Storia Veneta - Storia delle Venezie - Eversione Anni 70 - Commenti politici

Allegato 181 – Consulenza prof. Aldo Giannuli Università di Milano

 

O.Z.N.A.: La mano segreta di Tito

 

 

MINISTERO DELL’INTERNO

DIREZIONE GENERALE DELLA P.S. – DIVISIONE S.I.S.

 

RISERVATISSIMA

 

OGGETTO: Condizioni della sicurezza pubblica nella penisola secondo le risultanze del servizio fiduciario.

Roma, 19 novembre 1946

 

 

Dalle notizie fiduciarie, fin qui raccolte da questa Divisione, risulta che, a circa due anni dalla liberazione, agiscono attivamente nel paese varie aggregazioni nazionali e straniere, tipicamente proprie di ogni dopoguerra, costituite da elementi i quali ricercano ansiosamente possibilità di vita comoda, offrendosi come truppe di ventura, al servizio di tutte le bramosie, nazionali, internazionali, classiste, capitaliste, agrarie ecc., le quali, nell’affievolimento dei poteri dello Stato, tendono ad affermarsi violentemente, ripudiando l’uso dei congegni democratici.

 

 

La delinquenza ordinaria, moltiplicata per la distruzione di molti nuclei familiari, per i vagabondaggi internazionali e per le consuetudini dell’illegalismo bellico, si è mimetizzata nelle forme della delinquenza comune, favoreggiata da organismi politici, spesso potenti, dai quali ricava la sua forza.

 

 

Volta a volta, o congiuntamente, taluni perseguono i compiti politico-criminali loro affidati, ovvero si dedicano ai reati comuni, concepiti in grande scala e con mezzi complessi, realizzando così i grandi traffici contrabbandieri di valuta, oro, granaglie, armi, stupefacenti, col massimo pregiudizio nazionale.

 

 

La normalizzazione delle condizioni della sicurezza e dell’ordine pubblico è indubbiamente subordinata alla eliminazione di tali gruppi, che dovrebbero essere avulsi dalla compagine politica in cui cercano di inserirsi, e, riportati all’aspetto originale della criminalità comune, compito non agevole né rapido, in quanto possono alle volte in buona o mala fede intervenire con resistenza di carattere nazionale ed internazionale.

 

 

Nel panorama dell’illegalismo politico nella vita nazionale italiana, si presentano due gruppi ben distinti e cioè:

 

 

1°) Gruppi illegali a sostegno di formazioni politiche di sinistra, divisi a loro volta, in gruppi nazionali e stranieri, fra cui principalmente l’organismo jugoslavo dell’O.Z.N.A., i nuclei greci, albanesi, ebrei, nonché l’apparato illegale del P.C.I.

2°) Gruppi illegali a sostegno di formazioni politiche di destra, tra cui principalmente il P.D.F. (Partito Democratico Fascista), l’A.I.L. (Armata Italiana Liberazione), i nuclei slavi antititini, nonché qualche aggregazione monarchica e la nascente armata bianca.

 

 

 

1°) FORMAZIONI ILLEGALI DI SINISTRA

 

 

a) O.Z.N.A. – Comitato per la difesa del popolo. (Odeljenje za Zaštitu NAroda)

 

Di gran lunga il più importante dei gruppi stranieri che agiscono clandestinamente in Italia a fine di spionaggio politico, economico ed industriale, è certamente l’associazione dell’OZNA, che è una organizzazione militare segreta jugoslava, del tutto simile, per tipo e metodi alla G.P.U. russa, costituita da fanatici seguaci di Tito.

 

 

Obiettivo dell’organizzazione, che rappresenta in Italia le squadre d’azione rosse, è la rivoluzione, ritenuta dai predetti necessaria, dato che, attraverso una pacifica evoluzione è stato constatato da detti elementi slavi che non è possibile giungere ad una completa sovietizzazione, perché ancora agiscono ben salde le forze conservatrici, sotto l’etichetta della D.C. (Democrazia Cristiana), dell’Uomo Qualunque e delle formazioni monarchiche.

 

 

Attraverso varie ed attendibili notizie fiduciarie si è potuto accertare che, in particolare l’O.Z.N.A. si occupa in Italia di requisizioni di viveri, utensili, macchine, automobili, apparecchi scientifici da esportare nella penisola balcanica; che tende a fare infiltrare nelle organizzazioni estere e nazionali di stanza in Italia i propri elementi slavi, onde avere tempestive informazioni, che classifica gli elementi slavi, sfruttandone i loro interessi e ricattandoli attraverso la compilazione di note caratteristiche segrete; ma soprattutto che si occupa di compiere, a fine politico, opera di disgregazione e spoliazione del territorio italiano.

 

 

A Trieste funziona un centro italiano del movimento, truccato sotto il nome di “Associazione Irredentista antifascista Italo-Slovena”, così detta U.A.I.S., che è un enorme casellario dove ogni iscritto ha una specie di cartella biografica.

 

 

Un altro centro direttivo funzionerebbe ad Albona, con competenza su tutta la penisola. Detto centro è collegato a Trieste col “Comitato Regionale per il litorale sloveno”, cosiddetto P.N.O.O., il cui dirigente sarebbe membro dell’O.Z.N.A., ed agente della CEKA.

 

 

Nelle principali città italiane del settentrione e del centro esistono comitati per i profughi jugoslavi, i quali sorti per fiancheggiare gli slavi antitini, si sono gradualmente trasformati in centri dell’O.Z.N.A., avendo detto organismo infiltrato fra i profughi veri e propri agenti, i quali, provvisti abbondantemente di denaro, e temuti nell’ambiente per la loro potenza, sono diventati i capi effettivi dei nuclei, capovolgendone così il colore politico.

 

 

I mezzi per il funzionamento dell’organizzazione vengono forniti colla distribuzione di banconote italiane, stampate in una zecca che già si trovava a Nadine, nei pressi di San Michele di Postumia, ed ora si troverebbe a Lubiana, in possesso di calchi originali della zecca italiana, già requisita dai tedeschi e caduta in mano degli slavi.

 

 

Ogni centro è composto di tre sezioni, di cui una si occupa di spionaggio, altra di propaganda, e la terza di passare all’”azione” affiancando anche i terroristi isolati.

 

 

I fili conduttori dell’organizzazione, in Italia, avrebbero inizio alla Legazione Jugoslava presso la Santa Sede, inquadrandosi secondo la seguente gerarchia:

 

 

COMINTERN – MOSCA

NARODNA VLADA – BELGRADO

P.N.O.O. – TRIESTE                       

 

L’organismo avrebbe la seguente divisione organica:

 

G.P.U.

C.E.K.A.

O.Z.N.A.

P.N.O.O. – Missione militare

P.C. – Penetrazione gruppi polacchi.

 

 

 

Si può affermare che l’O.Z.N.A. sia già riuscita ad infiltrare molti elementi nelle file dei cetnici, specie tra i profughi giuliani che si trovano a Roma nei campi profughi di Forte Aurelio e Cinecittà.

 

 

Più difficile penetrazione è apparsa quella presso i polacchi e tentativi non riusciti di penetrazione sono avvenuti nel campo di Eboli, che conserva il suo carattere anticomunista. L’organizzazione avrebbe una tipografia per la preparazione di timbri a secco, passaporti, documenti falsi in genere.

 

 

Sono polarizzati attorno all’O.Z.N.A., sia che ne accettino integralmente lo statuto, e che pertanto entrino a far parte, sia che lo accettino per timore, speculazione o bisogno di supremazia, gruppi notevoli di stranieri del ceppo balcanico, greci, rumeni, bulgari, albanesi, i quali, legati da interessi speculativi e sottomessi dal terrore imperante, non sono in grado di sottrarsi dopo i primi contatti, né è da escludere in via assoluta che qualche elemento del personale alleato venga assorbito nell’organizzazione, la quale può assicurare guadagni cospicui, e come tale venga messo in condizioni da non potere più controllare l’organizzazione stessa.

 

 

Gruppi notevoli di elementi comunisti ha assorbito l’O.Z.N.A. tra gli albanesi della formazione “Balli Kombetare”, che intrattengono, via Bari, contatti con elmissari di Tito.

 

 

Finalmente, larghe masse di ebrei hanno gravitato in questi ultimi tempi verso detto organismo, sospinti dalla politica antisemita dell’impero britannico, al fine di difesa e di affarismo.

 

 

Questa divisione S.I.S. è in possesso di numerosi nominativi appartenenti ai vari gruppi di cui sopra, segnalati fiduciariamente, identificati ovvero in corso di identificazione.

 

 

A conferma delle segnalazioni fiduciarie sui compiti dell’O.Z.N.A. è d’uopo far presente che nei dosrdini di maggior momento per la vita nazionale sono stati indiziati elementi slavi, certamente organizzati, che si può agevolmente affermare essere esponenti dell’O.Z.N.A..

 

 

E difatti:

 

a) Le rivolte comuniste di Andria e di Minervino Murge furono compiute dietro ispirazione di agenti slavi. Le armi vennero fornite da partigiani jugoslavi. Diecimila partigiani dell’esercito slavo in Italia lasciarono, precedentemente allo scoppio della sommossa, i porti di Monopoli e Molfetta, cedendo l’equipaggiamento ai comunisti della Puglia.

 

b) Al momento della sollevazione dei partigiani di Asti fu segnalato l’arrivo in Italia, nella speranza si mantenesse il movimento rivoluzionario, dell’ex funzionario della locale Delegazione Jugoslava, Radonovic Bosko, già avvocato a Cettigne, appartenente al servizio d’azione dell’O.Z.N.A..

 

c) Durante l’assalto al Viminale è stato accertato che due elementi slavi distribuivano armi a persone convenute nelle vicinanze immediate del Ministero dell’Interno. Uno dei due fornitori dichiarò in un certo momento di avere esaurito le rivoltelle e di avere solo due bombe. Concorsero nell’assalto vari profughi del campo raccolta di Cinecittà, dove si è costituita una cellula dell’O.Z.N.A., particolarmente attiva.

 

d) Per quanto riguarda l’ambasciata inglese, le varie notizie raccolte conducono a far ritenere che l’attentato sia stato compiuto da elementi slavi, ad istigazione di ebrei del movimento comunista.

 

e) Al campo di concentramento dei profughi cetnici di Eboli sei agenti dell’O.Z.N.A., infiltratisi nel campo clandestinamente tentarono di inquinare i serbatoi dell’acqua, con potenti veleni.

 

 

 

La insufficienza di un servizio informativo, organico, alle dipendenze di questa Direzione Generale, e l’interferenza nella giurisdizione sugli stranieri delle autorità alleate, che hanno riservato a sé stesse il compito della Polizia nei campi di raccolta, ha impedito l’elaborazione tempestiva e riservata, secondo i sistemi della buona tecnica investigativa, dei vari elementi rilevati, cosicchè si è pervenuti all’accertare il settore di origine dei vari atti terroristici ma non si è stati in grado di identificare singolarmente i responsabili. Comunque gli accenni di cui sopra dimostrano e confermano la posizione di organismo agitatore e perturbatore, assunto dall’O.Z.N.A. nella penisola.

 

 

Se nelle princie settentrionali d’Italia le preoccupazioni maggiori dei gruppi slavi sono politiche, viceversa nel mezzogiorno, con centro Bari, si sviluppano i più svariati traffici contrabbandieri ai danni dell’economia nazionale. L’esodo di materiali italiani verso la Grecia e l’Albania, avviene prevalentemente nel porto di Bari, con carico e discarico lungo le banchine delle Autorità Alleate.

 

 

L’importazione di armi avviene saltuariamente, e lo scarico si fa in alto mare con pescherecci, operanti a richiesta della federazione comunista, che provvedono alla sollecita distribuzione ai singoli per evitare sorprese.

 

 

Vi operano agenti dell’O.Z.N.A., dissimulati e segretissimi, che sono in relazione con la federazione comunista, e svolgono un’attiva propaganda di parte.

 

 

La zona costiera è disseminata di slavi e di albanesi, che fraternizzano e minano la sicurezza del Paese, disposti a tutto. Partigiani di Tito e realisti sono fra loro in disaccordo ma si mostrano perfettamente solidali in difesa della loro nazionalità e della espansione territoriale ai danni dell’Italia.

 

 

A ciò si aggiunge che taluni funzionari dell’U.N.R.R.A. sono conniventi, essendo stati corrotti dalla certezza di lautissimi guadagni, ciò che in complesso costituisce una rete colossale di interessi, di difficile penetrazione.

 

 

La parte principale dell’organizzazione di contrabbando (preziosi, valute, macchinario, mercato delle armi) spetta ai marinai levantini, con i quali gli slavi tengono contatti. Costoro ebbero già a lavorare per introdurre armi in Jugoslavia all’epoca della guerriglia, e dipendono da una misteriosa corporazione di armatori specializzati nel contrabbando per conto di terzi che ha ramificazioni in tutti i porti d’Italia e del mondo.

 

 

A conferma del carattere e degli scopi del movimento slavo in Italia si riporta la notizia assunta da elemento attendibile a Fiume e ad Albona dove sarebbero giunti i segretari federali comunisti di Ferrara, Modena e Reggio Emilia.

 

 

In relazione a costoro un capo sezione dell’O.Z.N.A., Bianko Bumeta, ha dichiarato che saranno detti federali ad iniziare la rivolta del proletariato in Italia, ma che poi saranno tolti di mezzo perché comunisti da dieci lire la tessera.

 

 

Dai discorsi e sedute preparatorie tenute ad Albona, che è forse il maggiore centro direttivo del movimento, si è potuto desumere che la rivolta armata, con conseguente invio dalla Jugoslavia di uomini, mezzi, armi e di personale specializzato, dovrà scoppiare per le prossime elezioni. Però a partire da data molto prossima dovrebbero essere organizzati attentati vari; nonché dovrebbe essere preparato uno stato d’animo popolare contro gli attuali governanti.

 

 

Poiché attraverso tali notizie si accenna al contatto fra elementi, finora incontrollati, del P.C.I. e dei gruppi slavi si precisa che sull’apparato illegale del P.C.I. questa Direzione Generale possiede minori notizie, in quanto motivi di naturale considerazione per un partito che ha diritto ad esplicare la sua legale attività, hanno impedito finora un più approfondito esame della questione.

 

 

Si può comunque affermare che il P.C.I. possiede una sua rete capillare perfettissima che funziona da polizia informativa, ed ardimentosi nuclei. D’altra parte, largamente elementi della polizia ausiliaria, ed in qualche provincia anche vigili urbani e vigili del fuoco, nonché la gran maggioranza delle formazioni partigiane, costituiscono una forza considerevole a disposizione di detto partito.

 

 

Viene riferito che, con lo sviluppo e l’affermazione delle sinistre, tutti gli elementi comunisti attivi, idonei, dovrebbero essere inquadrati nell’Armata Rossa.

 

(prossimamente completeremo con le parti inerenti ai gruppi di estrema destra)