescono a respingere gli incursori. Prefetto urbano di Roma Flavius Eugenius Asellus. Segue l’elezione di Plutinus Eu­stathius, poi di Valentinus e quindi di Eu­plogius.

In Gallia il comes romano Paolo muore nel­l’assedio di Angers contro i Sassoni, alleati dei Visigoti. Il re Eurico intanto riesce a con­quistare altro territorio in direzione della Provenza.

 

 

 

 

471

La Gallia del sud si difende dai Visigoti con le sue forze...

Nel sud della Gallia Antemio invia truppe occidentali, guidate dal figlio Antemiolo, per soccorrere la città di Arelate (Arles) asse­diata dai Visigoti di re Eurico. Ma i Romani vengono sconfitti (viene ucciso anche il figlio dell’imperatore d’Occidente, Antemiolo) e la valle del Rodano conosce scorrerie e deva­stazioni. I Vlsigoti di re Eurico consolidano in questo modo le loro posizioni sul Medi­terraneo.

 

 

Gli Alverni, spinti alla resistenza dalla parola prestigiosa del loro vescovo, Sidonio Apol­linare, tengono duro e resistono all’offensi­va visigota. La città di Alvernia(Clermont) resiste sotto la guida di Ecdicio (figlio del de­funto imperatore gallico Avito) e dello stesso suo vescovo Sidonio. Il re visigoto Euri­co nomina dux dell’Aquitania Prima il ro­mano e cattolico Vittorio.

 

 

Intanto a Roma la situazione sta precipi­tando. Tra i due uomini forti d’Italia, Antemio l’imperatore voluto da Costantinopoli, e Ri­cimero, il barbaro patrizio signore d’Italia e padrone di forti contingenti di buccellarii, si delinea una profonda rottura. Antemio vive e governa a Roma, Ricimero con i suoi reg­gimenti barbarici sta a Milano. Tutto va nel­la direzione di una spaccatura insanabile. Ri­cimero viene addirittura accusato di crimen laesae maiestatis, cioè di aver attentato alla salute dell’imperatore. Da più parti si cerca di appianare il grave contrasto. Si muove il vescovo di Pavia, Epifanio, ma con scarsi o nulli risultati.

 

 

 

 

 

472

Roma viene saccheggiata dai “Romani” di Ricimero: è l’ultimo atto di una farsa ...

Antemio, convintosi che il dissidio con Ri­cimero è alla fase finale, chiede ed ottiene l’aiuto militare degli Ostrogoti di Pannonia. Ricimero, che a sua volta ottiene aiuti dai Burgundi, nel febbraio, affiancato dallo sci­ro Odoacre e dal nipote, il burgundo Gundobado (già magister militum Galliarum), si dirige verso Roma e la pone sotto assedio. Il patricius svevo si era già premunito eleg­gendo in anticipo un nuovo imperatore d’Oc­cidente nella persona di Anicio Olibrio, un nobile romano marito di Placidia, figlia di Va­lentiniano III. Olibrio è legato per intrecci di parentela con Genserico, re dei Vandali.

 

 

Dopo due mesi di assedio Roma viene par­zialmente occupata (il Gianicolo). L’11 di lu­glio divampa l’ultima battaglia: le truppe di Ricimero sconfiggono le milizie di Antemio nei pressi del Mausoleo di Adriano. L’impe­ratore tenta di fuggire travestito ma viene ri­conosciuto e ucciso sul posto. Viene ucciso pure il re ostrogoto Vlademiro. La città è ora alla mercé delle truppe romane di Ricimero che la saccheggiano Impunemente.

 

 

Ma l’av­ventura del grande barbaro romanizzato è giunta ormai alla fine: poche settimane più tardi, il 19 agosto, Ricimero, lo svevo di san­gue reale il cui ideale politico era in linea con la grande lezione di Aezio, si spegne a Roma. Olibrio, il neo imperatore-fantoccio, il 2 no­vembre, lo segue pure lui. Scomparso il pri­mo attore, e pure una comparsa della clas­se dirigente romana, ormai resta poco sul mercato: i superstiti sono tutti barbari e il go­verno se lo prendono e se lo passano senza più finzioni. Il neo patrizio Gundebado, figlio del re burgundo Gundioco, in pratica il capo dell’esercito, prende le redini del governo nella penisola. Si apre l’ennesima vacanza per il potere legittimo dell’impero d’Occi­dente.

 

 

La notizia dell’uccisione dell’imperatore le­gittimo, a Costantinopoli viene presa molto male. Il governo orientale decide di investi­re della porpora per l’Occidente un suo candidato, Giulio Nepote, nipote del comes Marcellino (ucciso come si ricorda in Sicilia dagli uomini di Ricimero nell’anno 468), e pure lui, come lo zio, magister militum del­la Dalmazia.

 

 

- In Spagna entrano truppe visigote da due di­rezioni: una colonna conquista Pamplona e Saragozza ad Ovest, l’altra scende lungo la costa con obiettivo la conquista di Tar­ragona. Svevi e provinciali romani fanno fronte comune ma non sono in grado di op­porsi efficacemente agli invasori. Anche Per­ché le truppe gote sono comandate da abi­li comandanti romani, ad esempio il dux che comanda la colonna dell’est è Vincenzo, già ufficiale imperiale una decina di anni pri­ma.

 

 

 

 

 

473

In Spagna cessa anche formalmente il dominio imperiale di Roma ...

Dopo il periodo di transizione durante il quale vengono sistemati i rapporti di pote­re tra Senato e fazione romano-germanica, a Ravenna il 3 marzo viene eletto augusto Gli­cerio, capo della guardia palatina e uomo di fiducia del burgundo Gundobado. Non si ba­da per nulla alla candidatura di Costantino­poli. La reazione ostile e ferma del governo orientale non si fa però attendere.

 

 

Glicerio allontana dall’Italia il contingente ostrogoto (il cui capo era Videmiro) invian­dolo in Spagna. Le conseguenze del contat­to, e della fusione, tra Ostrogoti e Visigoti so­no immediate: la provincia Tarraconese, an­cora sotto amministrazione romana sotto la guida di Ecdicio, viene rapidamente oc­cupata. Cadono le città di Caesaraugusta, Pampilona, Tarracona, nonostante la resi­stenza delle forze romane e dei burgundi. La guerra ha anche un altro scenario poiché i Visigoti, per vincere la resistenza dei Bur­gundi, li attaccano anche in territorio italico. Con questa offensiva visigota il dominio im­periale romano (o quello che ne restava) fi­nisce del tutto.

 

 

 

 

474

Costantinopoli impone il suo imperatore mentre in Gallia il controllo romano è agli sgoccioli ...

Il 18 gennaio muore l’imperatore d’Oriente Leone, gli succede il nipote di sette anni che muore dopo pochi mesi. Flavio Zenone l’Isaurico sale sul trono. Il suo primo atto è di confermare la nomina del candidato alla porpora per l’Occidente, Giulio Nepote. Ma l’aiuto di Zenone al suo candidato non è so­lo formale: nel mese di giugno navi della flotta orientale trasportano a Ravenna trup­pe imperiali che scortano Giulio Nepote.

 

 

Vicino a Roma, nella località di Porto, per ma­no di un ambasciatore di Zenone, il patricius venuto dall’oriente viene incoronato impe­ratore. La nuova nomina gode della simpa­tia di Costantinopoli e dell’appoggio del re vandalo Genserico. Il nuovo augusto depo­ne il candidato del partito romano-germa­nico, Glicerio (voluto da Gundobado), e lo in­via con la forza a fare il vescovo a Salona.

 

 

Per la Gallia viene inviato il questore Lici­niano che porta la notizia della nomina di Ec­dicio, figlio del defunto imperatore Avito, al rango di patricius. Ma anche qui l’ammini­strazione romana è agli sgoccioli. A parte il territorio controllato dalle milizie del suc­cessore di Egidio Siagrio, a nord, nel restante territorio i visigoti avanzano in continuazione. Arelate e Massilia sono in continuo pe­ricolo. Liciniano cerca di fare del suo meglio, visita il re dei Visigoti Eurico e conquista un periodo di relativa tregua.

 

- Prefetto urbano di Roma CastaiIusInno­centiusAudax.

 

 

 

 

 

475

In Gallia Oreste prende il comando di quel che resta dell’esercito e va a patti con i barbari ...

In Gallia, ove le speranze di mantenere i ter­ritori sono ormai tramontate, il patricius Ec­dicio, esponente della fazione gallo-romano nazionalista, per ordine di Giulio Nepote, deve cedere la carica al patricius Oreste che prende nelle sue mani il comando dell’eser­cito quale magister militum praesentalis. Già alla corte di Attila, di origini romane, nativo della Pannonia (un tempo amico di Aezio e seguace convinto della bontà della sua po­litica filobarbarica), di grande esperienza militare, Oreste ha ora il compito di media­re con re Eurico. La missione viene affidata al vescovo Epifanio. Ai Visigoti viene cedu­ta la provincia di AIvernia. Sul versante del Mediterraneo il nuovo magister riesce a si­glare un accordo di foedus con l’impero van­dalo (che già si era premunito firmando un patto di non aggressione con l’impero d’O­riente).

 

 

Come non bastassero le difficoltà causate dallo sgretolamento dell’amministrazione romana nelle Gallie l’alto ufficiale riceve dall’imperatore Giulio Nepote l’incarico, al­trettanto delicato, di effettuare una evacua­zione indolore dall’ltalia di tutti quei gran­di contingenti barbarici che, per una ragio­ne o per l’altra (foederati o milizie), pesano enormemente sull’equilibrio economico e sociale della penisola.

 

 

Ma Oreste segue la politica di Aezio e di Ricimero in contrap­posizione alla linea tenuta da Nepote che è uomo di Costantinopoli. A lui si rivolgono i comandanti delle popolazioni germaniche, chiedono che si schieri. E Oreste non ac­cetta l’ordine imperiale e, ottenuta la fiducia delle milizie germaniche, si ribella. Con i suoi soldati si dirige rapidamente su Ra­venna. Giulio Nepote è costretto alla fuga via mare. Il 28 agosto lascia Ravenna e si dirige in Dalmazia. In mezzo a questo caos occor­re dire che Nepote non può nemmeno fare affidamento su Zenone, imperatore d’O­riente, poiché proprio in questa congiuntu­ra Zenone ha lasciato Costantinopoli ove si è insediato Basilisco, suo rivale.

 

 

Ancora una volta il partito romano-germa­nico ha vinto. Il 31 ottobre Oreste fa pro­clamare augusto il figlio Romolo, conser­vando la reggenza, data la giovanissima età del prescelto. Ora le genti germaniche, cioè le decine di migliaia di soldati Goti che pre­stano servizio nell’esercito d’Italia, e che vi­vono acquartierati nelle città assieme ai loro familiari, reclamano uno status sociale più definito e migliore. In una parola la ter­ra ove potersi insediare, più esattamente, come da loro richiesta, la terza parte delle terre d’ltalia. Oreste, a cui probabilmente non sfugge che questo è il conto finale per I’aiuto offerto all’impero da parte di popo­lazioni di origine germanica che mai sono state integrate fino in fondo nel tessuto so­ciale d’Italia, non può nulla da solo. Avreb­be dovuto avere con lui una classe politica, il Senato, lungimirante e flessibile. Ma non ce I’ha. È con le spalle al muro. Concedere le terre significa toccare il latifondo, le grandi proprietà delle ricche famiglie tradizionali­ste romane. Rifiutare significa I’avventura. Sceglie la seconda soluzione e va incontro al disastro.

 

- Prefetto urbano di Roma CastailusInno­centiusAudax.

 

 

 

 

 

476

Il potere reale della fazione germanica si sbarazza della finzione e assume il controllo dell’Italia ...

Oreste non Intende piegarsi alle richieste delle milizie germaniche d’Italia. Nello stes­so seguito dell’imperatore spunta un ufficiale barbaro, lo sciro Odoacre, che assume, il 23 agosto, Il comando del foederatl come rexgentium. Il canovaccio è noto: l’esercito si ribella, il reggente Oreste viene assediato in Ticinum (Pavia).

 

 

La città, espugnata, vie­ne saccheggiata ed incendiata. Il prigionie­ro è ucciso pochi giorni dopo, a Piacenza, il 28. Una resistenza alla rivolta viene orga­nizzata dal fratello Paolo che però viene sconfitto a Ravenna e ucciso nella pineta Il 4 settembre. Odoacre entra in Ravenna da conquistatore e cattura il figlio di Oreste, il tredicenne imperatore Romolo Augustolo.

 

Non lo uccide, gli risparmia la vita. Poiché non si è opposto con la violenza all’ingres­so di Odoacre, Romolo Augustolo, oltre a conservare la pelle, guadagna un corrispet­tivo in oro (seimila solidi) e un esilio altret­tanto dorato in una villa della costa campa­na, il castrum Lucullanum.

 

 

Nessuno si sogna di nominare un altro imperatore: la finzione è finita e pure l’impero d’Occidente. Odoacre, realista e intelligente, invia le In­segne imperiali a Costantinopoli. Una mos­sa politica di rispetto ma che al tempo stes­so significa la fine di un’epoca.

 

 

Non passa molto tempo dalla caduta for­male dell’imperatore Romolo che le nazio­nalità della Gallia riacquistano la loro libertà d’azione. Venuto meno l’interlocutore, il re dei Visigoti Eurico fa occupare dalle sue truppe AreIate e Massilla e il territorio cir­costante fino alle Alpi. Viene cosi raggiunto Il confine naturale della Gallia. Scompare la Praefectura Galliarum romana (fino al ripri­stino con gli Ostrogoti).

 

 

A Costantinopoli la situazione venutasi a creare In occidente non può certamente soddisfare. Sul trono dell’impero in questo momento torna di nuovo Zenone (mese di agosto) legato anch’esso, per motivi paren­tali, al deposto Giulio Nepote (rifugiato e sta­bilitosi in Dalmazia). Ma Odoacre non rico­nosce alcuna legittimità al deposto impera­tore Nepote e chiude così la questione ed un’epoca.